eticamente

Doc, ho una domanda per lei, e, qualora volesse intervenire, anche per suo padre. È possibile, eticamente parlando, per gli uomini di scienza e medicina, essere anche uomini religiosi, convinti e praticanti?


Come si fa a non rispondere di corsa e pure volentieri a un anon che ti manda un submit con la mail anon@anon.com?

Intanto avresti dovuto specificare quale religione ma facciamo pure che tu intendessi una delle tre monoteistiche, che più o meno hanno le stesse gabole, gli stessi dogmi monomaniacali e le stesse fissazioni paturniose da partitone di Dungeons&Dragons la domenica pomeriggio del liceo invece di andare a figa.

Certo che si può essere scienziati e credenti… studi la meccanica quantistica della teoria delle stringhe in gravitazione quantistica a loop d’invarianza per le trasformazioni di Lorentz e se ci capisci qualcosa dici che ti stai avvicinando a dio e se non ci capisci un cazzo è perché non sei degno di avvicinarti a dio.

In medicina è un po’ più complicato perché c’è quella storia della sacralità della vita, del fatto che la sofferenza purifica dal peccato di furto di frutta e infine pure il divieto di non assomigliare troppo al tuo creatore tipo grazie ai nanobot che ti alzano il QI e non ti fanno invecchiare, ma tanto poi il papa fa una nuova enciclica con la dispensa.

Io SONO credente, seppur di nessuna di quelle tre religioni sopracitate.

Credo al Subudibile e ai Mostri delle Tenebre, credo nei tiri salvezza meno probabili contro il Soffio di Drago, credo nei ka-tet formati dalle più improbabili persone, credo nel chakra, nel karma e nel mana, credo che un orsacchiotto di peluche sia l’arma più temuta da tutti i mostri nell’armadio, credo che provandoci anch’io potrò prendere con la forza della mente una spada laser conficcata nel ghiaccio, credo nel Necronomicon e nel secondo libro della Poetica di Aristotele, credo che il bambino dentro di me non sia morto, credo che una lama possa tagliare al volo un proiettile, credo che la potenza del palmo Buddista possa trionfare contro l’ingiustizia, credo che un giorno non troppo lontano potremmo respirare l’aria di un altro mondo, credo nella purezza invincibile della Fiamma di Anor, nei Maghi Baol e di poter nuovamente relegare Cthulhu nella perduta R’lyeh (non la mia cana, proprio Cthulhu Cthulhu), credo nelle forza delle mie figlie, nell’amore della mia compagna e in mio padre e mia madre, speranzosi.
E credo che siamo qualcosa di più che insetti striscianti su questo pallido puntino blu sospeso nel buio cosmico, persi nel tempo, nello spazio e nelle motivazioni.

Mi spiace per chi crede che siamo solo casuale sputazza di Big Bang senza senso, causa o fine ma non intendo comunque convincerlo con deliranti proclami metafisici… semmai, se proprio proprio, perlomeno provare a lenire la sua solitudine col supporto gentile della mia vicinanza di essere umano.

La messa è finita, fuori dai coglioni.

da ventisei anni il livello del mare si sta innalzando tre volte più velocemente - la causa è il riscaldamento globale, la stessa che trump definisce una cinesata, la medesima a venire trattata senza rilevanti conclusioni alle conferenze dell’onu. per quanto abbia condotto (attualmente con qualche incertezza) una dieta vegetariana per quasi cinque anni e provato nel mio piccolo a fare il possibile, non riesco a fare a meno di ritenere lo stile di vita etico / vegano ecc. poco più di un palliativo in relazione al tempo concesso; di questo passo, infatti, entro circa quarant’anni l’artico potrebbe sciogliersi del tutto causando un punto di non ritorno per come intendiamo clima, biodiversità e ogni altro aspetto della vita sulla terra. da qualche anno abbiamo iniziato a consumare quelle risorse che sarebbero spettate alla prossima generazione (il cosiddetto earth overshoot day) e, secondo certi scienziati, stiamo abbandonando l’olocene per entrare in una nuova era geologica denominata antropocene; tra le motivazioni primarie, quella che emittiamo più anidride carbonica di quanto il pianeta sia in grado di assorbirne, e che consumiamo più cibo di quanto terre e acque siano in grado di rigenerare. a tal proposito mi dico: l’uomo è in via di estinzione e finge di non saperlo; si ritiene invulnerabile da questi meccanismi, superiore a ogni flora e fauna e indifferente ai danni che provoca; il singolo, tutt’al più, scarica ogni sua responsabilità ai politici che non sono in grado di prendere provvedimenti ragionevoli e continua ad agire con nonchalance secondo le proprie abitudini

