ho cinque

Se sto facendo qualcosa di sbagliato, potresti per favore dirmi che cosa?
Perché ho provato a fare di tutto ma nessuno riesce mai a vedermi.
—  Le cinque leggende

“ Ho cinque cicatrici.

Una me la feci a tre anni ruzzolando per le scale. Sbattei forte col mento contro uno spigolo, il mento si aprì a metà. Ogni tanto Virginia mi dice: "Papà, mi fai vedere la cicatrice sotto la barba?”, e io alzo la testa e lei fruga fra i peli della barba e guarda la cicatrice, poi mi chiede se fa male.

La seconda è sul torace, frutto di un lungo intervento chirurgico di quando mi esplose un polmone in una sera d'estate. Ci dormii su per tutta la notte pensando ad un dolore intercostale, invece era un polmone che mi era collassato sul cuore. Sopravvissi per un misto d'intuizione e tempismo e perché il secondo medico mi prese sul serio, anziché rimandarmi a casa con due compresse di Voltaren come aveva fatto il primo.

La terza cicatrice è sul medio della mano destra, che mi affettarono con un coltello quand'ero giovane e troppo stupido per capire che certe volte vinci proprio quando perdi.

La quarta e la quinta invece non si vedono, ma sono le uniche che facciano ancora male.

Dalle prime tre non ho imparato niente, dalle altre invece sì.

Una delle cose che ho imparato è che quando le cose finiscono non è necessariamente colpa tua, ma che se tieni distanti gli altri nel tentativo di proteggerti allora non puoi pretendere di riprenderteli quando d'un tratto ti senti pronto tu. Che la vita è quel che accade, anche se è fatta di quel che scegli. E con quel che accade hai in genere solo due alternative: abbracciarlo con tutto te stesso oppure andare via.

Ho a lungo creduto che la libertà che serve fosse quella di un marinaio sempre pronto a prendere il mare. Invece oggi so che la libertà che scelgo e la forza che conta, quell'orizzonte che sentivo di dover cercare ogni volta più lontano, non si fondano sull'attitudine a partire.

Ma sull'abitudine di restare. “

“Quando mi sono svegliato l’altro giorno, ormai sono più i giorni che dormo e perdo il conto ho letto che Chiambretti si era inventato la sfida del secolo!. Dopo la polenta e i tortellini ecco Vasco /versus/ Ligabue.
Mi son detto ma sogno o son desto. Ancora …. Ma sempre solo noi due tra l’altro. Ma vogliamo sfidarci un po anche io e morgan battiato o baglioni. Va be è questa la sfida che …..tira”. Ma cosa abbiamo fatto di male noi due poveri cristi per vederci ridotti ogni volta a questi confronti inutili ma soprattutto stupidi. Bene allora Chiambretti si è divertito anche questa volta un po alle mie spalle e ha inventato la serata…televisiva. Del resto mi ha invitato un sacco di volte io non ci sono mai andato. Ma giuro solo per pigrizia. Amo il suo programa e sono suo fans Chissà questa volta il genio dell’ironia e del sarcasmo che cosa si è inventato per rendere spettacolare la gara. Due galli in un pollaio? Due puledri di razza due rocker sanguigni e potenti pronti al filo di lana. Non ci sarà corsa ovviamente e neppure la possibilità di una vittoria da parte di uno o dell’altro. Solo smancerie sciocchezze cattiverie stupidaggini semplicionerie magari insulti tra le tifoserie.
E noi…ancora con i falsi patetici e tristi sorrisi sulle labbra a fare finta di niente…mentre tutto il lavoro la passione l’amore l’entusiasmo le lacrime il sangue e il sudore la sofferenza l’angoscia la rabbia e la soddisfazione che mettiamo nel nostro “mestiere” viene sostituito da una stupidaggine da un commento superficiale da un insulto ipocrita da una risata da quantità di vendite di spettatori di capelli in testa da abitudini da comportamenti da antipatie e dalla bellezza di una cintura per chitarra o dal e dalla sarcasmo del conduttore che alla fine decreterà che comunque siamo poi quasi alla pari, uno ha più capelli e l’altro più danni……cancellando così anni di musica e passione.
Personalmente mi sento derubato di tutti i sacrifici che ho fatto. tutti gli sforzi l’impegno che ho messo per conquistare a caro prezzo tutto quello che oggi ho raggiunto e non mi è stato regalato. Non accetto una risata e via e un pirla versus un altro. Io amo l’ironia e la gioia ma
Questo è un argomento SERIO
Un confronto tra due artisti
È una cosa superficiale stupida ipocrita e perfino una grave mancanza di rispetto.
Un conto è scherzare e fare battute IO NON posso accettare CONFRONTI sulla mia arte
NON è come giocare a Burraco. O fare telequiz E neppure come essere a scuola e scrivere temi. NON c’è premio per chi scrive la canzone migliore perché ce ne può essere sempre un’altra migliore e un’altra migliore e un’altra migliore. E nonostante tutto essere sempre “migliore”! Perché il “migliore” è nelle orecchie e nell’anima di chi ascolta. .

Va bene sorrisi e canzoni e le sue classifiche del cazzo…ma basta con questo appiattimento banale e volgare.
Noi non siamo cavalli da corsa o galli da combattimento. Siamo ARTISTI per dio e facciamo dell’Arte. NON delle gare o delle corse.
Dovete smetterla di sminuire e umiliare così il nostro impegno e il nostro lavoro.
Fatele pure queste disfide…se vi divertono. Io vinco sempre. Sono uno stronzo e me ne frego. Ligabue non se lo merita…tanto alla fine non sono i numeri che fanno vincenti. Ma perché non mi confrontate anche con Morgan degli u2…o Battiato….o ricky martin. E il liga sempre con me deve perdere?

