era la notte

Poi un giorno non ebbi più paura di disturbare. La chiamai alle due di notte e scoprii che lei era sveglia e che da tempo non desiderava altro.
—  Adriano Arfini

Ho letto un libro mentre non c'eri.
Ho creato una playlist di canzoni che non ti sarebbero piaciute.
Ho studiato molto, cercato delle risposte. Sai, alcune volte, mi sono ricordata delle tue vecchie domande e adesso si che so cos'avrei dovuto dirti, ma non vale più e quindi le ho cancellate. Ho preparato altre 2 torte che avrei voluto assaggiassi ma le ho fatte provare a tutti, tranne che a te.

E andava bene così. Non ti ho pensato più. Dopo quella notte di dicembre io non ti ho amato più e non ti ho voluto più.
Ho guardato tanti film, messo lo smalto e il rossetto. Non ho più tagliato i capelli ed il colore è rimasto lo stesso.

Le mie giornate sono state affollate e stanche. Il problema era la notte, quando mi svegliavo alle 3 pensando a te e non potevo dirtelo.

Lui era come “La notte stellata” di Van Gogh, confusionale, irreale, ma bellissimo.

“Ed ogni notte era la stessa storia, la solita routine.
Pensieri su pensieri che si affollano nella testa, tutti improvvisamente insieme, come se durante il giorno non avessero avuto il tempo di venire a galla.
Forse è questo che rende la notte affascinante ma anche cosí temuta.
Ti sbatte in faccia quello che per un giorno intero hai cercato di evitare e a quel punto non ti resta che fare i conti con te stesso.”

La notte prima di partire, accadde a Hervé Jouncour di svegliarsi, quando ancora era buio, e di alzarsi, e di avvicinarsi al letto di Hélène. Quando lei aprì gli occhi lui sentì la propria voce dire piano:
- Io ti amerò per sempre.
—  Alessandro Baricco, Seta
C'era lui: con quei suoi occhi che parlano, quei occhi che cambiano colore, che innamorano.
E poi c'era la notte: con il suo fascino, il cielo stellato e la luna misteriosamente bella.
E io ho scelto di ammirare la bellezza dei suoi occhi e avrei continuato a farlo.
Per tutta la notte.
Per tutta la vita.
—  Enne
Era cosi stanca, che nulla la toccava più.
Le parole erano parole, anche quelle con significati profondi.
I baci erano baci, niente sentimenti.
Gli abbracci erano la stretta tra due corpi.
Gli amici erano persone con cui sentirsi meno sola.
Il cibo aveva perso sapori.
La notte era notte, e il giorno era giorno.
Aveva smesso di guardare pure le stelle.
Aveva smesso di ascoltare la musica.
Aveva smesso di sorridere a tutti, o meglio.
Aveva smesso di sorridere.
Era stanca, di quella stanchezza che ti fa male, che se non riposi un pò, se non stacchi un pò la spina, se non ti allontani dalla gente, causa un'altro tipo di morte:
la solitudine.
—  ossachespuntanocomefiori
Ti giuro, il sentimento è scomparso, non ti amo più, di questo ne sono sicura, ma non so se è una mia scelta, non so se non provo più quel sentimento, perché non provo nessun sentimento, o perchè abbia smesso di amarti, il sentimento è scomparso, però l'effetto no, le noto tutte le cose che fai, e ricordo tutte le cose che dicevi o dici, a volte ti sogno anche, a volte ci penso anche a quel noi, sopratutto la notte, perché era la notte che parlavamo, la notte dicevano tutto quello che il giorno dopo, uno di fronte all'altro non ci saremmo mai detti, perché è vero, noi non eravamo bravi a parlare faccia a faccia, anzi le nostre bocche non lo erano, perché volevano, o erano sempre impegnate a fare altro, a volte parlavamo anche, ma erano discorsi, stupidi, banali, per non lasciarsi nell'imbarazzo e nel silenzio, per non ammettere che eravamo uno spettacolo, credo che se fossimo stati più attenti e più silenziosi, io ora non sarei qui, ad odiarti,per averti amato troppo..

Era da tanto che non mi sentivo una merda.
Era da tanto che non piangevo la notte.
Era da tanto che avevo smesso di provare sentimenti per persone.
Era da tanto che non avevo una persona a cui mi ero affezionata talmente tanto da farmi passare notti a piangere per lei.
Era da tanto che non deludevo qualcuno.
Era da tanto che volevo farla finita.
Era da tanto.. Tutto questo sta ricominciando e già non lo sopporto più.

