entrai

Ero seduto sul divano.
Non riuscivo a capire come mi sentivo.
Quel silenzio mi stava uccidendo. Tutti mi dicevano di uscire, mi dicevano che lì fuori c'era il mondo.
‘Ma che cazzo vi prende?’ Pensai.
Davvero pensate che stando lì fuori la mia vita potrebbe cambiare?
Uscii lo stesso, ormai avevo perso le speranze, tentar non nuoce.
Era da tanto che non uscivo.
Appena uscii dal vicoletto, sulla strada vidi i bambini che giocavano con il pallone che prima di quel momento sentivo solo le urla quando mi affacciavo alla finestra per fumarmi la solita sigaretta.
Entrai nel supermercato per comprarmi una birra, dopo aver comperato quella birra sarei tornato a casa o almeno è quello che avrei pensato di fare, ma il destino non me lo permise.

Era la prima volta che la vidi.
Aveva i capelli lunghi, biondi e gli occhi azzurri, somigliava tanto ad una di quelle modelle, quelle che vedi solo in pubblicità. Non avevo nulla da perdere, mi avvicinai per notarla meglio, più mi avvicinavo e più diventava magnificamente stupenda. Volevo dirle qualcosa, una qualsiasi cosa, anche una stronzata, ma c'era qualcosa dentro di me che mi bloccava.

Corsi a prendere la birra, pagai e uscii di fretta e furia dal supermercato. Mi sedetti sulla panchina davanti all'uscita aspettandola.

'Eccola.’ Pensai facendo finta di non guardarla, mentre con la coda dell'occhio le guardavo le gambe fino ad arrivare al viso dolce che tanto mi piaceva.
Mi guardò e venne a sedersi vicino a me con tutte le buste bianche del supermercato.

“Vuoi una sigaretta?”
Non ero per niente bravo ad approcciare con la gente, soprattutto quando la gente mi garbava.
Sono sicuro che lo intuì anche lei, mi guardò sorridendo.

Da lì a poco nacque qualcosa, non so cosa, ma sapevo che quella storia non sarebbe finita lì.

—  Mr strach

hurricaneofears  asked:

Al momento sto parlando con un ragazzo e mi piace davvero tanto, la nostra relazione è appesa ad un filo (non stiamo insieme), passiamo ore a parlarci e poi stiamo in silenzio per giorni. Io non so cosa fare e che pensare... 😣

