gli spaghetti

ma quant'è brutto lo spot del nuovo profumo, eau de toilette pardon, dolce&gabbana girato a Napoli, dio santo tutti i miei incubi peggiori sono concentrati lì dentro:

  • pulcinella col tamburello
  • la tarantella
  • la signora coi bigodini e una vestaglia fuxia maculata, si, non gliela vuoi mettere una bella VESTAGLIA FUXIA MACULATA che, come tutti sanno, è il capo d&g più venduto nel mondo? certo che gliela metti
  • la signora che balla sventolando dei pomodori
  • un turbinio di OÈ JA OÈ OÈ in sottofondo
  • non ho visto pizze, ma potrei sbagliarmi, in compenso ci sono gli spaghetti

mo uno non si vuole lamentare, non è nemmeno questione di stereotipi (d'altronde io stessa sono uno stereotipo vivente), è che mi sembra un'enorme barzelletta di cattivo gusto e nemmeno bella da vedere su un piano meramente estetico
certo, poteva andare peggio visto l'andamento, mancava un bel mandolino, anzi, te la immagini una pizza enorme che suona un mandolino mentre balla la tarantella? Versace ti ho dato l'idea per la tua prossima campagna e non mi devi nemmeno pagare
però pure tu de magistris pronto mi senti non è che questa cosa di promuovere la tua città nel mondo ti sta sfuggendo di mano? no perché già l'anno scorso con la sfilata hai fatto una stronzata e non ti ho detto niente, mo bast però ja

BECAUSE MY ASS IS LOCATED ON THE BACK OF MY BODY

Io Taylor Swift me l’immagino un po’ come Sally Brown, la sorella del buon vecchio Charlie: una che ha raggiunto la pace interiore, ma continua ad avere scocciature esteriori.

Che si tratti di frequentare quanti e quali ragazzi vuole, di raccontare nelle sue canzoni esperienze di vita vissuta, di decidere in che termini mettere a disposizione la sua musica sulle piattaforme di streaming, di decidere se e come parlare di temi caldi come la politica o le Women’s March, o di donare 250.000 dollari a Ke$ha per aiutarla a sostenere le spese legali del suo processo per violenza sessuale, per qualcuno, per quelli cioè che Gesù chiamava frustrati del cazzo poveri di spirito, questa ragazza ha torto a prescindere.

Chiunque può frequentare chi vuole ma lei no, è una troia.

(vabbè, siamo realistici, è più che altro un privilegio degli uomini poter frequentare chi si vuole senza venire additati)

Qualsiasi cantautore può raccontare nelle sue canzoni le proprie esperienze ma lei no, lo fa solo perché le piace fare la vittima.

(a questo link il post sulla faida con Katy Perry)

Qualunque musicista può decidere di non usufruire delle piattaforme di streaming, specie se non retribuiscono adeguatamente gli artisti minori ma lei no, è soltanto un’avida opportunista attaccata ai soldi.

(a questo link il post sulla questione Spotify)

Qualsiasi membro del mondo dello spettacolo può sollecitare la gente ad andare a votare ma omettere di specificare per quale candidato (perché anche negli USA il voto è segreto e personale), ma lei no, doveva dire di votare per la Clinton. Non l’ha fatto, è evidentemente una schifosa supporter di Trump.

Qualsiasi celebrità può semplicemente twittare il proprio sostegno alle Women’s March senza parteciparvi, ma lei no, doveva essere presente contemporaneamente a quella di Washington, di Los Angeles, di Chicago e di Approdo del Re.

Chiunque può donare denaro per aiutare una persona in difficoltà (nel caso di specie, Ke$ha) senza doverlo per forza pubblicizzare ai quattro venti, ma lei no, doveva scrivere un tweet a sostegno, e la donazione non è poi così importante, voglio dire, essere in grado di pagare gli avvocati che ti assistono fa così anni ’90.

Avete capito il meccanismo.

Ma se è vero che Taylor ha un che di Sally Brown, è altrettanto vero che ha pure un che di Elizabeth Swann. Avete presente, sì? Pirati dei Caraibi 3, quando si piazza a muso duro davanti a Beckett e gli fa “noi combatteremo… e voi morirete”. Ecco. Perché puoi anche decidere di andare addosso a Taylor agitando in aria i sassi di Ours e i mattoni di New Romantics, però non lamentarti sei lei ti scruta negli occhi come un Velociraptor… e poi ti asfalta.

Tutto ciò ci porta quindi ai recenti eventi di questo torrido agosto, dove c’è stata un bel po’ di asfaltatura, fatti a loro volta collegati a quelli del giugno 2013.

Nelle puntate precedenti:

  1. Il 2 giugno 2013, durante un meet-and-greet con i fan prima di un concerto a Denver, Taylor posava per una foto con il dj David Mueller e la allora fidanzata di quest’ultimo;
  2. Mueller procedeva quindi ad infilare una mano sotto alla gonna di Taylor palpandole poi il sedere;
  3. Avvertita la sicurezza - ma senza coinvolgere la polizia per evitare che la faccenda diventasse di dominio pubblico - Mueller veniva fatto allontanare;
  4. Venivano altresì avvertiti la madre di Taylor e alcuni membri del suo staff. La foto incriminata veniva quindi trasmessa all’emittente radio KYGO, datrice di lavoro di Mueller;
  5. Due giorni dopo il fatto KYGO licenziava il dj in quanto venivano meno i “requisiti morali” necessari per continuare il rapporto di lavoro;
  6. La foto, intanto, arrivava alla redazione del sito TMZ, e poi veniva “leakata” su internet;
  7. Nel settembre 2015 Mueller citava in giudizio Taylor, sua madre Andrea e il collaboratore di Taylor Frank Bell, sostenendo che le accuse mosse contro di lui fossero false, di aver ingiustamente perso il lavoro a causa delle pressioni del Team Swift nei confronti di KYGO, e di aver visto la sua reputazione rovinata. Secondo Mueller, era stato il suo collega Eddie Haskell ad aver palpato il sedere a Taylor;
  8. Nell’ottobre 2015 Taylor, in risposta, citava a sua volta in giudizio Mueller per molestie sessuali, giudicando pretestuose le affermazioni del dj;
  9. Nell’agosto 2016, Mueller insisteva affinché Taylor facesse cadere le accuse contro di lui;
  10. Mueller chiedeva come risarcimento la ragguardevole cifra di 3 milioni di dollari. Taylor, da parte sua, quella simbolica di 1 dollaro, perché per lei non era questione di fare soldi dal processo, ma di dimostrare al mondo in generale, e alle donne in particolare, che si può, e soprattutto si deve, far valere il proprio diritto di essere le uniche e sole padrone del proprio corpo.

