edificies

Frida Kahlo, Henry Ford Hospital o Il letto volante

La protagonista è la stessa Frida, sdraiata nuda su un letto molto più grande di lei: il suo corpo è circondato dal sangue; dalla pancia, ancora ingrossata per la gestazione del bambino, escono tre vene, che conducono a vari elementi differenti.

Una vena conduce ad un feto di un bambino, fin troppo grande per essere reale, e che rappresenta il bambino che avrebbe voluto avere.

La vena che si distende a destra, conduce ad una lumaca che simboleggia la terribile lentezza dell’aborto, anche se nella tradizione indiana, il guscio della lumaca alluderebbe alla nascita ed al concepimento; secondo un’altra lettura, il tipico movimento della lumaca, rappresenterebbe il ciclo mestruale, e quindi la sessualità femminile.

La vena a sinistra, conduce alla parte inferiore del tronco umano, ed allo stesso modo, anche l’altra parte dello scheletro che si trova in basso a destra nella tela; questi due elementi devono essere letti insieme, poiché indicano che le ferite presenti sulla colonna e sul bacino sono state la causa che hanno reso impossibile per Frida avere un bambino.

In basso, si può notare anche uno oggetto meccanico: è una parte dello sterilizzatore a vapore, oggetto presente usualmente negli ospedali del tempo; probabilmente, la forma di questo macchinario ha ricordato a Frida il “malfunzionamento” del suo corpo.

Infine, l’orchidea viola che si trova in basso, al centro della tela, è un fiore che Diego le portò mentre lei era ricoverata, e per l’artista, simboleggerebbe la sessualità ed i sentimenti.

Sul volto di Frida è presente una lacrima, e ciò indica la grande tristezza e dolore legati a quel terribile evento.

Il letto, sembra quasi volare, circondato da un ambiente aperto; sullo sfondo si scorgono alcuni edifici tipici della zona industriale di Detroit, che Frida e Diego avevano visto tempo dietro per alcuni studi.

La grande tecnologia dell’ambiente urbano è in contrasto con l’umano dolore di Frida.

Gotico italiano

L’Italia è perfetta per quei post gotici perché:

  • Gli Anziani osservano ogni tua mossa mentre inciampi tra i sampietrini. Non sai se il Loro sguardo sia benevolo o no. Sei solo consapevole che ti Essi ti vedono.
  • La strada per andare in città è in salita. La strada per tornare a casa è anch’essa in salita. Non ti rimane che chiederti come sia possibile.
  • La città elegge il nuovo Sindaco. Tu non hai votato per il Nuovo Sindaco. Sei abbastanza sicuro che nessuno che conosci abbia votato per il Nuovo Sindaco. Hai l’inquietante certezza che in realtà nessuno abbia votato per il Nuovo Sindaco. I tuoi occhi si posano su loschi imprenditori locali che sorridono, e d’improvviso sei preda dell’ansia.
  • In ogni luogo, mentre cammini, stai camminando su antiche rovine. Dovunque tu scavi, troverai antiche rovine. Antiche rovine riemergono come di volontà propria. Esse sono attorno a te. Sono sotto i tuoi piedi. Non puoi scappare.
  • Bellissime chiese ad ogni angolo. Entri in una e sei subito colpito da sublimi affreschi antichi raffiguranti sofferenze, torture e martirio. Il Prete ti dice che la sofferenza è l’unica via verso il Paradiso. I concittadini annuiscono e cantilenano con lui. Sei colpito dalla consapevolezza che queste persone influenzano le politiche della tua nazione. Sei terrorizzato.
  • Lo sguardo vuoto delle statue dei nostri avi vigilano sui borghi antichi. Alcune di queste statue non hanno più la testa, o sono state danneggiate dalle guerre. Tutto, attorno a te, è più antico di quanto tu possa umanamente concepire. Ti chiedi se le statue senza testa sono più fortunate, perché i loro occhi non hanno dovuto osservare impotenti le miserie della storia umana.
  • Dovunque tu sia, ci sono case abbandonate. Oscuri e polverosi edifici che s’affacciano su vicoli bui, troppo vecchie per essere distrutte, troppo danneggiate per essere recuperate.
  • La strada è illuminata da candele. Ogni anno comincia con un mormorio sinistro che si avvicina. Poco dopo, l’orda invade la tua strada, strascicando i piedi, seguendo il prete che cantilena nel microfono. Alcuni hanno in mano strumenti sacri. Terrorizzato osservi la tua famiglia che si unisce all’orda, sorridendo.
  • Devi consegnare dei documenti. Scopri che hai bisogno di altri documenti, che devi consegnare in un altro ufficio. Le scartoffie crescono durante il processo. La burocrazia ti travolge. Anneghi nei moduli. Non esiste altro che quello. Una scadenza incombe su di te. Perdi ogni speranza. Poi, se ai Burocrati così piacerà, riuscirai a consegnare i tuoi documenti. Poi la tua richiesta finirà in una stanza buia, dimenticata per decenni.
Ricostruire i rapporti, come si fa con edifici crollati e ponti interrotti, con la stessa velocità di un chirurgo che ricuce una ferita, con la stessa facilità di un falegname che aggiusta l'anta di un armadio, se solo si potessero rammendare gli errori con la semplicità di un sarto che sistema uno strappo, ma le ferite che le persone si fanno sono crepe profonde come cristallo quando si infrange, siamo troppo fragili per essere riparati.
—  Lucrezia Beha

