i nuovi

Tu non mi cercherai più
e io non ti cercherò
e avrai la tua vita
piena di sorprese
e qualcuno che ti sorriderà
prima di dormire
e chissà se ti basterà
ma so che non ti cercherò
e che quello che era
un tentativo di farti rimanere
è diventato un addio bello e buono
di quelli
che si attaccano agli occhi
e non li puoi staccare.
So che non ti cercherò
perché il nostro tempo è finito già
perché certe cose
per quanto le vorresti rivivere
hanno una scadenza
ed è necessario che ce l'abbiano
perché se continuano a oltranza
ti distruggono.
So che non mi cercherai
che rimarrai nella tua vita
a giocarti tutti i giorni tentativi nuovi
di essere felice
e so che prima o poi ci riuscirai
e a dire il vero lo spero
perché te lo meriti
come me lo merito io.
So che non ci cercheremo
e che m'innamorerò
presto o tardi
di qualcuno
che non ha i tuoi lineamenti
ma so che non sarà lo stesso:
quello che so per certo
è che senza te
amerò diverso.
—  Facebook
I vecchi tempi non tornano più. Lo dice già il nome, sono vecchi. I nuovi tempi non possono mai essere come i vecchi. Quando tentano di farlo, risultano vecchi e logori, come le persone che li desiderano. Mai rimpiangere i vecchi tempi. Chi li rimpiange è vecchio e triste.
—  Daniel Glattauer, Le ho mai raccontato del vento del Nord.
Ero innamorato di una persona, tempo fa. 
È sciocco, ma, è come se con il primo biglietto della lotteria avessi fatto kaboom, jackpot, e sono quasi sicuro che non vincerò più, non in quel modo comunque.
Perciò evito di comprare dei nuovi biglietti.
—  How I met your mother

Tu non mi cercherai più
ed io non ti cercherò più
ed avrai la tua vita
piena di sorprese
e forse qualcuno ti sorriderà
prima di dormire
e chissà se sorriderai anche tu,
ma so che non ti cercherò
e che quello che era
un tentativo
di farti rimanere
è diventato uno di quegli addio
che non puoi dimenticare.
So che non ti cercherò
perché il nostro tempo è finito già,
perché certe cose
per quanto le vorresti rivivere
hanno una scadenza
ed è necessario che ce l'abbiano
perché se continuano
ad oltranza
ci distruggono.
E so che non mi cercherai
che rimarrai nella tua vita
a giocarti tutti i giorni
nuovi tentativi
per essere felice
e so che ci riuscirai
prima o poi
e a dire il vero lo spero
perché te lo meriti.
So che non ci cercheremo
e che m'innamorerò,
presto o tardi,
di qualcuno
che non ha i tuoi lineamenti,
ma so già che non sarà lo stesso:
quello che so per certo
è che senza te
amerò diverso.

