editoriales

De impotencia... literaria

ORACIÓN PARA CUANDO RECHAZAN TU NOVELA DE SEIS EDITORIALES

Con ternura, para todas

Oye mamita, bájate tu calzoncito,
pues quiero escribir como Proust.
Ándale chichona, déjame olerte los labios menores.
Hum. Quiero escribir como Faulkner.

Ahora así, ponte en cuatro patas,
como el famoso chivito en el precipicio.
¡Así! para las nalguitas. Enséñame tu esfínter.
Apriétalo y relájalo. Quiero escribir como Onetti.
Coquetéame con el ojete, quiero escribir como tú.

Descifrar todos tus lenguajes,
punzante con una varita, horadarte, esculpirte
con palabras.

Mamita enséñame a escribir como Dios.
Siquiera un bestseller, mis niños tienen hambre.

Orale yo te detengo el trago, 
ábrete las nalgas con tus manos.
Rico nena, así comienzo a escribir.

Ningún crítico me ofenderá, ahora voltéate.
Pon tus patitas en mi hombro. Vamos a volar.


Fernando Nachón, Diario de un pendejo

“La mayoría de los animales son leales. No conocen la traición ni la mentira. El ser humano es una especie mentirosa: miente con palabras, con sermones, con discursos, con las matemáticas, con editoriales de periódicos; se hace el santo siendo un aprovechado.”

- Fernando Vallejo.

—  Facebook: fb.me/accionpoeticabogotaoficial
Twitter: twitter.com/apbogota

Milo Manara

Cover art for Prolo (#25), the edition in french language of the italian comics Il Montatore (Editoriale Publistrip). Milo Manara drew several covers for this erotic, communist, proletarian and, above all, burlesque comic-book. 

Publisher:Elvifrance, Paris

Publishing director:Georges Bielec

source:amsaklapper’s collection

Le sorelle Giussani

«Olindo Romano, il responsabile della strage di Erba, come si è letto sui giornali era un fan accanito di Diabolik»

Nate da una famiglia benestante, cresciute fin dagli anni ‘20 nella casa paterna della centrale piazza Buonarrotti, proprio di fronte alla Casa di riposo per musicisti Giuseppe Verdi, le sorelle Giussani si distinsero subito dalle loro coetanee per una modernità a dir poco inconsueta. Soprattutto la maggiore, Angela: nata nel 1922, nel dopoguerra era tra le pochissime donne ad avere la patente e a guidare un automobile. Ma non solo: Angela, subito attratta dal “male” in una società dove le donne non si erano ancora del tutto emancipate, iniziò la carriera di modella finendo sulle copertine dei maggiori rotocalchi di moda dell’ epoca e dando scandalo proprio per questo suo apparire, allora giudicato disinvolto. Al tempo bastava poco ma Angela Giussani continuò sulla strada dell’ anticonformismo: fu la prima donna a lavorare in un’ agenzia pubblicitaria, fondata nel 1945 insieme al futuro marito Gino Sansoni, e la prima ad aprire una casa editrice. Era il 1960 e Angela Giussani diede vita alle edizioni Astorina: nei primi tempi pubblicava giochi in busta, di moda in quegli anni, e il fumetto Big Ben Bolt. Ma è il 1° novembre 1962, giorno di uscita del numero 1 di Diabolik, che si compie la vera e propria svolta. Angela Giussani, che poi verrà affiancata dalla sorella Luciana, con la prima uscita di Diabolik inventa il fumetto tascabile. L’ idea le viene guardando fuori dalla finestra della casa editrice, allora in piazza Cadorna: comprende che sul mercato italiano non esiste una pubblicazione a fumetti che abbia un formato adatto ad un pendolare e che soprattutto abbia un tempo di lettura adatto a chi compie un breve viaggio in treno. Così, grazie ai treni delle Ferrovie Nord, nasce Diabolik. L'altra intuizione è proporre un personaggio che sia un eroe negativo vincente: in Italia non ce ne sono e Diabolik, con il suo cinismo di ladro senza scrupoli, diventa subito un caso non solo editoriale.

