gambe incrociate

Ho bisogno di te.
Ho bisogno dei tuoi abbracci quando vedi che il mio sguardo si perde nel vuoto.
Ho bisogno dei tuoi sorrisi quando mi avvisti da lontano e mi vieni incontro con le mani nelle tasche di quei jeans che ti cadono a pennello.
Ho bisogno della tua risata quando, con una frase stupida, cerco di farti divertire e tu, per rendermi felice, lo fai.
Ho bisogno del tuo petto per poggiarci sopra la testa e respirare in sincronia con i tuoi battiti, quando l'ansia mi assale e l'aria sembra volermi soffocare.
Ho bisogno delle tue mani unite alle mie, come se tu avessi paura di perdermi.
Ho bisogno delle tue gambe incrociate alle mie sotto le coperte, quando sono talmente stanca che ti tocca mettermi a dormire.
Ho bisogno dei tuoi occhi per avere conferma che le parole che pronunci siano per me.
Ho bisogno delle tue labbra per baciarti mentre sei distratto e anche quando non lo sei.
Ho bisogno di tutte queste cose insieme, queste cose che fai e hai solo tu, ho bisogno di te.

Immaginami lì.
Seduta sul letto a gambe incrociate, magari qualche ciocca fuori posto, il rossetto sbiadito e lo sguardo perso nel vuoto.
Mettiamo caso tu sia seduto sulla mia scrivania tutto impacciato, magari con le mani strette attorno al bordo di legno tanto forte da far diventare le nocche bianche, i capelli lasciati in disordine e lo sguardo fisso su di me.
E mettiamo ancora caso che tu inizi ad avvicinarti, lentamente.
Un passo.
Due passi.
Tre passi.
Quattro passi.
Ecco ci sei, sei di fronte al letto.
No, ora non puoi restare lì fermo impalato, devi fare per forza qualcosa.
Allora, inizi ad appoggiare un ginocchio sul materasso e subito dopo l'altro.
Sempre lentamente.
Sei ancora un tantino lontano, però.
Ecco che inizi, allora, a gattonare verso di me, solo in quel momento ti guardo.
Vedo i tuoi occhi persi nei miei, le labbra schiuse, le braccia tese da far risaltare le vene che hai sul braccio e il tuo profumo che sento sepre più vicino.
Okay, ci sei quasi.
Sono andata completamente in palla e per qualche strana ragione inizio ad avvicinarmi.
Tu ne approfitti e fai combaciare le tue labbra con le mie.
Che stiamo facendo?
Sarà sbagliato?
Forse, ma mi piace.
Ecco, adesso non ricordo nemmeno più perché tu fossi in camera mia, ma va bene così.
So solo che non c'è più traccia del mio rossetto e che i tuoi capelli sono più disordinati di prima.
—  reginadilacrime

Ora ti dico una cosa.
Voglio stare con te.
Voglio stare con te perché amo il tuo modo di abbracciarmi e dirmi sottovoce che mi ami.
Voglio stare con te perché i tuoi occhi hanno un mondo dentro e tu non hai nemmeno idea di che meraviglia siano.
Voglio stare con te per il modo in cui mi tocchi la pelle e per come fai l'amore con me.
Voglio stare con te, e non m'importa se sarà difficile.
Tutti gli amori sono un po difficili, quando ne valgono la pena. Voglio addormentarmi abbracciata a te con le gambe incrociate alle tue e la tua mano nella mia.
Voglio sapere cosa sogni e cosa ti fa paura.
Voglio stare con te anche se l'amore fa paura ne vale sempre la pena, sempre.
Tu ne vali sempre la pena.

S❤

—  Nicole

di solito quando ci sono storie imbarazzanti, ci sono di mezzo io come protagonista. tipo oggi che per allungarmi a salutare un amico da seduta a gambe incrociate sul prato, mi si sono completamente strappati i jeans già di loro belli usurati. sull’inguine. con le mutande in mostra. con le coccinelle. 

e niente, lezioni pomeridiane saltate, corsa a casa e quella sensazione a metà tra il volersi scavare la fossa e sparire nell’oblio, e ridere, ridere fortissimo.

