frangente

Io sono il diavolo e l’acqua santa.
La disperazione e la tua ultima speranza.
L’esaltazione e lo scazzo.
La rivincita dopo la sconfitta,
la gioia improvvisa,
il dolore atteso e infine arrivato.
La delicata vendetta,
il perdono spietato e l’insulto,
a volte ingoiato, a volte sputato.
La mezza notte.
Il pieno giorno
La rabbia e la noia.
La grinta e la foia.
Il silenzio assordante.
Il suono pesante.
Il sesso e l’amore nel medesimo istante.
Il solo folgorante.
Il riff assillante.
Tutto quanto insieme
e in un solo frangente.
Perché è esser tutto, quello che voglio.
—  Toni Noar Augello
2

1936 MG TA.

„Tu chiedi se cosi tutto vanisce in questa poca nebbia di memorie; se nell’ora che torpe o nel sospiro del frangente si compie ogni destino. Vorrei dirti che no, che ti s’appressa l’ora che passerai di la dal tempo; forse solo chi vuole s’infinita, e questo tu potrai, chissà, non io.“

(Eugenio Montale, „Mediterraneo“, 1924)

Che secondo me dovrebbero chiamarsi Erbivori.

Premetto che secondo me questa cosa qui mi attirerà odi su odi a destra e sinistra, quindi tanto vale che me la sbologni subito così almeno si risolve il problema alla radice.

Dunque, c'è stato che giorni fa ho ospitato una mia amica a casa per il weekend, che vivendo da solo ho la casa che è un porto di mare, e quindi ospitare gente viene dannatamente facile, che siamo io e la palla di pelo, quindi c'è sempre spazio se la gente sa stare tranquilla e non pretende alte forme di dialogo mattutino col sottoscritto. Lei non le ha pretese, e quindi è stata l'ospite perfetto. Tralaltro sa fare i pancakes, questo depone fortemente a suo favore.

Il ma della questione, è che questa mia amica è vegetariana. Vegana per certi versi quando sta da sola, ma vegetariana per il resto. Fortunatamente è vegetariana intelligente, quindi non ha provato ad indottrinarmi al culto, permettendomi di mangiare i miei hamburgers senza fare problemi, e quindi c'è stata l'amabile convivenza alimentare pure in questo frangente altrimenti difficoltoso. Che ok, siamo dovuti andare a fare la spesa perchè di norma le verdure il mio frigorifero non si ricordava manco cosa fossero, ed io quella zona del supermercato tendo ad ignorarla bypassandola per gli scaffali della birra e delle patatine, che stanno a qualche metro più in là (non chiedetemi come faccio a non essere una botte perchè non lo so, davvero); comunque sia ho mangiato anche in parte vegetariano quei giorni, e tutto ok, tutto risolto.

La cosa per cui questa mia amica mi ucciderà, e che mi acquisterà un botto di odio, è una discussione avuta con lei in materia di alimentazione, che è uscito fuori a tavola uno di quei giorni l'argomento denominato “carbonara vegan”, che mi ha lasciato un po’ perplesso.

Cercando di riassumere - e dando per scontato che ognuno qui sappia come si fa la carbonara, altrimenti qui mancano proprio le basi della cultura occidentale, altro che d'Avenia, il Cucchiaio d'Argento diverrà una lettura obbligatoria - il concetto che mi è stato presentato è “se un Vegano vuole farsi la carbonara, va su internet e scrive Carbonara Vegan, e compare la ricetta”. A cui sono seguite le mie considerazioni riguardo utilizzo di guanciale - o pancetta che dir si voglia - uovo e simili, e mi è stato detto che non si usano, si usano “sostitutivi”. Cose tipo che danno il colore dell'uovo, e verdure al posto della pancetta.

E’ sintomatico per me che non si tratti più di carbonara, cosa che ho fatto notare, e che ha portato all'osservazione che è la carbonara sì, ma fatta per un vegetariano, quindi è come la carbonara, ma con qualcosa in meno e con qualcosa in più - il succo del discorso era questo, che ha anche una certa logica di fondo - mantenendo il nome carbonara per comodità.

