giustizia

La giustizia a modo loro

Appena sveglia, vado in cucina per fare colazione e sento distrattamente, ancora un po’ assonnata, la frase “cerchiamo giustizia”. Frase che arrivava dalla tv accesa, recitata da uno degli amici di Davide Bifulco, intervistato in occasione dei funerali. Mi viene da ridere dal nervoso. Ascolto un’intervista su internet di altri ragazzi presenti in quei momenti, e assisto al degrado della mia città, di parte della mia città. Ci sono quartieri e realtà del tutto abbandonate a se stesse, dove ci sono leggi proprie, non quelle che valgono per tutti.

Rimanendo estranea alla vicenda, cercando di non assumere le difese di nessuno perché sono ancora da stabilire le dinamiche della vicenda, rabbrividisco quando sento parlare di giustizia in questa situazione. Una situazione difficilissima da gestire perché afferra un problema molto più grande, che alberga nella città, sotto il silenzio l’indifferenza e l’omertà: l’illegalità, e il rapporto tra forze dell’ordine e persone che vedono il mondo della giustizia come un nemico. Sarà anche difficile stabilire la verità per bocca di chi presente, perché i testimoni sono tutti amici del ragazzo morto, e come tali poco obiettivi. Ma, soprattutto, la mancanza di obiettività deriva dal fatto che questi sono dalla parte del torto a prescindere, perché sono contro la legge e lo dimostrano quotidianamente, girando su motorini senza patentino e senza assicurazione. Non lo affermerebbero mai. Come dicono gli amici, per questo non si sarebbero fermati al posto di blocco. Quando in realtà no, non si sono fermati e sono scappati perché uno dei tre era un ricercato.

Nell’intervista che ho ascoltato c’è una voce fuori campo che dice “è una cosa normale”, in merito alla mancanza di patentino e assicurazione. È una cosa normale sì. La cosa anormale è essere in possesso di un patentino. Quanta sfrontatezza e arroganza! Vogliono giustizia, ma infrangono la legge. Per loro “la legge non esiste”. Sarebbe piacevole sentire, sarebbe piacevole che qualcuno ammettesse che sì, un diciassettenne non merita di morire così, ma ha sbagliato, hanno sbagliato, hanno infranto la legge. Il rammarico più grande è che questa situazione non sarà di nessun aiuto, non ha insegnato nulla. In questi giorni, “chi come loro” si sente ancora più forte e sta assumendo un atteggiamento di sfida nei confronti della legge. Si divertono a sfrecciare sui loro motorini senza casco. Qui non siamo di fronte a famiglie dove i padri dicono ai figli “te lo sei meritato”, no, li appoggiano e li incitano, accecati dal desiderio di mettersi al di sopra della legge. Accecati soprattutto dall’ignoranza. Perché le leggi vogliono farle loro, loro e chi li protegge, vogliono vivere a modo loro, nell’illegalità. E poi fanno i cortei, urlano parole di cui non conoscono neppure il significato. Per loro, chi rispetta la legge è fesso. In realtà del genere, devi essere forte quando decidi di rivestire il ruolo di fesso!

Quando il senso del ridicolo non ha più confini e il grottesco assoluto bussa alla porta del diritto di cronaca vuol dire che si è messi veramente male. Perché è difficile immaginare un’Italia rappresentata da deputati, come quelli del Pdl, che si muovono in massa per occupare un tribunale dello Stato in difesa del loro padrone. Siamo all’atto finale di una messinscena che sino a qualche giorno fa poteva anche farci sorridere, ma che adesso si disvela in tutta la sua pericolosità.
Lo scollamento tra realtà oggettiva e realtà politica tocca oggi un livello mai raggiunto prima. Al confronto, la famosa certificazione governativa secondo la quale Ruby era la nipote di Mubarak è una barzellettina da coda alle Poste. E ciò che indigna ancor di più è che i protagonisti sono sempre gli stessi gaglioffi: per costoro, che sono in Parlamento solo perché scelti e prescelti dal padrone, un deputato della Repubblica non deve tenere conto delle leggi e delle regole comuni, ma può muoversi e battersi in nome di un mondo virtuale nel quale tutto è possibile per pochi eletti e nulla è dovuto al resto dell’umanità.
Il sistema dei valori, inteso come patrimonio comune, può andare in putrefazione. A costoro interessa solo la freschezza delle menzogne (se ne sfornano ogni giorno di nuove) sulle quali il loro partito ha costruito il disastro italiano.
Occupare (anche pacificamente) un palazzo di giustizia, soprattutto se si è rappresentanti delle istituzioni, è una bestemmia nel tempio, un oltraggio alla democrazia. E’ un atto da ultras prezzolati che suscita vergogna. E schifo