Fatele le cazzate. Fatele adesso perché dopo non le potrete più fare. State fuori tutta la notte, scatenatevi in discoteca e vestitevi come cazzo vi pare. Ascoltate la vostra musica, incontratevi con gli amici e non pensate ad accontentare gli altri. Fatevi una canna al parco, comprate le sigarette, dateli quei baci che vi tenete sempre dentro. Fate i giochi con l'alcool, andate nei fastfood e entrate negli edifici abbandonati. Se volete fare una cosa, fatela e vivete ogni giorno come se fosse l'ultimo.

#fanculo

Ultimamente mi domando spesso i perché delle cose banali, ma talmente banali da essere trascurate. Eppure hanno un fascino irresistibile, da cose date per scontate che poi si rivelano bellissime.

Ad esempio: perché il programma Adobe si chiama così? In inglese la parola adobe indica il mattone d'argilla, materiale essenziale per la costruzione di edifici. Oggetto semplice ed efficiente, in grado di costruire qualcosa di stabile, bello - basti pensare che i primissimi templi greci erano in legno e argilla.

Chissà a cosa pensavano coloro che scelsero questo nome per un programma per il computer. A me i programmi sembrano cose fredde, distanti dalla mano umana che poi in realtà li ha realizzati. Eppure questo splendido aneddoto getta luce e calore, persino bellezza, anche sull'impensabile.

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Vendicari – un giorno di Giugno
Questa inattesa, oscena felicità con cui brillano i tuoi occhi, questo nutrirmi con baci inattesi, vestire i miei cupi pensieri con l’inarrestabile luce del tuo profumo, questo tuo sorgere nella mia anima come il sole nell’alba e far volare nell’azzurro dei miei pensieri frasi d’amore sconosciute.
Questa inattesa assurda felicita che doni, questa marea inarrestabile che tutto travolge di tenerezza e desiderio, lasciando delle voci del mondo solo relitti lontani e ricordi scoloriti.
Questa inattesa invadente felicità che doni, che tutto domina con la sua purezza marina con cui, nelle nostre spiagge solitarie vivevamo i nostri silenzi, tra edifici abbandonati, la curiosità dei cormorani, l’indifferenza delle pietre consumate dal tempo.

Vendicari - a June day
This unexpected, obscene happiness with which your eyes shine, this nourish me with unexpected kisses, dress up my dumb thoughts with the unstoppable light of your perfume, this your rising in my soul like the sun in dawn and flying in the blue of my thoughts unknown love phrases.
This unexpected crazy happiness is that gifts, this unstoppable tide that all overwhelms with tenderness and desire, leaving of the voices of the world only distant wrecks and discolored memories.
This unexpected, intriguing, happiness that you give, which all overstains with its marine purity with which we lived in our solitary beaches, in our silences, among abandoned buildings, the curiosity of cormorants, the indifference of the time-consuming stones
This unexpected soft happiness that you bring with the lightness of your skin, giving the taste of mulberry and pomegranate to every smile, opening your soul to make it become the infinite blue sky and wrap my soul with it and tenderly shut it down in your love, in the infinite depths of your happiness.

