il cosmo

Gira la ruota

Arriva il momento in cui bisogna fare solo una cosa nella vita, sedersi.

Sedersi sulla riva del fiume, rilassarsi e godersi lo scorrere veloce delle acque, ammirare il divenire e respirare profondamente. Arriverà il momento in cui un cadavere galleggerà sull'acqua, gioite a quel punto, è il vostro nemico che è annegato.

Godetevi il sereno momento, la soddisfazione, la risoluzione del karma e l'equilibrio del cosmo; tutte le cose sono tornate al loro posto e senza muovere un dito, stando semplicemente seduti, avrete avuto la vostra vendetta.

Chi sbaglia paga, bisogna solo avere pazienza.

Su te, vergine adolescente,
sta come un'ombra sacra.
Nulla è più misterioso
e adorabile e proprio
della tua carne spogliata.
Ma ti recludi nell'attenta veste
e abiti lontano
con la tua grazia
dove non sai chi ti raggiungerà.
Certo non io. Se ti veggo passare
a tanta regale distanza,
con la chioma sciolta
e tutta la persona astata,
la vertigine mi si porta via.
Sei l'imporosa e liscia creatura
cui preme nel suo respiro
l'oscuro gaudio della carne che appena
sopporta la sua pienezza.
Nel sangue, che ha diffusioni
di fiamma sulla tua faccia,
il cosmo fa le sue risa
come nell'occhio nero della rondine.
La tua pupilla è bruciata
del sole che dentro vi sta.
La tua bocca è serrata.
Non sanno le mani tue bianche
il sudore umiliante dei contatti.
E penso come il tuo corpo
difficoltoso e vago
fa disperare l'amore
nel cuor dell'uomo!

Pure qualcuno ti disfiorerà,
bocca di sorgiva.
Qualcuno che non lo saprà,
un pescatore di spugne,
avrà questa perla rara.
Gli sarà grazia e fortune
il non averti cercata
e non sapere chi sei
e non poterti godere
con la sottile coscienza
che offende il geloso Iddio.
Oh si, l'animale sarà
abbastanza ignaro
per non morire prima di toccarti.
E tutto è così.
Tu anche non sai chi sei.
E prendere ti lascerai,
ma per vedere come il gioco è fatto,
per ridere un poco insieme.

Come fiamma si perde nella luce,
al tocco della realtà
i misteri che tu prometti
si disciolgono in nulla.
Inconsumata passerà
tanta gioia!
Tu ti dirai, tu ti perderai,
per il capriccio che non indovina
mai, col primo che ti piacerà.
Ama il tempo lo scherzo
che lo seconda,
non il cauto volere che indugia.
Così la fanciullezza
fa ruzzolare il mondo
e il saggio non è che un fanciullo
che si duole di essere cresciuto.
—  Vincenzo Cardarelli, Adolescente
Non darò più importanza a nessuno e non cercherò più nessuno fin quando non mi girerà il culo di farlo.
Siete una mandria di psicopatici, stalker, falsi e mentecatti.
Ci sono solo per me stesso, al diavolo voi e le vostre stronzate.
Al diavolo il tempo perso, i pianti sprecati, le esasperazioni, al diavolo le vostre puttanate, il vostro egocentrismo, al diavolo voi e il vostro cosmo privo di realtà.
Mi fate passare la voglia di respirare, di fotografare, di anelare.
Mi fate passare la voglia di amare, di odiare, di crederci, di sperare.
Ho consumato me stesso e la mia vita mettendo al primo posto chi non ha fatto altro che deteriorarmi, soprassedendo il mio malessere.
Gustatevi la vostra felicità altrove, io mi gusterò il mio supplizio in silenzio.
E ora, figli di puttana, portatemi del vino.
—  annulla

I read a lot of Reylo fanfics in the last few days, and a thought came to my mind.
Everything I’ve read so far describes Kylo/Ben as a skilled lover, which is great, I mean - I totally understand how his being this dark, twisted and tortured soul influences the conception of him as an equally characterized love partner, and I had a lot of fun reading those fics, which by the way are brilliantly written.
I’m just saying, no complaining here, on the contrary: please, go on writing those masterpieces! It’s just that sometimes I think Kylo/Ben must have more or less the same sexual experience of Rey… that means NONE. I often imagine him in those situations more like a pudding of clumsiness, lol.

anonymous asked:

La sintropia a cui ti riferisci nel tuo irl riguarda l'uomo o il cosmo? Oppure entrambi? Ho letto alcune cose recentemente riguardo all'entropia e a quanto essa governi l'universo.. volevo sapere perché tu avessi scelto proprio la sintropia e che significato avesse per te; spero tu possa perdonarmi nel caso avessi già risposto a domande simili

