festival-del-cinema

Hic sunt leones: Venezia 68, glamour e porchetta

Cari amici, care amiche, eccoci arrivati al momento più importante dell'anno. Ovvero, lo sconclusionato post di Sara Boero sul festival del cinema di Venezia.

Due importanti miglioramenti rispetto all'anno scorso: avevo un accredito cinema (God bless il mio relatore) ed ero in casa al Lido, patria di lucertole morte e sculture moderne. I ringraziamenti di rito saranno un po’ più brevi, quest'anno, perché che palle. Però va detto che ho le amiche migliori del mondo, che non ci sono più le mezze stagioni e che il movie village del vicino è sempre il più verde. Vi voglio bene pulzelle.

30 agosto

Io, Fra, Susi e Denise sbarchiamo trionfalmente al Lido di Venezia, sistemandoci in un appartamento situato, profeticamente, in via Dandolo. Dico profeticamente perché il fil rouge del festival sarà, come vedremo, il Nudo Integrale Maschile sullo schermo. E l’impiccagione. Ma questa è un’altra storia.

Facciamo la brava trafila per ritirare i nostri Prestigiosi Accrediti Cinema, scontrandoci contro la burocrazia italiana nelle sue forme peggiori e tutti i gap discriminatori che poi vedremo. E perlustriamo il movie village, se possibile più brutto ancora dello scorso anno. Lo spazio è stato dimezzato. L’effetto collaterale positivo è che il misterioso e conturbante stand della lavanda che ci ha allietate nel 2010 è sparito.

Un orrore prevedibile: il cantiere dove dovrebbe sorgere il nuovo palazzo del cinema è ancora sigillato da un antiestetico telone di lavori in corso, e per tutto il festival ci saranno proteste per lo spreco di denaro pubblico. Qualcuno un giorno riesce a strappare il telo appendendo un cartello: ecco una testimonianza di prima che il buco venisse richiuso.


Anche noi, per inciso, vogliamo denunciare uno scandalo di mala gestione delle risorse: quando gli interni della Sala Grande sono stati rifatti un inaccurato operaio ha montato la targhetta della poltroncina 8 al contrario in fila 7, questa scandalosa foto lo dimostra. Urliamo tutta la nostra indignazione e facciamoci sentire.


VIP spotting: Ruggeri sfatto in coda anche lui per l’accredito.

 

31 agosto

Seconda giornata di ambientamento, in fasi circolari come i gatti. Nessun film a portata di PAC (Prestigioso Accredito Cinema). George Clooney fa la passerella più lunga, simpatica e generosa dell’intero festival. In gamba, per i suoi 80 anni (George Clooney, come già ho avuto modo di notare, non è più sale&pepe. È solo sale. Un bell’outing e sarebbe il mio idolo). Degne di nota le signore di mezza età con le caldane che urlano il suo nome: trés chic.

La passerella, prima dell’arrivo del cast, è e sarà per sempre infestata da divucoli italiani da mezza lira, iperpresenti e affamati di fama. Il premio buon gusto va a Nanni Moretti, che evita il red carpet e fa la coda coi comuni mortali a tutte le proiezioni, accompagnato da una strappona bionda. Lui sì che ne sa. Auguri e figli maschi.

 

1 settembre

Le politiche discriminatorie nei confronti dei PAC (Prestigiosi Accrediti Cinema), pt 1: il film delle 19:30 in Sala Grande (quello da 40 sacchi, per capirci) è precluso a noi PAC. Viene recuperato in replica al Palabiennale al comodo orario delle 9 del mattino. Il peggio è che questo lusso entra in conflitto con la prenotazione online degli spettacoli per il giorno successivo (disponibile dalle 10 AM), che è sempre un gioco al massacro. Quindi al Palabiennale alle 10 meno 5 iniziano a vedersi accreditati cinema che si dimenano sulle poltroncine come anime in pena, scrocchiano le dita, si tingono il viso con colori di guerra e indossano fascette da Rambo. E alle 10 in punto la sala viene illuminata a giorno dalla simultanea accensione degli smartphone, con le maschere che sudano freddo e cercando di tamponare i danni. I pollici più veloci del West riescono ad accaparrarsi i biglietti. Gli altri si rassegnano ad una coda fallimentare il giorno successivo.

Comunque, quella mattina vediamo finalmente The Ides of March, di Clooney. Guardatelo. Bravo George, film teso, intenso e ben recitato. Un ottimo inizio.

