gli spaghetti

Metti te che fossi riuscito a prendere permesso
Metti te che fossi passato a prenderti e ti avessi convinta ad andare al mare
Metti te che al mare fosse una giornata splendida con poche persone
Metti te che avessimo deciso di fare l’amore subito dopo pranzo
Metti te che in quel ristorantino in riva al mare avessero rovinato gli spaghetti allo scoglio
Metti te che ti fossi un po’ risentita con il cameriere per il tono usato
Metti te che io ti fossi venuto in soccorso
Metti te che il cameriere avesse intensi problemi a casa e ad un certo punto avesse perso un po’ la testa
Metti te che ad un certo punto mi mollasse una papagna fortissima sul naso
Metti te che setto nasale rotto
Metti te corsa al pronto soccorso
Metti te cinque ore di attesa con sangue dappertutto

No via.
Meglio così.
Fatto bene a rimanere in ufficio.
Meno male.
Che culo proprio

Non siamo più Charlie Hebdo, giusto?

La satira è qualcosa di scomodo, è qualcosa che deve divertire ma allo stesso tempo indignare. Non ha come scopo quello di piacere, ha principalmente come scopo quello di infastidire e indispettire per criticare in modo ironico.
Quando ho visto quelle vignette di cui tanto si parla, mi sono detta “cavoletti, perché non è venuta a me questa idea?“.
Il potere del disegno è riuscire ad esprimere con un'immagine il proprio pensiero senza sprecare tante parole. È una cosa bellissima.
Che gli italiani si indignino per le vignette di Charlie Hebdo, mi stupisce. Gli spaghetti e la lasagna ci rappresentano. A noi italiani piace mangiare, anzi magnare. Ammettiamolo che come si magna in Italia non si magna da nessuna parte. E non mi riferisco certamente al semplice piatto di pasta. Qui si magna a livelli grossi, si fanno le grandi abbuffate a danno dei cittadini.
Infatti, ciò che mi stupisce ancor di più è che non ci si indigni per un Paese in cui il benessere dei cittadini è all'ultimo posto, in cui per l'ennesima volta stiamo piangendo donne uomini e bambini che potevano salvarsi se solo nessuno avesse pensato a fare prima i suoi interessi e poi quelli di chi in quelle case doveva abitarci. Dopo ogni catastrofe dobbiamo fare i conti con delle coscienze sporche e con dei perché che non trovano risposte.
E poi, di cosa ci preoccupiamo? Di una vignetta che non rispetta dei morti? Questo Paese non ci rispetta. Però su, donate 2 euro.

