evidenziare

Tess,
dato che non sono bravo a parlare della mia vita interiore, rubo qualche parola a Mr Darcy, che ti piace tanto. «Vi scrivo senza alcuna intenzione di procurarvi pena, o di umiliare me stesso, ritornando su desideri che, per la felicità di entrambi, non potranno essere dimenticati troppo in fretta. Gli sforzi che la scrittura e la lettura di questa lettera generano avrebbero potuto essere risparmiati se non fosse che il mio carattere mi ha imposto di scriverla. Perdonatemi quindi della libertà con la quale io domando la vostra attenzione. I vostri sentimenti, lo so, non ve lo faranno accettare volentieri, ma faccio appello al vostro senso di giustizia.»
So che ti ho fatta soffrire e che non ti merito, ma ti chiedo – anzi, ti scongiuro – di guardare oltre le mie azioni. So anche che ti chiedo sempre troppo, e mi dispiace. Se potessi cambiare il passato lo farei. Sei arrabbiata e delusa dal mio comportamento, e questo mi uccide. Invece di giustificarmi per quello che sono, ti racconterò di me: una versione di me che non hai mai conosciuto. Inizierò dalle cose che ricordo; sono sicuro che ce ne sono altre, ma giuro che da oggi in poi non ti terrò nascosto niente. Quando avevo nove anni ho rubato la bici del nostro vicino e ho rotto una ruota, e poi ho mentito. Lo stesso anno ho spaccato una finestra del salotto con una pallina da baseball e ho mentito. Sai già di mia madre e dei soldati. Mio padre se n'è andato poco dopo, e io ne sono stato felice.
Non avevo molti amici perché ero uno stronzo. Tormentavo i miei compagni classe, ogni santo giorno. Mi comportavo male con mia madre: non le ho praticamente mai detto che le voglio bene. Verso i tredici anni, con alcuni amici abbiamo rubato un mucchio di roba nella drogheria vicino a casa scassinando la porta. Non so perché l’abbiamo fatto, ma quando uno dei miei amici è stato scoperto l’ho minacciato affinché si prendesse la colpa, e lui l’ha fatto. Ho fumato la prima sigaretta a tredici anni. Faceva schifo e ho tossito per dieci minuti. Non ho più fumato, finché ho iniziato con l’erba; ma a questo ci arrivo tra poco.
A quattordici anni ho perso la verginità con la sorella maggiore del mio amico Mark. Aveva diciassette anni e andava a letto con tutti i nostri amici, non solo con me. È stato imbarazzante, ma mi è piaciuto. Dopo la prima volta non l’ho più rifatto fino ai quindici anni, ma da allora non sono più riuscito a smettere. Ragazze a caso, conosciute a qualche festa. Mentivo sempre sulla mia età, ed erano ragazze facili. A loro non importava niente di me, e a me non fregava un cazzo di loro.
Quell'anno ho iniziato a fumare l'erba, e ne fumavo tanta. E ho cominciato a bere: io e i miei amici rubavamo il liquore ai loro genitori o dovunque lo trovassimo. E ho iniziato a fare a botte con un sacco di gente. Qualche volta le prendevo, ma più spesso le davo. Ero sempre così incazzato, sempre, e far male a qualcuno era piacevole, era divertente. L’episodio peggiore è stato con un ragazzo di nome Tucker; la sua famiglia era povera e lui era sempre malvestito, e io lo tormentavo per questo. Gli facevo dei segnacci di penna sulla maglietta per vedere quante volte la metteva prima di lavarla. Sono stronzo, lo so.
Un giorno l’ho incrociato e gli ho dato una spallata, solo per provocarlo. Si è arrabbiato e mi ha insultato, e io non ci ho visto più. Gli ho rotto il naso, e sua madre non poteva permettersi neanche di portarlo dal dottore. Ma io ho continuato. Qualche mese dopo sua madre è morta e lui è andato in affido, da gente ricca, per sua fortuna. Un giorno l’ho incontrato per strada: era il mio sedicesimo compleanno, e lui aveva una macchina nuova. In quel momento gli avrei rotto il naso di nuovo, ma a ripensarci ora sono contento per lui.
Non ti racconto il resto dei miei sedici anni perché non ho fatto altro che bere, drogarmi e fare a botte. E anche a diciassette. Rigavo macchine, spaccavo vetrine. A diciott’anni ho conosciuto James. Mi stava simpatico perché non gliene fregava un cazzo di niente e di nessuno, come a me. Nella nostra compagnia bevevamo tutti i giorni. Tornavo a casa ubriaco ogni sera e vomitavo per terra, e mia madre doveva pulire. Quasi ogni sera spaccavo qualcosa… Eravamo una banda, e nessuno aveva il coraggio di disturbarci.