Alle 17:00 scopriamo che i fantomatici posti riservati ai Prestigiosi Accrediti Cinema in Sala Grande sono sempre e comunque i più marci della platea, le prime 9 file del lato destro. Le nostre cervicali sentitamente ringraziano. Ci spariamo Saideke Balai di Wei Te-Sheng, un film sulla resistenza degli aborigeni taiwanesi all’invasione giapponese. Fosse durato quelle sei ore in meno sarebbe un capolavoro, se si ha un occhio indulgente nei confronti degli effetti speciali fatti da mio nonno in cucina. Invece purtroppo è uno stillicidio, girata la boa della seconda ora. La battaglia finale sembra non arrivare mai e gli aborigeni continuano a non estinguersi, nonostante facciano apparentemente di tutto per conseguire l’obiettivo, ivi compresi suicidi di massa tramite impiccagione (e qui inizia l’epopea delle impiccagioni del festival). Una curiosità, se qualcuno di voi lo vedesse sa spiegarmi perché dopo tre ore di macello, stragi, neonati uccisi dai propri stessi padri, bombe a gas e harakiri tutti se la prendano così a cuore per la morte di tale BASU? Chi è Basu?? Perché era un pezzo così importante nella grande scacchiera della tribù? Suonava la chitarra? Cucinava bene? Era l’anima della festa? Bah.

Finito questo, guardiamo la passerella di Carnage anche se ovviamente Polanski è assente, ignoriamo con signorile indifferenza Madonna, accogliamo la nostra amica Serena appena sbarcata e ce ne torniamo in via Dandolo (…).

 

2 settembre

Sempre rivolgendo un pensiero reverente alle anime nere che hanno programmato lo spettacolo delle nove del mattino, puntiamo la sveglia alle 7 e andiamo a vedere Carnage. Divertente da morire, guardate anche questo, strepitosi i quattro protagonisti a partire da Waltz-Bastardo-Senza-Gloria (tra l’altro: il cast di Bastardi era quasi al completo al Lido. Eli Roth si è aggirato per la mostra una settimana provandoci senza vergogna con le fan e facendo il prezzemolino imbucato ad ogni party – che ci faceva al Lido? è la grande domanda; Fassbender ha portato due film). Qualche persona cattiva ma con sense of humour in sala fa illazioni sul fatto che il film sia girato solo all’interno di un appartamento perché Polanski è ai domiciliari.

Con il nostro pranzo di mezzogiorno si inaugura una lunga tradizione di quattrosaltiinpadella che vedrà i nostri intestini messi in ginocchio prima della fine del festival. Ieri sera, appena arrivata a casa, a cena per poco non mi mettevo a piangere: CIBO VERO.

Nel pomeriggio io e Susi incrociamo per la prima volta all’uscita dalla conferenza stampa al casinò il cast di A dangerous method di Cronenberg: Viggo Mortensen, Keira Knightley e Michael Fassbdener. Dopodiché prendiamo la stoica decisione di fare il nostro primo ed unico appostamento serio in passerella per quella sera alle 7: ho promesso a mio fratello un autografo di Cronenberg, e, iddio mi è testimone, ci ho provato. Ma dopo cinque ore di attesa umidiccia sotto il sole cocente, Cronenberg nemmeno si avvicina: qualcosa mi dice che si tratta di uno dei primi sintomi della vergogna per aver girato A dangerous method, ma di questo parleremo dopo.

A mezzanotte entriamo di nuovo in Sala Grande per vedere The sorcerer and the white snake, un fantasy cinese a dire poco trash ma molto divertente, e depositario della seconda forca del festival: un monaco morso da un demone tenta di uccidersi impiccandosi, ma viene salvato da una ninfa serpente che lo ama. Le ninfe serpente, in questo film, hanno pessimi gusti in fatto di uomini. Dettaglio folkloristico: anche quest’anno prima delle proiezioni parte una sigla carinissima con la scena dell’innaffiatoio dei fratelli Lumière. Portando avanti la tradizione inaugurata in sala nel 2010, io e le ragazze battiamo le mani a tempo durante il jingle: dal giorno dopo il pubblico lo farà per tutto il festival. Non siamo soli in questo universo.

