generazione

Pensaci tu a rialzarti ancora quando cadi.
Io mi sono arreso, nemmeno ci provo più.
Perché se voli qua ti tagliano le ali, sai, dicono si stia piú comodi sdraiati sui divani, senza sogni tra le mani, ma con la Tv. No?
Credete in voi stessi, non nelle religioni che quà ci fanno fessi, ignoranti ed idioti.
Credete a cantanti e canzoni, non a Sorrisi&Cazzoni che lanciano merda sugli altri per alleviarti le tensioni.
Credete a chi vi sta affianco, ad amici e genitori, non hai bisogno della chiesa e delle sue benedizioni.
Credete a chi vi ama senza dare spiegazioni,
a chi sta nell'ombra appena dietro i riflettori,
agli scrittori, ai sognatori, ai viaggiatori, a chi ci crede ancora nelle virtù e nelle emozioni.
Non credete a chi ha valore ma valori, a chi chiama la musica rumori, a chi sotto ai fiori c'ha messo il veleno per i topi e adesso crescono fori nei polmoni e tum(u)ori.
Non credete a chi non sa piú riconoscere i sapori, gli odori, a chi non sa distinguere canzoni dai cori, a chi ci cataloga tra santi e peccatori, agli attori, doppie facce traditori.
Non credete ai professori, alla moda e ai senatori, che qua é tutto uno schema per limitarci le immaginazioni.
Non credete ai social, ai mi piace, alle visualizzazioni, ci danno il mondo in mano mascherando manipolazioni.
Si fingono prede, ma sono cacciatori,
qua fanno tutti i tori, ma questa é una corrida, il politico é il torero e l'operaio si suicida.
Ma voi ve ne fregate, vi basta un pacchetto di Winston Blue, l'alcohol e i tattoo, vi basta che bevete e che fumate e poi un pacco di cazzate, gentilmente offerto dallo Stato, distribuito nelle case.
Che su quelle che ti fumi ci scrivono che t'uccide però se paghi e muori il Parlamento sorride.
Che col finto buonismo della Barbara D'Urso, si vendono notizie per i soldi assieme al rispetto per i morti.
Poi l'ultimo uscito dal branco dei coglioni dice che per andare a comandare quà ci servono i trattori, e allora tutti contadini però senza i forconi. Cent'anni fa i vostri nonni facevan le rivoluzioni.
Serve cambiare lo Stato, non vedete come va?
Ah dimenticavo, già lo cambiate su Whatsapp.
Ormai qui é palese, il Bel Paese ci ha abbandonato, e a dir la verità non so nemmeno se c'é stato.
La gioventú é bruciata perché ci gettate addosso fiumi di liquori, e voi cosa scegliereste tra essere cenere o tizzoni?
Aprite gli occhi, non chiudeteli, qui chi é senza onore li chiamano onorevoli.
E si, saremo consapevoli di non uscirne vincitori ma non facciamoci spacciare anche le stelle per lampioni.
—  cit. pioggia-di-parole ☂Michele Giorgi
Siamo ragazzi soli
perdonateci signori
di queste intrusioni
ma quali illusioni
nuovi messaggi
nuove generazioni
nell’aria delle menzogne
e del buio.
—  Clementino - Ragazzi fuori

Generazione Y. E’ ciò che siamo. Siamo la successione della generazione X, siamo nati tra la nascita dell’AIDS e l’11 Settembre. Siamo stati la prima generazione a nascere senza la preoccupazione di una guerra. Siamo caratterizzati da Media, masse digitali. Alcuni ci chiamano MTVGeneration. La generazione del millennio è stata plasmata dai leader, siamo nati nell’epoca di internet, degli SMS. Un epoca dove non vediamo l’ora di postare su Facebook che stiamo mangiano un panino per farlo sapere al mondo intero. Siamo cresciuti guardando i film della Disney. Siamo la generazione che è stata penalizzata economicamente dal crollo finanziario del 2007, e per conseguenti cause sociali, sembra che la disoccupazione giovanile continui a crescere in paesi sviluppati nonostante i governi di Regno Unito, Italia, Spagna, Grecia, Germania, USA e così via stiano cercando di invertire la tendenza.
Siamo la generazione che è cresciuta con il timore del mondo esterno, quella che è stata schiacciata dai nuovi modelli antropologici. La generazione che preferisce voltarsi invece che ascoltare scomode verità. Ci chiamano generazione globale. Certe persone attribuiscono questo nome al fatto che non riusciamo più a vivere senza far sapere a chi ci circonda quello che stiamo facendo, o cosa stiamo pensando. Siamo la generazione dell’indifferenza, un’indifferenza alla sofferenza.
Siamo una generazione che crede nella libertá ma non puó averla
Non ancora almeno
Siamo obbligati a frequentare scuole dove ti trattano di merda convinti che cosí tu ti impegni di piú
Ma non capite che siamo tristi? Non capite che basta un niente per farci crollare tutto addosso? Non capite che se io non studio non è detto che sia perchè sono svogliata ma forse perchè non ci riesco? Non capite che se in classe non riusciamo ad andare d’amore e d’accordo non vuol dire che siamo cattivi?
Forse non sapete cosa vuol dire, o semplicemente non ve lo ricordate piú, ma noi soffriamo cazzo!
Siamo umani, come voi
Anche se voi per un dilatatore, un tatuaggio , una sigaretta in bocca o un amore diverso, ci giudicate “bruciati”, noi non lo siamo, siamo liberi.
E non perchè “conciati cosí non troverete mai un lavoro” allora uccidiamo la nostra voglia di libertá. Come molti di voi hanno fatto.
Tanto noi nemmeno lo troveremo un lavoro, come continuate a ripeterci dall’etá di 10 anni, in modo da iniziare ad incoraggiarci da subito
Al diavolo cazzo!
La vita è solo una
La viviamo come vogliamo
E forse noi a 40 anni avremo il coraggio di dire ai nostri figli
“io credo in te, ti amo piú della mia vita, ma ora va, e vivi la tua libertá! Ama chi vuoi e sbaglia mille volte e mille altre ancora. Perché sbagliando s’impara… A vivere.”
—  lepersonenonmipiacciono

