essenze

Come se una potenza ancora più magnetica della forza di gravità si fosse cimentata tra i nostri involucri, tra le nostre essenze.

Come se proprio non potesse starmi lontano, persino mentre si camminava: il suo giungere di soppiatto e l'atto di cingermi da dietro, avvolgendomi interamente, con quelle braccia scultoree,
calde,
portanti,
sicure.


Il suo bisogno irrefrenabile di divorarmi con la bocca, ma altresì con le mani.

L'esigenza di sollevarmi in alto, verso il cielo: come se per mezzo della sua forza io potessi raggiungere quei sogni, all'altezza delle mie aspettative.
Così elevati,
prominenti,
inaccessibili,
inarrivabili…


Era come se innalzandomi cercasse di aiutarmi a coglierli uno ad uno, come frutti
o come stelle.

Elisa Priano

Si tratta di tornare da luoghi
dove mai siamo arrivati. Di pensare
pensieri così a lungo sopiti
da essere ormai inabissati.
Si tratta di cogliere con grata
sorpresa minuscoli fiori di campo,
di estrarre essenze infinite
da specie ordinarie lasciate
stupidamente a languire davanti
alla porta. Di cominciare a vivere,
ecco di che cosa si tratta.

Franco Marcoaldi, Di cosa si tratta

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Porta Garibaldi, Porta Felice, Porta Uzeda, Porta Carlo V, Porta Nuova, Porta Reale (Noto) Porta Reale Palermo, Porta Walter, Porta Catania, Porta Janniscuro

quante porte mi hai fatto attraversare per arrivare al tuo cuore? La prima è stata quella dei tuoi occhi (si aprirono come girasoli al mattino e mi seguirono nella notte tra stelle e profumo di fiori, bussai con i miei sorrisi e ti donai un sogno senza spine; quando la loro porta si apri trovai un giardino di silenzi e di lacrime, vecchi e gelidi abbandoni, donai loro le ali delle farfalle ed i colori dei tramonti d’estate),

poi trovai la porta delle tue labbra (erano salate e candite come le bucce d’arance, tremavano come un cucciolo spaventato, come una ragnatela tra due rose scosse dal vento, le mie labbra le aprirono in silenzio, come nascono i fiori o nasce il sole, raccolsero racconti di giornate vuote passate ad aspettare, di sogni sbiaditi dal tempo a cui io diedi nuovi colori dipingendo su di loro un poema di baci, un merletto di sospiri e di lava infinita con cui saziasti la tua passione) ,

arrivai alla porta del tuo cuore (disarmato bussai come un ladro pigro o un re distratto, e per quaranta giorni e quaranta notti ripetei il tuo nome a quelle porte implacabili finché non mi accorsi che le grosse porte in ebano ed avorio erano socchiuse e che dove non volevano, cercavano, dove rifiutavano, pretendevano, dove fuggivano, aspettavano. Così le aprii e fui prigioniero delle tue contraddizioni, finì nella gabbia dei tuoi silenzi per trovarmi ogni mattina incatenato dalle tue braccia),

ed ogni giorno tu sei una nuova porta da aprire perché il tuo animo segue le stagioni e vive del mutare del sole; ad ogni porta io busso e chiedo di entrare perché l’amore vuole questo, questo è l’amore una volta che nasce, un fiore a cui bisogna sempre dare acqua, un bussare insistente ogni giorno davanti le tue infinite essenze come un viaggiatore che ogni giorno arriva alle porte di una nuova città, ed aspetta che il tuo amore le apra.