Al che mi è venuto il pensiero “quindi, poniamo per assurdo che un eterosessuale si scopra omosessuale, con buona pace della famiglia che l'accetta gli amici e tutto il resto, e decida - la gente è strana - di andare su internet a cercare Donne per Omosessuali, e l'internet gli dice Sì, guarda, esistono le Donne per Omosessuali, si chiamano Uomini. Sono come le Donne normali, ma hanno qualcosa in meno e qualcosa in più.” e per quanto faccia ridere l'idea di fondo, è effettivamente la stessa cosa della Carbonara Vegan, che la puoi chiamare così quanto ti pare, ma no, non sarà mai la Carbonara, è una cosa che il vegano di turno mangia fatta con cose tutte sue, che fanno bene a lui e che piacciono a lui, e che chiama carbonara per comodità, ma che della carbonara ha solamente l'apparenza esterna.

E se alla fine uno può benissimo dire “ma che cazzata, non ho bisogno di definire donna per omosessuali l'uomo, lo chiamo uomo e so’ felice così” a volte mi viene da pensare che questo bisogno di appioppare il termine Vegan alle cose giusto per renderle speciali, o diverse, o chissà che, è un po’ un'esagerazione. Che può servire per certi frangenti, tipo che non sei certo certo che un vestito non abbia nessun collagene animale, ed allora ti butti sul vestito vegan che non ha proprio niente degli animali, che allora ha senso, ma dare nomi così a cose che di nomi così non se ne fanno niente, giusto per la comodità di cercarle su internet, a me fa un po’ sorridere.

Ed in fondo è un pensiero comune, che la gente ha bisogno davvero di appioppare ed appiopparsi etichette di ogni tipo, che allora così come può esistere la carbonara vegan in fondo esiste il ragazzo di tumblr, che è in realtà un povero ragazzo qualsiasi che però ha quel qualcosa in più che lo rende diverso dal ragazzo di facebook, che ovviamente deve essere uno stronzo colossale che usa le ragazze e le tratta di merda, sennò non sarebbe il ragazzo di facebook ma sarebbe il ragazzo di tumblr. E sono etichette come dicevo, cose che ci si appiccica addosso per differenziarsi, per riconoscersi più facilmente, per appartenere ad un gruppo e far parte di una categoria, visto che l'individualità è un bene troppo poco prezioso di questi tempi.

Inoltre, basta partecipare in maniera tangente a qualcosa per riceverne l'etichetta, io per esempio sono un insegnante privato e non mi leverò mai grazie a sto fatto il nome di professore, per quanto mi dia pesantemente fastidio, un poveraccio che magari adora i dischi in vinile e c'ha la barba - sempre io, il che è scomodo - sarà a vita un maledetto hipster, chi segue serie tv o gioca spesso al pc sarà un nerd, e così via, così discorrendo. 

Il problema di queste etichette è che le persone tendono a volerle mettere, e tendono a volerle mettere perchè è dai tempi di Adamo che l'uomo ha un bisogno dannato di dover dare nomi alle cose che ha attorno. Se diamo un nome a ciò che ci circonda, abbiamo una maniera per tenerlo sotto controllo. Se io decido che quella persona è una stronza, io le ho dato quel nome, e quindi ho una qualche forma di controllo su quella persona. Ma controllo di cosa? Di quello che io devo provare per quella persona, e di come devo reagire a quello che quella persona dirà e farà.

Ci viene più difficile ignorare una persona che consideriamo fantastica, mentre invece è facilissimo ignorare una persona che abbiamo definito inutile. Vale anche per noi stessi alla fine, le etichette che tendiamo ad incollarci addosso sono anche più di quelle che mettiamo sugli altri, ed è chiaro che molti blogs qui su tumblr prosperano nel cercare di attaccare etichette sulla gente, lamentandosi di quando tali etichette vengono attaccate addosso a loro, promuovendosi come avversari del cyberbullismo, salvo poi dimenticarsi per primi che qualsiasi insulto, che venga da un singolo o che venga da un gruppo, può generare le stesse ripercussioni, e facendo orecchie da mercante all'idea che più si è aggressivi ed odiosi con la gente, più la gente sarà aggressiva ed odiosa con noi.

Comunque sia, la carbonara vegan credo che non la vorrò mai provare, con buona pace di questa mia amica che è adorabile come dicevo, e che è una delle poche vegetariane che riesco a sopportare. Ma è un mio problema, sopporto difficilmente le persone troppo schierate da una parte, qualsiasi essa sia. Le vedo sempre a metà, incapaci di vedere tutto il quadro generale, preferendo aggrapparsi a quello che per loro è più comodo e rilassante.

