era la notte

Questa è la mia storia..

Questa è la storia di due ragazzi,i quali in un giorno qualunque si conobbero su un app.Lui la contattò facendole un complimento,le disse che era una bella ragazza,lei lo ringraziò e continuarono a parlare di loro e delle loro vite.Entrambi uscivano da due storie un po complicate..Lui si lasciò dopo 5 anni,stava progettando di sposarsi con quella ragazza,ma lei lo tradì..fu molto dura per lui,una vera e propria delusione,la quale lo portò a non relazionarsi più emotivamente con qualche ragazza,per quanto ci poteva provare a conoscere delle ragazze non riusciva a provare dei sentimenti per esse.Lei invece usciva da una storia durata 1 anno,con un ragazzo molto più grande di lei,il quale le chiese di andare a convivere,ma non perchè lo desiderava veramente ma perchè gli pesava farsi solamente 20 minuti di strada al giorno..per quanto lei lo amava decise di lasciarlo andare e fu così che la loro relazione finì.Così giorno dopo giorno i due ragazzi continuarono a parlare,a conoscersi meglio,fin quando lui un giorno le chiese il numero di cellulare,parlavano per ore intere,tramite messaggi,chiamate,e anche webcam..Tra loro si era creata un intesa strana ma forte,era un qualcosa di grande,grande come la distanza che li divideva.Giorno dopo giorno il desiderio di vedersi,di abbracciarsi,di darsi anche un solo bacio aumentava sempre più..Fin quando lei decise di partire e andare da lui.Lui sembrava molto felice.Una sera qualnque dopo una videochiamata le mandò un messaggio con scritto “Comunque ti volevo dire grazie per avermi concesso la tua conoscenza,sei una persona stupenda e sono sicuro di vederti a Novembre,il mio regalo più bello è quello di stringerti tra le mie braccia,non chiedo di più."Lei era molto felice e ansiosa,aspettava con ansia che quel famoso 5 Novembre(il giorno della partenza) arrivasse in fretta.Tutto andava bene e il giorno della partenza stava per arrivare ormai mancava poco,mancavano pochi giorni.Fin quando una settimana prima di partire,lui sparì,lei non lo sentì per più di due giorni,era molto preoccupata,non sapeva se gli fosse successo qualcosa di brutto,non avendo modo di rintracciarlo mandò un messaggio ad un suo amico,il quale esso riferì il messaggio che lei lo stesse cercando,così finalmente lui si fece vivo,dicendole di aver perso il cellulare a lavoro,Lei tirò un sospiro di sollievo,e continuarono a parlare,ma lui era cambiato,era freddo,impassibile,non era il ragazzo che ella conobbe per un mese..Fin quando lui le confessò che stava conoscendo un altra ragazza..Lei incredula si arrabbiò molto,più che rabbia era la delusione presa,si sentì una stupida e povera illusa,che poteva credere in qualcosa di impossibile..le crollò un po di mondo addosso..dio come pianse.Ma lei era forte,sapeva che aveva bisogno di vederlo ugualmente,così sorvolò e decise di vederlo ugualmente.Arrivò il giorno della partenza,lei decise di partire con un'amica,era ansiosa e felice,lui le disse che l'avrebbe raggiunta il giorno dopo.Arrivata a roma lei passò la serata con le sue amiche,cenarono fuori e dopo andarono a ballare in una discoteca piccolina ma molto carina,Non c'era un momento dove lei non pensasse a lui,mentre lei di divertiva con le sue amiche conobbe un ragazzo di nome Federico,il quale con molto gentilezza le offrì qualcosa da bere,e tra una chiacchiera e un altra i due passarono una serata a parlare,Finita la serata lei salutò Federico e si dirise in hotel con le sue amiche.Finalmente il Fatidico giorno era arrivato..ma lui non si fece sentire tutta la mattinata,lei lo chiamava,le mandava messaggi,ma lui continuava ad ignorarla..Era pomeriggio,e lei iniziò a metabolizare che lui non sarebbe mai venuto,che tutto era stata solamente una presa in giro,si sentì delusa,ferita,gli crollò tutto il mondo addosso,non le scese nemmeno una lacrima davanti alle sue amiche e tutto gli rimase bloccato in gola,si sentiva soffocare quel maledetto giorno,è un qualcosa di inspiegabile..Quel giorno ci fu pure un alluvione e lei era in giro con le sue amiche..vennero travolte in pieno dalla pioggia,impaurite e fradice decisero di non ritornare in hotel così alloggiarono da un loro amico..durante il tragitto lei incontrò il ragazzo conosciuto il giorno prima in discoteca il quale gli lasciò il suo numero,così iniziarono a sentirsi..Arrivato il giorno della partenza lei non volle vederlo,stava troppo male,la delusione era stata troppo forte,così Prese l'aereo e ritornò a casa sua.Passarono i giorni e non c'era un solo giorno che lei non pensasse a lui,e ogni tanto dopo giorni qualche lacrima le rigava il volto.Ma lei doveva andare avanti,così riprese in mano la sua vita e decise di conoscere meglio Federico,Lui era molto carino con lei,scendeva spesso in sicilia per trovarla,fin quando un giorno lui non le regalò un biglietto per risalire a roma per andare da lui,lei era felice,anche se rivedendo il biglietto per roma,le salì un po la malinconia e ripensando