i molla

bios para twitter (kpop)

EXO BIOS

• sehun vc vai me paga cada centavo pelo q ta me fazendo passa

• ao ler essa bio vc concorda com os termos q eu so vou falar de exo aq

• felizmente exo stan,,,,,,

• se nada der certo pelo menos sou fã do exo,,.,…,,,,,,,

• triste sim mas enaltecendo o exo sempre!!11111

• olho pro horizonte e penso::;;;;; meudeus como o baekhyun eh lindo,,..,,

GOT7 BIOS

• deus no céu e jackson wang na terra!111

• eU FALO TALENTO E VCS GRITAM GOT7!11

• haters de got7 nao passarao

• ainda bem q sou stan de talento que no caso eh got7

• mARK EH O AMOR DA MINHA VIDA REPASSEM,..,,,..

• jinyoung eu te amo d+

SUPER JUNIOR BIOS

• sou stan de super junior sim se nao gostou me processa!!!1111

• vivendo e me fodendo,,,,,, por super junior

• rebolando a raba ao som de mamacita

• so deus sabe o tanto q eu me fodo por super junior,,,,,,,

• sobre super junior eu to so aquela musica do lispector gustavo lima;;;..,,, saudades de vc saudades de vc

• dificil msm eh ser stan de super junior,,,, nois so se fode..,,..

BIOS EM INGLÊS (RANDOM)

• taehyung’s voice: CHIM CHIM

• dANCING IN CALL ME BABY LANGUAGE

• cl’s voice: wHERE MY BAD GIRLS AT?//?/??

• jackson’s voice to jinyoung : let’s eat ramen??¿?¿

• jimin’s voice: JEON JUNGKOOOOOOOOOOOOK

• tHEY CALL ME BAEPSAE,,..,.,548544154%¨@%¨

• SHY SHY SHY

• namjoon’s voice: WEAREBULLETPROOF RA RA

• GIRLS GENERATION MAKE FEEL THE HIT

• hARD CARRY HEY.,;..,.,.

• MARK WHY U DO DIS TO ME

• jungkook’s voice to jimin: my mo… my mochi

• eLECTRIC ,.,..,,, ELECTRIC SHOCK

• DANCING IN HOW’S THIS LANGUAGE

• yoongi’s voice: everybody is so weird here,,,,,

• BITCH RESPECT ME,,,,,, I KNOW SING IN KOREAN

• bITCH I WILL KILL U WITH MY KPOP POWERS (?/;/;?)

• jungkook’s voice: nADO NAL JAL MOLLA

• I LOVE TWICE MORE THAN I LOVE MYSELF,,,

  • símbolos pra nome ou bio,,,,
  • ˗ˏˋ nome ˎˊ˗
  • nome
  • ◥ ◤▽▲nome▼△◥ ◣
  • *∘✧ nome ✧∘*
  • ʚĭɞ nome ʚĭɞ
  • *∘✧ nome ✧∘*
  • ✧*:・゚•̤ᴗ•̤*ૢ bio *:・゚•̤ᴗ•̤*ૢ✧
  • *°•..¸¸.*♡*.¸¸.*☆* bio  *°•..¸¸.*♡*.¸¸.*☆*
  • ❤·.·´¯`·.·•❤•·.·´¯`·.·❤ bio ❤·.·´¯`·.·•❤•·.·´¯`·.·❤
  • ⋰˚☆  * ⋰˚☆★⋰˚☆  * ⋰˚☆★
  • * ʕ·ᴥ·ʔ *  
  • (づ  ̄ ³ ̄)づ
  • ⁷∕₂₇
  • ⁷∕₂₇ ᵗᵒᵘʳ
  • (づ  ̄ ³ ̄)づ
  • /\_¸_/\
    (=•_•= )