Sono iniziati i giochi, quelli di cui ti ho parlato, e sai com’è andata con Natalie. Quello è stato l’episodio più brutto, te lo giuro. So che ti disgusta il fatto che io non voglia sapere cosa ne è stato di lei. Non so perché non me ne importasse. Poco fa, mentre venivo in questo albergo, stavo pensando a lei. Non mi sento ancora in colpa quanto dovrei, ma stavo pensando a come mi sentirei se qualcuno facesse la stessa cosa a te. La sola idea mi ha quasi costretto ad accostare la macchina per vomitare. Ho fatto una cosa orribile. Anche un’altra delle ragazze, Melissa, aveva una cotta per me, ma non è successo niente, perché era antipatica e strillava sempre.
Ho raccontato a tutti che aveva problemi di igiene, laggiù… tutti hanno cominciato a prenderla in giro e lei non mi ha più dato fastidio. Una volta mi hanno arrestato per ubriachezza molesta e mia madre era così arrabbiata che ha lasciato che passassi la notte in cella. Poi, appena è venuta fuori la faccenda di Natalie, ha detto basta. Quando ha annunciato che voleva mandarmi in America, ho fatto una scenata. Non volevo rinunciare alla mia vita in Inghilterra, per quanto facesse schifo, per quanto io facessi schifo. Ma poi sono andato a un festival e ho preso a botte una persona davanti a tutti, e la mamma ha deciso. Ho fatto domanda alla WCU e naturalmente mi hanno preso.
All’inizio l’America mi faceva schifo. Odiavo tutto. Dover stare con mio padre mi faceva così incazzare che mi sono ribellato ancora di più, bevevo e andavo a tutte le feste della confraternita. La prima che ho conosciuto è stata Steph, e lei mi ha presentato gli altri. Io e Nate siamo andati subito d’accordo. Dan e Jace erano stronzi, Jace era il peggiore. Sai già della sorella di Dan, quindi non ci torno sopra. Da allora mi sono scopato qualche ragazza, ma non quante pensi tu. Dopo che io e te ci siamo baciati sono andato a letto un’altra volta con Molly, ma solo perché non riuscivo a smettere di pensare a te. Per tutto il tempo ho sognato che ci fossi tu lì con me. Speravo che bastasse, ma non è bastato. Sapevo che non eri tu. Tu saresti stata meglio. Continuavo a ripetermi: Se solo vedo Tessa un’altra volta capirò che è una stupida cotta, niente di più. Soltanto un’attrazione sessuale. Ma ogni volta che ti rivedevo volevo sempre di più. Trovavo nuovi modi per infastidirti, solo per sentirti pronunciare il mio nome. Volevo sapere cosa pensavi a lezione, quando fissavi il libro concentrata; volevo sapere cosa bisbigliavate tu e Landon, volevo sapere cosa scrivevi nella tua maledetta agenda. Un giorno ho perfino pensato di rubartela. Dopo quella volta nel tuo dormitorio, quando ti ho incasinato gli appunti e ti ho baciata spingendoti contro il muro, non sono più riuscito a starti lontano. Pensavo a te in continuazione. All’inizio non capivo il motivo di quell’ossessione. La prima volta che hai passato la notte con me ho capito: ho capito che ti amavo. Che avrei fatto qualsiasi cosa per te. So che é ridicolo dirtelo
ora, dopo tutto quello che ti ho fatto passare, ma è vero. Te lo giuro.
Mi sorprendevo a fantasticare (io! fantasticare!) sulla vita che avrei potuto avere con te. Ti immaginavo seduta sul divano con una penna tra i denti e un romanzo sulle ginocchia, i tuoi piedi sulle mie gambe. Non so perché, ma non riuscivo a togliermi quell’immagine dalla testa. Mi torturava, volerti così tanto e sapere che tu non mi avresti mai voluto allo stesso modo. Minacciavo chiunque tentasse di sedersi accanto a te, minacciavo Landon, solo per riuscire a starti vicino. Mi ripetevo che facevo tutte quelle cose soltanto per vincere la scommessa. Ma sapevo di mentire a me stesso. Non ero pronto ad ammetterlo. L’ossessione mi spingeva a fare cose assurde: sottolineavo brani dei romanzi che mi facevano pensare a te. Sai qual è stato il primo? «Discese giù, evitando per un bel po’ di guardarla, come si evita di guardare il sole; ma, come il sole, la vedeva senza guardarla.»
Ho capito di amarti quando mi sono messo a evidenziare Tolstoj, cazzo.
Quando ti ho detto che ti amavo davanti a tutti era vero: ma poi l’ho negato perché tu mi avevi respinto. Il giorno in cui mi hai detto di amarmi ho pensato per la prima volta di avere una speranza. Che avessimo una speranza. Non so perché ho continuato a farti soffrire. Non sprecherò il tuo tempo con delle scuse, perché non ne ho. Ho solo un mucchio di istinti e abitudini contro cui sto lottando, per te. So solo che tu mi rendi felice, Tess. Mi ami anche se non dovresti, e io ho bisogno di te. Ho sempre avuto bisogno di te e sempre ne avrò. Quando mi hai lasciato, dopo aver scoperto la verità, mi sono sentito morire. Ero perduto senza di te. Sono uscito con una ragazza, la settimana scorsa. Non volevo dirtelo, ma non posso rischiare di perderti un’altra volta. Non lo definirei neppure un appuntamento. Non è successo niente. Stavo per baciarla, ma mi sono fermato. Non riesco a baciare nessun’altra che te. Era noiosa, non c’è confronto con te. Nessuna sarà mai alla tua altezza.