Riguarda sia l'uomo che il cosmo. Certo, l'entropia è univocamente accettata dalla scienza, certo, l'entropia governa il mondo, ma lo governa solo nei limiti delle leggi fisiche conosciute. La sintropia implica la rinascita dell'universo dopo la sua morte termica per entropia. Ma è metafisica, è oltre la fisica, capisci? È come l'eterno ritorno dell'uguale nietzschiano, o come la ciclicità del tempo degli stoici. La sintropia è dei sognatori, o di quelli che hanno visto infrangersi davanti ai loro occhi altre leggi fisiche. E poi c'è Penrose, un fisico, matematico, cosmologo e filosofo, a sostenere che alla morte dell'universo l'infinitamente piccolo equivarrà all'infinitamente grande, e l'universo apparentemente gelido e morto del Big Freeze potrebbe dare origine, per effetto dell'annullamento delle leggi fisiche precedenti, ad un nuovo Big Bang, dal momento che le condizioni sarebbero le stesse della nascita del primo universo. E così via, eternamente.

E’ indubbio che non si può pensare che ci sia qualcosa in cui il Cosmo si espande. L'universo è nato da una singolarità e nella sua esplosione sta creando lo spazio e il tempo; cioè crea la realtà della dualità.
In fondo i confini che delimitano questa espansione, sono i confini della realtà stessa o meglio, i confini della nostra possibilità di comprensione.

Una forte volontà d'animo si associava in lui con lo spirito della ricerca, sempre smanioso di oltrepassare i limiti. Ma era al tempo stesso un incostante, vagava ai margini delle cose finendo ogni peripezia come in trappola.
Come se, da ultimo, non esistessero confini ma un solo mistero sparso ovunque per il cosmo.