웃 ღ ♥ ♡ ❤ ❥ ❦ ∴ △ ∞ ☆ ★ ✖ ® ™  ☏ ℡ ゚ ❝ ❞ ✥ ✦ ✧ ✩ ✫ ✬ ✭ ✮ ✯ ✰ ✱ ✲ ✳ ❃ ❁ ❀ ✿ ✾ ✽ ♆ ✼ ✻ ✺ ✹ ✸ ✷ ₪ ✶ ✵ ✴ ❄ ❅ ❆ ❇ ❈ ❉ ❊ ❋ ❖ ⁂ ⁑ � ▲ ▼ △ ▽ ◺ ⊿ ◤ ◥ ◣ ◢ • ● ♀ ♂ ⚢ ⚣ ⚤ ⚥ ⚧ ➹ ◎ ♦ ✗ ✘ ✚ ✪ ✣ ✤ ✥ ➸ ☑ ☒ ☓ ☠ ☡ ☢ ☣ ☤ ᛟ ᴥ ☥ ☦ ☧ ☨ ☩ ☪ ☫ ☬ ☭ ☮ ☯ ♦ ♠ ♥ ♣ ♢ ♤ ♡ ♧ ● ◯ ☚ ☛ ☜ ☝ ☞ ☟ ✌ ☼ ⛮ ⛅ ☀ ❂ ☁ ⛈ ⛱ ☂ ☔ ☃ ⛇ ⛄ ☄ ☾ ☽ ❄ ☇ ☈ ⊙ ☉ ℃ ℉ ° ❅ ✺ ϟ ♔ ♕ ♖ ♗ ♘ ♙ ♚ ♛ ♜ ♝ ♞ ♟ ♈ ♉ ♊ ♋ ♌ ♍ ♎ ♏ ♐ ♑ ♒ ♓ ⚀ ⚁ ⚂ ⚃ ⚄ ⚅ ⚆ ⚇ ⚈ ⚉🐵 🌍 🌠 🎶 🏠 🌲 🌳 🌴 🌵 🌙 🎼 🎯 🌟 👪 👫 👬 👭 🔥 ◴ ◵ ◶ ◷ ◰ ◱ ◲ ◳ ☊ ☋ ☌ ☍ ♲ ♳ ♴ ♵ ♶ ♷ ♸ ♹ ♺ ♻ ♼ ♽ ♾ ✇ ❂ ⌘ ✈ ⚐ ⛿ ⚑ ⛳ ⛴ ⛵ ⛺ ⚗ ⚘ ⌇ ☫ ☬ ☭ ⍝ ⍟ ⍣ ⍤ ⍥ ⍨ ⍩ 유 ℧ ℥ ۵ ≛ ∫ ∬ ∭ ∮ ∯ ∰ ∱ ∳ 〄 ≦ ≧ ∩ ∪ ⊗ ⊘ ⊾ ⋖ ⋗ ∀ ∃ ∄ ∅ ∈ ∉ ∏ ∑ ∓ √ ∛ ∜ ∝ ∟ ∠ ∡ ∢ ≃ ≅ ≠ Ω ♨ ❢ ❣ ✐ ✎ ✏ ✍ ✆ ☎ ✄ † ✞ ✝ ✛ ✙ ރ ⌚ ▧ ▨ ▦ ▩ ۩ ஜ ಌ ஜ ๑۩۞۩๑ ஜ ஒ ண இ ஆ ௰ ௫& ૪ »♥«☜♥☞♥ ❥☊ ♪ ♫ ♩ ♫ ♭ ♪ ♯ ♬ ♮ ♫ ♩ ♫ ♭ ♪ ♯ ♬ ♮ ♬⇤ ⇥ ⇦ ⇧ ⇨ ⇩ ⇪ ⌦ ⌧ ⌫ ➫ ➬ ➩ ➪ ➭ ➮ ➯ ➱ ⇌ ⇍ ⇎ ⇏ ⇐ ⇑ ⇒ ⇓ ⇔ ⇕ ⇖ ⇗ ⇘ ⇙ ⇚ ⇛ ↺ ↻ ⇜ ⇝ ⇞ ⇟ ⇠ ⇡ ⇢ ⇣ ↩ ↪ ↫ ↬ ↭ ↮ ↯ ↰↱ ↲ ↳ ↴ ↵ ↶ ↷ ↸ ↹ ↼ ↽ ↾ ↿ ⇀ ⇁ ⇂ ⇃ ⇄ ⇅ ⇆ ⇇ ⇈ ⇉ ⇊ ← ↑ → ↓ ↔ ↕ ↖ ↗ ↘ ↙ ↚ ↛ ↜ ↝ ↞ ↟ ↠ ↡ ↢ ↣ ↤ ↥ ↦ ↧ ➟ ➡ ➢ ➣ ➤ ➥ ➦ ➧ ➨ ➚ ➘ ➙ ➛ ➜ ➝ ➞ ➸ ♐ ➲ ➳ ➳ ➴ ➵ ➶ ➷ ➸ ➹ ➺ ➻ ➼ ➽(◕‿◕✿) 。◕‿◕。 ⊱✿◕‿◕✿⊰ (◡‿◡✿) (◕〝◕) ◑▂◐ ◑0◐ ◑︿◐  ◑ω◐ ◑﹏◐ ◑△◐ ◑▽◐ ●▂● ●0● ●︿● ●ω● ●﹏● ●△● ●▽● ⊙▂⊙ ⊙0⊙ ⊙︿⊙  ⊙ω⊙ ⊙﹏⊙ ⊙△⊙ (°_°) (´❛-❛`) (´・_・`)(✿ฺ。✿ฺ) (。♡‿♡。) (-’๏_๏’-) (⌒_⌒;) (´✪‿✪`) (✪‿✪)ノ (✲✪‿✪) 𝓪 𝓫 𝓬 𝓭 𝒆 𝒇 𝓰 𝓱 𝓲 𝓳 𝓴 𝓵 𝓶 𝓷 𝓸 𝓹 𝓺 𝓻 𝓼 𝓽 𝓾 𝓿 𝔀 𝔁 𝔂 𝔃 𝓐 ℬ 𝓒 𝓓 𝓔 ℱ 𝓖 ℋ 𝓘 𝓙 𝓚 ℒ ℳ 𝓝 𝓞 𝓟 𝓠 ℛ 𝓢 𝓣 𝓤 𝓥 𝓦 𝓧 𝓨 𝓩ﭢ ツ ッ シ ⑆ 【ツ】 囧 ㅹ Ü ☺ ☹ ☻ ๏̯͡๏ ﭢ 〲 〴 ϡ ﭢ 〠 ⍡ ⍢ ⍣ ⍤ ⍥ ⍨ ⍩ ะ㋚ะ ๑㋡๑ ʚ㋞ɞ

FIZ MAIS UM DE BIOSZINHAS PRA VCS SZ

SE VCS QUISEREM Q EU FAÇA MAIS EH SÓ PEDIREM Q EU VOU PROVIDENCIAR SZ

fav se vocês usarem bbs ♡ //gio

È passato esattamente un anno da quando ci siamo conosciuti. Oggi è un anno da quando quella sera io, Michele e Andrea ci mettemmo a scherzare suo web. Un anno da quando mi incantai di fronte a te per la tua bellezza, perché Dio sei bellissima! Un anno da quando so che la mia persona esiste. Un anno da tutte le sventure, le risate, i pianti… i tiri e molla. Ci lasciavamo scappare le mani per poi riprenderle. Provammo a dividerci ma alla fine le nostre strade sono intrecciate.
Ritornammo e ci abbracciammo ma a dividerci è sempre stata la distanza.
Ci desideriamo.
Ci amiamo e lo neghiamo. Ci voltiamo le spalle e ma con la mente ci cerchiamo.
Cerchiamo di trovare qualcuno di simile, ma la verità è che non c'è nessuno… esistiamo solo noi
Abbiamo sofferto.

Abbiamo amato, ma la distanza ha sempre giocato… giocato contro noi.

Un anno di noi… Un anno di amor complicato.
Continuo a sognarti sai? Bella come sempre fra le mie braccia come non mai.
Mi sveglio.
Ti cerco nel letto.
Ma tu al mio fianco la mattina ancora non ci sei.
Ti voglio.

TI AMO.

Amate… amate perché l'amore è una cosa bellissima.
È amore se ti scombussola la vita, facendola anche sua.
È amore se non smetti di pensarla.
È amore se necessiti di lei come necessiti dell'ossigeno.
È amore se perdi la testa.
È amore se le giornate buie, nere, vuote si colorano e si riempiono di gioia.
È amore se solo a sentir il suo nome inconsciamente vi strappa un sorriso .
È amore se solo il pensiero che lei esista e sta con te, ti fa sentir caldo il cuore nell'era glaciale che ti ha oppresso… che ti opprime.

