elezioni

In Italia non c'è un cazzo

Partiamo da un presupposto: io non voterò. Non sono in Italia, ma credo che non lo farei nemmeno se ci fossi, forse anche se vivessi in un seggio elettorale ed avessi schede al posto della carta igienica andrei a cagare al bar pur di rischiare di votare. Non voterò e non lo faccio perché “sono tutti ladri” o “non mi sento rappresentato”, ma perché sono convinto che il nostro problema come paese NON SIA LA CLASSE POLITICA.
Ok, mi rendo conto di aver quasi bestemmiato, e so che per certo è molto più apprezzato sganciare un porco*** che dire cose sensate, sull’internet quindi se in questo momento vi si è attivato il caps lock e vi è andato il sangue al cervello, per favore continuate a leggere o andate a fare qualcosa d’altro, perché non ho certo voglia di discutere con dei redneck nevrotici o degli scientologisti guerrafondai.
Ma andiamo con ordine. Come dice il titolo del post, in Italia non c’è un cazzo. E non ce ne si rende conto, finché non si esce un pochino, finché non si mette il naso in Francia, Germania, Inghilterra, o in qualunque altro paese d’Europa. Non abbiamo petrolio, gas, ferro, carbone, rame, oro, pianure sconfinate, o qualsivoglia fonte di prosperità virtualmente illimitata. In sostanza, quello che abbiamo è un paese fatto di risorse, molto, e sottolineo molto, finite. Certo abbiamo un sacco di prodotti di elevata qualità, ma considerarli fonte di ricchezza sarebbe come pensare di alimentare una famiglia a caviale beluga.
A dirla tutta, in Italia c’era,ma decenni fa una risorsa illimitata, quella che per anni ci ha spinto da paese distrutto a potenza industriale: le persone. Sì, persone con voglia di lavorare, con idee in testa, obiettivi umili, trovare casa, fare famiglia, vivere tranquilli, godersi la vita. Persone con una mentalità che è stata completamente devastata nel corso degli anni 70-80 quando ci hanno convinto che dovevamo tutti aspirare a diventare ricchi, ad avere la moglie più figa e la casa più bella. Quando CI SIAMO convinti, di poter diventare un paese di sessanta milioni di borghesi, ignorando il fatto che non c’era un magico pozzo di petrolio o una miniera di carbone da cui bastava estrarre più roba per avere più soldi. Abbiamo scientemente eliminato l’unica cosa che ci rendeva un grande paese, la nostra cultura della “giusta misura” per adottarne una importata dal resto del mondo, senza verificare la sua applicabilità.
Quindi, quando sarete in cabina, a votare per uno di questi utopisti, che cercano di convincerci che basta mescolare la zuppa in modo diverso e magicamente basterà per tutti, ricordatevi che quando si è in troppi attorno al tavolo, non serve rimestare ossessivamente nel pentolone per soddisfare tutti, ci sono solo due soluzioni: o si riducono i commensali, o ci si accontenta alzarsi dopo aver mangiato abbastanza per sopire la fame anche se non si sente tirare la cintura. Per questo, non voterei nemmeno se fossi a casa, perché come al solito, per l’ennesima volta, stiamo cercando di delegare la responsabilità di risolvere i nostri problemi, ad un illusorio capro espiatorio di cui chiederemo la testa, quando non avremo la pancia piena.
E questa non è una soluzione, anche se ci fa sentire in pace con la nostra coscienza.

Un nuovo megapost elettorale!

Siamo nel 2014: è l'anno della protesta, del fare rumore, della politica ad alta voce, dei vaffanculo e dell'essere contro (qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista, cit.). Gli italiani odiano l'Europa, i greci odiano l'Europa, gli spagnoli ed i francesi ed i portoghesi e gli irlandesi e gli sloveni odiano l'Europa.

Eppure ci sono le elezioni europee, vanno fatte. Anche se sono le elezioni con meno appeal nella storia della democrazia rappresentativa. Come facciamo a rilanciare un continente che non piace a nessuno? Con una massiccia campagna di PSA sulle reti RAI, uno slogan accattivante ed un hashtag ufficiale!

Non scherzo, è roba del ministero dell'interno. Del sito ufficiale.

