foglie rosse

L'avevo amato come si ama la cioccolata calda e la neve d'inverno,
l'avevo amato come si ama il mare d'estate e le foglie rosse d'autunno.
L'avevo amato perchè mi rendeva felice, ma felice davvero; ero piena di quella felicità che vorrei provassero tutti almeno una volta nella vita, era una felicità piena, mi bastava stare con lui e non mi importava più di niente.
L'avevo amato con il cuore, ma proprio con tutto il cuore, senza riserve, senza tenere niente per me, senza garanzie. L'avevo amato e ci sono stata male, ma male davvero; perchè ora che non c'è più mi manca, mi manca e sembra quasi impossibile, e non sono più felice davvero, ho un vuoto, un grande vuoto, e quando lo vedo il vuoto diventa sempre più grande, perchè l'ho amato, l'ho amato sempre, e lo amo, lo amo,  LO AMO anche ora, ora e per sempre
—  gliocchidifuoco

Ho cinque anni e ho appena raccolto quattro foglie gialle, cinque rosse, due un po’ marroni e un po’ verdi, una pigna vuota, un sassolino rotondo, un bastoncino di legno, un filo di spago spezzato e una formica nera. È autunno, e in autunno mi piace osservare gli alberi spogli, il cielo nuvoloso, le rondini in partenza. Mi piace anche correre forte su un prato pieno di foglie, buttarmi per terra e scomparire sotto uno strato di colori spenti. Soprattutto, in autunno, vorrei qualcuno che mi abbracci. Solo così penso che si possa scampare alla malinconia.

3

Mi piacerebbe davvero tanto poter dire, dopo essermi svegliato in un bel giorno autunnale, essere andato in un bosco e aver visto le anatre nuotare e fare qua qua qua con una coordinazione perfetta e aver sentito il rumore delle foglie gialle rosse e arancioni sotto i miei piedi di aver raccolto le castagne una a una per poi tornare a casa e prepararle ma la noiosa realtà è che i castagni non c'erano e queste infatti provengono dal supermercato. Però sono belle e buone lo stesso.

Guardati. Guarda come ti hanno ridotta. In lotta contro te stessa.
Guarda i tuoi occhi. Perennemente stanchi e gonfi per il pianto.
Guarda le tue labbra. Guarda come sono. Rovinate e tormentate dai mille morsi al giorno.
Guarda le tue guance. Segnate ogni notte dalle lacrime.
Guarda il tuo viso. Perennemente in giù per non far capire come stai.
Ma mi raccomando, continua così, non farti guardare negli occhi. Potrebbero accorgersene.
Guardati quei polsi. Guarda come stanno. Senti come urlano aiuto, ogni volta che si aggiunge un taglio.
Prova a contarli. Prova a contare tutti quei tagli disordinati. Uno per ogni insulto. Per ogni volta che qualcuno ti ha ucciso con le parole, che ti ha ferita.
Guarda le tue esili gambe. Guardale. Anche loro non ce la fanno più. Non hanno più forza. Sono stanche anche loro.


Pensi veramente di meritarti tutto questo?


Ora pensa. Pensa ogni volta che vuoi farla finita.
Pensa a tutto ciò che ti circonda.
Pensa alle persone. Alle tue amiche.
A quella ragazza che piangerà ogni sera per te. Perché anche se non te lo dimostrava, ora sta morendo dai sensi di colpa.
Pensa a lui. Pensa non poterlo più rivedere. A non poter più sentire la sua voce che colmava il silenzio di miliardi di persone. Pensa alla sua presenza che riempiva una stanza di cento persone.
Pensa alla tua famiglia. A tua madre.
Che anche dopo tutte le incazzature voleva sempre il meglio per te. Pensa a tutti i suoi progetti.
Pensa a tuo padre. Senza di te non è più lo stesso.
Poi pensa a Parigi, a Londra, a New York, a Los Angeles, a Vienna, ad Amsterdam, a Roma, a Firenze, a Milano, a Venezia, a Napoli.
Pensa ai messaggi, quelli belli.
Pensa alla musica, ai Nirvana, agli Arctic Monkeys, ai Thirty Seconds to Mars, a Eminem, a Einaudi e a tutta la musica che ti ha fatto impazzire.
Pensa a Bukowski, a tutti quei libri che leggevi per ritrovare la tua storia scritta, pensa ad esempio al ‘Rumore dei tuoi passi’, ad Alfredo e Bea.
Pensa a ‘Nessuno si salva da solo’, a Gae e Delia.
Pensa a ‘La solitudine dei numeri primi’, a Mattia e Alice.
Pensa al mare d’inverno, alla pioggia, alla neve, al freddo quello fuori e quello dentro di te, pensa agli abbracci, al rumore delle onde che si scagliano sulla spiaggia, alla pelle trasparente, ai cuori bianchi, al tuo colore preferito, al nero e al blu, alle vans, alle dr.Martens, alle creepers, alle converse, allo skateboard, alle sigarette, alle Camel, o alle devil black, alla notte, all’odore delle pagine dei libri, alle foglie gialle e rosse che cadono dagli alberi, agli sguardi, ai maglioni, alle felpone, ai dilatatori, ai baci sul collo, sulla fronte, alle lettere, ai fiori, alla nebbia, alla cioccolata calda.
Ora pensa a te. Con un sorriso e tanta voglia di vivere.


Pensi veramente di voler dare una fine a tutto? Di voler uccidere il ricordo? Di voler far soffocare il sentimento? Pensi veramente di non voler più vedere queste cose o di non vederle proprio?

Pensa a quanto sei bella anche da incasinata.

—  Lanottealmaredinverno

Il leggero rumore dei suoi passi,
la malinconia di un autunno che stava per finire e un inverno che era alle porte. Il sentiero sparso di foglie rosse e giallastre, il delicato suono del vento.
Camminava senza una metà, ascoltando il fastidioso rumore del dolore.
Sentiva lo spaccarsi di migliaia di promesse andate in frantumi e la sua fragile anima prendere fuoco, assieme ai ricordi.
Il suo viso contornato di lacrime.
Non era arrabbiata, lei era ferita.
Ferita per essere stata preda dei suoi sentimenti, per essere stata presa in giro.
Si stringeva timoratamente nel suo cardigan, come se stesse cercando protezione nelle sue stesse braccia.
Respirava forte, sembrava che si fosse appena svegliata da un incubo..
o probabilmente un incubo la seguiva.
E i suoi pensieri correvano impazziti da un lato all'altro dentro di lei, rendendola schiava di se stessa.

Continuava a camminare,
mentre il suo cuore gridava aiuto,
cercava guarigione.
Continuava a camminare,
ma stava morendo.
E continuava a camminare,
continuando a cercare qualcosa,
forse la libertà.

—  Cristiana De Sciscio