E niente, direi che il racconto finisce qui, poi la morale fatevela voi.

Ti ritrovi seduta in riva al mare.
Osservi la sua infinità e ti perdi in dell'azzurro limpido che diventa cupo e tenebroso nelle profondità.
Le onde continuano il loro andirivieni, statico e allo stesso tempo dinamico perché ogni onda è diversa da tutte le altre.
Un'onda arriva quasi a toccare la riva, quella seguente invece la sovrasta e quella dopo all'orizzonte sembra imponente però quando arriva a destinazione non tocca la riva, a malapena la sfiora.
Ti chiedi come sia possibile ciò.
Un fenomeno non può essere dinamico e statico nello stesso frangente..
Eppure il mare è cosi: l'attimo prima è calmo e l'attimo seguente improvvisamente è frenetico.

Ti senti quasi sollevata perché hai trovato quel qualcosa che cercavi, qualcosa che rispecchiasse il tuo animo.

—  nonèmaiabbastanza (via @angelotriste)

Casualità

Quando sei in giro per la città, cammini superando le persone come se niente fosse, ma certe volte ti capita di vedere da lontano una ragazza, una di quelle ragazze che a prima vista ti lasciano senza fiato, ti lasciano con lo sguardo rivolto su di loro per diversi minuti…quando ad un certo punto, man mano che vi avvicinate, state per sorpassarvi e lì vi guardate, in quel frangente di qualche secondo, vi guardate fissi negli occhi e vi scambiate un sorriso, che può dirvi tutto come può non significare niente…però in voi sapete che da quel preciso momento, qualcosa di positivo è successo nella vostra giornata, che vi ha riempito di gioia e forse..vi ha resi felici.

L'ULTIMO ADDIO

T'amai, dunque, t'amai, e t'amo ancor
di un amore che non si può concepire
che da me solo. E’ poco prezzo,
o mio angelo, la morte per chi
ha potuto udir che tu l'ami,
e sentirsi scorrere in tutta
l'anima la voluttà del tuo bacio,
e pianger teco - io sto col piè
nella fossa; eppure tu anche
in questo frangente ritorni,
come solevi, davanti a questi occhi
che morendo si fissano in te,
in te che sacra risplendi
di tutta la tua bellezza…
Io muoio… pieno di te,
e certo del tuo pianto…

-Ugo Foscolo

T'amai, dunque, t'amai, e t'amo ancor 
di un amore che non si può concepire
ché da me solo. È poco prezzo,
o mio angelo, la morte per chi 
ha potuto udir che tu l'ami,
e sentirsi scorrere in tutta
l'anima la voluttà del tuo bacio,
e pianger teco - io sto col pié 
nella fossa; eppure tu anche 
in questo frangente ritorni, 
come solevi, davanti a questi occhi
che morendo si fissano in te, 
in te che sacra risplendi 
di tutta la tua bellezza… 
Io muoio… pieno di te,
e certo del tuo pianto…
—  Ugo Foscolo
“con il cuore tra le nuvole”

.. a volte credo che il mondo faccia schifo, a volte vorrei sparire, andare via lontano da tutto e da tutti..purtroppo però non posso farlo, almeno non fisicamente ma col pensiero viaggio, eccome se viaggio. nei luoghi in cui vivo non ci sono ormai da diversi mesi. viviamo per cosa? risposta non ancora prevenuta. ogni gorno quando per decisioni di altri ci alziamo perchè lo facciamo? perchè è nostro dovere o perchè sentiamo la necessità di alzarci e provare cambiare le cose?
io non voglio vivere a random!
io voglio sapere per cosa vivere!
mi alzo perchè devo farlo, perchè mamma e piena di preoccupazione e per una volta non vorrei creargliene di nuove, finita la colazione però inizia il mio viaggio mentale e nessuno ormai da tempo è in grado di riportarmi alla realtà.
con la testa sono al mare che cammino  sulla spiaggia scalzo mentre ammiro l orizzonte sfuggente, e per quanto provi a raggiungerlo mai si avvicina..in quel frangente sto bene, senza fretta, senza la paura di arrivare in ritardo.. sono felice, la cosa bella della felicità  è che non si deve fissare un appuntamento  per incontrarla , potrebbe essere mai come domani.
vivere per incontrare la felicità, questa è  una motivazione già più seria per dare senso alla vita, ed è con questa nuova energia che ho deciso di ritornare alla realtà e lasciare le bianche spiaggie nei miei pensieri, infondo l orizzonte è visibile anche dall infinita distesa di campagna a due passi da casa mia.
quello era il mio posto felice nel mondo, ne ero certo più che mai, eppure mi sbagliavo, non mi basta più essere li per essere felice.. alla fine nenache le certezze sono in realtà sicurezze è la prospettiva con cui guardi le cose a dare loro valore. troppi pensieri , troppe cose da fare per notare la magia che ce rinchiusa in essa

