grattacieli

Hai presente i Coldplay?
E James Blunt?
Poi ce l’hai presente le mani in aria ad un concerto?
Gli anni ‘90?
Una sigaretta dopo aver sudato?
Hai presente un pic-nick e la pizza con la Coca Cola?
La birra?
I tuoi amici che ridono e cantano?
Un libro nuovo?
Il giorno prima del tuo compleanno?
Le speranze?
Aprile?
Il mare calmo?
Hai presente il colore dei miei occhi che ti piace tanto?
Una torta fatta in casa?
Un goal ai mondiali?
Hai presente la mia canzone preferita?
I bambini?
L’amore platonico?
I baci proibiti?
Le piccole rivoluzioni?
Hai presente andare sui pattini, andare a ballare, andare a cena fuori e fingersi cresciuti?
Ubriacarsi?
I Griffin?
I jeans?
I grattacieli?
Le piramidi?
Australia?
Italo Calvino?
I telefilm?
Il Museo del Prado, il ponte di Brooklin , il muro discontinuo di Berlino?
L’estate?
Il segno del costume?
La granita alla menta?
Hai presente un’idea giusta?
Una giornata positiva?
L’attesa delle feste?
L’aperitivo?
Le superiori?
Cantare?
Correre?
Prendere l’aereo?

Ecco. Tu, sei di gran lunga superiore.

2

Ma meno male che ti amo

Stamattina mi son svegliata
e la prima cosa che ho pensato
– anzi la seconda
la prima è stata
“ora devo proprio aprire gli occhi” –
la seconda è stata
pensa un mondo come questo
identico a questo
sputato
con tutte le sue brutture
e le sue bellezze
il suo regno animale
vegetale
e
minerale
con tutto il suo cielo
il suo sole
le sue nuvole
le sue città
i suoi bambini
il suo vento
l’inchiostro
i gatti
le lacrime
i libri
le risate
con tutte le sue guerre
la stupidità
gli dei
i prati
i mari di ignoranza
le montagne di tristezza
i laghi di paura
i deserti di pazzia
i grattacieli di solitudine
gli ammezzati di stupidità
pensa a un mondo come questo
identico
sputato
dove però
io
non
ti
amavo

magari
manco
ti sapevo

ecco
stamattina
dopo che mi son svegliato
dopo che ho aperto gli occhi
ho pensato
“ma meno male che ti amo”

e ti confesso
che l’ho detto pure ad alta voce
l’ho sussurrato nella solitudine della mia stanza

poi lo so
a qualcuno
potrebbe sembrare
cosa di poco conto

Per me non lo è.

Voglio viaggiare con te.
Visitare la Spagna e cercare di parlare in spagnolo, o almeno provarci.
Voglio visitare la Germania che tu conosci molto bene e farmi aiutare da te a metter su una frase in tedesco.
Voglio visitare il Giappone, le sue strade, i suoi grattacieli, gli alberi in fiore.
Voglio visitare Parigi e baciarti con la Tour Eiffel come sfondo.
Visitare i musei con te che mi tiri sempre il braccio, cercando la mia mano, per non perdermi nella folla.
Entrare in tutti gli stadi possibili e improvvisarsi tifosi sfegatati di quella squadra.
Fermarsi a mangiare qualcosa e tirarsi del cibo addosso, attirare l'attenzione della gente che ci crederanno pazzi e ci guarderanno in malo modo, ma in qualche modo capiranno che siamo pazzi l'uno per l'altra.
E poi sorridersi imbarazzati.
Voglio visitare la luna e le stelle, voglio che mi tieni per mano in ogni viaggio, che mi spingi a prendere un aereo e partire, che mi stringi e sorridi.
Voglio sentirmi libera di essere fragile, libera di non aver paura del futuro, di come andrà, di non temere che tu possa ferirmi.
Sentirmi libera di togliere la maschera e farti vedere il mio vero volto.
Voglio essere il tuo posto preferito, la tua casa, tutto ciò che ti fa battere il cuore e ti fa capire che non importano le meraviglie che hai visto nei tanti viaggi, la tua meraviglia resto io.
—  Natasha Maselli.
Gli uomini che ammiro di più nella nostra società, Marcus, sono quelli che costruiscono ponti, grattacieli e imperi. Ma, in realtà, i più coraggiosi e ammirevoli sono quelli che riescono a costruire l’amore. Perché non esiste impresa più grande e più difficile.
—  Joel Dicker, La verità sul caso Harry Quebert

E crescendo impari che la felicità non è quella delle grandi cose.
Non è quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi…
La felicità non è quella che affanosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente.. non è quella delle emozioni forti che fanno il “botto” e che esplodono fuori con tuoni spettacolari..
la felicità non è quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità è fatta di cose piccole ma preziose…
…e impari che il profumo del caffè al mattino è un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità è fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi, e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.
E impari che l'amore è fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei cinque minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.
E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.
E impari che tenere in braccio un bimbo è una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami…
E impari che c'è felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'è qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.
E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c'è nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.

(Richard Bach)

Stamattina mi son svegliato
e la prima cosa che ho pensato
– anzi la seconda
la prima è stata
“ora devo proprio aprire gli occhi” –
la seconda è stata
pensa un mondo come questo
identico a questo
sputato
con tutte le sue brutture
e le sue bellezze
il suo regno animale
vegetale
e
minerale
con tutto il suo cielo
il suo sole
le sue nuvole
le sue città
i suoi bambini
il suo vento
l’inchiostro
i gatti
le lacrime
i libri
le risate
con tutte le sue guerre
la stupidità
gli dei
i prati
i mari di ignoranza
le montagne di tristezza
i laghi di paura
i deserti di pazzia
i grattacieli di solitudine
gli ammezzati di stupidità
pensa a un mondo come questo
identico
sputato
dove però
io
non
ti
amavo

magari
manco
ti sapevo

ecco
stamattina
dopo che mi son svegliato
dopo che ho aperto gli occhi
ho pensato
“ma meno male che ti amo”

e ti confesso
che l’ho detto pure ad alta voce
l’ho sussurrato nella solitudine della mia stanza

poi lo so
a qualcuno
potrebbe sembrare
cosa di poco conto

beh
non lo è.