a tutto quello che le era successo lì,la notte mandò un messaggio a lui dicengli"mi manchi” lei pensava che lui non avrebbe mai risposto,così si addomentò..L'indomai trovò la risposta di lui,così iniziarono a parlare e parlare, a mettere delle cose in chiaro..fin quando entrambi non si confessarono che si erano impegnati..Lei partì andò da federico e per quanto federico la rendeva felice,pensava sempre a lui..così quando federico non c'era lei ne approfittava per sentire lui,era un bisogno per lei..come droga..a lei bastava parlare con lui per essere tranquilla e serena..Dopo 4 giorni passati con il suo ragazzo lei quando ritornò a casa,era confusa,così prese la decisione di lasciarlo.Le dispiaceva ma non poteva continuare a prenderlo in giro,lei non poteva continuare a prendere in giro lei stessa e il suo cuore.Così continua a parlare con il famoso lui che le diede buca..lui le disse che sarebbe andato in Sicilia ma lei ormai non lo credeva più e faceva bene,anche perchè ad oggi lui non è mai venuto in sicilia.La “storia” tra di loro continuava.Tutto andava di nuovo bene tra loro,lui era tornato di buon umore,parlavano e parlavano..A loro bastava scriversi per stare bene,ormai gli veniva naturale,anche dopo che litigavano basta un niente e rieccoli più vicini che mai..Per natale si sono spediti dei pacchi con delle loro cose e impregnate del loro profumo..Quello è stato il regalo più bello che ella ricevette.A dicembre poco dopo natale hanno avuto un altra discussione sempre del perchè lui non è molto stabile sentimentamelte,dopo tanto tempo lui ha rivisto la sua ex accidentalmente, e questo l'ha turbato parecchio,tanto da allontanarsi da lei dicendo che lui per quanto le voglia bene,ma non riesce a darle di più perchè lei è ancora presente nel suo cuore..lei si allontanò e ancora una volta si tirò su le maniche si rialzò dopo l'ennesima caduta,riprese in mano la sua vita,conoscendo un altro ragazzo..con quel ragazzo non è andata per diversi motivi.Ma lei aveva sempre e solo un pensiero fisso.Non so come ma i due ripresero di nuovo a parlarsi,lei aveva una tenacia,una forza,una pazienza,pazzesca..anche se ha solo 21 anni è una DONNA!Lui le diceva sempre che prima o poi lei se lo sarebbe trovato sotto casa sua,lui voleva farle una sorpresa..ne diceva tante cose,ma a parole si costruiscono castelli enormi di sabbia,che con i fatti vengono buttati giù in un batter d'occhio..ma comunque lei credeva in lui.Dopo due mesi lei decise di partire per una settimana con la scusa di andare a trovare delle amiche lei era partita ancora una volta per vedere lui..Lei aveva paura che lui quel giorno non si sarebbe presentato ma lui per rassicurarla le mandò un messaggio con scritto:“io penso una cosa,ogni momento e unico in questa vita,si vive una volta sola,non si torna più indietro,e non sai nemmeno se un giorno rinascerai o meno.Ho deciso di vederti e lo farò,e stai sicura che sarò li ad aspettarti.Questo tuo abbraccio non sarà un rimpianto.L'ho prometto."Così lei si rassicurò.Lei partì,mentre era in viaggio lui le manda un messaggio che stava andando a roma con suo padre perchè suo padre aveva una visita e quindi si sarebbero visti lo stesso giorno che lei sarebbe arrivata a roma.Arrivata a roma lei scese dall'aereo e le mandò un messaggio con scritto:"sei qui?” e lui rispose di “si”..il cuore di ella iniziò a battare fortissimo, e l'ansia e l'emozione di vederlo presero il sopravvento facendo scendere delle lacrime..si asciugò il viso ed uscì dall'aeroporto..lui le disse che stava arrivando..dopo mezz'ora,lei vide lui,camminarle in contro..e senza dire niente si sono lasciati andare in un grosso abbraccio..lei non credeva che quello che stesse sucedendo fosse vero,e il cuore gli scoppiava in quel petto..non si staccarono nemmeno per un secondo,ma per quanto bello poteva essere lei doveva prendere un treno quindi avevano solamente 20 minuti a disposizione per stare insieme,in quei minuti si abbracciavano sempre..e mentre lui la accompagnava in stazione,lui l'abbracciò sulle scale mobile e le diede un bacio sulla guancia..lei si girò e gli diede un bacio sulle labbra,dio quanto lo desiderava!mentre lei aspettava il treno si sedettero in una panchina a parlare,lui le confessò che suo padre stava male,gli avevano trovato un tumore..era di pessimo umore..mentre parlavano lei lo abbracciò forte..gli occhi di lui diventarono lucidi,ma non pianse,e con i suo senso dell'umorismo come sempre ha deviato il discorso..cosi mentre parlavano,e scherzavano,con le punte del naso si sfioravano,lui disse “ecco come baciano gli eschimesi"lei rise,ed esclamò"uh allora mi hai baciato” e risero,lui le disse;“vuoi vedere come si bacia all'italiana?” lei non disse niente ma le brillavano gli occhi,così lui la prese e la baciò..Si baciarono a lungo..coccolandosi ancora per poco,l'ora che lei doveva andare via era arrivata,cosi si lasciarono andare inun grande braccio e baciandosi lei le disse:“Ci sentiamo,e ci vediamo