 

3 settembre

Sarà che la sveglia alle 7 dopo essere arrivate a casa alle 3 ci ha maldisposte. Saranno i quattro salti in padella. Sarà la congestione da aria condizionata a meno venti in Palabiennale. Ma sia a me che alle mie amiche A dangerous method di Cronenberg ha fatto schifo, poi giudicate voi. Viggo è bravo, anche se è eurotrash da morire il fatto che interpreti Freud. Lo Jung di Fassbender è un po’ un mattone, ma ancora entro i confini della decenza. Keira Knightley invece non si può guardare. Nella parte di una ragazza con problemi mentali e sessuali, la poveretta ci prova dando tutto quel che può con la mimica facciale. Il guaio è che la mimica facciale di Keira Knightley è la caricatura di una mimica facciale: tira avanti il mento (posizione della scucchia), rotea gli occhi, boccheggia, e per tutto il resto del film (al naturale) ha un’espressione arrapata. Vi giuro che è imbarazzante. Una buona fetta di pubblico, traviata dal cliché “rotea gli occhi un sacco e interpreta la pazza, ERGO e brava” l’ha trovata splendida. Io dico che le allucinazioni di massa sono una brutta bestia. La sua faccia arrapata ha rovinato ogni scena salvabile del film (che già di per sé perdeva acqua da ogni accapo della sceneggiatura: ridicolo il fatto che due dei protagonisti ciullino come ricci in un sadomasochismo molto castigato e alla fine venga dato per scontato che SI AMANO. Ah sì? Io ero rimasta a quando si frustavano pudicamente a vicenda. Non era quella la trama?).

L’ora di sonno dopo pranzo mi distrugge completamente, ma alle cinque io e Francesca andiamo a vedere Poulex aux prunes della Satrapi. BELLO BELLO BELLO! Non vi racconto niente così lo guardate. Perché non ha vinto nulla, dopo quei venti minunti di applausi? Impiccagione schivata, anche qui: il protagonista contempla vari suicidi possibili tra cui il soffocamento (ma nella graphic novel da cui è tratto si parlava esplicitamente di impiccagione). Una chicca: Louis Garrel in sala, distrutto dai fischi della premiere di Un été brulant, esce con le pive nel sacco assistendo all’acclamazione dell’altro film francese. Francesca, colta da pietà, gli chiede di fare una foto con lei. Un documento dal quale possiamo evincere tutta la gioia del giovane.

All’Excelsior, oggi come in qualsiasi altro giorno, si aggira Sgarbi attorniato da leccaculo di vario genere e natura. Ma il 3 settembre si aggira anche una grande artista e donna meravigliosa: Patti Smith, invitata a cantare alla cerimonia in memoria di Fernanda Pivano. Ho la fortuna di incontrarla in un momento in cui è sola e sta telefonando in uno spiazzo fuori dall’area Lancia, che da allora soprannominerò “piazza Patti Smith”. Mi tremano le mani e resto intimidita in un angolo mentre aspetto che finisca la sua telefonata, guardandola incredula. Patti Smith è a un metro da me. È stato il mio unico momento di serio fanatismo nerd da occhi lucidi in tutto il festival. Scambio qualche parola con lei, le chiedo una foto. È gentilissima e molto dolce. Ho paura di sembrare ridicola o di scocciarla, quindi poi la saluto subito e me ne vado. Ma che ricordo.

Alle dieci andiamo a vedere Alpis, un film greco di cui abbiamo sentito ottime recensioni e che a fine festival ha preso anche il premio come miglior sceneggiatura. Mi duole dire che a parere di chi scrive e delle sue tre socie quest’opera è un po’ una merda. Noioso, intellettualoide, pieno di pretese, in alcuni passaggi incomprensibile e con inquadrature handycam volutamente non a fuoco e fastidiosissime. Una delle protagoniste tenta il suicidio, indovinate un po’, impiccandosi.

Quarto e ultimo film della giornata, Sal, la proiezione di mezzanotte. Primo lavoro di James Franco come regista. Entra in sala, bellino ed elegante, e con un vocino timido ringrazia il pubblico per essere presente ad un orario così tardo e balbetta altre commoventi parole di introduzione al suo documentario sull’ultimo giorno di vita dell’attore Sal Mineo. “Che caruccio”, pensiamo tutte. “Che persona squisita”. La verità è che James Franco si è parato il culo: il suo documentario è una noia terrificante. Susi, facendo il countdown dei minuti che mancano alla fine, ripete a intervalli regolari “cose del genere dovrebbero essere illegali”. Lo credo anch’io. Ma che gli vuoi dire, al Franco, dopo che ti ha RINGRAZIATO sei volte per essere presente? E bisogna anche aggiungere che lui stesso si scoppia il suo film fino alla fine, uscendo dalla sala con il ricciolo sconvolto e un’aria distrutta. Il produttore lo guarda torvo. Ecco la nostra foto ricordo. Ci starebbero bene due tshirt, la mia con una freccia che lo indica e scritto “sono sopravvissuta al suo film”, la sua con scritto “sono sopravvissuto al mio stesso film”.

