il rosa

È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante.
È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito. È una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttare via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto. 
Ci sarà sempre un'altra opportunità, un'altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c'è un nuovo inizio.
—  Il piccolo principe
Il fiore più romantico non é la rosa.
Il fiore più romantico è il girasole, perché ha occhi solo per il suo amore, il sole.
E passa tutta la sua vita a guardarlo, senza mai stancarsi.
Nonostante abbia la consapevolezza che non potrà mai toccarlo, non potrà mai appartenergli.
—  Volevoimparareavolare (scritta da me)

Ero in stazione, ad aspettare il treno delle 9:11. Beh, ero agitata e con un sorriso gigantesco. Ero insieme ad una mia amica perché lo stavo aspettando da due ore. Ecco che sentiamo “il treno sta arrivando”, l'ansia e l'agitazione si faceva sempre più grande. Mi mancava tantissimo e non vedevo l'ora di riabbracciarlo. Ed ecco, che vedevo scendere una rosa ma non si vedeva il volto della persona, appena tolse la rosa era lui. Io non potevo crederci, avevo le lacrime agli occhi. Perfino la mia amica non se lo aspettava. Mi ha fatto una sorpresa bellissima. Lui per venire da me deve cambiare due treni, e la sera prima ha fatto una ricerca per dove trovare una rosa in un'altra città perché se l'avesse presa dove abita lui la sera prima molto probabilmente non sarebbe durata. Quindi ha chiamato la fioraia la sera prima, ha guardato gli orari del tram ed è andata a prendermela e ha corso per non perdere il treno che lo porta da me. È fantastico. È pazzo. Giuro che sono felicissima. È stato stupendo, sul serio. Chi dice che con la distanza non si possono fare sorprese o far provare emozioni vere è un gran fallito. Questa è la dimostrazione che esiste l'amore vero.
Lo amo da morire. Non si può spiegare quanto ci amiamo.

Ero quella bambina che non avrebbe mai fumato.
Ero quella bambina che amava la sua mamma.
Ero quella bambina che non rispondeva mai.
Ero quella bambina che sognava di avere una famiglia.
Ero quella bambina che vedeva il suo papà come un eroe.
Ero quella bambina che amava il rosa.
Ero quella bambina che non avrebbe mai frequentato brutte compagnie.
Ero quella bambina che era sempre la prima della classe.
Ero quella bambina che era l'orgoglio di tutti.
Ero quella bambina che sorrideva sempre.
Ero quella bambina che si vestiva con cose che la rendevano solo più dolce.
Ero quella bambina che sognava.
Ero quella bambina che aveva paura di dormire sola e chiamava mamma o papà.
Ero quella bambina che tutti sognavano di avere come figlia.
05.04.2015
Sono diventata quella ragazza che fuma e che vorrebbe passare alla droga.
Sono diventata quella ragazza che allontana sua madre.
Sono diventata quella ragazza che ha sempre la risposta pronta e risponde a tutti.
Sono diventata quella ragazza che odia pensare di avere una famiglia in futuro.
Sono diventata quella ragazza che odia in un modo assurdo suo padre.
Sono diventata quella ragazza che ama il nero.
Sono diventata quella ragazza che frequenta brutte compagnie anche molto pericolose.
Sono diventata quella ragazza che in classe parla, ride, risponde, esce sempre e basta.
Sono diventata quella ragazza che è la più grande delusione di tutti quelli che la conoscono.
Sono diventata quella ragazza che sorride solo per finta.
Sono diventata quella ragazza che si veste da puttana per farsi desiderare.
Sono diventata quella ragazza che non riesce a vedere un futuro per lei.
Sono diventata quella ragazza che aspetta tutto il giorno che arrivi la notte per stare sola in camera sua.
Sono diventata quella ragazza che nessun genitore vorrebbe perché lo porterei alla pazzia.