Ma chi votare, questo giro, alle elezioni europee? Corriamo il rischio di farci distrarre dall'hashtag o, peggio ancora, dal motto leggermente fascisteggiante che accompagna l'ambiente sbarazzino di una tornata elettorale che non si fila nessuno. Quindi, se siete ancora in alto mare, affidate la vostra scelta alla selezione del nuovo megapost elettorale!

#1 Basta euro! Ovvero quelli che basta l'euro.

#Lega Nord

La lega ce l'ha così duro che è bravissima a cavalcare ogni battaglia. Ci sono stati gli indiani d'America che non avevano leggi sull'immigrazione e, adesso, c'è l'Europa cattiva che ci uccide con l'euro malvagio. Vai Alberto, leva ancora la tua spada e trancia l'ingiustizie della banca centrale e liberaci - ancora - dall'imperatore tedesco!

Chi lo vota: a Varese fa il 50% fisso, ad esempio.

#BASTA €URO

Non smetterò mai di dirlo: la vera politica è questa. Poche idee scritte in grassetto su uno sfondo monocromatico.

Chi lo vota: purtroppo nessuno, Calderoli ha spinto perché venisse rifiutato e sulla vostra scheda non ci sarà. Questa non è democrazia.

#Lista del grillo parlante

Il grosso errore di comunicazione qui risiede nella scelta di usare due colori per scrivere ‘no euro’. Quelli di Basta €uro hanno centrato molto meglio il messaggio.

Chi lo vota: sicuramente non chi ha paura degli insetti. C'è un grillo là sopra. Che schifo.

#2 Gerontocratici e affini

#Pensionati e invalidi - giovani insieme

Che non si capisce bene cosa voglia dire. Si tratta di pensionati invalidi che sono giovani e riuniti oppure di pensionati giovani insieme agli invalidi? 

Chi lo vota: una lunga serie di prepensionati quarantenni.

#Pensionati consumatori

Il numero dei pensionati in Italia aumenta, così anche il numero di contrassegni e liste che si appropriano della pensione e ne fanno una bandiera. E poi, parliamoci chiaro: ci stanno provando a rendere la politica una cosa ggiovane (vedi l'hashtag di cui sopra) ma, alla fine, gli unici che hanno tempo di votare sono i pensionati. Si vota la domenica, sabato ho fatto after e figurati se mi alzo prima dell'aperitivo.

Chi lo vota: i pensionati.

#Valentino presidente - Movimento pensionati europei, movimento autonomo autotrasportatori europei

Pensionati, non credetegli: non esiste il presidente dell'Europa. Più o meno. Cioè, sì, non è una monarchia quindi abbiamo il presidente. Però il presidente non lo votate voi. Valentino non sarà mai presidente.

Chi lo vota: Valentino

#Partito pensionati

Di nuovo: grassetto monocromo su sfondo bianco. Non abbiamo idee e le scriviamo in grande. Il partito dei pensionati è una certezza costante della politica italiana (che ci crediate o no, grazie ai magheggi delle alleanze, hanno anche un senatore).

Chi lo vota: quei pensionati che hanno avuto voglia di scorrere in fondo la lista di tutti i partiti con pensionati nel nome

#Alleanza dei lavoratori e difesa delle pensioni

La pensione pare essere una cosa a cui l'italiano medio tiene molto. Ma bisogna muoversi in avanti, capire che è una cosa vecchia legata ad un mercato del lavoro in declino. Chissà se esisterà mai un movimento contro le pensioni. Giusto per cambiare musica, per vedere tutti insieme l'effetto che fa.

Chi lo vota: il responsabile marketing aquafresh. Dai, quella in basso è chiaramente una strisciata di dentifricio.

#Pensionati d'Europa

Pensionati di tutto il mondo, unitevi. Questo gridava Marx, giusto? Ad ogni modo, visto che le elezioni mondiali ancora non esistono, bisogna accontentarsi di unire tutti i pensionati d'Europa. Quanta ambizione per un solo partito.

Chi lo vota: Pensionati con manie di grandezza.

#3 Gli inkazzati, i vendicatori, i flagellatori

#Io non voto

Io non voto va messo a prescindere, in tutte le liste (così come anche casapound, appena sotto). È troppo bello per non includerlo. Però ecco, se volete sapere come la penso potete cercarvelo nel post dell'anno scorso.

Chi lo vota: chi lo vota?