    Fast-forward di un anno:

    Il processo, di cui riporto e commento le questioni principali, si è aperto il 7 agosto 2017, per concludersi il 14.

    L’ho seguito via Twitter: il telefono cinguettava in continuazione le notifiche di tipo tutti i giornalisti presenti a Denver, roba che mi mancava solo il meteorologo e avevo fatto l’en plein.

    Al banco dei testimoni si sono succedute un sacco di persone, tra cui gli stessi Mueller e Taylor. Ed è stato il più grande spettacolo dopo il big bang gli spaghetti alla carbonara.


    7 agosto:

    La testimonianza di Mueller è stata imprecisa, incerta ed evasiva. Prima non ricordava dove aveva messo la mano, poi sì, ricordava di averle toccato le costole, prima il pugno era chiuso, poi il palmo era rivolto orizzontalmente verso il pavimento, poi c’era la marmotta che confezionava la cioccolata.

    [questa foto è stata tra le prove addotte dall’avvocato di Taylor: in effetti, a giudicare dalla posizione del braccio di Mueller, la sua mano poteva toccare le costole di Taylor solo se Taylor fosse stata UN DANNATO PICASSO! Perché oh, a me tredici anni di Grey’s Anatomy hanno insegnato che il culo sta giù e le costole stanno più su, poi non so che telefilm guarda ‘sto maiale…]

    Circa invece le presunte pressioni fatte da Taylor, da Andrea e dal management all’emittente radiofonica affinché lo licenziassero, Mueller ha infine ammesso che in effetti la radio già pensava non rinnovargli il contratto ben prima di questa squallida faccenda. Questa cosa si commenta da sola.

    Ma forse la parte migliore di tutta la sua deposizione è la seguente. Un’accusa di molestie sessuali certo rovinerebbe la reputazione di chiunque, e infatti nel fare causa a Taylor Mueller non ha tralasciato di farlo presente. Se non fosse che, sempre durante la sua deposizione, ha dovuto ammettere di essere stato lui a parlare della cosa a ben trentasette (T R E N T A S E T T E) persone, quando Taylor aveva rinunciato a chiamare la polizia proprio per evitare di rendere pubblica la cosa. Anche questa cosa si commenta da sola, io mi limito soltanto ad un F4 basita.


    10 agosto:

    Di contro, Taylor è stata strepitosa. Non ha mai cambiato versione, a differenza di Mueller, non si è mai contraddetta né ha contraddetto le altre testimonianze a suo favore,  è sempre stata precisa nello spiegare i fatti, ha sempre individuato con sicurezza Mueller come autore del fatto (e non Haskell), non ha mai fatto mistero di quanto quel gesto l’abbia disgustata. Tutto questo con una sassiness che Enrico Mentana può soltanto imparare.

    Nel corso degli anni aveva già dato prova di non essere abile e pungente con le parole soltanto nei testi delle sue canzoni. Tanto per rinfrescarvi la memoria:

    “Davvero non c’è una sensazione comparabile a quella di scrivere una canzone su qualcuno che è stato davvero cattivo con te, qualcuno che ti odia profondamente e rende la tua vita un inferno, e poi vincerci un Grammy” [Grammy Awards 2012]

    “Ai fans, che vengono ai concerti e comprano gli album. Voglio soltanto che sappiate una cosa: siete la relazione più lunga e più bella che abbia mai avuto” [Billboard Music Awards 2013]

    “Come prima donna a vincere due volte Album of the year ai Grammy, voglio dire a tutte le giovani donne là fuori: ci sarà qualcuno, lungo la strada, che proverà a sminuire il vostro successo o a prendersi il merito per i vostri traguardi o la vostra fama, ma se vi concentrate sul lavoro e non lasciate che questa gente vi distragga, un giorno, quando arriverete dove state andando, vi guarderete intorno e saprete che siete state voi e le persone che vi amano a farvi arrivare fin lì, e sarà la sensazione più grandiosa del mondo” [Grammy Awards 2016]

    Così, se Taylor è un po’ Sally Brown e un po’ Elizabeth Swann, mi permetto di dire che è anche un po’ Marco Valerio Marziale.

    Marziale è stato un epigrammista romano nato sotto Caligola e morto sotto Traiano. Scriveva cose tipo

    “Il tuo cagnolino, Manneia, ti lecca il volto e le labbra:
    non mi stupisco, poiché ai cani piace mangiare la merda”
    [Epigrammi, I, 83]

    “Vuoi sapere perché non ti mando i miei libretti?
    Non voglio che mi mandi, Pontiliano, i tuoi”
    [Epigrammi, VII, 3]

    “Vuoi sposare Prisco: non mi stupisco, Paola, scema non sei.
    Prisco non ti vuole sposare: scemo non è neppure lui”  
    [Epigrammi, IX, 10]

    “Io non so che cos’è quello che tu, Fausto, scrivi a così
    tante ragazze. So solo questo: che nessuna scrive a te”
    [Epigrammi, XI, 64]

    Così, alla domanda dell’avvocato di Mueller, McFarland, se fosse stato il caso di avere un atteggiamento di critica nei confronti della sua guarda del corpo che non ha impedito il fatto, Taylor ha risposto

