emozioni spente

Le tue mani su di me

Ho strani effetti

Non voglio suddite

Né le scuse pubbliche

Ti voglio e lo scrivo a lettere cubiche

E non ho più dubbi che rimani nei piani

Stravolgimi il domani

portami in alto come gli aeroplani.”                   —                

Briga.

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“Mi dai un bacio?” le chiesi.
Faceva freddo, gli alberi erano tristi, i parchi vuoti, le mie emozioni spente e le sue labbra coperte da una sciarpa.
Mostrava solo gli occhi e non rispondeva a nessuna domanda, delle volte annuiva, ma nulla di più.
Avevo freddo, cosi mi avvicinai a lei e l'abbracciai.
Le nostre teste si toccarono, i suoi occhi erano fissi sui miei e io non riuscivo a smettere di guardarla.
“La smetti di fissarmi?” le chiesi sorridendole, cosi il suo sguardo passò sul mio sorriso, ma fece cenno di no con la testa e rimanemmo a guardarci in silenzio per ancora qualche secondo.
I suoi occhi erano color ambra, forse era uno di quei colori che te ne innamori solo una volta nella vita.
“Mi dai un bacio, per favore?” la implorai, ma non rispose, così le morsi il naso.
“Aia, mi hai fatto male!” esclamò.
Le sorrisi e lei tornò subito a coprirsi con la sciarpa.
La sua voce, mi mancava.
Non mi parlava da soli due minuti, ma già mi mancava.
Le nostre teste si toccarono di nuovo, eravamo di nuovo vicini, così vicini che riuscivo a sentire il suo respiro sul mio.
I suoi occhi mi chiedevano o forse m'imploravano di baciarla, così la presi in braccio, le tirai giù lentamente la sciarpa, senza togliere lo sguardo dai suoi occhi finchè non le guardai le labbra e chiudendo gli occhi, dolcemente, la baciai.
Le nostre labbra si toccarono, le sue labbra calde scaldarono quelle mie che erano diventate fredde.
I miei sorrisi crebbero e i suoi sguardi non smettevano di fissarlo, non smisi di baciarla.
In quel momento le mie emozioni che credevo fossero spente, si riaccesero e qualcosa dentro di me, mi scaldava, lentamente.
Le presi la mano, la intrecciai alla mia e m'avvicinai alle sue orecchie:
“Posso gridare al mondo che ti amo?” le chiesi.
Sorrise e annui con la testa.
Mi avvicinai al suo orecchio e le sussurrai “Ti amo”.
Sorrise e mi baciò.
Bastarono quei secondi di silenzio, di sguardi e di pochissimi baci per capire tutto.
Capire che lei, era diventata il mondo.
—  ricordounbacio

anonymous asked:

Blog carini da seguire?

Sempre la stessa domanda. Sempre i stessi blog.

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“ Mi dai un bacio? ” Le chiesi. Faceva freddo, gli alberi tristi, i parchi vuoti, le mie emozioni spente e le sue labbra coperte da una sciarpa. Mostrava solo gli occhi e non rispondeva a nessuna domanda, delle volte annuiva, ma nulla di più. Avevo freddo, così mi avvicinai a lei e l’abbracciai. Le nostre teste si toccarono, i suoi occhi erano fissi sui miei e io non riuscivo a smettere di guardarla. “La smetti di fissarmi? ” le chiesi sorridendole, così il suo sguardo passò sul mio sorriso, ma fece cenno di no con la testa e rimanemmo a guardarci in silenzio per ancora qualche secondo. I suoi occhi erano color ambra, forse era uno di quei colori che te innamori solo una volta nella vita. “ Mi dai un bacio, per favore? ” la implorai, ma non risposte, così le morsi il naso. “Aia, mi hai fatto male!” esclamò. Le sorrisi e lei tornò subito a coprirsi con la sciarpa. La sua voce, mi mancava. Non mi parlava da soli due minuti, ma già mi mancava. Le nostre teste si toccarono di nuovo, eravamo di nuovo vicini, così vicini che riuscivo a sentire il suo respiro sul mio. I suoi occhi mi chiedevano o forse m’imploravano di baciarla, così la presi in braccio, le tirai giù lentamente la sciarpa, senza togliere lo sguardo dai i suoi occhi finché non le guardai le labbra e chiudendo gli occhi, dolcemente, la baciai. Le nostre labbra si toccarono, le sue calde scaldarono quelle mie che erano diventate fredde. I miei sorrisi crebbero e i suoi sguardi non smettevano di fissarlo, non smisi di baciarla. In quel momento le mie emozioni che credevo fossero spente, si riaccesero e qualcosa dentro di me, mi scaldava lentamente. Le presi la mano, la intrecciai alla mia e m’avvicinai alle sue orecchie: “ Posso gridare al mondo che ti amo?” le chiesi. Sorrise e annui con la testa. Mi avvicinai al suo orecchio e le sussurai “ Ti amo ”. Sorrise e mi baciò. Bastarono quei pochi secondi di silenzio, di sguardi e di pochissimi baci per capire tutto. Capire che lei, era diventata il mio mondo".

