il-genio

collega: “ho battuto il record di road trip, vieni a vedere che non ci credi”
yo: “ora non posso”
collega: “dai che devo andare, vieni a vederlo!”
yo: “non posso! non puoi farmi uno screenshot e mandarmelo?”
collega: “che cazzo è uno screenshot?”
yo: “praticamente una foto della schermata dell'iphone”
collega: “ah, ok…”

non mi arriva niente per due ore, vado nel suo ufficio, trovo questi piegati sulla scrivania.

Il problema di quando appartieni ad una minoranza integralista e massacri vignettisti nel centro di Parigi è che la gente tende a considerarti un fottuto psicotico privo del senso dell’umorismo. 

E per quanto tu sia abituato a vederti dipingere come terrorista ottuso e senza scrupoli da una cultura economica dominante che prima ti bombarda gli asili per fotterti il petrolio e poi ti fa prendere a calci nel culo da Bruce Willis nelle pellicole di Hollywood, credo che dovresti considerare seriamente l’ipotesi di modificare non solo i tuoi moventi, ma principalmente i tuoi interlocutori.

Perché vedi, Abdul, che tu ci creda o meno quei quattro vecchi rincoglioniti del Charlie Hebdo che disegnavano sleppe di cazzo sulla faccia di Maometto sarebbero stati i primi a scendere in piazza per proteggere le catapecchie in cui vivi pastorizio con due capre, un kalashnikov e tredici figli.

Devi imparare a gestire la rabbia, mi spiego?

Quando avevo sette anni, mia madre era depressa e passava le notti a camminare per strada, così un mio compagno di classe disse in giro che faceva i pompini ai cani morti. L’avrei ucciso – te lo giuro; gli avrei avvelenato il criceto, fucilato la nonna e mi sarei fatto saltare in aria sullo scuola-bus giusto per vedere la sua rubiconda faccia di merda rimpiangere l’affronto perpetratomi. Ma sai cosa, Mohamed? Non sarebbe servito ad un cazzo di niente: mia madre sarebbe rimasta depressa e noi tutti considerati una famiglia di psicopatici.

Fidati, Sahid: non serve a un cazzo di niente.

Calcola poi che mia madre esiste davvero.

Dio no.

—  Qualcosa del genere (facebook)
Dal giorno che nasciamo incominciamo a vivere. Veniamo proprio lanciati nella vita, tolti dal grembo materno perché, ormai, è la nostra ora. Piccolissimi ed impauriti, tra urla e lacrime di gioia, tra suoni, colori, odori, persone e sensazioni mai viste. Ci siamo. Non possiamo tirarci indietro, certo non lo abbiamo chiesto noi di stare in questo mondo, ma ormai siamo qui.Più o meno è così che l’intera umanità è venuta al mondo, questo almeno ci accomuna.I guai incominciano dopo, quando dobbiamo imparare a danzarci sulla vita, un po’come quando entriamo con un balzo nella corda che qualcuno sta già facendo volteggiare nell’aria, e una volta lì non possiamo fermarci, dobbiamo prendere il ritmo e saltare
— 

Pirandello

L’unica cosa bella del mio percorso d’esame

youtube

Ho un nuovo meraviglioso passatempo