funzionante

Mi chiamo Clara, ho venticinque anni e ho passato gli anni della mia infanzia e della mia adolescenza nel peggiore dei modi.
Tutto questo era causato da un ragazzo in particolare… Lui si chiama Alessandro, e ha 25 anni proprio come me. Ebbi la fortuna/sfortuna di essere una sua compagna di classe sia alle elementari, sia alle medie e sia alle superiori.
Gli anni più belli, per me sono stati un inferno..
Lui era il figlio di un imprenditore, io figlia di un carrozziere, lui aveva una casa al mare, io abitavo in una casetta in affitto grande quanto un quarto della sua.. Lui aveva tutte le nuovissime innovazioni tecnologiche a partire dal telefonino appena uscito, al paio di scarpe più costoso. Io avevo un telefono di vecchia data ma pur sempre funzionante e un paio di scarpe usate e consumate, regalate da mia cugina.. Lui aveva tutte le ragazze ai suoi piedi, era davvero bello. Mentre io ero nella fascia d'età in cui il viso si riempie di brufoli e il corpo cambia nell'arco di una giornata. Lui aveva la possibilità di uscire ogni giorno, mentre io dovevo aiutare mia madre nelle pulizie di casa dato che lavorava per tutto il giorno.
Tutte queste differenze scaturirono qualcosa in lui.

Iniziò ad avvicinarsi a me e quando vide quanto innocente fossi, iniziarono gli insulti, gli schiaffi, i dispetti, le denigrazioni, le occhiatacce e… e le mie lacrime, le mie ansie, le mie paure, le mie insicurezze..
Il suo atteggiamento mi ha segnato per sempre e mi ha fatto piangere tante, troppe volte… Fino a qualche giorno fa..

Ero nel mio studio, appena arrivata mi sedetti alla mia scrivania e iniziai a sfogliare dei curriculum alla ricerca di un/a segretario/a..
Dopo il diploma mi iscrissi all'università e mi laureai in Psicologia, il mio sogno di sempre..
Ero li, tranquilla, super presa dalle scartoffie che stavo analizzando, quando un curriculum attirò la mia attenzione..
Sopra in grassetto c'era scritto  “Alessandro D'anzo”.

Il cuore iniziò a battere forte e i ricordi riaffiorarono nella mia mente.. Tanti piccoli flashback mi annebbiarono la vista..
Decisi di comporre il suo numero e di invitarlo a venire per una prova, lui accettò.
Il giorno seguente qualcuno bussò alla porta, e con la voce un pò incerta gli permisi di entrare..
Era proprio lui, Alessandro.
Un Alessandro completamente irriconoscibile.
Il suo aspetto era trasandato, la barba era folta, i capelli spettinati. Gli sorrisi e pensai che in quel momento era lui ad avere un telefonino di vecchia data, delle robe sottomarca, un paio di scarpe consumate, gli occhi spenti e il dolore nel cuore..
Mi guardò e mi riconobbe all'istante.. Io gli rivolsi un sorriso debole e senza farlo parlare gli dissi “Sei assunto.”

Fu il giorno più bello della mia vita. Ero riuscita a combattere i miei demoni. Non avevo bisogno di vendette… Io, nel mio piccolo, avevo già vinto.

—  me
Ieri mattina ero da sola a casa.
Per la prima volta mi sono svegliata al primo risuono della sveglia, sono rimasta a letto per un po’ e poi mi sono alzata.
Ancora assonnata sono entrata nella camera da letto dei miei genitori, ho aperto il cassetto per cercare un accendino funzionante dato che i miei scompaiono manco fossero forcine. Mentre rovistavo fra le cose ho trovato una tua foto, è stato un colpo al cuore, per un secondo mi è mancato il respiro.
Ho ripensato al giorno che sei andata via, eri proprio in quella stanza ed io ero proprio in quel posto.
Ho ripensato a come, in un attimo eri con noi, pronta per portarti via, a casa tua e il secondo dopo il tuo cuore ha cessato di battere, non c'eri più.
Ho rivissuto quella sensazione di smarrimento, di stranezza, di angoscia. Ho ricordato i pianti e le facce di chi, come me, era in quella stanza quel giorno, in quel momento.
Ho ricordato i giorni prima di te, della malattia, i giorni in cui avevi ancora la forza di camminare, cucinare, sorridere e cantare.
Ho ricordato quelle caldi estate trascorse a casa tua e tutte le cose che abbiamo fatto insieme, tutte le raccomandazioni e gli insegnamenti che mi hanno aiutato a crescere.
Ho ricordato i primi giorni durante la malattia, quando avevi ancora un po’ di forza e ce la facevi, sei sempre stata così, cadevi cento ma ti rialzavi duecento. Forse in questo ho preso da te. Ho ricordato il giorno in cui, tornata dal viaggio con la scuola, non avevi più forze, ti stavi arrendendo e dal solito posto del divano sei passata al letto. “È momentaneo” dicevano ma non lo era e io lo sapevo, infatti da quel giorno il letto non l'hai più lasciato.
Ho ricordato i primi giorni dopo di te, quando tornata a casa avrei solo voluto vederti e sentire la tua voce, le ore passavano lente, fuori era piena estate ma dentro era inverno, un glaciale e freddo inverno.
Ancora oggi è difficile, ancora oggi nutro questa speranza, ancora oggi vorrei solo riabbracciarti.
Ti ho dedicato un tatuaggio, sai? Se fossi stata qui mi avresti rimproverato come la prima volta. ‘Non ti devi sporcare la pelle con questi cosi" così mi dicesti e so per certo che mi avresti detto la stessa cosa se lo avessi visto ed io mi sarei limitata a sorriderti.
Poi ho riposto la foto al solito posto, chiuso il cassetto senza pensare all'accendino e ancora un po’ scossa mi sono diretta verso la porta per andare all'università.
Ci sei sempre anche se non ci sei.
Mi manchi.

anonymous asked:

Citazione?