Non ho mai capito le persone che giudicano le altre per come fanno sesso. Alcuni si arrabbiano con gli omosessuali solo perché sono gay. Non l’ho mai capito. Solo perché fanno sesso tra loro. Li capirei se i gay corressero per strada a inculare estranei senza permesso. Senza chiedere. Siete al bancomat e “Ehi! Ma che cazzo? Cristo! Un finocchio mi ha appena inculato! Mi ha rovinato i pantaloni nuovi! Oddio, un altro! Basta, me ne vado a casa!”. Ma di norma non lo fanno, quindi non vedo dove sia il problema. La gente si arrabbia: “Non potete sposarvi!”. Non devi mica andare al matrimonio? O comprargli un regalo? Non vi riguarda. Un altro dice: “Poi un uomo sposerà il suo cane!”. Bene, spero che succhi il cazzo al suo cane! Chissenefrega? Che importanza ha? Non ha nessun effetto sulla tua vita, quindi che cazzo te ne frega? C’è anche chi pensa che sia un problema sociale, come quelli che dicono la loro nei talk show: “Come dovrei spiegare a mio figlio… che due uomini si sposano?”. Non lo so. È il tuo bambino di merda, spiegaglielo tu. Perché dev’essere un problema di qualcun altro? Due uomini si amano, ma non possono sposarsi perché tu non vuoi parlare cinque minuti con quel cesso di tuo figlio? Chi se ne fotte del tuo figlio di merda, probabilmente verrà su frocio comunque.
—  Shameless
78 sono i film che ho visto senza te. 
22 i libri che ho letto. 
48 sono le persone che ho conosciuto. 
Più di 700 sono le canzoni che ho ascoltato, la maggior parte delle quali mi ha fatto pensare a te, quindi a me, a noi. A dove sei, a con chi stai, se mi pensi mai e tutte quelle robe lì che cantano i cantanti. 
Almeno 12 sono le cose che ho imparato senza che ci fossi tu a guardarmi mentre ci riuscivo: per esempio a guardare fisso dentro agli occhi la gente mentre parlo anche se sono in imbarazzo, a non aver paura dei miei limiti, a credere un po’ in me, a portare la bici. Incredibile, eh? 
Almeno 30 tutti i posti nuovi che ho visto e che mi hanno ricordato sempre in qualche modo qualche cosa di te. 
Ancora 30 le calamite che avrei voluto prenderti e che tu avresti di sicuro attaccato al frigo anche se poi non hai viaggiato mai. 
4 le calamite che ti ho preso per sbaglio e un po’ per abitudine e un po’ perché il pensiero di te mi tormentava tanto da fottermi il cervello. 
Sono centinaia le stelle che ho visto senza te e 6 quelle cadenti che mi hanno fatto desiderare di vederti tornare. Ma cosa possono le stelle contro l'universo? È una battaglia persa
però io ci ho provato lo stesso. 
92 le strade che ho percorso 
18 i libri usati per studiare. 
3 gli esami che ho fatto senza te che mi tranquillizzavi a tuo modo facendomi sentire un po’ speciale ma mai troppo, che le persone che si sentono troppo speciali non credono di poter sbagliare e proprio in questo sbagliano. 
Almeno 50 i baci che ho dato e 78 gli abbracci che ho ricevuto dove in qualche modo fenomenale un poco sentivo pure il tuo profumo. 
120 sono i giorni che non ti vedo, 16 le settimane e 2880 le ore. 
1008 sono le lacrime che ho versato sul cuscino e 240 le volte che ho creduto davvero che senza te non ce l'avrei mai potuta fare per davvero. 
Zero sono i giorni dove non c'è stato anche solo un accenno di te tutt'intorno, che non t'ho pensato almeno per un secondo, almeno di sfuggita, almeno così, per caso.
E adesso, qua, ci sei davvero.

“È inutile negarlo, lo amerai ancora

Non importano i nuovi amori che verranno dopo, no.

Tu lo amerai in silenzio, gli altri non varranno nulla,

Tu continuerai ad amarlo.

E quando incrocerai i suoi occhi per le strade della tua città,

Sentirai di nuovo quella sensazione di vuoto nel petto,

E cercherai di convincerti, ti urlerai che non lo ami,

Ma tu lo sai che lo amerai per sempre,

In silenzio,

Da lontano.”

likethefirstday01

4

Holiday Look #10: Dreamy, iridescent purple eye look (Catrice Liquid Metal Eyeshadows)

No hard edges or harsh colors in this look!

Everything is kept cloudy and soft with just 3 metallic colors. 

One optional step that I used was a matte brown liner, used to subtly rim the lower waterline and the upper lash line.

Products:

  1. Base: Clinique Repairwear Laser Focus M-G 04
  2. Concealer: MAC Studio Moisture Cover in NW20
  3. Powder: ClearLast powder in Medicated Ochre
  4. Brown shadow: Catrice Nougat It Right
  5. Silver-Lavender shadow: Catrice Mauves Like Jagger
  6. Purple shadow: I Nuovi Dust in Ultraviolet
  7. Brown liner [optional]: Shu Uemura Lasting Soft Gel Liner in M Brown 02
  8. Mascara: Heroine Make Long & Curl mascara
Come i social network, le fake news e gli amici deformano la nostra memoria: un saggio non mio e neanche troppo corto.

Partiamo dalla frase, “Una bugia ripetuta tante volte diventa la verità”. Questa frase è stata attribuita ad Einstein per un 66% di volte, Joseph Goebbels per un 23%, Fabio Volo per un 4,6% e il restante diviso tra Gandhi, Dalai Lama e svariati utenti Twitter e Facebook. Probabilmente nessuno di loro ha mai pronunciato una frase del genere ma non è questo l'argomento del giorno. Parliamo di memoria.

