il re del mondo

... E se i personaggi di Skam si ritrovassero nel mondo Disney?


Insicurezze, primi amori, amicizie che nascono e amicizie che finiscono, scuola, scontri con i genitori e la famiglia, prime responsabilità. Skam è una delle poche serie tv degli ultimi anni che si è rivelata in grado di raccontare il periodo dell’adolescenza nel modo più completo e delicato possibile; forse, è proprio questo il segreto del suo successo. Sentirsi rappresentato a pieno, senza eccezioni, in uno show televisivo offre la possibilità ad uno spettatore di considerare i propri problemi da una nuova prospettiva e quindi di prendere esempio e trarre forza da chi sente simile a sé, anche se si tratta solamente di un personaggio fittizio.

Qual è, invece, il mondo che accomuna l’infanzia della maggior parte dei bambini nati dagli anni ’90 ad oggi? La risposta si può esprimere con un singolo nome: Disney. I film che hanno segnato l’infanzia di innumerevoli persone, in poche parole, stilizzano ed esemplificano il mondo, raccontano come personaggi archetipici ci si approcciano.

Ma che cosa accadrebbe se l’amatissima serie tv norvegese di Julie Andem e il mondo Disney si incontrassero, se collidessero in un unico universo?


EVA KVIIG MOHN  - ANNA (FROZEN)

Eva è la protagonista della prima stagione di Skam. Inizialmente insicura, sola, totalmente inconsapevole del proprio potenziale, Eva si allontana dal suo Jonas, unico punto fermo che sente di avere al primo anno delle scuole superiori. A metà della prima stagione, la troviamo smarrita, abbattuta, ma è proprio in questo periodo di difficoltà che scava in se stessa e decide che tipo di persona vuole essere. La rossiccia di Skam non ha bisogno di un fidanzato per sentirsi sicura o essere orgogliosa di sé, può farlo da sola con le sue sole proprie forze.

« La tua opinione per me era più importante della mia e non dovrebbe essere così. » — Eva, 1x11 di Skam.

Simile al percorso di Eva è quello della co-protagonista del 53° classico Disney Anna. La principessa comincia quasi dipendente dalle opinioni degli altri per poi diventare l’eroina di se stessa e della sua amata sorella Elsa.


NOORA SÆTRE - ELSA (FROZEN)

Da una protagonista ad un’altra; Noora è il personaggio principale della seconda stagione di Skam. Incontriamo Noora che già vive da sola, è indipendente, apparentemente sicura di sé. Al contrario di Eva, è chiusa, corazzata, forse troppo. E’ leale; piuttosto che ferire l’amica Vilde, ossessionata dal ragazzo a cui lei è interessata, tiene la possibile relazione con William lontana dal realizzarsi fino a che diventa impossibile. Quando cade vittima del ricatto di Niko, il fratello di William, le ci vuole del tempo prima che riesca a chiedere aiuto alle sue amiche. Noora capisce che accettare un aiuto non è una debolezza, bensì una forza.

Ciò che capisce Noora non è forse quello che scopre la regina di Arendelle? Elsa si nasconde dietro un muro di ghiaccio e pensa che allontanarsi da chi ama sia la soluzione migliore per tutti. Il lieto fine arriva solo nel momento in cui Elsa si apre con la sorella Anna e condivide con lei le proprie paure ed emozioni.


VILDE HELLERUD LIEN - CHARLOTTE (LA PRINCIPESSA E IL RANOCCHIO)

Eccentrica, sognatrice e un po’ capricciosa. Questa descrizione può adattarsi allo stesso modo a due splendide principesse rigorosamente rosa: Vilde e Charlotte (dal film “La Principessa e il Ranocchio”). Entrambe le biondine cercano un loro posto nel mondo nel contesto in cui si ritrovano. Sotto ad uno strato di esuberanza, a volte quasi forzata,  si nascondono un gran cuore e il grande desiderio di essere amata, di fare sempre la cosa giusta, di essere impeccabili sotto ogni punto di vista.


