Hercules Beating the Centaur Nessus by  Jason Pier in DC

Sculpted by Jean de Boulogne and Pietro Francavilla from a single block of white marble in 1599. Originally placed on the canto de Carnesecchi,

where via Panzani cross via de Rondinelli until 1789. Moved from there to the Uffizi arch in front of Arno river

and finaly placed under the Loggia outside the Palazzo Vecchio in 1841.

i have forgotten how to be gentle, i think, or else i’m a different kind of gentle now. the kind of gentle that can kill. the kind of gentle that asks to be killed.

i’m the kind of gentle that begs everything that’s listening for death but it doesn’t come, or it does but then i wake up not knowing where i am, my bedroom or yours, or the bottom of the ocean and it’s not fair, do you hear me, it’s not fair to want something so bad and only get to taste it—

i think i’m the poorly-executed drawing on the fridge of the universe and god’s too sadistic to take it down. saying look at this, look at what you did, look at what you are, look at it forever.

i crawl into your bed because it’s the closest i can get to dying anymore. i crawl into your bed for all the romantic gestures like gentle choking, gentle bruising,

i think you know that.

how i use you for pain and not pleasure, or sometimes both, sometimes, if i want it to really hurt. if i think i deserve it. you say i’m too young to feel this way and i say i’ll get older, i say when i grow up i want to be a corpse six feet under so you can walk over my body, dirt in my eyes, seeing nothing.

i think i have forgotten how to be gentle. i think i’m sorry.

—  e.k.t., “leave bruises or just leave” (@slaughtervoid, @p-ercolating)

fire is supposed to be cleansing.
you read that somewhere. nature’s catharsis.

people say you don’t look before you leap.
shoot first ask questions when you’re dead.
boy explosive. boy self-immolating for fun.
boy proving them right.

the box of matches holds thirty fragile opportunities
to start over new and raw and conflagrant.
you’ve learned to shut down the voice that says don’t.
you’re not sure it exists anymore.

there are bruises like constellations making universes
out of your throat. marks like possession, like mine, like yours.
marks like possession but you belong nowhere, to no one.
marks like possession but you can’t climb into the spaces
between his ribs and settle next to his heart
without turning it black like ash. black like yours.

you want to burn for thinking you even had a chance.
you want to burn the clothes he pulled off of you.
you want fire until everything becomes like blowing glass,
fire until you can mold yourself into a thing
that doesn’t need intimacy.
love-making without the love.
just making.
remaking. unmaking.
you find yourself in the in-between too often to be comfortable;
not quite whole, not quite non-existent.

you are the firefront.
you, yourself, and that flame on your fingertips, his taste
still on your tongue. you would think that dozens of burns later,
you would have learned how to fix yourself by now.
spark into being. condense into heat. explode into a blistering,
invisible touch that evaporates with the light of day.

boy cleansing him. boy ruining self.

—  “FIREFRONT” [cowritten by h.x.l. (@p-ercolating) & e.k.t. (@anarchetypal)]

The two of you could not be more different. He paints himself benevolent as you watch cruelly through crosshairs and he shines with all the light you trap under a purple hoodie. You think you might love him, think he might love you back but you don’t know. You’ll burn that bridge when you find it.

You follow him like a fallen angel, watch him cause he’s something gory but glorious and the only halo in sight is the sights of your sniper locked around a spray of blood. You think you love him something awful, a vicious love that can’t be sated. It’s quiet on the rooftops anyways, and he smiles upward, like your intervention was divine.

He sits with you on other jobs, like everything is fine despite the torrential downpour smudging lines between the two of you, not quite touching but closer than ever. You think you love him, carve roses on your targets with your trigger finger, and when it’s done he presses kisses to your palms, to your filthy bloody hands, like he loves you back but you don’t say anything, cause quick is the fuse that lights itself on fire to go off, to self-immolate, to destroy.

You imbed him into your chest like shrapnel, every word and smile and then you show him, like you’re telling a secret. You close your eyes as he reaches out to almost touch the fragments above your heart, scraping your lungs. He holds your hands, guides them to his chest where there’s a rose above his heart, where he’s pained crosshairs across his stomach, you blink open and he presses a kiss to you like postage. Pleading with no guarantee of response. The two of you tangle like fuses, like you could take down the city at will. Like the city could crumble and you wouldn’t care.

You love this boy. He loves you back

—  Benevolence-Halo-Downpour-Shrapnel
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Stefano Ercole Carlo

The first child and son of Pierre Casiraghi and Beatrice Borromeo. Born on February 28, 2017, he is 8th in line to the throne of Monaco.

Stefano is for Pierre’s late father

Ercole is the Italian version of Hercules and is for Ercole, Lord of Monaco and father of Honoré II, Sovereign Prince of Monaco.

