fatte io

Che è meglio così.
Tanto prima o poi ci saremmo dati la colpa delle cose non fatte.
Tanto io avrei rinunciato a tutto e tu avresti abbandonato qualcosa, e poi guardandoci negli occhi non avremmo più fatto l'amore.
Tanto ti saresti ricordato di tutti quei sogni di cui non facevo parte, più semplici, meno consapevoli.
Tanto prima o poi ci saremmo tenuti la mano per abitudine e non per voglia.
Tanto prima o poi saremmo finiti come quelle coppie infelici e stanche, con la paura di lasciare tutto per monotonia.
Tanto mi avresti odiato, e non avrei potuto sopportare di vederti vivere infelice sul divano di casa mia.

Ti ho preferito lontano con la certezza che mi ami ancora.
Ho preferito vederti arrabbiato più che indifferente.
Ho preferito che ricordassi la nostra storia, per sempre, come una cosa bella al pensiero che un giorno potessi guardarmi negli occhi e capire che avevi sbagliato tutto, che non ero più io quello che volevi, nonostante io fossi sempre io.
È stata la parte della mia esistenza in cui ho sentito di vivere più che trascinarmi in respiri annoiati, ma va bene così: troverai qualcuno di più semplice, ed io qualcuno di più banale.

È questo che mi ripeto ogni notte, per convincermi di stare bene, convincerti a non mancarmi:
Che è meglio così, mi avresti odiato comunque.

anonymous asked:

- ai primi anni in cui abbiamo iniziato a frequentarci, alle cazzate fatte insieme. Io non voglio andare all'università, non mi sento pronta per niente e forse non lo sarò mai. Devo ancora fare 19 anni e solo al pensiero che l'anno prossimo ne dovrò fare 20 mi viene l'ansia e l'angoscia. Come l'hai presa tu la fine delle superiori? Ti prego aiutami, non credo di poter gestire tutto questo...

tesoro, purtroppo credo che quello che tu stai vivendo adesso sia il periodo più bello e, allo stesso tempo, più brutto della tua vita. io non volevo arrivare alla maturità perché non volevo finire le superiori, stavo troppo male, non volevo diventare adulta, a me andava benissimo restare nella mia scuola che, anche se cadeva a pezzi, era bellissima. un grande pezzo del mio cuore resterà sempre lì. ti consiglio di goderti al massimo questi giorni perché non torneranno più: le ultime interrogazioni, lo studio per la maturità, gli abbracci, i sorrisi e i pianti con i compagni, gli amici che ti tengono la mano mentre ripeti la tesina, la notte prima degli esami, la felicità e la tristezza della fine della scuola, della fine di tutto. sarei voluta bocciare solo per stare ancora lì.
io, l’estate dopo la maturità, cercavo di non pensare al fatto che fosse finito tutto: iniziai il corso di patente, uscivo sempre, andavo spesso al mare, mi feci le mie vacanze, leggevo, scrivevo e tenevo la mente occupata. però, ogni tanto, sentivo la radio e c’era fragola che diceva “quest’inverno dove andremo non importa”, jovanotti che cantava “e che settembre ci porti una strana felicità” e cremonini che augurava “buon viaggio” e, in quei momenti, mi sentivo un po’ male, provavo troppa nostalgia e pensavo al fatto che non volevo crescere. il 14 settembre mi iniziò l’università e, nonostante mi piacesse, non volevo andarci perché volevo tornare alle mie amate superiori con i miei bellissimi amici. però, nella vita niente dura per sempre, dobbiamo accettarlo e dobbiamo voltare pagina. l’università, fare 20 anni e crescere non saranno le cose più belle della vita, ma fidati che tra qualche anno le rimpiangeremo. per cui, ascolta “buon viaggio” di cremonini e goditi appieno il tuo bellissimo percorso e la tua vita. in bocca al lupo per tutto tesoro.

Stavo riguardando vecchie foto e mi sono resa conto di quante persone ho conosciuto in vita mia,di quante persone che avevo reso parte integrante della mia vita ho perso.Tante persone che consideravo i miei “migliori amici”,tante persone a cui tenevo davvero tanto.Persone con cui ora non parlo nemmeno più.Ho perso così tanti amici,dai più vecchi ai più recenti,che ormai ne ho perso il conto.Sarà per il mio brutto vizio di dare troppo amore alle persone a cui mi affeziono.Forse è vero quello che si dice"troppo amore manda via le persone".Per averne fatte allontanare così tante io devo aver dato davvero tanto amore.Ma non lo faccio apposta.Ogni volta che conosco qualcuno di nuovo mi ri-prometto di non affezionarmi troppo in modo da non dare sempre tutto quel l'amore che,a quanto pare,manda via tutti.Non riesco mai a mantenerla questa promessa,è più forte di me,io do amore a tutti forse perché so cosa si prova a non ricevere amore.Il che può sembrare una frase scontatissima,ma è così,e non sto parlando dell'amore che ti danno i genitori,io parlo dell'amore che ti danno le persone che non fanno parte della famiglia,le persone che inizialmente sono estranee,quelle che conosci a scuola,o per caso,e che sono comunque parte fondamentale della vita di chiunque.Gli amici.Si,perché alla fine tutto il mio discorso è basato su questo.Poche sono le amicizie che durano a vita e la maggior parte finiscono per uno sbaglio che l'altra persona non riesce a perdonare.Oppure semplicemente perché si è stronzi e ci si scoccia di una persona e vogliamo passare ad un'altra senza un reale motivo.
Questo non voleva essere uno di quei discorsi fighi che si trovano spesso qui su tumblr,anche perché non sono molto brava a scrivere,ma semplicemente uno sfogo.E vorrei aggiungere una cosa,se tenete davvero ad una persona non lasciatela andare via,mettete da parte l'orgoglio e parlate.Date tanto amore alle persone e vedrete che prima o poi troverete quella persona che del vostro amore non ne avrà mai abbastanza e sarà disposta a concedervi il suo di amore per compensare quello che voi state dando a lei.E quando troverete questa persona,la cosa più stupida che potreste fare è lasciarvela scappare.

