frustrazioni

Non consultare le tue paure, ma le tue speranze e i tuoi sogni.
Non pensare alle frustrazioni, ma al tuo potenziale non ancora realizzato.
Non concentrarti su ciò che hai provato e fallito, ma su tutto quello che è ancora possibile realizzare.

Possibile che truccata, struccata, coi capelli fatti, arruffati, elegante, in tuta… io sia sempre e comunque ciorra? Come fanno certe ragazze ad avere sempre un trucco perfetto, una pettinatura perfetta e un abbigliamento perfetto? Io la mattina per andare a scuola mi alzo che ancora dormo, con due occhiaie che fanno invidia agli zombie, mi vesto come una barbona (senza offesa per i barboni), con le prime cose che capitano.
Sarà un mistero che non capirò mai.

Traumi e frustrazioni

Io credo che la personalità di un individuo sia caratterizzata tanto dai pregi quanto dai difetti.
E’ questo contrasto che determina il carattere e produce un auto-riconoscimento con cui ci rapportiamo con il mondo.

E’ vero che noi siamo ben altro che una personalità effimera e estremamente volubile nei suoi comportamenti. Ma questa disegna la necessità di una coscienza per rappresentare se stessa, è la focalizzazione di un momento della sua espressione per conoscere e conoscersi nei propri limiti, più che nelle proprie virtù.

Infatti, se le virtù hanno compiuto l'essere, i limiti ne impediscono l'espandersi. Ecco che diventa importante confrontarsi con i propri limiti nell'esaltazione delle mancanze, le quali si traducono in eventi spesso dolorosi e anche traumatici.

Così si capisce che i traumi, le frustrazioni o le delusioni di impotenza nel rapportarsi con la vita, hanno la funzione di mettere in risalto certe limitazioni. Creando una notevole tensione interiore, inadeguatezza o altro, riescono a far emergere delle necessità di compensazione o indirizzi emotivi che altrimenti non sarebbero venuti alla luce.
L'individuo è costretto a vedere il mondo sotto una prospettiva particolare e indirizzare le sue azioni verso obiettivi che avranno la funzione, non solo di risolvere le sue necessità emotive, ma specialmente di fargli scoprire nuove vie di pensiero e instaurare un rapporto con l'esterno, utile a superare quella limitazione, programmata ad essere superata.

E’ sicuro che un certo senso di inadeguatezza crea paura. Dunque la paura non è la causa ma una conseguenza di qualcosa che la provoca.

Certo la psicoanalisi può essere utile a individuare questa causa. Ma è risolutiva?

Qualche volta succede, ma non sempre. Ad esempio scoprire che la propria claustrofobia dipende dal fatto che, da bambini, si abbia sofferto nell'essere stati rinchiusi in uno stanzino al buio, può renderci più coscienti della sua origine, ma la claustrofobia spesso rimane.

Il problema, pur avendo origine nel passato, è un fatto del presente. Dunque è solo la situazione del presente che deve essere esaminata, resa consapevole e superata. I traumi o le deficenze varie che ci pesano e che ci rendono la vita difficile, in fondo sono una nostra necessità evolutiva e risultano preziosi per le indicazioni che possono darci.

Ognuno è fatto in una certo modo per funzionare ed essere sensibile più a certi stimoli rispetto ad altri. Il dolore o la conseguenza di certi traumi indubbiamente esalta enormemente un certo tipo di sensibilità. Allora l'unica cosa da fare è sfruttare quello che la natura ha ritenuto di donarci, sia come limitazione che come esaltazione. Perché anche un limite, se sofferto, crea, nel tempo, delle contromisure che possono diventare veri e propri trampolini di lancio per giungere dove non avremmo potuto diversamente.

Nessuno mi ascoltava se parlavo, quindi ho iniziato a stare zitto, quello che pensavo lo mettevo scritto: pensieri, frustrazioni, speranze, illusioni. Ho ancora pieni i diari di risentimenti e sentimenti vari, biografia di un destino poco chiaro.
—  J-AX
Mi strinse forte e tutto il buio, le frustrazioni, la rabbia, i sogni infranti, la voglia di scappare, le paranoie, i desideri repressi, la solitudine, le lacrime versate volarono via dalla mia mente in una frazione di secondo.
E come per magia era tutto differente, anche quando la pioggia mi si parava davanti riuscivo ad essere sorridente.
—  Comeunpuzzledivetro

Ho mal di gola da stamattina, alle prime due ore avevo una verifica di letteratura e in preda al panico ho fatto un casino, nel primo pomeriggio mi sentivo davvero a pezzi, poi ho riposato un po’ prima di mettermi a studiare. Il tutto per ottenere nientemeno che una bella ramanzina, di quelle che non hanno né capo né coda ma sono fatte solo per sfogare le proprie frustrazioni sugli altri.
Che bella giornata.

anonymous asked:

Sofia.