Se potessi lasciarmi amare da qualcuno che ha voglia di leccarmi le ferite, di baciarmi la pelle e persino le ossa, di sopportare le mie manie di saltare ogni tanto, di camminare sul bordo del marciapiede, di guardare per ore il cielo o di canticchiare ripetutamente, lo farei. Ma ho permesso al mio cuore di amare chi fa di me una cornice posata su di un comodino lasciata a prendere soltanto polvere.
So come si amano i germogli, gli spaghetti al pomodoro che prepara mia madre, ma anche le mie ginocchia piene di cicatrici, le mie gambe storte, le pozzanghere quando ci finisci dentro per sbaglio, ti si schizzano tutti i pantaloni, ti si bagnano le scarpe e di conseguenza anche i calzini (sì, dopo tanto dolore s'impara ad amare soprattutto le cose negative e ho scoperto che mi fanno vibrare il cuore in un modo che non mi aspettavo); ma come si fa a smettere di amare un cuore e cominciare ad amarne un altro? Sinceramente ho la pelle d'oca solo a pensarlo. Possibile che certi amori finiscano? Che certe labbra smettano di volersi fra tante altre? Che certi profumi non si riconoscano più?
So amare tanto e odiare altrettanto. Odio piuttosto bene, in realtà. Odio quando amare diventa troppo facile perché le cose semplici non mi sono mai piaciute. Io mi fido di quell'amore che resiste quando i problemi aumentano fino a voler scappare. Mi fido di chi dice di odiarmi ma poi mi stringe la mano e vorrebbe non lasciarla più. Mi fido di chi sa combattere, di chi non molla, di chi - nonostante ogni difetto - vuole una pazza innamorata come me al suo fianco (e ce ne vuole di coraggio).
Ho imparato ad amare il silenzio che ha lasciato dopo la sua partenza e spero di rinnamorarmi del rumore.
—  Viviana V.
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Spesso quando si parla di pasta, si ricorda sempre come Marco Polo di ritorno dalla Cina introdusse in Italia gli spaghetti. Bene, se qualche “esperto” di cibo vi ricorda questa storia, ringraziatelo e lasciatelo perdere. Nel 1154 Riggero II diede incarico all’ arabo Al-Idrisi di descrivere in un libro tutte le terre conosciute o meno. Al-Idrisi, descrisse un piccolo paese vicino a Palermo in cui veniva prodotta pasta  fliliforme che era spedita nelle calabrie e in nord africa dove i berberi la consumavano con molto piacere. Questo era descritto cento anni prima che Marco Polo nascesse, ed è la testimonianza di una produzione pastaria nata con i latini, perfezionata con gli Arabi e sviluppata dai Normanni. Ne è anche prova i formati particolari di pasta esistenti solo in Sicilia ed il cui consumo è legato a feste religiose o usanze locali. Gli anellini di Palermo, la spaccatella di Messina, la catenesella di Catania la Scialbò di Enna e i sempre ricercati Maccaruni fatto con il filo di ferro,sono tutte paste legate alla cultura siciliana ed alla sua storia.

Often when it comes to pasta, somebody always remembers like Marco Polo returning from China introduced in Italy spaghetti. Well, if some “ food expert “ reminds you this story, thank him and let him lose. In 1154 Riggero II gave assignment to the arab Al-Idrisi to describe in a book all the known lands of the known world. Al-Idrisi, described a small town near Palermo where it was produced spaghetti pasta that was sent in Calabria and in North Africa where Berber ate it with great pleasure. This was described  one hundred years before Marco Polo was born, and it is the testimony of a Pasta Industry production born with Latin, concluded with the Arabs and developed by the Normans. It is also testing the particular sizes of existing pulp only in Sicily and the consumption of which is linked to religious holidays or local customs. The Anellini (little rings) of Palermo, the Spaccatella of Messina, the Catenesella in Catania the Scialbò of Enna and the ever sought Maccaruni done with the wire,  are all linked to the Sicilian culture and its history.