Schifo

Umanità: bella parola piena di vento

Oggi, mentre aspettavo d’essere chiamato per una visita e mentre mi godevo l’italiano medio cercare di eludere la lista di chiamata additando come giustificazione una fretta incombente, ho conosciuto un uomo. Un anziano signore, sulla sessantina, disperato. Quest’uomo ha comunicato ai presenti che il personale medico dell’ospedale, quando l’ha operato mesi fa di cataratta, ha sbagliato completamente l’intervento causandogli la perdita completa della vista da un occhio. Quest’uomo si trovava in ospedale perché nel frattempo, a causa di questo inconveniente, è caduto diverse volte per strada procurandosi danni a schiena e gambe.
Disperato, si lamentava della situazione, del trattamento ricevuto dai medici, di come la sua vita in un attimo ha cambiato direzione. E tutti si sono tirati indietro in questi mesi: nessuna colpa. Come sempre. Come sempre nessuno ha colpa. Le cose avvengono.
Un uomo che semplicemente ha voluto raccontare la sua storia ha ricevuto l’indifferenza più totale e meschina dei presenti. Chi non lo degnava di uno sguardo, chi continuava a giocare con il telefono, chi si preoccupava di non rispettare la fila.
Lasciando un attimo da parte la questione relativa alla situazione tragica della sanità pubblica in Italia, io dico: non chiedeva niente quest’uomo. Non chiedeva pietà, soldi, attenzione. Cercava soltanto qualcuno a cui comunicare la sua storia.
Era solo, stanco, sofferente.Io davvero più passano i giorni, più mi chiedo cos’hanno nel cuore certe persone. Mi chiedo se hanno un cuore, certe persone.
È sempre stata la mia utopia preferita: eliminare le ingiustizie trasmettendo sapere, protezione, sicurezza. È sempre stato questo uno dei motivi e degli scopi più sentiti che mi ha indotto a iscrivermi a Giurisprudenza. Ed è vero: è un’utopia. Però fuori nel mondo ci sono davvero troppo persone che hanno bisogno di aiuto e troppe persone senza coscienza e senza cuore che le fagocitano. E così non va, non può andare.
Al diavolo le utopie, al diavolo gli egoisti, al diavolo quelli che scelgono di non essere uomini, al diavolo questo posto di ruffiani e puttane a ore.
Diceva il Maestro: mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro perché il male ed il potere hanno un aspetto così tetro? Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità, farmi umile e accettare che sia questa la realtà? Il potere è l’immondizia della storia degli umani e anche se siamo soltanto due romantici rottami sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte.
Io ci sono.

"Negli ultimi 45 giorni è diventato definitivo che: 

  1. negli anni ‘70-‘80 Berlusconi ha mediato con Cosa Nostra ospitando in casa un presidio mafioso
  2. nel 1991 Berlusconi ha corrotto un magistrato per portarsi a casa Mondadori;
  3. negli anni successivi Berlusconi ha ideato un gigantesco sistema per frodare il fisco e accumulare fondi neri all’estero.”

"Tanto sono tutti uguali," come dice l’italiano coglione medio con il senso storico e civico di una scoreggia di un ippopotamo.

(via Alessandro Gilioli su Facebook)

Silvio Berlusconi dichiarato colpevole anche dalla Cassazione. Era qui che di solito suonava la sveglia.

Alla lettura della sentenza tutta Italia con il fiato sospeso. È normale, mentre ti masturbi.

Ora Berlusconi dovrà svolgere lavori socialmente utili. Tipo togliersi dai coglioni.

“Berlusconi pregiudicato” ha dichiarato Marco Travaglio sul lettino del tatuatore.

Perentoria risposta dei vertici del Pd a una domanda sul futuro del governo: “Non siamo del posto”.

Berlusconi: “Vent’anni di sacrifici e questo è il premio”. Eh sì, ce lo siamo meritato.