Sentivo il cuore che iniziava a battermi all'impazzata. Dentro di esso si accumulavano miriadi di emozioni, non emozioni positive, no. Semplicemente emozioni vuote. Un turbinio di emozioni spente, senza un significato apparente. Mi offuscavano la mente e si impossessavano del mio cuore, dei miei occhi, improvvisamemte spenti. Non potevo far altro che lasciarmi dominare da questi sentimenti, sorridendo da un lato, morendo dall'altro.
—  -creep-| on tumblr
Non so come sto. Relativamente bene, sorrido.
Ma sento che c'è qualcosa che non va. Sto così ma sento che non me ne importi più niente, è come se le emozioni si fossero spente.
Non ho più lacrime, più voglia di stare male. Non mi viene da piangere ogni volta che ripenso a certe scene. E’ perchè non me ne frega più niente o perchè so che dovrò soffrire ancora?

Stasera ti ho visto, dopo tre mesi cazzo. E sai ho notato che stai meglio, ma non ridevi, questo no. Ma non avevi più gli occhi rossi, questa volta sono riuscita a vedere ancora i tuoi occhi azzurri, e sono ancora più azzurri del solito. Ho notato anche che ti sono cresciuti i capelli, quei capelli che no avresti tagliato mai, e hai mantenuto la tua promessa. Ma ti si sono scuriti, e ti stanno bene. Il tuo cappello, ah dio, quel cappello che una volta lo rubavo sempre, e tu ti incazzavi,però poi me lo lasciavi tenere. Ti sta sempre bene. La tua felpa nera girante, la mia preferita. Ti è sempre calzata meravigliosamente addosso. Quella felpa che quando la indossavo io dicevi che sembravo una scaricatrice di pesce, ma dicevi che ero lo stesso bellissima. Ci sciamo scambiati solo un timido “ ciao” il tuo “ Ciao Federica.” Mi è sempre piaciuto come lo pronunci, sai? Ma c'era qualcosa di diverso nelle tue parole, ed è anche normale. P. Ti ha detto: “ guarda c'è Federica.” E tu hai risposto con : “ l'ho vista, che ci devo fare?” Non mi ha fatto male, anzi. Mi ha fatto piacere. Perché il tuo “ che ci devo fare” lo dici sempre quando una cosa ti interessa, ma non vuoi farlo sapere. Ti conosco. E con me non puoi più barare come fai con gli altri. Due sconosciuti, che si conoscono più di quanto si dovrebbero conoscere.
Hai preso la sigaretta e te ne sei andato. E ti ho guardato, finché non ti ho più visto tra la folla. Non lo so neanche io il perché, avevo solo quel disperato bisogno di vederti ancora per un po’.
Dopo qualche oretta sono tornata dov'eri, dovevo passarci, per arrivare ai prati. P. Si è fermato a salutarti di nuovo, ed io mi sono messa a guardare altrove. Ma quando mi sono girata ti ho beccato a guardami, e ho incrociato i tuoi occhi, cazzo. Non ti so dire cosa ho provato, perché sono sicura che non ho provato nulla. O forse ciò è quello di cui voglio convincermi. Ma lo sappiamo entrambi che io dopo quattro anni, muoio ancora per te.
Ho distolto subito lo sguardo da te, perché no cazzo, non dovevi vedermi che ti stavo guardando. Cazzo.
Subito dopo, sei venuto nel nostro gruppetto a salutare un ragazzo, ti giri e mi fai un sorriso, uno di quei sorrisi che fai prima di dire “ succhiami il cazzo” ma poi non hai detto più niente. E te ne vai. Ancora. Perché tu hai sempre fatto questo. Te ne vai, poi torni. E poi te ne rivai ancora. Scappi.
Dopo quel momento, giuro, ero convinta che quella fosse l'ultima volta che ti avrei rivisto. E invece no.
Passi con due tuoi amici, io sono seduta suoi prati con A. E urli “ ciao A. , ciao Federica.” Il ragazzo vicino a te, con il cappello rosso, si gira a guardare. Però poi continuate a camminare. Poi ti giri tu, e mi guardi. E cazzo. Questa volta mi hai beccato tu a guardarti. Possiamo dire che siamo pari. Poi si rigira il tuo amico e mi guarda, vi girate. E vi perdo.
Questa sera, mi ha fatto capire che io col cazzo che ti ho dimenticato, col cazzo che non ti penso più. Senza neanche renderne conto mi rendi allegra. Anche se ti ho solo visto, mi hai rallegrato la serata. Era da tempo che volevo vederti, dio quanto volevo rivederti. Adesso mi chiedo, quando ti rivedrò?
Devo smetterla di negare sempre che per me non esisti.
Perché cazzo, non è vero niente. Gli altri baci, non sono mai come i tuoi, mai. Le carezze, gli abbracci, non sono come i tuoi. Li odio. Fanno schifo, non li voglio. Sono senza amore.
Invece i tuoi, sono pieni d'amore. O almeno lo erano.
So che adesso non provi più un cazzo per nessuno e pensi solo alla droga.
Però io lo so, che da qualche parte c'è ancora quell'amore che mettevi quando mi baciavi. Lo so. E ne sono convinta.