 

4 settembre

Io e Francesca veniamo fotografate sulla terrazza dell’Excelsior da qualcuno che pensa che siamo qualcuno, e poi andiamo alla proiezione di Terraferma di Crialese. Sembra che l’intero cast occupi la galleria della Sala Grande, dall’aiutoassistenteportacaffè al lucidavetrinodellamacchinadapresa. Ci aspettiamo da un momento all’altro che venga annunciata “Pina Sinalefe”, nell’elenco di nomi importanti. Il film non è niente di miracoloso ma è carino, ben fatto e divertente.

Alle dieci andiamo tutte a vedere Shame di Steve McQueen (omonimia, portami via). Il film che ha scatenato un’attesa pruriginosa in tutto il Lido per la spoileratissima scena di nudo integrale di Michael Fassbender. E se vi sembra strano, andate per favore su google e digitate “Michael Fassbender” in immagini. Fatto? Bene, ora non vi resta che aspettare pruriginosamente l’uscita nelle sale di Shame, a vostra volta (ragazze, state buone, vi vedo). Ecco, qui mi arriveranno pomodori in faccia, ma Shame a me comunque non è piaciuto (giuria delle mie amiche spaccata: tre contro, due pro). Lo trovo discretamente inutile. Ma diciamo le cose come stanno: la scena di nudo non è solo una. Alla fine del film tu spettatore quel ragazzo lo conosci meglio della sua stessa madre. Madre a cui rivolgo i miei più sinceri e disinteressati complimenti. Vi anticipo solo che alla prima apparizione sul grande schermo del Mr Puppy di Fassbender da un punto imprecisato della sala si è levato un unico, timido, ma ben distinguibile applauso. Smorzato da un pesante imbarazzo.

Comunque, all’uscita dalla sala appuriamo anche che Fassbender è un tesoro di gentilezza e simpatia (vedasi gentile e simpatica foto qui sotto: imprimetevela bene nella memoria, la prossima volta che vedrete la sua faccia su questo blog sarà sbronzo). Insomma: bello, giovane, talentuoso, simpatico, e con attributi importanti. Quale potrà mai essere la reazione degli altri uomini ad una apparizione del genere? Passate al 5 settembre per scoprirlo e preparatevi al peggio.

 

5 settembre

Oggi non abbiamo film da vedere (maledetta corsa all’oro delle dieci del mattino!) e passiamo la giornata dedicandoci al gossip. Il Lido è avvolto da una strana e pesante atmosfera di sospensione. Le redattrici di Vanity fair Daily, dopo la comparsa sulle scene del Mr Puppy di Fassbender, sono impazzite tutte e sul numero nuovo non si parla d’altro. Articoli scritti non da persone ma da ferormoni, posso garantirvelo.

Ci aggiriamo tra il casinò e l’Excelsior ascoltando discorsi, guardando visi: le donne, stranamente, parlano con voci di un’ottava più alta del normale e presentano arrossamenti cutanei. Emettono risolini. Si sventolano coi programmi. Sospirano. Perdono i loro sguardi languidi nel vuoto sorseggiando alcolici o bibite ghiacciate (come questa anonima signorina qui sotto).

Per gli uomini è tutta un’altra storia. Gli uomini sembrano spariti. I pochi che hanno il coraggio di uscire alla luce del sole camminano spediti e con gli occhi bassi, senza incrociare gli sguardi delle donne, la testa sprofondata sullo sterno. Ringhiano. Si scambiano parole piene di amarezza. Maledicono Fassbender, il suo Mr Puppy, e tutti i suoi parenti. Io e Francesca, camminando divertite per il Lido, iniziamo a farci un trip: il nudo integrale di Michael ha scatenato un’emergenza nazionale. Come ha osato, questo ragazzotto tedesco-irlandese, minare così nel profondo la sicurezza del maschio italiano? Come si uscirà da questa crisi? Ridacchiando, immaginiamo il presidente Napolitano immerso nel suo studio a cercare una soluzione, fare telefonate, mettere insieme cervelli, per portare al Lido di Venezia qualcosa che risolva il problema. Un’arma segreta, un orgoglio italiano che ribalti i piatti della bilancia un… mentre siamo perse nelle nostro viaggio, ci si materializza magicamente davanti Rocco Siffredi. Scoppiamo a ridere. Credo che non abbiamo smesso di ridere per più di un minuto nelle successive due ore. Napolitano ha chiamato Rocco per rimettere Fassbender al suo posto. Teoria fantascientifica? E allora, come vi spiegate che da quel momento gli uomini abbiano ricominciato a camminare a testa alta? (E se tutto questo è vero, per quale inquietante motivo Rocco Siffredi ha girato tutto il giorno per il Lido in compagnia di MASSIMO BOLDI? Domande senza risposta e intrighi internazionali).

