i sensi

  • Company: *is in a crowd and can't find Bilbo*
  • Thorin: Kili, you know what to do.
  • Kili: *cups hands around mouth to form a megaphone*
  • Kili: *yells* MASTER BOGGINS WHE-…
  • Bilbo: *instantly, somewhere in the distance* IT'S "BAGGINS", FOR FUCK'S SAKE!!!
  • Thorin: ah, there he is
E quante volte ti ho chiesto scusa ma in realtà non avevo nessuna colpa. Anzi, forse una colpa ce l'avevo: la colpa di non volerti perdere. E alla fine ti ho perso lo stesso.

me at 3 am: I wonder how the sensies are doing ? where did that boat take them ?? to spain or south africa ?? are they all safe where they went ?? or are they looking  behind their backs every couple of seconds ?? do you think kala tried to make a bomb out of nothing  again ?? or is lito putting on shows for the locals ?? how are hernando and amanita ?? do you think capheus is just being  a happy ray of sunshine ?? or did he steal another bus ?? is will getting any sleep or is he trying to protect everyone ?? did sun get to show everyone her fluffy dog ?? is riley ok ?? is she happy and calm ?? did wolfgang try and shoot someone else ?? where is felix ???? how is nomi my bean ??? is she hacking into another government facility ?? has she eaten ?? how are my 8 kids ????? are they all still alive and well ????

Caddi in uno dei miei patetici periodi di chiusura. Spesso, con gli esseri umani, buoni e cattivi, i miei sensi semplicemente si staccano, si stancano: lascio perdere. Sono educato. Faccio segno di si. Fingo di capire, perché non voglio ferire nessuno. Questa è la debolezza che mi ha procurato più guai. Cercando di essere gentile con gli altri spesso mi ritrovo con l'anima a fettucce, ridotta ad una specie di piatto di tagliatelle spirituali. Non importa, il mio cervello si chiude. Ascolto. Rispondo. E sono troppo ottusi per rendersi conto che io non ci sono.

Passiamo la maggior parte del tempo a far passare il tempo. Spesso lasciamo che ogni attimo fugga via come se una parte di noi fosse in verità “in attesa di qualcosa”. E quindi viviamo di quotidianità, aspettando, aspettiamo sempre. La verità è che ciò che aspettiamo non è qualcosa che deve arrivare ma qualcosa che noi stessi dobbiamo far partire. Il cambiamento parte da noi, è dentro di noi, non si attende il momento giusto, lo si crea. Perché per quanto possiamo adattarci alla cattività della Stasi e dell'Attesa, ogni uomo ha bisogno di sentirsi Vivo, di sentire che quel momento è il suo momento, sentirsi vivo e totalmente Presente in quell'attimo dilatato e destinato a restare perennemente inciso nella memoria.
Vi è mai capitato un momento così? In cui vi siete sentiti Vivi da Morire? Vi è mai capitato un momento in cui vi siete sentiti davvero al centro del vostro mondo, pieni di fuoco nei polmoni, talmente vivi da sentirvi veramente voi stessi? Vivi, incentrati nell'istante, con i sensi amplificati perché totalmente consapevoli dell'esserci e felici di esserci? Beh, se vi è capitato, ogni volta che restate fermi nell'Attesa, è a quell'istante che dovete riportare la mente. Riempirvi di nuovo gli occhi di quelle immagini, il naso di quegli odori e il cuore di quel piacere, di quell'ardore, di quel calore.
Tutto inizia Ora.
—  Jennifer Crepuscolo
Caddi in uno dei miei patetici periodi di chiusura.
Spesso, con gli esseri umani, buoni e cattivi, i miei sensi semplicemente si staccano, si stancano: lascio perdere.
Sono educato.
Faccio segno di si.
Fingo di capire, perché non voglio ferire nessuno.
Questa è la debolezza che mi ha procurato più guai. Cercando di essere gentile con gli altri spesso mi ritrovo con l'anima a fettucce, ridotta ad una specie di piatto di tagliatelle spirituali.
Non importa…
Il mio cervello si chiude.
Ascolto.
Rispondo.
E sono troppo ottusi per rendersi conto che io non ci sono…
—  Charles Bukowski
Caddi in uno dei miei patetici periodi di chiusura.
Spesso, con gli esseri umani, buoni e cattivi, i miei sensi semplicemente si staccano, si stancano: lascio perdere.
Sono educato.
Faccio segno di si.
Fingo di capire, perché non voglio ferire nessuno.
Questa è la debolezza che mi ha procurato più guai. Cercando di essere gentile con gli altri spesso mi ritrovo con l'anima a fettucce, ridotta ad una specie di piatto di tagliatelle spirituali.
Non importa…
Il mio cervello si chiude.
Ascolto.
Rispondo.
E sono troppo ottusi per rendersi conto che io non ci sono…
—  Charles Bukowski
Caddi in uno dei miei patetici periodi di chiusura.
Spesso, con gli esseri umani, buoni e cattivi, i miei sensi semplicemente si staccano, si stancano:
lascio perdere,
sono educato,
faccio segno di si,
fingo di capire,
perché non voglio ferire nessuno.
Questa è la debolezza che mi ha procurato più guai. Cercando di essere gentile con gli altri spesso mi ritrovo con l'anima a fettucce, ridotta ad una specie di piatto di tagliatelle spirituali.
Non importa…
Il mio cervello si chiude.
Ascolto.
Rispondo.
E sono troppo ottusi per rendersi conto che io non ci sono.
—  Charles Bukowski