Pausa pranzo, indeciso tra una buona pizza o un enorme piatto di spaghetti. 
Ho optato per gli spaghetti, ho chiamato il mio coinquilino e gli ho chiesto se poteva mettere su l'acqua per la pasta.
Solo un quarto d'ora e poi sarei stato a casa davanti ad un enorme e buonissimo piatto di spaghetti.
Prendo sempre la metropolitana per tornare a casa da lavoro, è comoda e veloce.
Scendo le scale mobili a piedi, perchè è così che funziona Londra, le persone scendono le scale mobili come se fossero scale normali.
Vedo le porte del vagone che si stanno per chiudersi e mi ci butto dentro come se dovessi salvarmi da una catastrofe naturale.
“Che culo” penso.
Mi guardo attorno e tra la gente, noto che c'è un posto libero così mi siedo e accendo le cuffiette.
Musica modalità casuale: Adele, Hello.
Mi tolgo il giubbotto per mettermi comodo e comincio a canticchiare la canzone dentro la mia testa.
Guardo finalmente davanti a me e mi ritrovo una madre con affianco la sua bambina sul passeggino.
La madre guardava la bambina e la bambina, così ingenua, piccola e pura, guardava la madre.
Era una scena bellissima, si sorridevano a vicenda, come delle vecchie amiche che si rincontrano dopo anni.
Si sorridevano a vicenda, come se il sorriso di una madre fosse la cura a tutto.
Si sorridevano a vicenda.
La bambina avrà avuto sui tre o forse quattro anni, era bionda e aveva questi occhi color azzurro, che chiunque avrebbe avuto difficoltà a distinguerli col colore del cielo.
La canzone continua ad andare, a dir la verità sono passati pochissimi secondi da quando è iniziata e mi ritrovo in un momento in cui penso alla mia infanzia.
Mi domando tante cose, ma non saprei rispondere a nessuna di esse, anche perchè erano domande confuse e senza un senso logico.
La canzone continua ad andare, i secondi passati sono ancora più lenti di quelli di prima.
Tutto cambia quando la bambina s'accorge che la sto guardando e comincia pure lei a fissarmi.
Le sorrido, ma lei non ricambia. 
Era spaesata quasi, ma continuavo a sorriderle.
La canzone arriva a questa strofa: “When we were younger and free. I’ve forgotten how it felt before the world fell at our feet”
Che significa: “Quando eravamo più giovani e liberi. Ho dimenticato come ci si sentiva prima che ci cadesse il mondo addosso”
In quel momento la bambina ingenua piccola e pure, mi sorrise.
I miei occhi si riempirono di lacrime, senza averne un vero motivo.
Mi sentivo piccolo, indifeso e in quel suo sorriso, ho rivisto due occhi.
Due occhi che avevo deciso che non avrei voluto rivedere mai più nella mia testa.
Due occhi che hanno vissuto e visto tanta sofferenza durante la propria vita, ma che sono sempre riusciti a distruggere tutto con un sorriso.
Nel sorriso di quella bambina, ho rivisto gli occhi di quella ragazza che mi ha confuso la mente.
Negl'occhi di quella bambina, ho rivisto il sorriso di quella ragazza che mi ha confuso il cuore.
La canzone andò avanti, la bambina giocò con la madre, la madre le sorrideva e io rimanevo a pensare, senza trovare risposte a niente.
Gli occhi rimasero pieni di lacrime per tutto il tempo, ma riuscii a non farle mai uscire.
Le lacrime cedettero quando, prima che io scendessi dal vagone, la madre mi guardò e mi sorrise, perchè io, stavo continuando a sorridere a loro.
Le lacrime cedettero quando, prima che io scendessi dal vagone, la madre mi guardò e mi sorrise, perchè mi fece sentire a casa con un solo sorriso.
Un sorriso che solo una madre può fare.

(Ricordounbacio - Nella nostalgia)

Lacerarsi in tre

Esistono tre fasi della vita: quella del Cambiamento Impercepito, quella del Cambiamento Proattivo e quella del Cambiamento Inviso.

Con il Cambiamento Impercepito (che va dalla nascita fino circa ai 20 anni) tutto è dato per scontato perché nuovo. Non ci sono termini di paragone né la coscienza o la volontà di un raffronto. La vita è meravigliosa.

Con la fase del Cambiamento Proattivo (dai 20 anni fino ai 40) la vita diventa un turbinio di occasioni da cogliere e di lotte quotidiane per la conquista della felicità. La vita può essere meravigliosa.

Nel Cambiamento Inviso (dai 40 in poi) ti saresti anche rotto i coglioni di turbinii del fato e di lotte quotidiane contro qualcosa e infatti indovinate a chi cazzo hanno cambiato di posto allo scolapasta, ha buttato giù gli spaghetti nel cestello per lavare l’insalata, ha fuso tutto e ha mangiato solo una scatoletta di Simmenthal?

Internet è un posto meraviglioso

Ieri sera mi è arrivato un ask sul waterboarding e io ho risposto in maniera piuttosto sintetica e veloce (stavo facendo altro).

Questa mattina ho una cinquantina di ask che si dividono più o meno tra:

  • Chi mi chiede quale tipo di addestramento e per quali servizi segreti lavoravo.
  • Chi mi chiede su quanti prigionieri l’ho praticato.
  • Chi mi dà molto sinteticamente del torturatore fascista.

La cosa la trovo meravigliosamente divertente.

In realtà non ho mai lavorato per nessun servizio segreto e la cosa più patriottica che ho fatto è stato guardare male un americano che stava cuocendogli gli spaghetti nel ketchup.

