esclusione sociale

Atene, caccia al tossicodipendente

È passata la mezzanotte e a piazza Omonia, nel cuore di Atene, sono rimasti solo i volontari dell'unità mobile dei Medici del Mondo: stanno aspettando l'ambulanza che deve portare il 30enne sudanese J.F. in ospedale. L'uomo – che ha chiesto a Lettera43.it di usare solo le iniziali per ragioni di privacy - è grave, con febbre altissima, polmonite, herpes zoster, forse tubercolosi e, soprattutto, un forte sospetto di Hiv.

Ghiannis, il medico che lo ha esaminato, ha dovuto lottare per convincere J.F. a lasciare la strada, sulla quale vive, per farsi ricoverare d'urgenza. «Morirai nella notte», gli ripeteva, mentre il sudanese parlava con uno sforzo immane del dolore fortissimo al petto che sentiva da quando, la mattina, era tornato a piedi da Amigdaleza, una cittadina distante circa 50 chilometri da Atene. Il 30enne non ha avuto altra scelta: là era stato portato dalla polizia. Non da solo, bensì con una serie di altri disgraziarti finiti nel mirino dell'operazione Thetis.
Il nome, ispirato dalla dea marina e madre di Achille, è stato scelto dal ministero della Pubblica sicurezza: da metà marzo, le forze dell’ordine rastrellano il centro storico della capitale, fermando i tossicodipendenti e trasportandoli in centri solitamente adibiti all'ospitalità di migranti privi di documenti e in attesa di espulsione (il programma di rimpatri forzati si chiama Xenios Dias, lo Zeus dell'Ospitalità che, per la Grecia antica, era tanto importante da essere il centro del Pantheon olimpico).

ABBANDONATI AL LORO DESTINO
Le lunghe file di scatole di lamiera che fungono da abitazioni per gli indesiderati, tossici o migranti, si estendono per centinaia di metri in aree recintate: per gli stranieri, così, si riduce il rischio di fuga. I tossicodipendenti, invece, vengono rilasciati dopo alcune ore passate all'aperto, come denunciano due di loro ai Medici del Mondo. Segue il calvario del ritorno di persone malate, affamate, in astinenza e senza soldi, impossibilitate, pertanto, a usufruire di mezzi di trasporto pubblico, sempre che questi siano ancora in servizio, all'ora del rilascio.
Nel loro caso, infatti, l'intento è soprattutto allontanarli dal centro storico: mentre gli spacciatori rimangono indisturbati al loro posto.
Ghiannis, dei Medici del Mondo, osserva come prima di Thetis fossero circa 200 le persone che si rivolgevano all'unità mobile. Poi i migranti sono quasi spariti e i tossici si contano sulle dita di una mano. Sono rimasti in pochi e non si fanno vedere: impauriti dalla polizia si nascondono, rinunciando ai programmi in loro sostegno.

Boom di contagi da Hiv tra i tossicodipendenti
L’allontanamento dei tossicodipendenti dalle strutture sanitarie sta aggravando un problema che ha assunto dimensioni esplosive. Sono in aumento tossicodipendenze, alcolismo nonché tubercolosi, malaria, epatiti, Hiv e Aids.
Il Centro di controllo e prevenzione delle malattie Keelpno stima che solo i contagi da Hiv siano aumentati del 5 % tra il 2010 e il 2011; tra i tossicodipendenti la percentuale sale al vertiginoso 1.450% . L'indigenza, infatti, spinge all'uso sempre più massiccio di droghe, di basso costo, assunte per via endovenosa con siringhe infette.
«Tutto quello che prendiamo si trova a cinque euro a dose», racconta V.T. che usa la Thai, una droga sintetica che, assieme alla Sisa, ha invaso la Grecia con la crisi, grazie al prezzo che ha spodestato l'ormai costosa eroina. Ma, ad Atene, circola molto anche una cocaina di qualità estremamente scadente: costa anch’essa cinque euro a dose e si inietta direttamente nel sangue.
Secondo i dati forniti dal Keelpno, i tossicomani nel 2012 erano circa 3 mila, il 20% di loro affetti da Hiv.

DOLORE E RABBIA
Nella primavera 2012, in piena campagna elettorale, la polizia rese pubbliche le foto di una ventina di donne tossicodipendenti che si prostituivano e positive ai test dell'Aids. Motivi di salute pubblica, giustificò l'allora ministro della Sanità Andreas Loverdos, mentre la stampa non si tirò indietro dal divulgare le immagini e i nomi delle donne. Una di loro, N.M., in questa notte calda e triste si trova a Omonia. Chiede ricevere siringhe nuove ai volontari dei Medici del Mondo e scambiare qualche parola con loro. Il suo viso si contrae di dolore e rabbia quando ripensa alle foto che colpirono come un fulmine a ciel sereno il piccolo paese delle sue vacanze infantili.
Intanto le condizioni di J.F. si aggravano col passare dei minuti. I medici non lo dicono, ma il loro timore è che compaia la polizia e lo porti via un’altra volta. Anche se sta morendo. Quando l'ambulanza fiinalmente giunge, J.F. non riesce neanche a muoversi. Lo fa solo quando, sdraiato sulla barella, alza gli occhi al cielo e si mette a pregare.

Giovedì, 18 Aprile 2013