anonymous asked:

Alessia non ce le hai le lentiggini porca troia. Non ce le hai. Te le disegni con le applicazioni per cellulare. Per quale diavolo di motivo dovresti inventare di averle? Ti conosco da anni e non hai mai avuto mezza lentiggine.

Ehm, ovvio che quelle sono fatte con l'applicazione, io le lentiggini le ho solo sul naso, mi sono uscite perché ho preso un po’ di sole e col trucco non si vedono. Però permettimi una cosa: ma chi ti conosce? Perché ne stai facendo un affare di stato? And who hurt you?

E se oggi mi chiedessero “Lo ami ancora?”
Io sono certa che risponderei “si”, senza pensare, senza indugiare, senza avere dubbi, risposta secca.
“Anche dopo tutto il male che ti ha fatto?”
Risponderei ancora “si”, anche se ora so che mi hai dimenticata, anche se so che mi hai buttata nel dimenticatoio senza pensarci due volte, anche se mi hai mentito, anche se non eri quello che dicevi di essere; io ti amo ancora. A dire la verità non ho mai smesso, nemmeno quando dicevo a tutti che volevo vederti soffrire come avevo sofferto io. Non importa come sono andate le cose, okay? Non mi importa del dolore che mi hai provocato e di tutte quelle ferite che facevano sempre più male, non mi importa di quante volte il mio cuore nel petto ha iniziato ad andare veloce e poi a contorcersi, non mi importa più di tutte quelle lacrime che mi hai fatto versare. E sai cosa? Non mi importa nemmeno se ora non sono neanche un tuo ricordo, voglio che tu sappia che sei il mio, tu sei quel ricordo che fa male ma che fa sorridere perché dopo tutto quel male l'unica luce che sono riuscita a vedere è stata con te. Il nostro è stato un amore finito. Nel senso che doveva iniziare ma era finito da un pezzo, perché non si poteva, perché non potevamo stare insieme. Eravamo fatti per stare insieme ma non potevamo stare insieme. Ma ti giuro che ogni cosa che ci siamo detti, che ci siamo promessi, mi è rimasta incisa nel cuore e non andrà mai via nonostante il tempo che passerà. E sai qual'è la cosa più brutta? Che noi non ci vedremo mai, mai. Ci siamo visti nei pensieri, nei ricordi, nelle parole ma le nostre mani non si intrecceranno mai come si sono intrecciate le nostre promesse.

“E tutte quelle promesse? Non le mantieni?”
“Non sono riuscito a mantenere nemmeno le promesse fatte a me stesso.”

“Io devo andare, non posso restare qui. Devo andare lontana da quest'amore impossibile, non posso essere colpita ancora. Siamo fatti per stare insieme ma non possiamo stare insieme, addio.”

E se oggi mi chiedessero: “lo ami ancora?”
Risponderei: “si, e se avessi avuto solo un po’ di coraggio per restare, avrei annullato tutto il male da lui provocato. L'unico mio sbaglio e di aver atteso a lungo prima di dirgli che lo amavo.”
Ovunque tu sia, ora, e con chiunque tu ti trova, sappi che ti amo come ti amavo allora.

—  …

Io?
Io odio tutti.
Odio quelli troppo pessimisti e quelli troppo ottimisti.
Odio quelli sempre in cerca di attenzioni.
Odio chi si ferma alle apparenze.
Odio chi confonde il “ti amo” con il “mi piaci”
Odio quelli che “saremo amici per sempre” , e poi ti ritrovi un mese dopo col groppo in gola a fissare le vecchie chat.
Odio chi si conforma alla massa.
Odio chi confonde l'essere sinceri con l'essere stronzi.
Odio quelli che fingono di star male solo per avere attenzioni, mentre chi sta davvero male crolla in silenzio.
Odio quelli che piangono ad ogni minimo fallimento ma che sbattono in faccia agli altri i propri successi, perchè non tollero l'ipocrisia.
Odio quelli che “ma io sono una persona modesta” , perchè sono i peggiori dei megalomani.
Odio le persone superficiali e quelle che non si fanno mai i cazzi loro.
Odio quelli che cambiano idea con la stessa rapidità con cui si cambiano i calzini.
Odio chi crede di conoscermi.
Odio i razzisti, gli omofobi e tutte le altre teste di cazzo.
Odio chi giudica sempre.
Odio quelli perennemente indecisi e quelli troppo sicuri.
Odio chi impone agli altri il proprio sogno.
Odio quelli che considerano ogni minima cosa una gara, perchè l'unico premio che potranno mai vincere è quello per la stupidità.
Odio chi ha sempre la pappa pronta mentre io mi devo fare il culo.
Odio i falsi complimenti e i sorrisi ambigui.
Odio i vecchi che “tutti teppisti ‘sti giovani” e i ragazzi senza rispetto.
Odio quelli coi risvoltini e le calze con la marijuana.
Odio le bimbe di 10 anni che si vantano di essersi fatte il mondo, mentre io tengo ancora il mio primo bacio da parte.
Odio chi si intromette nei discorsi.
Odio quelli troppo insistenti e quelli che mollano alla prima difficoltà.
Odio le persone stupide, il che restringe il campo al 90% della popolazione umana.
Odio tutti, anche me.