Caro Diario

Sono bassa, goffa, non ho un fisico da modella e l'unica cosa che mi piace di me sono i capelli il giorno dopo averli lavati ma solo se li ho lasciati ad asciugare da soli.
Ascolto la musica praticamente a ogni ora del giorno, e ogni mese, puntualmente, una cuffia smette di funzionare e così ne devo comprare un altro paio.
Quando mi annoio mi siedo in mezzo al letto, con le gambe incrociate, le cuffie alle orecchie, volume al massimo ed inizio a cantare facendo finta di essere ad un concerto e di avere anche una bella voce, poi arriva mia madre che mi urla di non urlare, ma io, appena se ne va, ricomincio.
Mi piace mandare degli audio a caso su whatsapp parlando di cose senza senso, come sto facendo ora ma purtroppo quando mi metto in testa che devo parlare di una cosa io ne parlo quindi ora che mi sono messa in testa che devo parlare di me e che voglio scrivere, parlo di me scrivendo, anche se poi non fregherà niente a nessuno, ma almeno so di averlo fatto.
Mi piace fare tante cose, mi piace il rumore che fanno i tasti della tastiera quando lo schiaccio con le dita, mi piace la pioggia, mi piacciono i pancakes alla domenica mattina e mi piace prendere il the della Twinings alle cinque.
Mi piace la fotografia, mi piace fotografare qualsiasi cosa, dal cielo, alle case, alla foglia caduta per terra cinque secondi fa ma siccome fuori fa troppo freddo (ah, si mi piace anche l'inverno anche se poi ho freddo, ok?) e io sto troppo bene nel letto, mi limito a fotografare i gatti.
Probabilmente ora non mi considererà più nessuno però io ho ancora tante cose da dire, quindi grazie per la breve attenzione ma io ho bisogno di scrivere.
Non so neanche se ne sono capace, mi piace mettere le virgole però davvero, le metto completamente a caso. Non so dove le devo mettere, e mi sto rendendo conto di star scrivendo come parlo nella realtà e mi sto sentendo una stupida.
La situazione sta degenerando, avrei tante cose da dire ma mentre scrivo continuano a venirmene in mente e mi rendo conto che questa cosa sarà troppo lunga.
Ma ritornando a me, vi ho già detto che mi piace scrivere, e ora vi dico che mi piace anche disegnare però quando ho un foglio davanti, una matita in mano e tanta voglia di fare mi manca l'ispirazione; meglio così, non sono neanche capace di fare quello, quindi.
Guardo troppi film e troppe serie tv, soprattutto in lingua originale, leggo anche decisamente troppi libri e dopo aver cercato dei video su youtube sulla mia coppia preferita inizio a recitare quella scena nella mia camera parlando in inglese (e tra qualche mese sono pure maggiorenne.)
Ho l'ossessione dell'organizzazione delle cose, sono troppo indecisa e ogni volta inizio a organizzare qualcosa anni luce prima perché so già che potrei arrivare il giorno prima e non aver deciso ancora niente! Sono più le idee che propongo che quelle che poi si potranno realizzare veramente, infatti ogni volta che dico a mio padre ‘ho un'idea’ lui si spaventa e alza gli occhi al cielo, come per dire ‘ci risiamo’.
Mi piace guardare lo sport, in particolare il calcio e la pallavolo, e dovevate vedermi che tifosa accanita durante le Olimpiadi, mi alzavo alle tre di notte anche per guardare il tennis tavolo, ma indovinare un po’? Eh si, non so giocare a nessuno dei due! (ok forse a pallavolo un pochino si, ma sono comunque troppo bassa per giocare.)
Mi affeziono troppo in fretta alle persone, poi loro se ne vanno e io soffro, come sempre. Do sempre troppo agli altri e non ricevo indietro neanche un centesimo, non chiedo tanto, mi basta un grazie. Ho paura a parlare con le persone, anche da dietro uno schermo, ho paura che pensino 'e questa che vuole? da dove esce?’. Anche qui su Tumblr, vorrei conoscere tantissime persone ma mi vergogno di scrivere loro, anche per dire 'ehi, mi piace il tuo blog! mi piace quello che scrivi!’
Quando non so cosa fare vado su Weheartit e guardo le foto dei fidanzatini, tutti sorridenti, tutti perfettini, e allora mi immagino come in quella foto con la crush di turno, immaginando la nostra vita perfetta da fidanzati, anche se non so neanche cosa vuole dire essere fidanzati, visto che non ne ho mai visto uno, a dir la verità non so neanche come si inizia a parlare con un ragazzo, non ho tutta questa esperienza, ho perfino paura a dare il mio primo bacio perché non so se lo devo dare a stampo o ci devo mettere subito la lingua. Ma capite come sto messa?
Poi da tutti i miei film mentali da oscar mancato escono fuori tutte le storie che ho iniziato a scrivere ma che non ho mai finito, giacenti in una cartella sperduta nella chiavetta attaccata al computer.
Vorrei poter viaggiare, mi piacerebbe studiare russo e cinese, imparare magari anche il tedesco, vorrei poter finire questa adolescenza facendo tutte le cose pazze che possono fare gli adolescenti, vorrei innamorarmi di qualcuno che mi accetti per quella che sono, anche se neanche io lo so.
Vorrei uno di quegli abbracci forti, quelli che ti fanno sentire al sicuro, poi vorrei che qualcuno mi baciasse sui capelli e mi sussurrasse un semplice 'andrà tutto bene’ e vorrei scoppiare a piangere, giusto per tirare fuori tutta quella tristezza che c'è dentro di me.
E questa sono io, solo una ragazza che aveva bisogno di sfogarsi, di parlare con qualcuno ma soprattutto, che aveva bisogno di scrivere un po’.