anche ipotizzando il migliore degli scenari possibili, però, e anche supponendo una repentina quanto improbabile presa di posizione di ogni essere umano vivente circa le questioni ambientali con conseguente stile di vita adeguato e sostenibile (dall’astensione della carne degli allevamenti intensivi, per arrivare a una maggiore pratica del riciclaggio, al rifiuto di ogni spreco e infine ad ogni altra faccenda inerente) tutto questo potrebbe non risultare sufficiente. sono anni che, magari smosso da un mio sconforto generale nella percezione del mondo, mi dico che allo stesso modo di come sia più semplice vivere in un monolocale di 40 metri quadri in due persone piuttosto che in dieci, molte delle problematiche ambientali (ma anche sociali) sarebbero più gestibili se nella terra esistessero meno esseri umani. da qui: come formulare un pensiero decente senza farmi passare per uno sprezzante misantropo, un aspirante genocida o un fervido simpatizzante per la politica cinese del primo figlio (leggasi come imposizione)? risposta: diminuendo il numero di nascite, non mantenendo il ricambio generazionale, facendo sì che la popolazione diminuisca. come?

educazione sessuale, pianificazione familiare e utilizzo dei contraccettivi; poi, abbattere il maschilismo. ogni essere umano immetterà nella sua vita più o meno 1000-1200 tonnellate di anidride carbonica; cosa vuol dire questo? ogni persona ha una sua impronta ecologica, certi consumi da mantenere. dati e previsioni sostengono fino a dodici miliardi di persone entro la fine del secolo; da un lato i paesi occidentali consumano troppo, dall’altro sono numerosi quelli che invece consumano troppo poco. l’impronta ecologica di paesi, popolazioni in via di sviluppo è estremamente bassa, ma lo stile di vita che conducono non è eticamente accettabile come da noi inteso; ipotizzando uno scenario in cui ogni paese avrebbe l’impronta ecologica di un paese occidentale moderato (senza riferirsi a casi estremi come quello degli stati uniti), il mondo per come lo intendiamo finirebbe nel giro di poco. il discorso è che da un lato si parla di volere fare raggiungere a tutti uno stile di vita dignitoso, ma dall’altro con gli attuali numeri demografici si andrebbe incontro a un livello di insostenibilità tale che i danni sarebbero incalcolabili - e immediati. cosa c’entrano l’educazione sessuale e tutto il resto? c’entrano perché in molti paesi occidentali il 40% delle nascite è indesiderata e solo il 40% di queste si conclude con un aborto