Scherzo. Rinnovo stima per ligabue. Non esiste alcuna antipatia odio o rivalità tra me e lui La nostra è tutta una finta commedia . La grande truffa del rock’n’roll….ricordate? i sexpistols e Niente è come sembra e nel rock meno che mai!!! È più divertente spararci un po’ addosso…qualche battuta feroce piuttosto che i soliti salamelecchi.
Lui è un bravo artista…uno dei migliori della sua generazione. Io faccio parte di un’altra….Abbiamo poco in comune se non il linguaggio del rock e l’amore per le “chitarre”…Anche a lui disturba essere sempre paragonato a me. In fondo io ho molta più esperienza alle spalle di lui è un dato di fatto e e non è certo una sua colpa o mancanza di talento. E poi siamo completamente differenti …io della generazione di sconvolti lui di quella dei disperati…io col mio rock disperato e lui con il suo rock confortante. Siamo vicini di casa ma molto distanti nel tempo. diversi di carattere e di modi di fare.

Non ci vogliamo affatto male. Lui fa la sua musica io la mia….Per quel che ci conosciamo devo dire che ci siamo sempre trovati d’accordo su tutto. Compreso quello di fare musica diversa e non suonare mai insieme dal vivo?!!. ci siamo sempre rispettati. E nei momenti importanti lui c’è sempre stato e Io non dimentico.

Quando sono partito nei primi anni ottanta ho preso schiaffi per cinque o sei anni…lui questo non l’ha dovuta passare. Questa cosa da un lato mi fa incazzare ma dall’altro devo anche ringraziare quella lunga gavetta. Mi ha fatto diventare il migliore sul ….palco. Non sul campo però…nella vita, dove probabilmente se la cava meglio lui. Di certo non abbiamo bisogno di invidiare niente, l’uno all’altro e le uniche sfide che facciamo veramente sono quelle contro noi stessi per cercare di fare sempre meglio.

E adesso …avanti un altro.
Ci sono insulti per tutti …anche per te Chiambretti!!!”

V.R.

“C’erano una volta due bambini che si odiavano a morte, frequentavano la stessa classe e andavano insieme al catechismo.
Si chiamavano Elisabetta e Matteo.
Matteo in prima elementare aveva tagliato una ciocca di capelli a Elisa e lei, non lo aveva più perdonato da allora. I genitori dei bambini erano in buoni rapporti, così, trovandosi Matteo sempre in casa, alla fine i bambini divennero amici.
Matteo chiese ‘scusa’ ad Elisa per quella famosa ciocca di capelli.
Giunte le medie, durante il primo anno vennero separati, così entrambi fecero nuove amicizie. L’anno in cui facevano la seconda media, la classe di Matteo venne smembrata e lui e un suo compagno furono spostati nella classe di Elisa, che felice della notizia lo presentò ai suoi amici e lo aiutò ad integrarsi.
Poco dopo, Matteo si mise con Irene, la migliore amica di Elisa.
Fu l’anno in cui Elisa iniziava a pensare a Matteo in un modo diverso, solo che non capiva in che modo.
Quando Matteo lasciò Irene per mettersi con un’altra ragazza, se la prese con Elisa e non la parlò più. Lei si mise a piangere e continuò a farlo per giorni.
Matteo allora chiese ‘scusa’ ad Elisa per aver rovinato la sua amicizia.
Era il 2010, ed era il primo anno di superiori. Elisa ormai era cotta di Matteo dall’anno precedente.
Questa volta, quando i due capitarono in sezioni diverse, perchè avevano scelto la stessa scuola, il ragazzo si spostò immediatamente di sezione raggiungendo l’amica.
Matteo ormai non era più un bambino, anzi, era un bel ragazzo e giocava spesso con i sentimenti di alcune ragazze, chiedendo addirittura consigli ad un Elisa che pur di vederlo felice, lo accontentava e lo aiutava… Era il 2012 e Matteo s’innamorò per la prima volta, o almeno lui così credeva. La ragazza in questione si chiamava Giada, era bella, ma non amava Matteo. Sebbene tutte le avvertenze, lo scoprì lui stesso l’anno dopo, quando la vide baciarsi con un altro. Quel giorno, sul treno di ritorno, Matteo piangeva e i suoi amici, Elisa compresa, cercarono di farlo stare meglio. Ma quando Elisa disse «so cosa si prova a vedere la persona che ami, baciare qualcun altro.» il ragazzo si accanì contro di lei dicendole che lei non poteva capire il suo dolore, poiché non aveva mai avuto un ragazzo e che era solo un’amica.
In quel momento qualcosa dentro Elisa si spezzò, il suo cuore.
E quella volta Matteo non sarebbe riuscito a sistemare tutto con un semplice ‘scusa’ come aveva fatto in passato tante altre volte.
Arrivò il 2014, Matteo non capiva il comportamento di Elisa, seppur fossero rimasti amici, lei non lo degnava più di tutte quelle piccole attenzioni che amava tanto e che era solito ricevere da lei. Quando glielo domandò lei lo liquidò con un semplice ‘sei solo un amico, cosa pretendi?’ e ci rimase male sapendo che in fondo aveva ragione. Cosa prentendeva?
Qualche mese dopo Elisa iniziò ad uscire insieme ad un certo Jason, quel tipo gli faceva la corte da qualche mese e aveva deciso di uscirci insieme. Quando andò tutta pimpante a riferirlo a Matteo questi stranamente si arrabbiò. Da qualche settimana aveva capito di provare qualcosa per Elisabetta e adesso lei era fra le braccia di un altro.
Elisabetta e Jason si misero insieme e Matteo fu costretto a vederli insieme ogni santo giorno.
Poi una sera, ubriaco, si diresse verso di lei. - tu mi odi! - le disse. - io non ti odio.- - si invece. È tre mesi che soffro perché vedo che baci un altro. Sei crudele.- - Io ho sofferto cinque fottuti anni per lo stesso motivo. Ci si sente una merda, non è vero? Sono innamorata di te dalla terza media e non te ne sei mai reso conto. Puoi minimamente immaginare quanto abbia sofferto e quanto adesso non possa importarmi un cazzo del fatto che tu stia male da tre mesi? In quel momento a Matteo passarono per la mente tutte quelle volte che aveva visto Elisabetta piangere senza saperne il motivo prima di un suo appuntamento. Gli passarono per la mente tutte le volte che era arrossita per una sua carezza o per un bacio sulla guancia. E alla fine, gli venne in mente quel giorno, sul treno. Quando le aveva urlato che lei non sapeva cosa si provasse a stare male per qualcuno. Era stato così stupido. - Mi dispiace, io non lo avevo capito.- disse mortificato. - Già, non sei mai stato bravo a capire i sentimenti.- Passarono mesi e i due non si rivolsero la parola. Nel frattempo Matteo aveva capito che aveva amato Elisa sin dalle elementari. Sforzandosi si era ricordato che in prima elementare le aveva tagliato quella stupida ciocca di capelli per ottenere la sua attenzione, solo che aveva scelto il modo sbagliato e lei aveva iniziato ad odiarlo. E si ricordò che in prima media si era messo insieme a quell’Irene per passare più tempo con lei, visto che badava solo a quella bambina.
Una sera uggiosa, mentre era solo in casa, suonò il campanello. Andò ad aprire e si trovò davanti ad un Elisa completamente bagnata e in lacrime. - Tu! Tu sei il mio tormento!- urlò. - Ma cosa stai dicendo? Che ho fatto adesso?- -Io ero pronta, giuro, ero pronta. Io è Jason stavamo per farlo e…- -Tu e Jason cosa? Ti ha fatto del male? Perché se è così giuro che a quel coglione io…- -No! Fermati. Non è successo niente perché io…- si bloccò un attimo -perché io è te che amo.- Matteo si piombò sulle sue labbra.
Quella sera fecero l’amore per la prima volta entrambi, lei fisicamente e lui sentimentalmente.
Certo, non era stato il suo primo ragazzo o non aveva dato a lui il primo bacio, ma sarebbe stato l’ultimo a baciare quelle labbra e a toccare quel corpo.”