How many gates have you made me cross to reach your heart? The first was that of your eyes (they opened like sunflowers in the morning and followed me in the night between stars and perfume of flowers, I knocked with my smiles and gave you a no thorn dream; when their door opened I found a garden of Silence and tears, old and freezing solitudes, I gave them the wings of the butterflies and the colors of summer sunsets)

Then I found the door of your lips (they were salty and candied like orange peels, trembling like a frightened puppy, like a spider web between two roses shaken by the wind, my lips opened them in silence, how the flowers come from, or the birth of the Sun, I collected stories of empty days spent waiting, faded dreams from the time I gave new colors, painting on them a poem of kisses, a lace of sighs and infinite lava with which you satiated your passion)

I came to the door of your heart (unarmed I knocked over like a lazy thief or a distracted king, and for forty days and forty nights I repeated your name to those implacable doors until I noticed that the large ebony and ivory doors were open and where they did not want, they searched, where they refused, they pretended, where they fled, they waited. So I opened them and I became prisoner of your contradictions, ended up in the cage of your silences to find me every morning chained by your arms)

And every day you are a new door to open because your soul follows the seasons and lives in the changing of the sun; At every door, I swarm and ask to enter because love wants this, this is love once it is born, a flower to which you must always give water, so I knock insistently every day in front of your infinite essences as a traveler that every day comes to the gates of a new city, and waits for your love to open.

Lei non ha occhi come il Sole ardenti,
meno rosse le labbra ha del corallo;
se candida è la neve, i suoi seni sono spenti;
se fili d'oro i riccioli, i suoi scuro metallo.

Rosse, bianche, screziate, ho visto rose,
vederle sul suo volto è cosa vana;
ci sono essenze ben più deliziose
del profumo che il suo respiro emana.

Amo che parli, ma ho chiara l'idea
che la musica ha un suono più soave:
non vidi mai incedere di dea,
e la mia donna passi in terra muove.


Ma la mia donna è rara, e ha altrettanti doni,
quanto quella esaltata con falsi paragoni.

—  William Shakespeare

In questo disegno ho rappresentato una leggenda giapponese che dice:
Questo simbolo rappresenta i dieci elementi primordiali che compongono l'universo: 火 [hi]:fuoco; 風 [kaze]:vento; 雷 [tuono]:kaminari; 土 [tsuchi]:terra; 草 [erba]:kusa (purtroppo ho sbagliato perchè nella prima che ho letto diceva legno quindi ho fatto il simbolo del legno .-.); 水 [mizu]:acqua; 氷 [kōri]:ghiaccio; 金:metallo (l'ho trovato anche come oro e putroppo non essendo giapponese non so se è giusto come metallo lo spero); e luce e oscurità rappresentati del simbolo dello yin yang. Si dice che coloro che ereditano la forza di queste dieci essenze possono cambiare il mondo.
[Miei disegni 2]

Dolce svenire
d'ogni perla
che scorre sulla pelle
fra altre perle: rugiade
e profumi posati dagli dei su di noi;
ogni perla frugata
con dolce lentezza
dalle bocche,
dalle falde di conche segrete
a lati delle emozioni,
e dalle dita
intinte dalle essenze secrete
dai frutti della colpa e del perdono.
Lussuria mi strega quando mi parli
e le perle si piovono maliziose e
candide fra noi. ~MadamSab

Siebenhundertsiebenundsechzigstes Bier:

Kehrwieder Kreativbrauerei
Weltmeister Weisse Framboise 2014
5,4% vol.
Hamburg, Deutschland

Die Weisse fließt hellrot ins Glas, mit toll intensivem Himbeeraroma und leicht säuerlichen Noten in der Nase. Am Gaumen dann recht trocken, mit leichter Säure und einem präsenten, aber kaum süßen Himbeergeschmack. Im Nachtrunk kommt diese “herbe Süße” schließlich nochmal deutlich hervor. Die Essenz von Himbeere in einem Bier. Was will man mehr?
Und nochmals Dank an Christian fürs Teilen!
8/10

Samstag, 24. Juni 2017

“…Anflug von 90er-Jahre-Wunsch nach Integrität.”
                                                                Seth Price, TZK, Nr. 106 / Juni 2017


Alle kriegen sich wieder ein bisschen ein, im dritten Stock kann auch wieder geatmet werden, Belagerung durch Hitze vorerst abgebrochen, schreibe ich hier hin, und schaue dabei in einen Himmel, sehr plastisch bewölkt im Stile der flämischen Meister. Das sanfte Schnarren der durch Wind sich aneinander reibenden Bäume. 