ISAK VALTERSEN - SIMBA (IL RE LEONE)

La vita di un ragazzino viene stravolta da un brutto avvenimento in famiglia e si sente costretto a scappare in un altro posto, lontano. Lì cresce, si conosce, matura e si prepara ad affrontare quello che ha lasciato in sospeso anni prima. E’ la storia di Isak Valtersen o quella di Simba, il re più amato del mondo Disney? Entrambe, direi.

« improvvisamente finire domani ma io sarei comunque contento di averlo incontrato […] perché ero finto prima di questo. Stavo sempre a casa a guardare Narcos e a giocare ai videogiochi. Sono stufo di quello. Voglio che la mia vita sia reale. Anche se questo significa che a volte farà schifo è comunque meglio di quando era finta e noiosa. » — Isak, 3x10 di Skam.


EVEN BECH NÆSHEIM - JOHN SMITH (POCAHONTAS)

Even è un personaggio che incontriamo solo nella terza stagione di Skam ma rientra già tra i preferiti di gran parte dei fan della serie tv. Dopo aver vissuto per anni in un mondo a sé, Even si trova costretto a cambiare scuola, a misurarsi con un nuovo e sconosciuto contesto. Grazie ad Isak, Even riesce ad adattarsi, riesce ad accettare gli altri e soprattutto se stesso. Il coraggioso e spavaldo esploratore John Smith affronta lo stesso tipo di percorso; supera i propri pregiudizi e si fa aiutare a trovare la strada che più può giovargli.


LINN LARSEN HANSEN - TRISTEZZA (INSIDE OUT)

Il ruolo di Linn è secondario per la trama di Skam così come Tristezza del classico Disney Inside Out non riconosce l’importanza del proprio e si mette in secondo piano rispetto alle altre emozioni. Lo scopo di Linn si scopre piano piano; ne abbiamo avuto un assaggio quando nella terza stagione si approccia ad Even, che sente vicino a sè. Entrambi i personaggi hanno un atteggiamento passivo, quasi ossessivo; chissà, forse la quarta stagione di Skam ci rivelerà qualcos’altro sulla storia di Linn.



*Le traduzioni delle citazioni inserite sono a cura di @Skam_Italia (Twitter).

anonymous asked:

Hai una bellissima voce, nelle registrazioni trasmetti un mucchio di emozioni che non riesco a descrivere. Mi ha colpito moltissimo la registrazione "voglio morire", potresti mettermi il testo? Grazie infinite

eccotelo:)