È amore se ti spacca il cuore.

Temente un minimo la distanza. Non abbiate paura di essa, perché vi farà solo ancor più male. Combattetela, accorciatela anche se dovesse passare del tempo. Ci starete male all'inizio ma ciò non dovrà scoraggiarvi. Lottare è ciò che bisogna fare, perché l'amore è ancor più bello a distanza. Ogni volta ad aspettare con ansia quel giorno, quel benedetto giorno che vi incontrerete. In lacrime correrete verso di lei. L'abbraccerete. La stritolerete. Starete insieme, vi godrete il momento, i giorni insieme e si darà ancor più amore di ogni singolo giorno. Certo fa male vederla in uno schermo e quando lei starà male non potrete esser lì a coccolarla, su questo la distanza è tirannica, crudele… da farti sentire impotente e inutile. Averla tutti i giorni, o quasi tutti, si è bello… di più molto di più. Condividi più momenti, ma questo non vuol dir che la distanza non possa farlo anche.

TI AMO.

Mi manca la tua voce. Mi mancano i tuoi messaggi. Mi mancano il tuo modo di scherzare. Mi manca sentirti ridere. Mi manca scherzare con te. Mi mancano quei tuoi poemi d'amore. Mi manca il tuo buongiorno tanto atteso, la tua buonanotte. Mi mancano quelle intere notti a parlare, o a fissarci ridendo come idioti nel silenzio. Mi manca la tua persona. Mi manca quel tuo modo di lottare, di aspettare quel dannato giorno. Mi manca il tuo modo di riassicurarmi, mi manca rassicurarti che tutto andrà nel verso giusto, di tirarci su il morale. Mi manca il tuo modo di farmi sentir vivo, quando poi mi hai ucciso. Mi manca il tuo modo di fare, di parlare. Mi manca il tuo modo di farmi sentir tuo e solo tuo. Mi mancano le nostre speranze, i nostri futuri programmati e realizzabili. Mi manca il nostro modo di programmar viaggi per star insieme… soli, io e te. Mi manca averti. Mi manca ogni cosa di te. Insomma…

Tu mi manchi.

Sei maledettamente bella… Così fragile che non meriti di star male. Una persona eccezionale. Sei stata capace di entrarmi nel cuor in poco. Che non sia il momento giusto? Che ci incontreremo fra qualche mese?
Ovunque vado io ti ho con me. Sei sempre con me. Sei nei miei pensieri, nei miei discorsi, sei nelle mie lacrime… nei mie sorrisi. Sei dentro di me… Sei me. Tu sei l'altra parte che mi completa. Sei tu che puoi dare un senso a tutto questo.
Sei importate.
Speciale.
Unica.
E sai cos'è? È che merito il meglio, merito te… e tu meriti me. Se non sarò abbastanza proverò ad esserlo. E non che ti amo solo. No! No! Io di desidero.
Se potessi togliere un anno della mia vita per una settimana, pure un giorno, sceglierei di viverlo insieme a te… Indubbiamente.
Amor mio che non perdoni quante belle e fantastiche cose sei.
Quante cose cose belle e fantastiche possiamo essere.
Prima o poi insieme torneremo… Insieme staremo.
Vorrei dirti adesso e per sempre…
TI AMO.

—  Il Diario Di Un Desiderio Distante

Io e zanna storta siamo diventati compagni di molla per i capelli, lei perché non riusciamo a trovare un tolettatore abbastanza coraggioso da tagliarle i peli del muso (ringhia e morde), e io perché ho paura di perdere i capelli e quindi li voglio far crescere fino alle caviglie prima di dirgli addio.
Zanna storta non è il suo nome, in realtà non so quale sia, mia madre la chiama Chicchinella, mia sorella Patatascricciolosa, io di solito semplicemente cane. Occasionalmente riaponde anche al nome di Puttanella.

Block B’s Reaction To When You Yell At Them In A Different Language

Anon Requested: Hey there! I was wondering if it wasn’t to much trouble if you could make a gif/writing reacting with Block b where when you are man you yell at them in a different language that they don’t understand! Thank you lots!

I literally forreal just listened to ‘HER’ by Block B. Bruh, today I’m just so happy so I decided to share my happiness. Some reallyy cute boy named Kai just moved into my class (he’s new) and my friend said he kept on staring at me until I went to the bathroom and he asked the teacher if he could go to then he told me “Finally, it was so hard to get you away from your friends but I just thought I should tell you that I think you’re cute and I find you really adorable like how you think Jackson is cute or to convince you that I know who that is, I know who said ‘Markiepoo’. Yeah I know who GOT7 is.” OMO! A fanboy? My day was just idk what to do… Anyways ENJOY!!! - Admin Joey


Taeil:

Originally posted by awwfuckno

*Confused as hell* “Can you calm down?… If you yell at me in another language then I don’t know what to do cause I have no dang idea of what your saying to me…” He’d talk to you sincerely using his voice to try to calm you down. He knows that you have a right to get angry sometimes but when you are going to yell at him at least do it in the language he understands cause he really got no idea of what you were saying to him.

Jaehyo:

Originally posted by jaehyohoe

*Finding you cute af* “asfkoejejfooo….. wait how did you say that word you just said? Hehehe… When your mad and screaming a different language is cute… Look at you so smart you know a language that 
I can’t understand… teach me…” He’d find how you rolled your tongue while speak another language very interesting cause it made a different sound from korean. Just him smiling and looking at you would make you forget what you were mad about because he kept on insisting that you looked really cute when you were screaming another language.

Park Kyung:

Originally posted by siousie

*Confused but finding that funny* “Aish… nan molla (I don’t know). Why you shouting at me in a different language?” He’d start chuckling as he imagined how you two looked right now with you shouting in another language and him answering in another language looking confused. “Next time just tell me what you are mad about don’t be yelling in another language…” He’d leave the conversation with him smiling.

