Cammino veloce, il vento in faccia è freddo e fastidioso, attraverso la strada, pochi passi ancora e sono arrivata, tengo gli occhi bassi non mi guardo attorno voglio tornare a casa ho mal di testa, giro l’angolo e… mi fermo prima di sbattere contro al mio nuovo vicino di casa, non l’avevo visto “Scusi” gli dico mentre cerco le chiavi nella borsa, come non avevo visto chi c’era davanti al portone. Mani in tasca e sciarpa a coprirgli il viso per ripararsi dal vento, alto, familiare qualcuno che conosco di vista, boh, continuo a cercare le chiavi. Un profumo familiare, quella voce “Ciao Ragazzina” alzo gli occhi “Che ci fai qua?” ride “Hai un modo di accogliermi davvero discutibile” “Hai un modo di nascondermi le cose davvero efficace”… e lo guardo, ha la barba, i capelli più corti, le occhiaie appena accennate, lo abbraccio e lo bacio “Ciao…” è caldo, sa di buono “… sei qui per San Valentino vero?” “Sono qui per te” “Perché non mi hai detto niente?” “Non ero sicuro di riuscire a farcela” lo abbraccio ancora più forte “Non è un obbligo" “Shh… Vieni” “Dove?” “Porto la mia ragazza a fare un giro”…
Improvvisamente non mi interessa più del vento, del freddo lo guardo mentre apre lo sportello della macchina, non ho più mal di testa… sono a casa.

Sputo veleno e so che questo potrebbe farti allontanare da me. Purtroppo, non riesco a stare zitta, esplodo e ti sparo contro parole fredde e stronze. Però, ti svelo un segreto…
Non vorrei altro che sentirti smentire ciò che penso e deduco, per poi vederti correre da me, per abbracciarmi.

Ma ciò non accade, perché sei un fottuto stronzo.

—  FreeSoul02
-Perché non trema?
-Non ho freddo.
-Perché non diventa pallida?
-Non sono ammalata.
-Perché non crede alle mie arti?
-Non sono una sciocca.
Rimase un poco a riflettere, poi si drizzò sulle spalle e guardando fisso il fuoco disse con voce decisa:
-Lei ha freddo, è malata, è sciocca.
-Lo provi.
-Ha freddo perché è sola; nessun contatto sviluppa il fuoco che è in lei. E’ malata, perché il migliore di tutti i sentimenti, il più nobile, e il più dolce che sia concesso agli uomini, resta lontano da lei. E’ sciocca perché ne soffre, ma non gli fa cenno di avvicinarsi, nè muove un passo per andargli incontro.
—  Jane Eyre
Il punto è che quando hai quindici, sedici, diciassette anni puoi fare tutto, puoi permetterti di sbagliare. Ed è bellissimo e nemmeno ce ne rendiamo conto. É l’età del saltare scuola e falsificare la giustifica, i maglioni troppo larghi, i thè sotto le coperte, la domenica pomeriggio con gli amici, le cicatrici sulle braccia, le scritte sulle porte dei bagni di scuola. É l’età degli errori, l’età che non torna, l’età che qualsiasi cosa fai puoi sempre rimediare. É l’età dei pianti per cose che non sono niente e sembrano tutto, l’età dei primi amori, i primi baci, il dolore di quando finisce, e i “per sempre” che non lo saranno mai. Ci mettiamo in gabbia per paura della vita senza renderci conto che la vita vera è proprio ora, quella che a trent’anni vorremo poter rivivere. Siamo una generazione dannata, bruciata, andata, spirata. Siamo la generazione di facebook, di twitter, instagram e tumblr. Degli screen delle conversazioni, dei messaggi troppo lunghi, dei compiti infiniti, dei dilatatori, dei tatuaggi. Dei “Voglio vivere a Londra”, “Voglio vivere a New York”. Delle poesie sui banchi di scuola, i film visti milioni di volte, le amicizie a distanza, le stazioni, i treni, le insicurezze. É bellissimo, è bellissimo e non ce ne rendiamo conto. Io non me ne rendo conto. É ora di cominciare a gridare, ridere, respirare. Vivere fino a consumarsi la pelle e le ossa. Vivere fino a consumarsi l’anima.
—  Esther Vico
Odiami tu che io ho da fare.
Sono così.
Amo la pioggia, nelle sue mille ‘sfumature’.
Il rumore che lei fa, per me è musica.
Mi calma, mi fa stare in pace con il mondo.
La pioggia, i tuoni, i lampi.
Dio.
L'inverno, si.
L'inverno.
Dobbiamo parlare delle grandi felpe calde?
Di una bevanda calda? E un bel libro?
E studiare, Dio, studiare.
Studiare con la pioggia, non ce niente di più bello.
Inverno, una coperta, gli abbracci, la pioggia.
Io.