Si trattava semplicemente dell’addestramento di Ricerca e Soccorso che nel 1994 feci durante il servizio militare in cui, tra le tante cose simpatiche che ci insegnarono, c’era il riconoscere e il trattare le vittima di tortura.

Il waterboarding non dà quasi mai danni fisici (il riflesso faringeo di annegamento protegge le vie respiratorie) ma se praticato per lungo tempo e/o da mani inesperte, può far insorgere problemi di edema polmonare.

Dal momento che molti erano scettici su questo tipo di tortura, il capitano ci fece sdraiare tutti a terra e ci fece mettere la bandana sulla faccia dopodiché passò tra noi a rovesciarci l’acqua di una bottiglietta in faccia… ecco, non solo nessuno resistette più di 10 secondi ma credo che tutti avrebbero spifferato i codici di lancio, il pin del bancomat e il numero della sorella perché non fosse praticato loro una seconda volta. Me compreso.

E sul fatto che io sarei fascista perché a volte parlo di cose terribili senza mettere il disclaimer ‘brutto brutto, non si fa’… ma davvero mi sto giustificando su internet?

Cari Americani

Cari Americani, di stronzate ne avete fatte tante nel corso della storia, e tante ve ne son state perdonate. 

Sì, certo, avete fatto anche cose buone, come sbarcare in Normandia e fare il culo a Itle (con epilogo positivo anche grazie ai Russi, sia ben chiaro), o spianare l’orgoglio di Hirohito con l’atomica (e, insieme a quello, qualche km quadrato di abitazioni civili con dentro donne e bambini, ma non stiamo a guardare i dettagli) e porre fine alla guerra mondiale.

Avete inventato il 4 di luglio (una festa che non glie ne frega un cazzo a nessuno nel resto del mondo, diciamo, ma vabbé), o la coca cola, o quella cagata a spruzzo di American Horror Story. Avete inventato la NASA e lo Shuttle, gli amburghe e gli spaghetti con le polpette [ciao, sono la libertà di espressione, sei davvero sicuro di voler scrivere una bestemmia, qui?]. Avete inventato Saddam Hussein e Osama Bin Laden, mostri dittatori da trasformare in bersagli per potervi poi allenare con le nuove armi che inventate ogni giorno. Bravi, insomma, belle cose.

Certo, va detto che siete all’avanguardia sotto molti punti di vista: mi vengono in mente i matrimoni fra persone dello stesso sesso, la legalizzazione della cannabis in molti stati, l’oligopolio delle sementi OGM e non, il consumo smodato di cibi che in altre parti del mondo non verrebbero somministrati neppure a un alligatore moribondo per consentirgli di porre fine alle sue sofferenze. Ma tant’è, questo vi sia riconosciuto.

Ora, però, concentratevi un istante. A breve (circa) sarete chiamati a votare, quindi vi si chiede, noi, io, di evitate di fare la stronzata più grossa della storia umana, ovvero votare per Donald Trump. Quella sì che nessuno potrà perdonarvela. E neppure - fidatevi - riuscirete a perdonare voi stessi. Non riuscirete MAI più a perdonarvi un simile errore.

Se avete dei dubbi chiedete a un italiano, che sta stronzata l’ha fatta già due volte nella storia recente; la prima volta ha sostenuto (non sempre volontariamente, ma ok, ci siamo capiti) quel coglione di mussolini e ha pagato col sangue e con una guerra mostruosa; la seconda volta ha sostenuto quel [ciao, sono la libertà di espressione, se sicuro di voler scrivere “coglione” qui? Non hai paura che ti blindino?] di abberluscone e ha pagato con uno sfacelo totale: politico, economico, amministrativo, strutturale, infrastrutturale. È andata in declino persino la figa, per colpa sua, mentre le mafie raddoppiavano il fatturato e assumevano definitivamente il controllo di ogni organo governativo e amministrativo.

Ecco cosa succede a sostenere i cazzoni come Trump. Siete rimasti a galla in questi anni grazie a Obama, non rovinate tutto affidando la vostra Nazione a una betoniera di stronzate nazifasciste che vomita intolleranza e predica violenza. O sarà di nuovo Medio Evo per tutti.