Forse è troppo tardi per confessarti queste cose. Posso solo pregare che mi amerai lo stesso dopo aver letto questa lettera. In caso contrario, lo comprenderò. So che puoi trovare un uomo migliore di me. Non sono romantico,
non ti scriverò mai poesie e non ti dedicherò canzoni.
Non sono neppure gentile.
Non posso prometterti che non ti farò più del male, ma posso giurare che ti amerò fino al giorno della mia morte. Sono una persona orribile, e non ti merito, ma spero che mi darai una possibilità di riconquistare la tua fiducia. Mi dispiace di averti fatta soffrire e ti capisco se non riesci a perdonarmi.
Scusa. Non volevo scrivere così tanto. Evidentemente ho fatto più cazzate di quanto sospettassi.
Ti amo. Sempre.
Hardin
Elizhabet scese le scale accarezzando con le scheletriche dita il corrimano di mogano, sentì una fitta al petto che si propagò fermandomi il respiro: era la cosa più bella che abbia mai visto, fu come un terremoto, dentro me tremò tutto quanto, tremò talmente tanto che iniziai a temere che le vibrazioni potessero uscire fuori e distruggere la stanza. Lei non s'accorse di niente, continuava a reggere la coda del lungo abito nero, era un angelo vestito da diavolo tentatore. Le spalle scoperte, il tessuto più stretto in vita ad evidenziare i seni, il girocollo che dava maggior rilevanza al suo sterno, la lunga coda dell'abito. Sembrava un sole, un sole nero. Era un eclissi. Appena puntò le gemme che aveva al posto degli occhi su di me, il resto del mondo si eclissò.
—  Perlabionda.
Volete fare tanto le vip, tanto le fighe, tanto le donne con un iphone in mano e vestiti firmati e poi non sapete fare un discorso logico. Volete tanto fare gli uomini forti, gli uomini che sanno ciò che fanno e poi vi perdete in un bicchier d’acqua.Volete fare tanto gli intelligenti ma se vi chiediamo chi è Bukowski rispondete che è un cantante. Siete sempre aggiornati sulle nuove mode ma non aggiornate il vostro cervello. Fate tanto le migliori amiche e poi vi sparlate dietro. Prendete in giro chi è “asociale”, sapete una cosa do ragione a colui che secondo voi è “asociale” meglio essere come lui che stare con voi che siete una massa di idioti. Voi che avete sempre un giudizio positivo su di voi e un offesa per gli altri, voi che credete di stare sul piedistallo, voi che vi sentiti re o regine soltanto perché portate indosso l’ultima tendenza, vi sentite importanti soltanto perché avete un Iphone. Non serve a niente mettere 1 chilo di trucco in faccia per essere carine se poi quando aprite la bocca per parlare sembrate delle scaricatrici di porto. Non serve a niente mettere toppini scollati per farvi vedere tutto il seno, o indossare jeans stretti per evidenziare le forme se poi la date a tutti e vi incazzare se chi danno dei soprannomi non carini. Giudicate la musica degli altri senza capire che i gusti sono diversi. Fate tanto le toste con quei stati minacciosi e da vicino siete dei conigli. Quattordicenni sverginate, dodicenni già con un iphone in mano, fumano e bevono, ma ero l’unica che a dodici anni giocava ancora con i bambolocci o che giocava a paint sul computer? Adesso per conquistare una ragazza basta che gli dici quelle quattro cazzate, ma dove è finito il corteggiamento, gli abbracci, i baci, le carezze, i fiori, i dolcini, i messaggini dolci, dove è finito l’amore vero? Sparito, tutto finto. Ormai sono diventati tutti fotocopie. Se vi siete accorti ho scritto “sono”, si, loro, non io, non tu che stai leggendo, tu che mi stai dando ragione, noi siamo diversi, siamo quel tipo di persone che infondo ci crede nell’amore, quello vero, quello che ti fa veramente sorridere, quello che ti fa sorridere come una cogliona, noi crediamo nei sogni, nelle speranze, nella musica, noi amiamo l’odore del mare a prima mattina, amiamo stare sotto le coperte con una bella cioccolata calda, amiamo gli abbracci, i baci, i baci sul collo, i morsi, i messaggi dolci, cerchiamo di fare le stronze per non soffrire, ma in realtà siamo più dolci di un panda, noi crediamo nella musica perché essa ci fa stare bene, noi siamo diversi dagli altri, noi ragioniamo, anche noi facciamo cazzate, ma noi sappiamo riparare agli errori, noi quando amiamo lo facciamo veramente, noi siamo quel tipo di persone che hanno bisogno costantemente di coccole, di qualcuno che crede in noi. Noi siamo diversi, io sono felice di essere diversa da questa massa di ignoranti.
—  Ritrovamenti. Non l’ho scritto io sia chiaro. (via ridevamanonsorrideva)