Mi sento come l’aereo, che è precipitato. Distrutta.
Mi sento come il deserto, che è monotono. Noiosa.
Mi sento come il pilota, che è lì da solo. Disperata.
Mi sento come l’elefante, che è stato mangiato dal serpente. Inghiottita.
Mi sento come il bambino, che non viene preso sul serio dagli adulti. Incompresa.
Mi sento come la pecora, che è stata disegnata nella scatola. Imprigionata.
Mi sento come il pianeta, che è lontano. Piccola.
Mi sento come il tramonto del sole, che è diventato abitudine. Senza valore.
Mi sento come il baobab, che è un pericolo. Indesiderata.
Mi sento come il vulcano, che sta per esplodere. Impaziente.
Mi sento come il re, che si aspetta troppo. Delusa.
Mi sento come il vanitoso, che vorrebbe essere ammirato. Insoddisfatta.
Mi sento come l’ubriaco, che beve per dimenticare. Dipendente.
Mi sento come l’uomo che accende i lampioni, oppresso dalla consegna. Schiacciato.
Mi sento come il geografo, che vuol capire tutto ciò che esiste. Ignara.

Ma sono anche il fiore, che ama il Piccolo Principe. Sono anche il Piccolo Principe, che vuole addomesticare la volpe. Sono la volpe, che riesce a fidarsi di qualcuno, costi quel che costi. E di me si deve prendere tutto, quello che sono e quello che non sono. Ma ho una paura dannata del morso del serpente.