    “Ho un atteggiamento di critica nei confronti del suo cliente per aver infilato la sua mano sotto la mia gonna e avermi afferrato il culo”

    (mic drop #1)

    Quando lo stesso avvocato le ha chiesto se il suo team avesse conservato tutte le foto scattate durante il meet-and-greet incriminato [e che quindi avrebbero potute essere prodotte come prova a discarico del suo cliente], Taylor ha risposto

    “No, perché ci avete messo due anni per farmi causa”

    (mic drop #2)

    Quando McFarland ha domandato come mai la gonna non sembrasse arruffata sul davanti, avendo Taylor stessa affermato che Mueller gliel’avesse alzata, lei ha risposto

    “Perché il mio culo è situato nella parte posteriore del mio corpo”

    (mic drop #3)

    Quando McFarland ha osservato che forse quel giorno avrebbe dovuto prendersi una pausa, se Mueller l’aveva tanto sconvolta, Taylor ha ribattuto

    “E il suo cliente avrebbe potuto farsi una foto normale con me”

    (mic drop #4)

    Infine, Taylor ha detto qualcosa che, in effetti, è più una verità universale che una semplice risposta arguta:

    “Non permetterò che lei o il suo cliente facciano sembrare questa cosa [il licenziamento] come se fosse colpa mia, perché non lo è”.

    (mic drop #5)

    Chiunque frequenti internet per qualcosa che non sia soltanto condividere foto di gattini o spoiler di telefilm, avrà infatti certamente notato che - in tema di violenza o molestie sessuali - ci sarà sempre qualcuno che proverà ad addossare una qualche colpa alla vittima, perché magari indossava una “arrapante” gonna corta anziché la tuta da sci. Ecco, così come uno che si veste come il Conte Dracula non sta implicitamente chiedendo di vedersi infilzato il cuore con un paletto di frassino, così una ragazza che sceglie di indossare una gonna corta non sta implicitamente chiedendo di essere molestata.

    La colpa è sempre e comunque di chi decide di molestare o di violentare. Scolpitelo nella pietra.

    In questo caso in particolare, Taylor ha infatti altresì aggiunto che tutta la malasorte occorsa a Mueller da quel giorno - il licenziamento, la reputazione rovinata - non ha altri artefici se non lui stesso: è stata, né più né meno, la conseguenza delle sue disgustose azioni.


    12 agosto:

    Il giudice ha ritenuto di sollevare Taylor dalle accuse di aver interferito con il licenziamento di Mueller, perché non c’erano prove che avesse agito in merito, lasciando tuttavia il caso aperto nei confronti di Andrea Swift e Frank Bell.


    14 agosto:

    Le arringhe finali dei due avvocati, Greg McFarland per Mueller e Douglas Baldridge per Taylor, hanno fondamentalmente fatto il sunto di quanto già argomentato e dibattuto nel corso dei precedenti cinque giorni di udienza. È stato un processo lungo in termini di ore giornaliere ed estenuante in termini di argomenti trattati, e in effetti il sesto giorno entrambe le parti accusavano lo stress accumulato. Mueller era teso e nervoso, ma non ce ne frega assolutamente niente, e Taylor decisamente provata, tanto da scoppiare a piangere durante l’arringa dell’avvocato di controparte.

    Da un lato, McFarland ha insistito sul fatto che le accuse mosse contro Mueller fossero assolutamente false, che l’espressione di Taylor nella foto non fosse quella di una che stava venendo molestata e che se avesse provato a scansarsi - come affermato invece dalla controparte - sarebbe apparsa molto più sbilanciata rispetto al centro, e che non c’è alcuna prova che l’aggressione sia avvenuta perché nessuno - né la stessa Taylor né il suo staff - ha agito tempestivamente per fermare Muller.

    Ha inoltre ribadito che l’obiettivo del suo cliente non sono i soldi, e che tutte le testimonianze portate da Taylor non fossero attendibili perché provenienti da suoi dipendenti, mentre attendibile doveva essere considerata quella della ex fidanzata di Mueller.

    (ochèi, per non sapere né leggere e né scrivere: 1) chiedere tre milioni di dollari non è agire per soldi?; 2) la testimonianza di un dipendente non vale mentre quella di una fidanzata - che peraltro era rivolta verso la macchina fotografica e quindi non può in ogni caso aver visto nulla - sì?)

    Dall’altro, Baldridge ha invece argomentato facendo leva sulla scarsa credibilità di uno che ha cambiato versione più di una volta (al contrario di Taylor, che è rimasta coerente nel corso dei quattro anni) e che ha distrutto i dispositivi elettronici contenenti la registrazione della sua conversazione con i suoi datori di lavoro.

    E quasi come a voler rendere pan per focaccia a McFarland che ha tirato in ballo l’espressione di Taylor nella foto, così Baldridge ha affermato che quella di Mueller è l’espressione compiaciuta di qualcuno che si sta divertendo a fare qualcosa che non dovrebbe.

    In risposta alle allegazioni della controparte sul non aver agito tempestivamente per fermare o segnalare l’aggressione, Baldrige ha poi spiegato che essendo presenti dei bambini nella stanza, il team di Taylor ha ritenuto opportuno aspettare un momento più riservato per far presente la cosa.

    Infine, ma non per questo meno importante, Baldridge ha ribadito che, con questo processo, Taylor ha voluto dare un segnale importante a tutte le donne, cioè di avere il coraggio di far valere il proprio diritto di “dire no”.

    È stato poi di nuovo il turno di McFarland per le contestazioni, nelle quali ha affermato che “la legge dovrebbe scoraggiare le denunce avventate di abusi sessuali”.

    Baldridge ha invece chiosato che Mueller “ha perso il lavoro perché le ha palpato il sedere ed è stato beccato. E ora sta cercando di convincervi ad accanirvi di nuovo contro di lei perché vuole pararsi il deretano. È tempo di porre fine alla persecuzione delle vittime [di abusi] in questa corte e in questa nazione”.