Abends alleine beim Italiener gegessen, und zuerst am Nebentisch drei Frauen, Kolleginnen, nehme ich an, die sich über die “Firma” unterhielten. Eine der Frauen behielt die ganze Zeit die Sonnenbrille auf. Etwas später kamen zwei andere Frauen und setzten sich direkt gegenüber von mir hin, und da ich automatisch neugierig bin, was so zwei Frauen, wenn sie unter sich sind, erzählen, zieht es mein Hirn immer halb dorthin. Zur Tarnung trank ich zwei Moretti-Biere.

In Texte zur Kunst ein Zweiseiter von Seth Price, Thema in Essenz: die ANGST, bei nicht genügend Zirkussen mitzumachen, um GESEHEN zu werden, den Anschluss nicht zu verlieren. Angst Angst Angst.
Price zitiert im Text außerdem Nico Baumbach zu sozialen Medien und deren Druckszenarien: “Den Leuten ist es zunehmend wichtiger, die Jouissance des Anderen zu vernichten, als das Leben aller zu verbessern.” Interessant, nehme ich erst mal so auf. Für Lacan-Studien fehlen mir jetzt aber die thrills.

In neuer Armee-Jacke betrete ich den Gründerzeitpalast und….

Bei Marc Maron’s Podcast ist Sofia Coppola zu Gast. Wirkte eher sehr langweilig die Frau. 

Respiro.

Ho sentito parlare di quell'uomo che perse la moglie durante l'attentato delle torri gemelle. Tornò a casa e preso dalla disperazione buttò tutto ciò che apparteneva alla donna tranne una palla gonfiabile da mare, perché lì dentro c'era ancora il suo respiro.
Gesto disperato? Esagerato? Inconcepibile e banale?
Non so, ma credo che il respiro della persona che amiamo sia la cosa più preziosa che ci possa essere.
Quindi no, non è un folle in preda alla disperazione. C'è molto di più dietro.
Ci si “abitua” a quel respiro…Perché il respiro ha dei toni, ha varie essenze tutte proprie. Sono attimi inconfondibili.
Il respiro della persona che ami lo riconosci subito perché tra i tanti non ti urta il sistema nervoso.
È come una carezza e a volte come un pugno allo stomaco.
Perdere quel respiro è uno di quei fallimenti che chi ama davvero non dovrebbe mai sperimentare.
Ci creiamo una dimensione in quel respiro.
Lo respiriamo e lo facciamo nostro.
“Tu sei il mio respiro”, l'avete mai detto?
Se sì, siete fortunati.

Pane e Carnazza christmas special (1/2)

(a fine gennaio perché boh)
puntata speciale in due parti (manco si parla di panettieri e macellai)

Quando mi sono trasferito ho fatto tutte le cosine tipiche di quello che si trasferisce tipo andare a zonzo alla scoperta di stradine, esercizi commerciali, parchi e parchetti, case altrui di architettura pregiata e simili.
Ho realizzato solo dopo un (bel) po’ che alcune vetrine opache dall'aria anonima appartenevano ad un falegname. Anche perché l'unico modo per capirlo era accorgersi di un pezzetto di legno sulla vetrina con su scritto “falegname” a pennarello.

Ora, sarà l'imprinting tipico italo-catto-collodiano, ma da giuseppe a geppetto da noialtri c'è sempre stata proprio un'educazione al rispetto verso i falegnami, figure mitologiche rassicuranti in grado di costruirti tavoli e cassapanche sopportando con abnegazione tutte le minchiate tipiche dei figli adottivi tipo gesù o pinocchio.
O magari è il violento contrasto con i lavori a forte base fuffologica tipo l'informatico. Cos'hai fatto stamattina? Ho bestemmiato con iptables per far passare una vpn da sei subnet. Lui uno sgabello, tiè. L'eterea intangibilità degli zeri e degli uni abbattuta a randellate di rovere.