Perciò, caro lettore, se non ti sei rivisto in nessuna di queste descrizioni, complimenti, perchè appartieni a quel 10% che amo.

3

Caro Michael,
dicono che quando si prova molta rabbia nei confronti di una persona l’unico modo per sfogarla sia o urlargli i peggio insulti contro o scriverli tutti in una lettera. Siccome quei 148 km che ci separano ci sono e ci saranno sempre, opto per la seconda scelta. Perché io ti odio Michael. Ti odio da fare schifo, a volte quasi me ne vergogno; io che non ho mai odiato nessuno. Non ti odio tanto perché ora stai lì con lei e non con me, neanche perché hai smesso di cercare me ogni mattina. Io ti odio perché mi hai ridotta così, mi hai trasformata in una persona che odio. Sono debole, solo a sentire il tuo nome abbasso lo sguardo perché mi si formano le lacrime agli occhi. Io ti odio perché mi hai lasciata andare, come se io per te non fossi stata nessuno. Ti odio perché mi hai illusa, mi hai fatto credere che saresti venuto qui da me ma non l’avresti mai fatto vero? Ti odio perché mi hai soltanto usata, tu non volevi solamente rimanere solo, non mi amavi come dicevi. Ti odio perché mi stai facendo scrivere con le lacrime agli occhi, perché mi fai piangere la notte, perché mi hai tolto la fame e il sonno. Ti odio perché mi hai fatto innamorare, io che avevo giurato a me stessa di non innamorarmi mai. Ti odio perché mi hai spezzato il cuore ed è vero che si sente un rumore di vetri rotti, perché io mi sento devastata dentro. Ma nonostante tutto questo male che mi hai causato, dopo tutte le promesse fatte che non manterrai, io non riesco a odiarti come dovrei. Tu mi hai resa felice, sarebbe stupido negarlo. “Ti ho dato i miei giorni migliori dei miei anni peggiori”, e ti giuro, non c’è una frase più vera per me al momento. Sapevi farmi ridere ma ridere davvero come non facevo da quando ero piccola. Ti ho regalato il sorriso più vero che io abbia mai fatto, non è proprio di quello che ti sei innamorato? Dicevi che la prima sera che mi hai vista eri rimasto incantato dal sorriso che ti avevo rivolto nel presentarmi. Nel momento stesso in cui le nostre mani si erano strette avevo capito che per me saresti stato importante. Ero colpita dai tuoi occhi, gli unici che sono stati in grado di leggermi dentro; mi faceva sentire nuda e allo stesso tempo finalmente capita quel tuo sguardo. Il tuo profumo sapeva di casa e ti giuro che dopo quella settimana non mi sono mai più sentita ‘giusta’ in un luogo come mi ero sentita tra le tue braccia. Le tue braccia che mi riscaldavano quando faceva freddo; le tue braccia che mi sorreggevano quando c’era mare mosso; le tue braccia che mi tenevano stretta a te facendomi sentire piccola. Ero la tua chicca, ricordi? A quante altre hai dato quel nome?.. Ricordo i nostri baci, tutti, dal primo all’ultimo. Il primo l’hai voluto tu: mi hai preso il viso tra le tue mani e mi hai baciata con sicurezza. E io non volevo che accadesse perché non era giusto, ma come si fa a considerare un errore un bacio che ti aggiusta tutti i casini che hai dentro? Ricordo anche quei baci che sapevano di alcool, quelli che sono stati un po’ poi spinti, che tu probabilmente non ti ricorderai più. Ricordo quel tuo bacio sulla fronte, quello che mi ha fatta innamorare. Hai acceso in me desideri nuovi, non lo voglio negare. Sapevi toccarmi nei punti giusti, senza mai eccedere: facevo l’amore con te solo guardandoti negli occhi. E ora mi viene spontaneo chiedertelo, tu volevi solo sesso da me, vero? Credimi non c’è risposta che più mi terrorizzi. Ho messo tutto il mio cuore in qualcosa che non poteva durare e lo sapevo. Il problema ora sta nel riuscire a far finire qualcosa che, almeno per me, era già iniziato. Mi hai dato tanto, in così poco tempo e ancora non riesco a capire come tu ci sia riuscito. Come hai fatto a prendermi in giro così bene? Come facevi a mentire? Come conoscevi il modo per farmi stare bene? Ci sono momenti durante la giornata in cui ‘rivedo’ nella mia mente noi due insieme: ci sei tu che mi fai le trecce, tu che mi lasci le fette di pizza che voglio, c’è la tua risata nel vedermi andare contro una colonna. Ci sei tu che prendi il caffellatte con nove bustine di zucchero, tu che cerchi di coprirmi perché dici che se no gli altri mi vedono, tu che con 7 gradi rimani in maniche corte pur di non farmi prender freddo. Ci sei tu che ti addormenti tra le mie braccia e ancora tu che mi mordi le dita per svegliarmi, tu che ti arrabbi se metto il tuo cappello. Ci sono tante altre cose che rimarranno solo nostre perché gli altri non potrebbero mai capire. Capisci ora quanto sia frustante per me non riuscire ad odiarti? Mi hai mentito, mi hai usata, mi hai tradita ma nonostante questo io non ti odio, neanche un po’. Non è forse questo già amore? A volte, la sera soprattutto, mi ritrovo a chiedermi se tu a me ci ripensi mai. Se ti manco o se almeno un po’ ti dispiace per non aver mantenuto tutte le promesse che mi avevi fatto. Ci credevi davvero quando dicevi di amarmi? Tra due anni verrai davvero a vivere qua con me? Davvero non mi dimenticherai mai? Ma ora non importa, va bene così anche se nulla va bene. Ci sarà sempre un po’ di te in me perché se anche quello che ci ha legati era finzione, tu mi hai salvata e non smetterò mai di ringraziarti per questo. Ti auguro il meglio perché, nonostante tutto, te lo meriti. E guarda, t’amo così tanto da preferire la tua felicità alla mia.
Ps. Ricordati che devi ancora farmi leggere la canzone che hai scritto per me.

