elezioni

Leggevo un articolo sulle elezioni in Iran, e mi sono soffermato su questa frase: “… Sabato sera, ragazze e ragazzi ballavano insieme nelle strade dell'Iran. Uno spettacolo illegale, impensabile solo tre giorni fa…”.
E mi viene automaticamente da pensare che l'anno scorso ero proprio in Iran, in mezzo a quelle ragazze e quei ragazzi, pieni di voglia di ballare!

Io non so ma faccio.

C'è questa mia ex compagna di liceo che si candida come consigliere comunale in una lista civica.

Perche? Con quali competenze? Premesso che non esiste una scuola o corso universitario per diventare politico o simili, o che comunque anche se esistesse non è necessario averlo frequentato ed aver sostenuto con successo un esame finale, cosa ti fa venire in mente che tu possa avere la benché minima qualifica per fare il consigliere comunale?

Bravissima ragazza per carità, ma non ha mai avuto una benché minima idea di cosa accadesse a livello politico internazionale, nazionale, regionale e comunale. Non ha mai brillato a scuola per competenze che si possano minimamente accostare a ciò che vuole fare e dopo non ha mai fatto neanche un giorno di militanza in qualche collettivo universitario (che di solito sono i trampolini di lancio per le carriere politiche almeno localmente).

Ripeto, quasi niente di tutto questo è necessario in fin dei conti, ma ciò che mi lascia basito è il motivo della scelta.

Io sono come lei a parte il background politico sicuramente più profondo e non mi verrebbe mai in mente di fare il consigliere comunale. Non credo di esserne assolutamente capace, ne di averne le competenze.

Sto sbagliando ragionamento? Sul serio, se sto dicendo una cazzata fatemelo presente.

Spero di sbagliarmi e che se mai venisse eletta mi stupisca ma nel frattempo rimango nella mia sconfortante incredulità.

“ I have spent my entire life fighting for what I believe in.

I’ve had successes and setbacks and sometimes painful ones.

[…] please never stop believing that fighting for what’s right is worth it. And so we need — we need you to keep up these fights now and for the rest of your lives.

And to all the women, and especially the young women […]  never doubt that you are valuable and powerful and deserving of every chance and opportunity in the world to pursue and achieve your own dreams.”

“Ho speso tutta la mia vita a lottare per quello in cui credo. Ho incontrato successi e battute d'arresto, alcune volte molto dolorose. […] per favore, non smettete mai di credere che lottare per quel che è giusto ne valga la pena. Abbiamo bisogno- abbiamo bisogno di tenere il passo con le battaglie che intraprendiamo oggi e per il resto della nostra vita.

E a tutte le donne, specialmente alle giovani donne […] non dubitate mai di essere valorose e potenti e meritevoli di ogni occasione e opportunità nel mondo per perseguire e raggiungere i vostri sogni.

—  Riconoscimento della sconfitta di Hillary Clinton 9/11/2016
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Giorgio Gaber - Qualcuno era comunista

Francia, al ballottaggio tutti contro Le Pen
“Sono l’unica alternativa”, commenta dalla roccaforte di Henin-Beaumont, Marine Le Pen. (Credits: Reuters)

Cancellati con una valanga di voti per gli altri. I socialisti e i gollisti spariscono dall’Eliseo, è la prima volta nella storia della Quinta Repubblica. Il ballottaggio è tra Emmanuel Macron (23,9 per cento) e Marine Le Pen (21,4 per cento), per semplificare, tra il centrosinistra liberale e la destra più estrema del Front National. I bookmakers non hanno dubbi: vincerà Macron. Tutti contro Marine. Oppure, Marine contro tutti. Che alla fine è un po’ la stessa cosa: la corsa per l’Eliseo del Front adesso si fa tutta in salita.

Dalla sinistra ai repubblicani, i grandi sconfitti hanno già dato indicazioni chiare: votate Macron contro il Front National per il 7 maggio. Sarà un ballottaggio storico, non solo perché socialisti e gollisti staranno a guardare senza essere coinvolti, ma anche perché per la prima volta nella storia moderna della Francia, il candidato del partito che ha appena governato il Paese non arriva al secondo turno. “Si volta pagina”, è il commento di Macron alla folla esultante.

Emmanuel Macron (39 anni) con la moglie Brigitte Trogneux  (64 anni) (AP)

“Sono l’unica alternativa”, fomenta la sua di folla dalla roccaforte di Henin-Beaumont, Marine Le Pen. I socialisti si sono sgretolati: Benoit Hamon crolla al 6,5 per cento, certificando una “pesante sconfitta elettorale e una sconfitta morale”. Francois Fillon, il candidato della destra dei Républicains, ha invitato i suoi elettori a preferire l’ex ministro dell’Economia: “Non c’è altra scelta”. L’unico a non essersi ancora apertamente schierato contro la Le Pen è l’altro grande sconfitto Jean-Luc Melenchon, il leader della gauche radicale “La France Insoumise”, che ha raccolto il 19,6 per cento delle preferenze.

Era il 21 aprile del 2002, il padre di Marine Le Pen, Jean-Marie, arrivò al ballottaggio contro Jaques Chirac, lasciando di stucco la Francia. Nei 15 giorni prima del ballottaggio la Francia si allineò dietro a Chirac che vinse con l’82 per cento dei voti. Anche oggi, quindici anni dopo, tutti contro il Front National. Ma le percentuali saranno diverse. Il futuro della Francia passa anche per l’Europa, politica del dialogo contro la chiusura della frontiere.