    La palla è quindi passata ai giurati (che sono giudici dei fatti, mentre il giudice lo è della legge), sei donne e due uomini, affinché emettessero verdetto unanime basato unicamente su quanto visto e ascoltato in aula, senza dar credito ad eventuali dicerie, pregiudizi o qualsiasi altra cosa appresa al di fuori del tribunale (detto abbastanza in soldoni, le istruzioni del giudice erano molto più specifiche e articolate).

    Alle 16:45 ora di Denver, Colorado (00:45 del 15 agosto ora italiana), dopo quasi quattro ore di deliberazione, la giuria ha iniziato a leggere il verdetto (per dovere di cronaca mi sento di dire che stavo letteralmente infartando):

    VITTORIA SU TUTTA LA LINEA! TIÈ, INCASSA E PORTA A CASA! WE STAND UP CHAMPIONS TONIGHT!

    La giuria ha ritenuto che né Andrea Swift né Frank Bell abbiano interferito con la decisione di KYGO di licenziare Mueller, e soprattutto ha giudicato “preponderanti” le prove secondo le quali Mueller ha molestato Taylor, riconoscendole quindi il famoso dollaro di risarcimento.

    [reazione a caldo: l’eleganza prima di tutto]

    E insomma, niente: Mueller, che andava palpando culi, è stato preso a calci nel culo. Io la chiamo giustizia poetica.

    [giunta a questo punto, posso spiegare l’abbondare della parola “culo” al posto di più eleganti sinonimi. Non è perché io ami il vernacolo degli scaricatori di porto - ochèi, in realtà sì - ma perché durante le udienze è stata usata la parola “ass”. Si è trattato un modo per sottolineare la volgarità del gesto di Mueller. In effetti, un termine di sapore neutro come “bottom” (fondoschiena) non sarebbe risultato altrettanto efficace]

    Ora, se saltellare sulla Luna è stato, per Neil Armstrong, un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità, questo verdetto non è stata solo la vittoria di Taylor contro Mueller, ma la vittoria simbolica di tutte le donne che si troveranno ad affrontare situazioni simili o addirittura peggiori: si deve alzare la testa, e si può ottenere giustizia.

    E non è una conclusione scontata: non in un paese come gli Stati Uniti, governato da un presidente che ha affermato che le donne vanno afferrate “by the pussy”. O, per quel che ci riguarda più da vicino, in un paese come l’Italia in cui l’incitamento allo stupro da parte dei webeti è visto come una legittima critica politica all’operato dell’attuale terza carica dello Stato, Laura Boldrini.

    E no, non è “solo una palpatina, capirai, c’è di peggio”. Si tratta di lasciar decidere alle donne cosa è o non è tollerabile rispetto al proprio corpo. Ed è sacrosanto.

    Ora, riallacciandomi all’apertura del post, cioè che Taylor ha torto a prescindere e ogni cosa che fa la fa per i soldi o per avere pubblicità, c’è qualcuno che avuto il coraggio di dire che anche questo processo potrebbe essere stato soltanto un modo per far parlare di sé. Tutto ciò è meraviglioso, si è raggiunto un livello di complottismo che perfino i terrapiattisti iniziano a sembrare persone ragionevoli. Praticamente, Taylor ha inventato le accuse contro Mueller nel 2013 nella speranza che questi le facesse causa due anni dopo per avere poi un bel po’ di pubblicità nel 2017. Non perdo nemmeno tempo ad arrabbiarmi, perché - come si dice dalle mie parti - poi farei due fatiche, e semplicemente mi inchino di fronte a tali livelli di delirio mentale perché c’è evidentemente del genio.

    Poi ci si chiede perché la donne non denuncino e siano restie a chiedere sostegno: se anche una persona ricca sfondata e famosa viene accusata di agire solo per il proprio tornaconto economico o per attirare l’attenzione, come può una persona comune pensare che che la sua voce verrà ascoltata e il suo grido d’aiuto compreso?

    E tralasciamo l’omertoso silenzio di tutte quelle persone (specie tra le celebrità) che sono le prime a riempirsi la bocca di femminismo ma quando poi si tratta di difendere T-Swizzle (ma non in quanto Taylor Swift, eh, ma in quanto donna, che per sventura però si chiama Taylor Swift) hanno improvvisamente cose più importanti di cui parlare, oh, hey, comprate il mio singolo, who’s Taylor Swift anyway? Ewww.

    Ma questo processo è il saltello sulla Luna di Neil Armstrong. Ed è una vittoria anche per loro.

    “Riconosco il privilegio di cui godo nella vita, nella società e nella mia capacità di sopportare gli enormi costi di difendermi in un processo del genere. La mia speranza è che sia d’aiuto a tutte quelle voci che dovrebbero parimenti essere ascoltate. Per questa ragione, nell’immediato futuro farò delle donazioni alle organizzazioni che aiutano le vittime di molestie sessuali a difendersi” ha dichiarato Taylor al termine dell’ultima udienza.

    Abbiamo vinto, oh.

    E per dirla di nuovo con Elizabeth Swann, su le bandiere.

    Guarda che amarsi è fare le cose semplici. E’ scegliere il pane alla coop la domenica mattina. E’ mettersi le ciabatte dell’altro trovate sotto al letto. Guarda che amarsi è mangiare gli spaghetti scotti. Dimenticarsi il cellulare in macchina. Baciarsi da appena svegli fra le lenzuola. Ridere di gusto del passato. Guarda che amarsi è parlare del più e del meno sul divano. E’ addormentarsi mentre si legge una storia ai figli, tutti e due. Trovare il tempo per darsi una carezza. Guarda che amarsi è dubitare, aver paura, non capirsi. Amarsi è lasciarsi perdere e poi tornare a prendersi piangendo. Guarda che amarsi è accendersi due sigarette dopo una giornata impegnativa, è brindare a quello che verrà senza sapere se sarà insieme. Guarda che amarsi è fare fatica. Ma io voglio tutte queste cose, dalla prima all’ultima.