Oggi è una giornata speciale. Mio figlio fa la prima comunione. Non mi importa che a molti potrà sembrare una scelta obbligata e arcaica. Io credo in Dio e mi sarei sentita molto sola se non avessi avuto la fede a sostenermi nelle lunghe notti in ospedale con mio figlio. Lui seguirà il suo percorso. Farà le sue scelte come le ho fatte io. Ora dorme il sonno dei giusti. Tra poco lo sveglierò e subito dopo il buongiorno pricipesso ( come lo chiamo io) inizieremo la giornata con le prime medicine. Poi colazione e altre medicine. La situazione sta peggiorando. Ci avevano avvertiti che sarebbe successo ma quando arriva il momento non si è mai pronti. Lui é il ritratto della salute. Nessuno direbbe che il suo cuoricino malandato stia mandando a puttane tutti gli organi interni. Ma questo è quanto.
Ma oggi è il suo giorno. Suo padre ed io siamo incredibilmente fieri di Lui. È un ragazzino educato sorridente e con un profondo senso della giustizia. È il mio bambino. E spero che si trasformi in un adulto amorevole.

Ho provato una fitta di dolore e di delusione, proprio così, quando ho capito che dentro di te esiste anche la capacità di fingere.
Capisci? La sorprendente disinvoltura con cui ti destreggi tra realtà e finzione… A ripensarci, mi fa effetto scoprire che sei capace di immaginare qualcosa con tanta forza di auto convincimento (che è fatta del materiale di cui sono fatte le menzogne).
(..) E io ci ho creduto perché è il primo articolo della nostra costituzione, ricordi?
A volte provochi in me dolori simili a quelli che si provano durante la crescita - nelle articolazioni dell'anima, però. Certi giorni sento che sono ancora molto lontano dal conoscerti come vorrei. Ed è già agosto.
—  D. Grossman - “Che tu sia per me il coltello”
E’ personale, è lungo, non lo leggete per favore

