fessure

Qualche sera fa, a casa un campo di neve, è stato avvistato (e prontamente eliminato) uno scarafaggio. Da quella sera c'è un clima di terrore, tutti vedono scarafaggi dove non ce ne sono, soprattutto mia madre, che stamattina ha deciso di tappare con le pagine dei giornali tutte le fessure da cui potrebbero sbucare. Mi sembra di vivere in uno di quei film horror di serie b che invece di spaventare fanno ridere.

Ognuno all'inizio è una nave inaffondabile.
Poi ci succedono alcune cose :
persone che ci lasciano, che non ci amano, che non ci capiscono o che noi non capiamo, e ci prediamo, sbagliamo, ci facciamo del male, gli uni con gli altri.
E lo scafo comincia a creparsi.
E quando si rompe non c'è niente da fare, la fine è inevitabile.
Però c'è un sacco di tempo tra quando le crepe cominciano a formarsi e quando andiamo a pezzi.
Ed è sono in quel momento che possiamo vederci, perché vediamo fuori di noi dalle nostre fessure e dentro gli altri attraverso le loro.
—  John Green Paper towns
Ognuno all'anizio è una nave inaffondabile. Poi ci succedono alcune cose: persone che ci lasciano, che non ci amano, che non ci capiscono o che noi non capiamo, e ci perdiamo, sbagliamo, ci facciamo del male, gli uni agli altri. E lo scafo comincia a creparsi. E quando si rompe non c'è niente da fare, la fine è inevitabile. Però c'è un sacco di tempo tra quando le crepe cominciano a formarsi e quando andiamo a pezzi. Ed è solo in quei momenti che possiamo vederci, perchè vediamo fuori di noi dalle nostre fessure e dentro gli altri attraverso le loro. Quand'è che noi due ci siamo trovati faccia a faccia? Non prima di aver guardato dentro le nostre reciproche crepe. Prima di allora, stavamo solo guardando le idee che avevamo dell'altro, come se stessimo osservando una tenda alla finestra, e mai la stanza dietro. Una volta che lo scafo va in pezzi, però, la luce entra. Ed esce.
—  John Green,  Città Di Carta.
Fessure d’ombra e squarci di luce.

 


Monika Sosnowska, Antechamber. Biennale di Venezia, 2011.

Daniel Liebeskind, Jewish Museum. Berlino, 2001.

Un para-padiglione della Biennale di Venezia di quest’anno e un museo dedicato alla storia degli ebrei a Berlino. Un’artista (donna) e un architetto (uomo), entrambi polacchi. Un ambiente che assume i tratti di un labirinto psichico da esplorare fisicamente, e un labirinto fisico da esplorare con la mente oltre che col cuore. Entrambi  immersivi, spaesanti e  fortemente emotivi. Fessure d’ombra e squarci di luce.

Tra le fessure

questa notte era un sogno.
guardavo tra le fessure..
guardavo i suoi occhi..
ci guardavamo negli occhi,
tra le fessure del mio sogno.

chi sei?
cosa vuoi?
tra le fessure
di un maledetto mondo..
chi sei?

C. G.

Amina's words.

Fessure


Hai mai avuto paura? 
Il lago della mia fessura  
Aprendo vertigini forti 
Come stelle nel caldo 
intrepidi questi silenzi 
Filtri d'amore

sto camminando al contrario
Ho toccato il soffitto
I denti bianchissimi
Si sono aperti in un sorriso 
Comincia lo spettacolo -spettacolare!
Non sono un poeta 
  - Devono sorridere per farsi amare 
E quei miracoli ?
Come le ceneri dentro l'aceto dei tuoi occhi 
Bruciarti 
Ti invitano a piangere 
Per non bruciarti il cuore 
E quei miracoli? 
Ti invito ad entrare 
Togli le scarpe 
Togli la maglia 
Togli la testa 
E quei miracoli? 
Cadevano,  brillanti 
Battevano sui tacchi 
Le cosce a stringerti il collo 
Uno strano rumore 
A stringere i pugni 
Mi sono vestita di nero 
Volevo capire 
Sotto la palpebra mi vedi? 
Nei tuoi sogni io parlo? 
Sposami,  
Una parola spostava il tuo labbro 
La sudorazione del coraggio 
Che coraggio?

Questo specchio di luce 
Tutto si riflette 
In un margine d'acqua
Non riflettiamo,  ti prego 

la striscia di ombre

la subordinazione della pelle
I doni che porto sono ibridi
Sono liquidi 
Bagnano le dita 
Le dita assorbono 
Le luci evaporano 
Mi sentivo un novembre 
Con che coraggio 
Ti portavo fiori freschi

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Cittadino caduto per una fessura sul manto stradale, Comune assolto

Milano, 10 gennaio – Portate le scarpe senza tacco per le vie di Milano? Camminate sotto la luce del sole? E magari mentre camminate avete pure la testa tra le nuvole? Beh se poi vi capita di inciampare a causa di una buca sull’asfalto non potete dare la colpa a nessuno. La luce e un buon plantare avrebbero dovuto salvarvi da una fessura sul manto stradale, ma se per caso ci siete caduti sopra, allora è tutta colpa vostra! Questa la decisione del Tribunale di Milano che ha assolto il Comune, citato ai danni da un cittadino inciampato nel novembre 2011. L’uomo aveva chiesto il risarcimento dei danni all’integrità psicofisica, ma il giudice, pur riconoscendo che il comune è “custode della strada”, ha considerato che non è stato dimostrata la presenza di un “ostacolo imprevisto”. Diverso sarebbe, quindi, in caso di una buca nella strada o di un guard-rail mancante o ancora di un incrocio non ben segnalato: questi sì ostacoli imprevisti.