“Voglio morire.”
ha fatto un respiro profondo, a buttare fuori il dolore, ogni dubbio, gli occhi stretti come a comprimere insieme tutta la forza per urlare.
E poi un sussurro, di tutta quella forza, quella vita, quel male, quel mondo, solo un sussurro.
“Voglio morire.”
Era seria questa volta.
Allora l'ho presa, come prenderei ognuno di voi, l'ho afferrata tra le mie braccia, per non farla scappare.
Ha gli occhi che traboccano in mille pezzi, le mani tremanti che afferrano le guance, la bocca che scalpita in mezzo alle dita così piccole.
E si stringe, si rannicchia e prova a fermare tutto, prova a consolarsi, ma non ce l'ha quella forza.
Non ce l'hai quella forza.
Ma tu pensa a tutto ció che non vedresti più, pensa al sole che ti rabbrividisce la pelle, alla forza del mare che ti si infila tra i piedi, ai fiori viola e fucsia che esplodono in un prato, alle corse mozzafiato, agli autobus che hai perso, a quelli che hai raggiunto.
pensa ai tuoi sogni, alle caramelle gommose, ai fazzoletti profumati, alle bugie dette ai tuoi.
tu pensa ai treni che partono e fanno quel rumore, quella musica lì, ai viaggi lunghi, alle nottate in bianco a ridere con i tuoi amici o a pensare alla ragazza che ami.
pensa ai sabato sera dove ti diverti, allo shopping, alle sorprese, alle rose bianche, a Zafon, alle feste, ai balli scatenati, ai tacchi che ti fanno male ai piedi, agli areoporti, alle sigarette, al rossetto che t'impiastriccia la faccia.
pensa ai cinema, ai giorni di scuola saltati, ai murales, al caffé caldo, ai crampi allo stomaco quando lo vedi, all'odore di colazione e mattina.
pensa all'alba e al tramonto, ai tatuaggi, alla musica sparata dentro le orecchie, ai complimenti inaspettati, ai giorni in cui nemmeno ti ricordi se è mattina o pomeriggio per quanto sei rincoglionito.
pensa agli abbracci che ti fanno sentire al sicuro, ai libri con il bel finale, a Buckowski, ai film tristi che ti fanno piangere, ai pianti nel bagno di scuola insieme alla tua migliore amica, alla tua canzone preferita.
pensa alle persone, così cattive, così superficiali, ma poi pensa a quelle due, tre, cinque, che sono diverse.
pensa ai tuoi genitori, a tua madre, a tuo padre, a tua nonna, a tuo fratello, che ti vogliono bene, che ti accettano per come sei, solo a volte non sanno dimostrarlo.
pensa alla vinavil sulle dita, a Lana del Rey, al pongo rosso e sporco, ai barattoloni di pennarelli giotto, alla Carcasi, alle risate con le bocche spalancate, alle passeggiate mano nella mano, alle noccioline, alla boccuccia a pesce, al freddo che ti fa arrossire il naso, alle dita congelate, alle labbra spaccate.
pensa a Parigi, a Roma, a Londra, a New York, a Praga e alle cittá che vuoi fotografare.
pensa ai biscotti al cioccolato, ai frullati che ti gelano la testa, a Baricco, ai letti morbidi su cui puoi saltare, al rumore della tastiera quando scrivi, ai marciapiedi di coriandoli, al latte caldo.
