graziosa

Vorrei sposare una donna, amarla in silenzio con tutto il mio cuore, avere dei figli e contemplarla a lungo, a ogni respiro effimero al calar del sole. Vorrei stringerle la mano e guardare l'orizzonte, il nostro tramonto, guardarla negli occhi e dedicarle i miei silenzi dove le accarezzo dolcemente i pensieri.
Vorrei fare l'amore con lei senza neppure sfiorarla. Tenere dentro di me il suo profumo, il suo sorriso, i suoi capelli morbidi. Sentire il suo caldo ventre. Tenerlo appoggiato delicatamente a me. 
Vorrei sedermi una mattina, scrivere di lei, di noi. Come Montale fece con la sua. Dedicarle poesie, dolci parole, limpide e fresche, frecce che colpiscano uno ad uno gli anni passati insieme. Ricordare con decisa passione e nostalgia. Toccare, sfogliare, ascoltare un libro che tanto le avevo letto, che tanto amava, che tanto amavo.
Vorrei, una mattina, scrivere di lei, pensando solo a lei. 
Vorrei sentire una forte mancanza, un forte desiderio di riabbracciarla. Vorrei poter baciare ancora quegli occhi, sentire il suo battito vivo, più vivo del mio, incessante e puro.

Vorrei poterti amare e perderti. Ritrovarti nelle mie parole senza lasciar svanire gli attimi passati con te. Vorrei trovare il coraggio di dirti che tu, madre di alcuni piccoli che mai cresceranno per te, sei stata la più importante e la più essenziale, la più graziosa e fine, fragile e delicata donna nella vita di questo pover'uomo e che ora, inesorabilmente, sente il bisogno viverti, ancora, un po’. 
Per sempre.

So di fare schifo. Esattamente. Nonostante ci siano quei giorni in cui un po di make up mi fa sentire carina. Poi esco e trovo ragazze tanto più belle che nemmeno lo hanno, il make up. E vorrei sotterrarmi.
So di non avere il bel fisico, presupposto indispensabile ormai per meritare uno sguardo di un ragazzo. Non sono minuta, non sono graziosa, non sono formosa, non sono delicata, non sono magra, non sono abbronzata. Non ho gli occhi azzurri, i capelli sempre in ordine, le labbra carnose e le gambe magre con la ferrovia di mezzo. Sono abbastanza semplice, non rude o cose del genere, ma semplice. Tanto semplice da essere invisibile anche quando mi sforzo di essere un po più carina. Ovunque passo inosservata. Mi sento goffa e noiosa, poco interessante insomma.
Ne ho passate tante durante gli anni delle medie, perché anche se non sembra possibile, ero anche peggio di ora. E sono rimasta segnata dalla cattiveria di quegli anni, tanto da essere troppo insicura, chiusa e prevenuta su tanti aspetti della vita. Da tanti anni aspiro a sentirmi bene con me stessa, con scarsissimi risultati.
Non sono mai stata poi così importante nemmeno per un ragazzo. Ero quella con cui ci si divertiva finché non arrivava la ragazza più carina. La ruota di scorta, la ragazza scontata e sempre lì, presente per tutti. Ho sempre fatto tanto per gli altri, sempre il primo passo. E mai un gesto nei miei confronti, un messaggio carino, un sorriso, niente. Evidentemente non lascio niente, nelle persone. Nemmeno un bel ricordo alle persone che escono dalla mia vita. In 17 anni cosa ho costruito? Forse niente, anzi proprio niente di niente.