Per il Tribunale “il pavé, non presentando una pavimentazione di per sé uniforme, obbliga i pedoni a una maggiore attenzione e diligenza”. Inoltre l’uomo è stato “incastrato” dal fatto che camminasse in pieno giorno e con la luce, ovvero in condizioni perfettamente visibili. E c’è di più: “La calzatura maschile - prosegue il giudice – verosimilmente indossata dall’attore, avrebbe comunque favorito un affidabile appoggio del piede sul pavé, a differenza di una scarpa femminile, con tacco sottile, che potrebbe rendere più difficoltoso mantenere l’equilibrio tra gli interstizi del porfido, richiedendo ancora maggiore attenzione”.

Giulia Iemma

Sarà così la vita, chiedesti,
comincia in un punto come se fosse un petalo,
e poi si disperde in tutte le direzioni?
E poi la vita ci richiamava alla realtà, la vita quotidiana
a volte concede alcune fessure, ma si richiudono subito.

Si fissa l’oscurità con gli occhi spalancati
e si aspetta che faccia giorno.

Ma tu, amore mio, ci sarai di nuovo?
Avrai fatto come me il tuo viaggio di ritorno
e tutto starà per incominciare di nuovo, ripartendo dal principio?

La vita riserva sempre grandi sorprese:
basta avere la pazienza di aspettare che ce le offra.
E tu eri felice, nel frattempo.
Perché le persone possono essere felici, nei loro frattempi.

…e per addormentarmi penso che ti scriverei che non sapevo
che il tempo non aspetta, davvero non lo sapevo,
non si pensa mai che il tempo è fatto di gocce…
…e quel tempo era così rapido e impaziente,
ora è lunghissimo da passare in certe ore del pomeriggio,
soprattutto sul fare dell’inverno, quando se ne va l’equinozio
e la sera cala a tradimento…

E ti direi anche che ti aspetto,
anche se non si aspetta chi non può tornare.

Antonio Tabucchi

Ada si sveglia di soprassalto e si sente come in mezzo a un campo minato.
Non vede i nemici, non con gli occhi, ma li sente.
Li avverte vicini, bisbigliare frasi oscene, nascosti nel buio, coperti da un dolore denso e nauseabondo.
Tutto, intorno, le pare scoppiare.
Di colpo la scena si capovolge.
Resta la sensazione, sa di essere osservata, ma le cose non sono più le stesse.
Non è nel campo.
È lei la mina, lei che sta per esplodere.
Si volta intorno e realizza.
La tapparella chiusa lascia filtrare un filo di luce dalle fessure.
Il clima di festa le fa tremare le palpebre pesanti.
Da lontano sente qualcuno che canta Bianco Natale in maniera strozzata. Sembrano ubriachi e quelle parole urlate in modo così sguaiato le rimbalzano in testa, riportandola sulla terra, fuori da quel sogno così reale e vicino.
—  Luca Martini, L’amore non c’entra

E poi c'è questo coraggio splendido, il coraggio di crescere ovunque, ai lati della strada, tra l'asfalto, tra le fessure di una panchina. Voglio il coraggio dei papaveri.

Alla fine questa mattina, dopo ore cercando di trovare un piccolo spazio incontaminato da pensieri dentro la mia testa, sono andata alla finestra a guardare la pioggia.
Tante volte ho desiderato di voler vivere in un bel posto con una bella vista per godermi a pieno anche queste piccole cose. Tante altre volte mi sono ritrovata a guardare fuori dalle fessure della tapparella e pensare “ma chi me l'ha fatto fare ad alzarmi” per poi tornare disgustata e anche parecchio triste al nulla che stavo facendo. Questa mattina è successo ancora: ho guardato fuori dopo giorni che non lo facevo, ho visto un posto che volevo dimenticare, ho fatto una brutta faccia e sono tornata a letto. Meglio il soffitto di quella vista.
Solo che questa volta, per quei pochi secondi che sono rimasta a guardare fuori, ho pensato che non mi sarebbe dispiaciuto per niente, scendere e accovacciarmi in mezzo alla strada, addormentarmi li in quel modo. Poi questo pensiero mi ha tenuta sveglia per altre ore, ma ormai è la norma.

anonymous asked:

Aww.. appunto te l'ho detta.. volevo farti sorridere :3

Sai
In questo momento, nonostante tutti i ragazzi che ci stanno provando a farmi sorridere.
Ecco io vorrei vedere il suo di sorriso.
Andrea quando sorride diventa ancora più bello, se possibile. I suoi occhi si rimpiccioliscono a fessure minuscole e sembra quasi un cinese ma è una cosa dolce. Ho visto una sua foto, gli è cresciuta ancora la barba e vorrei tanto metterci dentro le dita, accarezzargliela, baciargliela.
Dio mio.
Devo stare calma.