pensa alle stelle che proverai a contare, ai tuffi dagli scogli, ai piedi freddi sotto le coperte, al sole dopo giorni e giorni di pioggia, alla pizza margherita, a Briga, alle ferite che avrai e saprai guarire, alle soddisfazioni che otterrai, al tè caldo il pomeriggio, ai grattini sulla schiena.
pensa alle mani tra i capelli durante un bacio, al solletico, ai Coldplay, agli schioppi dei baci sulla pelle, ai bigliettini con il tuo migliore amico.
pensa alle lingue di gatto, alla gente mascherata, a Einaudi, ai baffi di cappuccino, all'arcobaleno dopo la pioggia, agli artisti che dipingono per strada, a quelli che cantano, a quelli che ballano.
pensa alle lettere scritte a mano, ai batticuori, alle onde forti che t'investono, alle tinte per capelli, all'odore di piscina, alle birre gelide, agli abbracci da dietro, a Nesli, alle corse in moto senza paura, alle musiche al pianoforte.
pensa ai faló, a Eminem, ai piercing, all'abbronzatura, alle guance rosse, ai maglioni larghi, al vento tra i capelli, alle mani fredde, alle storie estive, alle smorfie, alle foto buffe, ai concerti rock, al sesso o al fare l'amore con la persona che ami.
pensa allo sciroppo buono per la tosse, alle canzoni rap, a Rihanna, all'odore delle notti estive, alle fossette, ai brividi, ai pizzichi, al cioccolato, alle canzoni cantate con la chitarra.
pensa alla bellezza di un paio di occhi lucidi di chi sta per piangere che ricacciano indietro le lacrime e sorridono.
pensa che quegli occhi potrebbero essere i tuoi, pensa che quella forza potresti avercela tu.
ce l'hai tu.
e poi pensa alla risata di un bambino piccolo con un secchiello in testa che si crede il re del mondo, pensa a una bambina vestita da Cenerentola o da Mulan, con il rossetto rubato alla mamma e le scarpe troppo grandi che la fanno inciampare della sorella.
pensa ai sorrisi pieni, semplici, senza pensieri di questi due bambini e pensa che tu puoi ritornarci, puoi riuscirci.
pensa alla vita che hai ancora da vivere, alle emozioni che puoi ancora provare e non buttarle via.
questo mondo ha bisogno di te, questa vita, la tua vita, vale la pena di essere vissuta.
perché tu vali la pena di essere vissuto.
tu per come sei, come piangi, come sorridi, come ti asciughi le lacrime, come corri, come baci, come ti nascondi, come farai l'amore, come lotti, come abbracci, come consoli, come speri di riuscirci, come vivi.
pensa che la pace arriva dopo la guerra, pensa a vincerla questa guerra, contro il mondo, contro il dolore, contro te stesso.
pensa che ne sei in grado, sei in grado di vincere come tutti gli altri, non c'é qualcuno migliore di te.
tu sei così come sei e va bene, non devi superare nessuno, non devi metterti in competizione con nessuno.
tu sei così e va bene.
ti giuro che va bene.
ce la farai, ne sono sicura.