B-Bomb:

Originally posted by buckw1lds

*Acting cute to you* “hmmm… can’t you just say you’re mad next time? I’m really confused and I don’t know what you are trying to say to me…” He’d by rocking side to side looking down at the floor due to that you couldn’t help but smile a bit. He truly knew you were mad but he would have found a way to cheer you up a little and get you to smile or laugh a bit. In the end, you both would be smiling and looking at each other before breaking into a short bit of laughter.

Zico:

Originally posted by undo9

*Mentally prepared before you spoke a different language* He’d be quiet at first expecting you to yell at him saying everything that he’s done that was wrong but once an unknown language rolls off your tongue he’d place a hand to his head and smile. “Ai…. Another language again… otoke?” He’d mumble to himself in a whisper tone. Once you started speaking a different language he’d just sit where he was and wait for you to finish yelling then he’d start speaking.

P.O:

Originally posted by tljoe

*understanding af* “You must be really mad y/n.” He’d place a hand on your cheek and look deep in your gaze. “It’s okay, I understand just let it all out though if you want me to answer back then speak korean cause girl I got no clue what you are trying to say.” He’d be caressing your cheek back and forth while you tried to avoid his piercing gaze but everytime you tried to turn away he’d tilt your head toward him.

U-Kwon:

Originally posted by jaebugs

*Mouth agape* ….. He’d be taken aback at how many words were coming out of your mouth. “What language is this?” He’d be questioning what language you spoke and what you had been saying later on. When you’d tell him everything you had said earlier he’d say “ohhh…..” for about 3 minutes before he said “later on when you get mad just say that okay?”.