Siamo la generazione ribelle: quella dei capelli blu, rossi o verdi; dei ragazzi con i dilatatori e delle ore passate nelle stazioni. Siamo la generazione delle amicizie a distanza, di Colpa Delle Stelle e di Lorenzo Fragola. Siamo la generazione delle sfide senza senso e chissà se è meglio un Samsung o un Iphone. Siamo la generazione delle Dr.Martens e delle ore passate su Twitter o Ask, quella dei messaggi chilometrici su WhatsApp e del bastone per i selfie. Siamo la generazione dei ragazzi con i pantaloni a vita bassa e dei libri dimenticati a casa. Siamo la generazione della sfida tra chi ha più amici su Facebook e lettori su Tumblr. Siamo la generazione dei Crookids e di Greta Menchi, di chi ascolta Emis Killa e chi gli One Direction, di chi ascolta pop, il rap, ma soprattutto, il rock n’roll, ma che non riuscirebbe ad andare a letto senza prima ascoltare la sua canzone d’amore preferita. Siamo la generazione del motorino a quattordici anni e del primo bacio a dodici. Siamo la generazione di chi vuole andare a Londra, chi a New York e chi a Los Angeles. Siamo la generazione dei selfie postati su Instagram e delle foto condivise su Facebook. Siamo la generazione degli insulti su Ask, delle bimbominchia su Youtube, di Fast and Furious e i Simpson. Siamo la generazione dei finti depressi, delle magliette dei Nirvana e degli album dei nostri artisti preferiti. Siamo la generazione che ha ballato Gangam Style e Happy, quella che ha amato Harry Potter, che ha inventato la parola ”selfie” e che odia se stessi. Siamo la generazione ribelle, quella che non cambierà mai, che dice parolacce e non vuole andare a scuola. Siamo la generazione di merda o forse meravigliosamente stupenda.

Lettera ad una generazione ribelle.
Siamo le sigarette al mattino, al pomeriggio, alla sera.
Il trucco pesante.
I tatuaggi fighi.
La droga che rende felici.
L'alcol a fiumi.
Le bestemmie per sentirsi più grandi.
Il sesso a 14 anni.
I congiuntivi sbagliati.
Le polemiche a prof che non ci ascoltano e a cui non interessa di noi.
Le parole alle spalle e il sorriso falso.
Le discoteche fino alle quattro del mattino.
L'after in spiaggia o ovunque ci sia qualcuno.
Siamo i risvoltini ai jeans per paura che da un momento all'altro arrivi il diluvio universale.
Le maglie che arrivano sotto il seno e gli occhiali colorati e un po’ retró.
Siamo gli stati su whatsapp e le foto su snapchat.
Siamo le faccine sul cellulare.
Il rap fasullo e la musica commerciale.
Siamo la paura di non essere abbastanza e di non riuscire ad essere uguali a tutti. Siamo il terrore di non riuscire ad adattarci ad un mondo che non si adatta a noi.
Siamo la generazione ribelle per un mondo che è rimasto nel passato.
Siamo troppo e niente.
Siamo la superficialità, l'egoismo, l'irrazionalità, l'ingratitudine, la falsità.
Siamo la generazione maleducata sugli autobus.
Siamo il casino.
Le cuffiette nelle orecchie e la musica a palla.
Le parole scritte e non dette.
Siamo il pensiero corto.
Siamo la generazione che non riuscirà mai a portare avanti il mondo che la vecchia generazione ci lascerà.
Siamo bambini che si sentono adulti.
Siamo i matrimoni falliti prima ancora di sposarci.
Saremo il cancro ai polmoni, le rughe a 24 anni, la pelle disegnata ma troppo vecchia per capirne il motivo, saremo la morte per overdose perché un momento di felicità è molto meglio che una vita vissuta. Saremo adulti con il fegato e l'anima a pezzi, troppo vissuti per vivere davvero. Saremo adulti vestiti da bambini. Saremo genitori troppi presi da noi stessi per ascoltare i nostri figli.
Siamo e saremo sempre sulla bocca di tutti, ma nessuno chiederà mai niente a noi.
Siamo e saremo quelli che in una massa non contano niente.
Siamo e saremo sempre il fumo e la cenere della società.
Siamo e saremo la generazione ribelle, non persone diverse.
Siamo e saremo sempre il troppo e il niente.

