i diari di wafertubo

poi me la spiegate la questione che se le altre si raccolgono i capelli in un morbido chignon e inforcano gli occhiali da vista, in un attimo sembrano delle intellettuali supersecsi, mentre se io faccio le stesse operazioni continuo a sembrare una talpa stupida e spettinata con i livelli di erotismo di un narvalo.

Rega però con il porno in dash alle nove del mattino mi dovete spiega che lavoro fate che esponete in bella vista su schermo peni e poppe sballonzolanti a quest'ora di punta. Perché io credo di aver appena scandalizzato l'intera tavolata della sala lettura.

comunque voglio fare un applauso agli autori e agli editori dei libri d’arte, di quelli proprio calorosi, con la standing ovation e il lancio dei fiori sul palco. 
perché dedicano paragrafi interni, pagine e pagine, alla pastosità e alla lucentezza del colore sprigionato dai dipinti, descrivendo i pigmenti con un lirismo farcito di aggettivi sulla densità del blu oltremare, la brillantezza dell’oro, la profondità del rosso vermiglione,… 

e poi niente, l’immagine te la mettono in bianco e nero. grazie. 

Comunque sarò pure snob ma a me ste mostre d'arte in cui deve essere sempre tutto buffo divertente e soprattutto SOCIAL mi hanno rotto le scatole a livelli inusitati, e sono proprio triste che questa sia la drammatica grottesca parodia del fare arte e fare mostre d'arte, perché «l'arte sei tu è divertente yee condividi su instagram» ve prego, queste patetiche esposizioni stanno al mondo della curatela come i cinepanettoni di de sica stanno alla produzione filmica mondiale, però questi ultimi sono snobbati buuh, mentre queste mostre supersimpy sono fantastiche bellissime e il biglietto costa tredici euro intero.

Caro amico che viene in biblioteca,

se ci sta un cartello con scritto grande come una casa che chiudo la baracca alle ore 19:00, significa che io alle 18:59 e 59 secondi sto infilando le chiavi nella serratura della porta della sala lettura e già sto pensando allo spazio e al tempo che mi separa dalla cena e dal riposo. Non si può fare che io alle 18:59 e 59 secondi arrivo speranzosa con le chiavi e tu, che da solo hai colonizzato cinque posti del tavolo con i tuoi libri, i tuoi appunti, il tuo set di evidenziatori e la tua merendina, alzi lo sguardo innocente dal libro e con fare sardonico mi domandi: «Ah, ma stai chiudendo?», perché io sono qui dalle otto del mattino e sono le 19:00 mentre guardo la persona più lenta del mondo disporre tutti i quaderni in ordine decrescente nello zainetto, e riesco a uscire dal dipartimento solo per vedere l'autobus che ho perso che sfreccia lontano; lontano come il posto in cui, francamente, un po’ ti c'ho mandato.

ma ci rendiamo conto che finché non venne inventata la fotografia, le persone convolavano a nozze e non avevano neanche un ricordo materiale del loro matrimonio, qualcosa da custodire nel cassetto e da ricacciare ogni tanto per far vedere agli amici il bel vestito, le facce felici? invece adesso facciamo le foto pure allo specchio del bagno, non so se ci rendiamo conto del progresso della tecnologia in centocinquant'anni.

Esiste un'espressione precisa per descrivere i rivolgimenti emotivi di quest'oggi, lunedì 28 agosto 2017; un'espressione che deriva dal francese parlato nel Quattrocento solo dai nobili più altolocati di Parigi, quindi di non facile comprensione al lettore italiano di oggi. La struttura della frase, se la memoria mi assiste, dovrebbe essere questa:

«me so popo rotta il cazzo»