feriali

I cappelletti, in Emilia, li mangiamo nei giorni di festa. Magari adesso li mangiamo anche nei feriali, soprattutto quando hai una nonna che fa una sfoglia di venticinque uova e per finire tutti i cappelletti che ne vengon fuori ci metti qualche mese, ma comunque, una volta, quando c'era la povertà, i cappelletti li mangiavamo solo nei giorni di festa. 
Il fascismo aveva abolito il Primo Maggio. Qui in Emilia, come racconta mio nonno Corrado, giravano delle squadre che all'ora di pranzo irrompevano nelle case per vedere se qualcuno stava mangiando dei cappelletti. Quando trovavano una famiglia che li mangiava, i fascisti sbaraccavano la tavola e picchiavano e bastonavano i malcapitati.
Gli emiliani antifascisti, durante il fascismo, il Primo Maggio si erano abituati a mangiare i cappelletti di nascosto.
Mi facevi ridere e, allora, trovavo impensabile che proprio tu potessi un giorno farmi piangere. Mi sbagliavo. Con te, ho conosciuto la disperazione, quella che ti costringe a farti a pezzi per non sentirti solo, che ti fa urlare davanti allo schermo di un computer, sul patio di una casa in cui non sei più la benvenuta, a bordo di un treno che da allora ha cambiato destinazione. Ti ho cercato al punto di perdermi, ti ho amato al punto da odiarmi, ti ho voluto al punto da non accettare neppure me stessa. Ho iniziato a scrivere per non permettere alla vita di cancellarci, per ritagliarci uno spazio sulla carta ora che non ne avevamo più uno nei giorni festivi e in quelli feriali. Ti ho amato al punto da odiare chi è arrivato dopo di te, da trovare ancora i tuoi occhi, la tua voce, la tua schiena bianca tra le pagine di un libro chiunque. Ti ho amato e, questo non cambia dopo tutti gli anni lontani, gli abbracci spezzati, le chiamate perse e i sogni infranti.