«Diabolik è un criminale, non un giustiziere» A. Giussani

Nei primi anni di pubblicazione Diabolik è perseguitato non solo sulla carta, inseguito come sempre dal suo acerrimo nemico l'Ispettore Ginko, ma anche nelle aule di Tribunale: le sorelle Giussani, infatti, vengono più volte citate per «incitamento alla corruzione». Sono sempre assolte dai giudici, ma non dalla società che spesso sbatte il mostro Diabolik in prima pagina. Come nel 1966 quando un settimanale di costume dedica la copertina al “Processo ai fumetti dell’ orrore”. A vedere in Diabolik un vero e proprio nemico, in grado di influenzare in negativo soprattutto i più giovani, sono scrittori e artisti come Dino Buzzati, Gianni Rodari, Mina e Alberto Sordi che condannano senza appello “il re del terrore”. Nel frattempo Diabolik, che ha il viso e gli occhi dell'attore Robert Taylor, e la sua compagna Eva Kant, che ha le fattezze di Grace Kelly, diventano il fumetto più venduto in Italia. [G.P. Serino]

Teresa Ciabatti
“La più amata”
Finalista Premio Strega 2017

Un libro che consiglio vivamente di leggere. Progetto editoriale in cui ho creduto fortemente e sostenuto fin dall'inizio.

Una storia autobiografica di una donna: Teresa Ciabatti che parla in prima persona della sua infanzia alla ricerca di se stessa.
Figlia di un noto chirurgo il “Professore" Lorenzo Ciabatti ai tempi primario dell'Ospedale di Orbetello. Ci racconta in un romanzo “borghese” il suo difficile rapporto con il padre, verso il suo “percorso di liberazione, crescita e perdono”.

.Teresa si racconta con una scrittura semplice e diretta e finalmente riesce a liberarsi dal suo “registro freddo e distaccato”.

“Io sono la regina, mi rimiro nello specchio.
Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni, e a ventisei dalla sua morte decido di scoprire chi fosse davvero mio padre. Diventa la mia ossessione. Non ci dormo la notte, allontano amici e parenti, mi occupo solo di questo: indagare, ricordare, collegare. A quarantaquattro anni do la colpa a mio padre per quello che sono. Anaffettiva, discontinua, egoista, diffidente, ossessionata dal passato. Litio ed Efexor prima, Prozac e Rivotril poi, colpa tua, solo colpa tua, papà.

Mai andata sulla sua tomba, cimitero di Orbetello, fronte laguna. Tranne una volta, a vent’anni: papà, fai che Giorgio s’innamori di me. E non ricordo neanche chi fosse Giorgio, un compagno di università, forse.

Compulsiva negli innamoramenti non corrisposti. Paolo, Luigi, Guido, Andrea, Stefano, Giorgio. E poi: Matteo, Roberto, Enrico, Luca, Mario, Filippo. Anche questo colpa del padre, autoritario, gelido, assente, maledetta figura paterna, padre dispotico, minaccioso, vendicativo, dannata figura paterna, a tratti tenero, premuroso, attento. Se non si ripetessero identiche, potrei elencare tutte le situazioni umilianti in cui mi sono trovata col genere maschile, in cui mi sono buttata quasi cercando dolore.”

10 buoni motivi per apprezzare “Un posto al sole”

E’ una vita che sento dire o leggo le peggiori cose (poco costruttive, ovviamente) su questa soap opera che, se ci fermassimo un attimino in più a guardarla, noteremmo essere un piccolo gioiellino, se non sotto un aspetto formalistico, perlomeno per quanto riguarda determinati contenuti. Mi sono trovato spesso a vedere soap opera per riderne, compreso questa. Tuttavia, “Un posto al sole” è una degne erede di quell’aleatoria intenzione nazionalcivica di educare la massa attraverso i mezzi di cultura, poiché non è un prodotto solo di intrattenimento. Perché?

