glee the quaterback

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“People keep asking me, ‘How are you feeling? What are you feeling?’ I have no answers. Honestly, what can you say about a 19-year-old who dies? Everyone wants to talk about how he died, too, but who cares? One moment in his whole life. I care more about how he lived. And anyone who has a problem with that should remember that he was my brother. This isn’t real. I’m not going home for this. He’s going to be there. I’m going to spend my entire life missing him.”

Per me, Cory è stato sia l’inizio che la fine di Glee…letteralmente.
La prima scena del pilot è stata di Cory (Finn) e Matt (Mr. Shue). Nessuno di noi sapeva esattamente cosa stavamo facendo. Glee è un musical, e i musical in tv non hanno mai funzionato, e lo stavamo capendo come procedevamo. Alla fine della prima ripresa Cory poté vedere che io, il suo regista, ero un po’ insicuro. Così venne da me con un grande ghigno e disse “Questo sarà divertente”.
Lui aveva terribilmente ragione e terribilmente torto.
La fine di Glee è qualcosa che non ho mai condiviso con nessuno, ma l’ho sempre saputa. Ne ho fatto sempre un punto di riferimento, come una Stella Polare. Alla fine della sesta stagione Rachel (Lea Michele) sarebbe diventata una grande stella di Broadway, avrebbe avuto il posto per cui è stata creata. Finn sarebbe diventato un insegnante, felicemente sistemato in Ohio, in pace con le sue scelte e senza più la sensazione di essere un perdente di Lima. L’ultima frase del dialogo sarebbe dovuta essere questa: Rachel torna in Ohio, soddisfatta ma non del tutto ed entra nel glee club di Finn. “Cosa ci fa qui?” lui avrebbe detto “Sono a casa” lei avrebbe risposto. Dissolvenza. Fine.
La fine, e l’inizio, parlano dei miei sentimenti personali nei confronti di Cory. Nonostante i suoi problemi, lui si è sempre sentito profondamente legato- affidabile, dolce, qualcuno in cui cercare conforto. Lui era grande, imbranato, gigante- per questo gli ho dato il soprannome di Frankenteen, un soprannome in cui è comunque rimasto bloccato. Ma lui è stato anche la più grande sorpresa per me personalmente e per molti versi la persona che ha merito più rispetto. Quando abbiamo iniziato, lui non aveva mai ballato. E nel video della sua audizione-dove ha cercato di colpire un contenitore- lui divenne un cantante. Un fantastico cantante. Ed è divento un ballerino. Lui ci ha messo per entrambe le cose il suo cuore e Cory per me era questo-tutto cuore. Negli ultimi tempi il suo corpo, attraverso quella terribilmente triste e frustante dipendenza, ha vinto sul suo grande e forte battito del cuore.
In Glee, Cory era il quaterback. Lui era un leader per natura e aveva sempre un abbraccio di benvenuto per tutti. Quando i nuovi membri del cast entrarono a far parte dello show- e l’aula canto inizialmente poteva avere un clima un po’ freddino- Cory fu il primo a parlare con loro, a dargli il benvenuto, a mostrare loro tutte le cose.
Fin dall’inizio io e Cory abbiamo avuto un rapporto di padre-figlio, ed inizialmente, lo devo ammettere, non volevo questo tipo di legame. Ma Cory- venendo da una famiglia spezzata, essendo un ragazzo perso- aveva bisogno di una figura maschile che gli facesse da guida, che gli desse supporto e una direzione. Ripensandoci, Cory per me è stata una sorta di scuola di formazione per diventare il padre che sono oggi per mio figlio.
Una delle cose più difficili quando una persona giovane muore è affrontare la perdita del suo potenziale. O di cosa sarebbe potuto diventare. Cory aveva ancora tantissimi sogni da realizzare. Lui desiderava lavorare su materiale un po’ più per adulti, per dare prova delle sue doti da attore. Lui voleva dirigere. Voleva migliorarsi ed evolversi.
E così è congelato in un momento. Per generazioni di bambini, futuri influenzabili giovani che guarderanno il suo indelebile personaggio di Finn Hudson, lui sarà sempre quel quaterback- una persona che ha vinto con i perdenti, combattuto i bulli, amato per le giuste ragioni. Cory continuerà a cambiare vite per il meglio. È un raro dono poter toccare la vita di una persona, figuriamoci quella di milioni di persone.
—  Ryan Murphy.