ghetto

Kasherut. ✴

Nel ghetto ebraico di Roma c'è una panetteria kasher in cui fanno una fantastica pizza bianca, bassa bassa e scrocchiarella, bella unta, che poi si può riempire a piacere con qualsiasi tipo di affettato. Abbiamo scelto un prosciutto crudo dolcissimo e profumato e abbiamo speso qualche minuto ad osservare i prodotti “adatti”: la mozzarella di bufala, per esempio, che è fatta col caglio vegetale (nella cucina ebraica sono proibiti alcuni tipi di grassi animali), oppure la pizza con la mozzarella che non ha mai anche la carne sopra, nessun tipo di carne, per la proibizione di unire nello stesso pasto il vitello e il latte che l'ha nutrito.
“Gli unici prodotti venduti in questo esercizio e conformi alla tradizione kasherut sono il pane e la pizza, per tutti gli altri prodotti la direzione non garantisce dal momento che provengono da stabilimenti esterni.”, c'era scritto.
Il signore calvo che era dietro al bancone aveva due brillanti occhi azzurri e la parlantina facile, ci ha presentato Maya, il labrador che spesso si mette davanti alla porta scorrevole del negozio con occhi teneri e imploranti in attesa di una fettina di mortadella, e ci ha raccontato come si fanno i formaggi kasher, come estraggono il caglio da alcune bacche. Poi ha aggiunto “scusate, mi distraggo facilmente” e ho provato grande simpatia nei suoi confronti. Il ghetto sembra un piccolo paese nella città, tutti si conoscono, tutti si salutano, la signora grassoccia e abbronzatissima e ingioiellata dietro di noi era appena tornata dal Madagascar e raccontava le sue vacanze, tutti se la prendono con gran calma nel servire gli avventori perché “vabè tanto che fretta c'avranno mai questi, c'hanno avuto la pazienza di vagare per quarant'anni nel deserto del Sinai che non è manco tanto grande”. Abbiamo mangiato in piedi riparandoci dalla pioggia in un vicoletto che spunta in un cortile interno molto verde: Marley ricordava di esserci già stato con me lo scorso anno quando eravamo solo compagni di banco, in una delle nostre peregrinazioni pigre tra una lezione e l'altra. Ho mangiato senza lavare le mani dopo aver accarezzato Maya, ma non me ne importava nulla. Ci siamo baciati molto, sorridendo con le labbra ancora incrostate di sale e olio.