E tu, se sei arrivato fino a qui, grazie per aver letto questa piccola parte di me. 🌸

- paginedariempire

ἐρώμενοι

Ti amerò per sempre dissero in segreto i due amanti. “Ti amerò per sempre”. Si guardarono a lungo e dopo essersi baciati, poggiarono la testa uno sulla spalla dell'altro, le gambe incrociate e così le loro mani: erano un solo corpo. Non gli importavano le parsone che passavano, non gli importava neanche della pioggia, loro rimanevano lì incuranti di tutto e tutti. “Froci”. Non si girarono nemmeno a vederlo in faccia il solito cretino di turno, avevano trovato tutto, l'uno nelle braccia dell'altro, era il loro mondo e questo gli bastava.

La cosa che più mi piace fare è leggere alle 7 del mattino in balcone, in pantaloncini e a gambe incrociate, con la freschezza del nuovo giorno appena iniziato che mi inebria e mi fa sorridere senza un perché.

Mesi fa, quando sono tornata a casa, ho passato un periodo in cui ero sicura che non mi servisse nulla tra le cose che avevo, quello di cui avevo bisogno era solo legato all'andare via. Ho buttato molti vestiti, fogli, scatole di ricordi che non pesavano più, mi sono ritrovata con talmente tanto spazio da poter mandare via anche un mobile intero. Sulla parete vuota ho messo uno specchio, grande, e dentro si vede una stanza, vuota anche lei. Molto del tempo che passo nella mia camera lo passo seduta per terra, sul tappeto. Da quando c'è lo specchio, sto a gambe incrociate a guardarmi da vicino per un tempo lungo abbastanza da controllare se quello è un giorno in cui sono un po’ diversa da me. Finisco sempre a pensare che con dei lineamenti diversi avrei avuto una vita diversa, ed è una cosa per cui non trovo pace mai. Questa sera ero in piedi mi guardavo e mi sembrava che questa maglia così grande che arriva quasi alle ginocchia e uso sotto le coperte si abbinasse così bene alle mie occhiaie e al mio viso non truccato che ho pensato che a sentirsi giusti basta poco.

“Eccola là, all’ultimo banco in fondo alla classe dove nessuno la vede. Anche a me è difficile notarla. Tu la vedi?

Sta là vicino alla finestra spalancata, seduta normalmente con le gambe incrociate sotto il banco, i jeans strappati e la sua felpa bordeaux larga. Fa freddo, lo senti, no? È ricreazione, ma non mangia e non si alza. Crede di non avere amici e di non piacere a nessuno. Uh, guarda! Questo è il momento più bello. Si sta guardando intorno, sta vedendo se qualcuno la nota ma niente, nessuno. Così abbassa la testa, prende un piccolo quadernino verde e la sua Bic nera. Impugna la penna in modo strano, così strano e storto che ha i calli su tutte e cinque le dita della mano destra. Ed inizia, scrive. Scrive tutto ciò che non ha avuto mai, scrive ciò che vorrebbe essere, ciò che vorrebbe che le accada. Scrive un’amore che aspetta, un ragazzo perfetto disposto ad amarla sempre, nonostante i suoi errori, nonostante le sue piccole e poche imperfezioni. Descrive una ragazza, una ragazza simpatica e sensibile, come lei destinata ad essere la sua migliore amica in quel mondo dei sogni, in quel piccolo grande mondo di carta. La sua mano bianca e fredda, quasi paralizzata dal venticello gelido che penetra dalla finestra e le arriva addosso, scrive. Corre sul foglio come una Ferrari su una pista nel bel mezzo di una gara, come un aereo sfreccia nel cielo, come una farfalla vola ovunque sapendo della sua morte il giorno seguente. 