La sera, per la gioia di Francesca, Denise, e escluse loro tutte le signore di più di quarant’anni, abbiamo incontrato nella hall dell’Excelsior Sir Colin Firth. È un signore, davvero. A lui va il premio Fior di Loto di quest’anno (per chi non si ricordasse, avevamo istituito il premio l’anno scorso in onore di Takashi Miike: è una celebrazione dell’eleganza e dell’aplomb. Quel genere di eleganza e aplomb che sfiorano l’impassibilità. Oserei dire l’inquietante inespressività).

 

6 settembre

La data simbolo dell’inizio della Seconda Fase del festival. Prendiamola come spartiacque. Cercherò di essere chiara: il glamour è sparito il 5 settembre. Il camioncino di Vanity fair il 6 leva le tende. Circolare gente, non c’è più niente da vedere. Inizia la fase nerd. La fase della porchetta. La fase che puzza di fine del mondo e di si salvi chi può caratteristica della seconda metà del festival. Come le rondini che portano via gli zebedei all’arrivo dell’autunno, quel bastardo senza gloria di Eli Roth (al Lido senza un motivo preciso) parte. Si è stufato delle feste di Palazzina Grassi. Scrive su Twitter che sta andando al festival di Lisbona. E che poi partirà per quello di Toronto. Beato lui. Bisognerebbe sempre tenere in debito conto gli spostamenti di uno scroccone: il fatto che lui se ne vada vuol dire che non c’è più trippa.

Alle 17 vediamo la nuova versione di Wuthering Heights. Pareri discordanti. Non mi ha fatto impazzire ma trovo che certe scelte siano particolari e molto efficaci, crude, realistiche. La fotografia è splendida (un premio assegnato in maniera sensata…). Interessante quanto evitabile, ma davvero, secondo me non brutto. Strano. Molto forte. Ogni due per tre qualcuno fa del male a un animale o fa per impiccare un cane (e daje con l’impiccagione).

Alle 22 invece vediamo una prima veramente figa: Himizu di Sono Sion (entrambi i protagonisti sono stati premiati come attori esordienti, giustamente: bravissimi). Bello bello questo. Fortino. Il primo film post Fukushima, per il Giappone, secondo me un po’ quello che è stato per gli Stati Uniti la 25esima ora. Elaborazione di un lutto in forma narrativa, il racconto di una generazione odiata da quella precedente. E, guarda a caso, contiene l’immagine potentissima e impressionante di una forca.

Sulla leggendaria terrazza dell’Excelsior chiacchieriamo con dei ragazzi francesi che fanno parte della giuria giovani. Orrore e raccapriccio: adorano sia Shame che Alpis. Cominciamo a sentirci incomprese. Ah, scordavo di dire: nella hall dell’Excelsior c’è un orribile ulivo di diamanti. Così, giusto per farvelo sapere.

 

7 settembre

Bene, in questa storica data assegniamo all’unanimità il nostro personalissimo premio “che 2 cojoni”. Il film delle 17 (Hahithalfut, se non ricordo male israeliano) è allucinantemente noioso. Peccato perché l’idea era carina e ci sono un paio di momenti divertenti: la trama ruota intorno ad un impiegato medio, con una famiglia media, che un giorno scopre che quando torna nel suo palazzo per qualche motivo mentre dovrebbe essere al lavoro l’atmosfera e i luoghi gli sembrano “diversi”. Così inizia a giocare a guardare le cose da un’altra prospettiva, a guardare i suoi vicini mentre non sanno di essere visti, a cercare di trovarsi in posti in cui non dovrebbe essere per “sorprendere” dei frammenti di realtà. O almeno, questo è quello che ho capito io, poi va a sapere. È barbaramente noioso.

Il film di Ferrara delle 22, 4:44 Last Day on Earth, comunque se la batte per il cheduecojoni award. Il mondo sta per finire (sai che novità), vediamo un po’ come trascorre l’ultimo giorno una coppietta. Fanno all’ammòre, litigano, dipingono, si stringono terrorizzati, ordinano cibo tailandese. Pffff. E pfffff. La nota positiva è che il protagonista è Willem Dafoe, idolissimo di chi scrive. E che noi fanciulle riusciamo a incrociarlo all’uscita, facendoci un paio di graziose foto di gruppo in cui lui sembra perdutamente invaghito della mia amica Rita.

