groppi's

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La luce è semplicemente un racconto. Per dare profondità e accoglienza agli spazi: luce sulle soglie, lungo i percorsi, sui piani … Davide Groppi Santa Clara

Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale

Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale
siccome i ciottoli che tu volvi,
mangiati dalla salsedine;
scheggia fuori del tempo, testimone
di una volontà fredda che non passa.
Altro fui: uomo intento che riguarda
in sé, in altrui, il bollore
della vita fugace – uomo che tarda
all’atto, che nessuno, poi, distrugge.
Volli cercare il male
che tarla il mondo, la piccola stortura
d’una leva che arresta
l’ordegno universale; e tutti vidi
gli eventi del minuto
come pronti a disgiungersi in un crollo.
Seguìto il solco d’un sentiero m’ebbi
l’opposto in cuore, col suo invito; e forse
m’occorreva il coltello che recide,
la mente che decide e si determina.
Altri libri occorrevano
a me, non la tua pagina rombante.
Ma nulla so rimpiangere: tu sciogli
ancora i groppi interni col tuo canto.
Il tuo delirio sale agli astri ormai.

Eugenio Montale

da “Mediterraneo”, 1924, in “Ossi di seppia”, Piero Gobetti Editore, Torino, 1925

Ma io non lo so, come si può, andare e vincere, anche un semplice vivere, senza restare solo a vedere e poter qualche volta anche guardare, così a poco a poco, tra un respiro e un altro, per potersi meravigliare, per non inciampare in una vita di rinvii, di attese inevase, di parole non dette e solo pensate, di vuoti e pieni, di pieni e vuoti, di buongiorno sommessi e mai gridati, di paure, di groppi allo stomaco

Ma come si può, io non lo so, percorrere la dimenticanza, per essere immune, per solo vedere e non toccare, per desiderare e fluire, in un abbraccio mai dato, un bacio mai assaporato e stare lì come affacciato, riuscire a scolpire una strada, nella fulgida vegetazione e venire ringhiottito, tra un ramo sbarazzino e una betulla sgraziata
Ma io no lo so, come si può, rinunciare, rinunciare a noi

5

(and this is for Gray Card)

1. In need of a helping hand

2. Travel is a state of mind

3. Solitude - pt III

4.Hand-made work

5. Random Acts of Kindness

I don’t have 5 favorite pictures. I can’t choose, i love them all - some more than others, but still, i love them all. Every picture is an experience, through every capture i learn something new, every shot has its story and i cherish them all, in my heart. Every picture that i shot became a part of me, in one way or another.

So, why these pictures? Simply because they seemed to make sense, together :) I hope that you will all enjoy them as much as i enjoyed taking them and i wish to myself and to each one of you a beautiful, creative, inspiring 2014!

anonymous asked:

What would making out with Minghao be like?

Minghao is kinda shy so I think he’d be the slow and gentle type. It’d start of with a sweet innocent kiss. Then another. Then another one, this time a little longer, and little slower. Slowly your kisses would grow longer and little bit deeper. He’d be gentle, never going a step farther than he knew you wanted. His hand would gently cup your neck, hooking his thumb around your ear and softly cradling your head. He’d never pull you closer or take it farther unless you initiated. So when you wanted to be closer to him you’d have to scoot closer, which then he would realize and wrap his other around you and pull you closer against him. When you wanted to feel his tongue you’d have to softly swipe yours across his bottom lip, telling him to open up his lips, which he immediately would. He’d understand your signals quickly and immediately adjust to what you wanted. He wouldn’t be groppy. Instead, he’d gently ghost his hands over your curves, pulling you just a little closer and keep some pressure on your skin. He’d be incredibly passionate and very slow. Like a quiet, rainy night kind of kiss. It’d have you melting, I promise. 

-Thrusday 

Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale
siccome i ciottoli che tu volvi,
mangiati dalla salsedine;
scheggia fuori del tempo, testimone
di una volontà fredda che non passa.
Altro fui: uomo intento che riguarda
in sé, in altrui, il bollore
della vita fugace – uomo che tarda
all’atto, che nessuno, poi, distrugge.
Volli cercare il male
che tarla il mondo, la piccola stortura
d’una leva che arresta
l’ordegno universale; e tutti vidi
gli eventi del minuto
come pronti a disgiungersi in un crollo.
Seguìto il solco d’un sentiero m’ebbi
l’opposto in cuore, col suo invito; e forse
m’occorreva il coltello che recide,
la mente che decide e si determina.
Altri libri occorrevano
a me, non la tua pagina rombante.
Ma nulla so rimpiangere: tu sciogli
ancora i groppi interni col tuo canto.
Il tuo delirio sale agli astri ormai.
—  Eugenio Montale, Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale… da “Ossi di seppia”.

di Montale non esiste poesia che non riesca ad ammaliarmi come i suoi talismani
Non c'è cosa peggiore che non potersi sfogare, che tenersi dentro tutto quando si vorrebbe esplodere. Invece per un motivo o per l'altro, niente, non puoi: tu hai torto, gli altri hanno ragione, tu sbagli, gli altri sono sempre nel giusto. Tu reprimi la rabbia, gli altri te la scaricano addosso, ti tieni i tuoi groppi in gola mentre gli altri se ne sbattono.
Tu ti abbatti, loro ti danno una mano.