equilibrismi

L'equilibrista è o un matto o una persona che ha completamente fiducia in se stesso. Lui affronta la vita su di un fune, sospeso in aria senza punti di appoggio salvo la sua fortezza. Percorre piccoli passi, cercando in ognuno di questi la stabilità, la certezza e la chiarezza dei movimenti. L'equilibrista sente il vuoto intorno a sè e l'unico modo che ha per sopravvivere è andare avanti. Non può voltarsi indietro perché perderebbe l'equilibrio e non può guardare in basso perché avrebbe le vertigini e cadrebbe. Sa di essere solo. Può solo guardare avanti a testa alta, cosciente che quella fune ha una fine e che arriverà a breve alla base. Lì troverà le persone che lo hanno incitato ed incoraggiato a fare questo percorso; potrà finalmente abbracciarle cosciente di avere affrontato se stesso, la vita e di esserne uscito vincitore. Dalla base potrà finalmente guardarsi indietro e vedere il vuoto che ha superato e prendere coscienza dell'altezza che ha vissuto. Da lì potrà guardarsi indietro e vedere le persone che gli hanno fatto cominciare questo percorso; mostrargli che finalmente ha raggiunto una base solida e forte di questa conquista potrà scegliere cosa volere nella vita, perché sa bene chi è e che cosa è diventato. L'equilibrista vive ogni attimo del suo percorso senza lasciare nessun passo al caso, vivendo questo percorso come l'ostacolo più grande, certo della sua forza e del suo coraggio, consapevole che l'unico modo per raggiungere la stabilità è passare per questa fune; sua croce e sua delizia.
—  Luca Angelici, Racconti
Lavori in Corso

Sono un barista dal vassoio traballante. La mia vita ha un equilibro così delicato che ho dovuto assassinare la mia parte emotiva. Per un po’ scriverò solo post su cultura, ma anche su attualità e quello che chiamate lol.

Le cose vanno e vengono. Per ora le ho viste solo andare. Peggio: le ho viste venire proprio col proposito di andare. Cioè, vengono, ti dicono «Oh tranquillo che sto!», e poi vanno. Poi magari tornano pure, e fanno la stessa cosa. Forse ora una cosa è tornata, ma come andrà a finire? Ci siamo capiti. Tipo uno che ti chiama e ti dice “Ehi!”. Tu gli fai “Eh?”, e lui “Prrrr!”. Le ho sempre odiate ste cose.

In attesa della seconda parte, quella in cui le cose vengono davvero, e quindi provano a restare, eviterò di trasformare questo spazio in un cumulo di speranze e propositi. Altrimenti spezzate loro, spezzerebbero un po’ anche qui.

Ora, non preoccupatevi della parte sulla cultura. Sarà solo una sperimentazione. Questo mio periodo si dovrà chiudere, nel peggiore o nel meno peggiore dei modi. Si può dire «Ma con tutte le fonti web e fisiche, devi metterti a scrivere cose così?». A me sembrerà continuare a parlare di tumblr. Tra poco inizierò a scrivere su Nietzsche, che poi è qui su tumblr come tutti noi, basta vedere quante volte lo ritroviamo nei post. Allora perché non parlarne?

Parte (già male, viste le premesse) l'esperimento.

Introduzione.

Una giornata limpida. Due ruote. Una strada da percorrere centimetro per centimetro con il vento in faccia e il sole sulle spalle. Il terreno che scivola sotto i piedi e una sensazione di piccola libertà che scorre nelle vene. Le mani che lasciano piano il manubrio e si alzano al cielo, mentre la bicicletta va avanti, piccolo prodigio dell'equilibrio instabile umano.

Questi cinque anni sono stati così.

Una giornata limpida da assaporare sopra due ruote, con i giorni che scorrono velocemente sotto i piedi e con tanti piccoli equilibri instabili a scandire le altrettante cadute. Mi sono ritrovata a cercare l'equilibrio con costanza e ne ho gustato la sottile perfezione, finendo per elogiarne la consistenza leggera e l'infima caducità.

L'ho trovato in tante cose: in attimi passeggeri, nell'armonia di un verso di Catullo, o nella particolare conformazione di una molecola apolare. L'ho sperimentato, l'ho calcolato, ne ho studiato le caratteristiche fisiche e meccaniche. Mi sono meravigliata di fronte alla spinta di Archimede e all'equilibrio dei fluidi, ho studiato ammirata l'equilibrio fra Es e Io teorizzato da Freud, ho visto scorrere tra le pagine del libro di storia la ricerca di un equilibrio difficile durante gli anni pieni di tensioni della Guerra Fredda. Ho capito le storie di chi l'equilibrio l'ha rotto, senza poter più tornare indietro se non ricercandone uno nuovo.

Mentre facevo tutto ciò, ho continuato a crescere. Ho visto nuovi posti, ho incontrato persone, ho cercato me e il mio modo particolare di vedere le cose. Tantissime volte ho perso l'equilibrio, ma non ho mai rinunciato alla sua ricerca, sebbene difficile e senza garanzie.

Lo devo a chi, come me, della ricerca dell'equilibrio ha fatto una ragione di vita: scienziati, filosofi, scrittori, artisti, matematici, studiosi che non hanno mai smesso di interrogarsi sull'enorme bilancia che è la vita.

Tenendo sempre presente che, come sosteneva Albert Einstein, “La vita è come una bicicletta: devi andare avanti per mantenere l'equilibrio”.

instagram

altri #equilibrismi