La memoria è fallace, sì sa e, cosa più interessante, può essere deformata da diversi fattori come i social network, le fake news e le amicizie. Il punto critico, però, è che le fake news, insieme ai social network, oggi sono in grado di plasmare sia la memoria del singolo che la memoria collettiva.

La sfida, allora, si gioca su due fronti: contrastare i siti di fake news (qualsiasi cosa voglia dire) ma anche capire come la gente interaggisce con tali siti.

Torniamo ora alla bugia ripetuta tante volte ecc; per far ricordare un’informazione (vera o falsa che sia, non importa) bisogna ribadirla più e più volte. È quello che fa ogni speaker durante un seminario, Joseph Goebbels ad ogni comizio, Einstein ad ogni lezione e via dicendo. Ma a questa legge segue un corollario molto più interessante ma meno scontato: le altre informazioni relative a quella notizia tendono ad essere dimenticate più facilmente di quelle non correlate ad essa. Questo fenomeno si chiama Retrivial-induced forgetting (RIF).

Per esempio, quando usate un’altra lingua per un certo periodo di tempo e poi vi rendete conto di aver scordato come si diceva una certa cosa nella vostra madre lingua. È un effetto pratico del Retrivial-induced forgetting. La nuova lingua non vi farà scordare chi era l’allenatore dell’Italia campione del Mondo nell’82, ma magari non saprete più come si dice in italiano “fenicottero” (che ora invece chiamate tranquillamente Fiammingo convinti che si dica proprio così!). Il motivo del perché esista un tale meccanismo (il RIF) non è chiaro. Qualcuno pensa che sia un meccanismo di difesa soprattutto in seguito a traumi. Ovviamente sostituiamo il ricordo del trauma con delle ricostruzioni “migliori” di eventi molto simili a quello accaduto ma non del tutto fedeli alla realtà, aiutandoci a superare quel momento.

Non divaghiamo però o vi scordate pure queste poche righe e devo ricominciare. Torniamo alla memoria e a come viene plasmata.

In un esperimento su come plasmare la memoria, del 2011, veniva mostrato un film a 30 persone divise in gruppi da 5. A distanza di 3 giorni, i 30 venivano interrogati singolarmente su alcune scene del film, giusto per capire cosa e quanto ricordassero. La maggior parte di loro ricordava bene la scena vista appena tre giorni prima. Dopo una settimana, quelle stesse persone venivano riconvocate e prima di chiedere di ricordare quella stessa scena, veniva mostrata loro una slide con le presunte risposte degli altri, ovviamente e volutamente false. La scena del film era un poliziotto che arresta un uomo. Le risposte false (fake) parlavano invece di un bambino arrestato da un poliziotto. A quel punto, fino al 70% degli intervistati arrivava a cambiare la sua stessa versione. La prima volta l’avevano ricordata bene, ma dopo tre giorni e leggendo le risposte false degli altri, ritrattavano la loro stessa versione. Dopo altri 3 giorni - e qua viene il bello - quelle stesse persone venivano riconvocate e gli veniva detto che le presunte risposte degli altri erano state date a casaccio. Cioè, potevano essere vere come false, come a dire, non fate riferimento su quelle risposte, ma sulla vostra memoria. Il risultato, anch’esso interessante, era che fino al 60% degli intervistati confermava la sua nuova versione: il bambino era stato arrestato dal poliziotto. Anche se sbagliata, anche se qualcuno gli aveva fatto notare in precedenza che poteva essere errata, per loro, ormai, quella era stata la scena reale vista al cinema.

La memoria è fallace ma, l’esperimento, mostrava un’altra cosa pericolosa: se vi confondono subito la memoria, poi sarà difficile correggere quell’informazione errata. E qua torniamo all’effetto del RIF: non sostituite la nuova informazione a discapito di un’altra a casaccio, ma di un’altra relativa alla nuova. Non smettete di ricordare il poliziotto che arresta qualcuno, ma sostituite il bambino all’uomo. Taaac, fregati. Era il bambino o l'uomo? Dovete scrollate in alto per rincontrollare e non sono manco 30 secondi dopo averla letta.