Che leggi? - mi chiede, mentre si fa spazio sulla poltrona della Ubik che faticosamente mi ero conquistata.
Bimbo, mi hai quasi spinto a terra. Cosa vuoi? - gli dico con malagrazia, perché ho anche le scarpe con le stringhe che mi lacerano le caviglie.
Solo sapere che leggi.
Un libro su certi paesi abbandonati.
Abbandonati?
Abbandonati.
Allora sei un’abbandonologa?
Questa parola non esiste.
Esiste, invece. Sei un’abbandonologa?
Ma che ne so. Forse sono solo un’abbandonica.
Questa parola non esiste - fa lui.
Esiste, ti dico, e c’entra il timore dell’abbandono. Un fatto vecchio che risale sempre indietro nel tempo. Ma tu non puoi capire.
Secondo me le cose sono collegate. Tu fai l’abbandonologa perché sei un’abbandonica.
(Carmen Pellegrino)

(foto falpao, abbandonologo s.m. Chi perlustra il territorio alla ricerca di borghi abbandonati, edifici pubblici e privati in rovina, strutture e attività dismesse per documentarne l'esistenza)

baedelia-du-maurier  asked:

Secondo lei, abbattere tutti gli edifici costruiti durante il fascismo sarebbe utile a sradicare questa ideologia?Oggi ho letto un articolo che parlava di questo. L' autrice penso sia americana e anche se il riferimento non era esplicito, mi sono venute in mente tutte quelle polemiche degli Stati Uniti riguardanti le statue dei confederati. Premesso che per me sono due temi diversi, penso che le teste di cazzo fasciste continuerebbero ad esistere anche se abbattessimo il foro italico.

Ti rispondo con un disclaimer della warner bros 

I lag di memoria sono molto comodi, spesso selettivi ma sempre a doppio taglio, quindi far scomparire un edificio o un monumento di epoca fascista, oltre a creare un danno artistico (personalmente a me quel tipo di architettura fa esteticamente cagare ma mi piace pure mangiare il latte in polvere a cucchiaiate) sarebbe a tutti gli effetti un boomerang storico e sociale.

Spiega un po’ meglio nelle scuole l’ideologia che stava dietro a quei palazzoni e a quelle scritte sborone e vedrai che non c’è bisogno di censurare o minare alcunché.

Poi, se hai un busto del Dvce sulla scrivania, mi fai pena e pure un po’ di schifìo olfattivo ma credo che i conti con quello che siamo stati e con quello che nonostante tutto ci ostiniamo ad essere dobbiamo continuare costantemente a farlo.

grande è la confusione sotto il mio cielo

Vivo in un posto in cui è evidente il passaggio di Leonardo Da Vinci.
Se si pensa che in Lombardia i canali che portano acqua a Milano dal Ticino e dall’Adda furono progettati da lui non è difficile a credersi.
Per la precisione i navigli quello grande, quello pavese e la martesana sono stati costruiti su progetti del Da Vinci.
Lui aveva questa idea di città che si fondano sull’acqua sia in termini fisici che filosofici possiamo affermare. Voleva creare città su tre livelli, quello superiore dedicato agli uomini e alla loro vita quotidiana, quello centrale dedicato al trasporto e agli spostamenti e quello inferiore, sotto terra con i canali che dovevano essere al servizio della cittadinanza e pulire, era convinto che le città andavano lavate, almeno una volta al mese diceva.
Dove vivo io quasi ce l’aveva fatta, restano degli esempi di edifici, di gestione di canali, restano dei bellissimi esempi architettonici e anche ricordi della sua vita di corte.
Era un genio, nessuno ne dubita e visto che mi è capitato di vederne una mostra ieri me lo sto studiando, soprattutto in termini astrologici, ma non voglio tediarvi; per quanto anche lui era uno studioso di astrologia, si vede bene nell’ultima cena (uno dei suoi lavori che fece per soldi, come tutta la pittura del resto), i dodici apostoli rappresentano ognuno una costellazione, per dire.
Dunque era pittore? Lo era, iniziò così in una bottega, ma il dipinto era un hobby, credo all’inizio gli servì per guadagnarsi reputazione e soldi, così da poter portare avanti tutti gli altri suoi interessi, in tutto pare abbia fatto un 40 dipinti? Poco più? Certo se si pensa che tra questi ci siano la vergine delle rocce e la dama con l’ermellino (amante di lodovico il moro) uno pensa ok c’era qualcos’altro che sapesse fare meglio?
Tutto.
Era anche stilista, parrucchiere e musicista. Così per la gioia delle corti di cui era al servizio.
Nessuno per esempio credo abbia mai costruito la balestra enorme per affrontare una guerra che aveva progettato, ma di sicuro molte opere ingegneristiche sue videro la luce.
Studiava anche l’anatomia umana e tra i suoi manoscritti ci sono anche disegni di feti e di fiche per capire come poteva essere che i neonati crescessero nell’utero materno, c’erano disegni di occhi, per capire come funzionavano gli occhi ne dissezionò uno di bue dopo averlo fatto bollire e ci riuscì, tirò fuori un sacco di teorie sulle lenti e sull’ottica. Così solo perchè immagino avesse delle voci in testa che glielo ordinassero.
suo è l’uomo vitruviano, l’uomo perfetto nelle proporzioni, perfetto in tutto il corpo, ambiva alla perfezione, ma ovviamente non fu capito oppure la perfezione ahimè mio caro Lionardo, non è di questo mondo l’ambizione più grande.
Però regalava bellezza a tutto andare.
Guadagnava soldi facendo cose per i nobili e la chiesa e li spendeva per creare quello che immaginava.
tipo una volta fece il wedding planner per il matrimonio di una Sforza, creò una specie di ruota panoramica che doveva rappresentare il paradiso e in ogni nicchia mise una persone che al proprio turno si esibiva nella sua rappresentazione di paradiso e suonava lui durante le feste che la musica la studiò sia come arte che come scienza, mai doveva capitare che si perdeva come una cosa funzionasse e lui disegnava i vestiti e aiutava le dame a tingersi i capelli da bionde a more e viceversa (chimica), io adesso ci metto 5 ore e pago quasi 100€ mortacci sua.
Sono infinite le cose che ha pensato, un po’ meno quelle che ha fatto, ma non abbiamo idea di quanto a questo mondo lui abbia dato, non ne abbiamo idea.
Dormiva in tutto un’ora e mezza al giorno, faceva i power nap: 15min ogni 4 ore.
Aveva una lira a forma di teschio di cavallo che si era costruito lui stesso.
Sulla vita privata non si sa quasi nulla.
Ebbe un ictus, morì in Francia a sessantasette anni.
Era italiano.