ossigenomancato

Mi chiamo Amy ho cinque anni, mia sorella si chiama Lilith e ne ha 16.

Lilith una volta è tornata a casa piangendo, mi ha detto di non dirlo alla mamma e che andava tutto bene.

Lilith a volte si chiude in bagno per ore dopo aver cenato.

Lilith ha tutti i temperini rotti, ma non so il perché.

Lilith nasconde sempre le mani nelle maniche.

Lilith ha sempre i maglioni lunghi.

Lilith a volte fissa il vuoto per lunghi istanti.

Lilith ha sempre la musica nelle orecchie e non mi sente quando parlo.

Lilith ha sempre dei graffi sulle braccia ma dice che è stato il nostro gatto.

Lilith ha smesso di mangiare i dolci che fa la mamma.

Lilith ha smesso di mangiare la pizza che fa la mamma.

Lilith ha smesso di mangiare l’arrosto che fa la mamma.

Lilith non si porta più la merenda a scuola.

Lilith ha smesso di mangiare i panini buonissimi della mamma.

Lilith ha smesso di mangiare.

Lilith beve tanta acqua.

Lilith a volte mangia, ma dopo scappa in bagno, non capisco perchè.

Lilith viene sempre sgridata dalla mamma perché a scuola va male.

Lilith fuma di nascosto dalla mamma.

Lilith va a scuola senza zaino.

Lilith oggi non è tornata da scuola.

La mamma oggi piange.

Lilith oggi mi è mancata.

La mamma continua a piangere, anche papà piange.

Lilith ha dimenticato il telefono sul mio letto e continua a suonare.

Lilith non è tornata ed è sera.

Mamma e Papà mi hanno lasciata dalla nonna tutto il giorno oggi.

Mamma e Papà sono tornati piangendo oggi.

Lilith non c’è più. Mi chiamo Amy ho 16 anni mia sorella si chiamava Lilith e si è suicidata quando avevo 5 anni.

Da quando Liilith non c’è più, i miei continuano a litigare.

Da quando Lilith non c’è più, la mamma è andata in depressione e mio padre si è fissato col lavoro.

Da quando Lilith non c’è più, il suo armadio non è più stato aperto.

Da quando Lilith non c’è più, il gatto graffia anche le mie braccia.

Da quando Lilith non c’è più, la mamma non cucina più niente di buono.

Da quando Lilith non c’è più, la nonna non sa più chi sono.

Da quando Lilith non c’è più, penso di essere un errore.

Da quando Lilith non c’è più, la mamma non mi ha mai abbracciata.

Da quando Lilith non c’è più, mi manca come l’aria.

Da quando Lilith non c’è più, sto come stava lei. Ora so come stava Lilith.

Ora non mangio più nemmeno io.

Ora vado male a scuola anche io.

Ora fumo di nascosto anche io.

Ora ascolto sempre musica anche io.

Ora aiuto tutti per non dover affrontare il dolore che ho io.

Ora piango tutti i giorni anche io.

Oggi ho lasciato il telefono a casa anche io.

Oggi non sono tornata a casa neanche io.

Oggi ho preso una decisione importante.

Oggi ho scritto una lettera.

Oggi ho una pistola in mano.