Adolescenza: Periodo della vita che va dai 13 ai 19 anni, nel quale sei troppo piccolo per fare la metà delle cose e troppo grande per l’altra metà. Un giorno ti senti il re del mondo, e il giorno dopo vorresti solo stare a letto sotto le coperte a piangere, finché magari quel viso, quei fianchi, quella pancia non migliorano un po’. Iniziano gli amori, e i dolori. Vuoi amare e non sai come si fa’, vuoi essere amato e non sai come si fa’. I tuoi genitori non ti comprendono e ti senti al guinzaglio continuamente. Sei tutto e niente insieme. La scuola, la stanchezza perenne e il voler semplicemente dormire. I ritardi a scuola, una volta per l’autobus, una volta per saltare l’interrogazione, gli 8 nei temi, e i 5 nelle espressioni, i compiti, che se la materia ti interessa li fai, altrimenti li copi il giorno dopo. Le ore passate al computer. La moda e la massa. I “non ti capisco”. I “sei cambiato”. I “ci vediamo domani”. Gli arrivederci che diventano addii. E i nuovi incontri. Ma la cosa più strana di tutte, è che prima o poi, tutta questa merda ci mancherà da morire.
—  cit
Adolescenza: periodo della vita che va dai 13 ai 19 anni, nel quale sei troppo piccolo per fare metà delle cose e troppo grande per l'altra metà. Un giorno ti senti il re del mondo, e il giorno dopo vorresti solo stare a letto, sotto le coperte a piangere. Iniziano gli amori e i dolori. Vuoi amare e non sai come si fa. I tuoi genitori non ti comprendono e ti senti al guinzaglio continuamente. Sei tutto e niente insieme. La scuola, la stanchezza perenne e il voler semplicemente dormire. I ritardi a scuola, una volta per l'autobus, una volta per saltare l'interrogazione. Gli 8 nei temi e i 5 nelle espressioni. I compiti, che se la materia ti piace senno li copi il giorno dopo. Le ore passate al computer, la moda e la massa. I “non ti capisco” i “sei cambiata” i “ci vediamo domani”. Gli arrivederci che diventano addii. E i primi incontri. Ma la cosa più strana di tutto è che prima o poi, tutta questa merda ci mancherà da morire.
Adolescenza: periodo della vita che va dai 13 ai 20 anni, nel quale sei troppo piccolo per fare metà delle cose e troppo grande per l’altra metà.
Un giorno ti senti il re del mondo e il giorno dopo vorresti solo stare a letto sotto le coperte a piangere, sperando che magari quel viso, quei fianchi e quella pancia migliorino un po’.
Iniziano gli amori e i primi veri dolori.
Vuoi amare e non sai come, vuoi essere amato e non sai come si faccia ugualmente.
I tuoi genitori che non ti comprendono e il sentirti continuamente incatenato e oppresso.
Sei tutto e niente insieme.
La scuola, la stanchezza perenne e il voler semplicemente dormire.
I ritardi a scuola: una volta per l’autobus, una volta per saltare l’interrogazione; gli 8 nei temi e i 4 nelle espressioni.
I compiti, che se la materia ti interessa li fai, altrimenti li copi il giorno dopo. Le ore passate al computer.
La moda, le All Star nere e le Vans, la massa da cui tutti si vorrebbero distinguere, appartenendole però sempre di più.
Il migliore amico e la migliore amica.
I “non ti capisco”, i “sei cambiato”, i “ci vediamo domani”, i “ci sarò sempre per te” e le promesse non mantenute.
Gli arrivederci che diventano addii, i nuovi incontri.
Ma la cosa più strana di tutte è che, prima o poi, tutta questa merda ci mancherà da morire.
—  Aaheartlessguy
Dammi una donna, una donna diversa, niente tacchi, niente vestiti attillati, niente trucco.
Dammi una donna, una donna che sa di essere donna, che è donna quando è a letto e bambina quando ha voglia di cioccolata. Dammi una donna con una tuta, una maglietta semplice, una donna capricciosa, una donna che sa cosa vuole, ma un minuto dopo ha già cambiato idea.
Una donna che ama le passeggiate sotto la luna con un gelato in mano, una donna che ama essere viziata, ma che non pretende mai se non un po’ d'amore. Dammi una donna che quando è in casa da sola con te indossa i pigiamoni, ma rimane pur sempre sexy.
Dammi una donna, la porto fuori a cena ogni volta che ha voglia, in uno di quei posti romantici con i fiori sul tavolo, oppure la porto al Mc Donald, non importa basta che sia felice. Dammi una donna che non sa fare l'amore, ma che ama farlo solo con me. Una di quelle che si chiude in bagno per ore e ti fa aspettare un sacco. Una di quelle che vuole essere accompagnata e provare mille vestiti e vuole che io guardi ogni vestito che prova. Una di quelle che quando è incazzata mi manda a fanculo, ma poi mi chiede di restare con un abbraccio. Una di quelle che il sabato sera lo vuole passare sul divano a guardare i film d'amore, o i film d'azione, non importa, basta che sia felice.
Dammi una donna che mi fotta il cervello, che si arrabbi con me quando faccio qualche stronzata, che mi tiene il muso, dammi una donna con le palle.
E sono il re del mondo.
Adolescenza: periodo che va dai 13 ai 19 anni, nel quale sei troppo piccolo/a per fare la metá delle cose e troppo grande per l'altra. Un giorno ti senti il re/regina del mondo, e il giorno dopo vorresti solo stare e letto sotto le coperte a piangere, finchè magari quel viso, quei fianchi, quella pancia non migliorano un po’. Iniziano gli amori e il dolori. Vuoi amare e non sai come si fa, vuoi essere amato e non sai come si fa. I tuoi genitori non ti comprendono e ti senti perennemente al guinzaglio. Sei tutto e niente insieme. La scuola la stanchezza perenne e il voler semplicemente dormire. I ritardi a scuola, una volta per l'autubus, una volta a piedi e altre volte per saltare l'interrogazione. Gli 8 nei temi e i 5 in matematica, i compiti che se la materia ti interessa li fai altrimenti li copi il giorno dopo. Le ore passate al telefono, la moda e la massa. I “non ti capisco” oppure “sei cambiato/a”. Gli arrivederci che diventano addii, e i nuovi incontri. Ma la cosa più strana è che, prima o poi, tutta questa merda ci mancherá da morire.

