ho-voglia-di-piangere

È una di quelle sere in cui faccio fatica a sopportare chiunque, perfino me stessa.
—  ibattitidelcuore
Ho una voglia pazzesca di piangere, di piangere per ore.
Vorrei piangere per poter buttare fuori ciò che sta iniziando a marcire dentro me.
Tutte le speranze andate a male e le illusioni che, come vetri rotti, minacciano di tagliarmi l'anima.
—  Zoe.
Noi non vediamo le cose come sono; le vediamo come siamo noi.
—  Anais Nin
Sapete, ho una voglia matta di compiere follie.
Ho voglia di scappare di casa e di andare in giro per il mondo, addormentarmi a notte fonda sotto le stelle e svegliarmi la mattina insieme al sole, alle prime luci del mattino, godendomi l'alba.
Ho voglia di ridere, ridere fino alle lacrime, fino a che ne ho la forza e piangere di gioia, non per tristezza.
Ho voglia di vestirmi stravagante, di mettermi quei jeans troppo corti e troppi attillati che non posso permettermi e di abbinarli a quella magliettina troppo scollata, troppo corta dove mi sporge la pancia e sentirmi bella.
Ho voglia di prendere il treno e andare da lui, presentarmi sotto casa sua e urlargli che mi manca. Voglio abbracciarlo e farlo innamorare di me, farlo mio.
Ho voglia di piangere e di urlare in qualsiasi momento della giornata, fregandomene di chi si gira a guardarmi, di chi si preoccupa, di chi mi deride.
Ho voglia di essere invitata ai festini a ballare con una bottiglia di birra in una mano e una sigaretta nell'altra, ubriacarmi fino a vomitare anche l'anima per scordarmi di quanto cazzo sia sola.
Ho voglia di scoprire il mondo, di scoprire me stessa, di fare quello che voglio quando voglio.
Ho voglia di sognare cose belle e di farle diventare realtà, anche se sono cose impossibili e irrealizzabili.
Ho voglia di divertirmi e di tornare a casa felice, senza farmi paranoie, sentendomi la ragazza più felice del mondo.
Ho voglia di questo io.
Hai presente quando ci si perde e niente va come dovrebbe?
—  ibattitidelcuore

Resto in silenzio ad ascoltare la pioggia cadere. E mi rendo conto che ho perso tutto. Guardo il soffitto, ho una gran voglia di piangere ma non ci riesco, ho voglia di urlare ma non posso, è notte fonda ed io non posso far altro che ascoltare la pioggia che batte sulle finestre, sulla camera, dentro di me.
Potrei trovare qualsiasi sfogo, ma questo dolore non andrà mai via, mi si è appiccicato addosso, resterà lì. E mi ricorderà, dopo ogni sorriso, che può ancora farmi piangere. 
Guardo il soffitto e mi rendo conto che ho perso tutto, che a malapena riesco a tenere me stessa, figuriamoci se io sia in grado di tenere gli altri.
E non riesco a dormire, questo vuoto sta coprendo ogni parte di questa camera, ogni parte di me ed io resto immobile a guardare come tutto sparisce e basta.
Senza fare nulla,
senza dire nulla, 
quasi come se non esistessi più. 

Non riesco a dormire, ho il vuoto nello stomaco come fosse un buco nero che divora me e le mie emozioni. Ho così voglia di piangere che mi sento strappare le lacrime dal corpo, così voglia di amore che la voglia stessa mi mangia viva perché rimane solo un desiderio che non si avvera mai. Così poca vera speranza e così tanta aspettativa di ricevere una delusione ancora una volta, sentirsi così sola da avere l'impressione di essere abbandonata persino da me stessa; e in tutto questo io non ce la faccio più. È pesante, reggere di continuo facendo finta di niente, sapere che non puoi avere quello che più vorresti al mondo, trovare la forza di poterlo accettare nonostante faccia comunque male. E il bello è che non mi esprimo, c'ho solo silenzio dentro e fuori; ho voglia di guardare il cielo per ore intere senza fare nient'altro, senza dire una parola. Mi fa male la testa, ho la nausea e mi sento crollare come un ramo che si spacca e si stacca dal suo albero protettore; e fa così schifo che io veramente non lo so descrivere, non riesco a farmi capire, non ce la faccio a fingere, mi sento consumare. Ho qualcosa che mi brucia, forse più di qualcosa, mi manda a fuoco l'intero cervello e quel che è rimasto del cuore; mi sento separare da me stessa, mi sento lontana dal mondo, dalla ragione, dalla vita e sento invece di essere sempre più vicina alla follia. Vorrei buttarmi a terra e lasciarmi lì senza far niente ma non ho le forze, vivere ad ogni costo ma non ho la voglia né la testa o la pazienza e non so che fare. Sono smarrita più di quanto creda, in bilico più di quanto io pensi, al baratro più di quanto mi senta; non so cosa provare per me stessa, come salvarmi e mettermi al riparo da qualcosa che non ho ancora inquadrato, è tutto difficile da far spavento. E non so neanche quel che sto dicendo ma butto fuori semplicemente quel che mi passa per la mente, questa vita è un quadro astratto che non riesco a decifrare e mi sembra di impazzire. C'è caos ovunque, pensieri sovrapposti, persone che non riconosco, io stessa che non mi conosco più, parti di me che diventano estranee all'idea che mi ero fatta su di loro. Mi sento trasportata e trascinata a forza da una corrente che non porta a niente, non so dove conduce né come né perché. Penso a perché proprio io, perché adesso, perché così, perché. Vorrei solo spengere tutto, restare immobile per una vita intera e aspettare non so nemmeno io cosa; voglio capire ma allo stesso tempo non voglio, forse me lo vieto, forse è troppo complicato, forse non importa, forse un po’ tutto. Sono stanca, ma all'apparenza c'ho abbastanza forze da alimentare un'umanità intera; sono strana, mi sento così, mi sento soffocare da questo mondo e da quello che sono. Vorrei non essere o essere diversa, ma se sono così un motivo ci sarà pure. È come se adesso scrivessi tanti scarabocchi messi assieme, non conosco il significato di queste parole, non me lo ricordo; non ci si capisce una emerita mazza di quello che faccio, quello che dico, quello che mi crea, quello che mi distrugge. Non mi aspetto nulla, non ne ho il coraggio e la voglia. Mi sento più persone o nemmeno mezza, prima ci sono e poi scompaio, capisco e dopo sono meno comprensibile di un muro; tante idee, tante emozioni, tanti pensieri, tanti comportamenti, tante parole, oppure zero, oppure metà e metà, oppure più uno dell'altro e viceversa, oppure smatto. Domande, risposte, confusione, voglio andarmene.
—  moriresilenziosamente
e il sonno,  e la paura, e le volte in cui i polsi tremano, e il nodo perenne alla gola, e le occhiaie, e i capelli spettinati,  e la voglia di urlare, e la voglia di amore, e il freddo dentro, e gli incubi ad occhi aperti,  e il bisogno di andare via, e il desiderio di essere scelta, e il mondo che non mi aspetta, e l'accordo dissonante in un'orchestra di ubriachi, e il mare d'inverno, e Severus Piton che ama fino alla fine, ma sembra così cattivo, e la pioggia, e la sfiga, e la fame di copri vicini, di baci dolci o appassionati, e la paura di morire sotto il peso di questa infelicità.