Carlo is a family name on the Borromeo side


In una sua celebre poesia, Ungaretti scrive: “La meta è partire.”
La meta è partire, perché ciò che conta, di un viaggio, non è tanto la destinazione, quanto il viaggio stesso. Ma viaggiare non significa soltanto fare le valigie e prendere un aereo: prima che gli aerei avessero le ali, la mente già era lì a sorvolare, come fossero nuvole, tra le pagine dei libri. Umberto Eco diceva che: “Chi non legge, a settant’anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge, avrà vissuto cinquemila anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro” ed è proprio vero, perché leggere consente di immergersi per la lunghezza d’onda di una vita che non è la vita vera, non è la vita che respiri, non è la tua, ma è una vita nella quale ti immergi per affogare e lasciare che essa ti salvi, come fa un’àncora, durante una tempesta nel mare dell’esistenza; Baricco, in un suo romanzo, scrive: “Sui treni, per salvarsi, leggevano.” E questo perché i libri sono storie di vita già vissuta, dal finale prescritto, storie dalle quali trarre indicazioni con cui poter vivere la propria; perché nessuno impara a vivere senza prima aver vissuto, ma la vita è una sola e non ci si può far cogliere già preparati: viaggiare con la mente attraverso i libri, storie di vite già vissute, è un po’ come imparare a vivere senza averlo mai fatto prima, per questo è importante, per questo Umberto Eco diceva che la lettura è un’immortalità all’indietro: perché nessuno di noi è immortale: ma è bene che si legga, affinché il viaggio della vita non si limiti ad avere le ali di un aereo ma anche quelle della mente.
Viaggiare non è soltanto andare per tornare, Ulisse partì per combattere e tornò per nostalgia, una nostalgia che non avrebbe mai provato, ammirando i riflessi del sole che moriva, una volta ancora, sulle onde di un mare non suo, diverso da quello della sua Itaca, seduto su quel promontorio, a piangere le lacrime salate e amare della lontananza, dal sapore simile a quel livido mare che lo separava da casa, se non fosse mai partito e se la sua curiosità, a scapito del suo “desiderio del ritorno”, non l’avesse spinto ad allargare i suoi orizzonti, a dispiegare le vele della sua nave. Viaggiare è negarsi il limite che una siepe costituisce e impedisce, così, di poter ammirare l’infinito, lo stesso che Leopardi avrebbe voluto completamente ammirare quando, sedendo su quell’“ermo colle”, scriveva la sua poesia, che concluse con quel celebre verso: “E’l naufragar m’è dolce, in questo mare”; viaggiare significa provare a vedere se e quanto possa valere la pena della lontananza, della rinuncia all’àncora della tua nave, della tua salvezza: viaggiare significa rischiare il naufragio perché esso sarà l’esordio alle sorti della tua vita, perché significa offrire ad essa la possibilità di autenticarsi, di diventare, di affermarsi vita vera, vita vissuta e non semplicemente sopravvissuta: vivere davvero significa oltrepassare, andare oltre la superficie, rischiando di affogare pur di scoprire cosa possa esserci lungo il fondale della tua anima.
Viaggiare con la mente significa concedersi occasioni, treni che passano una volta sola nella vita ma una volta in più, posti e sogni in cui non andresti e che non realizzeresti, perché la vita di oggi è una vita stretta, una vita troppo cara per permetterci una sarta: dobbiamo imparare a cucircene una nostra, addosso, è l’unico modo che abbiamo per non farla passare per una semplice prova, per un semplice acquisto di merce prodotta a catena, di scarsa qualità, cui dover aggiungere toppa su toppa ad ogni strappo, ad ogni ferita. La vita vera è quella che impariamo a misurarci da soli, senza ricorrere al metro da sarta: viaggiare apre la mente, viaggiare con la mente apre la vita, la allarga, l’arricchisce senza farcirla, senza renderla sfarzosa in apparenza e scevra di contenuti.
Il mio sogno è viaggiare, perché sognare, in fondo, è viaggiare con la mente e io voglio realizzare il mio sogno, il mio viaggio affinché questa vita sia unica ma non univoca: perché, così come Ercole si trovò al bivio a scegliere tra il piacere e la virtù, io vorrei concedermi la possibilità di prendere una scelta che non sia obbligata; non importa sia giusta o sbagliata, non importa sia buona o pessima: ciò che conta è che sia.
È possibile, o quantomeno probabile date le possibilità economico-finanziarie di oggi, prendere e partire, andare e tornare: io vorrei che la mia vita fosse un viaggio senza ritorno, sì, ma per cui fosse valsa la pena soffrire, gioire, ridere e avvilirsi; per cui sia valsa la pena non essermi limitata a sopravvivere, rimanendo in superficie, ma soprattutto, vivere, cercando di andare oltre la superficie, alla ricerca della mia anima lungo il fondale di questo mare ch’è la vita.


can’t stop dreaming of              the deep
                                               ocean basins
tundra lichen halos
                           brittle coral
in the gut of     a river delta a
dying I fear that
                                                   when I go
the earth          will not              take my
tarred over