gdns

anonymous asked:

I can relate so hard to ur tags on the parents post, cause my mom is constantly bringing me to LGBTA+ advents and stuff, yet she refuses to use my name or pronouns and says no matter what I'll be her 'little girl'(I'm agender)

Dawwwwg I’m sorry, like that post gets me kinda riled up cuz it just says it all (bless your gay, Aurora dear, you’re so smart hun)

But yeah does your mother realize how transphobic that is?? Like “oh yeah I bring you to the thing so you can have fun but I won’t take it seriously and you’ll always be what I think you are because I made you and loved you your whole life” kinda shit like get out of here with that, that’s so disrespectful and inconsiderate of your kids’ feelings good lord

Parents do that ALL the time; like SD always gets fucking pissed at me saying how I’m a piece of shit and I have no reason to be disrespectful (which I’m not, jesus christ if I ever actually were, I’d be amazed with the amount of courage I’d gained) because he works all the time to pay for my food and a car and gives me a room to live in so I should love and respect him

Okay well you’re a fucking abuser and a total uncaring and offensive asshole who doesn’t fucking know that you have to earn respect; and I have to let you give me food and a room because ??? have I had the choice to leave?? No?? Okay well don’t act like you do all that shit for me cuz I certainly didn’t ask for it.

Holy shit I’m not sorry

I have a lot of bad feelings about them ugh

but yeah friend, I know your feel

If you’re not nice and understanding with your kids - if you’re mean or abusive in any way - then no matter what, you’re not a good parent.

Thank you for sharing, friend <333

LETTERA D’AMORE

NEW YORK, 1870

Mia Elizabeth…
No, non devo più chiamarti così, anche se ha ancora un sapore così dolce sulla mia lingua. Ti conosco abbastanza da sapere che proverai una gran rabbia nel leggere quella parola, dopo il modo in cui tutto è finito. Ti chiederai come io possa osare, dopo aver messo un oceano tra noi due e una distanza ancor maggiore tra i nostri cuori, ma non temo la tua ira.
Ho atteso di giungere in patria per scriverti, perché la lontananza desse forza ai miei intenti. So che queste mie parole ti giungeranno troppo tardi e che dovrò farmi carico anche della colpa di averti abbandonata nel momento più critico; sono, però, certo che sarei stato un consolatore molto deludente, essendo io per primo la causa del tuo dolore. Mi dispiace anche di averti lasciato l'onere di prenderti cura di Plutone, ma non sarei stato in grado di occuparmi di lui come so che tu farai con la tua solita amorevolezza. Nelle tue mani, ogni essere non può che trovare il sollievo di cui necessita.
Non ho alcuna intenzione di scusarmi per le parole rivolte a Johannes. Non cerco neanche il tuo perdono per l'asprezza del nostro addio, ma me ne rammarico ugualmente. Sento un'amarezza, nel mio cuore, che mi ha impedito di pronunciare parole più caute e gentili, anche se dubito che una maggiore accortezza le avrebbe rese meno difficili. Vorrei solo che tu sapessi che non una di quelle parole è stata pronunciata contro di te, né un solo pensiero di risentimento si è posato sulla tua persona nell'ora dell'ira. Ciò nonostante, la mia risoluzione non è mutata: non posso più esservi di alcun aiuto. Non posso più far parte della Compagnia, se non posso avere fiducia nei compagni che dovrebbero battersi al mio fianco e che, invece, difendono chi attenta alla nostra esistenza, troppo ciechi per vedere il quadro nel suo insieme. Non posso più starti vicino, se non riesco più a sostenere il tuo sguardo; se, ogni volta che i miei occhi si posano su di te, mi manca il modo in cui il sole si impigliava tra i tuoi capelli; se il nero della tua chioma non fa altro che ricordarmi il mio egoismo.
So che ti ribelli a quest'idea, ma, forse, anche tu non riesci a vedere, troppo buona per riconoscere le mie colpe.
Non sono stato capace di lasciarti andare, Elizabeth, e per questo entrambi siamo stati puniti. La vita che cresceva nel tuo grembo doveva essere la nostra speranza, un nuovo principio, ma è ormai chiaro che la mia maledizione consista nell'essere eterno compagno della Morte, in ogni sua subdola forma.
Non voglio più metterti in pericolo, perché so che ti salverei ancora e ancora, incapace di resistere all'insopportabile paura di un'eternità senza la tua presenza su questa terra. Non farei altro che continuare a macchiarti delle mie colpe, in un cerchio senza mai fine. Preferisco saperti lontana, ma circondata da chi può farti del bene e può, forse, rimediare ai miei errori.
Non cambierò idea, mia cara, mia unica luce. Non posso amarti se ogni sguardo che poso su di te mi ricorda ciò che abbiamo perso e perché ciò sia accaduto. Non posso amarti, se questo mio sentimento mi riempie d'odio verso me stesso.
Il tempo trascorrerà in fretta per creature come noi. Presto sarai di nuovo felice, te lo prometto. E allora, forse, riuscirai di nuovo a pensare a me con un po’ d'affetto e con la nostalgia che si riserva a quegli errori di gioventù che un tempo ci sembravano tanto imperdonabili.
Non sentirti colpevole per questa mia debolezza. Solo negli anni trascorsi insieme a te ho compreso cosa sia la felicità; forse non sono mai stato davvero sereno, ma sono sicuro di non essere mai stato infelice tra le tue braccia: solo il tuo buon cuore poteva avere il potere di fare di me un uomo migliore. Spero che questa mia scelta un giorno ti dimostri quanto ciò sia vero; quanto tu mi abbia cambiato, anche se ora ti sembra che io sia ancora l'essere disgustoso che hai soccorso per le strade di Baltimora.
Conserverò nella memoria il sorriso che mi riservavi nei giorni felici. Quando sentirò la mia risoluzione vacillare, sarà quello, il pensiero che mi darà nuova forza.
Non c'è stato giorno in cui tu non mi abbia salvato, da quando sei entrata nella mia vita e per ogni tuo respiro in questo mondo, io ti ringrazio.