    Carbonara

    Il mio piatto preferito sono gli spaghetti alla carbonara, che è anche stato il primo piatto che lui ha cucinato per me.

    Una sera di quest’anno, forse era gennaio o febbraio, uscimmo fuori a cena e dopo qualche bicchiere di troppo finimmo col litigare, giustamente. Mi piantò sull’uscio di casa mia e rapidamente sparì con l’automobile in fondo alla via. Rimasi sui gradini fuori dal portone venti minuti buoni, a cercare di capire, a darmi spiegazioni, a scavare a fondo, a fare pulizia, ma i fumi dell’alcool erano veramente molto densi. Fumai tre sigarette e squillò il telefono. Era lui. Non era stato sufficiente scaricarmi lì fuori, no, dovette continuare la sua ramanzina anche per telefono. La mia testa mi abbandonò, non  riuscivo a litigare, volevo solo sprofondare nel mio letto, così attaccai il telefono dopo aver scandito lente le parole: non me ne frega più un cazzo voglio che mi lasci stare. 

    Due minuti dopo apparve in fondo al vialetto, fuori dal cancello. Entrò velocemente e con gli occhi neri di rabbia mi chiese: ti va l’ultima carbonara?

    Neanche il tempo di capire che mi aveva già sbattuto due uova in testa. Rimasi lì immobile con le uova che mi colavano sulla fronte sulle guance e sulla bocca aperta. Restai ferma per un minuto buono e quando capii lui se l’era già squagliata. Scoppiai in una risata semi isterica e dissi a me stessa: questo è l’uomo della mia vita

    Titolo: La vita di Adéle

    Regista: A.Kechiche

    Durata: 180 minuti

    Paese di produzione: Francia, Belgio, Spagna

    Anno: 2013

    Voto: ✮✮✮✮✮

    Trama: Adéle ha 15 anni e un appetito insaziabile di cibo e di vita. Leggendo della Marianna di Marivaux si invaghisce di Thomas, a cui si concede senza mai accendersi davvero. A innamorarla è invece una ragazza dai capelli blu incontrata per caso e ritrovata in un locale gay, dove si è recata con l'amico di sempre. Un cocktail e una panchina condivisa avviano una storia d'amore appassionata e travolgente che matura Adèle, conducendola fuori dall'adolescenza e verso l'insegnamento. Perché Adèle, che alle ostriche preferisce gli spaghetti, vuole formare gli adulti di domani, restituendo ai suoi bambini tutto il bello imparato dietro ai banchi e nella vita. Nella vita con Emma, che studia alle Belle Arti e la dipinge nuda dopo averla amata per ore. Traghettata da quel sentimento impetuoso, Adèle diventa donna imparando molto presto che la vita non è sempre un (bel) romanzo. 

    Recensione: Questo film mi era stato consigliato da una ragazza circa un anno fa, ma ho avuto il piacere di guardarlo solo mesi e mesi dopo. 

    In realtà non ho avuto subito un acceso interesse a riguardo, magari per il fatto che la durata di 3 ore lascia desiderare ad un primo impatto. Un giorno in libreria mi sono imbattuta nel graphic novel “Il blu è un colore caldo” di Julie Maroh, da cui è stato tratto il film. Essendo appunto un fumetto, ho impiegato circa 45 minuti a leggerlo. So che suonerà estremamente esagerato, ma ho sentito il bisogno vero e proprio di guardare questo film, per vedere quanto si potesse trarre da un fumetto talmente breve, ma così intenso. Così un pomeriggio, insieme alla mia ragazza lo abbiamo guardato in tv. Devo essere sincera, guardandolo in due, tra una distrazione e l'altra non ho potuto coglierlo a pieno, così ho deciso di scaricarlo e riguardarlo da sola e ora a mia grande sorpresa, è l'unico film che sento di poter definire il mio preferito.

    Come cita la trama, Adéle è una semplice ragazza di 15 anni che, come tutte le ragazze di quell'età, è ancora alla ricerca del suo perché. Il perché di Adéle si rivela essere Emma, una ragazza dai capelli blu che si presenta come l'opposto della protagonista, a partire dal suo approccio alla società. Lei infatti a differenza di Adéle al momento del primo incontro è a conoscenza della propria sessualità e ha scelto l'arte come strada da intraprendere. 

    Adéle ha un'idea marginale di quello che le riserverà il futuro, il suo sogno sarebbe diventare maestra, ma oltre al lavoro le sue idee riguardo il resto non sono molto chiare. 

    Per i primi 45 minuti che precedono l'incontro effettivo con Emma, le scene, le inquadrature e i dialoghi ci fanno “perdere” con Adéle. Tenendo gli occhi ben aperti però, è possibile notare in ogni inquadratura, o quasi, il colore blu che compare in almeno un dettaglio: le lenzuola, i giubbotti degli studenti, il vestito di Adéle nella scena finale e molto altro. 

    Ci tengo a precisare che è errato considerarla una storia d'amore omosessuale. Kechiche la presenta come una storia d'amore indipendente dalla sessualità delle protagoniste. Questo emerge specialmente nel momento in cui Emma ritrae Adéle nuda, chiaro riferimento a Titanic. Emma, vestita da uomo, con i capelli ormai biondo-castano (colore associato al declino della relazione) ritrae Adéle, la “donna” della relazione, il soggetto più vulnerabile ritratto da quello più forte: un parallelismo con una delle storie d'amore etero più famose di sempre. Con questo Kechiche ha contribuito ad evidenziare quanto non volesse tanto rappresentare una storia omosessuale, ma semplicemente una storia d'amore. 