mercoledì”..si diedero qualche altro bacio e con grande amarezza lei andò via..Andando via lei capì che non avrebbe voluto stare in nessun altro posto se non tra le sue braccia.Così continuarono a sentirsi tramite messaggi..Lei cerva di stargli vicino,perchè sapeva di quanto lui stesse soffrendo per suo padre,anche se lui la rispingeva.Lei pochi giorni dopo fece il compleanno e il giorno dopo dovevano rivedersi,lei era felice,fin quando non le arrivò un messaggio con scritto “ho già preso troppi giorni a lavoro e mercoledì non potrò venire”..ed eccola è arrivata piano,in modo diverso,un'altra batosta,ma lei non voleva lasciarlo da solo in quel periodaccio allora si offrì di andarlo a trovarlo lei,ma lui rimase della sua idea e non l'ha più voluta vedere.Lei per quanto male ricevette non si staccò da lui..le chiedeva sempre come stava,se suo padre stava meglio..se aveva notizie..Anche perchè lui e quel tipo di persona che quando sta male si crea dei muri,e si chiude in se stesso,per quanto voglia fare quello forte quando si trova da solo crolla,anche se non vuole esser visto,anche se non vuole parlarne lui è così,lei anche se stava soffrendo non lo lasciò nemmeno un giorno nda solo senza sentirlo,perchè lei gli voleva veramente bene,e anche se lui continuava a trattarla male a farla soffrire lei continuava a mantere la promessa fatta qualche mese prima,cioè:“io ci sarò sempre per te,promesso."Così lei ritornò a casa sua,amareggiata e triste ancora una volta con il cuore spezzato,ma con una gioia,quei 20 minuti trascorsi insieme.Ogni tanto parlavano,lei con lui era sempre carina ed educata,le faceva percepire tutto l'affetto che aveva da ofrigli..lui la ringraziò.Una sera mentre parlavano,lei le chiese cosa lui provasse per lei,lui le disse che è molto legato a lei,ma non sapeva dirle se ci sarebbe mai stato un domani tra di loro,ma questo nemmeno lei poteva saperlo rispose lei concludendo che anche se non sapeva se ci fosse stato un domani o meno lei sapeva benissimo cosa provasse per lui.Ma lui dopo 5 mesi le disse che non provava assolutamente niente,lei era solamente un'amica,la voleva bene,ma era solo un amica..A lei per l'ennesima volta crollò tutto il mondo addosso..pianse,non riusciva a smettere di piangere,ma non perchè lui non provasse dei sentimenti per lei,ma perchè lei si sentiva sola e vuota in quel momento,perchè aveva dato tutta se stessa a quella persona..anima cuore e corpo..se pur a distanza lei per lui era sempre presente,forse nemmeno una persona che lui poteva avere al suo fianco,che poteva toccarlo tutti i giorni gli è mai stata così vicino.Così pianse,pianse tanto di fronte quel mare,fin quando non le uscirono più lacrime,e urlando alle onde che era stanca,si alzò..si asciugò il volto e sentendosi un pò più forte decise di ritornare a casa,così si fece bella,e uscì con i suoi più cari amici,rideva parlava,sembrava rinata,già sembrava,Perchè lei sapeva benissimo che andava tutto bene,solamente se non si soffermava a pensare.Lei riprese in mano la sua vita,con lui sempre nel cuore,tutt'oggi ogni tanto si sentono,ma lei sapeva che doveva andare avanti..come ha sempre fatto lui..Non so dirvi se lui adesso ha qualcun'altra nel cuore che non sia la sua ex,se sia capace di provare sentimente,e altrettanto lei.Ma una cosa è certo,Lei quando parlava,rideva con lui,era se stessa a tutti gli effetti,ed era consapevole che quello che ha fatto per lui non l'ha fatto mai per nessun altro,nemmeno provare sentimenti così grandi e forti per un ragazzo.Lei una volta mandò a lui una citazione della sua serie tv preferita che diceva:"Quando ti dico che "tu sei la mia persona"forse non capisci.Non sto parlando di anime gemelle.No.Parlo di qualcuno che ti sconvolge.Non ti sceglie.E non lo scegli.Arriva.Di qualcuno che entra nella tua vita e di cui poi non puoi più fare a meno.Parlo di un amore che cresce senza che tu te ne accorga.Un amore che quasi combatti.Che non vuoi provare.E gli metti i bastoni tra le ruote.Lo allontani,lo maltratti e alla fine lo ritrovi ancora lì.Davanti a te intatto,senza un graffio.lì che ti guarda e aspetta che tu capisca.Parlo di qualcuno con cui il tempo non esiste.Che ti lascia senza respiro e che te lo toglie quando si allontana da te.Diventa un'esigenza fisica.Una dipendenza.Per certi versi una malettia.Veleno e antidoto allo stesso tempo.Parlo di qualcuno che è te.Di qualcuno che se lo guardi in silenzio ci vedi quello che sei tu.E che a volte ti fa paura perchè è come guardarsi ad uno specchio,perchè ti fa riflettere,perchè capisci che devi cambiare,devi essere migliore di come sei.Perchè è a tua persona e se salvi lei,salvi te stessa.” Le mandò queste parole perchè lei già sapeva che lui nella sua vita avrebbe fatto la differenza.Comunque sia una cosa è certa che non si sa come andrà a finire tra loro ma per lei,qualsiasi succederà tra di loro,Lui rimarrà LA SUA PERSONA SEMPRE,e se non potrà averlo nella sua vita si limiterà a portarlo sul cuore tutta la vita.

