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Lui voleva fotografarla e le fece indossare un vestito bianco.
La portò sulla collina dove erano appena fioriti i papaveri, le disse di muoversi, di guardarlo.
Lei lo guardò.
Non guardava l’obbiettivo, guardava lui.
I suoi occhi trapassavo il vetro e il metallo, per fondersi in quelli di lui, dietro l’obbiettivo.
La brezza muoveva il vestito che fluttuava bianco con la stessa grazia di lei.
Faceva l’amore con lui, con gli sguardi, con le braccia che allungava nella sua direzione, con la pelle che fremeva al vento e ai baci che lui le mandava con un clic.
Non riusciva a smettere di scattarle foto, una dopo l’altra mostravano la bellezza di quegli occhi neri, del suo corpo da ninfa accarezzato con lussuria dal vento.
Lei lo chiamava.
Lui voleva intrappolarla nei suoi occhi, nella testa, nell’obbiettivo, nelle immagini.
Lui la voleva e voleva tutto di lei.
Lei lo voleva e voleva le sue mani sui fianchi.
Lui gettò di lato la macchina fotografica, e la raggiunse.
Lì in quel prato fecero l’amore.
Tra papaveri, brezze, cieli e anima e pelle che si toccavano per andare sempre più vicino.
Fino a fondersi.
Fino a scomparire.

Una volta ho incontrato una scrittrice. Niente mani sporche di inchiostro, nessuna sigaretta in bocca, niente penna tra le mani. Aveva un aspetto ordinario, forse per questo le sue parole non lo erano. Non c'era niente di quello che lei diceva che non mi colpisse nell'anima. Quei suoi occhi stropicciati, e quelle grinze attorno alla bocca però mi rivelavano che lei non sentiva mai da nessuno le parole che adorava tanto regalare agli altri. Mi spiegò che lei si era accorta casualmente che la differenza tra uno scrittore e qualcuno che scrive era che lo scrittore con pochissime parole, anche dalla pessima sintassi, riusciva a scavarti dentro. Lei sicuramente ci riusciva, ma non so se la cosa la rendesse felice. Diceva che lei aveva letto un sacco ma la maggior parte di quello che aveva letto non l'aveva capito veramente. Aveva ragione, molta gente fingeva di capire, ma in realtà pretendeva solo di poter spiegare cose irrazionali, come le emozioni di quella parte del cervello che non controlliamo. Non so che cosa di lei mi piacesse, ma molto mi disturbava, non la capivo. Mi spaventava troppo, davvero tanto, volevo evitarla, soprattutto per come mi attirava.

Così poi non l'ho più incontrata, riflessa nello specchio c'era solo una ragazza ordinaria.