** IL CANDIDATO COMMENTI LA GIF **

Svolgimento

- ahah sono un bambino del demonio ahah faccio il cazzo che mi pare bum bum sbat bum ahah i miei genitori frikkettoni 2.0 m'hanno cresciuto a suon di sei il re del mondo devi divertirti sei er meglio l'universo è il tuo limite HAI VISTO MAMMA QUESTO PEZZENTE? ahah bum sbat
- SI TESORO MIO BELLO DAJE DAJE INSISTE FAI IL CAZZO CHE TI PARE DAJE RINCORSA E MIRA ALLA ROTULA DIVERTITI FIJO BELLO BENEDETTO DE TU MADRE
- ahah sbum sbam sbat ahah…uhm che fa questo? AHAH SEI UN PEZZENTE AHMMERDA SEI UN PEZZ…
- SPLASHHHHH!
- MA CHE CAZ…MACCHECAZ…UEEEEE….UEEEEE…UEEEEE
- AWWWW tesorino mio bello vie’ qua polpettina santa non devi piangere il mondo è pieno di cafoni demmerda sai stellina benedetta ahhh che duro mestiere, il genitore…

anonymous asked:

Vuoi sfogarti? Ancora un po'.

Sì, gn, apprezzo.

Notare che ho preso il PC per rispondere a questa domanda, e chi mi segue da un po’ saprà che quindi scriverò sicuramente tanto.

Allora, ciò di cui mi sto rendendo conto è che la condizione in cui mi trovo non è colpa di nessuno, se non mia.

Cioè, se io sento di essere solo, non è perché lo sono, è perché mi ci sento, il che è diverso.

Sento una distanza fra me e il resto del mondo. Con qualcuno è una grande distanza, con qualcuno è piccola, ma io la sento comunque.

Non riesco più ad aprirmi completamente con qualcuno (qualcuno che conosco realmente, non la gente di Tumblr).

Per quanto abbiamo confidenza, per quanto parliamo, io sento sempre una distanza. 

Non inviterei mai nessuno a casa mia. Non so perché, principalmente perché mi vergogno, diciamo. Cioè, non della mia casa, ahah. Mi vergogno di me.

Mi rendo conto che dalle mie risposte io possa sembrare un mostro orribile, ma non è così. 

E’ una cosa molto più complessa, va al di là dell'aspetto fisico. Perché va bene non essere bellissimo, nessuno lo è. Non mi importa se mi guardo allo specchio e mi è spuntato un brufolo in più.

Cioè, mi importa ma non posso farci nulla. Mi importa di più ciò che sono dentro.

Fin da quando sono nato le persone mi hanno sempre fatto sentire sbagliato. Magari con piccoli commenti, che nel 90% dei casi non saranno manco stati cattivi. Però io mi sentivo comunque sbagliato, inadeguato.

E dovrei pensare ad un esempio, ma non mi viene in mente nulla in questo momento, anche perché ho le cuffie e la musica non mi fa concentrare bene. Però è ok, musica > esempi da fare.

Il punto è che mi sento una presenza inutile nel mondo. E non me ne faccio nulla dei messaggi anonimi “non dovresti sentirti così xke 6 il maestro della grammy!!”.

Cioè, non è che essere ricordato come quello che corregge il ‘sì’ mi faccia sentire importante.

Mi sento apatico sempre di più nelle ultime settimane, non mi tocca nulla. Più tempo passo da solo, più voglio passarne, più mi allontano dal mondo reale, e più la cosa non mi tocca minimamente.

Il problema quindi è che non riesco a sentirmi più vicino a qualcuno come mi ci sentivo magari un paio di anni fa, sebbene ora io abbia solo 8 anni.

E lo so che non sarà sempre così (lo so davvero?), che sto sprecando la mia vita. Ma a me non interessa. Mi va bene così. 

Io sento che se in questo momento morissi davvero, per qualsiasi ragione, non cambierebbe nulla nel mondo.