Didone, per esempio, bravo chi la capisce. Io non ci sono mai riuscita. Ogni volta che prendo in mano l’Eneide mi piglia uno di quegli intorcoli di stomaco che solo la rabbia genera, quando non la puoi sfogare.
Ma come, dico io, benedetta figliola! Hai tutto. Ma tutto tutto, proprio tutto quello che una donna, se ha un briciolo di sale in zucca, può desiderare.
Sei bella. Non come una velinetta da strapazzo, di quelle che sono pezzi di carne buttati lì, con le poppe al vento ed una espressione stolida sulla faccia che nessun chirurgo estetico può cancellare. No, bella bella, perché hai una certa età, ma sei ancora giovane e piacente, e si presume con negli occhi quella luce di intelligenza mista a consapevolezza che hanno le donne con una testa sulle spalle e un passato nel cuore. Sei più che bella, insomma, perché non è solo una questione di avere una certa misura di décolleté, la bellezza, o una certa età anagrafica, o una ruga in più o in meno: la vera bellezza è questione di fascino. E tu, Didone, lasciatelo dire, dovevi averne a secchi e sporte.
Poi hai carattere. Ma di quelli tosti. Vedova d’un uomo che hai amato, ma che, con delicato buon senso, è morto in fretta, lasciandoti libera e regina, narra la leggenda che mica ti sei messa addosso il velo della sposa in gramaglie e via a frignare. No, tu eri proprio regina e proprio libera di testa. Tanto è vero che, quando tuo cognato – perché gli uomini migliori han sempre fratelli stronzi? Anche questo è un grande interrogativo della storia! – viene lì tomo tomo cacchio cacchio a proporti un “accomodamento” per conservare una forma di potere regale anche dopo che il re tuo marito è defunto, e cioè di sposare lui e farlo diventare l’uomo di casa e il padrone della città, reagisci come una che sulla testa ha una corona, ma non per il caso fortuito d’aver sposato un principe regnante. Fra il diventare schiava, seppur sotto il paramento di un matrimonio legittimo, di un uomo che detesti, e il rischio di partire verso l’ignoto, non hai un attimo di esitazione: parti. Generazioni di donne, prima e dopo di te, si sarebbero rassegnate ad invecchiare in stanze buie, nella tristezza della quotidiana violenza e dell’indifferenza, pur di conservare o di riacquistare il nome di spose. Tu no: prendi e vai via, portandoti dietro quel poco che serve e chi ti è fedele.
Fondi una città. Nel mondo antico le donne non fondano città. Neppure se siamo nel mito. Le donne, ben che vada, accompagnano i fondatori. Anzi, nella prassi comune, al massimo al massimo si fanno rapire dai medesimi, dopo che hanno fondato. Tu no: sbarchi, ti guardi in giro con l’occhio clinico che oggi le principesse usano, nel migliore dei casi, per scegliere il luogo dove edificare la casa per le vacanze, e dici, con il medesimo tono: voglio quel posto lì. Il re di quel posto lì ride, anzi ghigna: lui in quel posto lì non ci ha mai visto altro che una palude nei pressi del mare, con una baia tonda, mezza chiusa dai detriti: a che mai può servire? Ma tu t’incaponisci: no, no, proprio quello. Lui ti guarda, sempre ghignando, perché ha deciso che è un capriccio da donnetta, una mattana, del resto che ne possono sapere le donne di dove si fonda una città, andiamo. Così sorridendo, fa un cenno di capo condiscendente, e ti propone ciò che sempre si propone ad una donna: “Vabbe’ lo vuoi? Allora mi sposi e quel posto lì te lo regalo.”
Ma tu di matrimoni e di mariti, e di proposte, ne hai già avuti più di quanti te ne servivano, quindi gli ribatti: “Ma no, facciamo un bel contratto, come se fossi un uomo. Io prendo una pelle di bue e tu mi regali tutta la terra che può contenere.”
Non solo è una donna, ma è anche ben scema, pensa il re locale, e qui il ghigno si spande tanto sulla faccia che, se non gli mettevano le orecchie a fermarlo, il sorriso gli spaccava la testa a mezzo. Tu sorridi di rimando, e, con l’anda di una Grace Kelly, stipulato il patto cominci a tagliare la pelle a striscioline, ma così sottili, così sottili, che, alla fine, a stenderle per terra ti sei presa tutto il promontorio che t’interessa, e il porto, e anche un po’ di campi attorno, mentre al re locale il sorriso di sufficienza si è trasformato in rictus, perché farsi fregare è già duro, ma da una donna, e bella, è uno smacco che non gli perdoneranno più.
Quindi, via, a costruire. Una città. E mica una qualsiasi. Cartagine, quella che, nata dal sogno di una femmina, sarà regina anche lei, di ogni rotta commerciale. La palude, tu l’avevi intuito, diventa un meraviglioso porto. Nascosto agli occhi indiscreti, proprio perché si apre in quello stagno tondo collegato con un canale che, alla bisogna, si può chiudere per impedire l’accesso ai nemici: è un luogo strategicamente meraviglioso, sì, proprio quel posto lì, dove il buzzurro capotribù vedeva solo una barena costiera senza utilizzo.
Ora, dico io, Didone mia, ragioniamo: sei bella, sei affascinante, e sei pure più intelligente di ogni uomo che hai incrociato nella tua vita. Spiegami, perché Enea? Ma Santi numi di tutto l’Olimpo fenicio e greco in seduta plenaria, che diavolo ci hai visto in lui per perderci così la testa? Caruccio, vabbe’, ma neanche un Paride; eroe, ok, ma di secondo piano. Con la mamma dea, siam d’accordo, ma una suocera così è più una rogna che un bonus: già quelle mortali, sopportale, figuriamoci quelle divine, te le raccomando.
Ti arriva alla reggia che ha sì e no una nave, pieno di fame, di un vago passato pieno di disgrazie, di un futuro che definire incerto è un atto di ingiustificato ottimismo, senza progetti, senza appoggi, sballottato dal Fato, va bene, ma forse anche da un carattere che è tutto un dubbio ed un ripensamento. E tu, che hai congedato senza un rimpianto fior di principi e ti sei salvata da squali ben più pericolosi, a questo tizio cadi ai piedi così, senza un fiato: non fa tempo ad entrare alla reggia che pàffete, per terra, non ti si ripiglia più.
Lo ami. E lui anche, magari, ma è tutto un tira e molla. E i rimorsi per la moglie perduta. E il figliolo che sta sempre tra le palle. E la mamma, la mamma, che preme, e trama, e suggerisce e controlla. Tu, che hai sempre avuto il piglio della donna manager, non ti sei mai fatta dire nulla e hai dato sempre i tempi tu, a tutto, vai nel pallone completo. Questi fanno, disfano, si insediano alla reggia, si sentono a casa loro, e tu non fai un piego, anzi, con il sorriso sulle labbra, prego s’accomodi, le servo anche un the? Non sei più regina, sei uno straccio. Perché poi non è neanche la fatica di star dietro a tutti ‘sti casini: a quelli, diciamolo, ci sei abituata, un po’ d’organizzazione e se ne vien fuori a testa alta, anzi fresca come un fiore. No, chi ti manda ai matti è proprio lui, che c’è, ma non c’è mai, o almeno non del tutto. Che non lo capisci. Sta lì, sul balcone, con lo sguardo misura l’infinito, ma non sai se è perché lo rimpiange, lo rincorre, se ne vuole andare. E quando gli chiedi: “Ma che hai?” ti risponde: “Niente”, con l’aria però di chi ha qualcosa, ma non te lo vuole dire. Ci fosse una casa, come per Ulisse, a cui brama tornare, o una donna, come Penelope, che lo aspetta, capiresti. Ti regoleresti di conseguenza. Almeno sapresti contro cosa combatti. Ma non c’è nulla, tranne la sua tristezza infinita, muta, senza motivo, a cui non ti lascia avvicinare. È un vuoto che lo rosica da dentro, e non si può colmare, lo tormenta, ma non abbastanza da sfociare in qualcosa di serio: resta sempre a mezz’aria, inespresso, se ne vergogna un po’ anche lui, ma non lo affronta mai, anzi ci si crogiola.
Tu sei lì, cazzo, ti sbatti come una dannata per farlo felice, e lui pare che a esserlo lo sia per fare un favore a te, e nel fondo degli occhi quasi gli leggi persino un rimprovero perché non lo lasci essere infelice in santa pace.
Non sono cattivi gli uomini come Enea. Magari! Dai cattivi ci si difende. Sono i bravi ragazzi che ti rovinano la vita. Quelli a cui non ti riesce di dire il vaffanculo che meritano. Ci soffri, santi dei quanto ci soffri, a sentirti sempre tenuta sulla porta dell’anima e mai invitata ad entrare davvero; ti chiedi se ti ama, ti rispondi che sì, ma come può amare lui, cioè nei tempi morti in cui non sta a soffrire per se stesso; tu che hai sempre risolto ogni problema, e salvato tutti, non concepisci di non riuscire a salvare lui, che è in fondo l’unico a cui tieni. Più passa il tempo e più ti annulli, perché speri così di dimostrargli che non si deve sentire un fallito, e anche che tu sei una donna proprio come tutte le altre, anche se regina: bisognosa di un uomo che le stia accanto, a cui far da compagna, e anche un po’ da mamma, e da amica. Bisognosa di riversare su qualcuno tutta la tenerezza infinita che devi nascondere quando tratti gli affari di stato, perché poter essere finalmente dolce e materna, per una donna costretta a vivere in un mondo di maschi, è riposante, è come giocare con le bambole, fa tornar bambina.
Oddio Didone, quando ti leggo e vedo che sei a questo punto, mi piglia l’ansia: so a naso che siamo ad un passo dalla fine, è una storia che ha scritto tragedia da tutte le parti. Mi verrebbe da gridarti: via, scappa, salvati, lascialo perdere! Guai ad affezionarsi ad uomini così, sono una jattura! Sii ancora una volta intelligente, o almeno furba, e mollalo a cucinare nel suo brodo. Non vogliono essere salvati, quelli così: nel loro dolore ci stanno benissimo, come in una cuccia. Se lo sono costruito come un rifugio. Credono di vivere un grande dramma esistenziale, ma il loro dramma è in realtà una comunissima vita, con le sue batoste: sono loro che, a furia di fisime, la trasfigurano in una tragedia senza eguali, di cui però scaricano il vero peso a chi sta loro intorno, e alla fine ne escono sempre puliti, con un’aria di vaga melanconia molto chic.
Non te lo grido, naturalmente, e tu non potresti sentirmi. Così rotoli verso il disastro, che arriva puntuale. Lui, codardo come un uomo, scappa, di nascosto. Con l’alibi di non farti soffrire e di essere chiamato a doveri più grandi. Perché non ha nemmeno le palle di dirtelo in faccia, in realtà. Dirlo significherebbe ammettere che ha una qualche responsabilità in come gestisce la sua vita: che sono le sue scelte, non il fato o la sfiga a trasformarlo in ciò che è, perché non c’è nulla al mondo, in verità, che ci costringa a fare qualcosa se davvero non vogliamo.
E tu ti senti morta. Morta dentro. Di botto, senza un avviso di chiamata. Non c’è più niente intorno, e dentro solo il vuoto. Perché a lui hai dato tutto, e non è rimasto più nulla per te. Ti resta solo la spada, che carezzi prima di salire su una pira funebre: sei sempre organizzata, tu, mica lasci l’incombenza del tuo funerale agli altri che verranno. E ti ammazzi, lanciando maledizioni: sai che quelle non colpiranno, ma speri che almeno la fama della tua morte offuschi un po’ quell’aura da bravo figliolo ligio e sfortunato che è l’unica cosa a cui lui tiene veramente, perché oltre a quel ruolo non ha altro, e mai null’altro avrà.
Didone, non si fa così, ecchecazzo. Ogni volta che finisco il canto piango, ma mica per quella stupidaggine dell’amore romantico o del destino avverso. Piango perché, porca di una miseria, non ci si può lasciar ridurre così dal primo cretino che passa.
Sogno una Didoneide che ti renda finalmente giustizia, in cui lui ti abbandona, ma tu lo guardi andar via dalla terrazza della reggia con un sorriso pacato, finalmente conscia che il suo destino, sì, è quello di andar nel Lazio, e vada; anzi ti dispiace solo per quella povera disgraziata di Lavinia, che si dovrà sopportare pupo, suocera, amici e soprattutto lui, per invecchiare insieme con la sua tristezza cronica e la conversazione da sbadiglio. E mentre la nave si allontana all’orizzonte, di nuovo libera e di nuovo regina, convochi un bell’ufficiale della guardia, scattante e muscoloso, perché c’è da fare una ispezione al porto e contrattare le rotte con gli Etruschi, e rinnovare i sofà della reggia, programmare la rappresentazione teatrale per la sera… e la vita va avanti meglio senza quella lagna di Enea, su.
Non mi importa se domani finirà tutto,
Non mi importa la distanza che ci separa,
Non mi importa stare male perché tu non sei qui con me fisicamente,
Non mi importa come tutto questo andrà,
Ma mi importa che tu rimanga con me anche per tutta la vita.
Okey?