Oggi vado a trovare mia sorella Lilith.
Chi sputa in cielo, in faccia gli torna

Il mese scorso ho acquistato una nuova automobile usata (devo sempre dire così onde evitare le entusiastiche domande tipo aaaaah ma ti sei comprata la macchina nuova? Sì ma non è nuova, è usata. E ci si rimane sempre delusi) che mi piace molto. C'è chi dice che è da milf, chi da coatta.
Io dico solo che finalmente ho una auto a cinque sportelli e molto più alta della punto.
Insomma, questa nuova macchina usata mi sta dando un po’ di problema e, all'ennesima volta che non partiva ho detto al tipo della concessionaria in modo melodrammatico, “basta! Questa macchina non la voglio più, rivoglio i miei soldi!”
E lui sommesso mi aveva anche dato ragione dicendo di provare a far ripartire la macchina e portarla lì.
Ieri mattina vado dal meccanico, gli spiego la situazione e lo accompagno alla mia auto.
Dopo un'ora di smanettamenti riaccende il quadro e mi fa
“LA BENZINA”
“No, va a gpl. La benzina la uso solo per avviare il motore”
“Appunto, LA BENZINA”
“È in riserva ma c'è!”
“Signora, la macchina non parte perché è finita la benzina!”
Io mi sono sentita morire. I miei lunghi capelli sono diventati subito biondi e il cervello mi si è rimpicciolito all'istante.
A poco sono valse le frasi giustificative
“Oddio scusi, non mi era mai successo in venti anni che guido” “la macchina è nuova e ancora non ne capisco bene il funzionamento”
Ormai il meccanico mi guardava come io guardo quelle con la nailart e ho subito su di me le occhiate di scherno.
Mi veniva tanto da ridere ma lui non era della stessa opinione quindi sono schiattata in corpo, ho acceso la macchina e sono scappata a ridere alla fine della strada.
La macchina funziona, non voglio più ridarla indietro e mi sono inimicata l'unico meccanico onesto della zona.
❤️

«Ho divorato il tuo viso quella sera. Ti ho visto forse per cinque minuti, ma quei cinque, lunghi minuti, ti hanno impressa in me, e già ti conosco a memoria».
—  David Grossman, “Che tu sia per me il coltello”

anonymous asked:

Come mai sei qui su Tumblr?

Non potevi propormi una domanda più profonda di questa, sul serio.

Be’, perché sono su Tumblr?

Avevo all'incirca undici o dodici anni quando vagando su Play Store ho scoperto Tumblr. Il primo concetto “logico” che ho pensato è stato «come cazzo si usa questa cosa?». Inutile dire che l'ho disinstallata subito.

Ho vagabondato tre volte tra “installa” e “disinstalla”, fin quando ho compreso come funzionava ma soprattutto cos'era Tumblr. Un Diario, un bellissimo Diario. A quei tempi non c'erano i messaggi diretti, per sentire una persona scrivevi le FanMail e quei pochi tumblerini che c'erano erano ragazzi problematici e di cuore. Me ne sono letteralmente innamorata. Ho conosciuto persone meravigliose, fatto tante esperienze, trovato amici e sfogato ogni dolore.

Ma io non bastavo mai.

Ho Tumblr da sei anni e ho scritto su cinque Blog diversi, ormai persi per sempre. Questo è il sesto Diario. Spero l'ultimo.

Be’, sono stata su Tumblr per caso, per scrivere del mio dolore, per aiutare gli altri, per parlare di tutto, per trovare supporto. Eppure nessuno di questi Diari ha realmente fatto concepire chi fossi. È per questa causa che ho lasciato al vuoto tutti i miei pensieri e i miei lettori - talmente tanti che solo a pensare al numero di persone che mi hanno letta mi riempio di rimpianti. Mi dispiace così tanto, eppure sono felice di vedere che in molti sono riusciti a trovarmi nuovamente. Non riesco a non amarvi -.

Basta rigirare la frittata, arrivo dritta al dunque: in quei Diari parlavo o troppo di me stessa o troppo degli altri. È così che all'incirca qualche mese fa ho aperto un nuovo Diario.

Ora sono qui per parlare di me, per parlare di voi, ma soprattutto per trovare me stessa e a volte fare anche qualche cazzata.

Tumblr è la mia valvola di sfogo. Qui io sono sincera, sono libera di mostrare chi sono anche se in forma “anonima”. Non voglio svelare la mia identità e tanto meno mostrarmi a voi perché non sono speciale, sono una normalissima ragazza con un po’ di problemi - anche troppi, a volte -.

Dopo sei bellissimi anni Tumblr è l'unica applicazione che non mi ha mai stancata. È una genialità. Fatene buon uso, mie piccole gioie.

C’erano una volta due bambini che si odiavano a morte, frequentavano la stessa classe e andavano insieme al catechismo.
Si chiamavano Elisabetta e Matteo.

Matteo in prima elementare aveva tagliato una ciocca di capelli a Elisa e lei, non lo aveva più perdonato da allora. I genitori dei bambini erano in buoni rapporti, così, trovandosi Matteo sempre in casa, alla fine i bambini divennero amici.
Matteo chiese ‘scusa’ ad Elisa per quella famosa ciocca di capelli.

Giunte le medie, durante il primo anno vennero separati, così entrambi fecero nuove amicizie. L’anno in cui facevano la seconda media, la classe di Matteo venne smembrata e lui e un suo compagno furono spostati nella classe di Elisa, che felice della notizia lo presentò ai suoi amici e lo aiutò ad integrarsi.
Poco dopo, Matteo si mise con Irene, la migliore amica di Elisa.
Fu l’anno in cui Elisa iniziava a pensare a Matteo in un modo diverso, solo che non capiva in che modo.
Quando Matteo lasciò Irene per mettersi con un’altra ragazza, se la prese con Elisa e non la parlò più. Lei si mise a piangere e continuò a farlo per giorni.
Matteo allora chiese ‘scusa’ ad Elisa per aver rovinato la sua amicizia.