Vengo ogni mattina qui, davanti alla sua classe e la guardo scrivere, perché mi trasmette emozioni fortissime. E lei, così impegnata a sfogarsi e ad odiarsi, così impegnata a pensare che non è mai abbastanza, non mi nota. Non nota me, che ne sono così innamorato e vedo dal suo stupido atteggiamento acido che ha bisogno di me, che saprei darle tutto l’amore che ho. Ma non ci vado da lei, no. La ferirei, alla fine. E ho paura di distruggere uno spettacolo della natura come lei.”

Forse ti hanno detto che l'amore ci avrebbe salvato, che era solo lui a spogliarti quella notte.
Quella notte buia e fredda, tra gambe incrociate e lenzuola strette.
E poi ti sei accorta che il sangue della tua verginità era quella di una martire.
Una martire caduta nel tranello delle parole, che se non servono per fare bene e curare le ferite, sanno spaccare le ossa e aprire mille ferite.
La stessa verginità che ti hanno strappato e dopo si son vestiti, andandosene via per sempre.
Le donne e i bagni pubblici - Luciana Littizzetto

Questo è dedicato alle donne di tutto il mondo che hanno usato un bagno pubblico e a voi uomini, perché capiate come mai ci stiamo tanto. Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavoletta, ne ricopriva il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: “MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto” e poi ti mostrava “la posizione” che consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo venga a contatto con la tavoletta.

“La posizione” è una delle prime lezioni di vita di una bambina, importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto della vita. Ma ancora oggi, da adulte, “la posizione” è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere.

Quando “devi andare” in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le braccia incrociate. È la posizione ufficiale di “me la sto facendo addosso”.

Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con “la bambina piccola che non può più trattenersi” e ne approfittano per passare avanti tutte e due!

A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe. Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona che esce. Entri e ti accorgi che non c'è la chiave (non c'è mai); non importa… Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c'è (non c'è mai), ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com'è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non usi ma le tieni perché non si sa mai.

Tornando alla porta… Dato che non c'è la chiave, devi tenerla con una mano, mentre con l'altra ti abbassi i pantaloni e assumi “la posizione”…

AAhhhhhh… finalmente…

A questo punto cominciano a tremarti le gambe… perché sei sospesa in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo. Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentro di te pensi che non succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa “non sederti mai su un gabinetto
pubblico!”, così rimani nella “posizione”, ma per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!! Sei fortunata se non ti bagni le scarpe. Mantenere “la posizione” richiede grande concentrazione. Per allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo…! non ce n'è….! (mai).

Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta. E non appena lasci la porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati.
NO!!
Allora urli “O-CCU-PA-TOOO!!!”, continuando a spingere la porta con la mano libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare il fazzolettino, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai. In questo preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare l'interruttore! Riaccendi la luce con la mano del fazzolettino, perché l'altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non avevi dove appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile.

Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze… il ricordo di tua mamma che sarebbe vergognatissima se ti vedesse così; perché il suo sedere non ha mai toccato la tavoletta di un bagno pubblico, perché davvero “non sai quante malattie potresti prenderti qui”.

Ma la debacle non è finita… sei esausta, quando ti metti in piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone! Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna!

Finalmente vai al lavandino. È tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da gobbo di Notre Dame per non far cadere la borsa nel lavandino; l'asciugamano è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo!

Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente, cosciente del fatto che hai passato un'eternità là dentro. Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa o peggio ancora con la cerniera abbassata!

Esci e vedi il tuo ragazzo che è già uscito dal bagno da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di leggere Guerra e Pace mentre ti aspettava.

“Perché ci hai messo tanto?” ti chiede irritato.

“C'era molta coda” ti limiti a rispondere.

E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l'altra ti tiene la porta e l'altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è molto più semplice e veloce perché tu devi concentrarti solo nel mantenere “la posizione”. E la dignità.

