il tormento e l'estasi

Ora il Magnifico si fermò a chiacchierare con gli apprendisti. Michelangelo volse lo sguardo alla ragazzina che gli camminava accanto. Era una cosina smilza, più giovane di lui; indossava una veste di lana rosa dalle maniche lunghe, con la gonna fluente in ampie e morbide pieghe; sotto il corpetto strettamente allacciato sul davanti spiccava la camicetta d'un giallo molto chiaro, dal colletto alto. Pianelle gialle di broccato; sui capelli scuri e folti, un berretto di raso incrostato di perle. Era così pallida che nemmeno il rosa della veste e del berretto riusciva ad avvivare di riflesso il visino sottile.
Mentre Lorenzo passava davanti al suo tavolo con un impercettibile cenno del capo, a un tratto gli occhi di Michelangelo incontrarono quelli della fanciulla. S'interruppe nel suo lavoro. Ella ristette un momento. Il giovane apprendista non poteva staccare lo sguardo da questa esile ragazzina dalla fisionomia intensamente viva; ella a sua volta fu colpita dalla quasi furiosa tensione che egli ancora serbava nel viso, staccandosi per un attimo dal disegno nel quale stava profondendo tutte le sue energie, e una piccola vampata di colore le salì alle guance eburnee.
Michelangelo avvertì con un intimo sussulto destarsi tra loro qualcosa. Per un istante pensò che ella stesse per rivolgergli la parola, perché si inumidì le labbra pallide; ma poi stornò bruscamente lo sguardo e raggiunse suo padre, che le cinse con il braccio la vita. Insieme passarono davanti alla fontana, raggiunsero il cancello, uscirono sulla piazza.
—  Irving Stone - Il tormento e l'estasi