A volte ti penso, spesso, sempre.
E mi suffermo su quello che potevamo essere, ma siamo stati quello che siamo stati, e non era ciò che io volevo per me, così ho voltato pagina, una pagina che nel bene e nel male, mi ha fatto capire che non devo fidarmi delle belle parole, perché restano tali se non si mettono in atto.
Ma ti devo ringraziare, perché ci sei stato in un momento brutto per me, ci sei stato quando avevo bisogno di amore, io che nell'amore non ci credevo, sono sempre stato molto diffidente, e quante volte ho pensato che forse ero io che non ero degno dell'amore.
E piano piano ho realizzato che nonostante fossi carino e intelligente dovevo solo stare un po’ da solo, per riconoscere la pace in me stesso.
Ed ora, ho conosciuto una persona, che la pace in me stesso me la sta facendo trovare, e lo posso solo ringraziare, perché dopo tanto sto riacquistando fiducia nelle persone, cosa che con te avevo abolito.
Non ti rimpiango, e se potessi tornare indietro lo rifarei, tutto, dai km a piedi per vederti e le litigate con i miei perché mi riportavi troppo tardi a casa, perché mi è servito, a crescere e a capirmi.
Ma se tu tornassi, io ora non mi faró trovare, perché sei scomparso di punto in bianco, e ti ho ritrovato a 814km da me, e ho sempre pensato che se una persona ti piace davvero, te ne freghi delle circostanze di merda che ci sono, e così ho trovato tutte colpe da attribuirmi, a chiedermi dove avessi sbagliato con te, colpe che se a oggi ci penso, mi viene da ridere, perché io ti ho dato tutto l'amore del mondo e non l'hai apprezzato, e sarà la tua condanna, tornerai e mi troverai felice ma non per te. Per me stesso, perché per una volta posso dirlo, HO SCELTO ME.
Ma sappi che comunque andrà, nonostante tutto, sarai una frangente bellissima della mia adolescenza, un ricordo ben in presso nella mente, un amore complicato. E se mi chiederanno dell'amore io parlerò di te, perché è con te che ho scoperto cosa fosse .
Ho scoperto le sfumature che vi si celano dietro, le cose belle e le cose brutte, le sere passate a piangere e le sere passate a gioire con le birre in mano, i baci davanti ai monumenti, i baci in macchina, i baci in pubblico.
Dopo di te è stato tutto più bello, la prima camminato lungo mare, la prima canzone, il primo caffè, la prima alba e il primo tramonto, perché ho pensato di non farcela quando sei partito, ho pensato che mi crollasse il mondo addosso, e invece non è stato così, sono stato forte mi sono rimboccato le maniche, ed ho affrontato tutto da solo, con una forza a me sconosciuta, una forza di un leone, indescrivibile.
Ora però, posso dirlo, sono felice, sono completo, ho capito cosa voglio, e tutto grazie a me.
Breve guida su come insultare qualcuno nel mondo digitale senza sembrare un marmocchio illetterato la cui mamma si è evidentemente scordata di fare l'amniocentesi durante la gravidanza.

Ovviamente sta a voi decidere se essere i primi a cominciare o se utilizzare queste conoscenze per rispondere a tono a qualcuno che vi ha attaccati per primi, ma sarebbe meglio comportarsi come milord/milady e lasciare ai meno dotati l'ineleganza dell'aver attaccato briga.

Per cui, l'esperto logomaco seguirà divertito i primi tentativi beceri di insinuare dubbi sulla sua capacità sessuale o i commenti picareschi sulla mancata aderenza del suo aspetto fisico ai canoni classici di bellezza, per poi controbattere pacatamente seguendo una o più modalità di celia.