anonymous asked:

Se un ragazzo ti lascia, per ben due volte, ma ti scrive dopo una settimana e in qualche modo ti cerca (non abbitualmente ma comuqnue lo fa) Cosa significa secondo te?

Lascia perdere, per esperienza, i tira e molla e le continue intermittenze non portano a nulla, se non una perdita di tempo.

Sole e Luna non dormono mai

I tira e molla, sempre odiati. Lui sta lì per i fatti suoi e a un certo punto qualcosa lo chiama, lo attira. Qualcuna. Le prime sbadate distratte attenzioni; come si osa guardare la luna tra le sagome dei palazzi, in giro su una macchina, scompare e ricompare. Ciò che rimane sempre di una luna, la sera, con le nuvole o senza, è quel grigio alone di pace o inquietudine. Lo sfiorarsi lento di sguardi sulla superficie, prima di ogni cosa. Girarla la superficie, come la terra gira sul suo asse, e arrivare nell’ombra, esplorare sempre più. Giù lungo i crateri e le crepe della pelle. E sia fatto così il giorno, e venga poi la notte. Il buio cotonato di raggi lunari sospesi su ogni misfatto. Lui così luminoso chiuso in una macchina dai vetri neri, oscurati, che sterza a ogni curva, percorre ogni strada, e cerca la luna, la spia, si è ormai invaghito. La luna ha il ciclo, quando c’è, si sente. E venga il giorno in cui il ricordo è ormai passato e dall’alto del cielo nessuna luna compare, quando il sole invece vola come mongolfiera a lavoro sulle città e su tutta la terra. Chi lavora di giorno e chi invece di notte. Eppure ci sono istanti che durano anche ore in cui sole e luna, nello stesso cielo, si ritrovano. E mentre la luna fa la colazione e beve il suo primo caffè, il sole cena con un uovo fritto. Sono due vicini di rione che si guardano dai vetri sporchi di due appartamenti l’uno di fronte all’altro, agli ultimi piani di due grattacieli altissimi che fanno a gara a chi ce l’ha più lungo. E sia fatta la notte del sole insonne che come la luna non dormono mai, ma scompaiono all’ombra e alla luce. È una storia di giorni, è una storia di mesi, un’attesa costante, un amore paziente, come quegli amori estivi che aspetti di rivedere l’estate che verrà. Si mandano le lettere sole e luna, epistole stellari, spedite dal vento col suo comodo e coi suoi ritardi. L’affetto che si emanano irradia sulla terra e laggiù la vita scorre per ogni persona, diversa, più concreta, meno lontana. Sole e luna si scrivono, progettano viaggi. Sole e luna per anni si amano distanti. Ma un giorno vogliono sposarsi e che l’universo sia presente, per onorare e consolidare la loro unione. Il giorno è deciso, l’universo è d’accordo. Gira e rigira col passare degli anni, cambia l’assetto, le stelle si spostano, il viaggio è lungo, ma l’universo è arrivato. Sotto il suo sguardo benedicente, all’alba di un nuovo giorno, sole sta sul balcone a fumare, luna fa lo stesso e legge prima di dormire. Si salutano così, ancora, da un balcone all’altro. Luna è in piedi e sole sale, sul parapetto. Sole è in piedi sul parapetto; si lancia. Luna non può vedere non può credere ai suoi occhi e non può vivere da sola, non vuole; e lo segue nel tuffo. Si raggiungono e si abbracciano nell’aria, cadendo nel vuoto, tra gli alti edifici. La gravità della situazione, la gravità che li sospende. Universo li benedice: «Vi dichiaro Marito e Moglie… Lo sposo adesso può baciare la sposa…». E Sole bacia Luna. Ed è eclissi d’amore.