Oggi a scuola la mia professoressa mi ha chiesto di pensare a me tra 10 anni. Ho pensato a varie cose e lei mi ha detto che le cose che penso sono cose che, in realtà (o meglio, per il momento) sogno.
Ma io sogno sempre di sposarti e di avere 3 figli per poi litigare sui nomi da dargli. Svegliarmi la mattina e trovarti con la testa poggiata sul mio petto, con tutto lo spazio del letto invaso da te e io che rimango in un minuscolo angolino per non svegliarti. Perché sei dolce, graziosa e non ce l'ho il coraggio di farti smettere di sognare. Poi guardarti e non riuscire neanche ad arrabbiarmi perché per una notte intera non mi hai fatto dormire con i tuoi innumerevoli capricci. Restare a fissarti, pensare a quanto sei bella e poi baciarti la fronte. Sogno di alzarmi dal letto e trovarti in cucina a preparare la colazione, scambiarci un sorriso e qualche bacio e poi mangiare insieme. Sogno di portare avanti una vita con te, di aiutare i nostri figli sempre ma senza essere oppressivi, di vederli crescere sorridendo, provare ad essere dei genitori perfetti. Sogno di fare infinite cose con te durante la giornata per poi arrivare esausti la sera, buttarci sul letto con gli occhi che si chiudono dalla stanchezza ma con la voglia di noi. E iniziare a baciarci piano piano, poi sempre più forte. Intrecciare le gambe, avvicinare i corpi finché non c'è neanche un angolo di noi che non si tocca. E spogliarci frettolosamente Baciarti il collo e poi il seno, e scendere pian piano. Sentire i respiri che man mano diventano più forti. Regalarci il piacere e sentirci parte dell'altro. Lasciarci andare e aprire gli occhi solo per guardarci sorridere. Fare l'amore e lasciare i problemi alle spalle, almeno per poco. Continuare a baciarci fin quando ci manca il respiro. Finire abbracciandoci e ripetendoci che ci amiamo con il respiro ancora affannato. E poi torni tra le mie braccia, piccola come sempre ma ogni volta un po’ più donna. Stringerci forte e poi finalmente dormire insieme, come abbiamo da sempre desiderato. Questo è quello che sogno per me, quello che voglio fare. Poi il lavoro e tutto il resto passano in secondo piano, in primo piano ci sei tu. Come è sempre stato e come sempre sarà, sei il centro della mia vita e questo mai cambierà. Dipende tutto dai tuoi gesti, la mia felicità dipende da quel che fai. E giuro che sei in ogni gesto che faccio, anche il più piccolo. Non ti lascio andare, capisci quanto sei importante? Sembra quasi che il resto non mi interessi più, come se neanche trovassi il senso. Vivo per te, perchè se passo una bella giornata o è insieme a te, oppure è per raccontartelo. Vivo per te perche sei il primo pensiero appena sveglio, e l'ultimo prima di addormentarmi. Vivo per te perché solo tu sai darmi cosi tanto. Sei la storia d'amore che sognavo da piccolo, la ragazza che ho sempre desiderato. Non ti lascio andare, sei la cosa più preziosa che ho. Delicata e preziosa, il mio gioiellino. E quanto è bello quando sorridi. A volte ti guardo e capisco che è la cosa più importante, vederti sorridere. Perchè non sei per niente una ragazza senza problemi, ma riesci sempre ad essere forte .E sei l'amore di una vita intera. Ed io, io sono incasinato ma pazzo di te. Ed è questo che conta, l'amore conta. Tutto il resto è uno scherzo.

Costei per certo è la più bella cosa
che ‘n tutto ‘l mondo mai vedesse 'l sole:
lieta, vaga, gentil, dolze, vezzosa,
piena di rose, piena di viole,
cortese, saggia, onesta, graziosa,
benigna in vista, in atto e in parole.
Così spegne costei tutte le belle,
come 'l lume del sol tutte le stelle.
—  Angelo Poliziano, Rispetti X, da “Rime”
Tutti i bambini, tranne uno, crescono. Ci mettono poco a capirlo, e Wendy lo capì così: un giorno, quando aveva due anni, mentre stava giocando in giardino, colse un fiore e corse a mostrarlo a sua madre. In quel momento doveva essere molto graziosa, perché Mrs Darling si mise una mano sul cuore ed esclamò: “Oh perché non puoi restare così per sempre?” Questo fu tutto ciò che si dissero sull’argomento, ma in quel momento Wendy capì che sarebbe cresciuta. Tutti, a due anni, impariamo questa cosa. I due anni sono l’inizio della fine.
—  James Matthew Barrie, Peter Pan
Peter era un mostro, Peter era grasso, Peter
era scemo, Peter era goffo, Peter balbettava
e Peter inciampava e le ragazze ridevano di
Peter e i ragazzi lo punzecchiavano, e Peter
era costretto a restare a scuola dopo le lezioni
e a Peter cadevano gli occhiali e aveva le scarpe
slacciate e la camicia di fuori e vestiva come non
s’era mai visto e Peter sedeva sempre nell’ultimo
banco con il moccio che gli colava dal naso.
Questo succedeva allora. Cioè alle elementari e
alle medie, e il tempo passava
e passava e
Peter cambia ogni anno la sua fuoriserie e
ha sempre una ragazza nuova e graziosa e
non porta più gli occhiali ed è dimagrito,
sembra quasi bello comunque certo sicuro di sé,
ha una casa in Messico e una a Hollywood.
Peter commercia in arte e in borsa, parla
tre lingue, ha lo yacht e un jet e inoltre
qualche volta produce dei film.
Chi lo conosceva allora non lo conosce
adesso.
È successo
qualcosa, che diavolo
è stato?
E la maggior parte dei fighi di allora
che ancora si vedono in giro
sono deformi, sconfitti, ingloriosi,
idioti, senzacasa, senili o
moribondi.
Di rado va come ci aspettiamo che
vada.
Per la precisione,
mai.
—  Gioco di specchi, Charles Bukowski

