giungla

Avevo la cresta di un pavone e lo sguardo di un leone, ma in realtà ero un cucciolo, solo un povero cucciolo smarrito in una giungla.
—  In silenzio nel tuo cuore, Alice Ranucci
Non giudicatemi per la musica che ascolto.
La musica è come un ruggito,
Che squarcia la giungla in cui ci troviamo.
L'accomuno molto all'arte,
La musica è arte!
Anche perché,
Sono fra le uniche poche cose,
Che non hanno generazione.
—  Davide Raimondi

Forse le cose stanno esattamente così: quelli che vale la pena di amare veramente sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso. Quelli che riescono a estirparti dal tuo habitat e dal tuo viaggio e ti trapiantano in un altro ecosistema, riuscendo a tenerti in vita in quella giungla che non conosci e dove certamente moriresti se non fosse che loro sono lì e ti insegnano i passi, i gesti e le parole: e tu, contro ogni previsione, sei in grado di ripeterli.

J. Fante, Chiedi alla polvere

Magari l'umanità fosse morta ieri in Siria mentre un bambino cercava di respirare quell'aria che lo ammazzava, mentre i suoi polmoni si ingolfavano di veleno, mentre sua madre cercava di proteggerlo e moriva senza fiato vicino a lui.
Magari fosse stato così, magari avessimo scoperto solo ieri la potenza della barbarie degli adulti che combattono guerre in cui vedranno morire i loro figli, guidati da altri adulti che le hanno dichiarate, preoccupandosi con largo anticipo di mettere al riparo i propri bambini.
No, l'umanità non è morta ieri in Siria.
Molto banalmente ieri ha fatto rumore nel suo infinito agonizzare.
Ieri ha rantolato, prima perdeva sangue da un buco che si apriva nella testa di un ragazzino che correva per andare a scuola e che veniva fulminato da un cecchino a Sarajevo.
Nei mesi precedenti perdeva una mano e metà della faccia raccogliendo da terra uno strano giocattolo colorato che sembrava una farfalla con un'ala fratturata.
Un giocattolo che gli esplodeva addosso e lo riduceva a una poltiglia di carne, sangue, moccio e lacrime.
L'umanità muore ogni giorno in ogni angolo del mondo in cui un adulto non si preoccupa della vita di un bambino.
Muore quando una bambina di 8 anni viene venduta da sua madre a un uomo che la stuprerà per pochi dollari. Pochi per lui, tanti per la famiglia di quella bambina che perdendo il suo corpo assicura la sopravvivenza di quello di suo padre, sua madre e dei suoi fratelli.
L'umanità muore ogni giorno in cui un bambino viene strappato alla capanna di fango in cui vive e portato via, in mezzo a una giungla di cui non conosce i confini, imbottito di droga e armato di un mitra che pesa quanto lui.
Muore ogni volta in cui a quel bambino verrà spiegato come si deve premere un grilletto per ammazzare un altro bambino come lui.
Muore ogni volta in cui un bambino non può dormire le ore che gli servono per riposare perché deve lavorare, perché non ha alternative al lavorare.
Muore perché non va a scuola a imparare come si fa a rendere il mondo un posto abitato da esseri umani che si curano dei bambini, della loro salute, della loro felicità.
Della loro vita.
Muore oggi nel Mediterraneo, morivano ieri nell'Atlantico. Chissà dove morirà domani.
Muore quando un bambino è costretto a scappare per cercare di salvarsi, per non finire con la faccia stracciata via da una bomba, da una mina, da un machete, da un proiettile.
Muore e soffoca ogni giorno in silenzio e le lacrime non servono a niente.
Piangere per la strage di ieri non consentirà a nessun bambino di diventare grande domani. Quanti pianti disperati ho visto allargarsi sulle facce di chi ha dichiarato guerre che non ha combattuto.
Quante lacrime grondanti ho osservato trovare spazio sulle guance di chi lavora per proteggere i bambini ma è impotente, frustrato, arrabbiato, davanti alla violenza degli adulti.
E allora, basta piangere.
Basta giocare a Risiko sulle schiene dei bambini, sui loro stomaci svuotati di cibo e pieni di fame.
Basta usarli come manifesti di un pacifismo ipocrita e rassegnato.
Basta usarli per scuotere coscienze che sono graniticamente convinte che i danni collaterali di una guerra siano inevitabili perché, se ieri decine di bambini sono morti rantolando mentre l'aria avvelenava i loro polmoni, significa che il ricordo di quelli bruciati vivi 72 anni fa a Hiroshima e Nagasaki, con la pelle che si staccava a brandelli dai loro corpi che friggevano di calore, è disciolto in un'acida memoria collettiva.
Perché se ieri gridavamo alla strage degli innocenti, accorgendoci che non ci bastano mani e piedi per contare le piccole vittime dell'adulta follia, oggi siamo la dimostrazione più lampante del fatto che l'umanità sta agonizzando come un malato terminale che ha bisogno di dosi sempre più massicce di morfina per tentare di aprire un occhio su ciò che resta del mondo.