è un po’ la stessa situazione fra me e il mio attuale ragazzo.
ti racconto la mia storia.
era il 29 settembre del 2014, entrai a far parte in un gruppo parrocchiale, convinta dalle mie amiche.
c'erano persone del mio paese, e li conoscevo per la maggior parte(anche perché il mio è un piccolo paese e ci si conosce, anche involontariamente).
conobbi un ragazzo, gianluca.
credimi, fu la prima persona che mi colpì. fu la prima persona che notai, appena varcai la soglia di quella stanza.
i suoi occhi piccoli e azzurri, quei suoi capelli ricci e morbidi, quel suo viso così dolce e trasparente.
era così bello.
ma non ci pensai molto, alla fine mi piaceva soltanto esteticamente.
ma caratterialmente?
chi era realmente gianluca?
la sera di quel giorno stesso, di quel 29 settembre, lui mi contattó fingendo di aver sbagliato chat.
e da lì cominciammo a parlare.
ci presentammo, parlammo del più del meno e trascorremmo la serata così, tra una chiacchiera e l'altra.
conoscendolo, mi piaceva davvero tanto caratterialmente.
poi, ogni volta che ci vedevamo, non mi distoglieva lo sguardo, neanche per un minuto.
o magari, quando mi vedeva, mi stringeva forte a sè, fra le sue braccia.
ne parlai subito con le mie amiche, che frequentavano questo gruppo parrocchiale già da 3 anni e conoscevano molto meglio gianluca loro che io, e io dissi loro che comunque è stato un ragazzo che subito mi ha colpita e che provavo un interesse nei suoi confronti.
le mie amiche mi misero subito sull'avanguardia dicendo che lui era una persona poco affidabile e, che, molto spesso, baciava le ragazze e dopo vari giorni, senza dar peso a ciò che diceva o faceva, le mollava.
la solita: una botta e via, no?
io, lì per lì, mi dissi fra me e me che saremmo rimasti soltanto amici e che non ci sarebbe potuto essere mai nulla fra di noi, e questa cosa la dissi anche a lui dicendogli che ogni mio gesto lui non avrebbe dovuto interpretarlo come un qualcosa che vada oltre all'amicizia.
settembre.
ottobre.
novembre.
dicembre.
mi ero promessa a me stessa che non sarebbe successo nulla, ma infatti nulla è successo.
ma ogni volta che ci vedevamo, sembrava che facevamo insieme dei piccoli passi.
a napoli insieme.
i sabato insieme a mangiare la pizza.
ogni giornata e serata passata a sentirci, proprio come due fidanzati.
mi ero affezionata terribilmente a lui, in una maniera esagerata.
perché io sono cosi: mi affeziono in una maniera terribilmente veloce alle persone.
poi arrivó gennaio.
quel maledetto gennaio, in cui lui mi disse “ti ricordi quando ti dissi che mi piacevi?” ed io, col cuore che palpitava gli dissi “si, perché?” e lui mi disse “non c'è nulla più”.
mi sentii crollare il mondo addosso, completamente.
in quel momento pensai “avevano ragione le mie amiche, che fosso che mi sono scansata”.
e con grande indifferenza, coraggio e forza gli dissi “ah menomale”.
ma che menomale?! era stato un brutto colpo al cuore.
da lì io non lo pensai, minimamente.
ci vedevamo e non ci salutavamo.
niente bacetti, niente abbracci.
solo una totale indifferenza e un vuoto incolmabile.
arriva febbraio.
io molti mesi prima persi il mio cellulare e lui, con questa scusa, mi contattó dicendomi che aveva a disposizione un cellulare che poteva regalarmi, cosicché potessi usufruire di whatsapp per un po’ ed ironicamente disse “tiè, ti ho fatto anche il regalo per san valentino”
io rifiutai e lo ringraziai, dicendogli che molto presto mio padre mi avrebbe comprato un cellulare.
lui, continuando a parlare, mi disse che gli mancava tanto quello che eravamo stati e che gli fa male vedere che che ci trattavamo con indifferenza.
io dissi che tutto ciò dispiaceva e faceva star male anche me.
e la sera, quando ci vedemmo, ci riempimmo nuovamente di abbracci e baci.
ma da quel febbraio il nostro era stato un rapporto altalenante, oscillante.
un giorno ci parlavamo, un altro giorno no.
non ci capivo manco io, sinceramente.
ma una cosa per certo la sapevo: che ogni volta che mi contattava, avevo il cuore sempre più accelerato, che batteva all'impazzata.
per mesi non ci pensammo minimamente, poi venne l'oratorio.
spesso, durante un èquipe di cantastorie, animatori e bambini si sedevano sull'asfalto di un colore rossastro, per vedere persone, vestite di determinati personaggi, recitare.
e di solito lui, si sedeva sempre vicino a me.
poi tutto luglio non ci sentimmo.
neanche agosto.
fin quando alla fine/inizi di settembre sentii una grossa mancanza e dissi “o lo contatto io, o non parleremo mai”.
lo contattai su whatsapp e gli dissi che mi mancava, che non si faceva sentire da molto e lui sai cosa disse?
che gli mancavo anche io.
che bella cosa che fu.
poi parlammo per tutta la serata, ma lui era a rimini per fare una vacanza e mi disse che quando sarebbe ritornato, mi avrebbe abbracciata tantissimo.
ritornato dalla vacanza, io mi trovavo in villa con la nostra comitiva, e quando lui venne, appena mi vide, mi abbracció forte, cosi tanto, che quell'abbraccio ce l'ho ancora impresso su di me, me lo ricordo ancora come se me l'avesse dato ieri.
poi, ad ottobre, venni a sapere che si stava sentendo con una ragazza.
io da quel momento mi dissi “basta, io non voglio più sapere nulla di lui, che se ne vada a fanculo. ha perso completamente la mia fiducia e ha perso completamente me stessa.”
questa ragazza se la baciò anche, durante una festa.
le mie amiche dicevano che, però, si vedeva che quando stava con lei, era svogliato.
che quando lei gli andava vicino, lui si allontanava.
e quella sera alla festa, quando la baciò, disse alle mie amiche “io a quella non la bacerò mai davanti ad alessia”.
da quella sera in poi, gianluca lasció definitivamente questa ragazza e tornò da me.
io ero fredda nei suoi confronti.
mi aveva fatta stare davvero male, malissimo.
avevo perso completamente fiducia nei suoi confronti.
ma lui, si vedeva che era pentito.
che ero io ciò che volevo.
ma io non volevo subito perdonarlo, no.
sia per rispetto mio e sia per ciò che ho provato nei suoi confronti.
siamo stati ottobre, novembre, dicembre, gennaio e febbraio a sentirci, a parlare, affinché lui conquistasse la mia fiducia.
e il 14 febbraio, ci fu il nostro primo bacio.
e il 20 febbraio ufficializzammo che stavamo insieme.
dopo un anno di sofferenza, pianti, sorrisi finti, indifferenza, dubbi, incertezze, poca sicurezza, era ritornato e capii che era per sempre.
domani facciamo 5 mesi.
5 mesi che stiamo insieme.
e non l'avrei mai immaginato.
mai.
quindi vi dico solo una cosa: non vi date mai per sconfitti o per falliti.
vi auguro di non perdere mai la speranza.
combattete sempre.
state in continua lotta.
piangete.
soffrite.
amate a vuoto.
è anche questo l'amore.
ma lottate.
se lo fate per la persona che amate, ne varrà la pena.
sempre.
e come dice una frase “non perdere mai la speranza. i migliori inizi capitano dopo i peggiori finali”.