Ora, il passo successivo avvenne nel 2015, quando gli psicologi Alin Coman e William Hirst mostrarono come una persona tendeva più facilmente a dimenticare o plasmare i propri ricordi/esperienze a favore di nuovi ricordi quando parlava con qualcuno che faceva parte del suo stesso gruppo, piuttosto che con uno sconosciuto, un outsider. La “convergenza della memoria”, avveniva più facilmente stando all’interno di uno stesso gruppo sociale che non tra differenti gruppi sociali. Sarà più facile che un no-vax convinca un altro no-vax a non prendersi manco la Tachipirina perché il nipote è diventato Down alla terza supposta di fila, piuttosto che Burioni che no vabbé, lasciamo perdere.

Infine, l’esperimento fatto per capire il peso che hanno i social network sulla nostra memoria collettiva.

Nel 2016, alla Princeton University, hanno preso 140 partecipanti e poi hanno creato gruppi di 10 persone. L’esperimento consisteva di 4 fasi:

1. Ad ogni gruppo da 10 davano informazioni su 4 volontari di un’ipotetica forza di pace.

2. Ogni partecipante veniva poi interrogato, singolarmente, sulle informazioni memorizzate al punto 1. Ovviamente gli veniva dato il nome del volontario e lui rispondeva su cosa ricordava di quel volontario.

3. A quel punto, i singoli partecipanti dovevano ricordare le informazioni scambiandosele con gli altri del loro gruppo ma in modalità one-on-one, tramite chat online e con un massimo di altre 3 persone.

4. A questo punto, ogni singolo partecipante veniva di nuovo interrogato, singolarmente, sulle informazioni memorizzate al punto 1.

Ora, le interazioni all’interno dei gruppi da 10 venivano effettuate in due modi: la prima (clustered), creando due sotto gruppi di 5 persone, dove solo 1 per sottogruppo aveva uno scambio con l’altro (parte alta della foto - Clustered). La seconda, invece, si faceva in modo che un po’ tutti potevano interagire tra di loro (parte bassa della foto - Unclustered).

Il risultato era che, nonostante i singoli partecipanti del gruppo ricordassero piuttosto bene ogni notizia riguardante i 4 ipotetici volontari, i gruppi clustered (quelli cioé con 2 sottogruppi da 5) tendevano invece a convergere su dei fatti alternativi (alternative facts) riguardanti i 4 volontari. Sì, insomma, i sottogruppi si convincevano, o se vogliamo, si creavano una memoria collettiva che includeva anche alcuni fatti non veri riguardi i 4 volontari.

Secondo il ricercatore Coman, il weak links tra i due subgruppi è il responsabile della formazione della memoria collettiva nel sottogruppo. Ovviamente, anche il tempo è un fattore critico. Un’informazione introdotta, attraverso il weak links, immediatamente prima dell’inizio del processo di scambio d’opinioni, all’interno del sottogruppo, avrà più probabilità di successo. Una volta che il sottogruppo è d’accordo su un fatto, difficilmente cambierà idea su quel punto. La memoria collettiva diventa alquanto resistente ai cambiamenti esterni e questo perché condividere un ricordo aiuta a fortificare il gruppo e a prenderci cura ognuno dell’altro. Ovviamente, l’esperienza diciamo “epica” aiuta un tale meccanismo: una guerra, una migrazione ecc., creano un ricordo di gruppo più forte.

Per questo che mettersi a commentare una discussione su Facebook (o qualsiasi altro social network), con il tentativo di far cambiare idea a qualcuno, o peggio ancora, di instaurare un dialogo in contrapposizione ad un gruppo è inutile e vi rende i nuovi Don Chisciotte contro i mulini a vento. Con la differenza, però, che i mulini non vi insultavano la mamma.