    I ritmi sono lenti, non vi è colonna sonora eccetto per una leggera musica finale che sembra rimbombare nel quartiere stesso, i pranzi e le cene sono infiniti e i pasti molto frequenti (Adéle mostra la sua fame di cibo e di vita), le scene di sesso (in mia opinione ingiustamente criticate) sono analitiche e quasi d'esposizione “chirurgica”, perché il tutto vuole risultare naturale e vero. La vita dopotutto non è fatta di colpi di scena. Vi è un unico “colpo di scena” nella vita di Adéle, ovvero l'incontro con Emma. Il resto sviluppa la loro relazione concentrandosi sulla crescita di Adéle all'interno di essa. 

    Il finale non è uguale a quello del fumetto, nonostante avrei preferito lo fosse, ma a suo modo ha un fascino ineguagliabile che ci lascia più dubbi di quelli che avevamo all'inizio del film. Dopotutto Kechiche ha lasciato la sua impronta indelebile alla storia e rispetto il suo modo di interpretarla. 

    Lo consiglio a chiunque, un capolavoro e una Palma D'Oro completamente meritata. 

    Citazioni dal film: 

    • Ho l'impressione di fare finta, di fare finta su tutto;
    • Il caso non esiste, non lo sai?
    • Ho te e mi basta;
    • Mi sembra la storia dell'uovo e della gallina, ci chiediamo chi è nato prima, ma alla fine mi dico che è inutile, non lo sapremo mai;

    Gli spaghetti con le alici per la Vigilia

    Il Natale è ormai alle porte e tutti sono ormai alle prese con i menù per i diversi pranzi e cene che li attendono.
    Si parte con la Vigilia e si finisce con l’Epifania per quindici giorni che metteranno a dura prova stomaci, ma anche i nervi.
    Parenti che invadono la casa, tombolate senza fine, e pranzi che somigliano a una staffetta: il Natale è meraviglioso, ma su qualche dettaglio si potrebbe lavorare.
    Comunicare alla nonna che basta solo un primo piatto invece che tre, prima della sfilata di arrosti potrebbe essere un ottimo inizio. Eliminare dagli invitati quel cugino che vi prende in giro da quando avete due annisarebbe un’altra scelta saggia oltre che causare una misteriosa sparizione della tombola prima che a qualcuno venga in mente di andare a cercarla.
    Ci sono poi aspetti assolutamente intoccabili per cui nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di metterci mano. Si tratta di leggi incontrovertibili come: alla Vigilia pesce, al pranzo di Natale carne e al 26 i tortellini che il brodo (di carne, e con tanto grasso) “pulisce lo stomaco”.
    Gli intoccabili sono anche i piatti della tradizione come lenticchie e cotechino per Capodanno e le diverse ricette regionali come l’insalata di rinforzo a Napoli per la Vigilia.
    In alcune zone della Calabria i piatti assolutamente immancabili per la Vigilia sono le frittelle di verdure (sia mai che non si frigga a Natale!) e gli spaghetti con le acciughe.

    La tradizione vuole che a ogni vigilia, quindi anche a quella di Natale come se non bastasse il susseguirsi di pranzi e cene non stop, siano servite 13 portate.
    Capite bene che un classico consommé non sarebbe male al posto di una bella pasta piccante.
    Tuttavia si tratta della Vigilia, non si può di certo stare a guardare la linea! Quindi, fritto e piccante come se non ci fosse un domani e parenti, tanti, per la cena che dà avvio a tutte le feste!

    Il bruciore di stomaco è assicurato, ma per carità, nessuno tocchi il Natale!
    L’importante è avere una dose di Citrosodina in tasca, per digerire i lauti pasti e i parenti pesanti.

    Procedimento
    Mettete a cuocere la pasta e nel frattempo preparate il condimento in una comoda padella.
    Fate soffriggere l'aglio privato dell’anima con 6-8 cucchiai di olio.
    Quando inizia a rosolareunite i filetti di acciuga e, muovendole con un cucchiaio, fatele disfare completamente.
    Unite un cucchiaino di peperoncino in polvere, amalgamate il tutto e spegnete.
    Quando la pasta è prontafatela saltare insieme al condimento insieme a un mestolino di acqua di cottura della pasta per far insaporire e amalgamare bene i sapori.
    Se graditi, completate con qualche altro filetto di acciuga aggiungendoli poco prima di spegnere. Servite subito. (sinceramente si usano anche qui, ma dai confini del lazio verso napoli in giù sò na meraveja)

    Sono le 03:47 e devo dire che il mio Capodanno stia andando a meraviglia: non ho litigato con mio padre, ho visto le mie amiche e mi hanno fatto tanti complimenti.

    (Unica nota negativa: Giannino che gli spaghetti proprio non li ha digeriti e va a dire in giro che sono la sua ragazza dal 2018, fra parentesi gli ho detto che siamo già nel 2018 e lui mi ha detto che lo sarò “per l’appunto da oggi fino a per sempre”)