#Casapound Italia

Povero Ezra, se solo sapesse. Altroché far pugni nella torre di comando con T.S. Eliot.

Chi lo vota: chi 'i giorni sono vuoti e le notti sono vuote’ ed il topo che non fa muovere l'erba. Ed i fascisti. Anche i fascisti, purtroppo.

#La catena

Fermiamoci un minuto per contemplare la bellezza e la complessità estetica di questo simbolo. Una ascia bipenne (che forse ricorda troppo un doppio fascio littorio) attorno a cui si snoda una virilissima catena d'acciaio. La stessa catena che circonda tutto in un abbraccio eterno. È una metafora? Cosa ci stai dicendo? Vi lego e vi decapito? E quelle V, quelle sul filo della lama, cosa vogliono dire?

Chi lo vota: Franco Bruno, il fondatore. Ripete più volte agli intervistatori che, per presentare il simbolo, si è fatto 800km. Sicuramente quindi non avrà problemi a presentarsi al seggio.

#Io Cambio

io cambio, le mani in tasca e cambio, la voce in testa e cambio, corro nel vento e cambio

Chi lo vota: weight-watchers, personal trainer e motivatori in generale.

#Terra Nostra

Scenario: Italia 2014, sono passati circa vent'anni dalla grande guerra di mafia che uccise Falcone, Borsellino e chissà quanta altra gente. Qualcuno, in memoria di ciò, ha deciso di presentare un simbolo che ritrae il mezzogiorno e lo dichiara Terra nostra. Ma sono una lista civica di scopo, dicono. Quando gli si chiede quale sia questo scopo, loro rispondono “è una cosa nostra”.

Chi lo vota: scambisti, nel senso voto di scambio.

#Movimento di insorgenza civile - Movimento duosiciliano

Come gli amici di cosaTerra Nostra, il movimento duosiciliano e la sua insorgenza civile portano avanti la battaglia per la riconquista della piena sovranità culturale, politica ed economica del sud. Solo in un altro contesto storico. Il Regno delle due Sicilie. Non scherzo, parlano davvero di Italia Meridionale Preunitaria come di un soggetto giuridico.

Chi lo vota: quello che ferì Garibaldi ad una gamba, Garibaldi che comanda, che comanda il battaglion.

#Popolari italiani per l'Europa

Non c'è nulla di rivoltoso qui. Cosa c'è di più moderato di un popolare? Un popolare italiano che sia per l'Europa. Però… però… qualcosa non mi torna. Non sono le stelle, non è il maiuscoletto… Ma quella lì è? No, dai. Hanno davvero messo una svastica nel simbolo? La vedo solo io?

Chi lo vota: vecchi reduci condizionati, fangirls del messaggio subliminale.

#Forconi

Il primo simbolo hipster della storia della politica italiana. Quel look semplicistico ma curato alla perfezione, il tridente inserito casualmente in ogni lettera possibile, quella I finale che è anche una Y ma pure una vecchia PSI greca, per strizzare l'occhio alla brit-invasion ma anche ai classicisti.

Chi lo vota: Kony. Ve lo ricordate, quello dei bimbi soldato? Ha inteso male, pensava che fosse For Cony, un qualche movimento in suo supporto.

#TOP TEN: ovvero il meglio del meglio del meglio del meglio. Reloaded.

10 Parlamentare indipendente

Il simbolo, ci tengono a sottolineare, è stato disegnato a mano e non con photoshop. Quindi devono essere dei tradizionalisti, credo. Gente che rispetta la santità del matrimonio, cose così.

Chi lo vota: è indipendente, non ha bisogno di essere votato.

 9 Solidarietà - Libertà giustizia e pace

Non sappiamo invece chi abbia disegnato questo simbolo né che mezzi abbia usato per farlo. Vince una pacca sulla spalla chi riesce a capire cosa significhino le linee sulla sinistra, quelle inserite nel fascio di luce. Dite che è braille? Forse codice Morse?

Chi lo vota: la mente malata che inserì nella terza generazione di giochi pokémon un enigma basato sul braille.

  8 Italia Moderata

A quanto pare questa top ten si sta limitando a raccogliere i simboli brutti. Questo è brutto. Proprio brutto brutto. Mioddio quanto sei brutto.

Chi lo vota: non lo so, non lo riesco a capire. Il simbolo è così triste che non mi va nemmeno di lavorarci una battuta sarcastica sopra. Passo.

