gifs:famiglia

Ma che occhi che hai, bambina mia.
Mi ci specchio dentro e piango.
Ci vedo dentro tanta paura, so che stai covando rabbia.
La solitudine ti stringe forte le mani, mentre guardi impietrita le solite stragi.
Chi ti difende da chi dovrebbe farlo?
—  Altro-ego
Mia madre delle volte mi fa ridere. Non so perché se ne è uscita con questa domanda: “ci pensi mai a tuo padre?”.
Ma che razza di domanda è? Perché lui ci pensa mai a me? Dato che non mi ha fatto nemmeno gli auguri di compleanno, direi di no.
Mi dice di fargli una sorpresa il giorno della festa del papà. Eh certo e cosa dovrei dirgli a mio padre? 
Grazie papà di non esserci mai stato, grazie di non avermi dato mai un abbraccio o qualsiasi gesto d'affetto. Grazie per non essermi stato affianco in tutti questi anni di merda che ho passato. Lui non sa niente di me, niente. E nemmeno gli interessa dato che non mi ha mai chiesto un cazzo. 
Eppure a quella domanda io avrei risposto: “sì, ci penso, tutti i giorni”.
Ci penso dalla mattina alla sera. Ci penso a scuola quando qualche compagna parla del suo meraviglioso padre, che la tratta come una principessa. Ci penso quando vedo quelle classiche famiglie che sembrano perfette, quando vedo quei padri così affettuosi con le loro figlie. E non potrete mai capire l'invidia che provo in quei momenti.
Quindi sì mamma, ci penso ogni tanto a mio padre; quasi sempre.
—  memoriesstillhere

Mio fratello e la sua fidanzata hanno finalmente comprato casa (anche se ancora da arredare) così l'altra sera lei, tutta contenta, ha chiesto a me e a mia sorella: “allora, ragazze, quando venite a trovarci per una cena?” al che mio fratello è intervenuto senza darci il tempo di rispondere dicendo: “quando avremo il tavolo, amore!”
Poi mi sono seduta vicino a mio papà, che sospirando ha detto: “così sono partiti anche loro per la loro strada, hai visto? Con 150 mila euro di mutuo…” si è fermato per un attimo, poi ha sorriso: “e pensa, alla loro età hanno un debito simile, e sono addirittura felici!”
Lo ha detto con l'aria di chi la sa lunga, con l'aria di chi sa cosa significa sacrificarsi per portare avanti un progetto insieme alla persona che si ama.
Allora ho sorriso anche io perché che bello costruire qualcosa in due, perché che bello invitare le cognate a cena anche se non c'è ancora il tavolo solo perché si vuole condividere la propria felicità con gli altri, perché che bello che si cresce sempre e non ci si ferma mai, perché che meraviglia che è l'amore.