Lo stesso giorno sono andata ad una mostra fotografica, tra i vari reportage ce n’era uno dedicato a questa città, Norilsk.
Città della Russia, è la città più a nord della Siberia, a nord dell’antartide è la seconda più popolata.
Hanno circa 250 - 270 giorni di neve all’anno.
Seconda città per quanto riguarda il suolo gelato, perennemente ricoperto col permafrost.
E’ una città di minatori, nichel, cobalto, platino e palladio per l’esattezza, circa due milioni di tonnellate di gas vengono emessi ogni anno e intorno per centomila ettari la tundra è morta.
Centomila ettari tutto intorno non c’è niente per trenta chilometri fuori dalla città.
Non ha collegamenti via terra col resto del mondo, ci vivono circa 177.000 persone, l’aspettativa di vita è di circa 10 anni inferiore al resto della Russia.
Sapete, le malattie respiratorie.
Di questi abitanti più della metà lavora in miniera e fa figli.
Fondata negli anni ‘30 nacque come gulag, ci deportavano i prigionieri, mo ci vive gente, nel più grande complesso minerario metallurgico del mondo, il nostro progresso sta nel posto più difficile in cui vivere al mondo e ci sono persone che ci vivono e tirano fuori da lì la nostra vita.
Prima per vent’anni il lavoro lo facevano i prigionieri a meno cinquanta gradi in inverno.
Ovviamente essendo così a nord vivono per metà anno al buio e metà alla luce.
I cittadini soffrono di depressione e insonnia molto più della media mondiale.
Le donne continuano ad avere figli lì anche se non possono partorilrli naturalmente, è troppo un rischio.
Gli edifici sono enormi e con i numeri dei lotti scritti in grande per fare in modo che la gente non si perda, nè di giorno nè di notte.
Norlisk è un esempio di qualcosa, non so di cosa ma è un esempio.
Come Leonardo.

La notte di halloween sono uscita e ho incontrato una ragazza di qui, ha vent’anni ed è bellissima e quella sera s’era dipinta tutta la faccia di un verde brillante, totalmente dipinta di verde tranne occhi e bocca e mi ha detto: ciao! sono slymer!
E’ stata tutta la serata a chiacchierare con noi con la faccia pittata di verde ed anche così era bellissima, noncurante con la felpa e la faccia verde.
Niente, volevo chiudere con qualcosa di bello e senza senso.
Sto mondo è così incomprensibile che uno poi dice si droga.