L’astronave Argo lassù

Star Blazers – I Guerrieri delle Stelle è farina del sacco di Leiji Matsumoto (Starzinger, Danguard, Capitan Harlock, La Regina dei Mille Anni e Galaxy Express 999, tanto perché si sappia di chi parliamo). L’anime – giunto a noi nell’adattamento americano (il che significa la solita conversione in chiave occidentale di tutti i nomi e l’abolizione delle sovrascritte in giapponese) – si compone di tre serie: le prime due di 26 e la terza di 25 episodi. In ognuna di esse si narra di altrettante missioni finalizzate a salvare il nostro pianeta da terribili minacce esterne.
La prima è ambientata nell’anno 2199. Solito scenario da apocalisse: la Terra è – tanto per cambiare – in grosse difficoltà. La guerra contro il pianeta Gamilon, infatti, l’ha resa satura di radiazioni. Bisogna correre ai ripari. Una mano insperata viene da Starsha, regina del lontanissimo (148.000 anni luce) Iskandar, che offre ai terrestri il Cosmo DNA, un congegno capace di “ripulire” il nostro mondo. C’è da andarlo a prendere. Però la distanza da percorrere è notevole. Per questo la donna include nel “pacchetto salvezza” i piani del motore a onde moventi: esso permetterà di effettuare i cosiddetti balzi iperspaziali e fornirà energia ad un’arma formidabile chiamata – vedi un po’ la combinazione – cannone a onde moventi.
Per il viaggio serve un’astronave, perché gli Eroi mica possono farsela a piedi. Ed è lei la vera stella dell’anime. Il titolo occidentale Star Blazers devia l’attenzione sull’equipaggio, che tutto sommato funziona un po’ da spalla. Quella che in Italia conosciamo come “Astronave Argo”, in realtà è la Yamato, gloriosa nave-simbolo della flotta giapponese, affondata durante la Seconda Guerra Mondiale. La prendono e la convertono in corazzata spaziale. La sua valenza simbolica è testimoniata dalla titolazione originale: Uchuu Senkan Yamato. Potremmo addirittura azzardare un’ipotesi: il cartone animato costituisce una sorta di rivincita postuma sulla storia. Nello spazio, la Yamato ottiene quelle vittorie che il mondo reale non le ha concesso.
La missione – e dal punto di vista narrativo non potrebbe essere altrimenti – ha una scadenza: c’è un solo anno di tempo per andare a Iskandar e tornare con il Cosmo DNA. Dopo di che, la terra rimarrà contaminata in maniera irreversibile. I gamilonesi faranno di tutto per mettere i bastoni tra le ruote ai terrestri. L’incarico di fermarla viene affidato al Generale Desslock, che ce la metterà proprio tutta. Ma i nostri sono clienti difficili.
In effetti, l’equipaggio dell’Argo non scherza. Ognuno svolge una mansione ben precisa, identificabile grazie al colore delle strisce che compaiono sulle uniformi: rosse per la squadra d’attacco, blu per gli scienziati, verdi per i piloti e così via. I personaggi in evidenza – nel senso che compaiono più spesso degli altri e ne vengono approfonditi storia e carattere – sono cinque. Innanzitutto, c’è il Capitano Avatar. Un uomo esperto, di lungo corso. Ha il tipico aspetto del vecchio saggio. Comprensivo, ma severo quando occorre. Poi c’è Derek Wildstar, capitano della squadra d’assalto. Il combattente della situazione, insomma. Coraggioso ma impulsivo, è il prototipo della testa calda. Entra subito in conflitto con il comandante, perché lo considera responsabile della morte dell’amato fratello maggiore Alex. A poco a poco, però, i due impareranno a rispettarsi. E il viaggio sarà un’occasione per la maturazione del giovane. Il terzo personaggio più importante è Mark Venture. Si tratta del pilota dell’astronave, ma è anche il migliore amico di Derek. Più calmo e riflessivo, lo porta spesso a ragionare anziché a buttarsi nella mischia. Non poteva mancare la presenza femminile: Nova, addetta radar e infermiera. Fra lei e Derek nasce ben presto del tenero (com’era inevitabile accadesse, se ci pensiamo bene). Ecco, poi, Sandor, lo scienziato del gruppo. Rappresenta la razionalità in persona: sempre controllato, ha il compito di trovare soluzioni ai problemi tecnici e scientifici. I siparietti comici, invece, sono compito di un buffo robottone rosso, che in durante un episodio arriva perfino a prendersi una cotta per Nova.
Dopo aver incontrato – e superato – ostacoli d’ogni tipo, l’Argo arriva a destinazione e i nostri eroi si trovano davanti ben due soprese. La prima è che Iskandar e Gamilon sono pianeti gemelli. La seconda è che Alex Wildstar è ancora vivo e se l’intende con Starsha. Pare, infatti, che la donna gli abbia salvato la vita. Sceglierà di rimanere al suo fianco. Il finale è mezzo lieto e mezzo no. Il Cosmo DNA viene caricato a bordo e grazie al cannone a onde moventi, l’Argo distrugge Gamilon (ma non uccide Desslock, che si salva minacciando vendetta tremenda vendetta). Purtroppo, Avatar non vedrà la salvezza della Terra: morirà senza peraltro soffrire. A quel punto, il comando della nave passa a Derek, il quale, come se non bastasse, dichiara il proprio amore alla dolce Nova.
L’elemento seriale è rappresentato da una scritta in inglese che, alla fine dell’episodio, ricorda ai Guerrieri delle stelle quanti giorni rimangono per portare a compimento la missione. Un’urgenza ribadita da una voce narrante che si esprime più o meno così: Fate presto, Guerrieri delle stelle! Restano solo tot giorni! Per il resto, ogni episodio prevede che gli eroi incontrino un ostacolo da superare volta per volta.
Per quanto riguarda la seconda serie, si può dire che il protagonista sia il pilota dell’Argo, Mark Venture. La minaccia di turno è rappresentata dall’Impero della Cometa, un incazzosissimo popolo che viaggia a bordo di un’astronave nascosta in una cometa bianca. Anche qui l’aiuto viene da una bella e saggia regina: Trelena del pianeta Telesar. La donna chiede aiuto ai Guerrieri delle stelle per fronteggiare l’imminente pericolo. Mark s’innamora di lei. In maniera quasi ossessiva, oserei dire. Purtroppo è il solito amore senza speranza. Trelena lo ricambia e gli salva la vita (è il minimo, no?), ma nulla di più. Una volta che la Terra viene a conoscenza della natura di ciò che la minaccia, si prepara a combattere. Ma le cose si mettono male. Certo, la flotta terrestre annienta quella nemica, ma viene a sua volta demolita. E non basta: Desslock, rimasto senza patria a causa dell’Argo, la insegue per distruggerla. Il gamilonese sta per uccidere Derek, ma rimane colpito da Nova, fermamente intenzionata a sacrificare la propria vita per quella del ragazzo che ama. Da nemico, il generale diventa alleato. Un cambiamento forse troppo repentino: in fondo si trova davanti a chi gli ha disintegrato il pianeta. In ogni caso, li lascia andare, fornendo oltretutto la dritta per sconfiggere l’Impero della Cometa. La battaglia finale è cruenta: Nova e Derek decidono di lanciarsi contro il nemico con l’Argo ormai ridotta a un rottame. Interviene, però, Trelena, che si è rotta le scatole. Salva i due e fa in modo che il capo dei Cattivi si getti nel Sole.
La terza serie comincia a sapere di minestra riscaldata. Forse perché ormai non sanno che rogna inventarsi. Disegni e animazione sono forse superiori rispetto ai 52 episodi precedenti, ma alla vicenda e ai personaggi manca qualcosa. Nova e Derek sono sposati, e al comandante dell’Argo sembra mancare quel sacro fuoco che aveva ispirato le sue azioni fino a quel momento. Lo vediamo freddo, razionale, esageratamente controllato. Le star della situazione sono due cadetti, grandissimi amici, uno dei quali si prende pure una cotta per Nova. I ragazzi sacrificano la propria giovane esistenza per il bene comune. Stavolta, la minaccia viene dal Sole, che sta per mutarsi in Supernova. A provocare il pasticcio è stato un missile vagante nello spazio. Serve – e, tanto per cambiare, con urgenza – un dispositivo che spari nella nostra stella un raggio capace di riequilibrarne il calore. Ai Guerrieri delle Stelle non resta che andarselo a prendere. Li aiuta il neo-alleato Desslock, ora a capo di una federazione che controlla parte della nostra galassia. A intralciare la missione, interviene la Federazione di Polar, avversaria del generale gamilonese. Inevitabile il lieto fine, che non mitiga, però, il dolore per la perdita dei due cadetti.
In questo anime sono rintracciabili tutti i temi cari al suo ideatore, Leiji Matsumoto: la ricerca della libertà, la forza dell’amore, lo spirito di sacrificio, il culto dell’amicizia, l’entusiasmo della gioventù, la volontà di realizzare i propri sogni e l’antimilitarismo. Nonostante sia contrario alla guerra, gli anime tratti dai suoi fumetti pongono l’accento proprio sull’aspetto bellico, enfatizzando le battaglie. Basti dire una cosa: fra l’anime e il manga di Danguard – unico prodotto robotico di Matsumoto – c’è una differenza abissale. Nel cartone animato, infatti, il protagonista è il robottone, mentre nel fumetto è una semplice presenza accessoria.
Fondamentali i personaggi femminili, che presentano le medesime caratteristiche in ogni opera di Leiji Matsumoto: incarnato pallido, fisico longilineo (solo le donne anziane sono piccole di statura), occhioni languidi, ciglia interminabili, capelli lunghissimi biondi o castano chiaro, consistenza ai limiti dell’etereo. Proprio da loro parte la macchina narrativa prendono spunto le vicende. Starsha possiede l’unica speranza di salvezza per la Terra, mentre Trelena avvisa i terrestri del pericolo che incombe su di loro. Del resto, l’autore pone accanto a ogni protagonista maschile una donna pronta a tutto pur di sostenerlo e aiutarlo.