Piangeresti se io morissi?
Ti prenderesti la briga di venire al mio funerale?
Se dovessi farmi male, parecchio male, mi verresti a trovare all'ospedale? Se dovessi ammalarmi gravemente mi telefoneresti per sapere come sto? Se partissi senza dire niente a nessuno mi verresti a cercare oppure mi lasceresti semplicemente andare e anzi, ti sentiresti quasi sollevato?
A volte spero che mi succeda qualcosa di brutto solo per poterti rivedere, solo per avere una scusa per farti tornare. Subito dopo, però, mi pento. Subito dopo iniziò a disprezzarmi. Come posso essere così stupida? Come posso dipendere a tal punto dal tuo viso?
Non ho mai creduto al “per sempre”, e poi figuriamoci se avresti potuto davvero amarmi per tutta la vita; figuriamoci se qualcuno riuscirà mai ad amarmi tanto a lungo da convincermi che ne valga la pena.
Solo, ho il terrore di essere dimenticata.
Vorrei che tu ricordassi le canzoni che ti ho dedicato seduta sul divano con le gambe incrociate prima di fare l'amore e gli sguardi che tenevo in serbo per te, solo per te, quando eravamo in mezzo agli altri. A tutti gli altri, che ovviamente non potevano capire.
Vorrei che ricordassi i passi di danza che improvvisavo di fronte allo specchio mente mi asciugavo i capelli solo per vederti ridere e la luce nei miei occhi un attimo prima di accoglierti dentro di me.
Il pensiero di svanire nel nulla mi massacra.
Il pensiero di essere qualcosa che si confonde tra i mille impegni e le troppe scadenze non riesco ad accettarlo.
Ricordati di me.
Ricordati di me nei giorni speciali e in quelli normali.
Ok, forse è troppo. Ricordati di me almeno a volte. Quando la luna e il sole si contenderanno il cielo, quando vedrai un arcobaleno, quando il mare sarà mosso, quando qualcuno ti sorriderà senza un motivo appartenere e quando - a primavera - il profumo di glicine ti avvolgerà ancora senza che tu possa difenderti.
Lascia che continui a esistere dentro di te.
—  Susanna Casciani - Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore.
Stamattina al mare c'era una ragazza, tra le mani teneva una sigaretta spenta. Se ne stava seduta sulla sabbia, le gambe incrociate, lo sguardo perso.
Non parlava, i suoi amici ridevano, scherzavano, lei no, stava zitta, pensava.
A un tratto i suoi amici, l'hanno presa per un braccio, volevano buttarla in acqua, lei si dimenava, li supplicava, urlava, “no no il bagno no, l'acqua fa schifo.” Alla fine gli amici l"hanno lasciata andare.
Mi ricordo l'estate prima, una ragazza, era sempre lei.
Camminava in riva con un ragazzo. A un tratto lui si era fermato, doveva avergli sussurato qualcosa di dolce perchè lei aveva sorriso, poi l'aveva presa in braccio, lei si dimenava, gli dava pugni, urlava, lui correva verso l'acqua. Poi l'ho vista, aggrapparsi a lui con tutta se stessa, come una bambina quando ha paura. E ho visto quel ragazzo immergersi lentamente sull'acqua con un sorriso. Anche lei sorrideva e a vederli ho sorriso anche io. Era la stessa ragazza di stamattina, quella che si voltava verso gli amici e sorrideva “grazie per non avermi buttato in acqua”. E quel suo sorriso era spento, come la sigaretta che aveva tra le mani.

Sto male e l’unica cosa che vorrei è stare in silenzio con le gambe incrociate sul sedile passeggero della tua macchina, con te che ti incazzi perché ti sporco il tessuto, mentre metti uno dei tuoi dischi preferiti, mentre mi insegni le parole di Lou Reed, mentre mi sorridi al semaforo, mentre siamo fermi in autostrada, mentre tutta una serie di cose che sanno farmi respirare.

Ho bisogno di te.