Era il 2010, ed era il primo anno di superiori. Elisa ormai era cotta di Matteo dall’anno precedente.
Questa volta, quando i due capitarono in sezioni diverse, perchè avevano scelto la stessa scuola, il ragazzo si spostò immediatamente di sezione raggiungendo l’amica.
Matteo ormai non era più un bambino, anzi, era un bel ragazzo e giocava spesso con i sentimenti di alcune ragazze, chiedendo addirittura consigli ad un Elisa che pur di vederlo felice, lo accontentava e lo aiutava.

Era il 2012 e Matteo s’innamorò per la prima volta, o almeno lui così credeva. La ragazza in questione si chiamava Giada, era bella, ma non amava Matteo. Sebbene tutte le avvertenze, lo scoprì lui stesso l’anno dopo, quando la vide baciarsi con un altro. Quel giorno, sul treno di ritorno, Matteo piangeva e i suoi amici, Elisa compresa, cercarono di farlo stare meglio. Ma quando Elisa disse «so cosa si prova a vedere la persona che ami, baciare qualcun altro.» il ragazzo si accanì contro di lei dicendole che lei non poteva capire il suo dolore, poiché non aveva mai avuto un ragazzo e che era solo un’amica.
In quel momento qualcosa dentro Elisa si spezzò, il suo cuore.
E quella volta Matteo non sarebbe riuscito a sistemare tutto con un semplice ‘scusa’ come aveva fatto in passato tante altre volte.

Arrivò il 2014, Matteo non capiva il comportamento di Elisa, seppur fossero rimasti amici, lei non lo degnava più di tutte quelle piccole attenzioni che amava tanto e che era solito ricevere da lei. Quando glielo domandò lei lo liquidò con un semplice ‘sei solo un amico, cosa pretendi?’ e ci rimase male sapendo che in fondo aveva ragione. Cosa prentendeva?

Qualche mese dopo Elisa iniziò ad uscire insieme ad un certo Jason, quel tipo gli faceva la corte da qualche mese e aveva deciso di uscirci insieme. Quando andò tutta pimpante a riferirlo a Matteo questi stranamente si arrabbiò. Da qualche settimana aveva capito di provare qualcosa per Elisabetta e adesso lei era fra le braccia di un altro.
Elisabetta e Jason si misero insieme e Matteo fu costretto a vederli insieme ogni santo giorno.
Poi una sera, ubriaco, si diresse verso di lei.
- tu mi odi! - le disse.
- io non ti odio.-
- si invece. È tre mesi che soffro perché vedo che baci un altro. Sei crudele.-

- Io ho sofferto cinque fottuti anni per lo stesso motivo. Ci si sente una merda, non è vero? Sono innamorata di te dalla terza media e non te ne sei mai reso conto. Puoi minimamente immaginare quanto abbia sofferto e quanto adesso non possa importarmi un cazzo del fatto che tu stia male da tre mesi?-

In quel momento a Matteo passarono per la mente tutte quelle volte che aveva visto Elisabetta piangere senza saperne il motivo prima di un suo appuntamento. Gli passarono per la mente tutte le volte che era arrossita per una sua carezza o per un bacio sulla guancia. E alla fine, gli venne in mente quel giorno, sul treno. Quando le aveva urlato che lei non sapeva cosa si provasse a stare male per qualcuno. Era stato così stupido. - Mi dispiace, io non lo avevo capito.- disse mortificato. - Già, non sei mai stato bravo a capire i sentimenti.-

Passarono mesi e i due non si rivolsero la parola. Nel frattempo Matteo aveva capito che aveva amato Elisa sin dalle elementari. Sforzandosi si era ricordato che in prima elementare le aveva tagliato quella stupida ciocca di capelli per ottenere la sua attenzione, solo che aveva scelto il modo sbagliato e lei aveva iniziato ad odiarlo. E si ricordò che in prima media si era messo insieme a quell’Irene per passare più tempo con lei, visto che badava solo a quella bambina.

Una sera uggiosa, mentre era solo in casa, suonò il campanello. Andò ad aprire e si trovò davanti ad un Elisa completamente bagnata e in lacrime.
- Tu! Tu sei il mio tormento!- urlò.
- Ma cosa stai dicendo? Che ho fatto adesso?-
-Io ero pronta, giuro, ero pronta. Io è Jason stavamo per farlo e…-
-Tu e Jason cosa? Ti ha fatto del male? Perché se è così giuro che a quel coglione io…-
-No! Fermati. Non è successo niente perché io…- si bloccò un attimo -perché io è te che amo.-

Matteo si piombò sulle sue labbra.
Quella sera fecero l’amore per la prima volta entrambi, lei fisicamente e lui sentimentalmente.
Certo, non era stato il suo primo ragazzo o non aveva dato a lui il primo bacio, ma sarebbe stato l’ultimo a baciare quelle labbra e a toccare quel corpo.
—  ossigenomancato.

So che anche tu hai le guance rigate dalle lacrime.
So che ti senti morire dentro.
So che ti sta crollando tutto addosso.
Ci sono dentro anche io.
La prima volta che li ho visti tutti e cinque su quel palco è stato quel sabato di fine Giugno… E quella volta sarà anche l'ultima.
Gli One Direction che amavamo non esistono più.
Oppure se vuoi possono esistere ancora: dentro il tuo cuore ora un po’ ammaccato dai pugni inaspettati che la vita ci scaglia contro.
La decisione spetta solo a te.
O cancelli ogni loro ricordo, immagine, poster, bracciale, fascetta, video, canzone..
Oppure decidi di amare ancora quei quattro meravigliosi ragazzi che saranno sul palco d'ora in poi.
Harry, Louis, Niall e Liam ci sono ancora.
Loro sono ancora lì.
Loro stanno ancora vivendo il loro sogno.
Loro stanno registrando il quinto album degli One Direction.
Loro non ci lasciano.
Loro rimangono.
E io voglio continuare ad amarli.
Ho fatto la mia scelta.
Ora spetta a te.
Segui il cuore perché se prima ti ha portata da loro allora non puoi sbagliare.
Ricorda DIRECTIONER IS A PROMISE, e le promesse vanno mantenute.