Ai maschi, da bambini, insegnano che le femmine non si picchiano neanche con un fiore. Da piccolo mi chiedevo il perché, visto che alle bambine il contrario non lo insegnano mica. Se ci educano da subito a non esercitare aggressività sull’altra metà del cielo è forse un indizio: l’idea che un germe di violenza abiti dentro ogni maschio, o questa cosa non avrebbe motivo di esser detta, nemmeno scomodando i fiori.
L’ombra del femminicidio, nella vita delle bambine, compare altrettanto presto.
Cresce piano, seguendo percorsi quasi obbligati, quando educhiamo le nostre figlie a esser docili, mentre ai maschi viene concesso con più facilità di essere indisciplinati e liberi. Quando, durante l’adolescenza, le femmine che sperimentano la propria sessualità vengono considerate ragazze facili, invece per i maschi sembra appartenere all’ordine delle cose. L’ombra si addensa ogni volta che, a parità di bravura, per una promozione viene scelto un uomo, ogni volta che a una donna, durante un colloquio di lavoro, viene chiesto se ha intenzione di avere figli, mentre agli uomini questa cosa non viene chiesta mai, come se i maschi fossero esentati dalla paternità, che tanto ci sono le femmine ad alleggerirli dalla zavorra famigliare. Ogni volta che, di una madre che torna tardi dall’ufficio, si pensa che sia una mamma disattenta, mentre un padre che fa la stessa cosa è solo un poveretto che si sta ammazzando di lavoro in nome della famiglia.
L’ombra si allunga quando, sposandosi, le donne si vedono costrette a rinunciare a parte della propria identità, cambiando il cognome in favore di quello del marito, mentre si insinua che senza un uomo a fianco valgano meno, che il mondo mica lo possono affrontare da sole. Quando, per descrivere una stessa condizione, si usa “scapolo” per gli uomini e “zitella” per le donne, dove la prima parola viene associata a una vita traboccante di potenzialità sentimentali, e la seconda indica un’inesorabile data di scadenza. Quando il rosa viene definito in automatico il colore “delle femmine”, mentre per esempio le mie tre bambine, come colori preferitissimi, hanno: il viola, il giallo e il rosso. Perché, come mi ha spiegato una volta Ginevra a cinque anni: “I colori sono solo colori, sai?”.
L’ombra dilaga ogni volta che pretendiamo di far accettare il ricatto che identifica la femminilità con l’esser sempre docili, oppure quando, al contrario, di una donna efficiente in ambito professionale si dice che è una che ha le palle, come se essere determinati nel proprio lavoro significasse trasformarsi in uomini. Quando, di fronte a uno stupro, si sottintende che una gonna corta o un paio di jeans abbiano fatto la differenza.
Ma l’ombra più scura è quel pregiudizio che ci porta a concepire ogni donna come costola di un uomo, in cui si accetta una logica maschile basata sul possesso, anche sentimentale, e un destino femminile basato sull'accoglienza e sulla sopportazione.
Il femminicidio, non a caso, si concretizza spesso quando una donna si permette di dire a voce alta, forse per la prima volta, il suo: “No!” di fronte a un uomo. Un rifiuto che per un maschio, per quanto si consideri evoluto e rispettoso, suona sempre inatteso, addirittura ingiusto.
Certi uomini, quando quel “no” arriva, lo percepiscono come un’offesa personale, una ribellione inaccettabile. Quasi un’onta. E le onte si possono lavare solo col sangue, coprire con i lividi, cancellare con l'acido, purificare col fuoco. Senza destare stigmatizzazioni unilaterali. Con qualcuno che riconosce addirittura giustificazioni.
Qualche giorno fa un marito ha ucciso la moglie a coltellate, abitavano a dieci chilometri da qui.
Stamattina in edicola un signore commentava, a proposito dell'assassino: “Eh, ma in fondo l'era un bravo butél”. Un bravo butél è un’espressione che si usa da noi, equivale a: brav’uomo. Si usa come attenuante universale in varie occasioni. Sta a indicare che puoi commettere un errore, essere razzista il giusto, omofobo senza esagerare, dare qualche buffetto alla moglie, magari frodare il fisco, perfino compiere un omicidio volontario ma restare, tutto sommato, una brava persona. Uno che, in fondo, va compreso, nonostante gli eccessi.
Questa è la distorsione più pericolosa.
Se accoltelli tua moglie, se bruci la tua compagna – è surreale doverlo specificare – una brava persona non lo sei. Perché essere brave persone non è un’inclinazione naturale, ma una scelta culturale.
Il femminicidio, per cominciare, si può dunque disinnescare solo smettendola con gli alibi. Iniziando a capire che mentre essere maschi è una questione di sessualità e ha a che fare con quel che la vita ha scelto per noi, essere uomini è invece una questione di responsabilità, e ha a che fare con quel che noi, ogni giorno, scegliamo per la nostra vita.
Lavoriamo su questo, anche per i nostri figli.
Anche per le nostre figlie .
—  Matteo Bussola
I 100 libri che dovresti aver letto secondo la BBC:
1-Orgoglio e Pregiudizio – Jane Austen