Quando avevo poco più di due anni coi miei andammo a vedere la statua della libertà, ho le foto di me che gioco in un fast food con una ragazzina con gli occhi a mandorla.
Mamma mi racconta sempre che mi son messa a piangere nel salutarla perchè non potevo più giocare con lei.
Ero figlia di italiani, cioè lo sono ancora per carità, ma lì ero straniera, il che è strano visto che stranieri in quella terra lo eravamo tutti, però c'era qualcuno, come me, che era più straniero di altri.
Io avevo mia madre che mi preparava sempre i panini a casa per merenda, quindi non mangiavo a mensa come gli altri e avevo le fette di torta fatte da mia mamma a casa anzichè quei dolci chimici del posto che tutti mangiavano e mettevo le tute della benetton che odiavo tantissimo, ma le mandavano le zie dall'italia quindi mamma diceva che erano fatte meglio e io andavo a scuola in tuta anche se non avevamo ginnastica.
Capirete che per una ragazzina era un grosso patto che doveva fare con se stessa pur di non piangere e sembrare debole e viziata.
Quindi non mangiavo le cose fiche e non mettevo i leggings con gli scalda muscoli colorati come facevano tutti, io no.
Io ero italiana, di origini, dentro e fuori.
Il mio migiliore amico in prima elementare era giapponese e anche lui a scuola portava quelle vaschette multiscomparto in cui metteva quelle cose strane che io prontamente scambiavo col mio panino con la mortadella e a lui piaceva e anche a me piacevano quelle cose sue strane.
I miei vicini di casa, due ragazzini, Ronny e Johnny non so forse erano americani da generazioni perchè non mostravano in nessun modo altre provenienze, ma altri due erano due coreani e altri due erano italiani, tutti maschi.
Pure quando mi trasferì in Italia anni dopo i condomini erano tutti maschi tanto che la padrona di casa quando mi vide fece proprio “finalmente una femminuccia” è per questo che io son cresciuta a calcio e macchinine.
Sempre oltre oceano imparai ad andare in bici, mi insegnarono due ragazzi gay che stavano insieme, mi insegnarono pure ad arrampicarmi sugli alberi, erano i vicini di casa di mia zia.
Giocavo a baseball con due ragazzine armene e la mia migliore amica in seconda elementare era di origini bulgare, io e lei odiavamo, nemmeno troppo in segreto, un'altra che anche lei era dell'est, ma non so bene di dove.
Una ragazza veniva a scuola con il chiodo di pelle e i capelli colorati di rosa, tipo Jem, avevamo sette anni, non so cosa passasse nella testa dei genitori, ma lei era molto affezionata a me, mi prendeva in disparte e mi diceva che gli altri erano diversi, a me lei faceva ridere, non mi era antipatica, però non la reputavo mia amica mentre invece lei sì, stava sempre attaccata a me.
Sta cosa m'è sempre successa, ho sempre avuto gente, ragazze soprattutto, ragazze diciamo con del disagio, che si affezionano.
Non so.
E quindi eravamo io sta matta coi capelli fucsia e un'altra che se non si sedeva vicino a me piangeva, questa era latina pure lei, ma non so dire di dove, si chiamava Giorgia, forse italiana anche, non so, so solo che alla fine lei non ce la fece, nel senso che non si integrava, era inutile, a scuola si cercava in ogni modo di assecondarla e però ad un certo punto non venne più.
Mia madre un giorno mi portò a trovarla a casa perchè sapeva che lei ci teneva e a dire il vero anche io.
Bene, lei stava bene.
Era appena tornata da scuola e aveva l'uniforme, andava in una scuola privata cattolica, dalle suore, nella stessa scuola in cui io andavo per catechismo, lei ci studiava.
Era felice, mi ricordo che non la vidi mai così felice come quella volta e allora chiesi a mia madre come mai dalle suore lei era felice e con noi no.
Mamma mi rispose che non tutti siamo uguali e Giorgia stava bene dalle suore.
E io nemmeno stavo bene lì.
Non mi integravo, io dico dico, ma avevo molti problemi, ero anche io una disadattata, come la ragazza coi capelli rosa, come le spagnole che non riuscivano ad imparare la lingua manco a cannonate, come Giorgia che aveva necessità di un ambiente meno caotico e più affettuoso, forse questo era.
Io dovevo entrare al suono della campanella in fila indiana, non potevo portare un sacchetto per il pranzo diverso dagli altri, anche il quaderno doveva essere lo stesso per tutti e anche la scrittura.
Ogni mattina dire le preghiere, il giuramento alla patri e cantare l'inno della nazione e alzare la mano al suono del tuo nome, senza dire nulla.
Venerdì pizza.
E non facevo più amicizia, mi ritiravo proprio a braccia conserte e se qualcuno si avvicinava io piangevo.
Non si sapeva più che fare, mi ero isolata e se qualcuno cercava di tirarmi fuori io piangevo
Ad un certo punto mi ribellai non so a cosa forse a questa diversità omogeneizzata a forza.
Eravamo talmente tutti diversi che davvero si impegnavano a renderci i più uguali possibile.
E io ad un certo punto mi ribellai, iniziai a piangere senza smettere mai.
Mi rifiutavo di scrivere sul quaderno uguale a tutti gli altri, mi rifiutavo di usare lo stesso sacchetto di tutti, mi rifiutavo di alzarmi solo quando me lo dicevano, mi rifiutavo e basta.
E psicologo fu.
E poi fu Italia.
Per salvarmi dicono i miei, ma secondo me anche loro non vedevano l'ora di venir via.
Qui non posso spiegare le differenze che notavo, proprio che io vivevo praticamente a New York e i miei nonni nelle campagne calabresi, non so, dovete rendervene conto.
Era tutto molto più bello e io non piangevo più.
Cioè piangevo, ma meno e se per caso mi arrivava l'attimo di sconforto, quel momento in cui pensi che non ce la puoi fare, che hai bisogno di una mano da tua madre da non so da chiunque qui arrivava, i compagni di classe mi porgevano caramelle e io ridevo.
Ero piccola, facevo le scuole elementari e già soffrivo davvero molto.
Gli psicologi dissero che la società americana mi metteva sotto pressione e io non volevo competere, non volevo essere la prima della classe, volevo giocare.
I miei sbagliarono a pretendere, questo me lo dicono ancora, a meno di un anno camminavo, a due anni mangiavo da sola, il pannolino mamma ricorda di avermelo levato ad un anno anche di notte, io mi alzavo e andavo al bagno e loro smisero di accettarmi nel loro letto quasi da subito.
Ero la prima figlia, volevano che diventassi un esempio, come quel mio amico coreano che suonava il violino ed era bravissimo a neanche sei anni.
Però io rovinai tutti i piani.
E l'Italia mi ha salvata.
Resto una persona in gambissima per carità, ma mi prendo il mio tempo adesso e ne perdo pure e sia chiaro ho avuto un'infanzia disastrosa per quel che ricordo, ma so che non è colpa di nessuno.
E’ che volevo parlare dell'america e delle sue serie e pericolose contraddizioni, del perchè è una società malata, piena di cose così diverse che è un attimo nel prenderle nel modo sbagliato.
Tanto potenziale amore che invece in atto diventa odio e pressione e distanza e non bisogna generalizzare, certo, ma vorrei si capisse che certe volte è difficile e non sempre è colpa di qualcuno.
E non c'è niente da capire.
Non qui.
Andate da un'altra parte.