(Nel suo videomessaggio, Berlusconi era talmente giù di morale che mi sorge il dubbio che sotto la scrivania non ci fosse nessuno)

Daniela Santanchè: “Oggi mi vergogno di essere italiana”. È giusto fare un po’ per uno.

(La Santanchè è così scioccata dalla sentenza che ha dovuto farsi fare una faccia apposta)

Sandro Bondi evoca la guerra civile. Io comunque aspetterei un attimo, qua adesso è pieno di tedeschi.

Grillo: “La condanna di Berlusconi è come la caduta del muro di Berlino”. Gli ex comunisti l’hanno voluta con tutte le forze, e alla fine ci hanno rimesso loro.

Chi è per voi un eroe? Il vostro mito?
Un cantante? Un calciatore? Una modella?
Un uomo in particolare sarà sempre per me un eroe, un mito eterno che porterò sempre nel mio cuore.
Era un magistrato.
Era uno di quegli uomini che ne esistono uno su un miglione.
Era uno di quei rari personaggi disposti a donare la loro vita per un ideale.
Si chiamava Giovanni Falcone.
Il 23 maggio 1992, esattamente 22 anni fa, questa persona straordinaria ci ha lasciato, assassinato per il suo ideale.
La giustizia. La legalità.
È dall’età di dodici anni che ho appeso alla parete di camera mia una sua frase “gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”.
Questo uomo ha dato la vita per un paese senza legge, per sconfiggere quel mostro a mille teste che si chiama mafia.
A dodici anni il mio sogno era di fare il magistrato come Falcone, era il mio mito.
Lo è ancora oggi, anche se ora ho capito che non avrei mai il coraggio che ha avuto lui.
Quello che posso fare è coltivare il suo ideale.
Sogno un Italia libera dalle mafie, dalla disinformazione.
Sogno un paese in cui corruzione con faccia rima con perfezione, in cui la massima aspirazione dei giovani non sia partecipare ad un talent show ma ricevere una istruzione.
Sogno un mondo in cui la giustizia sia un valore e non più un sogno omerico quanto l’isola che non c’è.
Sogno un mondo in cui gli eroi siano i giudici, i medici, i volontari, i poliziotti e in cui siano gli ideali a motivare le persone.
Grazie Giovanni Falcone per aver dato un significato ai miei sogni.
—  portolealidiunangelo

Io mi domando cosa muova le persone a gridare all’ingiustizia avendo riguardo il fatto che Corona sia costretto a continuare a scontare la sua pena e altre persone, ree di aver commesso reati più gravi, invece godano di maggior libertà e/o favoritismi. Mi domando perché c’è sempre questa tendenza a voler confrontare sempre tutto e tutti, anche quando palesemente le situazioni divergano o più semplicemente anche quando il giudizio relativo a una determinata situazione non si può in alcun modo riflettere sull’altra situazione. Questi esperti di diritto criticano il sistema perché Corona è in carcere e altri rei non lo sono. Quindi subordinano la presenza in carcere di Corona al fatto che anche tutti gli altri rei paghino per il reato commesso. O tutti o nessuno, in sostanza. Corona non dovrebbe stare in carcere perché altri rei sono a piede libero. Si sposta il baricentro dell’attenzione dall’atto compiuto dal singolo, alla sommatoria degli atti compiuti dai singoli; ragionando sulla collettività, invece che sull’individualità.
È assurdo. Folle.
Tutto questo è una necessaria conseguenza dell’approccio banale, e in molti casi inadeguato, con il quale suddetti esperti si avvicinano a questi temi, confondendo sempre il reato commesso con la prova che il reato sia stato effettivamente commesso; e tutto questo senza ovviamente considerare la moltitudine di possibilità attraverso le quali un reato può essere giudicato. Si tende sempre a voler vedere la semplicità in ogni cosa, anche dove non può in alcun modo esserci.
In terzo, ed ultimo luogo, il malessere si rivolge verso l’uso spregiudicato e continuo della parola giustizia. La giustizia è un ideale irrazionale. Non è suscettibile di conoscenza e dal punto di vista della collettività esistono solamente interessi e conflitti di interessi; quindi urlare continuamente e necessariamente alla giustizia, a ciò che è giusto e a ciò che è sbagliato, è tentare di fare dell’ordinamento giuridico fondato sul diritto positivo esclusivamente un ordinamento fondato sul diritto naturale e quindi necessariamente giusto perché promanante la volontà divina.