2-Il Signore degli Anelli – J.R.R. Tolkien
3-Il Profeta – Kahlil Gibran
4-Harry Potter – JK Rowling
5-Se questo è un uomo – Primo Levi
6-La Bibbia
7-Cime Tempestose – Emily Bronte
8- 1984 – George Orwell
9-I Promessi Sposi – Alessandro Manzoni
10-La Divina Commedia – Dante Alighieri
11-Piccole Donne – Louisa M Alcott
12-Lessico Familiare – Natalia Ginzburg
13- Comma 22 – Joseph Heller
14-L’opera completa di Shakespeare
15-Il Giardino dei Finzi Contini – Giorgio Bassani
16-Lo Hobbit – JRR Tolkien
17-Il Nome della Rosa – Umberto Eco
18-Il Gattopardo – Tommasi di Lampedusa
19-Il Processo – Franz Kafka
20-Le Affinità Elettive – Goethe
21-Via col Vento – Margaret Mitchell
22-Il Grande Gatsby – F. Scott Fitzgerald
23-Bleak House – Charles Dickens
24-Guerra e Pace – Leo Tolstoy
25-Guida Galattica per Autostoppisti – Douglas Adams
26-Brideshead Revisited – Evelyn Waugh
27-Delitto e Castigo – Fyodor Dostoyevsky
28-Odissea – Omero
29-Alice nel Paese delle Meraviglie – Lewis Carroll
30-L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kundera
31-Anna Karenina – Leo Tolstoj
32-David Copperfield – Charles Dickens
33-Le Cronache di Narnia – CS Lewis
34-Emma – Jane Austen
35-Cuore – Edmondo de Amicis
36-La Coscienza di Zeno – Italo Svevo
37-Il Cacciatore di Aquiloni – Khaled Hosseini
38-Il Mandolino del Capitano Corelli – Louis De Berniere
39-Memorie di una Geisha – Arthur Golden
40-Winnie the Pooh – AA Milne
41-La Fattoria degli Animali – George Orwell
42-Il Codice da Vinci – Dan Brown
43-Cento Anni di Solitudine – Gabriel Garcia Marquez
44-Il Barone Rampante – Italo Calvino
45-Gli Indifferenti – Alberto Moravia
46-Memorie di Adriano – Marguerite Yourcenar
47-I Malavoglia – Giovanni Verga
48-Il Fu Mattia Pascal – Luigi Pirandello
49-Il Signore delle Mosche – William Golding
59-Cristo si è fermato ad Eboli – Carlo Levi
51-Vita di Pi – Yann Martel
52-Il Vecchio e il Mare – Ernest Hemingway
53-Don Chisciotte della Mancia – Cervantes
54-I Dolori del Giovane Werther – J. W. Goethe
55-Le Avventure di Pinocchio – Collodi
56-L’ombra del vento – Carlos Ruiz Zafon
57-Siddharta – Hermann Hesse
58-Il mondo nuovo – Aldous Huxley
59-Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – Mark Haddon
60-L’Amore ai Tempi del Colera – Gabriel Garcia Marquez
61-Uomini e topi – John Steinbeck
62-Lolita – Vladimir Nabokov
63-Il Commissario Maigret – George Simenon
64-Amabili resti – Alice Sebold
65-Il Conte di Monte Cristo – Alexandre Dumas
66-Sulla Strada – Jack Kerouac
67-La luna e i Falò – Cesare Pavese
68-Il Diario di Bridget Jones – Helen Fielding
69-I figli della mezzanotte – Salman Rushdie
70-Moby Dick – Herman Melville
71-Oliver Twist – Charles Dickens
72-Dracula – Bram Stoker
73-Tre Uomini in Barca – Jerome K. Jerome
74-Notes From A Small Island – Bill Bryson
75-Ulisse – James Joyce
76-I Buddenbroock – Thomas Mann
77-Il buio oltre la siepe – Harper Lee
78-Germinale – Emile Zola
79-La fiera delle vanità – William Makepeace Thackeray
80-Possession – AS Byatt
81-A Christmas Carol – Charles Dickens
82-Il Ritratto di Dorian Gray – Oscar Wilde
83-Il Colore Viola – Alice Walker
84-Quel che resta del giorno – Kazuo Ishiguro
85-Madame Bovary – Gustave Flaubert
86-A Fine Balance – Rohinton Mistry
87-Charlotte’s Web – EB White
88-Il Rosso e il Nero – Stendhal
89-Le Avventure di Sherlock Holmes – Sir Arthur Conan Doyle
90-The Faraway Tree Collection – Enid Blyton
91-Cuore di tenebra – Joseph Conrad
92-Il Piccolo Principe– Antoine De Saint-Exupery
93-The Wasp Factory – Iain Banks
94-Niente di nuovo sul fronte occidentale – Remarque
95Un Uomo – Oriana Fallaci
96-Il Giovane Holden – Salinger
97-I Tre Moschettieri – Alexandre Dumas
98-Amleto– William Shakespeare
99-La fabbrica di cioccolato – Roald Dahl
100-I Miserabili – Victor Hugo

The rose has been a favorite flower of poets, literati and philosophers of all the time. Is a symbol of the triumphant love.

La rosa è il fiore preferito dei poeti, letterati e filosofi di tutti i tempi.È la regina dei fiori, apprezzata per la sua bellezza e il suo profumo. È il simbolo dell'amore trionfante.

If seeds in the black earth can turn into such beautiful roses,
what might not the heart of man become in its long journey toward the stars?

— Gilbert K. Chesterton

Se i semi della terra nera possono trasformarsi in belle rose, Che cosa non potrebbe essere il cuore dell'uomo nel suo lungo cammino verso le stelle?

I want to learn how to speak Italian. For years, I’d wished I could speak Italian - a language I find more beautiful than roses.

— Elizabeth Gilbert

Voglio imparare a parlare italiano. Per anni avrei voluto parlare italiano, una lingua che trovo più bella delle rose.
— Elizabeth Gilbert

Ti avrei portato al settimo cielo
E fatto vedere il mondo dipinto di rosa,
Avrei provato a darti anche la luna.
Tu invece mi hai fatto vedere le stelle
Attraverso ogni ferita, ma va bene così:
Noi due insieme avevamo raggiunto
L'equilibrio cosmico.