LA CITAZIONE

Spesso questi individui sono degli ignoranti senza speranze con una licenza da terza media comprata alla Cepu all'età di diciassette anni grazie al papà disperato, quindi una citazione cinematografica o letteraria avrà il doppio effetto destabilizzante di farli sentire inadeguati perché non la capiscono e di fargli partire poi un ischemia cerebrale quando finalmente la trovano su wikipedia con l'aiuto della sorella maggiore.

- Oh, se solo Lovecraft fosse ancora vivo, avrebbe tratto grande ispirazione per i suoi racconti dai tuoi ragionamenti.

- In Giappone c'è una festa dedicata a te, si chiama Kanamura Matsuri.

- Forrest Gump ha detto che ti presta i suoi appunti così il prossimo anno riesci a diplomarti anche tu.

LA FALLACIA STRUTTURALE

Essendo individui di poche speranze culturali ma dalla grande foga rabbiosa di riscatto sociale, spesso scrivono in maniera imperfetta farcendo il testo di errori grammaticali, verbi coniugati malamente, segni di interpunzione messi a caso e spesso utilizzando il maiuscolo (segno di ricerca di attenzione e di compensazione fisica).

Basterà correggere gli errori nello screenshot del loro testo con la matita rossa di un semplice programma di grafica, ricordandosi di mettere il voto e un commento incoraggiante per il loro accenno di miglioramento.

LA LINEA DI CONFINE DEL SENSO DEL RIDICOLO

Come precedentemente accennato, esiste un limite dopo il quale è lecito un certo tipo di approccio:

E quindi è lecito rispondere con strumenti semantici visivi, che non lascino adito ad interpretazioni ma che rispettino i canoni di arguzia ed eleganza:

  • Gif animate di personaggi celebri che argomentino in vece vostra con una catchphrase, magari avulsa dal contesto ma adatta in quel frangente.
  • Gif animate proprie (per chi ne è capace) in cui condensare un concetto da proporre come risposta.
  • Rebus, acrostici o semplici disegni la cui accuratezza artistica passa in secondo piani rispetto all'efficacia del messaggio contenuto.

È importante ricordare che queste persone spesso hanno storie di disagio familiare e quindi trovano nel mondo virtuale una valvola di sfogo delle loro frustrazioni e delle loro insicurezze, grazie al fatto che nel buio della loro camera nessuno li riconosce per quello che sono e il digitare sulla tastiera dà loro l'illusione di avere un certo qual controllo sulla propria povera vita.

Per questo è importante porre sempre come alternativa il fatto di poterli ignorare, per la loro salvezza. Perché nella rabbia dell'ignoranza non si rendono conto che una cosa è un'insinuazione sarcastica, ben altra cosa sono epiteti offensivi dalla rilevanza penale.
Offese che rimangono nei server, offese scritte con un computer dall'IP tracciabile, tracciabile fino ad arrivare alla persona che le ha scritte e la giurisprudenza ci ha insegnato a diffidare della falsa sicurezza che ci dà l'ingiuriare qualcuno a distanza, credendo di essere degli ignoti intellettuali protetti dalla libertà di pensiero.
Poi c'è chi non ha tempo e denaro da spendere e chi invece ha uno zio avvocato che si divertirebbe a danzare sulla carcassa sanguinolenta di un ragazzetto dalla tastiera impudente.

T'amai, dunque, t'amai, e t'amo ancor
di un amore che non si può concepire
che da me solo. È poco prezzo,
o mio angelo, la morte per chi
ha potuto udir che tu l'ami,
e sentirsi scorrere in tutta
l'anima la voluttà del tuo bacio,
e pianger teco - io sto col piè
nella fossa; eppure tu anche
in questo frangente ritorni,
come solevi, davanti a questi occhi
che morendo si fissano in te,
in te che sacra risplendi
di tutta la tua bellezza
io muoio, pieno di te,
e certo del tuo pianto.
—  L’ultimo addio; Ugo Foscolo