Non posso permettermi di perderti.. Non me lo perdonerei mai.
—  lalucedelmiosorriso
Generazione Y. E’ ciò che siamo. Siamo la successione della generazione X, siamo nati tra la nascita dell’AIDS e l’11 Settembre. Siamo stati la prima generazione a nascere senza la preoccupazione di una guerra. Siamo caratterizzati da Media, masse digitali. Alcuni ci chiamano MTVGeneration. La generazione del millennio è stata plasmata dai leader, siamo nati nell’epoca di internet, degli SMS. Un epoca dove non vediamo l’ora di postare su Facebook che stiamo mangiano un panino per farlo sapere al mondo intero. Siamo cresciuti guardando i film della Disney. Siamo la generazione che è stata penalizzata economicamente dal crollo finanziario del 2007, e per conseguenti cause sociali, sembra che la disoccupazione giovanile continui a crescere in paesi sviluppati nonostante i governi di Regno Unito, Italia, Spagna, Grecia, Germania, USA e così via stiano cercando di invertire la tendenza.
Siamo la generazione che è cresciuta con il timore del mondo esterno, quella che è stata schiacciata dai nuovi modelli antropologici. La generazione che preferisce voltarsi invece che ascoltare scomode verità. Ci chiamano generazione globale. Certe persone attribuiscono questo nome al fatto che non riusciamo più a vivere senza far sapere a chi ci circonda quello che stiamo facendo, o cosa stiamo pensando. Siamo la generazione dell’indifferenza, un’indifferenza alla sofferenza.
—  Adatto da American Horror Story: Coven.
Siamo la generazione del voglio dimagrire, ma poi mangiamo come se fosse l'ultima cena. Siamo quelli che dicono “odio la scuola’, ma poi ci precipitiamo sul bus ogni mattina. Siamo quelli del sorridete e siate felici, ma siamo i primi a piangere nei bagni. Siamo quelli del voglio dormire, ma poi rimaniamo svegli fino a tardi. Siamo quelli del ‘non ho voglia di studiare, ma poi ci lamentiamo dei voti che prendiamo. Siamo quelli del "voglio morire, ma nessuno prende la pistola veramente. Siamo una generazione incoerente, fragile, mascherata, stupida, ma siamo noi e questo basta.
Cosa racconterò ai miei figli o ai mie nipoti?
Che cazzo gli dirò della mia generazione?
Che ci chiudevamo in casa a scrivere su dei Social network perché era più facile che parlare di come ti sentivi?
Oppure gli racconterò che la gente si sparava le foto mezze nude nei cessi per prendere cento mi piace su facebook.
Oppure gli dirò che un branco di ignoranti si era asserragliato in un palazzo e faceva morire il proprio popolo di fame.
E gli dirò che nessuno voleva ribellarsi perché erano troppo impegnati a farsi e a lamentarsi della chat di facebook.
Gli dirò che non si poteva aprire la TV e guardare il TG perché era come assistere a dei film horror in sequenza, dove i mariti uccidevano le mogli e le mogli buttavano i figli dai balconi.
Gli dirò dei maltrattamenti delle insegnanti o dei festini del capo del governo.
Oppure che si vociferava che a fa saltare Borsellino e Falcone non era stata solo la Mafia.
Gli dirò di me che sognavo così forte un mondo migliore da farmi uscire il sangue dal naso.
E gli dirò di Vasco Brondi e di Baricco che erano gli unici a portarti via nella mia generazione.
Di un Harry Potter finito troppo in fretta e di un Beautiful e Maria de Filippi infiniti.
E gli dirò di non guardare alla mia generazione senza ideali.
Senza stimoli.
Senza sogni.
E gli dirò di essere migliore, di essere tutto quello che noi non diventeremo mai.
Noi siamo la generazione di quelli che fumano perché la vita va a puttane, di quelli che ridono solo grazie alle canne, di quelli che la famiglia ormai non ce l’ hanno, di quelli che gli amici sono tutto.
Siamo la generazione dei disturbati mentali ma siamo i migliori in questi anni malati.
—  Vorreipotervolarevia
Siamo nella generazione degli iPhone,
delle unghie pitturate di nero,
delle canzoni,
frasi,
lettere,
citazioni.
Delle camicie,
delle sigarette,
degli occhi stanchi, stanchi davvero.
Siamo la generazione che pagherebbe oro per un abbraccio,
un bacio inaspettato,
un sorriso. Siamo la generazione delle cuffie sull'autobus, sui treni, in macchina, a scuola. Siamo quella generazione timida, troppo insicura, orgogliosa, strana, asociale, sola, distrutta, depressa, stanca, quella con troppe ansie. Siamo la generazione delle felpe lunghe, delle mani fredde, delle mani sole, ad intrecciarle una con l'altra su noi stessi. Siamo la generazione che piange più la notte che il giorno.