Diamoci in veleno alle frustrazioni, consolazioni
Perché tanto si soffre comunque soli.
Marracash, niente canzoni d'amore

Eccomi qua, sdraiato sul mio letto, un letto troppo stretto per me e le mie insicurezze. Affogo in quest'oceano pieno di parole, perché per uno che sogna di fare lo scrittore, le parole non sono mai troppe. Sto fissando il soffitto della mia camera, l'unico che mi consola, l'unico che ascolta, ma non ride delle mie frustrazioni. Comprende la mia rabbia e no, non giudica mai le mie azioni.
Tutto intorno è cambiato.
Vivo nello stesso posto che adesso mi sembra diverso, mi sembra vuoto. Tutti mi dicono di andare avanti, di dimenticarti. Ma io piuttosto dovrei tornare indietro o meglio: dovrei tornare a vivere. Tornare a vivere vuol dire camminare per strada senza tenerti per mano. Senza stringere, accarezzare, quella stessa mano che non lasciavo mai, nemmeno per un secondo. Perché un secondo senza di te era troppo. Mi ero abituato a tenerla con me, sai? Ed è così vivo il ricordo della nostra prima passeggiata insieme, avvinghiati, tra quelle dita, che mi rafforzavano dentro, nelle crepe più profonde. E davano luce alla loro oscurità.
Ora guardo la mia mano, ma non è più la stessa. Ora ha perso il tuo profumo. Ora nessuno si prende più cura del mio palmo.
Tornare a vivere vuol dire voltarmi al mio fianco e non ricevere più un bacio da nessuno, se non dal vento.
Quel vento che prima mi faceva innervosire, solo perchè mi scompigliava i capelli e m'impediva di guardarti. Ora, invece, mi ricorda che sono da solo, e per quanto soffi forte, mi fa provare soltanto un senso di vuoto assurdo. Il tuo bacio calmava le mie paure e guariva le mie ferite.
Ma ora chi le disinfetta?
Dovrei vivere e non trovare i tuoi occhi e le tue labbra a sorridermi, quando per caso le incrocio.
Ora cammino e vedo sul riflesso delle vetrine, occhi che piangono, e purtroppo quegli occhi sono i miei.
Tornare a vivere vuol dire vederti per strada senza poterti toccare. Vederti ridere con qualcun altro e stare male, perchè prima ero io la tua felicità. Ma se adesso è qualcun altro, non importa, per me c'è sempre stato il tuo bene al primo posto.
Tornare a vivere vuol dire : tornare a respirare, perché senza di te mi manca il respiro. Ma come faccio a respirare, se persino l'aria mi ricorda il tuo profumo?
— 

Antonio Guerra | Profumo di te.

Ringrazio infinitamente dipingersi per aver collaborato con me nella stesura di questo testo, per aver donato lucentezza al mio diamante grezzo.

Bovarismo: «Atteggiamento di chi si ritiene diverso da quello che è, costruendosi un mondo immaginario nel quale proietta desideri e frustrazioni che nascono dall’insoddisfazione per la propria condizione reale»
—  il dizionario Hoepli
Non sono mai soddisfatto: quando una ragazza mi piace, voglio innamorarmene; quando ne sono innamorato, voglio baciarla; quando l'ho baciata, voglio andarci a letto; quando ci sono andato a letto, voglio vivere con lei in un appartamento ammobiliato; quando vivo con lei in un appartamento ammobiliato, voglio sposarla; quando l'ho sposata, incontro un'altra ragazza che mi piace.
L'uomo è un animale insoddisfatto, esitante tra diverse frustrazioni. Se le donne volessero giocare d'astuzia, gli si negherebbero, per farsi correre dietro tutta la vita.
—  Frédéric Beigbeder, L'amore dura tre anni, 1997
Affari rosci e pelosetti.

Quando mia madre esce, il mio gatto si dispera: piange, prende il pupazzo di Scrat e vaga per casa come un'anima in pena, si mette davanti alla porta e aspetta pazientemente il ritorno di Nonna Papera.
Tutto questo non sarebbe un problema se almeno mangiasse quello che gli cucino. E invece no, schifa il tacchino che cucino io.

E adesso comprendo appieno la sensazione di frustrazione di mio padre, quand'ero piccola e pretendevo il tè “come lo fa mamma, non così scuro!”

p.s.: il nome del gatto è Sgt. Pepper detto Papero, da lì Nonna Papera.

Vorrei che tu ti soffermassi sui particolari, sulle piccole cose che sai che mi danno fastidio..
Si, tu pensi mi diano fastidio..
Pensi che un ‘mi piace’ messo a quella ragazza mi dia fastidio..
Pensi che se segui quella ragazza mi dia fastidio..
No, non mi danno fastidio ma mi distruggono, mi attacco troppo a queste cose?
Io sono fatta così.
Non ho autostima, non ho la più pallida idea di cosa sia e queste piccole cose e si, so che sono estremamente piccole, mi fanno più male di quanto pensi.