1. Napoli e la sua cultura. Un primo grande motivo per cui questa soap andrebbe apprezzata è il continuo lavorio di valorizzazione del territorio napoletano. Essendo ambientata nel capoluogo campano, le occasioni per rappresentare questa città non mancano. Per tutta la sua durata la cultura, il turismo, il cibo e, in molti casi, l’arte sono stati usati in un’ottica allo stesso tempo funzionale e celebrativa per la trama. La stessa sigla, a un certo punto, ha subito una trasformazione estetica, finendo per mostrare i luoghi più importanti di Napoli;

2. Cronaca nera. Non poche volte, la soap si è presa la responsabilità di mettere in risalto delle problematiche italiane attraverso una critica d’intrattenimento. Tra queste, gli episodi di cronaca nera che finiscono sempre rapidamente nel girone dell’intrattenimento mediatico. Come la vicenda del rapimento di Giovanna o Angela (in vista di uno sfruttamento della storia non solo televisivo, ma anche editoriale, quasi come un rimando allo pseudoscandalo di Vespa e il figlio di Rina); oppure come la vicenda di Sandro Ferri, vittima di omofobia violenta, la cui storia viene modellata e rimodellata facendolo apparire come carnefice;

3. Camorra. Un motivo narrativo presente praticamente dal ‘96, nascita del programma. La camorra serve, anche in questo caso, a mostrare il napoletano (tipo) non omertoso, che non l’accetta, che si rifiuta di starsene con le mani in mano. Un tentativo di abbattimento di molti pregiudizi inter- e intranazionali. Basti pensare alle figure di Franco e Giulia. Il primo costretto addirittura all’anonimato; la seconda spesso a contatto con una realtà degradata di ragazze madri e/o figli orfani che sono parte integrante dell’ambiente camorristico, per un motivo o per un altro. Come qualsiasi tipo di rappresentazione o critica, la soap non lascia molto spazio ai buonismi, anche in questo caso;

4. Valorizzazione dei giovani. Molto spesso dalla camorra c’è qualcuno che si salva. Molto spesso si tratta di adolescenti, rimessi sulla retta via. In generale, c’è molta scrittura apprensiva sui personaggi adolescenti e post-adolescenti. Non è una serie di arrivati e cresciuti, come vedremmo facilmente in altre soap, dove il personaggio giovane serve come escamotage o diversivo narrativo. Credo che questa sia la chiave per cui “Un posto al sole” si possa definire una soap famigliare. Inoltre, la varietà delle tipologie di adolescenti la rende tanto più reale (chi non ha mai conosciuto un antipatico tronfio di prima categoria come Vittorio? Chi non ha fatto esperienza della pressione che i genitori esercitano sui loro figli per il futuro?);

5. Mente aperta, orizzonti aperti. Senza la minima ombra di dubbio, UPAS non resta fisso in certi canoni tradizionalissimi quando si tratta di riportare agli occhi del pubblico le realtà individuali che trascendono il dramma o, semplicemente, la serietà. E’ una serie che resta in contatto con la quotidianità - cosa che molte soap e persino fiction o serie tv non fanno - attraverso le piccole manifestazioni dello Zeitgeist contemporaneo. In questa categoria mi verrebbe da citare, per esempio, la fissa di Guido per entomofagia: che uno dice “e che c’azzecca?”. No, c’azzecca. Perché loro ti vogliono far capire che non è una seria di copioni, battute e avvenimenti. Ma una serie che accoglie in sé uno spirito quantomai estremamente realistico di ciò che la realtà offre nel particolare. Perché Guido dovrebbe mangiare insetti? Perché è una cosa inutile che faresti anche (ammesso tu n’abbia interesse) ma che, per quanto non sia significativa, fa parte di una realtà ben stabilita;

6. L’importanza del sapere. E’ chiaro che questa soap difenda molti valori positivi e positivistici dell’Italia odierna, fra i quali va citata la sete di conoscenza. C’è sempre un continuo rimando a quanto sia importante imparare e migliorarsi, senza che questo sia portato allo schermo con retorica imborghesita, poiché è importante conoscere, sapere, studiare, ma è importante anche che Patrizio voglia diventare cuoco e non medico. Perché il valore di Patrizio non dipende dal suo bagaglio culturale, ma da ciò che egli vuole fare di se stesso. Non a caso (questo è un episodio preso così, eh) chi si oppone alla scelta è la borghesissima Ornella per cui “un cuoco non è come un medico e mio figlio deve, quindi, eccellere.” Wrong, Ornella, wrong. Tuo figlio può eccellere come cuoco.