Confesso

Ho un fiocco di neve tatuato sul polso sinistro, vicino la mano, perchè c’è stato un periodo della mia vita in cui non stavo bene e per superarlo mi son detta che avrei dovuto fare come un Baol, avrei dovuto aggrapparmi in quello che credevo, volermi bene e farmi forza per reagire e così decisi, dopo tredici anni, di andarmene da Roma, lasciare tutti i miei amici e la mia vita perchè stava iniziando a farmi male.
Roma mi aveva salvata, era stata per me un punto di ripartenza, ma non andava più bene.
Baol non è però il mio libro preferito di Benni, in verità il mio preferito è Comici Spaventati Guerrieri che trovo sublime e a cui sono molto affezionata, quando conobbi Benni è stato quello il libro su cui mi son fatta fare l’autografo.
E’ quello il libro a cui penso più spesso perchè mi ricorda la delusione che ho dato a mia madre, forse non l’unica, ma la più grande.
La protagonista del libro, Lucia è una ragazza ribelle che segue i suoi ideali e per inseguirli rinuncia alla vita che sua madre aveva sempre desiderato per lei, una famiglia, dei figli, ma non è così.
Poi il libro racconta di molto altro e ve lo consiglio vivamente, solo che la scena in cui la madre sta sulla poltrona a guardar fuori e pensa al corredo che aveva preparato alla figlia che non verrà mai utilizzato mi ha ucciso un po’ dentro.
Lo lessi che non avevo neanche venticinque anni e già sapevo che non era quello ciò che volevo e lo sapeva anche mia madre, che comunque mi ama più della sua stessa vita, solo che tutte e due sappiamo che lei per me avrebbe voluto dei figli, anche un matrimonio, ma soprattutto dei figli.
Non ne avrò.
Mio fratello ne aspetta uno e ammetto che un po’ ho tirato un sospiro di sollievo.
Lo ammetto, confesso.
Mia madre ha sofferto di depressione quando io non avevo neanche dieci anni, ne avevo otto forse.
Quando miei tornarono in Italia eravamo solo io e il mio secondo fratello e mia madre aveva 28 anni, mio padre faceva la spola tra qui e lì per questioni di aziende che aveva, cittadinanza che doveva prendere e proprietà che doveva vendere, fece tre mesi qui e nove lì per dieci anni abbondanti.
Nel frattempo nacquero altri due fratelli che mi son dovuta crescere con mia madre.
Il primo anno fu duro, mia madre soffrì molto e qualche volta pensò anche di buttarsi dal balcone.
Stava sempre in vestaglia e io avevo le sue sorelle a casa sempre, le mie nonne che giravano per casa e mio fratello che aveva tre anni e non so cosa potesse capire.
Lei voleva me.
Dovevo abbracciarla, tornare presto da scuola, tenerle la mano, dormire con lei, far lavare i denti a mio fratello, fare i compiti e stare attenta che non uscisse da sola fuori.
Mio padre appena riuscì a sbrigliarsi tornò e la portò in giro per specialisti, stettero via per un po’ di tempo e noi andammo a stare dai nonni paterni.
Non piangevo, non potevo, io era quella che doveva tenere le cose insieme.
Ci volle un po’ e per qualche periodo ebbe delle ricadute, ma ne uscì, con l’aiuto dei medici e di medicine placebo che alla fine le dissero che non erano null’altro che acqua e zucchero.
Mio padre ricominciò a stare più via che a casa e io e mamma ci siam cresciute gli ultimi miei due fratelli praticamente da sole.
Poi nell’anno dei miei diciotto lui tornò e io decisi di andarmene.
Non ero mai stata figlia, non come lo si intende di solito e non avevo intenzione di iniziarlo a fare da quel momento in poi, me ne andai, ma loro non si sono mai opposti, non mi hanno mai negato niente quando potevano, non siamo mai stati economicamente stabili, chè mio padre è uno scriteriato e ancora mamma glielo rimprovera che non doveva mettere in mezzo una famiglia, quando minaccia di lasciarlo.
E’ vero, per quanto ci ami e ne son certa, non doveva sacrificarsi per una famiglia, perchè so che si è sacrificato e tutt’ora so che non dorme al pensiero che possiamo avere bisogno di lui.
Me ne sono andata e praticamente, se non per brevi periodi non son più tornata, ho lasciato i miei fratelli che avevano ancora sei e otto anni, mi son persa la loro crescita, del tutto.
E’ una cosa per cui soffro tantissimo e a volte mi ammalo di nostalgia, malinconia e sensi di colpa.
Non mi pento, non tornerei indietro, ma è dura.
Mio fratello aspetta un figlio e io non ho ancora toccato la pancia di sua moglie, non son lì per vivere la sua gioia, non son lì se hanno bisogno di una mano o solo per una cena in compagnia.
L’altro mio fratello a breve si laurea e stasera ho preso il biglietto per andare alla seduta, volevo scendere di venerdì, ma in tutto veniva trecento euro.
Mi è venuto lo sconforto, mi son messa a piangere.
Partirò sabato alle sette di mattina, ma comunque so che non basta, non basterà mai.
Amare è difficile.
Amare è la cosa più difficile al mondo, il tempo non basterà mai.
Dare tutto l’amore che si ha è difficile e doloroso.
Scegliere se stessi prima per il proprio bene è ancora più lancinante.
Non tornerei indietro e so che è giusto così, ma non c’è niente di più straziante.
Quello che è giusto quasi mai è facile, anzi non lo è mai.
Ho pianto, ho preso il biglietto per andare alla laurea e poi mi son messa a stalkerare l’instagram di Taika Waititi per tirarmi su il morale.


Credo non ci sia felicità più grande di quella che si prova nel vedere felici le persone che ami - oggi guardavo mio fratello e la sua ragazza nella loro casetta, mentre cucinavano insieme e scherzavano, ho pensato a quante ne hanno passate, che ricordo ancora di quando lui era andato da lei dicendoci, prima di uscire, incazzato nero, “vado là e la lascio”; ho pensato a quante telefonate lunghissime li impegnavano per ore e ore, mentre lei piangeva e lui non ne poteva più di quella situazione, ho pensato a quando ogni volta si sono ripresi per mano nonostante tutto, nonostante le incomprensioni, nonostante i problemi, nonostante le brutte parole. Li guardavo finalmente felici, a casa loro, arredata come piace a loro, mentre erano occupati ai fornelli e lui la chiamava “amore” e lei continuava a sorridergli. E giuro che quei sorrisi valevano tutti i momenti difficili che hanno affrontato, e in fondo è proprio vero che vale la pena di aiutarli, alcuni amori, vale la pena di prenderli per mano e ricostruirli ogni volta che si crepano, perché a volte fa più male lasciarli morire che portarli in salvo.