Occhi neri

Sono salita sul treno e ho scelto un posto vicino al finestrino. Non c'era nessuno accanto o di fronte a me. Dopo qualche fermata è salito un uomo di colore, che aveva tratti simili agli indiani e ai pakistani. Ma poteva essere pure arabo, non lo so e poco conta. Mi ha guardata e si è seduto di fronte a me. Ha spalancato le gambe e le ha stese invadendo un po’ il mio spazio, quasi a volerlo delimitare. Io sono rimasta ferma, al mio posto, avevo le cuffiette nelle orecchie e ho fatto finta di niente guardando fuori. La posa che aveva assunto non mi è piaciuta affatto perché mi ha dato l'idea di voler dominare in qualche modo, non saprei spiegarmi meglio.
Ha iniziato a fissarmi con quei suoi grandi occhi neri imbarazzandomi e ha portato la sua mano sinistra all'altezza della zip che chiude i pantaloni. Ho pensato che non fosse il caso di impressionarsi e che probabilmente era un gesto involontario. Ho fatto finta di niente guardando fuori.
Ad un certo punto ho visto la mano muoversi. Mi sono ripetuta che forse stavo fraintendendo tutto e che era il caso di stare calma. Ho chiuso gli occhi e finto di voler dormire. Dopo un po’ li ho riaperti a causa di un rumore e anche lui li aveva chiusi ma la mano era sempre lì. Li ha aperti anche lui e incrociando il mio sguardo ha ripetuto il gesto. Questa cosa si è ripetuta tre/quattro volte.
Ho preso il cellulare, l'ho detto ad un amico, ho pensato di alzarmi ma non volevo farlo in modo brusco temendo una reazione non piacevole. Ho aspettato che si fermasse il treno per fingere di scendere e cambiare vagone. Il treno dopo alcune fermate non ne ha fatte più e allora io ho pensato che fosse solo il caso di restare immobile per timore che mi inseguisse. Infatti, quando ho capito che eravamo quasi nei pressi della stazione centrale, mi sono alzata e fermata dietro ad un ragazzo. Me lo sono ritrovato dietro, con la sua mano appoggiata ad una sbarra che mi sfiorava il braccio e ho notato che con l'altra continuava a toccarsi.
Appena si sono aperte le porte sono scesa subito dileguandomi in mezzo alla folla e correndo. Ho provato paura ma soprattutto schifo. La cosa che più mi ha stupito è stata la mia reazione. Seduta su quel treno ero quasi paralizzata, mi sembrava che dovessi essere io quella attenta ai gesti che facevo e non lui. Mi sono sentita anche un po’ sporca e fragile. Un disagio enorme. Un disagio accresciuto anche dai tanti fatti di cronaca che quasi quotidianamente danno notizia di una donna molestata o violentata. Non ho subito nulla di fisico ma mi ha dato troppo fastidio essere trattata in quel modo. Però non sono stata in grado di manifestarlo.
Ero stanchissima su quel treno. Stavo tornando a casa dopo la prima giornata di mare e sentivo (e sento) i battiti del cuore sotto ogni cm di pelle. Volevo tornare a casa pensando a questo e invece ho davanti agli occhi quell'immagine, in particolare quegli occhi neri che mi hanno fatta sentire uno schifo. Non l'ho detto neanche a mia madre per non farla preoccupare. Io me la sono cavata, tante ragazze e donne no, sono inciampate in uomini più insistenti e molesti. Ci penso sempre a quanto bisogna stare attenti, ogni volta che faccio un nuovo tragitto o mi trovo in un posto che non conosco. Ogni fatto di cronaca che riguarda una violenza accresce la rabbia e la paura. Perché un uomo deve arrogarsi del potere di far sentire una donna così? Mi sono resa conto che non si può affatto giudicare il comportamento di certe donne quando ci si chiede perché non hanno fatto questo o quell'altro: io, in quel momento, non sapevo cosa fare.