Ci sono quei momenti in cui tutto è vuoto, la casa è vuota, i tuoi pensieri sono vuoti e non sai come riempirli, le battute cadono facendo un tonfo sordo. Non capisci più in che lingua stai parlando da solo. Mi ripeto sempre “è in questi momenti che succede qualcosa” e lo ripeto come un mantra, “adesso succede qualcosa” adesso qualcosa mi raggiunge e scoprirò di essere reale, che questo silenzio non è relativo al vuoto ma è la calma prima dell’attimo in cui si realizza il qualcosa. Così mi ritrovo a fare di tutto pur di impedirmi di ragionare su cosa sta succendendo. Rivedo come organizzerò uno spazio nuovo, che mobili dovrò comprare, come eliminare i vecchi. Rivedo come popolerò lo spazio nuovo, che persone dovrò inserire, come eliminare le vecchie. Ho scoperto che l’unico modo per far durare la batteria dell’iPhone è non essere cercato da nessuno e non cercare nessuno. Regge un sacco e riesco a raccogliere tutti i soldini dei giochi anche più volte al giorno. Da piccolo ero un bambino molto solo, penso di aver sempre comunicato un senso di solitudine e credo sia per questo che i miei genitori abbiano deciso di farmi un fratello. Non credo avessero davvero voglia di scopare quella notte, si sono detti “qua se non facciamo qualcosa questo da grande diventa uno di quelli che apre un blog e passa il tempo a lamentarcisi sopra”. Mio fratello sa che gli voglio bene, per questo non legge il mio blog e mi sfotte. Ho sempre pensato di avere una mente superiore e mi è sempre stato facile dimostrarlo ripetendo cose che persone più intelligenti di me avevano detto. Il segreto è avere una buona memoria e sembrare davvero convinto quando si parla. Da poco è stato il mio compleanno ed ho colto l’occasione per fare il punto della situazione sulla mia vita. Così, mentre guardavo indietro come è stato l’anno, tutto sommato mi sono detto che dai, poteva andare peggio, potevo essere io quello sfigato a cui sono successe tutte quelle cose di merda e che adesso non sa dove sbattere la testa. Ah cazzo, ma quello sono io. È che mi vedo più magro di quello che sono nei flashback. Era davvero da tanto che non sentivo questo silenzio, misto vuoto, misto pace. Vorrei dire di non esserne spaventato, ma ho promesso di non mentire più. Mi sto cagando sotto e ho paura a dirlo ad alta voce perché se mi sentono i miei genitori in Italia poi magari per aiutarmi quelli mi fanno un altro fratellino ed è abbastanza impossibile, mia madre credo sia in menopausa e poi sono divorziati da vent’anni, i nuovi compagni si incazzerebbero. Ho deciso di prendere un gatto e di chiamarlo Silenzio. Così quando sono in casa e sento un rumore e mi spavento posso sempre dire “è Silenzio”. Lo vorrei poter dire anche stanotte ma Silenzio non c’è ancora quindi se sento un rumore non so a chi posso dare la colpa se non a tutte le paure che ho. Mi hanno detto che devo riempire questo vuoto, ma non con altre persone. Allora mi sono dato ancora di più alla masturbazione e ok so che eravate pieni di buone intenzioni ma non mi avete detto quanto devo spremere per riempirlo sto vuoto. Io c’ho pure una certa età e insomma, non posso esagerare mi vengono gli stiramenti. Ho parlato con degli amici della nuova situazione, del futuro che ho in mente, di come mi sento, di quello che ho perso e di come andrò avanti. Mi è stato detto che me lo merito. Che si chiama karma. “Sei sempre stato un poco egoista, volevi solo attirare l’attenzione. Ti farà bene stare così adesso.” Un poco egoista io? Ma come vi permettete? Io sono un enorme egoista! Il più grande egoista! Non c’è nessun altro con me dentro questo involucro di pelle e carne e paranoie. Di chi cazzo d’altro mi devo preoccupare? Il concetto del karma mi ha sempre dato fastidio e non ci ho mai voluto credere proprio per questo motivo, perché sapevo quanto mi avrebbe fottuto una volta accortosi delle stronzate che stavo facendo. Dannato karma. Speravo che emigrando non mi avresti trovato e invece. Eccoti qua, forse eri tu il qualcosa che mi aspettavo dovesse succedere.

Probabilmente io e te
saremo lontani per sempre
tu avrai i tuoi pensieri nuovi
nuove idee da sperimentare
nuovi casini da risolvere
e te ne fregherai dei miei
com'è giusto che sia
ed io me ne fregherò dei tuoi,
e non ci chiameremo mai più
esausti
stanchi della vita
per consolarci al telefono
e per non dormire una notte intera
e io farò in modo
di non trovarti nelle stelle
come sempre
perché non dovrò,
no, non dovrò più.
Probabilmente
saremo lontani per sempre
e non guarderò più la tua impazienza crescere
nel vedermi arrivare
e non ti accarezzerò i capelli
fino a che non ti passa
la malinconia
la voglia di essere altrove
no, lo so
probabilmente saremo lontani per sempre
ma io
ti porto nel cuore
fino al prossimo per sempre
e ancora oltre.
—  @io-te-eilmare​.