Un abbraccio, @harrysdimplevs.

THE OLD TAYLOR CAN’T COME TO THE PHONE RIGHT NOW (pt. I)

Prendi l'aspetto del fiore innocente, ma sii il serpente sotto di esso.
- William Shakespeare

reputation.

10 novembre 2017. 

Swifter is coming.

Tutti ne parlano come se fosse il grande ritorno di Taylor Swift.

La verità è che non se ne è mai andata.

Ochèi, vero, era in pausa - probabilmente nascosta da qualche parte a fingersi morta come un opossum - e io ero già pronta a sguinzagliare Federica Sciarelli come si sguinzaglia un cane da tartufo

MA

praticamente non se n'è mai andata. Era ancora una presenza costante nelle classifiche musicali (nel 2017, con un album del 2014), e fondamentalmente continuava ad essere sulla bocca di tutti, da Katy “sono così matura che sono caduta dall'albero ed ho evidentemente picchiato la testa” Perry, a quella fistola anale di Kim Kardashian e quel batterio di salmonella enterica di Kanye West, suo marito.

(e dire che quel focolaio di febbre tifoide era stato anche perdonato con Innocent, una canzone che evidentemente non si merita)

Ora, per contestualizzare la citazione del Bardo, c’è da dire che è stata Kim Kardashian a coniare per Taylor il soprannome “serpente”, attingendo a piene mani a quell'iconografia vecchia come la Bibbia per cui il serpente è un essere malvagio, meschino e ingannatore, qualità che i detrattori di Taylor vogliono attribuirle ad ogni costo per non si sa quale ragione specifica se non che ha più successo di chiunque altro in questo sistema solare e forse un tantino (ma giusto un tantino) gli rode.

(e comunque joke on them, perché al serpente sono associati soprattutto significati positivi: nel bastone di Asclepio rappresenta la guarigione e nel caduceo di Ermes è simbolo di pace, prosperità ed equilibrio, senza ovviamente tralasciare l'idea del rinnovamento derivante dalla ciclica muta della pelle e a quella di completezza, di perfezione, di immortalità e dell'energia che si rigenera data dall'Uroboro)

Così, una settimana dopo aver sfanculato in tribunale il dj che l'aveva molestata sessualmente (qui potete leggere il mio resoconto), Taylor ha eclissato l'eclissi solare totale del 21 agosto pubblicando sui suoi social (di cui era stata fatta tabula rasa appena qualche giorno prima) un criptico video senza audio 

di un serpente.
 

E, ça va sans dire, s'è rotto l'internet. Non vedevo tanta agitazione per un serpente da quando veniva aperta la Camera dei segreti.  

E ancora prima, da quando Donatella Rettore metteva a ferro e fuoco il panorama musicale con con Kobra. 

E ancora prima prima, da quando il serpente tentava Eva con la mela.

Ora, io non so dire il momento preciso in cui le ho venduto l'anima, potrebbe essere accaduto durante la tappa dello Speak Now World Tour a “Mlano” quando le ho dato il cinque e quindi per osmosi c'è stato uno scambio di energia spiritica, FATTO STA che dopo questo 21 agosto ho capito che non c'è modo di tornare indietro. Tra l'altro il Codice del consumo stabilisce che il diritto di recesso per i contratti stipulati fuori dai locali commerciali si deve esercitare entro dieci giorni, quindi Taylor è decisamente fuori termine, se mai decidesse di volermi restituire l'anima. O il cuore, se è per questo. In ogni caso, può anche venirsi a prendere la cistifellea, un rene e un polmone, per quanto mi riguarda.

Non ho mai fatto mistero di ammirare Taylor non soltanto per le capacità artistiche ma anche per il modo in cui gestisce la sua immagine e soprattutto per le sue qualità imprenditoriali e le ragionatissime scelte che ne derivano, da questo ultimo punto di vista un po’ come tutti i finanzieri di Paperopoli ammirano Zio Paperone. 

Così, l'aver sfruttato un raro fenomeno cosmologico a suo vantaggio e l'aver rigirato a suo favore la narrativa del serpente con la quale è stata insultata nell'intero ultimo anno costruendoci sopra un album dal significativo titolo “reputation” non può che suscitare in me l'ammirazione profonda e incondizionata di cui sopra. 

Un po’ come chi pratica l'arte marziale dell'aikido si serve della forza (cioè degli attacchi) dell'avversario per portarla nella direzione che decide lui e poi gliela rivolta contro, allo stesso modo Taylor fa con il fiele che le sputano addosso giornalmente, solo che lo trasforma in arte, lei, e lo rispedisce al mittente con la potenza di un’eruzione pliniana. 

(in sostanza, se la vita ti offre limoni, facci la limonata e poi spruzzala negli occhi di chi ti vuole male)

Insomma, voglio dire, Dante non ha forse relegato all'inferno tutti i suoi avversari politici e chiunque gli stesse sulle guelfe palle? Non è forse questo lo scopo dell'arte, se non canalizzare l'energia negativa che ci circonda in qualcosa di costruttivo anziché distruttivo (magari prendendosi anche qualche sana rivincita)?