In generale:

  • Non limitarti a rileggere gli appunti per studiare. Non funziona. Finisce che recuperi pezzi qui e lì e memorizzi qualche cosa ma rileggere 20 volte non è un metodo efficiente. Il tuo cervello impara molto di più facendo dei collegamenti piuttosto che rileggendo dati. Per questo fare schemini con i dovuti collegamenti, o anche solo riempire il libro di freccette tra un concetto e l’altro aiuta. Una volta stabilita una connessione, va capita e discussa, perchè si crea? Cosa la rende legata? Mappe concettuali. 
  • Neanche limitarti a evidenziare. Esiste uno specifico modo di sottolineare, e la maggior parte della gente lo sbaglia. Se sei quel tipo di persona che evidenzia il 90% del paragrafo, sto parlando con te. Vero, evidenziare è fisicamente più concreto che fissare il testo per 20 minuti, ma così è l’equivalente che evidenziare tutto. Sarebbe meglio sottolineare solo i concetti sui quali si ritiene importante tornare in seguito, magari quelli che sono stati meno capiti piuttosto che. Torna a leggere qualcosa di sottolineato che era stato difficile da capire la prima volta, e ti sarà più semplice ricordarlo. Qualsiasi cosa tu sottolinei, fai in modo che sia un concetto chiave che ti sia così più facile da ritrovare tra le pagine epoi prova a fare un riassunto con le tue parole basato sui concetti chiave sottolineati.
  • Non scordarti di segnarti le cose. E non intendo solo le date sull’agenda/bujo/planner quando hai dei compiti o la data di un test. Ma scrivere le domande che vi ponete e le relative risposte, quello sì. Se non è il momento per fare la domanda in classe, fatela subito dopo la lezione al professore o comunque domandateglielo quando lo trovate. Oppure ai compagni, se possono aiutare. Se serve, fate qualche ricerca personalmente, in internet magari. E’ importante anche segnarsi sempre bene gli argomenti del test/esame/verifica. E poi segnatevi sempre le scadenze, tutte, anche su un foglio volante in modo da poterle poi riordinare e riorganizzare a casa. 

Errori comuni:

  • Non prendere alla leggera i primi mesi. Onestamente, sia all’inizio del liceo che poi dell’uni il tempo scorre in fretta e sembra sempre che ci sia tempo, fino a quando non ce n’è più. La cosa migliore sarebbe iniziare a guardare un po’ i materiali prima ancora che le lezioni comincino, e sforzarsi di revisionare gli appunti e studiare volta per volta anche quando gli argomenti svolti sono molto pochi. E’ molto più semplice fare un pochino alla volta che arrivare strozzati alla fine del semestre/quadrimestre.
  • Non lasciare lì a prender polvere i tuoi appunti dopo le lezioni. Significa cercare di farci qualcosa, di riprenderli in mano e rileggerli, possibilmente anche riscriverli, segnasi subito quei punti che sembravano chiari durante la spiegazione ma che fuori contesto ci accorgiamo di non capire. Avere degli appunti ben riscritti e chiedere di volta in volta dei chiarimenti permette di arrivare alla fine con una serie di appunti leggibili e completi, rendendo più facile lo studio finale. 
  • Non fare pagine di appunti copiando dal libro o da qualcun altro. Si, lo facciamo quasi tutti prima o poi, ma non è una grande trovata. E’ così che si finisce ad usare le stesse parole del manuale e capire sempre meno, collegare i concetti sempre meno e memorizzare sempre meno. Cerca di fare tuoi i concetti e di esprimerli con parole tue, non solo rigirando le frasi stampate. 
  • Non cercare di fare un tema o una ricerca scritta in una botta sola all’ultimo secondo. Sì che sembra che i temi scorrano meglio quando sono scritti di getto, ma almeno assicuratevi di aver pianificato bene la scaletta, e cercate di dividere un po’ il lavoro. Anche solo occuparsi in momenti differenti di introduzione, tesi ecc. potrebbe essere utile per gli studenti con poco tempo a disposizione durante il giorno o per coloro che hanno difficoltà con i temi. 

Altri suggerimenti:

  • Non ascoltare musica che ti distrae mentre studi. Anche solo la tua musica preferita molto spesso porta la tua mente a seguire la canzone e così è facile distrarsi. Tuttavia anche il silenzio può portare fuori strada, quindi molti studenti usano i suoni di sottofondo facilmente reperibili in internet, come per esempio il brusio delle caffetterie o il cinguettio degli uccellini autunnali. Anche le musiche dei videogiochi o la musica classica, o la semplice musica strumentale. 
  • Non studiare sul letto o divano. Studi scientifici provano che fare sul letto qualsiasi cosa che non sia il dormire o l’attività sessuale compromette la capacità di prendere sonno su quel letto. Se il tuo cervello ha sempre associato il dormire al letto come prima cosa, è molto più facile addormentarcisi. Quindi legare il letto a tutte le altre cose diventa un problema per il sonno, il che porta ad una serie di altre scomode  conseguenze per la persona. Per di più, finchè il letto e il sonno sono una connessione primaria, verrà molto semplice appisolarsi durante lo studio. 

(x)

Il capitolo nascosto

Quel momento era appena finito e noi avevamo appena cominciato a parlarne e a descriverlo.

Lo avevamo vissuto entrambi e lo ricordavamo bene (era appena successo), eppure, eppure eppure, c’era ancora qualcosa da dire, da sottolineare, evidenziare. Forse per immortalarlo come si fa soltanto con la voce, per sentirlo ancora nostro, per inchiodarlo a terra e tatuarcelo addosso, per rivedercelo lì davanti, stringerlo, baciarlo, parlargli, dirgli i nostri segreti e le cose che non vanno dette.