Non permetterò più a nessuno di lasciarmi in sospeso come un oggetto non funzionante e riprendermi con i baci a tradimento e i messaggi a l'una di notte, perché la verità è una: basta voler stare insieme per riuscirci.

Lascerò indietro dei pezzi di me, e non raccoglierò nemmeno i cocci che perderò per strada.
Mi starò bene così. Mi accontenterò di come sono, rotta, ammaccata, funzionante solo a metà.
—  Valentina D’Urbano

È venuto il tecnico della lavastoviglie per ripararla e ha questo meraviglioso accento toscano, che io continuo a chiedergli come è possibile che si sia rotto sto arnese, e come si può riparare - anche se non ci capisco niente, e tanto non sarei in grado di usarla neanche se fosse funzionante - solo per fargli continuare ad aspirare tutte le c. Continua signor tecnico, raccontami di nuovo di questi ingranaggi inceppati!

le lacrime macchiano

ho preso una storta mentre per l'ennesima volta cammino per l'ennesima volta verso casa perché per l'ennesima volta mi hai trattato in quel modo e sono scappata via da te. ho tolto le scarpe alte, cammino a piedi nudi tra vetri rotti e cornicioni di pizza di gente che non sa vivere civilmente ma sa ridere e scherzare in un sabato sera qualunque di una cittadina qualunque. mi chiami, mi dici che se proprio voglio almeno puoi darmi un passaggio ma non ne ho più bisogno. mi rialzo da sola, non resto più a terra, non verso una lacrima. e se spotify non mi fa più skippare e levante continua a dirmi nella mia unica cuffietta funzionante che le lacrime non macchiano io le rispondo che macchiano eccome, macchiano quando non escono più, macchiano quando sono nascoste in un sorriso, in un “ehi ciao, no non sono da sola sto raggiungendo una mia amica” , macchiano quando ormai le tue scuse non servono più (figuriamoci un passaggio). la cameriera con quell'orribile piercing sul labbro di quell'orribile bar ti ha detto che sei fortunato ad avere una ragazza che ride tanto e parla tanto e ti guarda come ti guardo io, io dico che le persone non cambiano proprio mai. e se e vero che con te vivo a metà è solo perché se mi avessi visto stasera urlare a quel cliente “oddio una due euro raraaaaa” mi avresti detto che volevo solo fottermelo sul lavandino del cesso lurido (nonostante lo pulisca tutti i pomeriggi) (che poi è un po’ una metafora del mio vano tentativo di insegnarti cosa sia l'amore). eppure non ti odio, eppure cammino a testa alta, eppure passerà anche questa, anche stavolta. ah quanto vorrei sniffare un po’ di smalto ora. chissà se i miei genitori mi perdoneranno mai per tutto il male che sto facendo a loro e a me stessa, chissà se qualcuno un giorno mi darà un premio tipo “crocerossina del secolo” “cogliona col fiocco” “best sfigata ever”. so solo che non sento più le gambe, e voglio il mio letto, e sono quasi le quattro e sono di nuovo sola.

anonymous asked:

Cosa significa omeopatia? Ho cercato su internet ma non riesco a capire sinceramente, riusciresti a semplificare il concetto?

Significa “ti diluisco 50.000 volte il cervello e ti faccio credere di averlo ancora funzionante, e tu ci crederai perché avrai già smarrito la facoltà di giudizio nell'acqua.”

- Scusa, sai dirmi l'ora esatta?
- Posso provarci. Ho un mio metodo.
- Quale?
- Vedi questi dodici orologi? Sono rotti. E tutti sanno che un orologio rotto segna l'ora esatta due volte al giorno. Lo ha scoperto Leonardo Sciascia, uno che sapeva il fatto suo.
- Ah. E quindi?
- Davanti a te ci sono 24 ore potenzialmente esatte. Forse, proprio in questo momento, uno dei miei orologi contiene la risposta che cerchi.
- E anche se fosse? Come faccio a capire quale?
- Non lo so. Non ti sembra di pretendere troppo?
- Quindi non sai dirmi l'ora esatta.
- No, nessuno può dirtela. Neppure chi ha un orologio funzionante. Io almeno non so dirtela a modo mio.
- Ho notato. Grazie lo stesso, eh.
- Prego.

carebbic  asked:

3,24

3. Vino o birra?
Vino bianco.

24. Quali sono le cose che vorresti in questo preciso momento?
Un wifi funzionante, una persona particolare al mio fianco e un letto più grande; ma mi accontento anche dei soldi.

Oggi ho smesso di credere a chi chiede del tempo per pensare, a chi lascia intendere e non si esprime chiaramente.
A chi ti vuole, ma vuole anche stare da solo.
Non permetterò più a nessuno di mettermi da parte come un oggetto non funzionante per poi riprendermi con baci a tradimento e messaggi all’una di notte, perché la verita è una: basta voler stare insieme per riuscirci.
—  Antonio Dikele Distefano