Sai cosa mi manca?
Mi manca essere svegliata da te la mattina.
Mi manca darti il bacio della buonanotte.
Mi manca dormire con te abbracciati per farti sentire al sicuro.
Mi manca bere il the con i biscotti insieme.
Mi manca guardare la tv e mischiare le nostre risate.
Mi manca fare la doccia con te.
Mi manca averti vicino, in giro per casa.
Mi manca farti ridere per le mie stupidate.
Mi manca pensare a cosa cucinare adeguandomi al tuo stile.
Mi manca mangiare la pizza insieme.
Mi manca stare in balcone insieme.
Mi manca dirti ti amo piano dopo aver fatto l'amore.
Mi manca sentire la melodia del tuo cuore.
Mi manca passare il dito sopra le tue labbra.
Mi manca vederti impazzire nei tuoi momenti ignoranti.
Mi manca lavare i denti insieme.
Mi manca la tua mano, che mi stringe.
Mi mancano le nostre gambe incrociate.
Mi manca il tuo profumo.
Mi manca, stranamente, andare in bici con te rischiando la vita.
Mi manca andare a fare shopping insieme.
Mi manca leggere i tuoi papiri.
Mi manca sentirti cantare.
Mi manca accarezzare i tuoi nei, dio.
Mi manca la tua voce appena sveglio.
Mi manca vederti fumare.
Mi manca rischiare la vita per venire da te la sera tardi.
Mi manca affondare la mia mano tra i tuoi meravigliosi capelli.
Mi manca coccolarti.
Mi mancano i tuoi morsi che mi lasciano il segno.
Mi manca vederti sorridere quando mi vedi.
Mi manca sentirti parlare cosi orgogliosamente del nostro futuro insieme.
Mi manca indossare i tuoi vestiti.
Mi manca farti domande strane.
Mi manca dirti che ti amo, e che ti amerò per sempre, allo stesso modo, ti avevo promesso che non sarei cambiata e io rispetto le mie promesse, sei stata la mia felicità più grande, il mio eroe ed il mio primo amore.
—  Amor
Questo è dedicato alle donne di tutto il mondo che hanno usato un bagno pubblico e a voi uomini, perché capiate come mai ci stiamo tanto dentro. Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: ‘MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto!’, e poi ti mostrava ‘la posizione’, che consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi, ma senza che il corpo venisse a contatto con la tavoletta. ‘La posizione’ è una delle prime lezioni di vita di quando sei ancora una bambina, importantissima e necessaria, dovrà accompagnarti per il resto della vita. Ma ancora oggi, ora che sei diventata adulta, ‘la posizione’ è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere. Quando ‘devi andare’ in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le braccia incrociate (è la posizione ufficiale da ‘me la sto facendo addosso’). Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con la figlioletta piccola ‘che non può più trattenersi’, e ne approfittano per passarti davanti tutte e due! A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe. Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona che esce. Entri e ti accorgi che non c’è la chiave (non c’è mai!); pensi: ‘Non importa…’. Appendi la borsa a un gancio sulla porta e, se il gancio non c’è (non c’è mai!), ispezioni la zona: il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com’è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non usi ma le tieni perché ‘Non si sa mai’. Tornando alla porta, dato che non c’è la chiave devi tenerla con una mano, mentre con l’altra ti abbassi i pantaloni e assumi ‘la posizione’… Aaaaahhhhhh… finalmente… A questo punto cominciano a tremarti le gambe perché sei sospesa in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo. Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentro di te pensi che non succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa: ‘Non sederti MAI su un gabinetto pubblico!’. Così rimani nella ‘posizione’, ma per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!! Sei fortunata se non ti bagni le scarpe. Mantenere ‘la posizione’ richiede grande concentrazione: per allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo, non ce n’é!!! (Mai) Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la porta: ci pensi su un attimo, ma non hai scelta. E non appena lasci la porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati… NO!!! Allora urli: ‘O-CCU-PA-TOOO!!!’, continuando a spingere la porta con la mano libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare il kleenex, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai. In quel preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare l’interruttore! Riaccendi la luce con la mano del kleenex, perché l’altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non sapevi dove appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile. Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze… Il ricordo di tua mamma che sarebbe piena di vergogna se ti vedesse così, perché il suo … non ha mai toccato la tavoletta di un bagno pubblico, perché davvero ‘non sai quante malattie potresti prenderti qui’. Ma la tortura non è finita… Sei esausta, quando ti metti in piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone! Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna! Finalmente vai al lavandino: è tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da Gobbo di Notre Dame, per non far cadere la borsa nel lavandino. L’asciugamani è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo! Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente, cosciente del fatto che hai passato un’eternità là dentro. Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa, o peggio ancora con la cerniera abbassata! A me è capitato una volta , e non sono l’unica a quanto ne so! Esci e vedi il tuo uomo che è gia uscito dal bagno da un pezzo, e gli è rimasto perfino il tempo di leggere ‘Guerra e pace’ mentre ti aspettava. ‘Perché ci hai messo tanto?’, ti chiede irritato. ‘C’era molta coda’, ti limiti a rispondere. E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l’altra ti tiene la porta e l’altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è molto più semplice e veloce, perché tu devi concentrarti solo nel mantenere ‘la posizione’ (e la dignità).
—  Luciana Litizzetto