E allora cominciamo, ma la panchina te la ricordi, ti faccio io, quella in quel posto dove faceva caldissimo? E tu mi dici sì, certo che me la ricordo. E non hai idea, continuo, non hai idea di quanto fossi piccola lì sopra. Mi sono alzato e ti ho vista e non avevi difese, non ne avevi, te lo posso dire? Certo che me lo puoi dire. E mi dirai anche che cosa sentivi? Questo non te lo dico. Perché? Non te lo dico e basta. Pensiamo alle foglie: c’erano le foglie che cadevano a terra e un tizio con la mia stessa maglietta.

Adesso dimmi qualcosa di buffo: c’è un piccione che alza l’ala.

Ne abbiamo parlato ancora un po’, e poi c’è stato un momento in cui ci siamo accorti che dietro la nostra sintesi apparentemente accurata c’era qualcosa di più, qualcosa che non abbiamo trovato parole per spiegare.

E abbiamo smesso.

Non fatemi fare un file word/excel, per cortesia! Perché a svolgere l'incarico ci metto un attimo, davvero, non ci vuol niente a stilare e compilare la tabella dei libri da rilegare con tutte le informazioni necessarie. Ma poi passo altri quaranta minuti circa a scegliere font e dimensione del carattere, la dimensione delle colonne, come evidenziare il titolo rispetto agli altri elementi,…

Credo sia patologico.

Però almeno io ti ho sempre detto tutto in faccia. Però almeno io sono sempre stata vera.

E non importa se in tre anni non t'abbia lasciato dentro niente, anzi rettifico: m'importa. Non mi ero resa conto che tra tutti gli irrispettosi andirivieni ti stessi allontanando sempre più. E Dio come potevo se non mi hai mai rimproverata e se hai accolto con favore ogni mio “scusa”?

Dopo oggi non si torna indietro. Hai detto che non ti cambia nulla, tanto ci sono ma è come che non ci fossi. Forse qualche volta avrò intaccato il tuo orgoglio, sarò stata eccessivamente onesta, eccessivamente me stessa, eccessivamente intraprendente e non ho visto il limite che tu non ti sei mai preso la cura di evidenziare, ma non ti ho mai mentito e non ti ho mai tradito. Non t'avrò rispettato qualche volta mio malgrado ma le parole non si dimenticano, i gesti nemmeno e dopo quello che hai fatto… dopo le parole dette… dopo tutto e dopo il niente che affermi di provare per me, non s'aggiusterà nulla e non si tornerà mai indietro. E non ci tieni e va bene- pure se non sto bene per niente- e non c'hai mai tenuto.

Ci saranno altre occasioni che ti renderanno la vita più piacevole e le esperienze più semplici e lineari, apparentemente. Ma quando verrai a sapere di ogni cosa che ho fatto per te, cose che loro non hanno fatto mai, e di ogni parola che alle spalle non t'ho mai detto, come con loro succederà sempre, forse mi rimpiangerai e sarà troppo tardi.

È già troppo tardi. Tutto è andato in malora. È troppo tardi. Si è persa ogni foto, ogni data, ogni sorriso. E forse io ho perso degli anni, ho perso un rapporto importante, una tappa fondamentale, un aiuto immane, ma tu hai perso me e sei quello che sta peggio.

—  About a moonlight
- In qualche modo sì, anche io contengo
- E cosa non riesci a contenere?
- A te, mi sfuggi continuamente
- Non far caso alle scarpe da ginnastica, io sono ferma
- Sì ma dentro di me occorri all'impazzata
- Ed è un problema?
- Forse è un'espressione da risolvere
- Di cosa hai bisogno?
- Di quiete ma pare che mi cerchi solo tragedie
- Smettila di cerchiare tragedie allora e sottolinea altro
- Hai un rossetto?
- Sì perché?
- Dammelo, voglio evidenziarti bene
—  Gio Evan
Volete fare tanto le vip, tanto le fighe, tanto le donne con un iphone in mano e vestiti firmati e poi non sapete fare un discorso logico. Volete tanto fare gli uomini forti, gli uomini che sanno ciò che fanno e poi vi perdete in un bicchier d’acqua. Volete fare tanto gli intelligenti ma se vi chiediamo chi è Bukowski rispondete che è un cantante. Siete sempre aggiornati sulle nuove mode ma non aggiornate il vostro cervello. Fate tanto le migliori amiche e poi vi sparlate dietro. Prendete in giro chi è “asociale”, sapete una cosa do ragione a colui che secondo voi è “asociale” meglio essere come lui che stare con voi che siete una massa di idioti. Voi che avete sempre un giudizio positivo su di voi e un offesa per gli altri, voi che credete di stare sul piedistallo, voi che vi sentiti re o regine soltanto perché portate indosso l’ultima tendenza, vi sentite importanti soltanto perché avete un Iphone. Non serve a niente mettere 1 chilo di trucco in faccia per essere carine se poi quando aprite la bocca per parlare sembrate delle scaricatrici di porto. Non serve a niente mettere toppini scollati per farvi vedere tutto il seno, o indossare jeans stretti per evidenziare le forme se poi la date a tutti e vi incazzare se chi danno dei soprannomi non carini. Giudicate la musica degli altri senza capire che i gusti sono diversi. Fate tanto le toste con quei stati minacciosi e da vicino siete dei conigli.Dodicenni già con un iphone in mano, fumano e bevono, ma ero l’unica che a dodici anni giocava ancora con i bambolocci o che giocava a paint sul computer? Adesso per conquistare una ragazza basta che gli dici quelle quattro cazzate, ma dove è finito il corteggiamento, gli abbracci, i baci, le carezze, i fiori, i dolcini, i messaggini dolci, dove è finito l’amore vero? Sparito, tutto finto.Ormai sono diventati tutti fotocopie. Se vi siete accorti ho scritto “sono”, si, loro, non io, non tu che stai leggendo, tu che mi stai dando ragione, noi siamo diversi, siamo quel tipo di persone che infondo ci crede nell’amore, quello vero, quello che ti fa veramente sorridere, quello che ti fa sorridere come una cogliona, noi crediamo nei sogni, nelle speranze, nella musica, noi amiamo l’odore del mare a prima mattina, amiamo stare sotto le coperte con una bella cioccolata calda, amiamo gli abbracci, i baci, i baci sul collo, i morsi, i messaggi dolci, cerchiamo di fare le stronze per non soffrire, ma in realtà siamo più dolci di un panda, noi crediamo nella musica perché essa ci fa stare bene, noi siamo diversi dagli altri, noi ragioniamo, anche noi facciamo cazzate, ma noi sappiamo riparare agli errori, noi quando amiamo lo facciamo veramente, noi siamo quel tipo di persone che hanno bisogno costantemente di coccole, di qualcuno che crede in noi. Noi siamo diversi, io sono felice di essere diversa da questa massa di ignoranti. Questo mondo ormai è una vera è propria merda.
—  Ragazzatroppotimida.