questo è causato, appunto, dalla mancanza di una corretta pianificazione familiare, dalla scarsa educazione sessuale, dall’ostruzionismo verso l’uso dei contraccettivi e, last but not least, dalla pressione culturale verso le donne che le dipinge come madri, come se ciò fosse una tappa obbligatoria della loro esistenza. l’altro 60% di gravidanze indesiderate si conclude con la nascita, quindi con nuovi esseri umani che richiedono cibo, acqua, beni primari e, specialmente nel panorama odierno, beni secondari, andando dunque ad incidere negativamente sulla disponibilità di risorse rinnovabili e in secondo luogo al surriscaldamento globale. in un’ottica in cui la donna riesca ad acquisire piena indipendenza anche tra le popolazioni africane o in qualche misura “arretrate” (concedetemi il termine), queste subirebbero un netto stravolgimento, perché non esiste una base logica secondo cui la donna dovrebbe accettare che un uomo “ami” contemporaneamente più donne (c’è da fare distinzione con poligamie e poliamoristi). il pianeta non è in grado di sostenere la crescita esponenziale dell’uomo; essere in meno significherebbe avere più suolo, più risorse, meno pressione per la salvaguardia delle varie biodiversità (breve parentesi: secondo i calcoli, ogni giorno scompaiono circa cinquanta specie dal regno animale e vegetale - ritmo prima sconosciuto), ma anche minore disoccupazione e disuguaglianze sociali. forse un punto di inizio potrebbe dunque essere cominciare a percepire il progresso non nell’aumento demografico quanto più nella sua decrescita; un traguardo potrebbe essere rendere illegali gli allevamenti intensivi, considerati tra le cause primarie dell’inquinamento globale (ricordandosi sempre che neppure allevamenti estensivi e stile di vita etico e veg* potrebbero risultare del tutto sufficienti)

per quanto risulti favorevole alla sensibilizzazione sulle tematiche ambientali, bisogna ammettere che non è un argomento in grado di coinvolgere le masse. quale migliore veicolo del sesso per trasmettere un messaggio simile? parlarne in relazione al pianeta (contraccettivi -> meno persone -> maggiore facilità nella gestione dei problemi. non muore nessuno, oggi come neppure nel futuro di terre sommerse dall’alzamento delle acqua che potrebbe facilmente aspettarci), qualora l’argomento venisse posto nelle corrette condizioni comunicative e retoriche, potrebbe avere molto più seguito dei movimenti etici, ambientalisti e vegani che sì supporto con piacere, ma che mi rendo conto non siano sufficienti anche perché sovente circoscritti a un panorama perlopiù borghese (non tanto per la disponibilità economica nell’acquisto dei suoi prodotti, quanto più per la mentalità: se al muratore dai il tofu ti ride in faccia). questo non vuole essere un suggerimento a nessuna donna di non diventare madre, ma di riflettere anzitutto sulle proprie esigenze individuali paragonate all’ambiente in cui attualmente viviamo, e poi sulla stabilità economica e la possibilità di porre ogni favorevole condizione culturale, sociale e affettiva perché l’eventuale figlio possa crescere nel migliore dei modi possibili. l’emancipazione femminile farà il resto da sé

evitare le nascite perché “va fatto”, per status symbol potrebbe essere un inizio; sono affronti imperdonabili per l’ecosistema quanto per la prole stessa - e non solo per le condizioni poc’anzi citate, ma anche perché potrebbe benissimo, lui o chi a venire, non avere quel bene primario quale anche un’aria abbastanza pulita per potere respirare decentemente. propongo di insistere un attimo meno verso il proprio egocentrismo (inteso anche come: uomo che si pone al centro della catena alimentare, del pianeta, di tutto) e ricordarsi che con il corrente stile di vita e mentalità maschilista danneggiamo un futuro abbastanza prossimo che potrebbe riguardarci in prima persona. non è qualcosa di infattibile tanto quanto una presa collettiva di posizionamento etico: si parla di sesso, riguarda tutti (le riflessioni sono mie, certe conclusioni trovate su internet e riportate similmente)

Discretamente colta
Decisamente testarda
Innegabilmente curiosa
Smisuratamente dolce
Dannatamente sensibile
Estremamente complessa
Lunatica mente mutevole
Minimamente precisa
Esageratamente puntuale
Schifosamente  permalosa
Puntualmente allusiva
Verbalmente fantasiosa
Incostantemente sorridente
Periodicamente triste
Eticamente corretta
Cerebralmente competitiva
Inconsciamente seduttiva
Eroticamente super-curiosa
Fastidiosamente orgogliosa
Giocosamente amante dei doppi sensi…
Fisicamente pretenziosa
Concretamente affidabile
Intimamente passionale
Appassionatamente sognatrice
Molti mi chiedono: "credi in Dio?" oppure "cosa pensi della religione? Sei cristiana?"