Odiavo il fatto che prima di me tu fossi stata di un altro, che non fossi più vergine, io per te non ero nemmeno la terza volta e forse neanche l’ultima.
«Ti amo perché quando sono sbronza, sei la prima persona a cui penso».
Io ero astemio, io, ero talmente innamorato che quando me lo dicevi pensavo:
«Sono anche la seconda vero?».
Volevo toccarti il cuore in ogni momento della giornata come il tuo reggiseno, proteggerti dai venti gelidi, non essere fragile come gli edifici abusivi ai piedi del Vesuvio, ma non ci riuscivo.
—  Fuori piove dentro pure, passo a prenderti?

Ho trovato questa foto a colori.
Non l'ho voluta postare, però.
In bianco e nero rende di più, non trovate?
Che senso ha, dare i colori a questa foto - che nasconde dietro il fatto che è il perché i colori sono spariti dalla vita di quelle persone?
Ci pensate? Un attimo prima è tutto parole, voci, sorrisi, risate, baci, abbracci, azzurro, giallo, verde, rosso e arancione. E un attimo dopo è tutto urla, lacrime, pianti, sirene dell'ambulanza, sirene della polizia, bianco e nero.
Magari qualcuno era felice, dentro a quegli uffici.
Magari qualcuno era incazzato.
Forse c'era qualcuno che aveva litigato con la persona che amava o con la famiglia e voleva solo tornare a casa per risolvere e aggiustare tutto.
Solo che non tornerà più a casa. Non risolverà più niente. Perché non esisterà più, se non nella memoria dei suoi cari.
Forse c'era qualcuno che non vedeva l'ora di tornare a casa per abbracciare i suoi figli e baciare sua moglie.
Solo che non tornerà più a casa. Non abbraccerà più i suoi figli e non bacerà più sua moglie.
Può darsi che ci fosse anche qualcuno che aveva dei sogni.
Solo che non uscirà più da quegli edifici. Non realizzerà più i suoi sogni.

E adesso, gli artefici di questa catastrofe, non hanno sulla coscienza solo la vita stroncata di chi lì ci è morto, ma anche i colori strappati dalle vite di chi, quelle persone, le amava.

Per non dimenticare.

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Villa Adriana, Tivoli - Roma

Villa Adriana fu una residenza imperiale extraurbana a partire dal II secolo. Voluta dall'imperatore Adriano (117-138), si trova presso Tivoli (l'antica Tibur), oggi in città metropolitana di Roma Capitale. Realizzata gradualmente nella prima metà del II secolo a pochi chilometri dall'antica Tibur, la struttura appare un ricco complesso di edifici estesi su una vasta area, che doveva coprire circa 120 ha, in una zona ricca di fonti d'acqua a 17 miglia romane dall'Urbs[1]. Nel 1999 Villa Adriana è stata dichiarata Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Ciao a tutti amici studenti! ^-^ 
Per quanto ognuno possa vivere la cosa in maniera diversa, e per quanto ognuno possa aver sentito dire dell’università, ci sono alcune cose vorremmo mettere per iscritto. 
Perchè l’uni non è mai come ci si aspetta, alla fine, e il primo anno si rivela quasi sempre difficoltoso. 

Abbiamo pensato di creare un post con tutte quelle cose che avremmo voluto sapere quando siamo entrate in università, e che abbiamo scoperto solo con il tempo. 

L’iscrizione

  • Molto spesso c’è da fare un test d’ingresso, anche se non vincolante: informatevi della data per tempo, e se necessario anche della somma da pagare per iscriversi al test. Anche se non avete ancora le idee chiare riguardo la vostra scelta, non riducetevi all’ultimo minuto. So che quando non si è convinti è difficile, ma è importante interessarsi di questi aspetti con un certo anticipo, giusto per non rimanere fregati al momento della decisione. 
  • Una volta fatto il test, se necessario, è il momento dell’iscrizione effettiva. I siti delle università sono spesso confusionari e poco intuitivi, ma con un po’ di impegno si possono utilizzare pienamente. Conviene sempre controllare prima sul sito quello che occorre fare, anche prima di presentarsi in segreteria o usufruire dei vari servizi dell’università - soprattutto se raggiungere la sede è un viaggio. Altrimenti, la cara vecchia segreteria sarà disponibile per tutte le informazioni. 

Il piano di studi

  • Nella maggior parte delle università, allo studente che si iscrive per il primo anno, in mezzo alle informazioni sulle materie della facoltà, compare una lista di corsi consigliati da seguire. Generalmente, si tratta degli studi obbligatori che richiede la facoltà. E’ un inizio di piano di studi suggerito, che si può scegliere di seguire o non seguire. Generalmente si consiglia di seguire prima i corsi obbligatori per poi avere successivamente modo di scegliere i corsi che possono risultare utili alla specializzazione che lo studente decide di scegliere.

