gobble gooble

Tumblr Job (Una spy story grottesca e surreale)

La ragazza dai capelli fucsia e le braccia tatuate aveva attaccato bottone in una tavola calda dicendo che trovava aberrante il modo che avevo di mischiare le proteine.
Sforzandomi di non fissare troppo a lungo la sua scollatura per non deconcentrarmi, le risposi: «Sai, salutisti e vegani spodesteranno i Testimoni di Geova nell’apposito girone dell’Inferno dedicato agli invadenti dispensatori di consigli non richiesti».
«Lo sapevo che eri quello giusto!», esclamò lei sorridendo con malizia.
«Oddio, ritieni che io sia la pecorella smarrita da riportare sulla retta via?».
«No. Abbiamo solo visto in te qualcuno a cui affidare un incarico importante», mi disse con fare solenne mentre adagiava sul mio tavolo un piccolo cartoncino blu.
«Abbiamo chi? Tu e la tua setta?», chiesi cercando di provocarla.
«Il luogo e l’ora dell’appuntamento sono scritti sul retro», aggiunse alzandosi frettolosamente, «Fossi in te non farei la cazzata di non venire».
La guardai allontanarsi tra i tavoli del locale mentre le mie uova alla Benedict con salmone si freddavano senza pietà. Rigirai tra le mani il biglietto da visita: c’era solo una “T” in bassorilievo e l’indirizzo di un pub nei pressi di Gzira. L’appuntamento era per quella sera stessa, l’orario era scritto con una grafia appuntita e disordinata. Nello scegliere se ci sarei andato o meno, un ruolo determinante lo svolsero le tette della ragazza coi capelli fucsia: certo, era un poco in sovrappeso e sembrava pure mezza scema, però con quelle zizze le puoi mai dire di no?, dissi ragionando tra me e me.