Originally posted by laragazzasemplicemacomplicata

Ho letto un libro mentre non c'eri.
Ho creato una playlist di canzoni che non ti sarebbero piaciute.
Ho studiato molto, cercato delle risposte. Sai, alcune volte, mi sono ricordata delle tue vecchie domande e adesso si che so cos'avrei dovuto dirti, ma non vale più e quindi le ho cancellate. Ho preparato altre 2 torte che avrei voluto assaggiassi ma le ho fatte provare a tutti, tranne che a te.

E andava bene così. Non ti ho pensato più. Dopo quella notte di dicembre io non ti ho amato più e non ti ho voluto più.
Ho guardato tanti film, messo lo smalto e il rossetto. Non ho più tagliato i capelli ed il colore è rimasto lo stesso.

Le mie giornate sono state affollate e stanche. Il problema era la notte, quando mi svegliavo alle 3 pensando a te e non potevo dirtelo.

10

Lei, Lui e le paste

Lei camminava nervosamente per strada con tutto il suo corpo, che era “troppo” ( troppo seno, troppo fondoschiena, troppa pancia, troppi capelli, troppi peli superflui e occhiali troppo grandi) che sussultava perché ad ogni passo che faceva, sentiva salire onde di nervosismo lungo tutto il corpo, onde che le facevano ballare le cosce, la pancia e il seno. “ da rannissima buttana – pensava – da sucaminchia chi appena dicu na cosa subbitu eccu c’ avi diri a soi e ci avi rumpiri i cugghiuni chi nun haiu”  pensava con evidente rabbia ben amalgamata con una cattiveria a cui non era abbituata. Entrò con furia dentro la pasticceria e vedendo lui e suo padre cercò di darsi un contegno. Fece un sorriso di circostanza e schiarendosi la voce per non farla sentire alterata chiese “Ciao, mi dai un chilo di paste con i babà?”

Lui la vide entrare come una furia chiedendo con voce alterata e quasi isterica le paste. L’osservo con il corpo tutto fremente, il volto serio e gli occhi cattivi, ingranditi dagli occhiali che sbattevano nervosi. Notò che erano di un nocciola denso simile al colore della crema gianduia. Senti anche il suo profumo che gli arrivò di colpo sorprendendolo: un odore di uva fragola matura, inteso, erotico, a metà tra innocenza e sesso proprio come gli appariva. Come, piacevolmente, gli appariva. Non la ricordava così; era stata sempre una delle tante nello sfondo del paese, ma ora a vedere i suoi occhi magnetici, il suo grande petto alzarsi ed abbassarsi con un piccolo neo sul seno destro che si avvicinava a allontanava, si senti tutto rimescolare con l’amico la sotto che d’improvviso si lamentava che era troppo stretto. “Subito Concettina – fece per superate quell’improvvisa vampata che sentiva diffondersi nelle vene  – stasera ci sei alla notte bianca di Santa Teresa? “ voleva sentirla parlare, voleva vedere muoversi le sue labbra ed avere su di se i suoi occhi.