    Pausa pranzo, indeciso tra una buona pizza o un enorme piatto di spaghetti. 
Ho optato per gli spaghetti, ho chiamato il mio coinquilino e gli ho chiesto se poteva mettere su l'acqua per la pasta.
Solo un quarto d'ora e poi sarei stato a casa davanti ad un enorme e buonissimo piatto di spaghetti.
Prendo sempre la metropolitana per tornare a casa da lavoro, è comoda e veloce.
Scendo le scale mobili a piedi, perchè è così che funziona Londra, le persone scendono le scale mobili come se fossero scale normali.
Vedo le porte del vagone che si stanno per chiudersi e mi ci butto dentro come se dovessi salvarmi da una catastrofe naturale.
“Che culo” penso.
Mi guardo attorno e tra la gente, noto che c'è un posto libero così mi siedo e accendo le cuffiette.
Musica modalità casuale: Adele, Hello.
Mi tolgo il giubbotto per mettermi comodo e comincio a canticchiare la canzone dentro la mia testa.
Guardo finalmente davanti a me e mi ritrovo una madre con affianco la sua bambina sul passeggino.
La madre guardava la bambina e la bambina, così ingenua, piccola e pura, guardava la madre.
Era una scena bellissima, si sorridevano a vicenda, come delle vecchie amiche che si rincontrano dopo anni.
Si sorridevano a vicenda, come se il sorriso di una madre fosse la cura a tutto.
Si sorridevano a vicenda.
La bambina avrà avuto sui tre o forse quattro anni, era bionda e aveva questi occhi color azzurro, che chiunque avrebbe avuto difficoltà a distinguerli col colore del cielo.
La canzone continua ad andare, a dir la verità sono passati pochissimi secondi da quando è iniziata e mi ritrovo in un momento in cui penso alla mia infanzia.
Mi domando tante cose, ma non saprei rispondere a nessuna di esse, anche perchè erano domande confuse e senza un senso logico.
La canzone continua ad andare, i secondi passati sono ancora più lenti di quelli di prima.
Tutto cambia quando la bambina s'accorge che la sto guardando e comincia pure lei a fissarmi.
Le sorrido, ma lei non ricambia. 
Era spaesata quasi, ma continuavo a sorriderle.
La canzone arriva a questa strofa: “When we were younger and free. I’ve forgotten how it felt before the world fell at our feet”
Che significa: “Quando eravamo più giovani e liberi. Ho dimenticato come ci si sentiva prima che ci cadesse il mondo addosso”
In quel momento la bambina ingenua piccola e pure, mi sorrise.
I miei occhi si riempirono di lacrime, senza averne un vero motivo.
Mi sentivo piccolo, indifeso e in quel suo sorriso, ho rivisto due occhi.
Due occhi che avevo deciso che non avrei voluto rivedere mai più nella mia testa.
Due occhi che hanno vissuto e visto tanta sofferenza durante la propria vita, ma che sono sempre riusciti a distruggere tutto con un sorriso.
Nel sorriso di quella bambina, ho rivisto gli occhi di quella ragazza che mi ha confuso la mente.
Negl'occhi di quella bambina, ho rivisto il sorriso di quella ragazza che mi ha confuso il cuore.
La canzone andò avanti, la bambina giocò con la madre, la madre le sorrideva e io rimanevo a pensare, senza trovare risposte a niente.
Gli occhi rimasero pieni di lacrime per tutto il tempo, ma riuscii a non farle mai uscire.
Le lacrime cedettero quando, prima che io scendessi dal vagone, la madre mi guardò e mi sorrise, perchè io, stavo continuando a sorridere a loro.
Le lacrime cedettero quando, prima che io scendessi dal vagone, la madre mi guardò e mi sorrise, perchè mi fece sentire a casa con un solo sorriso.
Un sorriso che solo una madre può fare.

    (Ricordounbacio - Nella nostalgia)

    Domanda bi-ontologica

    Perché gli spaghetti burro e parmigiano sanno sempre e soltanto di spaghetti burro e parmigiano a mai, ad esempio, di pennette al ragù?!!

    PS. La più autentica sostanza filosofica della domanda, apparentemente folle, è rappresentata dal cambiamento della tipologia di pasta. Su questo specifico elemento dialettico vi invito a riflettere.

    10

    Spesso quando si parla di pasta, si ricorda sempre come Marco Polo di ritorno dalla Cina introdusse in Italia gli spaghetti. Bene, se qualche “esperto” di cibo vi ricorda questa storia, ringraziatelo e lasciatelo perdere. Nel 1154 Riggero II diede incarico all’ arabo Al-Idrisi di descrivere in un libro tutte le terre conosciute o meno. Al-Idrisi, descrisse un piccolo paese vicino a Palermo in cui veniva prodotta pasta  fliliforme che era spedita nelle calabrie e in nord africa dove i berberi la consumavano con molto piacere. Questo era descritto cento anni prima che Marco Polo nascesse, ed è la testimonianza di una produzione pastaria nata con i latini, perfezionata con gli Arabi e sviluppata dai Normanni. Ne è anche prova i formati particolari di pasta esistenti solo in Sicilia ed il cui consumo è legato a feste religiose o usanze locali. Gli anellini di Palermo, la spaccatella di Messina, la catenesella di Catania la Scialbò di Enna e i sempre ricercati Maccaruni fatto con il filo di ferro,sono tutte paste legate alla cultura siciliana ed alla sua storia.

    Often when it comes to pasta, somebody always remembers like Marco Polo returning from China introduced in Italy spaghetti. Well, if some “ food expert “ reminds you this story, thank him and let him lose. In 1154 Riggero II gave assignment to the arab Al-Idrisi to describe in a book all the known lands of the known world. Al-Idrisi, described a small town near Palermo where it was produced spaghetti pasta that was sent in Calabria and in North Africa where Berber ate it with great pleasure. This was described  one hundred years before Marco Polo was born, and it is the testimony of a Pasta Industry production born with Latin, concluded with the Arabs and developed by the Normans. It is also testing the particular sizes of existing pulp only in Sicily and the consumption of which is linked to religious holidays or local customs. The Anellini (little rings) of Palermo, the Spaccatella of Messina, the Catenesella in Catania the Scialbò of Enna and the ever sought Maccaruni done with the wire,  are all linked to the Sicilian culture and its history.

