grattacieli

Ti farò sorridere con dei fiori finti e con una luna che non possiamo vedere, perchè dietro i grattacieli. Poi tu mi indichi un aereo che io confondo con una stella e allora mi dici di esprimere un desiderio o quanti io ne voglia bruciare. Poi il mattino dopo partiamo ed andiamo ad imitare le stelle cadenti che non cadono mai, su un aereo come quello e non ci verrà mai nostalgia di questo cielo. Tra diecimiliardi di anni, quando di questo posto rimarrà solo gas, io e te potremmo dire di averlo accarezzato con i desideri. Andiamo dove vogliamo andare e fingiamo di non avere più soldi per tornare.

matteo g. costa “alan-aube”

Solo i grattacieli in costruzione mostrano ardite idee costruttive, e l’effetto di questi scheletri d’acciaio che si stagliano contro il cielo è sconvolgente. Con il rivestimento delle facciate tale effetto scompare completamente, l’idea costruttiva che sta alla base della creazione artistica è annientata e soffocata per lo più da un caos di forme prive di senso e banali. Nel migliore dei casi, oggi, risultano esclusivamente le dimensioni grandiose, eppure queste costruzioni avrebbero potuto essere qualcosa di più di una semplice manifestazione delle nostre possibilità tecniche.
—  Ludwig Mies van der Rohe
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La pazzia vertiginosa nata, ovviamente, negli States si chiama Rooftopping e consiste nel fotografarsi i piedi in cima a un grattacielo (o semplicemente scattare la foto da una prospettiva altissima che coincida con un palazzo di almeno una trentina di piani).

Pioniere di questa tanto assurda quanto pericolosa tendenza è il fotografo canadese Tom Ryaboi, che l’ha ribattezzata con il nome che ha anche dato al suo blog: blursurfing.