Lei noto scocciata che aveva guardato come tutti quell’enorme, inutile ed ingombrante pacco di carne che era il suo seno. Rispose fredda. “ no forse andiamo al Faro alla discoteca” fece con un tono ironico perché lei non voleva finire in un angolo del locale ad evitare ragazzi ubbriachi, stando attenta a non muoversi troppo per non eccitare quei buridda (sbarbati) con l’oscillare del suo seno. Aveva proposto alle sue amiche di andare alla notte bianca, ma quella troooia di Cammela l’aveva trattata come una pezza per le scarpe dicendo che era una cosa da zalli e pezzenti, convincendo tutti ad andare al Faro perché le piaceva  il disk jokey della discoteca a quella  rannissima sucaminchia voleva stare con lui. E tutti a darle ragione cosi solo lei era rimasta a difendere la notte bianca di Santa Teresa facendo alla fine la figura della zalla di paese. “ io ci andrei – fece come parlando con se stessa per un improvviso senso di ribellione – ma non ho la macchina” constatò delusa e seccata

Lui urlo al padre “papà i baba li devo dare a Concettina, lasciali li; pu dutturi pigghiali arreti” fece seccato verso il vecchio che gli rispose con un’occhiataccia perché u dutturi gli curava la sciatica e se ne andó borbottando nel laboratorio di dietro contro l’ingratitudine dei figli. Lui continuo tranquillo parlando alla ragazza “e che ci fa, vieni con me Gino e Ruggero. Stiamo un po’ li; ci sono i Beddi e Mario Venuti e tante cose da vedere. Torniamo presto, io alle due devo infornare i cornetti così ce li mangiamo caldo caldi” e la guardò sott’occhi per vedere l’effetto delle sue parole.

Lei era rimasta sorpresa perché aveva difeso i suoi babà, come se lei fosse più importante del dottore del paese. Lo guardo attentamente. Non si ricordava il suo sorriso, ma le sue labbra le piacevano ed aveva un buon odore di vaniglia. “Ma non viene Lorenza?” Chiese maliziosa. Voleva fare u bavalaci ma lei lo sapeva che lui e Lorenza stavano insieme da una vita. E dentro di se aggiunse “purtroppo” stupendosi lei stessa di questo commento.

Lui scosse la testa facendo la faccia triste. “ Si Lorenza… lo sai che è a Torino che studia per fare l’avvocato e che si è fidanzata con uno di la” fece chiudendo subito l’argomento fingendo di concentrarsi sulla vaschetta dove c’erano i babà, per non parlarne. Si era biliato abbastanza dietro a quella stronza, era meglio non parlarne più.

Lei lo guardò ancora più sorpresa per la tristezza che gli coprì gli occhi e si meravigliò di non sapere nulla. Carmela, che era cugina di Lorenza, non le aveva detto niente. Forse la voleva coprire perché una che lascia lo zito appena esce dal paese deve essere proprio na ranni bottana. D'altronde degna di sua cugina. “Non lo sapevo….scusami “ fece con un senso di colpa enorme. “Ma allora -pensò velocemente dentro di se- non sta facennu u bavalaci. Gli interesso proprio” ed un ondata di calore la invadeva tanto che le sembrava che stava per fondersi li di fronte a lui “Ma si, dai, a Santa Teresa magari vengo”  e nello stesso tempo si chiese “Ma che minchia fai? questo ti invita e tu subito accetti, dovevo fare più scena, simulare ritrosia e disgusto” ma pensando a Carmela si disse che aveva fatto bene : “fanculu a da rannisima  troooia e a da bottana di so cugina” concluse.

Lui fini il pacchettino e usci dal dietro al bancone porgendoglielo delicatamente. “Non ti preoccupare, mio padre dice che una pasta può essere grande o piccola ma vale per la crema che ha dentro: se la crema è acida bisogna buttarla anche se sembra bellissima - e la guardò negli occhi sorridendo-  allora ci vediamo qui alle otto e andiamo a Santa Teresa”

Lei senti il suo sguardo che scendeva nei suoi occhi fino alla parte più delicata della sua anima; lo percepì come un’onda di calore che l’avvolgeva e riscaldava. Voleva dire che anche se era grossa a lui non gli importava? Che lei andava bene cosi come era anche se non era come quella sadda sicca di Lorenza? Fu una rivelazione improvvisa che si apri nel suo cuore come un fiore al sorgere del sole: era lui, ora ne era sicura, era lui quello che cercava da tanto tempo, aveva fatto bene a dire che andava, lui era la felicità che aspettava, che l’avrebbe voluta per come era e malgrado i suoi difetti, perché lui già l’amava, era questa certezza che le aveva illuminato il cuore. E anche lei lo amava anche se non lo sapeva ma ora, con quel vassoio di paste, lei lo aveva capito. “Va bene - disse fingendo indifferenza - ci vediamo dopo allora “ e salutando tutti usci

Lui la segui mentre se ne andava con una camminata che gli fece avvampare il sangue e lasciando dietro di sé una folata del suo profumo che e sapeva di dolce ed intensa carnalità. Pensò alle sue labbra rosse, sottili e lunghe come le ali di un cigno e gli venne da chiedersi cosa avrebbe provato a baciarle, lentamente e intensamente. Perché non l’aveva notata prima? perché era corso dietro ad un falso, inesistente amore? o forse era morto solo per l’abitudine a stare sempre insieme senza dirsi nulla di quello che si aveva o provava dentro. Mentre lei era li che lasciava dietro di sé la sua scia di tenerezza e sesso? Prima che scomparisse all’angolo della vetrina notò che si era voltata velocemente per vedere se lui l’osservava ancora. Sorrise. “L’amore è una caccia in cui non sai mai se sei la preda o il cacciatore” si disse, ma era contento di provare quanto da tempo non provava più quella sensazione di eccitamento e desiderio, che non era solo voglia di sesso, ma di avere qualcuno a cui pensare, che lo pensava, che restituiva con la stessa intensità e complicità quello che lui provava.