Chiunque, omo o eterosessuale, abbia una relazione di coppia conosce benissimo la questione: il sabato pomeriggio è dedicato al culto de La Via Crucis.
La Via Crucis di coppia si svolge secondo modalità, o Stazioni, differenti a seconda del luogo di residenza, villeggiatura o dovunque vi troviate.
Oggi vi parleremo della Via Crucis di Roma: Via del Corso e per comodità useremo due personaggi di fantasia Gesù Cristo e Maddalena.
1ª Stazione – Tezenis; Cristo è condannato a morte - Cristo e Maddalena sono partiti a piedi da Piazza Venezia dribblando folle di romani, giudei, venditori di rose e mimi rumeni che mimano mimi rumeni, per arrivare alla prima stazione, Tezenis. Poco prima di entrare Cristo capisce che non ne uscirà vivo: Tezenis, infatti, è uno dei 100 nomi di Satana in lingua aramaica.
2ª Stazione – H&M; Cristo è caricato di buste – Già alla seconda stazione Cristo rimpiange non essere nato polipo. Tiene tra le dita otto buste di indumenti intimi, che diventano 16 in periodo di saldi, 32 in caso di chiusura per rinnovo, 64 per cessata attività. Cristo ha le falangi che sanguinano, ma il cammino verso il Golgota è ancora lungo. Amen.
3ª Stazione – Sephora; Cristo cade la prima volta – Non appena entrato da Sephora, Gesù Cristo, obnubilato dalla fatica, alla vista di innumerevoli palette multicolori perde otto diottrie. Quando scopre l’esistenza del colore Marsala Marmorizzato Gesù perde i sensi e cade in avanti ferendosi il costato. Maddalena chiede aiuto in un ristorante per turisti lì vicino. Un cameriere, romano, non sapendo cosa fare butta dell’insalata piena d’aceto sulla ferita. Fanno 18 euro, pane e coperto esclusi. Gesù Cristo paga, e si interroga sull’esistenza di suo padre.
4ª Stazione – Gesù incontra sua madre – Bella Ma’ – Bella Gegè – Bella Giu’ – Bella Ge’ - Se vedemo.
5ª Stazione – Gesù è aiutato a portare i pacchetti da Simone del Bangladesh – Esausto, Gesù Cristo decide di dare 5 euro a Simone, un Bangla che vende rose, se lo aiuta a portare la palette di ombretti da 3 colori, 140 sfumature e 1500 varianti cromatiche del peso di una Mercedes Classe G.
Simone prende i 5 euro e gli molla 15 rose, prezzo affare all’ingrosso. Gesù non sa dove metterle e Simone si offre di fare una bella coroncina da tenere sulla fronte. Bella proprio. Maddalena vede la corona di rose e scuote la testa: “Sempre a buttare i soldi in ‘ste cazzate stai. Ma non facevi prima a prendere un Kids Meal da Burger King che ti davano il cappellino di cartone? Deficiente “.
6ª Stazione – Santa Veronica asciuga il volto di Gesù; Veronica, una pia donna, vede la passione di Gesù nel trasportare buste e pacchetti e si offre di asciugargli la fronte con un fazzoletto. Così facendo, copre dolcemente il viso del Cristo mentre un compare gli sfila il portafoglio dalla tasca posteriore. Gesù ringrazia. Poi, accorgendosi del furto, comincia a dubitare dell’esistenza del padre.
7ª Stazione – Gesù cade una seconda volta; Maddalena nota che Gesù non si sta divertendo quanto lei e allora lo rimprovera – Possibile che per te non si trova mai niente? – quindi lo convince a entrare da Doppelgänger. Gesù entra e prova un piumino Colmar. Gli piace, il color vinaccia fa pendant con il sangue che gli cola copioso dalla fronte. La cassiera lo scambia per un barbone e chiama il ragazzo della sicurezza, un watusso di 110 chili che al suo paese faceva il buttafuori nelle mandrie di bufali. Gesù cade una seconda volta, dopo averne prese tante, e comincia a sperare vivamente nell’esistenza del padre, ché bestemmiare a vuoto non soddisfa.
8ª Stazione – Gesù ammonisce le donne di Gerusalemme; La botta in testa presa da Gesù gli provoca visioni mistiche di templi e luoghi sacri popolati di donne come in un circo Felliniano. Gesù, novello Matroianni, scappa dal sogno, ma prima deve lottare contro le donne tettute che gli vogliono fregare i pacchetti e le buste. Gesù rinviene e si rende conto di essere ancora a Via del Corso. Si alza e si ributta di testa sul marciapiede.
9ª Stazione – Gesù cade la terza volta; No, si è proprio buttato, senza manco simulare alla Cristiano Ronaldo. Gesù torna nel sogno di donne tettone, molla i pacchetti e si lascia cullare tra soffici mammelle. Gesù, per la prima volta, sorride.
10ª Stazione – Gesù è spogliato delle vesti; Ancora in coma e con ancora addosso il piumino Colmar, Gesù viene riportato dentro da Doppelgänger per una seconda razione di mazzate e per venire denudato, non solo del piumino, ma anche del resto dell’abbigliamento considerato fuori moda dallo stylist del negozio: Meglio nudo che con addosso roba della vecchia stagione.
11ª Stazione – Gesù è inchiodato sulla croce; Gesù, nudo con addosso solo la corona di spine e uno straccetto per pulire la moquette, viene spinto fuori dal negozio proprio mentre passa l’80 Express direzione Porta di Roma. Tenta di fermarlo allargando le braccia ma rimane attaccato ai tergicristalli del bus. L’autista se ne accorge al Tufello, quando due gocce di pioggia gli pongono il dubbio: far partire i tergicristalli o indire uno sciopero nazionale? Decide per i tergicristalli e si ritrova la faccia di Gesù spalmata sul parabrezza. Sciopero dell'Atac, croce di tutti i romani.
12ª Stazione – Gesù muore in croce; L’autista vorrebbe fermasi per cominciare lo sciopero e chiamare un’autoambulanza, ma i passeggeri, dopo aver scattato i selfie d’ordinanza gli intimano di proseguire, pena il dover chiamare due ambulanze. Una per lui. Dopo pochi metri, Gesù muore.
13ª Stazione – Gesù è deposto dalla croce; Arrivati a Via Carmelo Bene tutti i passeggeri scendono per andare al centro commerciale. L’autista stacca Gesù dal muso dell’80 e lo molla vicino ad un cassonetto.
14ª Stazione – Il corpo di Gesù è deposto nel sepolcro; Due indiani che vendono cover dei cellulari alla fermata del bus notano il corpo e mossi dalla pietà portano il corpo del Cristo davanti all’entrata di Leroy-Merlin. Magari quanculo gli costruisce una bara. Dall’alto Dio guarda la scena e chiama a sé il suo figliolo.
Cristo arriva in cielo con ancora tutte le buste e pacchetti e nel notare lo sguardo adirato del padre, ché il paradiso non è luogo di cose terrene, gli risponde: Sì, incazzati pure, ma non mi fai più paura di Maddalena se poi arriva e non trova la sua roba!