(Debora Dirani HuffingtonPost)

Forse le cose stanno esattamente così: quelli che vale la pena di amare veramente sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso. Quelli che riescono a estirparti dal tuo habitat e dal tuo viaggio e ti trapiantano in un altro ecosistema, riuscendo a tenerti in vita in quella giungla che non conosci e dove certamente moriresti se non fosse che loro sono lì e ti insegnano i passi, i gesti e le parole: e tu, contro ogni previsione, sei in grado di ripeterli.
—  John Fante, “Chiedi alla polvere”

Impariamo con la mente e sentiamo con il cuore. Ma la mente indica e inquadra una verità possibile, il cuore la sviluppa nel “sentirsi di esistere” che anche l'ultimo abitatore di una giungla inesplorata, può esprimere.
In questo senso possiamo imparare da lui come dai grandi Maestri; non per le parole o la religione; piuttosto per quello che ci indica come senso della vita e il rapporto con quello che lo circonda; natura o uomini che siano.

youtube

È un macaco senza storia dice lei di lui, che gli manca la memoria in fondo ai guanti bui. ma il suo sguardo è una veranda tempo al tempo e lo vedrai, che si addentra nella giungla no,non incontrarlo mai Ho guardato in fondo al gioco tutto qui,ma sai, sono un vecchio sparring partner e non l'ho visto mai una calma più tigrata più segreta di così. prendi il primo pullman,via tutto il resto è già poesia. avrà più di quarant'anni e certi applausi ormai… sono dovuti per amore non incontrarlo mai Stava lì nel suo sorriso a guardar passare i tram… vecchia pista da elefanti stesa sopra al macadám

L'ultimo giorno dell'ultimo anno di liceo è tutto paradossale. Entri alle 8:00 del mattino sapendo di sentire la tua ultima campanella, l'ultimo grido dei bidelli. Giri per i corridoi che ormai sanno di estate e di maturità, ascoltando tutti i suoi rumori, facendo caso a tutti i suoi particolari che magari in 5 lunghi anni non hai mai notato. Entri nella tua classe vittorioso e anche sconfitto, pensando che quel giorno tanto aspettato da sempre non sia reale e che, hai ancora tempo davanti a te per goderti quella magica giungla delle superiori. E pure entri ti siedi al tuo posto, perchè ormai sarà per sempre ‘tuo’ , e non puoi fare altro che pensare a tutto ciò che hai passato in quella classe, in quei corridoi, e in quei cortili.. E per un momento ti senti vittorioso che ormai il tutto è giunto a termine e tu per lo stress e tutte le cattiverie non ti sei ammazzato, ma l'attimo dopo..bhe l'attimo dopo inizi a provare un senso di vuoto, di angoscia di dolore e di tristezza che quasi non ci credi.. Tutti qui momenti passati a ridere, a piangere ad urlare, a litigare a sperare di non essere notata dietro i pilastri grigi, sono ormai finiti e ti ritrovi a dover pensare ad un domani e ad un futuro sempre più vicino, e allora ti rendi conto di quanto in tutta la sua bruttezza, sia meraviglioso il liceo.
Buona maturità a tutti e anche a me, maturandi 2015.
—  quellabbracciochetisalvalanima.
Caro Babbo Natale,
ti ricordi di me? Sono passati tantissimi anni dall'ultima volta che ti ho scritto. Ero una bambina ma ti scrivo oggi perché forse una bambina lo sono ancora.
Caro Babbo Natale mi sento così indifesa in questo mondo gelido e crudele! Quando ero piccola non pensavo che le persone potessero essere così orribili perché avevo mamma e papà che mi tenevano al sicuro dai problemi e dalle sofferenze della vita ma adesso devo camminare da sola e cavarmela da sola.
Attraverso una giungla piena di spine ogni giorno per conto mio e si mi ferisco mentre cerco di attraversarla, poco male, piango un po’, provo a farmene una ragione e vado avanti.
Purtroppo le ferite stanno cominciando ad essere troppe Caro Babbo Natale! Non mi dirai che la vita è tutta così? Quante spine dovranno ancora ferirmi? Io non ce la faccio più.
Vorrei chiederti dei doni, anche se non sono stata molto buona…continuo a non andare a scuola, continuo a rispondere male, continuo ad essere scontrosa e crudele con me stessa e con gli altri…ti giuro che è l'unico modo per difendersi…
Ti chiedo perfavore di darmi la forza per affrontare questa giungla piena di spine!
Ce l'ho sempre fatta ma sono in una situazione talmente catastrofica che non sono convinta di avere le energie necessarie per combattere.
Non ti chiedo la pace nel mondo, perché per quanto posso essere bella, le persone non hanno una morale e quindi non esisterà mai…sempre per lo stesso motivo non ti chiedo di aiutare i bambini poveri…
Caro Babbo Natale, questo mondo è una merda! Io non volevo crescere e facevo bene!
Buon Natale.