 7 PDA - partito delle aziende

Qual è il modo migliore di presentarsi alle europee se non ricalcare l'iconica unità monetaria nel simbolo che si presenta? Sono una new entry e spero non se ne vadano mai, il loro scopo è restituire dignità e rappresentanza politica al lavoro. Ma quella testa d'aquila lì, sulla sinistra, cosa vuol dire? Simboleggia il purgatorio dantesco?

Chi lo vota: quelli che l'Italia era una repubblica fondata sul lavoro.

 6 Chiamiamolo per il Piemonte

Chiamiamolo? Chiamare chi? È uno dei sette nani? E chiamarlo come, che nemmeno mi avete scritto il numero di telefono? Chiamiamolo per il Piemonte, va bene. Ma il Piemonte ne ha bisogno? Siamo sicuri che il Piemonte non sia perfettamente autonomo così, che sappia cavarsela benissimo senza bisogno di chiamarlo? Ai posteri l'ardua sentenza.

Chi lo vota: gli altri sei nani.

5 Partito Popolare Italiano - Popolari

Nell'era della crisi, quando lo scudo crociato non basta a difendersi dallo spettro infame ed ateo dei comunisti, è necessario che compaia sul contrassegno elettorale una bella merlatura guelfa. Che poi c'è anche questa cosa che potrebbe non essere una merlatura ma bensì lo scudo crociato ricamato su un gonfalone. Che stile che hanno, questi popolari.

Chi lo vota: filo-papali, oppositori dell'imperatore, laureati in storia medioevale.

4 Democratici di sinistra - partito del socialismo europeo

Giuro che ero convinto che si fossero estinti. Li abbiamo cercati tantissimo eppure erano proprio spariti. Che strana sensazione, sono quasi felice. Mi sento come se, camminando per strada, avessi incontrato un dodo. Quanti bei ricordi, Achille Occhetto.

Chi lo vota: archeologi, criptozoologi, paleontologi ed affini

 3 A-Team autonomie

Adoro i piani ben riusciti. Peccato che la A sia la stessa dell'autogrill. Fortunatamente però il partito dà una sua spiegazione del simbolo e quindi, almeno questa volta, mi limito a copiare. "Le nostre montagne (sono altoatesini, ndr), la loro imponenza ed il loro equilibrio hanno ispirato il colore grigio. Il giallo invece è il colore della trasformazione […] e la A è l'inizio di ogni alfabeto, il primo tassello per la costruzione di qualunque parola.“

Chi lo vota: Sicuramente non lo voteranno tutti quelli che usano scritture non alfabetiche. E quelli che hanno il nome senza A.

2 Forza Juve € bunga bunga

Le scorse elezioni avevo istituito una categoria speciale per i movimenti de-ideologizzati. Cosa dire? C'è un omino che dà un calcio al simbolo dell'euro gridando forza Juve. Che poi io sono milanista e metterlo in classifica mi girano anche un po’ i maroni.

Chi lo vota: se la Juve si prende in tempo quei nove punti che gli mancano per vincere lo scudetto, probabilmente sbanca.

1 MSE - Movimento sociale per l'Europa

Risorge dalle proprie ceneri la fenice, dalla fiamma tribicolore si leva il fiero volatile pronto a sacrificarsi per poi risorgere ancora ed ancora per portare in tutta europa la luce dell'infiammato spirito italico e bla bla bla bla bla. Notevole impegno di questo movimento (che pare si rifaccia ad una ideologia di estrema destra) che è riuscito ad accaparrarsi un testimonial di grande importanza. Guardatelo: è Moltres. Il pokémon leggendario (l'unico pokémon leggendario che era anche una pippa, ndr)

Chi lo vota: Ash Ketchum, Pikachu, il Professor Oak e milioni di cartucce game boy sparse in giro per il mondo.

youtube

Buon voto.

Facciamo finta che la legge elettorale non sia un pilastro fondamentale di ogni democrazia, ovvero quel bullone che lega strettamente, nella parola stessa, demo e crazia, o come direbbe uno che ha fatto il classico, démos e cràtos, cioè il popolo al suo governo.

Ecco, se togliamo di mezzo questo gigantesco elefante concettuale che occupa tutta la stanza, quel che resta di qualsiasi legge elettorale è solo un inutile spreco di energie.