A te, che non ci sei più, ma rimani la più forte.

Avevo 6 anni quando entrai incerta in una classe che al tempo reputavo troppo grande.
Non ero una bimba che aveva tanti amici perché tutti preferivano deridermi, ma accanto a me c'è sempre stata un'altra bambina, più alta, più riccia e che mi ha sempre protetta.

Non ricordo come siamo diventate amiche, ma so che il destino ha deciso di regalarmi l'amicizia più bella e la famiglia migliore con cui passare le giornate, dopo la mia.

Avevamo 6 anni, ma insieme a noi c'era anche la sorella, 8 anni, ma lo sguardo sempre maturo, una di quelle bambine che invece di giocare con le barbie ci raccontava trame su cui poi costruivano i nostri giochi: eravamo quasi sempre infermiere che curavano bambini feriti in tempo di guerra.

Aveva 8 anni, ma ha sempre pensato agli altri.

Gli anni passavano e noi crescevamo tutte e tre insieme, loro alte, io piccolina, inseparabili.

Un giorno di Maggio, quando l'aria è fresca, ma non stare fuori era impossibile per noi, tutto è cambiato.

Un terribile male l'aveva presa e lei ha cominciato la sua battaglia.
I boccoli diventavano più corti, ma il sorriso sempre più grande, le medicine la gonfiavano, ma gli occhi brillavano sempre di più.
Un male che le ha attanagliato il ginocchio, ma che lei ha combattuto, prendendolo a calci.

Aveva 14 anni e affrontava un dolore da adulta.

Il tumore sembrava abbattuto e lei poteva tornare pian piano ad una vita bella, che per lei significava andare in gita con i suoi amici scout, visitare posti belli, conoscere gente ed aiutarla, andare a scuola e leggere tanti libri.

Tre anni dopo, il male tornò.
Non si sapeva come curarlo e se si sarebbe potuto fare, ma lei non si lamentò.
Non chiese mai perché fosse toccato a lei, non perse il suo sorriso e continuò a preoccuparsi degli altri.
Le piaceva ascoltare che facevo nella vita in quei periodi in cui non ci vedevamo, sorrideva, felice per me e senza mai un pizzico di invidia, solo gioia sincera.

Erano le 5:30 del mattino e dopo 6 anni di battaglia, dolori e medicine, il suo corpo mal ridotto non è più riuscito a combattere.

Aveva 20 anni.

È sempre stata la persona più forte che io abbia mai conosciuto e so che non ne rincontrerò mai più una così.
È entrata nel mio cuore e nella mia vita con gentilezza e con tanto affetto da dare, ci è sempre stata.