Più o meno come quando metti le cuffie e parte la canzone giusta e inizi a muovere la testa e fare la faccia convinta perché ehi è partita una canzone fighissima quindi io che la sto ascoltando sono un figo e voi no perché non potete capire, però da fuori quello vedi è un idiota che si muove come l'idiota che è e guarda tutti malissimo giudicando. Che è la stessa sensazione di superiorità di quando ti specchi in una vetrina e per quel frangente di secondo sei davvero ma davvero figo e ti dici “sono figo, lo sono davvero” ed invece era solo uno strano sommarsi di casualità e luce riflessa nel momento giusto a renderti così perché poi, agli occhi di quello che ti circonda, sei il solito ammasso di capelli e peli e orecchie e naso e qualche gamba più braccia abbastanza proporzionato. Ma non importa perché si è galvanizzati da tutto un susseguirsi di conferme che allora ci si fa spavaldi e si sorride ad una tipa in metro e lei risponde guardandoti profondamente che ti dici “ho la musica giusta, mi muovo con sicurezza, il riflesso conferma la mia confidenza: le piaccio!” ed invece non hai notato un cereale corn flakes rimasto incastrato nella barba dopo la colazione. Il punto è che non siamo superiori a nessuno per quanto possiamo crederlo, per quanto una foto possa raggiungere tot cuoricini o un post possa farci sembrare migliori. Siamo tutti verdure tagliate più o meno bene a galleggiare in questo brodo insapore che è la quotidianità. Peccare di superbia è sbagliato, sbagliato per tutti, senza eccezioni. Almeno, lo è per tutti voi, per me no, io sono fighissimo, ascolto la musica giusta e le tipe mi guardano ed ero bellissimo prima riflesso in quella vetrina e lo sono ancora di più ora dopo aver scritto questo post.

Strano pensare che un essere umano indipendente, con i propri pensieri, le proprie abitudini, i propri modi di fare, possa diventare a un certo punto proprietà di qualcun altro .
Perché possono farmi tutti i ragionamenti di questo mondo, ma io resto della profonda convinzione che c’è un momento in cui due persone diventano l’uno dell’altra, e in quel frangente di secondo da essere umani indipendenti, diventiamo esseri umani dipendenti, dipendenti da chi amiamo.
Lei è tua adesso e ogni cosa di lei ti appartiene.
Lui è tuo adesso, e ogni cosa di lui ti appartiene.
E non puoi farne a meno, non puoi prendere pause, anche volendo non ci riesci.
Il suo respiro è tuo, e senza non sai più respirare.
La sua bocca è tua, e senza non sai parlare.
I suoi occhi, le sue mani, i suoi capricci, le pretese, le voglie, le ambizioni, i sogni, si, perfino i sogni, tutto tuo e suo, tutto vostro.
E a pensarci bene, è irragionevole o magari folle, credere che lui ti appartenga, che lei sia completamente tua.
Ma lo senti, nelle ossa, lo senti che ti appartiene.
E quando non ti appartiene più? È un casino pazzesco.

anonymous asked:

Cosa si prova, secondo lei, ad essere amati?

Rivolto la domanda

Una persona ti ama.
Tu non ami quella persona.

Cosa proveresti in quel frangente?

Probabilmente non te ne accorgeresti neanche.

Una persona ti ama.
Tu ami quella persona.

Cosa proveresti in quel frangente?

Probabilmente non vedresti la differenza con l'amarla tu stessa.

E’ una questione di prospettive: prima di volere essere amati a tutti i costi, domandatevi se siete capaci di accettare anche l'amore di chi non siete in grado di amare.

T'amai, dunque, t'amai, e t'amo ancor
di un amore che non si può concepire
che da me solo. È poco prezzo,
o mio angelo, la morte per chi
ha potuto udir che tu l'ami,
e sentirsi scorrere in tutta
l'anima la voluttà del tuo bacio,
e pianger teco - io sto col piè
nella fossa; eppure tu anche
in questo frangente ritorni,
come solevi, davanti a questi occhi
che morendo si fissano in te,
in te che sacra risplendi
di tutta la tua bellezza
io muoio, pieno di te,
e certo del tuo pianto.
—  L'ultimo addio - Eugenio Montale (via amaretantoamarepoco)

anonymous asked:

“scusi prof, scusi se non ho fatto i compiti, ma ho passato il mio tempo a pensare e stare su tumblr.” Come reagiresti se un tuo alunno ti dicesse una cosa del genere?

Poniamo che io abbia un amico.

Con questo amico, io passo molto tempo. Rido con lui, scherzo con lui. Ci sosteniamo a vicenda, ed in alcune situazioni - che nessuno dei due adora troppo ricordare - siamo stati uno la forza dell’altro.