La luna quella sera era a metà. Incompleta. La guardavo e nel mio cuore sgocciolava una strana malinconia , solo lei in tutto il cosmo sembrava riuscire a comprendermi . Quella notte era a dir poco una palese forma di perfezione, stelle di cristallo come tanti lumini in cielo e un vento freddo come sospiro d'inverno . Le strade erano larghe e scure , illuminate dall'unica luce che proveniva dai lampioni , una luce ambrata , che ricopriva il volto di quella Oscura . Contrastava , dando all'intero quadro un aspetto spettrale . Una dorata luce, che voleva farsi notare e conservava con se un sogno di gloria, una desiderio avaro di possedere l'oscurità. Ma niente poteva vincere quella dimensione di nero . In quei flutti notturni, navigavano , marinai solitari . Vagabondi . Cani . Alcuni erano suoi gradini del bar, con le sigarette accese a parlare di cose che si dicono di notte, cose che io non potevo sentire. Altri camminavano su quelle strade, in coppia tenendosi per mano , si dirigevano altrove , scomparendo nel buio. Altri dormivano già nei loro letti , altri nei letti facevano congiungere le loro membra con un altro corpo. Altri ancora , avrebbero cullato i propri spiriti.

anonymous asked:

Da quello che ho capito (se ho capito) la nascita e la fine del Cosmo sono illusori perchè comunque è tutto un eterno presente, quindi è come se nascita e fine del Cosmo fossero contemporanei, in realtà il cosmo è già finito....è esatto?

Dal punto di vista di una coscienza che ha superato la dualità, è così.
Però il superamento della dualità comporta il poterla sperimentare, vivere e comprendere per i limiti che disegnano i confine del relativo.
Quindi è tutto illusorio, se inteso come limite della comprensione di una verità superiore, ma vero per come lo si vive e per la funzione che ha.
In fondo l'eterno presente esiste perchè il divenire del tempo ne struttura l'esistenza.