Non ho mai capito perché sia toccata proprio a lei una sorte del genere, ma forse lei lo sapeva e questo l'ha resa così serena.

Se n'è andata con discrezione, esalando a fatica quell'ultimo respiro che racchiudeva 6 anni di sforzi e sofferenze. Non ha lasciato che che male deturpasse un'anima tanto pura, ma si è resa esempio di forza ed altruismo.

Ha lasciato un vuoto tanto grande quanto grande era il suo cuore e nessuno di quelli che la conoscevano e nessuno di quelli che, come me, hanno avuto il privilegio di vederla crescere e di averla nella propria vita da sempre, potrà dimenticarla.

Io le voglio bene e queste sono solo due delle tantissime cose che ho in testa e nel cuore, ma sono ancora confusa e non so bene che dire.

Solo, grazie per essere stata parte della mia vita.

Ora so chi ci sarà sulla stella più bella e luminosa che vedrò in cielo, brillare durante le notti serene.

Ciao Francesca, ti voglio bene.

anonymous asked:

(Sono la ragazza di ieri notte che diceva di non avere nessuno) beh.. Non so.. Tutti continuano a evitarmi o sminuirmi. Tra cui quello stronzo ipocrita di mio padre. Sono anoressica, e ieri avendo fame, andai a comprare una pizza. Entrai nella pizzeria, e lo vidi. Mi diede tante di quelle botte, che tornai a casa col viso sfumato di nero. Semplicemente vuole che non mangi, come tutti gli altri. Non so perchè, sono tutti impazziti. Vorrei solo qualcuno che riesca a capirmi sul serio.

Ma stiamo scherzando? Ma perché si comporta così?
Ok, posso “capire” gli altri che sono tutti na massa di lordi senza cuore. Ma tuo padre, no. Perché?!

Nous cherchons notre enfance partout et nous ne trouvons partout que le fameux vide béant, ai-je pensé, nous croyons, quand nous entrons dans une maison où nous avons passé des heures ou même des jours d'enfance si heureux, que nous plongeons nos regards dans cette enfance, mais nous ne plongeons nos regards que dans ce tristement célèbre vide béant, ai-je pensé. J'entre dans la Villa des enfants signifie simplement, j'entre dans le vide béant, tout comme si j'entrais dans la forêt où j'ai été si heureux dans mon enfance, cela ne signifierait rien d'autre qu'entrer dans le fameux vide béant, comme si j'entrais partout où, enfant, j'ai été heureux, et que ne se montrait à moi que le vide béant. Nous dilapidons notre enfance comme si elle était inépuisable, mais elle ne l'est pas, ai-je pensé, elle est très vite épuisée et ne laisse derrière elle que ce fameux vide béant. Mais cela n'arrive pas qu'à moi, ai-je pensé, cela arrive à tout le monde, et j'ai ressenti cela comme une consolation momentanée, que cette connaissance ne soit épargnée à personne, sur le moment j'ai accordé cette connaissance à tout le monde. Aller à la recherche de notre enfance ne signifie rien d'autre, lorsque nous sommes devenus plus âgés ou même vieux, que plonger nos regards dans le tristement célèbre vide béant, qui nous terrifie plus que tout.

Thomas Bernhard, Extinction.  trad. G. Lambrichs.

ricordo di quando entrai a casa
di notte
e tu stavi seduto
a guardare il buio
ad occhi aperti
occhi vuoti
perché anche se li avessi chiusi
avresti visto la stessa cosa

Home.

Casa.
E’ sempre bello tornarci,sopratutto quando cerchi rifugio da uno strano mondo.

Quella notte l’aria era pregna di un sapore dolciastro,emanava malinconia e freddezza.
La stessa freddezza che avverti di notte,mentre guardi le miriadi di pensieri attraversare il cosmo fittizio da te creato,mentre tu sei lì…solo.
Rabbrividisci.

Tornai a casa frettolosamente fantasticando tale pensiero,quando mi accorsi che le luci di casa erano accese.

Entrai.

Lo spettacolo non mi piacque fin dall’inizio,anche se m’avevano dato un posto in prima fila.

-Fine.