«Come quelle volte che

Si rimaneva a parlare,

Ma poi si dicevano un

Sacco di cose,

Che poi non si diceva niente

Ma giuro si stava da Dio,

Bastava una sigaretta

E un tuo sorriso.»

“Occorre sbarazzarsi del cattivo gusto di voler andare d'accordo con tutti.
Le cose grandi ai grandi,
gli abissi ai profondi,
le finezze ai sottili,
le rarità ai rari.”

- Friedrich Nietzsche (via @marika-pap)

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

—  Eugenio Montale
Non si ricordano i giorni,
si ricordano gli attimi.
—  Cesare Pavese

Quando mi mancava il coraggio

lo trovavo negli occhi tuoi

e nelle nostre mani strette.

- Adesso non ti perdono più

Ilaria Sansò

“Mi piacciono le persone

che fanno il primo passo:

nel torto, nella ragione,

poco importa.

Hanno l'intelligenza e

la volontà di non farti andare via.

Mi piace la spontaneità,

quel ricominciare

il discorso in sospeso,

quel dire “grazie”

anche se non ce n'è bisogno.

È grazie a loro se questo mondo

a volte si inonda di calore e vita,

è grazie al loro coraggio

di restarti accanto, correggerti o

condividere con te

un pezzetto della vita.” 

Da chi sei stato bene torni sempre, ma da chi non puoi fare a meno non vai mai via.
E c'è una grande differenza.
—  Oltrelamiamente.

Ho scelto te,
ancor prima di scegliere me stessa.

Quando mi svegliavo,
invece di aprire gli occhi,
allungavo le braccia per vedere se,
come nel mio sogno,
tu eri affianco a me.

Ho scelto te,
dal primo sguardo,
dal primo battito di ciglia.
Mi persi nelle tue pupille,
e tutt'ora mi chiedo dove diamine io sia.

Ho scelto te con i tuoi malumori,
uragani, temporali e tsunami,
che colpivano più me che te,
che ti facevo da ombrello beccandomi tutti i tuoi tuoni e saette.

Ho scelto te quotidianamente,
follemente,
singolarmente
e unicamente.
Non vi erano altre braccia,
altre venature,
altre pelli,
altri respiri,
altri profumi.

Ho scelto te,
in ogni situazione
e da ogni angolazione;
cambiavo prospettiva visiva ogni qualvolta che mi mostravi un nuovo lato di te,
incline al bene,
al male,
al dolore,
al piacere,
io ho scelto sempre te.

Ho scelto i tuoi respiri pesanti e le tue parole leggiadre
come le foglie che si sollevano dal suolo,
nel bel mezzo dell'autunno.

Ho scelto i tuoi occhi scuri,
che mi facevano rabbrividire,
e mi mostravano l'oscurità
e quanto essa fosse attraente.

Ho scelto te,
con i mostri,
le debolezze
e le esigenze,
combattendole e curandole
costantemente.

Ho scelto te anche quando mi ferivi,
quando con le tue parole mi trapassavi l'anima,
per poi buttarmici sopra il limone,
ogni volta che le ferite erano in via di guarigione.

TI GIUSTIFICAVO L'INGIUSTIFICABILE.

Tu ferivi me e io ti chiedevo scusa per non farti rimanere male.
Ma io male rimanevo, ma
rimanevo sempre.

Ho scelto te.
Sempre te.

C'è per caso stata una sola,
una singola volta in cui tu abbia quantomeno pensato di scegliere me?

—  Giulia Ghironi. - (via @queitaglisuipolsisporchi)