Il pub era un poco squallido e quella sera era anche mezzo vuoto. Entrando vidi subito la tipa coi capelli fucsia insieme a un tizio con un maglione color senape e una barba di tutto rispetto. Occupavano un tavolino appartato in un angolo poco illuminato del locale.
«Ciao Gooble! Posso chiamarti Gooble, vero?», domandò il tipo sfoggiando un sorrisone cordiale e pieno di denti storti.
«Ehm, ciao. Nella vita reale esistono i nomi e i cognomi, sarebbe un problema per te usarli come fanno tutte le persone senza disturbi della personalità?», ribattei io cercando subito di far capire chi comandava.
«Sì, è un problema Gooble, e con questa risposta abbiamo esaurito tutti i convenevoli. Veniamo a noi», disse diventando tutto serio.
La tipa mi guardò come a dire che era meglio che non facevo lo stronzo, e io annuii in modo plateale come a dire “va bene, sentiamo che cazzo c’avete da dire”.
«Noi lavoriamo per Tumblr, il social network che frequenti da alcuni anni», esordì il tipo.
«E io sono un attore di Fake Taxi», dissi scoppiando a ridere sguaiatamente.
La ragazza coi capelli colorati mi poggiò una mano sulla spalla e fece un movimento veloce e leggiadro che mi fece piegare in due dal dolore.
«Oh, ma stai for’?! Mi hai fatto male mongolo’!», dissi alzando la voce.
«Vorrei che stessi zitto e ascoltassi il mio amico per qualche minuto, pensi di poterlo fare? Non siamo venuti su questa isola di merda per sentirti fare le tue battute del cazzo!», ringhiò la tipa serrando la mascella per la rabbia.
Guardai il tizio barbuto e con lo sguardo lo invogliai a continuare a parlare.
«Dobbiamo pulire un po’ i contenuti sul fronte italiano, ci sta troppa spazzatura sentimentale, troppi ragazzini emotivamente devastati».
Lo guardai come per metterlo a fuoco meglio: «Cioè ma tu sei serio? Tu veramente parli come se fossi una specie di agente segreto di Tumblr?».
La ragazza stava per sferrare un altro colpo di chissà quale cazzo di arte marziale, quando la barba del tipo si mosse di nuovo producendo il suono: «No, aspetta, ho un’idea migliore».
Tirò fuori da sotto il tavolo un piccolo zaino e ne estrasse una cartellina blu, dello stesso colore del biglietto da visita. Mi passò la cartellina con fare cordiale e mi disse: «Spero che dopo aver visto questo inizierai a credermi. E, soprattutto, a collaborare».
Era una dossier su di me, su quello che avevo scritto su Tumblr dal giorno dell’iscrizione ad oggi. C’erano fanmail, likes, foto pubblicate, foto scambiate privatamente, chat che nemmeno ricordavo più, tutto il dietro le quinte del Gooble Gobble Blog degli ultimi 5 anni.
«Come si dice, chi è senza peccato… », aggiunse il tizio con aria complice.
«Va bene, puoi parlare, non ti interrompo più», dissi rassegnato e sconfitto.
«Ora puoi lasciarci soli», disse alla ragazza, «Sono certo che adesso farà il bravo».
La ragazza si alzò e andò fuori senza dire nulla e senza nemmeno guardarmi. In quel momento realizzai che non sarei mai riuscito a chiavarmela. Che coglione!
Il barbuto parlò di nuovo: «Hai presente i blog di quei personaggi dai 15 ai 25 anni che hanno come unico scopo quello di sfogarsi per la fine della propria storia? Quei cazzo di lamentosi che piagnucolano tutto il giorno in dashboard perché l’amore della vita li ha abbandonati?».
«Certo che sì, il vostro core business», dissi con malignità, ma lui ignorò la frecciata.
«Ebbene, questi blog devono sparire. Uno a uno. Tutti. Per sempre».
«Gesù, Gesù, chist’ è pazz’!», dissi a mezza voce.
«Non solo, ma non deve essere un’azione di forza, devono essere gli utenti stessi a decidere di cancellare gli account. Volontariamente. O al massimo dovranno cambiargli destinazione d’uso.».
«Destinazione d’uso? Ma che cazzo significa destinazione d’uso? Senti, premettendo che mi sembra una follia, premettendo che pure io mi caco il cazzo di leggere i piagnucolosi col cuore spezzato – e infatti evito di seguirli, per dio!, perché non fai anche tu così –, premettendo che se è uno scherzo non è divertente, io che cosa c’entro con tutta ‘sta storia?».
Non rispose alla mia domanda, si limitò a tirar fuori dallo zaino un’altra cartellina di cartone dello stesso colore dell’altra e a dirmi: «Tieni, ma aprila quando sarai a casa».
«Cos’è?», domandai stranito.
«Un primo assaggio del lavoro che dovrai svolgere per noi nel corso del prossimo anno».
«Sarebbe a dire?».
«Una lista dei primi tre blog strappalacrime più seguiti e influenti d’Italia. Due femmine e un maschio. Ci sono indirizzi, numeri di telefono, posti frequentati abitualmente, debolezze, cose compromettenti, e soprattutto… ».
«Soprattutto?», chiesi io impaziente.
«Soprattutto», continuò lui, «Ci sono i nomi e i contatti dei ragazzi e delle ragazze che li hanno lasciati e che li hanno messi nella condizione di venirsi a sfogare sulla nostra piattaforma».
«E quindi? Mi dici che cazzo dovrei fare io?», domandai spazientito.
«Tu li trovi e li convinci a tornare insieme».
Scoppiai a ridere in modo isterico: «Che cosa? E come dovrei fare? Tu sei pazzo, hai capito? Pazzo!».
«L’addestramento comincia domani sera, a Bologna. Il tuo aereo parte domani pomeriggio», disse lui alzandosi lentamente per andar via.
«Che cosa? Io domani non vado da nessuna parte, io qui ho un lavoro, ho una vita!».
«Stasera manderai una mail per licenziarti dicendo che hai trovato un nuovo impiego in Italia e che sei ben felice di accettarlo visto che questo ti permetterà di stare più vicino alla tua famiglia. Il testo della mail che invierai è nella seconda cartellina che ti ho consegnato».
«Non è possibile, mi stai prendendo per il culo!», dissi io quasi piangendo.
«Una volta a Bologna discuterai con gli Altri del tuo compenso e inizierai l’addestramento».
«Gli Altri? Chi cazzo sarebbero gli altri?».
«Gli altri come me», rispose lui indossando la giacca e sistemandosi lo zaino sulle spalle.
«Vi manda David Karp?», chiesi io frastornato da tutta la situazione.
Sorrise beffardo e mi disse: «David non gestisce davvero Tumblr, esattamente come Mark non gestisce realmente Facebook. Avanti, sei un tipetto intelligente puoi capirlo da solo».
«Capire cosa?».
«Un social network non nasce con il reale scopo di connettere le persone e intrattenerle, ed è sempre qualcosa di più di una banale azienda di successo che macina introiti da capogiro. Un social network serve per ben altri scopi!».
Mollai l’osso e cercai di carpire altre informazioni: «In cosa consiste l’addestramento?».
«Beh, non riuscirai a far tornare insieme quei ragazzi se non imparerai ad utilizzare sapientemente armi come la Lomografia, le citazioni di Gramellini e le canzoni di Ed Sheeran».
«Tu devi essere proprio un esaltato del cazzo», dissi trattenendo le lacrime.
«E pensa che da oggi siamo colleghi», disse allontanandosi verso l’uscita.
Mentre lo maledivo e mi mettevo le mani nei capelli lo sentii dire da lontano: «La ragazza si chiama Martina, ti aspetta qua fuori. Ha detto che nonostante tutto le stai simpatico».
Alzando lo sguardo, intravidi sul suo viso qualcosa di simile a un occhiolino. Sparì oltre la porta del pub, diretto dio solo sa dove.
«Fanculo tu e lei», bisbigliai senza troppa convinzione, mentre sistemavo le cartelline e il materiale che mi aveva lasciato.

Okay but students who have one pureblood parent and one muggle born parent still picking up on pop culture stuff. Not as much as the muggle borns, obviously, but I mean what muggle born parent is going to let their child, magic or not, grow up without seeing Labyrinth and Star Wars and without hearing Another Brick In The Wall at least once?

So one day one of these half-blood kids kinda shyly goes up to a group of muggle borns and whispers, “I see what you did there…and it’s hilarious.”

And it’s like suddenly finding out that scrawny kid in your history class has an outrageous singing voice and the muggle borns’ eyes go kinda wide and they just go “ONE OF US. ONE OF US.”

And the half-blood, with a knowing smile, responds, “Gooble gobble, gooble gobble.”

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For Thanksgiving I’m thankful for this melanin in my skin that stays poppin all day everyday!!! 🦃💖👌🏾👏🏾💖

Submit Anon: Tales From the Weebside

Warning: Very, very, very long

Okay! So this tale starts off at a small town highschool in the midwest. This small town is in the middle of? ….you guessed it! nowhere.

I was in middle school and I have to admit I was quite a weeb myself. And kindof antisocial. but other than tracing and saying “look at skill!!” I don’t consider myself to be all that bad. Nor my friends either. We all hung out together and our interaction was mainly based on the fact that we all liked anime. So discussing anime. Obsessing over anime…..trying to make our own anime. You get the idea. This also reflected on our appearances. Each of us had some sort of anime styled merchandise. Whether it be a tshirt or at the very least a pin on a backpack. This made us even more obvious as the “weirdies” of the school. So you can imagine that the people we attracted were one of our own.

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