Io rispondo che non sono Cristiana, sono Buddhista. La religione buddista è unica nel suo genere, sebbene abbia alcuni elementi simili all’induismo, come il karma, (etica sulla causa ed effetto delle azioni buone e di quelle cattive), maya ( la natura illusoria del mondo) e samsara (il ciclo di reincarnazione). I buddisti credono che lo scopo della vita sia raggiungere l’illuminazione.
Il fondatore del buddismo, Siddhartha Guatama, nacque in India nel 600 a.c. Essendo ricco, visse in maniera lussuosa, considerando poco il mondo attorno. I suoi genitori volevano preservarlo dalle sofferenze del mondo esterno e non volevano che fosse influenzato da una qualche religione.
Tuttavia, un giorno ebbe una visione di un cadavere, di un anziano e di un malato. Ebbe una quarta visione di un sacerdote ascetico, sereno perché aveva abbandonato il lusso. Vedendo la serenità del sacerdote, decise di diventare ascetico. Abbandonò la sua vita di benessere e ricercò l’illuminazione attraverso l’austerità ed era solito fare intense meditazioni. Divenne un leader per altri. È culminante un evento nella sua vita. Un giorno, seduto sotto un fico, ( chiamato l’Albero Bodhi), con una ciotola di riso, decise che avrebbe meditato fino al raggiungimento dell’illuminazione, anche fino alla morte, se necessario. Dopo tentazioni e travagli, raggiunse l’illuminazione il mattino seguente. Per questo fu chiamato “l’Illuminato” o il “Budda”. Dopo questa consapevolezza, iniziò ad insegnare ai suoi seguaci, tra i quali cinque divennero i suoi primi discepoli.
Il Budda non si considerava una divinità. Piuttosto una persona necessaria per mostrare questa via agli altri. Nella Bibbia è però scritto chiaramente che Gesù è figlio di Dio. Nella Bibbia è scritto che il peccato è un problema che avrà conseguenze eterne per l’uomo. Nel buddismo, invece, non c’è bisogno di un salvatore. Per un credente Gesù è l’unico che può salvare dalla dannazione eterna. Per il buddista vi è solo una visione che comprende una vita eticamente corretta e una centralità della meditazione che porta all’illuminazione e poi al Nirvana (significa liberazione dal dolore e dalle sofferenze del mondo esterno). Per raggiungere ciò sono necessarie molte reincarnazioni per pagare il proprio debito con il karma. È una religione di filosofia morale ed etica, che comprende una vita di rinunce. La realtà è impersonale. Dio è visto come un’illusione e il peccato come un errore non morale. In questo modo persino la nostra personalità diventa un’illusione.
Non considerano la creazione, perché per loro non vi è né inizio, né fine. Vi è invece un infinito ciclo di nascita e morte e sofferenza (attraverso la Reincarnazione). I cristiani invece sanno che Gesù è morto per loro cosicchè non dobbiamo soffrire per l’eternità.
Il buddismo insegna che Nirvana è il più alto stato di esistenza ed è raggiungibile individualmente. Nirvana non ha una spiegazione logica o razionale, non può essere insegnato, ma solo realizzato. Al contrario gli insegnamenti di Gesù sul paradiso, sono chiari. Ci ha insegnato che i nostri corpi fisici moriranno, ma le nostre anime saranno con lui, in cielo. Il budda ha insegnato che non abbiamo anime individuali, esse sono solo illusioni. Per loro non vi è un Padre misericordioso che ha mandato Suo figlio a morire per le nostre anime, per la nostra salvezza, per raggiungere la Sua gloria. Buddha era un ateo. Non credeva in Dio e sentiva che il concetto stesso di Dio o degli déi legava la gente a questo mondo fisico di karma e di sofferenze.