Ragionando in termini di sforzo-prestazioni, infatti, qualsiasi azione che ha come scopo l’elaborazione e l’approvazione di una legge elettorale è senza ombra di dubbio svantaggiosa, se dura più di 25-30 minuti.

Dati alla mano, nei primi 47 anni della nostra amata repubblica alle elezioni politiche si è votato utilizzando sempre lo stesso sistema elettorale, detto il Proporzionalone classico. In quell’arco di tempo ci sono state 11 chiamate (e risposte) alle urne, per un utilizzo medio della legge elettorale di una volta ogni 4,2 anni.

Nel 1993 si cambiò metodo, per svecchiare un po’, e si decise per il cosiddetto Mischione, ufficializzato dalla Legge Mattarella, il cui promotore, per rifarsi dello sforzo, si fece promettere la poltrona di presidente della repubblica. Con calma. Anche dopo vent’anni.
Il mischione restò in vigore fino al 2005, e fu utilizzato 3 volte: nel 1994, nel 1996 e nel 2001. Utilizzo medio: una volta ogni 4 anni.

Alla fine del 2005 il Mischione, nonostante fosse ancora pieno di energie, fu mandato in pensione. Entrò in vigore “una porcata”, nelle stesse parole del proponente, ovvero la Legge Calderoli, il famigerato Porcellum, da cui tutti i suini della penisola presero immediatamente le distanze. Tale legge iniziò ad andare in pezzi per motivi di incostituzionalità e di ossidazione appena 8 anni dopo la sua promulgazione, tenendo comunque duro per altri 2. Il Porcellum è servito, su un letto di rucola democratica, per 3 tornate elettorali, per un utilizzo medio di una volta ogni 3,3 anni.

Infine è arrivato, giusto qualche giorno fa, l’Italicum, detto l’Asso piglia tutto.

Ora, tutte queste leggi elettorali, qualcuna di più qualcuna di meno, hanno richiesto scritture, riscritture, discussioni, rimandi, aggiustamenti, compromessi, giochi di forza, fiducie e via dicendo. Calcolare esattamente quanto tempo e quanta energia hanno richiesto è impossibile. Ma se prendiamo come esempio lo sforzo assurdo che ha richiesto l’ultimo nato, l’Italicum, è piuttosto facile intuire che, per una legge elettorale che ha una prospettiva di utilizzo di una volta ogni 3,8 anni, e un’aspettativa di vita che si situa intorno ai 15 anni, non si può non concludere che si sia trattato di un impegno assolutamente svantaggioso.

Una sconsiderata quantita di risorse per una legge che, rispetto a tutte le altre, non si usa praticamente mai.

Non ha davvero senso.

Senza considerare poi che ognuna di queste leggi, compreso il nuovissimo Italicum, è minata alle fondamenta da un gravissimo difetto, perché tutte prevedono che, quando si va alle urne, si possa votare sempre e solo dei politici.

Quanto inutile fermento per l'elezione del Presidente della Repubblica.
L'illusione che il Presidente abbia un ruolo fondamentale in una repubblica parlamentare è davvero presente ovunque. Non dico che abbia l'importanza di un due di denari quando briscola è spade, però siamo lì.
Se poi, invece che ragionare in termini generali, si considera il caso specifico dell'Italia, ecco che il ruolo del Presidente passa decisamente in secondo piano.
Perché tutto questo fermento? Perché tutta questa necessità di fare in fretta? Questa necessità di eleggerlo necessariamente al massimo alla quarta/quinta votazione? Capisco che i tempi di Leone sono andati, ma un po’ di calma e riflessione mi sembra il minimo.
Tutto questo scalpore come se davvero lo si eleggesse, il Presidente.
Tutto questo bisogno di un Presidente con precedenti cariche politiche. Perché, dato che non è chiamato a svolgere un ruolo politico? Circolavano grandi nomi, su tutti Zagrebelsky, ma ai piani alti continuano a non piacere.
Mattarella, dunque. Così pare. Chissà se i franchi tiratori agiranno nuovamente, chissà. Per il momento pare tutto definito e certamente tra morire democristiani (Prodi) o insieme all'uomo dalle 37 poltrone (Amato), questa è la migliore soluzione.
Il grande compito che sarà chiamato a svolgere sarà quello di alimentare l'illusione che le cose possano sistemarsi.