Dite di amare alla follia il vostro ragazzo, ma mettiamo caso che Ed Sheeran (o una qualunque altra celebrità che vi faccia urlare come una forsennata) vi inviti a uscire con lui per un appuntamento. Assurdo? Certo; ma proviamo ad immaginare che sia vero. Entro quanto vi dimentichereste del vostro ragazzo? Dopo quanti secondi vi rendereste conto che tutte quelle dolci speranze e quelle promesse non erano altro che false parole che adesso non reggono il confronto? Entro quanti secondi quel “ti amo”, si svuoterebbe di significato divenendo soltanto un vuoto ricordo lontano? Non fraintendetemi, lo stesso discorso vale anche per i ragazzi; quanti di voi non pianterebbero in asso la propria ragazza, lì su due piedi (magari anche il giorno del vostro anniversario), se Megan Fox si presentasse davanti alla vostra porta chiedendovi  di accompagnarla a cena. Ripeto, stiamo parlando per assurdo, lo so (anche se secondo me basterebbe soltanto qualche bel figo/a affascinante e leggermente famoso/a, a farvi cambiare idea. Senza dover scomodare le celebrità). Molti di voi penseranno: “Seh, vabbè ma che ragionamenti del cavolo vai facendo”; ma il succo è un altro. Il discorso, per quanto strano, vuole evidenziare tre punti importanti:

Primo: Le persone, maschi e femmine, nel profondo, sono opportuniste. Solo che non lo danno a vedere fin quando non gli si presenta dinanzi l'occasione giusta che vada a loro vantaggio.

Secondo: Quando le opportunità scarseggiano, le persone si accontentano; se non possono avere il meglio, ripiegano su qualcosa alla loro portata, convincendosi che sia quello “il meglio” per loro.

Terzo: La parola “ti amo” dovrebbe essere una parola talmente rara da sentire pronunciare, persino più rara di parole come: “malmostoso” o “precipitevolissimevolmente” , e non frequente come “cazzo”, “culo” o “tette”.

In conclusione, una gran parte dei rapporti/relazioni che ritenete essere “profondi e sinceri, incrollabili e imperituri”, sappiate che in realtà non sono altro che “rapporti di convenienza”.

Concludo riportando una frase di Elijah di “The Originals”. Potrà sembrare sciocca ma nel profondo racchiude una verità assoluta:

“Ho vissuto quasi mille anni e ho conosciuto il vero amore soltanto due volte. Quante speranze credete di avere voi che vivete poco più di mezzo secolo?

—   (rage–never–dies)

Titolo: La vita di Adéle

Regista: A.Kechiche

Durata: 180 minuti

Paese di produzione: Francia, Belgio, Spagna

Anno: 2013

Voto: ✮✮✮✮✮

Trama: Adéle ha 15 anni e un appetito insaziabile di cibo e di vita. Leggendo della Marianna di Marivaux si invaghisce di Thomas, a cui si concede senza mai accendersi davvero. A innamorarla è invece una ragazza dai capelli blu incontrata per caso e ritrovata in un locale gay, dove si è recata con l'amico di sempre. Un cocktail e una panchina condivisa avviano una storia d'amore appassionata e travolgente che matura Adèle, conducendola fuori dall'adolescenza e verso l'insegnamento. Perché Adèle, che alle ostriche preferisce gli spaghetti, vuole formare gli adulti di domani, restituendo ai suoi bambini tutto il bello imparato dietro ai banchi e nella vita. Nella vita con Emma, che studia alle Belle Arti e la dipinge nuda dopo averla amata per ore. Traghettata da quel sentimento impetuoso, Adèle diventa donna imparando molto presto che la vita non è sempre un (bel) romanzo. 

Recensione: Questo film mi era stato consigliato da una ragazza circa un anno fa, ma ho avuto il piacere di guardarlo solo mesi e mesi dopo. 