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Buon voto.

anonymous asked:

Ciao, visto che sei molto bravo in quanto a collegamenti logici, dicci la tua sull'ascesa del M5S!

(rumore di mani che scrocchiano le dita prima di attaccare la tastiera).

Il M5S concentra, in sé, tutte le peggiori minchiate che la politica potrebbe/ha partorito negli ultimi 50 anni con l’aggravante di aver calatizzato, a sé, la più grande fetta di delusi che la storia della Repubblica ricordi, dando il più grande schiaffo politico a tutta quella sinsitra che per decenni si è sparata le pippe esultando per risultati tra lo 0.9 e il 2.7% su scala nazionale e che pretendeva di diventare l’alternativa agli altri. A sto cazzo, non agli altri. 

Tutte quelle conferenze stampa in cui era la prima elezione, il simbolo era nuovo, la gente non ci conosce ancora, Tsipras non si capiva se era una sigla o una bestemmia e ora scusate ma c’ho la barca a vela in seconda fila. 

Il movimento 5 stelle, invece, ha creato un linguaggio nuovo (nella sua stupidità), alternativo e funzionale, bypassando i media classici e anticipando, in un certo senso, l’era Trump. 

Ha un che di affascinante come usando una piattaforma come il WEB, il posto meno raccomandato per mettere d’accordo 3 persone su un unico fatto, loro siano stati in grado di montarci su un partito dal 25% di voti nazionali. Una roba che manco Saramago.

Perché e come sia potuto accadere, beh, in primis l’atavico fascismo innato negli italiani, quel voler delegare il potere ad una sola persona, come a dire “fai tu, rompi tutto” e che se poi non funziona (e non funziona mai), si può prendere e impiccare a testa in giù. Delegare le proprie responsabilità è, insieme alla Supercazzola, la nostra filosofia di vita e tocca convivere con questa cosa.

L’altro punto, credo, è da ricercare nel periodo precedente il M5S, quando ad un certo punto (da Rizzo e Stella e pure Travaglio), si è deciso che il problema peggiore degli italiani fosse lo stipendio dei parlamentari. Gli sprechi della politica, ma non in quanto visioni politiche vecchie e completamente errate (il ponte sullo stretto, incentivare la produzione a scapito del salario, tagliare il sociale per dare soldi a Marchionne, puntare ancora sul carbone anziché le rinnovabili ecc), bensì, un più semplicistico controllo del 740 per dire che un politico guadagna 20.000 euro e viaggia con l’elicottero di Stato. 

A partire da questo punto è stato facile alimentare un populismo ignorante, biecamente razzista e fascista in cui il politico andrebbe vessato e torturato peché la gente è frustrata e capisce meglio i prezzi della bouvette in Parlamento che il costo kilowattore di una pala eolica rispetto al metano!

Fenomeni come le sentinelle in piedi, i forconi, le ronde che vanno sui mezzi ATAC di Roma (o al nord per le vie residenziali) a controllare che sia rispettata la legge, fa molto ridicolo, ma pure molto fascista, nonché ci spiega bene il mondo in cui viviamo. A Torino, due settimane fa hanno bloccato un’ambulanza che andava contromano perché era illegale. Il fatto che uno dentro stava a morì non contava ma la gente, il popolo è ignorante e pericoloso e se lo lasci agire ti combina ste cose, tipo smettere di vaccinare i figli. 

Ma non divaghiamo. Nel M5S, poi, sono confluiti anche tutti quei movimenti che credevamo morti e più vicini alla sinistra, tipo i complottisti della prima ora, quelli dell’ordine mondiale, il signoraggio, le scie chimiche, la CIA che crea i terremoti. Prima li trovavi nelle sezioni di Rifondazione, in discussioni alcoliche a fine festa dell’Unità, la testa ciondoloni su sedie intrecciate in plastica colorata. Oggi stanno in Parlamento, tipo la Taverna. 

Ovviamente, il genio di tutto questo è stato Grillo, uno che di comunicazione se ne intende, perché “la decrescita felice”, “uno vale uno”, “non ci arrenderemo mai, loro neppure, ma gli conviene?” e via dicendo, sono perle che altri partiti si sognano da una vita. Roba spendibile da chiunque. 

Prendiamo Trump-clinton. Chi cazzo si ricorda il programma della Clinton a 3 mesi dalla elezioni? Nessuno, manco lei. Di Trump, invece, sappiamo bene quale siano i suoi 3 punti cardine: il muro sul Messico, il ban agli islamici, la cancellazione dell’Obamacare. Del M5S sappiamo tutto del suo programma folle, dal PD a momenti non ci ricordiamo il simbolo, degli altri partiti lasciam perdere. 

Quindi, prima del M5S, il populismo del cazzo gli ha preparato il terreno (i politici rubano e sprecano, si stava meglio con la lira ecc). Loro lo hanno fatto proprio e sintetizzato con in più la proposta concreta di cosa fare: mandare tutti affanculo.

La parte interessante della storia è che i programmi politici - per quello che valgano - sono diventati trasversali. Il M5S ha punti in comune con l’UKIP inglese, l’AfD nazista tedesco ma pure l’estrema sinistra francese del tizio ologrammato (non mi ricordo il nome), tipo l’uscita dalla NATO. Roba da comunisti degli anni ‘60 e ‘70, così come il reddito di cittadinanza. 

Lo stesso vale per il discorso della democrazia dal basso e dell’uno vale uno. Sulla carta ha un che di sensato, ma se poi lo devi applicare con una votazione sul blog diventa una barzelletta a cui molti credono, un po’ come le scie chimiche.

Ma io resto comunque ottimista, anche perché non vivo più in Italia!