Quella notte la sottoscritta ha un momento di personale soddisfazione umana. Io e Francesca incontriamo in terrazza, ciondolante a un tavolino davanti a una Nastro Azzurro, un ragazzo che lei, più fisionomista di me, riconosce subito come Emile Hirsch, il protagonista di Into the Wild. Una foto, due chiacchiere, e del ragazzo scopriamo un po’ di cose. Quella che posso dire su un blog senza diventare una pidocchiosa pettegola è che è davvero simpatico e gentile. Ogni anno al festival io avvio pratiche di adozione verso persone adulte, ormai si sa. Nel 2010 ero diventata tutrice di Vincent Gallo. Adesso il mio istinto materno batte solo per Emile. Affidatemelo, maledetti!

 

8 settembre

L’ultimo terrestre di Pacinotti non è wow, ma è carino e divertente. Tanta roba, quando sei lì lì che non sai a chi assegnare il cheduecojoni award. In un paio di scene ho riso di gusto, ecco, quell’alienina è adorabile.

In coda per provare ad entrare al blindatissimo spettacolo delle sette e mezza io e Francesca incontriamo un ragazzo russo che ci definisce molto bizantine. Bella lì. E bello soprattutto che riusciamo ad entrare, Killer Joe di Friedkin è il film che mi ha fatto ridere di più in assoluto. È una roba pulp, non ci si poteva realisticamente aspettare che vincesse qualcosa, ma è divertentissimo e scritto bene e recitato bene eccetera. È anche disgustoso a tratti. Insomma, grande amore per la sottoscritta e le sue amiche sanguinarie. Uno dei protagonisti è il nostro nuovomiglioreamico di ieri, Emile Hirsch, ma fuori dalla sala lo incrociamo solo di striscio. E comunque, no, vedete il film.

La cosa divertente dell’otto settembre è che avevamo i biglietti per il Faust di Sokurov, il film che poi avrebbe vinto il Leone d’oro, e non ci andiamo. Non so bene perché. Ci scende la voglia. Puff. Ciao ciao Sokurov.

 

9 settembre

A due giorni dal ritorno a casa, le quattro principesse sul pisello di via Dandolo (e stavolta il doppio senso era sinceramente involuto, ma fa talmente ridere che lo lascio) decidono di alzare le nobili natiche e degnarsi di dare uno sguardo anche a Venezia, dopo dieci giorni di auto confinamento nel microcosmo del Lido. Partiamo di buon mattino (verso le due circa) e facciamo il solito giro delle calli tra San Marco e il Rialto. Ecco una foto che credo di avere scattato una cosa come 200 volte.

Ci inoltriamo anche verso campo San Polo a cercare il negozietto veneziano preferito della sottoscritta: non ricordo come si chiama ma vende gadget e merchandising tra le altre cose della Apple records, quindi memorabilia dei Beatles ecc. Acquisto il tradizionale ricordino nel tradizionale negozio: quest’anno un mazzo di carte con sopra le star di Hollywood degli anni ’50. Marilyn è l’asso di cuori. FYI.

Alle dieci vediamo l’ultimo film di quest’anno: Life without a principle di Johnnie To. Non che sia orrendo, ma evitatelo. Per la prima ora circa non si capisce assolutamente nulla, e quello che viene dopo, nonostante alcune scene divertenti, non è abbastanza da compensarti dell’incazzatura di non aver capito niente fino a quel momento. Boh. Nah.

Di notte, stranamente, io e la Fra siamo ancora sulla terrazza dell’Excelsior. Un fantomatico generale delle frecce tricolore, vecchio come il cucco e tristemente ubriaco, comincia a raccontarci la storia della sua vita in maniera totalmente gratuita e non richiesta. Siamo ben felici di liberarci di lui per andare a congratularci con Emile Hirsch per il film appena finisce di cenare. Questo secondo incontro conferma tutte le nostre prime impressioni: simpatico curiosone che non è altro. Non se la tira affatto e, beh, a ricevere un commento positivo sul film tira un sospiro di sollievo. Credo che diventare una maschera di sangue sul grande schermo non lo metta troppo a suo agio. Vai a capire sti giovani.

 

10 settembre

La premiazione la vediamo ammassati in duecento in sala stampa. Seduti per terra. L’alta considerazione dell’organizzazione per noi povere bestie con l’accredito cinema. Non credo di riuscire a descrivere a parole l’autentica atmosfera da fine del mondo di tutto ciò che segue la consegna dei Leoni d’oro. Era la prima volta che lo vivevo, fermandomi anche la sera.