In realtà non ho avuto subito un acceso interesse a riguardo, magari per il fatto che la durata di 3 ore lascia desiderare ad un primo impatto. Un giorno in libreria mi sono imbattuta nel graphic novel “Il blu è un colore caldo” di Julie Maroh, da cui è stato tratto il film. Essendo appunto un fumetto, ho impiegato circa 45 minuti a leggerlo. So che suonerà estremamente esagerato, ma ho sentito il bisogno vero e proprio di guardare questo film, per vedere quanto si potesse trarre da un fumetto talmente breve, ma così intenso. Così un pomeriggio, insieme alla mia ragazza lo abbiamo guardato in tv. Devo essere sincera, guardandolo in due, tra una distrazione e l'altra non ho potuto coglierlo a pieno, così ho deciso di scaricarlo e riguardarlo da sola e ora a mia grande sorpresa, è l'unico film che sento di poter definire il mio preferito.

Come cita la trama, Adéle è una semplice ragazza di 15 anni che, come tutte le ragazze di quell'età, è ancora alla ricerca del suo perché. Il perché di Adéle si rivela essere Emma, una ragazza dai capelli blu che si presenta come l'opposto della protagonista, a partire dal suo approccio alla società. Lei infatti a differenza di Adéle al momento del primo incontro è a conoscenza della propria sessualità e ha scelto l'arte come strada da intraprendere. 

Adéle ha un'idea marginale di quello che le riserverà il futuro, il suo sogno sarebbe diventare maestra, ma oltre al lavoro le sue idee riguardo il resto non sono molto chiare. 

Per i primi 45 minuti che precedono l'incontro effettivo con Emma, le scene, le inquadrature e i dialoghi ci fanno “perdere” con Adéle. Tenendo gli occhi ben aperti però, è possibile notare in ogni inquadratura, o quasi, il colore blu che compare in almeno un dettaglio: le lenzuola, i giubbotti degli studenti, il vestito di Adéle nella scena finale e molto altro. 

Ci tengo a precisare che è errato considerarla una storia d'amore omosessuale. Kechiche la presenta come una storia d'amore indipendente dalla sessualità delle protagoniste. Questo emerge specialmente nel momento in cui Emma ritrae Adéle nuda, chiaro riferimento a Titanic. Emma, vestita da uomo, con i capelli ormai biondo-castano (colore associato al declino della relazione) ritrae Adéle, la “donna” della relazione, il soggetto più vulnerabile ritratto da quello più forte: un parallelismo con una delle storie d'amore etero più famose di sempre. Con questo Kechiche ha contribuito ad evidenziare quanto non volesse tanto rappresentare una storia omosessuale, ma semplicemente una storia d'amore. 

I ritmi sono lenti, non vi è colonna sonora eccetto per una leggera musica finale che sembra rimbombare nel quartiere stesso, i pranzi e le cene sono infiniti e i pasti molto frequenti (Adéle mostra la sua fame di cibo e di vita), le scene di sesso (in mia opinione ingiustamente criticate) sono analitiche e quasi d'esposizione “chirurgica”, perché il tutto vuole risultare naturale e vero. La vita dopotutto non è fatta di colpi di scena. Vi è un unico “colpo di scena” nella vita di Adéle, ovvero l'incontro con Emma. Il resto sviluppa la loro relazione concentrandosi sulla crescita di Adéle all'interno di essa. 

Il finale non è uguale a quello del fumetto, nonostante avrei preferito lo fosse, ma a suo modo ha un fascino ineguagliabile che ci lascia più dubbi di quelli che avevamo all'inizio del film. Dopotutto Kechiche ha lasciato la sua impronta indelebile alla storia e rispetto il suo modo di interpretarla. 

Lo consiglio a chiunque, un capolavoro e una Palma D'Oro completamente meritata. 

Citazioni dal film: 

  • Ho l'impressione di fare finta, di fare finta su tutto;
  • Il caso non esiste, non lo sai?
  • Ho te e mi basta;
  • Mi sembra la storia dell'uovo e della gallina, ci chiediamo chi è nato prima, ma alla fine mi dico che è inutile, non lo sapremo mai;

Roald Dahl uno scrittore britannico famoso specialmente per i suoi libri per l'infanzia, una volta ha detto che “coloro che non credono alla magia, non la potranno mai incontrare”.
Questo è valido per tutte quelle cose a cui pregiudizialmente non si vuole credere: non le incontreremo mai, non perché non esistano, ma perché non ci metteremo mai nelle condizioni di riconoscerle o anche solo osservarle.
Una chiusura mentale tesa all'osservazione e alla critica di un'esclusivo schema di pensiero o di un'esclusivo sistema di indagine, potrà evidenziare quello che già sappiamo ed espanderlo solo nell'ambito di quel ristretto schema.
Il resto (che è il di più) ne resterà fuori e se anche lo incontrassimo, lo ignoreremmo o lo rifiuteremmo.

Soul Whispers

Modena, PhBroking, fino al 3 maggio 2014

A Modena la nuova galleria PhBroking debutta con “Soul Whispers”, una mostra di sette fotografi contemporanei dedicata ai risvolti inaspettati e sorprendenti dell’anima.

