grande voce

Eri l'unica persona per cui mi sarei tolta le cuffie mentre c'era la mia canzone preferita, solo per ascoltare la tua voce
IL MIO TESSSORO

Che poi di notte ricevo i messaggi in cui mi si chiedono robe come ‘Parlaci, o Maestro di X’ tipo Il Profeta di Khalil Gibran e io sono un po’ in imbarazzo perché la tunica è in asciugatrice ma vabbé.

Allora Anona disse: parlaci della Gelosia.

– E lui sollevò la stessa e scrutò il popolo, e su di esso calò una grande quiete. E con voce ferma disse:

Non siate teste di cazzo.

La gelosia è il fardello pesante e intriso di veleno il cui sgocciolio continuo lorda le membra di chi lo porta e dissecca i fiori seminati sul sentiero degli amanti.

La gelosia sono fori nel cuore di chi dovrebbe amare senza interrogarsi e da cui il vento della vita trae una melodia discorde.

Chi ama è, chi è geloso dell’oggetto del proprio amore possiede, alla guisa di un bambino che teme il proprio gioco prediletto possa essergli strappato.

La gelosia è una colpa di chi la prova, mai di chi ne è fatto oggetto perché se del Creatore possiamo ammirare l’opera sublime in un mattino terso di luce nuova, solo l’uomo incompleto potrebbe provare il desiderio di averne visione solo per sé, senza alcun accanto. –

Al ché Anona si sentì molto in colpa e promise al Profeta che avrebbe smesso di sbirciare sullo smartphone del moroso e che si sarebbe fidata di lui.

Amo sviluppare la mia coscienza per capire perché sono vivo, cos'è il mio corpo
e cosa devo fare per recuperare con i disegni dell'universo.
Non mi piace la gente che accumula informazioni inutili
e si crea false forme di comportamenti,
plagiata da personalità importanti.
Mi piace rispettare gli altri,
non per via delle deviazioni narcisistiche delle loro personalità,
ma per come si sono evolute interiormente.
Non mi piace la gente la cui mente non sa riposare in silenzio,
il cui cuore è granitico agli altri senza sosta,
la cui sessualità è perennemente insoddisfatta,
il cui corpo s'intossica senza saper apprezzare di essere vivo.

Made with Spotify

Niente, vorrei dirti,
solo questo niente.
Fu detto già tutto.
Da quando ci siamo separati
sopravviviamo,
siamo la rovina di quel tempo.

Ma questo mio niente dopo di te
mi sostiene e si rafforza,
cresce bene con gli anni,
si fa grande, muta la voce,
non vuole più stare con me,
esce sempre più spesso
a cercare altro niente,
inutilmente bello come fui.
I nostri occhi han fissato il sole,
non guardano più,
ricordano di aver visto.

A che servirebbe rivederti?
Perderei il mio niente.
Di tutte le cose che potevo fare
ho sempre scelto una sola,
monco di troppe vite non fatte
tu sei il Niente che mi ha scelto.
E ti appartengo sempre.

—  Roberto Pazzi