Che ne sai
rondine,
degli affanni
del mondo?

Dei problemi
artefatti,
delle ansie,
che ne sai?

E dei giorni
della settimana?
Il Sabato d'attesa
il fermento della Domenica

L'ansia del Lunedì.
Che ne sai?

E cosa pensi?
Quando voli
precisa, graziosa, perfetta
sopra il tramonto della festa.

E ti posi
e voli
e mai ti stanchi,
e nel tuo volare
incessante
mi perdo
e quasi mi scordo
che domani
è già
Lunedì.

«Un braccio te lo posso anche prestare per una notte» disse la ragazza. Poi si staccò il braccio destro dalla spalla e con la sinistra me lo mise sulle ginocchia. 
(…)
Evitai l’ascensore e salii quatto quatto per le strette scale fino al secondo piano. Non essendo mancino e avendo la destra impegnata sotto l’impermeabile, non mi fu facile aprire la porta. Più cercavo di fare in fretta e più la mano mi tremava. Non somigliava al tremito del colpevole? Mi sembrò che nella camera ci fosse qualcosa. Era la mia solitaria camera di sempre; ma la solitudine non è qualcosa? Quella sera in cui ritornavo col braccio della ragazza non ero solo, e dunque la mia solitudine, che faceva parte della stanza, m’intimoriva.
«Entra prima tu» dissi dopo aver finalmente aperto la porta, e tirai fuori da sotto l’impermeabile il braccio della ragazza. «Benvenuto, questa è la mia camera, accendiamo la luce.»
«Hai paura di qualcosa?» mi sembrò che dicesse il braccio della ragazza. «C’è forse qualcuno?»
«Eh? Ti sembra che ci sia qualcuno?»
«Sento un odore.»
«Un odore? Eh? Sarà il mio. Nell’oscurità forse non vaga la mia grande ombra? Guarda bene. Può darsi che la mia ombra mi abbia aspettato.»
«È un odore soave!»
«Ah, è il profumo delle magnolie» dissi rinfrancato. Meno male che non si trattava dell’odore della mia solitudine, immonda e cupa d’umidità. L’aver messo in acqua i boccioli di magnolia era stata una fortuna, quanto ci voleva per ricevere una graziosa ospite. Mi abituai un poco all’oscurità. Per quanto possa essere buio, in un luogo familiare si capisce dove si trovi questa o quella cosa.
—  Yasunari Kawabata, Il braccio

Ieri ero in spiaggia che scattavo alcune foto al paesaggio quando sento una bambina seduta vicino ai miei piedi canticchiare assorta una canzoncina, continuo a guardarmi intorno ma presto attenzione alle parole e sembra una favoletta di una principessa e di un cavaliere. 

Non ho proprio resistito e, chiedo scusa in anticipo, perchè ho fatto una cosa che non andrebbe fatta, senza farmi vedere ho rubato questo scatto e ho immortolato questo momento di tenerezza. Guardarla mentre cantava quelle parole così dolci ha smosso qualcosa nel mio freddo cuoricino. (NO REBLOG PLEASE).