Tuo
riconoscente

Roderick Usher

LETTERA D’AMORE

NEW YORK, 1870

Mia Elizabeth…
No, non devo più chiamarti così, anche se ha ancora un sapore così dolce sulla mia lingua. Ti conosco abbastanza da sapere che proverai una gran rabbia nel leggere quella parola, dopo il modo in cui tutto è finito. Ti chiederai come io possa osare, dopo aver messo un oceano tra noi due e una distanza ancor maggiore tra i nostri cuori, ma non temo la tua ira.
Ho atteso di giungere in patria per scriverti, perché la lontananza desse forza ai miei intenti. So che queste mie parole ti giungeranno troppo tardi e che dovrò farmi carico anche della colpa di averti abbandonata nel momento più critico; sono, però, certo che sarei stato un consolatore molto deludente, essendo io per primo la causa del tuo dolore. Mi dispiace anche di averti lasciato l'onere di prenderti cura di Plutone, ma non sarei stato in grado di occuparmi di lui come so che tu farai con la tua solita amorevolezza. Nelle tue mani, ogni essere non può che trovare il sollievo di cui necessita.
Non ho alcuna intenzione di scusarmi per le parole rivolte a Johannes. Non cerco neanche il tuo perdono per l'asprezza del nostro addio, ma me ne rammarico ugualmente. Sento un'amarezza, nel mio cuore, che mi ha impedito di pronunciare parole più caute e gentili, anche se dubito che una maggiore accortezza le avrebbe rese meno difficili. Vorrei solo che tu sapessi che non una di quelle parole è stata pronunciata contro di te, né un solo pensiero di risentimento si è posato sulla tua persona nell'ora dell'ira. Ciò nonostante, la mia risoluzione non è mutata: non posso più esservi di alcun aiuto. Non posso più far parte della Compagnia, se non posso avere fiducia nei compagni che dovrebbero battersi al mio fianco e che, invece, difendono chi attenta alla nostra esistenza, troppo ciechi per vedere il quadro nel suo insieme. Non posso più starti vicino, se non riesco più a sostenere il tuo sguardo; se, ogni volta che i miei occhi si posano su di te, mi manca il modo in cui il sole si impigliava tra i tuoi capelli; se il nero della tua chioma non fa altro che ricordarmi il mio egoismo.
So che ti ribelli a quest'idea, ma, forse, anche tu non riesci a vedere, troppo buona per riconoscere le mie colpe.
Non sono stato capace di lasciarti andare, Elizabeth, e per questo entrambi siamo stati puniti. La vita che cresceva nel tuo grembo doveva essere la nostra speranza, un nuovo principio, ma è ormai chiaro che la mia maledizione consista nell'essere eterno compagno della Morte, in ogni sua subdola forma.
Non voglio più metterti in pericolo, perché so che ti salverei ancora e ancora, incapace di resistere all'insopportabile paura di un'eternità senza la tua presenza su questa terra. Non farei altro che continuare a macchiarti delle mie colpe, in un cerchio senza mai fine. Preferisco saperti lontana, ma circondata da chi può farti del bene e può, forse, rimediare ai miei errori.
Non cambierò idea, mia cara, mia unica luce. Non posso amarti se ogni sguardo che poso su di te mi ricorda ciò che abbiamo perso e perché ciò sia accaduto. Non posso amarti, se questo mio sentimento mi riempie d'odio verso me stesso.
Il tempo trascorrerà in fretta per creature come noi. Presto sarai di nuovo felice, te lo prometto. E allora, forse, riuscirai di nuovo a pensare a me con un po’ d'affetto e con la nostalgia che si riserva a quegli errori di gioventù che un tempo ci sembravano tanto imperdonabili.
Non sentirti colpevole per questa mia debolezza. Solo negli anni trascorsi insieme a te ho compreso cosa sia la felicità; forse non sono mai stato davvero sereno, ma sono sicuro di non essere mai stato infelice tra le tue braccia: solo il tuo buon cuore poteva avere il potere di fare di me un uomo migliore. Spero che questa mia scelta un giorno ti dimostri quanto ciò sia vero; quanto tu mi abbia cambiato, anche se ora ti sembra che io sia ancora l'essere disgustoso che hai soccorso per le strade di Baltimora.
Conserverò nella memoria il sorriso che mi riservavi nei giorni felici. Quando sentirò la mia risoluzione vacillare, sarà quello, il pensiero che mi darà nuova forza.
Non c'è stato giorno in cui tu non mi abbia salvato, da quando sei entrata nella mia vita e per ogni tuo respiro in questo mondo, io ti ringrazio.