I'll Be Waiting (Mark Fan-fiction)

Chapter 1 Chapter 2 Chapter 3 Chapter 4 Chapter 5 Chapter 6 | Chapter 7 |

CHAPTER 8 (Last Chapter): MINE

You walked upstairs and sat on a seat. You looked at the calendar and noticed tomorrow is Valentine’s Day. You thought of Mark and you wanted to give him something. You tore out a paper from a random notebook. You took a pen from a pencil jar and started writing. 

♫ ♫ ♫ ♫ ♫ 

You walked in the school and holded your letter tightly. You went into your class and rushed to your seat. You placed your letter under Mark’s desk after looking to the left and right and he seemed to be not here yet. You tucked a hair strand behind your ear as you saw Mark entering the class. He waved at you and you waved back. You saw him holding a bunch of chocolates, letters, and even flowers. He quickly sat beside you and tossed his back to the ground. He placed the chocolates, letters, and flowers on the table, took a piece of chocolate, and ate it.

That’s a lot than last year…" You gasped and he chuckled.

"I dropped some while taking them here…. What about you? How come you didn’t get?" He asked and you shaked your head.

"I just came… and last year I didn’t know there would be guys who will give me some gifts.”  You said and he nodded. Both of you heard a knock on the door and saw a bunch of girls and boys entering to the class. The girls ran to Mark’s table and gave him the gifts, while the other guys went in and ran to your desk. You looked up seeing the guys placing chocolates and letters on the table and leaving the class. Mark chuckled at the shy guys and girls and he ate another chocolate. The bell rang and the students came to class as well as the teacher. Mark still did not notice a letter under his table.

♫ ♫ ♫ ♫ ♫ 

You went to the cafeteria without Mark and sat beside the normal guys. “Annyeong!" You greeted and they greeted back.

I heard about Sun Hee..“ JB reminded you of her when he said her name and you just smiled. ”I feel bad for Mark hyung.“

"Yeah, Sun Hee is not worth it." BamBam continued. ”I totally ship you and Mark together instead.“

You playfully smack him and they laughed. ”Now you have the chance to…“ Jr. smirked and you shaked your head.

What did you prepare for today?“ Yugyeom asked and you just smiled sheepishly. ”Ah~~ Noona what is it!“

Something.“ 

Arasso, we will totaly find out!“ Youngjae sharped his eyes, making you laugh.

Now here comes Mark hyung.“ Jackson sang.

Mark motioned you to go upstairs and you nodded. ”Gotta go. Annyeong!“ You said and they nodded. You ran upstairs and met Mark’s back. You walked slowly and placed your hands on Mark’s eyes.

Ah~ I know it’s you, Eun Mi. You always have warm hands.“ 

You scrunched your nose and sat beside him. ”Why did you called?“

I got this letter and I haven’t read it yet. I wanted to read it in front of you so you could also know.“ Mark smirked as he holded your letter. You widened your eyes when you noticed it was yours. You nodded slowly and he cleared his throat after unfolding the paper.

Dear Mark oppa, 

           I just wanted to say thank you for everything, literally everything. You had always been supporting me and by my side. I was actually sad when you were liking a girl and sadly, she liked you back. You both dated and I became lonely without you. It literally feels like she is trying to ruin our friendship little by little. When you both broke up I was really happy and sad at the same time because she had also broke your heart and it hurts. I remember when we were kids and you whispered Saranghae and just ran away, but we were still kids. I really hoped you meant those words and I wanted to make this letter because I am so thankful and I have been keeping these feelings for a long time. I have waited every second, every minute, every hour, everyday, every week, every month, and every year to say these words. S… S….. Even writing this is so hard gosh. Saranghaeyo, oppa… And I don’t care if you don’t even feel the same. I just want to know that you knew it for a long time. I really thought the girl that you find is so lucky. I wish it was me, but I know… this is life. So you see…. I LOVE YOU.

                                                                                  Love, Park Eun Mi"

Those words had melted Mark’s heart and you felt so shy about everything. You were about to leave, but Mark just gripped on your wrist and pulling you into a hug. “Guess what?" He asked in a husky voice.

I love you too.“ 

You felt a tear rolled down on your cheeks and you knew it was a tear of joy.

And your wish had came true.“ 

Mark rested his hands on your shoulder and pouted. ”Why did you keep it for so long?“

"M-Molla….. I was just scared that our friendship would end." 

Mark sighed and wrapped his arms around your waist. You wrapped your arms around his neck and smiled softly. Mark tilted his head to the side and stared on your lips. He moved closer until you felt his hot breath. You closed your eyes and felt Mark’s lips into yours. He was really slow and made it really passionate because he knew he stole your first kiss. Both of you pulled away and inhaled some air.

Now you are mine.“

——————————————————–

A/N: Hello there! So next week I would be having Mid term exams huhuhuhuhuh T_T and I am also planning to make a new fan-fic, but I don’t know which group… It’s between EXO & GOT7, maybe you could give some opinions? Anyways, I wouldn’t be online everyday because of studying and thank you for reading guys! SARANGHAEYO~

Korean Slang

- pabo - fool

- ganji nada - cool, stylish

- jugullae - wanna die?

- sshibal - fuck

- gaesekke - bastard

- molla - I don’t know

- shikkeureoweo, dakchyeo - shut up

- Eongdeongi - ass

- mianhae - sorry

- yeochin/namchin - girlfriend, boyfriend

- meongcheongi - idiot

- byeontae - pervert

- jjang - cool

- daebak - awesome, amazing 

- an-seup - to be embarrassed

- mil-dang - playing hard to get