Lei vide che la stava ancora guardando! La stava seguendo con gli occhi! Era vero allora, non era una sua idea, lui era interessato, probabilmente già innamorato. “Madre mia penso e ora che faccio, devo farmi i capelli e mettere lo smalto alle unghie… Oddio le otto sono già qua, devo muovermi… ho tante cose da fare…. Cosa mi metto? Il vestito azzurro? Quello nero… Oddio mi guardava…” senti ancora i suoi occhi sulla sua schiena e la cosa le dava piacere, voleva dire che la desiderava! L’amava veramente? Era troppo presto, lo sapeva. Eppure lei voleva che già l’amasse: “Era stato cosi carino - si diceva -  cosi gentile, solo chi ama è gentile in quel modo! …e la storia delle paste: lui non mi vede come sono fuori, con questo corpo troppo-troppo, lui vuole la mia crema, quello che sono dentro.! E io? Io lo amo?  - Si fermo di colpo stupita, disorientata, impaurita, con il vassoio di paste che emanava il suo profumo di vaniglia e subito continuò convinta - si io l’amo, o sto iniziando ad amarlo, lo amo madonna mia, lo amo ne sono sicura, l’amo da adesso per sempre, per tutta la mia vita…..-  ed incomincio a camminare di fretta - devo farmi la doccia, asciugare i capelli, mettermi lo smalto,  devo essere splendida, lui merita il meglio perché lui….lui mi ama! Ne sono sicura minchia! Sicurissima!”

“Quando la notte era piena di paura e i tuoi occhi erano colmi di lacrime, quando non mi avevi ancora toccato, oh, riportami alla notte in cui ci siamo incontrati.

Ho avuto tutto di te, poi la maggior parte di te e ora non ho nulla, portami alla notte in cui ci siamo incontrati. Non so cosa dovrei fare, sono perseguitato dal tuo fantasma, portami alla notte in cui ci siamo incontrati.”

Lord Huron, “The night we met”

Non era pazza. Amava ballare, per ore, ad occhi chiusi. Le piaceva avere uno stile tutto suo, i capelli legati in una treccia e gli abiti colorati. I complimenti li odiava, e odiava farli. Era spontanea, forse troppo. Era una di quelle persone che senti chiamare per nome e automaticamente ti giri insieme a lei, solo per vedere il suo viso illuminato dal sole di primavera. Ma lei non era solo primavera, era autunno quando leggevi un po’ di amarezza nei suoi occhi scuri, inverno ogni volta che non ti rivolgeva la parola ed estate con il suo profumo fresco. Amava lasciare la finestra aperta, sentire il rumore del vento che accarezzava la sua faccia mentre fuori il sole tramontava. Lei era la notte, un mistero, un problema ancora irrisolto. Viveva d'improvvisazione. Per lei essere colta alla sprovvista era fantastico, come era fantastico il suo modo di affrontare situazioni inaspettate. Non era pazza, neanche strana. Aveva solo quei dettagli, quei piccoli particolari, che altri non avevano.

@hauntedgardenertree

La mattina dopo Harry si svegliò in un sacco a pelo sul pavimento del salotto. Una striscia di cielo era visibile tra le tende pesanti; aveva il colore azzurro fresco e limpido d'inchiostro annacquato, era tra la notte e l'alba e tutto taceva, tranne i respiri profondi e tranquilli di Ron e Hermione. Harry guardò le sagome scure che si disegnavano sul pavimento accanto a lui. Ron, in uno slancio di galanteria, aveva insistito perché Hermione dormisse sui cuscini tolti dal divano, quindi lei era più in alto. Il braccio le ricadeva sul pavimento, le dita a pochi centimetri da quelle di Ron. Forse si erano addormentati tenendosi per mano.
—  J. K. Rowling, Harry Potter e i doni della morte

