falpao

A quelli che si siedono nell’ultima fila per non essere osservati.
A chi quando gli fai un sorriso in ascensore abbassa lo sguardo e arrossisce.
A chi rimane digiuno ai buffet.
A quelli che non dicono niente quando qualcuno taglia la coda e passa avanti.
A quelli che si scusano anche quando non dovrebbero.
A chi è educato anche a costo di sembrare scemo.
A chi ha un’intelligenza arguta e sa riconoscere quando è il momento di non arrivare primo.
A tutti quelli che nella vita si sono persi un’occasione importante, perché un prepotente gliel’ha portata via.
A chi ha la risposta giusta e non alza la mano.
A quelli che ancora credono alla lealtà, a costo di essere sconfitti.
E niente.
Io vi vedo.
E siete proprio belli.
—  Roberto Pellico (via @falpao)

Oggi ho ricevuto una lettera bellissima, semplice, dove leggendola si sente la paura e la gioia di una madre, mi ha scritto perchè vuole ringraziare gli operatori dell’Elisoccorso che hanno salvato la vita a suo figlio da un brutto incidente in bici, un ragazzino di 14 anni investito da un auto mentre era in giro in bicicletta. Atterraggio di fortuna, intervento tempestivo, gentilezza, competenza. Ecco, queste sono le cose belle del mio lavoro, non solo numeri, non solo calcoli, costi e ricavi, ricavi e costi, ma anche la riconoscenza di persone che ringraziano e, con le loro possibilità versano una cifra modica (proprio come scrive questa signora) perchè ci tengono a dire “come cittadina che è grata di quanto la sanità ancora offre” e poi aggiunge “soprattutto perchè mio figlio è vivo anche se rotto”. (questo anche se è rotto è meraviglioso e io mi sono commossa e mi è sembrato, per un attimo, di essere dentro una puntata di E.R.).

Svegliarsi la mattina quando il sole è velato, vederlo filtrare dalla finestra come se avesse deciso di voler entrare lo stesso in casa a darmi il buongiorno, sentire per prima cosa una zampa sul naso che mi dice, ciao, era ora, ti stavo aspettando da un po’. Poi il pensiero “adesso colazione”, ci alziamo, il trotterellare dei passi felpati sul pavimento mi segue fino in cucina, metto caffettiera e bricco del latte sul fuoco, mentre si scalda preparo la ciotola per Ugo, apparecchio, tazza, biscotti, mi verso il caffelatte, mi siedo, guardo dalla fienstra il cielo sopra i tetti, le colombe volano dagli alberi alle antenne, dalle antenne agli alberi, i colori dell'autunno danno la pace.

Il gatto fa colazione con me, mi guarda e mangia, sorrido, resto a casa oggi, possiamo fare tutto con calma, non abbiamo nessuna fretta. Quanto mi fa sentire leggera il pensiero di “senza fretta”, potermi godere queste piccole cose, sapendo che sono così grandi per me.

Come stai, chiede. Come sto, non lo so neanche io come sto, certi giorni, pochi, mi sembra meglio, altri no, va proprio male, allora mi fermo e aspetto che passi, che torni il giorno del quasi meglio, prendo tempo e respiro piano. Il momento migliore della giornata è la mattina quando rimescolo il caffè, mi piace quel gesto lento, circolare, così lascio andare i pensieri cattivi e ascolto il rumore del cucchiaino che gira nella tazzina, annuso il profumo, intanto si raffredda.

Prendermi due giorni di ferie, non dirlo a nessuno, al lavoro far finta di essere via, a casa e con gli amici far finta di essere al lavoro, scollegarmi dal mondo, evitare i luoghi affollati per restare sola con i miei pensieri, come quando da piccola mi nascondevo e mia sorella preoccupata mi cercava per ore, poi mi diceva, tu sei muta e ribelle. Se sapesse che il silenzio è la miglior cura per me, pedalare, camminare, respirare, guardare le nuvole, accarezzare i gatti.

E’ che certe cose fanno piangere, allora ti devi nascondere dietro gli occhiali scuri e aspettare che il magone vada giù, niente da fare, resta lì, allora ti dici, respira, respira, vedrai che passa, e ti senti idiota e ti sembra che il mondo, che di solito non ti guarda mai, adesso sia tutto lì che osserva te.

Mi piacciono quelle cose stupide, inutili, gentili e inaspettate tipo: il signore sempre serio, scontroso, nervoso che alla mattina aspetta il treno e nell'attesa si fuma già due sigarette stamattina ha riso ai miei tre starnuti consecutivi, poi mi ha sorriso dicendomi, ehi salute è arrivato l'autunno, gli si è illuminata la faccia, e così non sembrava più il signore sempre serio, scontroso, nervoso che alla mattina aspetta il treno e nell'attesa si fuma già due sigarette.