7. Sdoganamento dei ruoli di genere. Forse una delle più palesi e vecchie dimostrazioni di quanto progresso ci sia nei copioni di palazzo Palladini. Lo dimostrano i maschi che fanno i mammi, le donne che sono impegnate in carriera. Giulia che, ripeto, da sola affronta realtà povere e misere delle ragazze madri e delle vittime della camorra. O semplicemente la battaglia ideologica interiore di Raffaele quando Patrizio da piccolo non vuole giocare a calcio, ma fare danza classica. Lo scopo di un prodotto consumistico come una soap opera dovrebbe essere anche quello di invalidare qualsiasi tipo di retaggio ideologico negativo a favore della costruzione di una realtà più antroposostenibile;

8. Omosessualità. Chi non ha preso a cuore la questione di Sandrino? *occhi lucidi*. Eppure non è stato l’unico caso di omosessualità in UPAS. Né, penso, sarà l’ultimo. In definitiva ammetto di non ricordare bene come siano state trattate in passato queste linee narrative (mi viene in mente il padre di Rossella), ma negli ultimi anni l’attenzione alla rappresentazione dell’omosessualità in un prodotto popolare e ad ampia diffusione (bisogna stare molto attenti) non ha per niente lasciato a desiderare. Non solo per la questione di Sandrino - per cui, sorprendentemente, il tema dell’omosessualità non è stato solamente trattato con estrema sensibilità, ma addirittura riportato, come accennavo, attraverso una cavillosa trama che finisce per rappresentare le insidie della codardia omofobica - ma in genere anche per le reazione degli stessi personaggi eterosessuali che hanno di fronte essa. Mi è rimasto impresso l’urlo “ricchiò” a Piazza del Gesù contro i due amici di Silvia e il conseguente shock;

9. Donne. Le donne hanno quasi sempre una rappresentatività equa. Lo si è visto spesso con molti personaggi: Carmen, Giò, le altre fidanzate di Franco, Giovanna Landolfi e la sua lotta al killer misogino e, last but not least, le donne vittime della camorra. Siamo proprio sicuri che questi personaggi femminili valgano meno di quelli interpretati da Manuela Arcuri (volutamente girl power, ma con scarsa resa)?

10. Diversità e gli stranieri. Esempi lampanti sono Nadia, la ragazza polacca, e Amal, la ragazza turca. Nel primo caso lei soffre del cliché della polacca rubamariti, molto in voga da noi. Una situazione da cui se ne cava alla grande, poiché si impegna a dimostrare la falsità di certi luoghi comuni diffusi solo dall’osservazione poco critica di realtà altrui; nel secondo caso è una ragazza che disobbedisce agli ordini del padre di non iscriversi all’università, finendo per fare medicina e con ottimi voti. E’ qui che abbastanza personaggi si impegnano a sostenere una donna musulmana che si oppone al padre, solo perché è una ragazza che può eccellere.

5

Série Jaune Police

16 titles in this collection illustrated by Italian Master Carlo Jacono. Published at Editions des Remparts from Lyon, in 1959/1960, 13 titles were written by italian authors  and three titles by french authors. The original italian stuff was published in the collection “Il Libri Gialli” at Mondadori and in the serie “Il Libri Tell” at Editoriale Tell. We had here Franco Enna (real name Franco Cannarozzo), Laura Grimaldi, Adriano Baracco, Sergio Donati and other pen-names of the same.

cover art: Carlo Jacono

Publisher: Editions des Remparts, Lyon

source:amsaklapper’s collection

Alessandro – Portaportese (Roma, 2017)

Ho incontrato quest’uomo al mercato alcuni giorni fa, mentre stavo camminando verso alcuni cari amici. Il mio sguardo si è fermato su di lui a causa dell'aspetto insolito: un grande cappello (per la foto se lo è tolto), occhiali rotondi, sigaro acceso e vestiti eleganti ma eccentrici. Mi sono voltato, lo ho fissato e ho chiesto un ritratto. Ha acconsentito con un sorriso e così abbiamo iniziato a parlare.

