i got dem ol' kozmic blues again mama

Come forse qualcuno avrà notato, le recensioni del mese di maggio, con poco slancio fantasioso, sono state tutte dedicate ad artiste. Ho deciso così perché il rapporto tra le donne e la musica ha spesso sottintesi delicati in un mondo musicale che a dispetto di una certa sbandierata universalità ha vissuto momenti di settarismo di genere importanti. L’artista di oggi, una delle voci del rock, all’università era trovata così poco attraente che fu votata da un gruppo di studenti vicini al Ku Klux Klan l’uomo più brutto del campus. Da queste ferite, insieme ad un’adolescenza travagliata e da un animo curioso e fragile, Janis Joplin crebbe in sé quel seme del blues che fece dire a Big Mama Thorton, autore di Ball & Chain, suo classico ripreso da lei in maniera clamorosa, “quella ragazza prova le stesse cose che sento io”. Nata in Texas, la Joplin fin da giovanissima si interessa alla musica, con una passione speciale per il soul e il blues. La figura chiave della prima parte della sua carriera è Chet Helms, che prima organizza le sue serate in Texas, poi la porta con sé in California. Là Janis conosce l’eroina, da cui dipenderà per tutta la vita, e inizia a scoprire gli influssi psichedelici che la comunità beat sta innervando nella musica. Non è tutto rose e fiori, anzi presto se ne torna in Texas, non prima di aver registrato insieme a Jorma Kaukonen i famosi The Typewriter Tapes, classici blues registrati in maniera non professionale mentre la moglie del futuro chitarrista dei Jefferson Airplane batteva a macchina, da cui il titolo. Tornata in Texas, Helms la convince a riprovarci a San Francisco e nel 1965 le organizza un provino per una nuova band, i Big Brother & The Holding Company, composti da Sam Andrews, Peter Albin, James Gurley, Dave Eskerson e Chuck Jones. Eskerson e Jones lasciano subito, e tra il 1966 e il 1967 la band è protagonista di memorabili concerti nei locali leggenda della zona di San Francisco, tra cui l’Avalon del quartiere Haight Ashbury e il Festival di Monterey. È subito chiara una cosa: la fortuna della band si basa tutta sulla voce prorompente, vitale e spumeggiante della Joplin, mentre il resto del gruppo rimarrà sempre vittima di errori, mancanza di coesione e di una tecnica un po’ approssimativa. Nel 1968 pubblicano l’omonimo Big Brother & The Holding Company ma soprattutto il live Cheap Thrills, che oltre la clamorosa e storica copertina disegnata da Robert Crumbs contiene le prime leggendarie e da pelle d’oca performance della Joplin: Summertime di Gershwin, Ball & Chain di Big Mama Thorton, Piece Of My Heart che solo l’anno prima era una romantica ballata per Erma Franklin e che adesso è tutt’altro. Il successo spinge la Joplin a lasciare la band e a focalizzarsi su sé stessa, spinta anche dal manager Albert Grossman, che aveva portato lei e la Big Brother alla Columbia Records. Ma il successivo I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama! del 1969 è un poco pasticciato e l’affiatamento con la Kozmic Blues Band, la sua nuova formazione, è approssimativo. Nonostante le sue prime canzoni autografe (la bella Kozmic Blues) e le consuete cover trascinanti (Little Girl Blue, Maybe) l’unica cosa davvero notevole fu la loro partecipazione a Woodstock, dove la Joplin incantò la oceanica platea con Summertime Blues, Piece Of My Heart e Ball & Chain (con bis). Sempre più insoddisfatta, sempre più dipendente da eroina e alcol, nel 1970 lavora all'ennesima band, la Full Tilt Boogie Band. Con Grossman alla regia, Pearl avrebbe dovuto essere il suo definitivo trionfo. Ma il 4 ottobre 1970, a 27 anni, viene trovata morta, per overdose di eroina. Grossman, non senza polemiche, decide di pubblicare Pearl nel gennaio 1971. L’album è un portento: è finalmente focalizzato sulla voce straziante e struggente della Joplin, che finalmente scrive pezzi convincenti, come la bella Move Over di apertura e la iconica Mercedes Benz, cantata a cappella e così messa su disco, dato che la Joplin non aveva approvato la musica. Discorso inverso è invece Buried Alive in the Blues che il fido Nick Gravenites rifiutò di cantare al posto della Joplin, rimanendo così un brano solo strumentale. Ma come sempre sono le cover a dare idea della potenza della sua voce: la meravigliosa A Woman Left Lonely di Dan Penn e Spooner Oldham (che scrissero cose del tipo When A Man Loves A Woman per Percy Sledge), la storica Cry Baby di Jerry Ragovoy e Bert Berns (gli stessi di Piece Of My Heart), Half Moon, la stupenda versione di Me And Bobby McGhee di Kris Kristofferson (per un periodo suo amante), Trust Me di Bobby Womack, e la dolce, tutta piano e voce, Get It While You Can. Come forse Grossman si aspettava, l’album arrivò primo in classifica donando, fuori tempo massimo, il tanto agognato successo alla Joplin. Che da allora è icona rock: per la vita sregolata, la spiccata sessualità (era apertamente bisessuale), per la fine tragica, per quella malinconia insita in ogni nota che cantava. Una leggenda, non c’è che dire, che affascina ancora tantissimo.

youtube

“Try (Just a Little Bit Harder)” by Janis Joplin

I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama! (1969)

Mercedes Benz
Janis Joplin
Mercedes Benz

Janis Joplin - Mercedes Benz

Oh Lord, won’t you buy me a Mercedes Benz?
My friends all drive Porsches, I must make amends.
Worked hard all my lifetime, no help from my friends,
So Lord, won’t you buy me a Mercedes Benz? 

Oh Lord, won’t you buy me a color TV?
Dialing For Dollars is trying to find me.
I wait for delivery each day until three,
So oh Lord, won’t you buy me a color TV? 

Oh Lord, won’t you buy me a night on the town?
I’m counting on you, Lord, please don’t let me down.
Prove that you love me and buy the next round,
Oh Lord, won’t you buy me a night on the town?