-Perché non trema?
-Non ho freddo.
-Perché non diventa pallida?
-Non sono ammalata.
-Perché non crede alle mie arti?
-Non sono una sciocca.
Rimase un poco a riflettere, poi si drizzò sulle spalle e guardando fisso il fuoco disse con voce decisa:
-Lei ha freddo, è malata, è sciocca.
-Lo provi.
-Ha freddo perché è sola; nessun contatto sviluppa il fuoco che è in lei. E’ malata, perché il migliore di tutti i sentimenti, il più nobile, e il più dolce che sia concesso agli uomini, resta lontano da lei. E’ sciocca perché ne soffre, ma non gli fa cenno di avvicinarsi, nè muove un passo per andargli incontro.
—  Jane Eyre
Il punto è che quando hai quindici, sedici, diciassette anni puoi fare tutto, puoi permetterti di sbagliare. Ed è bellissimo e nemmeno ce ne rendiamo conto. É l’età del saltare scuola e falsificare la giustifica, i maglioni troppo larghi, i thè sotto le coperte, la domenica pomeriggio con gli amici, le cicatrici sulle braccia, le scritte sulle porte dei bagni di scuola. É l’età degli errori, l’età che non torna, l’età che qualsiasi cosa fai puoi sempre rimediare. É l’età dei pianti per cose che non sono niente e sembrano tutto, l’età dei primi amori, i primi baci, il dolore di quando finisce, e i “per sempre” che non lo saranno mai. Ci mettiamo in gabbia per paura della vita senza renderci conto che la vita vera è proprio ora, quella che a trent’anni vorremo poter rivivere. Siamo una generazione dannata, bruciata, andata, spirata. Siamo la generazione di facebook, di twitter, instagram e tumblr. Degli screen delle conversazioni, dei messaggi troppo lunghi, dei compiti infiniti, dei dilatatori, dei tatuaggi. Dei “Voglio vivere a Londra”, “Voglio vivere a New York”. Delle poesie sui banchi di scuola, i film visti milioni di volte, le amicizie a distanza, le stazioni, i treni, le insicurezze. É bellissimo, è bellissimo e non ce ne rendiamo conto. Io non me ne rendo conto. É ora di cominciare a gridare, ridere, respirare. Vivere fino a consumarsi la pelle e le ossa. Vivere fino a consumarsi l’anima.
—  Esther Vico
Odiami tu che io ho da fare.
Sono così.
Amo la pioggia, nelle sue mille ‘sfumature’.
Il rumore che lei fa, per me è musica.
Mi calma, mi fa stare in pace con il mondo.
La pioggia, i tuoni, i lampi.
Dio.
L'inverno, si.
L'inverno.
Dobbiamo parlare delle grandi felpe calde?
Di una bevanda calda? E un bel libro?
E studiare, Dio, studiare.
Studiare con la pioggia, non ce niente di più bello.
Inverno, una coperta, gli abbracci, la pioggia.
Io.