—  Ma meno male che ti amo, Guido Catalano.

Curioso come in tivì le donnine che hanno il ciclo facciano il salto in alto, nuotino felici, costruiscano grattacieli e camminino sui carboni ardenti perché loro tengono il tampax, eh.
Ancora più curioso come noi inutili e anonime mortali, con 78 gradi all'ombra, dopo due metri abbiamo bisogno come minimo de na barella.

Lo so che non è facile
capire per chi non c’era, ma noi,
a dividerci una birra, eravamo
un qualcosa che io poi ho pregato Dio
nell’alto dei grattacieli,
ho pregato,
che non mi facesse poggiare
le labbra dove le aveva poggiate lei,
e non lo so se ho pregato per bene,

non sono mica pratico

ma io ancora sento,
a giorni di distanza,
se mi lecco il labbro inferiore
sento un sapore
un retrogusto,
un amore,
non so.

[ Andrea Donaera ]

10

Cammino ancora per queste strade cittadine  come camminavo sui monti, guardando ed imparando, cercando i terribili drammi della vita tra anime senza occhi e corpi senza anime. Aspetto ancora che i semafori fioriscano ad aprile ed osservo i grattacieli per capire, da come si piegano, da che parte soffia il vento. Faccio ai grandi caseggiati le stesse domande che facevo ai prati in fiore, ma loro non hanno mai visto un tramonto e vivono di silenzi e di vite in cui i sogni non hanno colori. Dopo la pioggia cerco nell'aria l’odore di erba bagnata e nelle pozzanghere il sorriso delle nuvole. In metrò se trovo qualcuno che sorride o se due innamorati si baciano prendo nota della fermata a cui scendono e il giorno dopo come un bracconiere dilettante mi nascondo dietro ai grigi pilastri per incontrarli di nuovo. Guardo ancora gli aerei nel cielo come se fossero aquile incapaci di seguire il vento e salire in cerchio verso il sole. Porto ancora i crisantemi alle banche perché penso sia giusto mostrare pietà per le tombe dei sentimenti. Regalo sempre qualche palla di vetro o un gessetto colorato ai ricchi che incontro perché hanno bisogno di tutto quello che possa farli diventare bambini per tornare ad essere per l’ultima volta felici. Osservo sempre questa città senza farfalle e libellule con paura e diffidenza, e perdo il mio tempo cercando capperi ed asparagi selvatici, nella sterilità dei parcheggi. Osservo stupito ed offeso come la ricca città punta minacciosa contro il cielo le sue dita di vetro e cemento cercando di rubarlo. Di questo non so darmi pace perché ancora per me la felicità dipende da quanto azzurro vedo alzando gli occhi. Confesso che questo comportamento associale nasce dalla mia infanzia felice, passata sui monti ad ascoltarli respirare, e raccogliere tra ghiande e leggende le voci delle felci e dei castagni destinato a diventare mio malgrado, l’unico savio, in mondo di folli.

I still walk through these city streets as I walked on the mountains, looking and learning, looking for the terrible drama of life between blind souls and soulless bodies. I still look to the traffic lights bloom in April and I look at the skyscrapers to understand, how they bend, whence the wind blows. I do to the blocks the same big questions as I do to the meadows in bloom, but they have never seen a sunset and live silences with lives where dreams have no colors. After the rain I search in the air the smell of wet grass and in the puddles the smile of the clouds. In the underground if I find someone who smiles, or if two lovers kiss, I notice the stop at which they descend and the next day as an amateur poacher, I hide behind the gray pillars to meet them again. I still look at planes in the sky as if they were eagles unable to follow the wind and climb in the circle toward the sun. I still carry chrysanthemums to banks because I think it is right to show mercy for the tombs of feelings. Always I give some glass ball or a colorful chalk to the rich people I meet because they need everything you can give them to become kids and than to be happy for the last time. I always look at this city without butterflies and dragonflies with fear and distrust, and I lose my time looking for capers and wild asparagus in the sterility of the parking lots. I am astonished and offended how the rich city threatens against the sky its glass and cement fingers trying to steal it. I don’t like this because happiness for me still depends on how much blue I see by raising my eyes. I confess that my asocial behavior is born from my happy childhood, past on the mountains to listen them breathing, and gather between the acorns and the legends the voices of ferns and chestnuts, destined to become the only wise in this world of fools

Pictures by Marek Lenik, Thilo Hilberer

In Cina si moriva di caldo, non capisco allora perché non riesca a sopportare quest'afa degli ultimi giorni. È buffo: dal trentesimo piano di un palazzo vedevo tantissimi grattacieli, luci e c'era un venticello casuale e gradito, e tanti rumori di città poco familiari, sudavo tantissimo e ascoltavo Daniele Silvestri mentre mi preparavo a ripetere scrivere ripetere scrivere ripetere. Qua i rumori sono diversi, chi annaffia il giardino, due tre macchine passano, poi silenzio, tantissime cicale, uccellini, passa un motorino, mia sorella dorme mezza nuda sul letto, io sudo un casino e non mi entra in testa niente. Certo che il weekend più caldo e più triste doveva proprio essere questo eh.