Era così infuriata. Era infuriata con se stessa perché non riusciva a reprimere quello che, ormai provava per lui. Era infuriata con se stessa perché non aveva saputo fingere abbastanza bene. Lui la attirava e la respingeva via, lontano, pensando di proteggerla. Ma ora, era inutile negare i propri sentimenti. Lo amava, ma non era come sentire gli angeli del paradiso, era come essere condannati per l'eternità tra le fiamme dell'inferno. Lui era il suo inferno, la punizione per una una colpa che non sapeva di aver compiuto. Era la sua redenzione.
Il vento che le lambiva i capelli le ricordò il canto V dell'inferno dantesco: il vento dei lussuriosi, era il contrappasso per la passione che avevano avuto in vita. E lei era forse diversa da Paolo e Francesca? Era diversa da Cleopatra? Era così diversa lei, che solo pochi minuti fa aveva perso il contatto con il mondo, con la ragione infiammata da tutta la passione che provava per lui?
La pioggia aveva riempito le strade di fango e ora le ricordava la condanna dei golosi: costretti a rotolarsi nel fango per sempre. Ed il sapore delle labbra di lui era una dolce tortura che la spingeva a volerne ancora un altro piccolo assaggio. Ma gli assaggi si sa, ti aprono la bocca dello stomaco e ti fanno avere più fame.
Non voleva condividerlo con nessuno, voleva che fosse tutto suo, non di quella smorfiosa.
Ma era pronta ad andare all'inferno per lui? Ma certo, lei c'era già. E preferiva di gran lungo l'inferno alla monotonia.
L'inferno l'avrebbe dannata.
E riscaldata.
E salvata.
Lui era la sua salvezza e la sua dannazione.
Sentì delle braccia cingerle la vita.
“Io non voglio essere la seconda scelta di nessuno. Ho sempre odiato esserlo.”
“Ma tu non sei la seconda scelta. Sei sempre stata la prima. Tu mi hai stravolto la vita. Tu sei il mio inferno e il mio paradiso. Ti desidero e non posso averti. Mi fai precipitare all'inferno con te e arrivare a toccare il paradiso. Sei la mia piccola parte di paradiso. Tutti credono che io sia un mostro, che non sia in grado di amarti, e forse è così, ma sto imparando a farlo. Tu…voglio che tu sia mia, solo mia, completamente mia, esclusivamente mia. E voglio essere tuo, solo tuo, completamente tuo, esclusivamente tuo.”
“Io…”
“E so che eri arrabbiata. E so che hai detto di non appartenere a nessuno. E so che hai detto di voler essere libera. So tutte queste cose e non mi interessano. Non mi interessano perché, anche se tu non sei mia, io ti appartengo. Ti appartengo ora e ti apparterrò sempre.”
Aveva le lacrime agli occhi ora.
“Dovrei odiarti.”
“Lo so ma….”
“Fai silenzio. Dovrei odiarti, eppure non ti odio. Hai baciato lei. Stai con lei. Quello che manca a noi due è il coraggio di amare. Siamo troppo testardi e orgogliosi per ammettere l'ovvio. Ma il mondo non è bianco e nero. E sono poi così diversi l'amore e il coraggio? Si fanno pazzie, si fanno cose che normalmente non si sarebbe fatte. Quindi, sì, io ti amo. E so che l'amore non è altro che andare a sbattere la testa contro un muro, la differenza è che potrei sempre smettere di andare a sbattere contro il muro. Con l'amore non è così. Io ti amo e ti amerò sempre e niente e nessuno potranno farmi smettere. Sei come una droga. Volevo solo un piccolo assaggio di te, un minuscolo assaggio, ma poi è iniziata la dipendenza. Io ho bisogno di te. Io voglio te…”
“Io amo te.”
“Io amo te.”
—  Katniss-the-Nephilim
Io per te
imparerei i nomi precisi di tutti gli alberi
e di tutte le costellazioni
per far bella figura.
Io per te
leggerei tutte le favole del mondo
per potertene raccontare una ogni mattina,
ché di sera magari si potrebbe fare l'amore.
Ma anche di mattina, dopo la favola.
Io per te
mi vestirei elegante una sera qualunque
per sentirti chiedere “è un'occasione speciale?”
“un pochino sì, ho imparato a restare”.
Se poi vorrai dirmi anche che sono bellina
o forse bella
(non bellissima che poi non ci credo)
ricordati che arrossisco volentieri.
Io per te
verrei al mare a giocare a palla tutta pallida come sono,
non mi vergognerei, o forse un pochino sì
ma poi mi passerebbe.
Mi passa sempre tutto, con te.
Io per te
canterei al karaoke una canzone d'amore,
magari di Vecchioni (lo sai, mi piace tanto)
mi renderei ridicola, ma mi guadagnerei un bel bacio
uno di quelli che, mentre li dai, sorridi
e ti sembra che tutte le persone siano felici
tutte quante, anche se è abbastanza impossibile.
Io per te
crederei alle promesse, nonostante di promesse me ne siano già state fatte tante
nonostante io ne abbia già fatte parecchie
senza averle mantenute.
Io per te
ricomincerei a dormire
che se tu mi dormissi accanto a che servirebbe agitarsi, cercarti nella notte, provare a piangere come si prova a vomitare dopo aver mangiato troppo?
un'indigestione di lacrime, a volte succede.
Se tu mi dormissi accanto che senso avrebbe
non dormire serena? Mi piacerebbe, mi sa.
Io per te
sto al numero 27 di via Leonardo
solo per te
perché per gli altri faccio sempre finta di non essere a casa.
Ti spero.
—  Susanna Casciani

anonymous asked:

1. Ciao, vorrei parlarti di una cosa, però, se mi risponderai, ti chiedo di non sminuire quello che ti sto dicendo, con frasi tipo 'quando sarai grande non ti importerà', 'è una cosa sciocca' ecc, ti prego, perché è una cosa a cui tengo molto