Poi molte altre cose.. Insomma il buddismo è una religione ma soprattutto una filosofia di vita. Quindi non posso dire di essere credente, ma neanche non credente.
Spero di aver risposto adeguatamente alla vostra domanda :)

Naturalização dos Ciúmes

“Naturalizar” um conceito, um comportamento ou uma ação significa assumir que, de alguma forma, aquele conceito, comportamento ou ação é natural, esperado, decorrente de forma inevitável das condições à sua volta ou de condições internas. O termo vem da dicotomia natureza x cultura; naturalizar algo significa ignorar os aspectos desse algo que são culturais, produzidos pelos grupos humanos. Eticamente falando, naturalizar um conceito significa retirá-lo do campo da crítica. O que é da cultura pode ser escolhido, o que é natural apenas é. Por essa razão que todos os movimentos sociais de defesa das minorias, etc. se esforçam tanto em “desnaturalizar” algumas ideias e comportamentos que são parte do senso comum: assim é que se pode tornar alguns comportamentos menos automáticos e, depois disso, ver o quanto aquele comportamento era nocivo a algumas parcelas da população.

Quando dizemos que um comportamento é natural, podemos querer dizer algumas coisas, como:

  1. Esse comportamento é biologicamente programado em nós, inclusive pode ser visto em outros animais evolutivamente aparentados a nós;

  2. Esse comportamento faz parte da condição humana: a situação própria dos humanos gera, inevitavelmente, esse comportamento;

  3. Esse comportamento nasce de um trauma fundador na infância ou no nascimento, de uma marca que nos inclina ou nos condiciona de uma certa maneira;
  4. Sendo ou não parte da condição humana, é um costume antigo, provavelmente baseado em sabedorias tradicionais. Sempre foi assim e, por isso, em algum sentido é confiável.

Quando se fala em ciúmes, fala-se muito em (i) o quanto os ciúmes são instintivos, incontroláveis, vem de dentro, e (ii) o quanto o comportamento ciumento pode ser visto no mundo animal, e como isso pode ser interpretado como uma boa estratégia evolutiva, ou de coesão do grupo, ou de ordenação social. Todas essas discussões são interessantes, mas fogem ao ponto principal: o que nós, uma sociedade de humanos que acredita que tem nossos destinos em nossas próprias mãos, faz com esses impulsos “naturais”.

Uma ideia básica sobre a vida em sociedade é que ela inclui, necessariamente, podar, reformatar e transformar vários dos impulsos dos indivíduos,  mesmo que eles nos venham de fábrica . Quando somos crianças, fazemos várias coisas socialmente inadequadas, às vezes deixando nossos pais envergonhados. Daí somos tolhidos por eles (não sempre no mau sentido), várias vezes, até interiorizarmos que certas coisas não devem ser feitas com os outros. Nos dizem que não podemos fazer nossas necessidades básicas em qualquer hora em lugar. Que temos que controlar a raiva, que não devemos descontá-la xingando, mordendo, empurrando ou batendo nos outros. Que temos que controlar o medo do escuro ou das moscas na cozinha. Que temos que controlar a possessividade, não escondendo o pacotes de biscoito do nosso amiguinho, nem tomando o brinquedo dele quando ele parece estar se divertindo mais que a gente. Mas com o ciúme ensinam diferente.

O ciúme não é tolhido na infância e, na maioria dos casos, nem na vida adulta. Muito pelo contrário: ele é incentivado, visto como saudável, necessário, como a prova de que duas pessoas se amam de verdade. Seria engraçado se outros sentimentos ruins e angústias interiores fossem tratados com essa naturalidade, como por exemplo:

 

“Que bom que você está estressado, quer dizer que você é um ótimo trabalhador! Parabéns!”