Keep reading

From our stacks: Title page detail from La Danza in Italia 1500-1900. Raffaele Carrieri. Milano: Editoriale Domus, n.d. “Di Questa Opera Sono State Stampate 6 Copie Fuori Commercio Contrassegnate Dalle Lettere A-B-C-D-E-F, 194 Copie con Rilegatura Speciale Numerate Dall’1 al 194 800 Copie Numerate dal 195 al 994 Esemplare N.62″

Tutti alle urne! E tutti alle urne con serietà, con compostezza, con calma e con un gioioso senso d’orgoglio. Sì, siamo orgogliosi di aver finalmente ritrovato noi stessi; orgogliosi di essere ancora dei cittadini; di avere riacquistato il diritto e il dovere – negatici dal fascismo col sostegno della monarchia – di contribuire individualmente e direttamente alle sorti del nostro Paese; orgogliosi che il domani d’Italia dipenda anche dal nostro piccolo voto odierno; orgogliosi di poterlo dare liberamente come ci detta la nostra coscienza. Tutti alle urne! Alle urne i vecchi che da più di venti anni mordevano il freno condannati – dal fascismo col sostegno della monarchia – a tacere, a disinteressarsi della cosa pubblica e ad assistere parzialmente passivi alla follia di Mussolini, affiancato dal Re, all’aberrante fanatismo dei nazionalisti, alla prepotenza, alla cupidigia, alla corruzione dei gerarchi che ci dovevano gradatamente portare a questa immane ruina; alle urne i giovani, giustamente lusingati di sentirsi oggi uomini e di dare, come tali, il loro appoggio alla creazione della nuova Italia nella quale dovranno affermare la loro personalità; alle urne le donne, le nostre donne tanto ansiose di tempi migliori in cui non dovranno più temere né piangere per i loro sposi, per i loro figlioli e per la loro casa. Tutti alle urne! Alle urne disciplinatamente, senza chiassate e senza provocazioni. Rinnoviamo l’esempio dato nella giornata delle elezioni amministrative quando dovunque, nei piccoli e nei grandi centri, tutto è proceduto con ordine, senza incidenti e senza tumulti talché gli stranieri stessi, sempre un po’ diffidenti verso di noi, ne sono rimasti sorpresi e ammirati. Tutti alle urne! Alle urne senza paure, serenamente convinti dell’importanza del nostro voto e fiduciosi nel successo della causa per cui andiamo a darlo. Ma quale sia per essere l’esito del referendum impegniamoci fin d’ora ad accettarlo e a rispettarlo. Così in questo riconoscimento e in questa accettazione della volontà popolare, noi daremo al mondo la miglior prova che siamo degni della libertà che abbiamo finalmente riconquistato.
—  Editoriale anonimo del Corriere della Sera 2/6/1946
Estate Nella Metropolitana Romana

Nella metro di Roma, insolitamente vuota per una domenica d’estate, mi sono seduto vicino ad un uomo anziano che, per concentrarsi nella lettura del suo libro, ha ben visto di tapparsi un’orecchio con il suo dito indice. Non capisco l’utilità del gesto ma trovo particolarmente romantico vedere persone che ancora leggono. Libri, non tablet.

BAIA BAIA :v HIJOS DE SU PUTA MADRE YA COMENZAMOS EL AÑO

Me disponía hacer un post muy agradable y lindo sobre el segundo libro que va a sacar Frank (sTaXx) junto a Guillermo (Willyrex)

Aquí el tweet y vídeo:

https://www.youtube.com/watch?v=KrUE6k1hEZg

No se pero me parece lindo como se emociona Frank con la segunda entrega, me parece taaan tierno y cute que es bonito; inclusive me dispuse a buscar mas y me di cuenta que ya hay varias editoriales que la tienen a la venta:

Todo iba excelente, me alegraba que Frank tuviera otro libro Willy no porque ya tiene como 7mil ya publicados y pues estaba buscando la imagen pero en una resolución mejor para hacer un edit bonito ^-^ ♡ y futuros memes imperdibles del blog; un ejemplo a lo que me refiero:

http://vklinghoffer.tumblr.com/post/148482869411/no-puede-ser

Cosa que no conseguí porque todas pero TODAS las malditas editoriales quitaron la imagen del libro, en serio ninguna editorial tenia la imagen de la portada a excepcion del la editorial que le tome capture y solo encontré esta toda cutre y asquerosa

CUAL ES MI SORPRESA AL ESTAR BUSCANDO LA PORTADA DEL LIBRO

LA VIDA ES INJUSTAAAAAAAA