(che poi, oh, avercela tutta ‘sta forza d'animo di creare Arte dalla merda, io mi sarei solo rannicchiata in posizione fetale e ciao)

Ma ciò tuttavia non deve certo sorprenderci. L'aveva già fatto con Blank Space, canzone ironica e pungente in cui giocava con l'immagine di “serial dater” che i media le hanno affibbiato, e l'avevamo notato tutti (a parte, ullalà, i media). Il fatto è che con New Romantics c'è l'ha proprio detto chiaro e tondo, anche se io me ne sono resa pienamente conto soltanto adesso.

'Cause, baby, I could build a castle / out of all the bricks they threw at me

Io quel verso l'ho sempre inteso nel senso che le tirano addosso così tanti mattoni da poterci realizzare addirittura un castello, che è una costruzione di grandi dimensioni, e non te la sbrighi di certo con due sanpietrini e tre mani di malta.

Il fatto è che un castello è anche una costruzione maestosa, imponente, prestigiosa, il centro della vita della comunità, il luogo da cui i sovrani amministravano il regno e dichiaravano le guerre e firmavano i trattati di pace. Il centro nevralgico degli imperi.

Quel castello, insomma, non è unità esemplificativa per un qualcosa di mastodontico, ma è sineddoche, una parte per indicare un tutto più ampio. E quel tutto è l’impero di Taylor Swift. Di una che è riuscita persino ad oscurare un'eclissi.

Quindi avanti, venghino siore e siori, tiratele pure i mattoni, perché poi lei ci costruirà il suo dominio assoluto su tutte le cose terrene e ciaone.

Ciaone, ho detto.

reputation (con la r minuscola) è il suo sesto album in studio, in uscita il 10 novembre prossimo, a tre anni da 1989 (rompendo per la prima volta il ciclo di due tra un disco e l'altro) e già il nome - così come il modo serpentino con cui è stato presentato al mondo - è decisamente indicativo di come Taylor affronterà questa nuova era.

Il primo singolo estratto, manco a dirlo, è Look What You Made Me Do.

E che cosa le hanno fatto fare? L'hanno fatta passare al lato oscuro.

Per sua stessa ammissione, la Taylor carina e coccolosa è morta, sparita per sempre, morta di una morte orrenda e super dolorosa! Andata, andata, andata, come il tuo cane! - Il mio cane è morto? - L’ho messo sotto con la macchina quando sono arrivato! Tutti quelli che ami intorno a te stanno morendo!

Tra l'altro, mi piace molto il tono da Capitan Ovvio con cui dice “Oh, 'cause she’s dead” (ci stava bene anche un “duh!”), perché parliamoci chiaro, cosa altro poteva fare la vecchia Taylor se non soccombere e morire?

(non nego che l'avrei amata alla follia se quella frase l'avesse cantata al modo degli interpreti growl, con una voce che sembri provenire direttamente dalle budella di Lucifero, ma sono soddisfatta ugualmente)

Look What You Made Me Do è una canzone dalle sonorità pop. Già al primo ascolto (alle sei della mattina perché sì) la melodia catchy mi era già entrata nel cervello.

Ma sarebbe da stolti fermarsi all'orecchiabilità, perché se il Diavolo si nasconde nei dettagli, sappiamo benissimo che Taylor si nasconde nei testi. E il testo di questa canzone è di un'amarezza e di una disillusione che spezza il cuore.

Guardate cosa mi avete fatto fare, dice. Quello che intende è guardate come mi avete fatta diventare.

Cinica. Arrabbiata. Delusa.

La stessa persona che cantava di fiabe e di principi azzurri.

Me l'avete uccisa, ecco cosa.

(mortaccivostri)

Perché la Taylor che emerge da questa canzone è una Taylor furiosa col mondo, una Taylor che per forza di cose ha dovuto mettere una pietra su quella che si proclamava “finally clean”, una Taylor che alla fine ha dovuto indossare una corazza per proteggersi.

Una Taylor che ha smesso di fidarsi (“I don’t trust nobody”), perché l'hanno sempre pugnalata alle spalle (“You asked me for a place to sleep, locked me out and threw a feast”), e una Taylor convinta di non aver più la fiducia di nessuno (“and nobody trusts me”) (nel senso, così interpreto io questa frase, di non godere più del beneficio del dubbio - se mai gliel'hanno mai concesso, pronti tutti come sono a vestire i panni di giudice, giuria e carnefice senza nemmeno provare ad ascoltare le sue ragioni).

(non so voi, ma a me ribolle il sangue a vederla trattata sempre così ingiustamente e a sapere quanto ci stia male)

In ogni caso, Taylor è una che reagisce (“I rose up from the dead, I do it all the time”), lo so io come lo sapete voi e il resto dell'universo. Con Shake It Off aveva provato a dirlo con le buone. Con Blank Space con le sarcastiche. Con Look What You Made Me Do, invece, con le maniere più esplicite e inequivocabili possibili: sì è abbondantemente rotta le palle e vi sta venendo a prendere, uno per uno.

(tra l'altro, proprio il modo in cui ripete “guardate cosa mi avete fatto fare” nella mia testa suona come una frase che potrebbe dire un serial killer e io onestamente sto iniziando ad immaginarmela con un coltellaccio in mano e un tic all'occhio e una risata diabolica. E mi va bene così)

Non ho idea di come saranno le altre tracce dell'album, ma trovo molto interessante la scelta di una canzone di questo tipo come lead single, perché suona come un avvertimento che d'ora in poi Taylor sparerà ad alzo zero, senza fare prigionieri. Questa canzone è la versione in musica della bandiera rossa dei pirati, perché la jolie rouge (da cui poi “Jolly Roger”) stava a significare la lotta all'ultimo sangue, e per questo era molto più temuta di quella nera. Insomma, Taylor sta avvertendo il mondo che “ehi, guardate, ho smesso di farmi mettere i piedi in testa, e questo è solo l'inizio, perché vi assicuro che non avete ancora sentito niente”.