“Ho sempre avuto il brutto vizio di prendere i problemi e ingigantirli fino a farmi scoppiare la testa. Se c’è qualcosa che non va, continuo a pensarci e a trovare mille sfaccettature del problema che sarebbe meglio evitare di conoscere.
Da un problema nasce una montagna e le montagne che mi creo io non sono facili da scalare. Spesso mi capita di perdere il senso vero delle cose, proprio perchè ci ho pensato davvero troppo.
Prima ero seduta davanti alla porta della mia stanza, la schiena appoggiata al termosifone spento, freddo, non avevo neanchio troppo freddo. Pensavo alle solite cose, ormai sono stanchi anche i muri di sentirmi. Ho avuto l’impulso di gridare e urlare che non ce la faccio più. Ma non l'ho fatto.
Sono rimasta appoggiata al muro a gambe incrociate, al buio, perdendomi un po’ in quei tunnel della mia mente che cerco non frequentare.
I miei pensieri costanti non se ne vanno e non se ne andranno mai. Non riesco a capacitarmi di quanto siamo foglie al vento, una pensa di avere dei punti fissi che non cambiano mai nella sua vita e invece puntualmente non è così. Crede di avere il controllo di tutto, di poter decidere della propria vita, ma non è così.
A volte mi chiedo se col senno di poi rifarei tutto quello che ho fatto e penso che il senno di poi mi porterebbe a rifare tutto ancora più intensamente, ma non a non rifarlo.
Non mi pento di nulla, piuttosto sono i miei rimpianti a scavare dentro. Sono cambiata, lo so, ma sarei dovuta rimanere la stessa bambina che ero anni fa? Non credo. State tutti a criticare Miley Cyrus per come è diventata,  ma voi stessi l'avete vista, sapete che ha vissuto?  Secondo me non ha avuto una vita semplice per niente. Mi dispiace di essere cambiata, sono cambiata,  cresciuta. Crescete anche voi.
A me non fanno per niente bene i rimproveri, al contrario di quanto voi possiate credere. Mi fanno male, tanto male. So già di non essere  ne una brava studentessa ne una brava figlia, ma porca la miseria dovete sempre ricordarmelo? Ma come fate a vivere con me ogni giorno senza mai guardarmi negli occhi?  Gli occhi, cazzo, gli occhi, vi basterebbe un semplice sguardo per capire che ho di tutto dentro,  ma lo fate? No.
E allora perché continuare a chiedermi cosa non va se non vi fermate nemmeno a riflettere un minuto su cosa ci potrebbe essere che non va nella mia vita? 
Mi sto rovinando con le mie stesse mani. Sapete quando ho scoperto di non avere proprio più paura di niente? Quando ho scoperto che l'unica di cui devo avere paura sono IO. L'unica a cui devo anche tutto il rispetto,  perché nonostante la società di merda in cui vivo,  mi tengo in piedi ogni giorno.  E vi prego non seccatevi se sbotto anchio ogni tanto e vo mando a fanculo,  ma si finisce così a stare sempre appresso a tutti e tenere sempre tutto dentro,  il vuoto che ho dentro si colma di tutte le cose più brutte che succedono e quando finisco in queste condizioni pietose,  beh.. torna ad essere vuoto. Sono vuota si, non pensiate di poter fare qualcosa perché non si può.  Scusate, so che sono verità scomode. Non venitemi però a dire che non sono matura perché per i miei gusti lo sono fin troppo.
(Avevo scritto tutta sta roba qua verso fine agosto/inizio settembre,  sto così da molto tempo,  per favore non vi affollate tutti ora a chiedermi come sto perché non avrebbe senso.)
Ti voglio bene mamma (e lo sai),  scusa.

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Messaggio scritto da me a mia madre.