«Vedi, io e te non possiamo stare insieme» gli feci notare, cercando di capire a cosa stesse pensando. Guardava davanti a sè, giocherellando con l'accendino e fissando il vuoto. Quando si girò nuovamente a guardarmi, dopo alcuni secondi che mi sembrarono un'eternità, aveva gli occhi lucidi.
«Lo dici come se fosse la cosa più normale del mondo.» mi accusò; una lacrima gli rigò il volto.
«Perchè lo è,» gli spiegai io «se ci pensassi, te ne accorgeresti anche tu.»
Scosse la testa. «No, non è vero» aggiunse dopo poco.
Ma io ero irremovibile. «Non è che non riesci, è solo che non vuoi: decidi tu stesso cosa ricordare, solo per non vedere la verità. E non vuoi vederla perchè non ti sta bene.»
«Invece a te sì?» mi aggredì; un'altra lacrima «tutto quello che abbiamo passato non conta niente?»
Io esitai un attimo, per la prima volta in quella sera «Non lo so. Non so se mi sta bene. Voglio quello che è giusto. E sì, tutto quello che abbiamo passato conta eccome, mi ha fatto capire che siamo sbagliati io e te insieme.» E in quel momento, nel momento stesso in cui lo dissi, capii che non c'era niente di più falso . Ma non potevo tornare indietro, è la cosa giusta, mi dicevo. Mi ero preparata tutto, avevo le giustificazioni, mi ero promessa che quella sarebbe stata l'ultima serata che avrei trascorso guardandolo. Senza amore non avrai sofferenze, mi ricordai ancora una volta. Ormai avevo scelto: dovevo rispettare la mia decisione.
«Sbagliati» ripetè con disprezzo, distogliendomi dai miei pensieri. Il fatto che sembrasse arrabbiato mi aiutava a rimanere fedele alle mie scelte. Lui si accese una sigaretta «E perchè?» mi chiese, fissando i suoi occhi nei miei. Quegli occhi avevano sempre reso tutto piú difficile. No, stavolta no, mi dissi. Decisi di guardare altrove, e mi misi a osservare il cielo. Sospirai, e iniziai il mio racconto: «La prima volta che ci siamo incontrati» mi schiarii la voce e ricominciai. Non dovevo pensare a lui, dovevo essere decisa. «La prima volta che ci siamo incontrati tu eri ubriaco, mi hai guardata, mi hai puntato un dito sul petto e mi hai detto “tu, tu sei fottutamente bellissima”. Il giorno dopo, mi hanno chiesto di scegliere un ragazzo con cui non mi sarei mai trovata bene, e io feci il tuo nome. Poi però mi invaghii di te, e questo perchè l'amore, o anche solo il principio di esso, annebbia i pensieri, l'amore è un sentimento sbagliato, Matthew.»
Pensò qualche secondo e poi, con calma, disse: «È passato quasi un anno da quel giorno… Le persone, così come le opinioni, cambiano. Forse ti eri fatta un'idea sbagliata di me»
«Credo in realtà che l'amore sia sbagliato».
Lui scosse la testa e sorrise. Era un sorriso malinconico, triste. «Questo non mi basta, come giustificazione. Un cattivo inizio non è sempre segno di una brutta storia»
«Forse ti basta la notte dell'incidente. Quando eravamo in moto e ci siamo schiantati. Mi hai lasciata sola di notte, mezza svenuta!»
«Avevo paura, ed ho sbagliato, lo so, lo so, e non ho scusanti. Ma avevi detto di averlo superato, non era vero?»
«Sì, era vero, ma non è solo questo, è per tutto. Siamo sbagliati perchè a te piace il calcio e io non ci capisco niente, sbagliati perchè io adoro la musica classica e tu no, sbagliati perchè tu sei uno che cambia una ragazza alla settimana, che salta la scuola, che fuma, e io mi sono sempre detta che mai sarei stata con un ragazzo che fuma. Sbagliati perchè tu ami il mare e io la montagna, sbagliati perchè tu sei il tipico cattivo ragazzo mentre io sono una ‘per bene’, sbagliati perchè ti piacciono le bionde e io sono mora, sbagliati, sbagliati sbagliati!» dissi, più per convincere me stessa, che non lui.
«Stronzate!» urlò. «Tutte stronzate! Stai dicendo che siamo sbagliati solo perchè siamo diversi. Ma non c'è niente di sbagliato. Da quando sto con te ho ascoltato almeno 5 concerti di musica classica e camminato in montagna più volte. Ho smesso di saltare la scuola e sto provando a non fumare più. Tu invece hai capito la regola del fuorigioco e imparato come catturare un granchio tra gli scogli. È questo l'amore, l'amore è prendere pezzi dell'altro e aggiungerli alla propria vita. Quello che dici non ha senso.»
E aveva ragione, quanto aveva ragione. Ma non potevo riconoscerlo, quindi non risposi e abbassai lo sguardo sulle mie scarpe.
«Guardami negli occhi.»
Scossi la testa.
«Anna, guardami»
«Non voglio baciarti» dissi, quasi piagnucolando.
«Non ho nessuna intenzione di baciarti» mi rassicurò.
«Ma il nostro primo bacio è stato così: su un muretto come questo, in una notte come questa.»
«Anna per favore guardami.» Lo guardai. «Mi vuoi lasciare, e io non te lo impedirò. Se è questo che vuoi, ok, rispetto la tua scelta. Ma almeno dimmi perché. Dimmi cosa ho sbagliato.»
E a quel punto tutte le ragioni che mi avevano spinto alla mia scelta mi tornarono in mente: avrei potuto dirgli che era perchè il nostro amore mi faceva star male, perchè i miei genitori non lo approvavano; avrei potuto dirgli che era perchè con lui mi sentivo sempre insicura, che era perchè sapevo che la notte dopo l'incidente, quando credeva di avermi persa, mi aveva tradita con un'altra, avrei potuto dirgli che era perchè così avrei risparmiato a entrambi la tristezza di perderci. Ma non lo feci. Al contrario, mi alzai, senza dire niente, gli voltai le spalle e mi incamminai.
«Anna!» urlò. La sua voce era distorta dal pianto, ma chiara, perchè a quel muretto non giungevano rumori, se non il frinire dei grilli. «Non me lo vuoi dire. Va bene, rispetterò anche questa scelta. Ma lasciati dire una cosa» Mi fermai, senza però guardarlo, e lui proseguì: «Io ti amo, Anna. Ti amo perchè quando sei dubbiosa arricci il naso e quando ragioni strizzi gli occhi. Ti amo perchè sei l'unica persona che conosco a cui piace la nutella ma solo con le crepes. Ti amo perchè nel cappuccino metti sempre una bustina e mezza di zucchero e poi giri in senso antiorario. Ti amo perchè sei così folle da voler diventare mancina, ma ti dimentichi sempre e usi comunque la mano destra. Ti amo perchè metti sempre gli altri prima di te. Ti amo perchè quando sei preoccupata ti arrotoli una ciocca di capelli attorno al dito. Ti amo perchè per convincermi a smettere di fumare hai deciso di smettere di mangiarti le unghie. Ti amo perchè se non hai lo smalto abbinato alla maglietta non esci di casa. Ti amo perchè quando hai i capelli spettinati sei bellissima. Ti amo per le tue lentiggini e per il modo in cui mi baci. Ti amo perchè, pur di non farmi soffrire, non vuoi dirmi il vero motivo per cui mi lasci e preferisci dirmi che 'siamo sbagliati’. Ma ti assicuro che non è vero. Io sono sbagliato, e tu sei l'unica ragazza che ha saputo rendermi giusto. E io ti amo per questo. Ti amo, Anna, e continuerò a farlo.»