 

Soa engraçado? Mas porque não se ri de quando se diz: “Que bom que você está com ciúmes, quer dizer que você ama muito essa pessoa!” Se eu amo tanto alguém, por que quero privar essa pessoa de conhecer outras, de ter encontros alegrantes e enriquecedores? Por que eu a quero exclusivamente para mim mesmo nos momentos em que isso não a faça feliz? Por que é que, mesmo o meu amor sendo imenso, o meu desejo egoísta de posse parece ser sempre maior?

Isso não quer dizer, em hipótese alguma, que devemos apenas fingir que o sentimento não existe. O processo de reformatação dos sentimentos para a vida social nunca é completo: mesmo adultos, ainda sentimos e expressamos raiva, medo, possessividade, ainda fazemos várias coisas socialmente inadequadas, quando dizemos que “perdemos o controle da situação”. Daí vemos o problema que criamos, pedimos desculpas e tentamos não repetir a reação da próxima vez.

Mesmo que seja difícil controlar, repaginar ou superar o ciúme, o primeiro passo é admitir que ele não é bom em nenhum nível. Não existem níveis saudáveis para o consumo deste sentimento. Ele é prejudicial para as relações, danoso para a própria pessoa que o sente, ilegítimo de ser defendido como uma prova de amor e dispensável em uma relação com diálogo, segurança, respeito e compreensão mútua.

Siamo sinceri

Una grossa parte delle ‘ragazze/donne dell’Est’ che arriva in Italia da alcune zone rurali di Romania, Moldavia, Ucraina e Russia è ESATTAMENTE così com'è stata descritta.

La colpa non è nel dirlo ma nel comunicarlo in una maniera così frivola e dandone una connotazione positiva di convenienza.

Esistono gruppi organizzati di ragazze e signore (non è un’intuizione, lo so per certo e li conosco, purtroppo) che si scambiano informazioni su chi sia l’uomo più conveniente e interessante da farsi innamorare. Posso condannare eticamente quelle (parecchie) badanti che circonvengono l’incapace allettato con la promessa di una cura a tutto tondo ma per il resto di loro si tratta di donne tirate su a legnate, dal padre prima e dal marito poi (sì, molte sono sposate) e non ho nulla da dire loro se non congratularmi per la loro bravura e decisione nel saper sopravvivere e tirare fuori il meglio da una situazione per loro conveniente. Do ut des.

È giusto far notare che il re è nudo ma stilare una lista della spesa e sorvolare sul perché queste donne non si lamentino, non si affatichino, siano casalinghe perfette e non dicano mai di no significa negare loro umanità e negare la disumanità di come troppo spesso siano state trattate, maltrattate e cresciute come sguattere buone solo per la cucina e la camera da letto.

Non ci si stupisca se dopo il matrimonio improvvisamente diventano tutte delle Ivane Drago, perché è l’unico linguaggio che hanno conosciuto fin da piccole.

Ecco i miei due centesimi richiesti dai molti ask. Fine.

Campeggiatori

Mentre pensiamo che gli Stati Uniti siano impegnati in una lotta senza tregua con l'Isis, l'esercito giordano, in seguito alla pubblicazione del video in cui gli Jihadisti bruciano vivo il pilota giordano, intraprende una rappresaglia e in tre giorni colpisce i centri di coordinamento prima, armi e depositi poi, e “i militanti, dove mangiavano e dormivano” infine. In tre giorni, l'esercito giordano stima che sia stato distrutto il 20% delle forze militari Isis, e annuncia che è solo l'inizio e che gli attacchi si intensificheranno. E questa è la differenza tra un Paese che vuole sconfiggere un nemico ed uno che vuole preservarlo per avere un pretesto eticamente accettabile per occupare a tempo indefinito un territorio straniero, per appropriarsi delle sue ricchezze, per giustificare una forza militare sempre più estesa e dispendiosa, e per sembrare i buoni in questa guerra, venuti dal cielo a fare giustizia per noi.