Ci siamo sostenuti a vicenda, ci siamo rialzati dall’abisso, e ci siamo concentrati sul cercare di asciugarci a vicenda le lacrime, e sostenerci in ogni maniera.

Ora, poniamo che io abbia degli impegni da assolvere. Sono impegni fastidiosi, di cui al momento non riesco minimamente a vederne l’utilità. E che abbia anteposto a questi impegni il passare gran parte del tempo con questo mio amico, visto che - effettivamente - mi fa stare meglio farlo. Ed in effetti sono stato decisamente meglio nel tempo passato con lui, che nel tempo che avrei passato ad assolvere a questi inutili impegni.

Però, un giorno mi viene chiesto di questi fantomatici doveri. Il non averli assolti potrebbe causarmi ripercussioni in famiglia, potrebbe causarmi ripercussioni sul posto di lavoro, potrebbe in qualche maniera rendermi più pesante la vita, indubbiamente più pesante la vita.

Io in quel frangente, uso il mio amico come scudo, sfruttandolo come giustificazione per quello che io non ho fatto.

Che tipo di amico sarei per lui, se nel momento in cui mi viene chiesto di prendermi la responsabilità per ciò che non ho fatto, invece di assumerla a testa alta io cercassi di nascondermi dietro le sue spalle, conscio che tanto, per me, lui rimarrà sempre?”

Questa sarebbe la mia risposta.

Tumblr per alcuni è un rifugio, ed è sì un posto dove si pensa, dove ci si nasconde, dove si cerca di ricaricarsi dopo che il mondo ci ha scaricato. 
Ed è a tutti gli effetti per molti l’amico che si spera sempre di avere.

Renderlo una scusa ed una giustificazione, significherebbe - a mio avviso - sputare addosso a tutto quello che dovrebbe rappresentare per gran parte della gente qui dentro Anon, non trovi?

Inoltre pensa come si sentirebbe la persona con cui magari hai parlato la notte prima, nel sapere che i tuoi hanno rincarato la dose d’insulti, che i tuoi compagni ti hanno preso in giro, e che altri professori ti hanno reso la giornata un inferno, e tutto per il fatto che hai passato del tempo con lui.

Pensi davvero che usare Tumblr in questa maniera sarebbe mostrare una qualche forma di rispetto per questo posto?

Detto questo no, non me la prenderei nè altro Anon. Ma come dico sempre, c’è la persona che passa il tempo dietro un pc a scrivere, scambiarsi stronzate con gli amici, cercare di dare una risposta o due quando mi vengono fatte domande, e c’è la persona che ha l’obbligo - purtroppo? a volte purtroppo - di svolgere un lavoro.

Per quanto io possa comprendere tutti i motivi per cui uno abbia preferito passare la nottata su tumblr piuttosto che svolgere i compiti assegnati, a giustificare lui darei ad altri il “permesso” di farsi accounts su Tumblr solamente per sfruttarli come giustificazione.

E, ribadisco il tutto, davvero vorresti che qualcuno avesse accesso a questo posto per una motivazione così tanto meschina?

Credo quindi, spero, di averti mostrato come potenzialmente nessun utente di Tumblr fra quelli che conosco, avrebbe davvero voglia di rischiare di rovinare il posto in cui sta bene, ed insultare questa sorta di amico virtuale che possiede, pur di salvarsi la pelle.

Almeno è ciò che spero.

“Ti perdono”

Lui mi guarda, ed annuisce.

Alla fine dei giochi, questo è l'ultimo effettivo ricordo che ho di mio padre, prima che morisse: una persona più magra di una quarantina di chili, pallida, con i capelli e la barba in disordine, in una ragnatela di flebo nel letto di un ospedale.

Ho sempre avuto una memoria invidiabile, in grado di immagazzinare dettagli su dettagli, ma di quel giorno ricordo poco.

Non il giorno in cui mi hanno detto che era morto, no. 

L'ultimo in cui lo vidi da vivo.

Di tante cose però, ricordo gli occhi. E gli occhi ti insegnano tante cose, in certi momenti.

Aveva - mio padre - gli occhi sbarrati di chi era spaventato da qualcosa che non riusciva d identificare, o ricordare. Lentamente il cancro gli aveva mangiato il corpo dall'interno, arrivando fino a cervello.