Alena Adamchyk, Majeed Benteeha, Ghigo Roli, Riccardo Varini, Eitan Vitkon, Zhu Yu, Marikel Lahana sono i sette artisti, provenienti da tutto il mondo, che esporranno i loro scatti. Stili personalissimi e background differenti, con radici che spaziano dalla Bielorussia all’Italia, da Israele alla Cina.

Dieci opere per ciascun autore, dedite al racconto di quello che sgorga dall’anima, in un’epoca di frastuono e rumore che nulla hanno a che fare con la profondità silenziosa e flebile del sentire umano. Il loro lavoro testimonia la vitalità di un settore, quello della fotografia, che negli anni ha visto rivoluzionare le proprie forme espressive, trovare strade nuove e linguaggi innovativi, senza confini di paese, cultura, lingua.

Alena Adamchyk, bielorussa, propone una prospettiva polarizzata sull’universo femminile. Nel 2004 ha realizzato il suo progetto più noto, “Donne d’Europa”, seguito dalla serie “Donne di Monaco” nel 2009. Di ritorno da un viaggio a Beirut lo scorso anno, ha dato vita al volume “Donne del Libano”.

Sempre le donne sono al centro dell’opera di Majeed Benteeha, i cui lavori rappresentano un’espressione di rivolta contro l’ortodossia che vede prevalere nel suo Paese d’origine. L’autore accenna e allude alla religione e alla società, utilizzando il velo e ciò che esso copre o svela per esprimere rispetto alle donne attraverso il suo personalissimo metodo. Allo stesso modo vuole evidenziare il contrasto tra la realtà tradizionalista e quella moderna, le forti tensioni oggi presenti ovunque in Iran.

L’italiano Ghigo Roli, dopo aver pubblicato oltre trenta libri e numerosi articoli di riviste, (In Germania ha pubblicato presso Hirmer Verlag e Belser Verlag), oggi sta facendo confluire le sue ricerche personali in un’indagine che coniuga le forme naturali alle regole sottese all’armonia.

Sempre dall’Italia, Riccardo Viviani, sceglie di mostrare il suo forte legame con la natura che ha segnato tutta la sua opera. I suoi lavori poetici fanno riflettere l’osservatore. La sua arte è calma e dominata dalla passione per le piccole cose.

Marikel Lahana, francese, con oltre venti esposizioni all’attivo in tutto il mondo, si concentra soprattutto sui ritratti e sulla rappresentazione del corpo umano: l’utilizzo della luce dà voce e profondità a volti che sembrano raccontare la loro storia.

Dall’altra sponda del Mediterraneo arriva invece l’israeliano Eitan Vitkon, che indirizza la sua opera sulla sorpresa, anche linguistica e semantica, sin dai titoli delle sue opere, battezzate di volta in volta “Medusa Hope”, “No Masks”, “Photography of Illusion”, “Memories in a box”, “Wander Fool”.

Dall’oriente più controverso, dal “continente” cinese, arriva invece Zhu Yu, che ama esplorare luoghi e spazi altrimenti inesplorati. Per averne un’idea, Zhu Yu ha trascorso un mese in un negozio di cani o alcune settimane in una darkroom, cercando di raccontare e cogliere le atmosfere e i riflessi di ambiti tanto vicini, ma al tempo stesso sconosciuti e ignoti.

Purtroppo sto pensando con dispiacere alla notizia del giorno : personalmente utilizzo questo Social per divertimento con voi amici, spensieratezza, condividere frasi che rispecchiano i miei pensieri e i miei valori. Ognuno lo utilizza come meglio crede..pero’ ci sono delle cose importanti nella vita come il suicidio di questo ragazzo vittima del bullismo. I Social sono i mezzi migliori per evidenziare i malesseri che ci circondano. E’ inaccettabile che bambini, ragazzi facciano abuso psicologico ai loro coetanei, peggio e’ sentire che adulti si divertano con questo comportamento. Mi fanno pena e rabbia, quello che hanno fatto e’ vergognoso, postare delle foto su internet che lo hanno indotto al suicidio…vi fa sentire dei Grandi !? Non avete ancora capito che questo comportamento e’ portato dalla vostra insicurezza e scarsa fiducia della personalita’ !? Avete bisogno di mortificare e togliere la dignita’ agli altri per avere la stima di voi stessi e dagli altri. Un Grande Uomo non ha bisogno di questi comportamenti per stimarsi…anzi aiuta gli altri ad avere piu’ fiducia in loro. L'unico divertimento che potete avere e’ quello di rovinare la vita ai ragazzi deboli di carattere ? Fossi nei vostri genitori vi manderei a fare una bella visita da uno psicologo..ma che duri qualche anno, perche’ se da una parte abbiamo dei ragazzi troppo educati che devono poi fare i conti con la societa’..dall'altra abbiamo ragazzi che l'educazione e i valori non gliel'ha insegnato nessuno. Diro’ di piu’, portateci anche i vostri genitori che sono i primi ad averne bisogno. La mancanza di sensibilita’ e’ sinonimo di aridita’ di cuore e persone come voi non sono utili…Crescete, diventate Uomini e imparate a prendervi le vostre responsabilita’, che a fare i cretini in giro siam bravi tutti. Ma questo e’ quello che riuscite a fare meglio. VERGOGNATEVI DI ESISTERE !!!!