    Se potessi lasciarmi amare da qualcuno che ha voglia di leccarmi le ferite, di baciarmi la pelle e persino le ossa, di sopportare le mie manie di saltare ogni tanto, di camminare sul bordo del marciapiede, di guardare per ore il cielo o di canticchiare ripetutamente, lo farei. Ma ho permesso al mio cuore di amare chi fa di me una cornice posata su di un comodino lasciata a prendere soltanto polvere.
    So come si amano i germogli, gli spaghetti al pomodoro che prepara mia madre, ma anche le mie ginocchia piene di cicatrici, le mie gambe storte, le pozzanghere quando ci finisci dentro per sbaglio, ti si schizzano tutti i pantaloni, ti si bagnano le scarpe e di conseguenza anche i calzini (sì, dopo tanto dolore s'impara ad amare soprattutto le cose negative e ho scoperto che mi fanno vibrare il cuore in un modo che non mi aspettavo); ma come si fa a smettere di amare un cuore e cominciare ad amarne un altro? Sinceramente ho la pelle d'oca solo a pensarlo. Possibile che certi amori finiscano? Che certe labbra smettano di volersi fra tante altre? Che certi profumi non si riconoscano più?
    So amare tanto e odiare altrettanto. Odio piuttosto bene, in realtà. Odio quando amare diventa troppo facile perché le cose semplici non mi sono mai piaciute. Io mi fido di quell'amore che resiste quando i problemi aumentano fino a voler scappare. Mi fido di chi dice di odiarmi ma poi mi stringe la mano e vorrebbe non lasciarla più. Mi fido di chi sa combattere, di chi non molla, di chi - nonostante ogni difetto - vuole una pazza innamorata come me al suo fianco (e ce ne vuole di coraggio).
    Ho imparato ad amare il silenzio che ha lasciato dopo la sua partenza e spero di rinnamorarmi del rumore.
    —  Viviana V.
    Non siamo più Charlie Hebdo, giusto?

    La satira è qualcosa di scomodo, è qualcosa che deve divertire ma allo stesso tempo indignare. Non ha come scopo quello di piacere, ha principalmente come scopo quello di infastidire e indispettire per criticare in modo ironico.
    Quando ho visto quelle vignette di cui tanto si parla, mi sono detta “cavoletti, perché non è venuta a me questa idea?“.
    Il potere del disegno è riuscire ad esprimere con un'immagine il proprio pensiero senza sprecare tante parole. È una cosa bellissima.
    Che gli italiani si indignino per le vignette di Charlie Hebdo, mi stupisce. Gli spaghetti e la lasagna ci rappresentano. A noi italiani piace mangiare, anzi magnare. Ammettiamolo che come si magna in Italia non si magna da nessuna parte. E non mi riferisco certamente al semplice piatto di pasta. Qui si magna a livelli grossi, si fanno le grandi abbuffate a danno dei cittadini.
    Infatti, ciò che mi stupisce ancor di più è che non ci si indigni per un Paese in cui il benessere dei cittadini è all'ultimo posto, in cui per l'ennesima volta stiamo piangendo donne uomini e bambini che potevano salvarsi se solo nessuno avesse pensato a fare prima i suoi interessi e poi quelli di chi in quelle case doveva abitarci. Dopo ogni catastrofe dobbiamo fare i conti con delle coscienze sporche e con dei perché che non trovano risposte.
    E poi, di cosa ci preoccupiamo? Di una vignetta che non rispetta dei morti? Questo Paese non ci rispetta. Però su, donate 2 euro.

    Cari Americani

    Cari Americani, di stronzate ne avete fatte tante nel corso della storia, e tante ve ne son state perdonate. 

    Sì, certo, avete fatto anche cose buone, come sbarcare in Normandia e fare il culo a Itle (con epilogo positivo anche grazie ai Russi, sia ben chiaro), o spianare l’orgoglio di Hirohito con l’atomica (e, insieme a quello, qualche km quadrato di abitazioni civili con dentro donne e bambini, ma non stiamo a guardare i dettagli) e porre fine alla guerra mondiale.

    Avete inventato il 4 di luglio (una festa che non glie ne frega un cazzo a nessuno nel resto del mondo, diciamo, ma vabbé), o la coca cola, o quella cagata a spruzzo di American Horror Story. Avete inventato la NASA e lo Shuttle, gli amburghe e gli spaghetti con le polpette [ciao, sono la libertà di espressione, sei davvero sicuro di voler scrivere una bestemmia, qui?]. Avete inventato Saddam Hussein e Osama Bin Laden, mostri dittatori da trasformare in bersagli per potervi poi allenare con le nuove armi che inventate ogni giorno. Bravi, insomma, belle cose.

    Certo, va detto che siete all’avanguardia sotto molti punti di vista: mi vengono in mente i matrimoni fra persone dello stesso sesso, la legalizzazione della cannabis in molti stati, l’oligopolio delle sementi OGM e non, il consumo smodato di cibi che in altre parti del mondo non verrebbero somministrati neppure a un alligatore moribondo per consentirgli di porre fine alle sue sofferenze. Ma tant’è, questo vi sia riconosciuto.

    Ora, però, concentratevi un istante. A breve (circa) sarete chiamati a votare, quindi vi si chiede, noi, io, di evitate di fare la stronzata più grossa della storia umana, ovvero votare per Donald Trump. Quella sì che nessuno potrà perdonarvela. E neppure - fidatevi - riuscirete a perdonare voi stessi. Non riuscirete MAI più a perdonarvi un simile errore.

    Se avete dei dubbi chiedete a un italiano, che sta stronzata l’ha fatta già due volte nella storia recente; la prima volta ha sostenuto (non sempre volontariamente, ma ok, ci siamo capiti) quel coglione di mussolini e ha pagato col sangue e con una guerra mostruosa; la seconda volta ha sostenuto quel [ciao, sono la libertà di espressione, se sicuro di voler scrivere “coglione” qui? Non hai paura che ti blindino?] di abberluscone e ha pagato con uno sfacelo totale: politico, economico, amministrativo, strutturale, infrastrutturale. È andata in declino persino la figa, per colpa sua, mentre le mafie raddoppiavano il fatturato e assumevano definitivamente il controllo di ogni organo governativo e amministrativo.

    Ecco cosa succede a sostenere i cazzoni come Trump. Siete rimasti a galla in questi anni grazie a Obama, non rovinate tutto affidando la vostra Nazione a una betoniera di stronzate nazifasciste che vomita intolleranza e predica violenza. O sarà di nuovo Medio Evo per tutti.