Si stava mangiando i suoi ricordi il cancro, positivi o negativi che fossero.

Gli ultimi giorni di vita non riconosceva più nessuno.

Ed era in alcuni casi un vantaggio, per lui ogni persona era nuova, poteva quasi pensare di avere tante persone a visitarlo, mentre invece erano sempre le solite.

Di tanto in tanto venivo anche io, e lo guardavo negli occhi, per capire.

Mi accorsi all'inizio dei primi ricoveri che stava perdendo la memoria, perchè i suoi racconti erano ripetitivi. Non c'era variazione nelle storie, erano sempre le stesse, come se credesse di non averle mai raccontate.

Pazientemente io le ascoltavo, avevo imparato i tempi scenici per la sorpresa, e dove sistemare la domanda necessaria al proseguimento.

Negli ultimi tempi, i suoi occhi però avevamo la paura di chi ha dimenticato qualcosa, o messo fuori posto altro.

Quel qualcosa dovevo essere io probabilmente.

Si era dimenticato di tutto il male che mi aveva fatto, di quello che mi aveva fatto penare, delle pressioni mentali quand'ero piccolo, dell'indifferenza, della sofferenza e dell'egoismo.

Mio padre si era dimenticato il motivo per cui non lo vedevo come tale.

Avevo il diritto io di ricordare ad un uomo sconosciuto anche a sé stesso chi era stato?

Non passai a trovarlo per giorni per questo motivo, finchè mia madre non mi fece capire che poteva essere una delle ultime volte che l'avrei visto ancora - circa - cosciente.

Su quel letto d'ospedale, come una mosca intrappolata in una ragnatela di flebo e cateteri, c'era quel vecchio oramai dimagrito che mi fissava.

Quella paura nello sguardo non l'ho ancora dimenticata.

Sapeva chi ero, o semplicemente era spaventato dal fatto che il cuore gli ricordasse un'emozione che la mente non poteva rielaborare?

Non l'ho mai capito alla fine.

Ma stava morendo, quindi dovevo scegliere se dargli il colpo di grazia, o dargli una sorta di assoluzione.

“Ti perdono”

E’ tutto quello che gli ho detto, la cosa più sincera.

Mostrargli affetto sarebbe stato grottesco, pietosa ipocrisia che purtroppo non mi è mai appartenuta. 

Ignorarlo mi avrebbe reso uguale a lui, e gli sono già troppo simile in altro, per volere un'altra maledizione da portarmi appresso.

Ma il perdono, alla fine, era l'unica cosa che forse gli poteva servire.

Lui ha annuito, ma difficile capire se abbia o meno riconosciuto i motivi, di quella mia frase.

Aveva capito da qualche parte in quel cervello avvelenato che era importante che gliel'avessi detto, e quindi con la saggezza della morte aveva annuito, l'aveva accettato anche lui.

Due giorni dopo era morto.

Oggi, tornando dal cimitero dove ho sepolto mia nonna, ho ripensato ai suoi di occhi. Li avevo visti a Natale.

Erano uguali a quelli di mio padre: malattie simili generano paure simili.

Guardava mia madre con quella paura di chi sa di aver fatto qualcosa, ma senza ricordarsi cosa. 

E guardava me probabilmente perchè riconosceva nei miei occhi lo sguardo di chi sapeva cosa lei stesse passando.

Le ho lasciato una carezza, per un attimo quel giorno s'era calmata.

Ma non ero io il figlio che avrebbe dovuto perdonarla in quel frangente.

Dimitri, del resto, anni ed anni fa, quando è morto fra le mie braccia, aveva uno sguardo diverso: la sua non era la paura di un vecchio che non ricorda il passato vissuto.

Era quella di un ragazzino a cui era stato tolto il diritto di ricordare il futuro.

Ma quella è una tomba che non ho intenzione di visitare, al momento.

Giorni in affitto

Il problema della trasgressione è che deve essere saltuaria, momentanea, e rapida. Se diventa norma, se diventa obbligo, se si avverte la necessità di dover trasgredire sempre, in ogni frangente, a qualsiasi costo, si entra nella norma, e con essa si raggiunge la più squallida e fasulla banalità. Bisogna mostrare di essere perfettamente capaci di giocare secondo le regole, prima di potersi permettere il privilegio di ignorarle del tutto.