Mancavano poco più di 15 ore al matrimonio. Erano tutti entusiasti per la giornata che si prospettava, in particolare Evelyn, madre della sposa, che desiderava ardentemente quel giorno da quando la sua piccola Alexis era venuta al mondo.
Per Alexis e Caleb quella era la loro ultima notte da fidanzati, e anche l’ultimo giorno di lei da comune mortale. Il vampiro le aveva promesso che dopo le nozze l’avrebbe trasformata in un’immortale, così da poter condividere l’eternità insieme.
Trascorsero quella serata fuori, lontani dal trambusto per i preparativi delle nozze. Caleb la portò nel grande parco cittadino, dove in estate veniva allestito un cinema all’aperto. C’era poca gente quella sera, colpa anche il caldo afoso. Si sdraiarono all’ombra di una grande quercia per godersi il film, benchè trascorsero gran parte della proiezione a lanciarsi sguardi complici.
Alexis era al settimo cielo per l’imminente matrimonio, anche se la nuova esistenza da vampira la spaventava un pò. Sapeva che, col tempo, avrebbe dovuto spiegare ai suoi genitori il motivo per il quale non sarebbe mai più invecchiata e, con gli anni, avrebbe perso amici e conoscenti, mentre lei non sarebbe mai estinta. Una notte senza fine si avvicinava, benchè Caleb le avesse assicurato di aver trovato il rimedio per poter camminare alla luce del sole.
Quella sera Alexis vacillò più volte, senza mai spiegare apertamente a Caleb cosa la turbasse.

Anche se durante la loro relazione Caleb non si era mai addentrato nella mente della sua amata, quella sera non potè farne a meno. Era sulla terra da così tanto tempo da riuscire a percepire se qualcuno aveva qualcosa da nascondere. Lesse i pensieri di Alexis, scoprendo i suoi turbamenti più oscuri.
“Se non te la senti puoi dirmelo…” sussurrò piano, colpevole per quell’intrusione.
“Caleb non potrei rinunciare mai a te…”
“Lo so, ma se non sei pronta ad affrontare tutto ciò…”

“Ho soltanto paura…mi passerà. Domani sarà tutto passato!” e sorrise, cercando di rassicurarlo.
Caleb si sforzò ad uscire dai suoi pensieri, promettendo che non si sarebbe mai più ripetuto in futuro.
“Da domani non potrai più farlo…”

Passeggiarono lungo il parco illuminato giungendo fino ad un piccolo gazebo. Salirono i gradini tenendosi per mano, poi Caleb attirò Alexis a sè.
“Balla con me…” sussurrò.
“Io non so ballare…” confessò la ragazza, rossa in viso dall’imbarazzo.
“Segui me…domani dovremmo comunque farlo!”e sorrise, rassicurandola.
Le loro mani si sfiorarono appena, mentre Caleb iniziò a condurre le danze, come se la musica suonasse leggera, disperdendosi tra le fronde degli alberi.

Il silenzio regnava sovrano nel grande parco cittadino. Solo il rumore delle foglie smosse dalla brezza estiva e i passi di danza che battevano piano sulle assi di legno erano udibili. Era come un sogno ovattato, il loro sogno d’amore che prendeva forma. Ballarono stretti l’uno all’altra per un pò, un tempo che sembrò indefinito, come se fossero trascorse delle ore.

Prima che il sole sorgesse annunciando l’arrivo del giorno del loro matrimonio, Caleb portò Alexis in riva al mare per una romantica nuotata al chiaro di luna. Giocarono come bambini, schizzandosi con l’acqua tiepida e rotolandosi sulla sabbia fredda della notte.

Quando il cielo iniziò a rischiarare, Caleb riaccompagnò Alexis al suo appartamento, dove Evelyn e Ben dormivano da un pezzo. Sulla soglia di casa la salutò con un casto bacio.
“Ci vediamo tra qualche ora…io sarò quello in abito scuro, in piedi, davanti l’altare…” annunciò sorridendo.
“E io quella in abito bianco che verrà verso di te…”

“Un giorno, non molto lontano, il mio ricordo ti verrà a trovare. E magari sarai con un'altra persona, le dirai tutte le cose che prima tenevo solo per me, le prometterai il mondo, come facevi con me. Ma credimi, per quanto tu possa star bene, un giorno ti mancherò. Ti mancheranno le mie attenzioni, le mie paranoie, ti mancheranno le mille notti passate al telefono, quando la notte era così giovane e noi troppo innamorati, ti mancheranno tutti quegli uragani di emozioni che solo insieme riuscivamo a provare. Ti mancherà la mia voce assonnata alle quattro del mattino, ti mancheranno tutti i nostri momenti… E li rivorrai, ma non lo dico per presunzione, ma solamente perché una persona che ti ami come avrei potuto fare io, non la troverai mai. E il mio ricordo non ti darà tregua… È la condanna di chi trova l'amore e se lo lascia scappare.”