Poi ho chiesto alla bambina cosa stesse cantando e lei mi ha raccontato questa favola del cavaliere con il cavallo bianco innamorato della principessa, mi ha parlato del loro vero amore e mi ha detto che si vorranno bene per sempre…

La sua mamma sorridendo si è avvicinata dicendomi di non lasciarmi incantare dal quel diavoletto e che la storia che mi stava raccontando è in realtà una canzone dei Modà “Favola” (ammetto non la conoscevo) che le fa ascoltare prima di addormentarla e che ormai le chiede tutte le sere. Prima le racconta la storia e poi le fa ascoltare la canzone…

Così mi sono andata a cercare questa canzone e l'ho subito ascoltata in cuffia. Mi sono messa a sorridere mentre continuavo a guadare quella graziosa bimba giocare e ridere sulla spiaggia.

Ah! L'amore, il potere delle favole e la magia dei sogni, visti con gli occhi dei bambini… Sono tornata un po’ una bambina sognatrice anch'io.

Ora vi racconto una storia che

farete fatica a credere

perché parla di una principessa

e di un cavaliere che

in sella al suo cavallo bianco

entrò nel bosco

alla ricerca di un sentimento

che tutti chiamavano amore.

Prese un sentiero che portava

a una cascata dove l'aria

era pura come il cuore di quella

fanciulla che cantava

e se ne stava coi conigli

i pappagalli verdi e gialli

come i petali di quei fiori che

portava tra i capelli

Na na na na na na na na na…

Il cavaliere scese dal suo cavallo bianco

e piano piano le si avvicinò

la guardò per un secondo

poi le sorrise

e poi pian piano iniziò a dirle

queste dolci parole:

Vorrei essere il raggio di sole che

ogni giorno ti viene a svegliare per

farti respirare e farti vivere di me.

Vorrei essere la prima stella che

ogni sera vedi brillare perché

così i tuoi occhi sanno

che ti guardo

e che sono sempre con te.

Vorrei essere lo specchio che ti parla

e che a ogni tua domanda

ti risponda che al mondo

tu sei sempre la più bella

Na na na na na na na na na…

La principessa lo guardò

senza dire parole

e si lasciò cadere tra le sue braccia.

Il cavaliere la portò con sé

sul suo cavallo bianco

e seguendo il vento

le cantava intanto

questa dolce canzone:

vorrei essere il raggio di sole che

ogni giorno ti viene a svegliare per

farti respirare e farti vivere di me.

Vorrei essere la prima stella che

ogni sera vedi brillare perché

così i tuoi occhi sanno

che ti guardo

e che sono sempre con te.

Vorrei essere lo specchio che ti parla

E che a ogni tua domanda

ti risponda che al mondo

tu sei sempre la più bella…

La donna vuole essere amata senza perché; non perché è bella o buona o ben educata o graziosa o spiritosa, ma perché è.
—  Henri-Frederic Amiel
O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l'anno, sovra questo colle
Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, nè cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l'etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l'affanno duri!
—  XIV - Alla Luna
Giacomo Leopardi
L'arte non è graziosa.
L'arte non è dipingere.
L'arte non è qualcosa che si appende alle pareti.
L'arte è ciò che facciamo quando siamo davvero vivi.
Se avete già deciso che non siete degli artisti, varrebbe la pena riflettere su questa decisione e su cosa potrebbe farvi cambiare idea.
Se dite di non avere alcun talento (in nessun campo!), vi state tirando indietro.
L'arte potrebbe spaventarvi.
L'arte potrebbe rovinarvi.
Ma l'arte è ciò che siamo, ciò che facciamo e ciò di cui abbiamo bisogno.
Un artista è qualcuno che usa coraggio, intuizione, creatività e sfacciataggine per sfidare lo status quo. E un artista prende tutto sul personale.
L'arte non è un risultato ma un viaggio. La sfida che il nostro tempo ci pone è trovare un viaggio che sia degno del nostro cuore e della nostra anima.
—  Seth Godin - Quel pollo di Icaro