Vorrei giusto far notare che “Non avete ancora sentito niente” è la prima frase mai pronunciata in un film (Il cantante di jazz, del 1927), segnando l'avvento del sonoro e lanciando il mondo del cinema in un'epoca completamente nuova. È quello che sta facendo Taylor: ricomincia da capo, smette di navigare a vista ed entra in un'era mai vissuta prima. E lo fa incazzata nera.

Non ci resta che vedere dove ci condurrà questo viaggio.

E come disse Margo Channing in “Eva contro Eva”, “prendete il salvagente, questa sera c’è aria di burrasca”

La Regina è morta, lunga vita alla Regina. 



P.S. stay tuned per il post sul videoclip di Look What You Made Me Do.

Un metro e sessantuno

Quando da piccolina mi ammalavo mi dicevano di non preoccuparmi e di vedere il lato positivo della cosa: dopo un periodo di febbre così, si diventa più alti. Allora io questa settimana mi ci sono impegnata. Ho creduto che cinque giorni di febbre a quaranta potessero bastare, tanto che stamattina mi sono alzata e la prima cosa che ho fatto è stata chiedere a mio padre di misurarmi l’altezza e indovinate chi non è cresciuta neanche di mezzo centimetro e si è beccata pure una risata in faccia.

anonymous asked:

Che fai?

Questa voglio raccontartela!
In pratica ero felice e sereno, per così dire, a studiare quando mi son ricordato di un paio di Vans che avevo visto in un negozio fuori città. 
Allora niente mi preparo ed esco, sapendo che anatomia mi avrebbe perdonato questo tremendo affronto fattole, cerco parcheggio e poi entro in questo posto.
Mi accoglie la titolare, donna sulla cinquantina, che mi dice gentile se avessi bisogno di aiuto.
Io allora le spiego che avevo visto questo paio di Vans nere con i bordi bianchi che mi piacevano e volevo provarle. 
Mentre mi cercava il numero, dandomi un’occhiata attorno, ho visto dei pantaloni di Siviglia di tessuto nero. Ci ho fatto l’amore per un poco e mentre lei tornava con la scarpa del mio numero io avevo già in mano quei pantaloni e un altro paio di scarpe Adidas. 
Ho provato tutto, era tutto bellissimo, ho preso tutto.
Ora, io non so perché ma ad una certa mi viene la, credo, figlia della donna che mi aveva servito, una ragazza sui diciotto anni, bionda cenere che mi guarda e mi dice se mi servisse altro. Io, mogio per il prezzo, calcolato nel frattempo a mente, che avrei dovuto pagare, dissi che no, stavo bene così. 
Poi lo vidi. Lì avvenne la tragedia più grande di tutte. Un berretto nero, troppo bello di Fendi, esposto come fosse l’almanacco più raro di tutti,edizione limitata, numero di serie uno etc… 
Insomma, tanto bello quanto costoso. 
-”Scusi posso provarlo?”
-”Ma certo!”
Ed è stato un tutt’uno: 
io che lo provavo, lei che mi fissava, io che sorridevo, lei che mi sorrideva, io che mi vedevo “decente”, lei che mi sussurrava “ sei carino”, io che vado in brodo di giuggiole e dico “lo prendo”, lei che mi dice “ guarda che costa 15..”, io che la interrompo dicendole “ lo prendo”, lei che sorride.

Finisce la breve e triste storia con me che ho speso alla fine cinque piotte, ritrovandomi con un cappello bello ma Dio bono se caro, dei pantaloni tanto belli quanto costosi pure loro alla fine (però mi fan un bel culo), e delle scarpe stupende.

Non dite nulla vi prego, state in silenzio con me, tristi.

ho una camicia da notte da bomba sexy, ma siccome sono una persona triste la faccio vedere solo a Babú, il peluche che ho da quando ho quattro-cinque anni, e sul quale ho vomitato la prima volta che ho bevuto alcolici.

dopo questa affermazione sono piuttosto indecisa se inserire uno smile sorridente per la situazione buffa :)))
o uno smile molto triste per la tristezza del momento :(((

Mancano 48 giorni al mio compleanno. Un giorno ignobile per nascere. Ed è ignobile perché, chi sta a Torino il due agosto? Considerando che ho cinque amiche. Forse ne avessi una trentina sarebbe più facile trovare qualcosa da fare. Di quelli passati che ricordo più volentieri ci sono:
Il giorno del mio sedicesimo compleanno, era venuto il mio fidanzatino dell'epoca a casa con delle rose, sono i fiori che detesto di più ma che gli potevo dire, poi ero così innamoratina che mi sarebbe piaciuta qualsiasi cosa avesse pensato per me.
Il giorno del mio diciottesimo compleanno, mi sono svegliata con una telefonata, è durata circa un minuto e mezzo e chi parlava mi disse “mi sono appena svegliato, questa è la prima cosa faccio, buon compleanno”.
Il giorno del mio diciannovesimo compleanno, ero in un posto con una bella vista, faceva caldo, avevo una maglia bianca, abbiamo ascoltato una canzone dei disclosure e mi hai chiesto se potevo tenerti la mano.
Tutto quello che penso adesso è che quest'anno ho bisogno di trovare il modo di fare qualcosa che mi distragga dal pensare che non hai più nessuna ragione per ricordarti di me.

Oggi ho passato i cinque minuti sull'autobus più belli di sempre ed è tutto merito di una vecchina seduta con un volpino tutto bianco tra in braccio e di ragazza salita a un certo punto portando con se un trasportino con dentro un piccolissimo gattino che miagolava continuamente in un mondo tenerissimo facendo proprio: “miao miao miao”.
Peccato che sia tutto svanito quando sono stato costretto a scendere per prendere un altro autobus, su cui non c'erano animali ma un autista che sbagliava strada (senza nemmeno accorgersene).