2. Comincio ad essere ‘grandina’, quasi 18 anni, e non ho ancora avuto una storia seria. Ma non è questo il problema. So che l'amore arriva quando vuole lui e quindi sotto questo aspetto sono tranquilla. Il problema è questo:
3. Più passa il tempo, più il mio futuro fidanzato, ovviamente, sarà grande. E quindi potrebbe già aver avuto quel 'meraviglioso primo amore’, quindi per lui io sarei il secondo, il terzo. Mentre per me lui sarebbe il primo 'meraviglioso primo amore’
4. Ecco. Il primo amore non si scorda mai, no? Quando lo si rivede a distanza di anni è un'emozione unica. Perché è con lui che hai condiviso per la prima volta tutte le cose più belle.
5. Io vorrei essere il primo amore di qualcuno. Ma non per 'manie di grandezza’ o che altro, ma per saper di condividere con lui un'esperienza davvero speciale. Sapere che lui mi porterà sempre nel cuore proprio per questo motivo. Invece no



Ora, intanto perdonami una serie di premesse.

Prima premessa: se tu vuoi un’opinione sincera, non devi porre nelle premesse “sì ma non dire questo o questo”. Perchè allora non vuoi un’opinione sincera da me, vuoi l’opinione che ti vuoi sentir dire, e vuoi arginare il più possibile la possibilità che l’opinione che chiedi, od il favore che chiedi, od il consiglio che chiedi, sia manipolabile e controllabile. Magari non lo fai coscientemente, le persone spesso non lo fanno coscientemente, ma è come - per esempio - se tu mi chiedessi “Senti ho un problema da risolvere ma non voglio risolverlo facendo questa cosa, quindi dimmi come risolverlo senza dirmi di fare questa cosa. Però sii sincero, ok?” Capisci bene che stai controllando la risposta. E non amo che le risposte vengano fuori controllate.

Seconda premessa: se mi mandate messaggi chilometrici di giorno, state sicuri che io non risponderò prima di sera. Questo perchè dal cellulare mi disturba - piano estetico mio - trovarmi la carrellata di messaggi separati così, ed aspetto di arrivare a casa - quindi al pc fisso - per racchiuderli tutti in uno singolo. Vale un po’ per te, come per tutti, e non mi stancherò mai e poi mai di ripeterlo: se vedete che vi sta uscendo fuori un papiro, piuttosto scrivetemi via messaggio, piuttosto intasatemi quella casella, così non sto appeso io che mi vedo l’esercito di messaggi sbocconcellati, e voi che pensate che sto stronzo (io) non vi si vuole inculare di pezza.

Premesse fatte, io sono totalmente contrario a questa forma romanzata dell’amore, e lo dico sempre. Non credo nel primo amore, credo magari all’ultimo amore, che è quello che ti porti appresso nella tomba, ma non è che il primo amore non si scorda mai: il primo amore a volte fa schifo, il primo amore a volte è un errore del cazzo che ti vuoi mettere da parte, il primo amore magari ti ha fatto stare di merda, ti ha trattato come una pezza da piedi, ti ha fatto sentire usato, deluso, minacciato, abusato, però tu da bravo coglione l’hai amato comunque e sei finito a pezzi. 

E magari, ancora, è stato il secondo amore a rimetterti in piedi, o magari è stato il terzo, o magari cristo santo quando avverrà sarai TU a rimettere in sesto una persona che s’è passata una serie di amori fallimentari, perchè per lui TU sarai il suo primo amore normale, il suo primo amore non tossico, il suo primo amore che non l’ha fatto sentire una merda umana come hanno fatto i precedenti.

Ma se tu ragioni così, come puoi mostrare a quella persona che lei è speciale? Perchè tu cerchi il tuo primo amore, e vorresti essere il primo amore di qualcuno, ma fidati cristo santo che a dispetto di quanto raccontano i libri, ogni amore è IL primo amore, ogni singolo amore per chi lo vive, è al PRIMO POSTO.

Ed è questa forse la cosa che dà più fastidio in questi tempi, che le persone possano ricominciare dopo amori finiti, che le persone possano amare di nuovo, che le persone abbiano non una quota finita, conclusa, fissa e stabile di amore, che lo dai un casino alla prima persona, lo dai un po’ meno alla seconda persona, lo dai ancora meno alla terza, e dopo un po’ lo finisci.

Non funziona così, davvero non funziona così e non potrà mai funzionare così.

Tu dai tutto alla prima persona. 

Stai di merda

Recuperi

E darai tutto alla seconda persona.

E così via, finchè non trovi quella con cui il suo tutto si può intrecciare al tuo tutto, ed allora secondo te a te od a quella persona, importerà qualcosa o fregherà mezza sega di essere uno il primo amore dell’altro, od il secondo, od il terzo, od il cinquantesimo?

E, ancora meglio, secondo te a persone che sono state trattate di merda dai loro primi amori, fregherà davvero qualcosa di quest’esperienza unica? Perchè tu dai troppo per scontato che si condividano sempre cose belle, e ti posso assicurare che a volte, giusto per dare questa secchiata d’acqua gelata di esame di realtà, capitano situazioni in cui la tua prima volta ottieni solo calci in faccia, e dalla seconda in poi le cose migliorano.

Però senza quella prima volta fallimentare, non potresti mai trovare la tua seconda volta perfetta.

Quindi no, mi spiace, il tuo discorso non ha presa su di me, e sì, nello stesso tempo stai tranquilla, che quando troverai quella persona, te ne fregherai davvero.