Bene, premettiamo che io e le ragazze ci siamo infiltrate alla festa blindata di fine festival, sulla spiaggia dell’Excelsior. Non so bene neanche la dinamica di come tutto ciò sia potuto accadere. È stato come se ad un certo punto le gabbie si aprissero, o nessuno ci badasse più, o vai a capire. Sta di fatto che eravamo lì, ad aggirarci liberamente tra il bar e la festa, tra vestiti improbabili e scene inenarrabili, star premiate e rum gratis per tutti. I ricchi sono i più burini del mondo.

Ad un certo punto Denise lancia uno sguardo alla hall, vede Fassbender e lo chiama da noi al bar. Non è ancora riuscita a farsi una foto e ci tiene ad avere un ricordo. La scatto io, e poi ne scatto un’altra con me. In quei cinque minuti ci rendiamo conto di alcune splendide verità: Michael brandisce in mano la coppa Volpi, barcolla ed è completamente ubriaco. Non so spiegarvi perché la cosa lì per lì mi sembrasse così gioiosa, ma lo era, credetemi. Sto ragazzo ha vinto la coppa Volpi ed è andato a sbronzarsi. Che tocco di colore e classe. Mentre scatto la foto di Denise gli faccio le congratulazioni, lui mi ringrazia e poi scoppia a ridere. Scoppio a ridere anch’io. È tutto esilarante in quell’istante. Quando facciamo la foto insieme ho un attimo di panico: si sta reggendo a me per stare in piedi. Peso quaranta chili. Lui sarà un metro e un miliardo. Per un orribile secondo ho paura che rovinerò a terra sul bar dell’Excelsior con una coppa Volpi in testa. Fa “hic”, proprio come nei fumetti, scoppia a ridere di nuovo e mi chiede scusa per il singhiozzo. Gli dico di non preoccuparsi, bella lì. Si guarda attorno spaesato. Leggo nei suoi occhi la precisa volontà irlandese di restare al bar, offrire da bere a tutti, e finire la nottata riverso sotto al bancone con una coppa Volpi nelle mutande. Due della security interrompono questo momento di gloria, lo prendono fisicamente e lo trascinano verso gli ascensori che portano alle camere, mentre lui ancora fissa il bar con rimpianto. E ragazzi, guai a chi prova ad avere un atteggiamento giudicante. È stato un grande. Un brindisi a Michael: porco chi non ti fa divertire dopo una vittoria!

Alla fine buttano fuori anche noi. Non per ubriachezza molesta, fortunatamente. Mettono a punto qualche raffinata strategia per smaltire gli imbucati che non ricordo con precisione, ma che prevedeva l’attirarli verso l’area Lancia con una scusa e poi costringerli a un percorso obbligato per uscire dall’hotel. Astuti e maledetti.

Fuori è la bolgia. Gente che balla sul tetto del palazzo del cinema. Non so come ci siano arrivati. Festa per strada. Persone smarrite che corrono. Qualcuno urla “Il festival è finito: andate in pace”.

Questo è tutto quello che qui ed oggi possiamo raccontare. Il resto, ai postumi.

Ecco infine qualche delirante estratto video, tra momenti effettivamente emozionanti e momenti in cui faccio finta di essere una pierre romanaccia imbarcata in assurde missioni di aiuto umanitario nei confronti di un giovane attore con problemi d'alcol (e giuro che non è un riferimento alla sbronza allegra di Fassbender! Fa parte di quelle cavolate mistico-oniriche che non si possono raccontare).

Rassegna Roma 8/11/2013

Partono oggi a Roma il Festival Internazionale del Film e due mostre fotografiche che indagano le relazioni tra architettura e fotografia.

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, Roma (viale Pietro de Coubertin, 10) presenta Festival Internazionale del Film di Roma. VIII edizione. 16 film in concorso, 12 gala fuori concorso, 18 programmi di lungometraggi e film brevi dedicati alle nuove correnti del cinema mondiale e 8 lungometraggi sulle tendenze più attuali del documentario italiano. A completare il festival 3 mostre fotografiche dedicate a Troisi, Sorrentino e Magnani. Dall’8/11/2013 al 17/11/2013.

SPAZIO ARMONICO, Roma (via Francesco Pigafetta, 14) presenta Roberto Galasso. Lo strano ponte. Le fotografie in mostra raccontano le fasi di costruzione della nuova opera di Ostiense, il ponte Settimia Spizzichino, indagando una questione molto cara a Galasso, il rapporto tra architettura e fotografia. Tagli netti e storti, austere verticalità, forti contrasti ed immagini panoramiche che ritraggono il nesso tra l’uomo e lo spazio. Dall’8/11/2013 al 22/11/2013.