Se non s’è intuito, i falegnami mi intrigano e avevo bisogno di un pretesto per farci un giro.
Il pretesto stava in casa mia, nella forma di una vecchia custodia di legno con un angolo maciullato che mi ero ripromesso di portare a sistemare.
Così un giorno la piglio sottobraccio, m'incammino ed entro.

Interno “tipico bolognese” come dicono gli agenti immobiliari, che tradotto significa “pianta irregolare e poche finestre” con una serie di arnesi alle pareti il più recente dei quali si ricordava ancora di Pertini presidente, e cataste di assi, pezzi e pezzettini di legno ovunque, probabilmente di essenze diverse ma impossibili da distinguere vista la coltre di segatura che copriva praticamente ogni cosa. Uniche concessioni alla modernità: una radiolina (non a valvole ma direi del giorno dopo in cui hanno commercializzato quelle a transistor) e una sega a nastro, ma essendo vicina alla vetrina la vedi per ultima solo quando ti giri per controllare che non ti si sia chiuso un qualche varco temporale alle spalle.

Quello che m’era parso un sacco di juta pieno di cose misteriose si gira e mi dice buongiorno. E’ il falegname, con un grembiule color segatura coperto di segatura, età indecifrabile fra uno che potrebbe andare in pensione domani e uno che ci potrebbe essere da una decina d'anni.

Dopo un paio di convenevoli gli mostro la custodia con l'angolo maciullato. Sta zitto un po’, ma in realtà è una rincorsa:
“Ah, è una bella briga. Una bella briga. Non so mica. Qui per capire come fare devo prima togliere il pezzo rotto. Però come si fa, mi dice lei, ci vuole un preventivo. Che io magari la apro, vedo che è un lavoro lungo e le dico una cifra, e lei mi dice no, con quello ci compro un'altra custodia. E io cosa le faccio, le ridò la custodia tutta smontata. E se poi io le dico una cifra e poi vedo che è un lavoro lungo, cosa faccio. Lei mi dice, mi ha detto una cifra, ora fa il lavoro a quella cifra. Ah, è un lavoro brigoso. Ma lei mi dice, lo so, son venuto qui per un preventivo. E venti euro non son mica cento euro. Eh, lo so.
Pensi che l'altro giorno eravamo da una signora che ci ha fatto fare i mobili della mansarda. Tutti su misura, che passavano intorno alle travi del tetto. Anche il comò. Lei lo sa cos'è fare i cassetti di un comò che si adattano così? Lei mi dice, mica lo so, non sono un falegname. Ah, glielo dico io, è una roba lunga. E quando abbiamo finito ed eravamo pure contenti di aver finito che non ne potevamo più le abbiam dato il conto e la signora fa: così tanto? Oh, quando uno ci mette tante ore si spende tanto. Ma lei mi dice, mica son qui per la mansarda io.”

E io quasi trattenevo il respiro per non interromperlo, nella curiosità di sapere cosa diceva e cosa poi gli avrei detto io. Tipo essere a teatro ma molto vicini al palco e con molta segatura in giro.
Poi ha riguardato il pezzo da sistemare intervallando con un po’ di “Eh” e di “Ah” e alla fine m'ha guardato come stupito che fossi lì.

“Facciamo così. Più tardi torna mio fratello¹, che a lui piacciono queste cose qui. Ci guardo con lui e la chiamo la settimana prossima. Poi, glielo dico, se fosse la mia una custodia così la rivernicerei. Così è messa male eh. Ma lei mi dice, mica gliel'ho portata per la vernice. Allora facciamo così, intanto vediamo come ripararla poi ci pensiamo. Non è mica detto che ci riusciamo, eh. E’ una bella briga.”
Poi ha tirato fuori una matita e un bloc notes fatto con fogli di vecchie agende, s'è segnato il mio cellulare e ha messo il foglietto nella custodia.

¹ Se il fratello descritto così vi sembra il tipico fratello minore invischiato a lavorare col fratello maggiore che gli scarica tutti i lavori-pacco, spoiler alert: s'è rivelato esattamente così.

つづく