Né nel mondo né in qualunque persona. Chiunque avrebbe qualcuno con cui sostituirmi. E a me la cosa sta anche bene, perché non si può essere il re del mondo. Ma allora, se in vita faccio solo casini, rovino la vita delle persone e non aggiungo nulla, perché devo continuare a vivere? Non ne vedo il senso.

(Il wifi è andato a puttane, youtube si è fermato. Ok, scriverò senza musica)

In questo momento sono disilluso. Cioè, in questo periodo. Ho aperto gli occhi. Ho completamente smesso di sperare che un giorno mi innamorerò anch'io, che sarò felice, che troverò il mio posto nel mondo. Il mio cuore è diventato di ghiaccio.

Di ghiaccio per quello che riguarda me, ovviamente. Quando si tratta degli altri, invece, è caldo come è sempre stato.

(Welcome back, wifi)

Qualsiasi evento non mi farebbe piangere e non mi susciterebbe emozioni.

Non vedo nessuna via d'uscita, perché non c'è. Se sento una distanza con chiunque, non ci sarà mai quella persona con cui mi sentirò “complice” al 100%.

E poi cazzo, sono due giorni che ho il naso tappato, non respiro. 

E poi, mannaggia dio, domani ho il compito di una materia che non c'entra un beneamato cazzo con l'indirizzo scelto.

Come se stessi all'alberghiero e avessi il compito di musica.

E sicuramente andrà male, perché quella prof è una vacca, e non mi permetterà di copiare, e poi inizierà a lamentarsi che i suoi figli non la chiamano, che sono tutti ladri, che il governo non la manda in pensione eccetera.

E sicuramente mi rovinerà la media, e io mi sentirò un fallito, sebbene questa materia non c'entri NULLA con ciò che mi piace e con ciò che ho scelto di studiare.

Ma comunque non mi interessa, mi dispiace solamente per i miei genitori, non avrei voluto essere la pecora nera della famiglia, anche se ormai lo sono da anni.

Mi sento un fallito, sì, ma ormai mi ci sento da anni.

E NON RESPIRO PORCO DIO.

Ho scritto abbastanza, direi. Potrei continuare davvero all'infinito, ho tanti argomenti di cui parlare, e c'è sempre qualcosa da aggiungere. Ma non importa.

Magari un altro giorno parliamo d'altro.

youtube

Rimani un mito, idolo mio, oggi la dedico a te sta giornata, e agli insegnamenti che le tue parole mi hanno dato.

Dici Bob Marley e immediatamente il pensiero va a un certo sound, il reggae, ma anche a un Paese, la Giamaica, che di questa icona della musica ha fatto la propria bandiera nel mondo. Oggi il re del reggae avrebbe compiuto 70 anni e il suo Paese lo ricorda con una settimana di celebrazioni, incontri, festival e ovviamente un grande concerto al Kingston Waterfront, nella capitale dell’isola. E per i milioni di fan sparsi in tutto il mondo la fondazione a lui intitolata e guidata da alcuni membri della sua famiglia, ha deciso di rendere pubblico il ricco archivio personale dell’artista e di far uscire il 17 febbraio il live inedito “Bob Marley & The Wailers: Easy Skanking In Boston ’78”, che ripropone il concerto tenuto all’epoca alla Boston Music Hall. Scomparso prematuramente a 36 anni, Bob Marley resta ancora oggi il simbolo insuperato di un genere musicale, l’icona planetaria della filosofia rasta, con quei suoi dreadlocks e la marijuana fumata senza inibizione, l’artista profeta che ha suonato per denunciare ingiustizie, pacificare e unire culture lontane. Un intenso ritratto di Bob Marley a fine anni ’70.

Auguri Bob, auguri alla musica Reggae, auguri ai rastafariani, auguri alla pace, all'uguaglianza, alla libertà, alla musica in generale, alle grandi persone come te.