Era una tipa ansiosa, viveva con la costante paura potesse succedere qualcosa.
Dormiva poco e male, la notte era un gufo, un continuo incessante di pensieri le attraversava la testa, alle 6 era già sveglia e stanca.
Mangiava male, quello che riusciva a digerire, e poi non era mai felice, la vedevi per strada, per i negozi, aveva sempre quell'aria triste, come se dietro quelle sue occhiaie, quel suo aspetto tirato, si nascondesse un muto dolore.
L'ansia le aveva fatto perdere l'umorismo e quel poco che rideva era per cortesia.
Aveva perso l'appettito, il sonno, la voglia di vivere, si trascinava avanti ogni giorno, mentre il peso del mondo sulle spalle la faceva sempre più piccola.
E non c'era via d'uscita.
L'ansia era una brutta bestia, una volta che s'infila dentro ogni parte di te, ti mangerà viva giorno dopo giorno, l'ansia si ciba di te, fino a quando non resteranno solo i tuoi pezzi.
E fu allora che arriverà la tua morte, quella fisica.
—  Ossachespuntanocomefiori
Lui era come “La notte stellata” di Van Gogh, confusionale, irreale, ma bellissimo.

Grazie.
Grazie per esserci sempre stato, anche quando la notte era più buia e il sole non voleva sorgere.
Grazie per non aver mollato, per aver sempre tentato e per aver sempre insistito con una testa dura come la mia.
Grazie per ogni frase di sostegno che mi sai dire quando sto male e, soprattutto, grazie per le mille risate che mi hai sempre fatto fare quando tutto era triste.
Grazie per i passi indietro che hai saputo fare perché, per quanto tu possa essere orgoglioso, io lo sono di più e voglio sempre aver ragione.
Grazie anche per tutte quelle volte in cui non me l’hai voluta dare vinta e hai voluto che capissi la lezione.
Grazie per accettarmi così come sono e grazie perché mi fai sentire bella in ogni istante e tu sai che io non penso neanche di essere carina.
Grazie perché hai capito subito che non sono una di quelle che ti dice cento parole dolci al giorno, che non ti fa mille cuori, che non ti dirà mai completamente ciò che prova, ma che cercherà di dimostrartelo sempre con i fatti e, quando te lo dirà, lo farà perché è sincero al mille percento e non lo dice per dire.
Grazie perché riesci a sopportare ogni giorno le mie lamentele, i miei scatti d’ira e la mia testardaggine. 
Grazie perché, quando ci scanniamo come animali, sai sempre trovare le parole giuste per far pace e per farmi capire quanto tieni a me.
Grazie per gli abbracci a notte fonda quando entrambi eravamo pieni di paura, per le nostre prime carezze e per i nostri giochi di sguardi.
Grazie perché sei unico.
Grazie perché sei semplicemente tu ed io non ti cambierei mai.
Grazie perché sei riuscito a scaldare persino il cuore di una persona fredda come me e di questo te ne sarò eternamente grata.