Tuo
riconoscente

Roderick Usher

#polandarchitecture by @lukaszkoczkodaj “Lotnisko - Terminal Pasażerski / Gdansk Airport - Passenger Terminal - Gdańsk: #gdansk #gdańsk #ilovegdn #igersgdansk #igerspoland #polska #poland #travel #lubiepolske #loves_poland #pomorskie #tricitypoland #trojmiasto #trójmiasto #gdansk_official #samolot #plane #airplane #spotters #spotter #spotting @airportgdansk #airportgdansk #lotnisko #lechwalesaairport #airport #GDN #EPGD @insta.plane #plane_photos #polandsight #polandarchitecture”

Scheda di Alfred Singleton.

Nasce nel 1855 circa.
Cresce in una famiglia borghese benestante, secondo di due fratelli. Il più grande eredita l'attività di famiglia, lui invece sceglie la carriera giornalistica.
Entra a far parte della Massoneria all'Università, grazie al suo interesse per l'occultismo.
Si fidanza con Angela, ma essa muore in un incidente sospetto qualche settimana prima del matrimonio.
Per superare il lutto parte per l'Afghanistan, come corrispondente di guerra e torna in Inghilterra solo dopo la disfatta della battaglia di Maiwand, a seguito delle truppe. Tra gli altri, conosce il Dottor John H. Watson, con cui mantiene i contatti mentre questi diventa amico e testimone delle avventure di Sherlock Holmes.
Il suo interesse per l'occulto si rinsalda quando conosce Samuel Liddel McGregor Mathers, futuro fondatore della Golden Dawn, e contemporaneamente comincia a scrivere per diverse riviste per l'occulto. Indaga su molteplici casi di infestazione da fantasmi e smaschera moltissimi falsi medium, alla ricerca di persone veramente dotate.
Grazie alla sua amicizia con Kate Reed, giornalista e new woman, viene coinvolto nella caccia a Dracula, vicenda che amplia la sua conoscenza dell'occulto e attiva in maniera eclatante la sua latente psicometria, prima solo vagamente attiva.
Incontra e sposa Evelyn Ravenwood, famosa medium di cui testa i poteri, per concludere che sono reali.
Dopo molteplici avventure, tra cui anche la caccia a Jack Lo Squartatore, a Mr Hyde e a Lawrence Talbot, l'uomo lupo. viene vampirizzato nel 1912.
La sua storia successiva è avvolta nella nebbia della leggenda…

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