TRALEVOLTE, Roma (piazza di Porta San Giovanni, 10) presenta Teresa Pollidori. Focus su Corviale. Quaranta scatti in bianco e nero zummano su particolari della struttura di Corviale: scorci prospettici, lunghe fughe architettoniche, molteplici punti di vista esaltati dal chiaroscuro netto, dalle ombre intagliate dalla stampa in bianco e nero. Le foto si accompagnano ad un video girato dall’artista insieme a Giulio Mizzoni. Dall’8/11/2013 al 29/11/2013.

3

Lace Power ….. Cannes

http://unconventionalsecrets.blogspot.it/2015/06/lace-power-cannes.html

CONCORTO FILM FESTIVAL 2013 - PROGRAMMA DAY 2

La domenica è giorno di riposo, ma non per Concorto. Oggi infatti va in scena la seconda giornata di Festival con la proiezione di 8 film in gara e di un film per il Focus “svedese”, che stasera sarà Ta Av Mig (Undress me)di Victor Lindgren, un film che fa riflettere sulla nostra percezione del desiderio.

Ma vediamo quali sono gli 8 film che potrete vedere stasera sullo schermo di Concorto:

- Sonntag 3  di Jochen Kuhn (GER) ci accompagna ad un appuntamento al buio tra un uomo e una donna conosciutisi in una chat. Niente di particolarmente interessante se non fosse per il nome della donna coinvolta: Angela Merkel, cancelliera di ferro. Un film d'animazione che letteralmente avvolge lo spettatore. 

- Ironia della sorte, dopo un film che vede come protagonista la Merkel arriva Kathi Thai Ginei (Something will turn up), splendido cortometraggio del greco Thanos Psichogios, che apre uno squarcio sulla crisi del suo paese. Una coppia affronta la drammaticità della situazione economica, con gli scontri sullo sfondo e una città che sembra abbandonata, immersa nel silenzio, in un clima quasi surreale. 

- Dalla Nuova Zelanda arriva invece Home di Thomas Gleeson. Il viaggio di una casa (sì, letteralmente) tra gli splendidi paesaggi naturali dell'isola. Un film che presenta numerosi significati nascosti sottotraccia e che regala momenti di discreto impatto visivo ed emotivo. 

- Misteriodi Chema Garcia Ibarra (SPA) è la storia di una donna che vive tra lavori noiosi e degradanti e una famiglia composta da un marito malato e da un figlio demente e per di più nazista (seems legit). Un giorno avrà una rivelazione direttamente dalla Vergine Maria che le cambierà la vita. Il finale ci stupirà.

- Con Whitedi Dean Loxton voliamo fino ad Hollywood, dove seguiamo una giovane e dolce spacciatrice che fa il suo giro notturno di consegne. Ogni cliente ha una storia da raccontare e qualche fantasma con cui fare i conti. La bellissima protagonista, che non smette di inseguire il proprio sogno d'attrice, ascolta tutti e da loro conforto, non solo white.

- Il primo corto italiano in gara è Vai col lisciodi Pier Paolo Paganelli, che dopo tanti film arty ci regala finalmente qualcosa di davvero cool. Il film è un horror surreale, con un cast d'eccezione (Valerio Mastrandrea, Pif e il Maestro Raoul Casadei tra gli altri..): in un futuro post-apocalittico l'unico modo per tenere a bada gli affamati zombi è suonare non stop del liscio. Due complessi si alternano su un palco, cercando di resistere e cercando di non impazzire. 

- Flytopia di Karni & Saul (UK) è un viaggio all'interno della follia di uno scrittore con la fobia per gli insetti. Restato solo nella sua casa in campagna per pochi giorni dopo la partenza della fidanzata, l'uomo perde il controllo della sua ossessione, avvicinandosi alla pazzia. Saranno proprio gli insetti a salvarlo, prendendo letteralmente il controllo della sua vita. Ma il prezzo da pagare sarà salato. Insieme al corto di Paganelli, una delle sicure sorprese della serata.

- Con l'animazione 3D di The Chase di Philippe Gamer (FRA) ci troviamo di fronte ad un vero e proprio action movie. In un'ambientazione futuristica quattro donne scappano in auto inseguite da decine di volanti della polizia. Tra esplosioni, manovre spericolate, battute spaccone e colpi di scena si arriverà ad un gustosissimo finale. Da non perdere.

Anche oggi vi invitiamo a partecipare numerosi alla serata che si terrà quasi sicuramente (a causa della noiosa e insistente pioggia) al Cinema OMI nella piazza centrale di Pontenure (PC), sicuri che non ve ne pentirete. Inoltre, se volete il nostro autografo, potete cercarci in giro per il Festival. Siamo giovani e belli.  

Non mancate.

(Steiner)