  • Ci sono invece facoltà che richiedono uno studio di determinate materie anno dopo anno, come a scuola, ad esempio materia a 1, materia a 2, materia a 3 da svolgersi nel corso dei primi tre anni. 
    Il piano di studi si può stabilire, dopo aver scelto i corsi da seguire tra quelli disponibili in facoltà, liberamente: lo studente può scegliere di seguire i corsi, tra quelli che ha selezionato, anno dopo anno in base agli orari o alla disponibilità, al professore che terrà il corso o qualsiasi altro criterio. 

  • In pratica, basta calcolare quanti crediti formativi universitari (cfu) servono per ottenere la prima laurea, quindi quanti esami dare e stabilire oltre agli esami obbligatori quali si è interessati a fare. Dopodichè, dividere il numero totale di esami da dare nei tre anni, e scegliere per ogni anno quali seguire. 

  • Cosa sono i CFU? crediti, i ‘’punti’’ che vengono assegnati quando si passa un esame. Ogni esame di ogni corso, se superato, rilascia un determinato numero di CFU. Per dare la laurea breve, la prima che si può conseguire con il corso di studi in tre o cinque anni a seconda della facoltà, bisogna raggiungere un determinato numero di crediti. Gli esami rilasciano crediti in base alla loro difficoltà, un esame molto semplice avrà tre crediti, per esempio. In pratica sono solo legati al numero di esami da dare, una volta sommati i crediti di ogni esame nel corso degli anni, appena si raggiunge il numero di cfu richiesti si può dare la laurea. Non hanno a che fare con il voto: il voto fa media nel punteggio totale, ma non ha niente a che vedere con i cfu ottenuti quando si passa un esame.

L’orario e le lezioni

  • Al momento dell’iscrizione del primo anno, generalmente c’è tempo di organizzare bene tutto, prima che le lezioni inizino. Sul sito dell’università si trovano le tabelle orarie di ogni facoltà, così che lo studente possa sapere dove presentarsi e quando in base al proprio piano di studi. 

  • Che ci sia una sola sede, o più edifici tra cui muoversi, tra una lezione e l’altra generalmente i professori concordano con gli studenti del proprio corso un quarto d’ora accademico: un breve tempo (10-15 minuti) di pausa da lasciare all’inizio, alla fine o in mezzo alla lezione così da agevolare gli studenti e le lezioni stesse.

  • Conviene creare una tabella, al computer (e quindi poi stampata) o a mano, con gli orari delle lezioni e le sedi/aule segnate. 

  • A questo punto, stabiliti i corsi da seguire durante l’anno e nello specifico, quelli disponibili già nel primo semestre, conviene farsi un giro nella sede per dare un’occhiata ai luoghi. Alcune facoltà organizzano degli incontri per mostrare agli studenti dove si trovano le biblioteche e i luoghi utili, ma se questo servizio di introduzione non dovesse essere disponibile, conviene fare una prima esplorazione. Non esitate a chiedere indicazioni agli altri studenti! Siamo stati tutti matricole, e sappiamo quanto sia difficile all’inizio. 

I materiali

  • Prima che i corsi inizino, conviene procurarsi una buona agenda, o, in alternativa un taccuino da utilizzare come Bullet Journal. So che spesso si è portati a pensare di poterne fare a meno, ma nella maggior parte dei casi si rivela estremamente utile - soprattutto per studenti impegnati in altre attività oltre agli studi (sport, lavoro, famiglia ecc).

  • Se i professori dei corsi del primo semestre hanno una pagina all’interno del sito dell’università, molto spesso i libri sono già segnati lì. Altrimenti verranno nominati durante le prime lezioni, che generalmente sono lezioni introduttive in cui viene spiegato il programma, la modalità di esame e il materiale didattico. 

  • Intorno alle università si trovano cartolerie e stamperie abituate a ricevere le richieste più assurde da parte degli studenti: non vergognatevi di entrare e chiedere! Molto spesso al posto dei volumi nuovi o usati si trovano le versioni fotocopiate delle cartolerie, a prezzi inferiori. Prima di comprare libri informatevi sempre se sia possibile trovarli nella loro versione più economica.

    Lo zaino/ La borsa
    Ci sono una serie di cose, oltre ai libri e ai quaderni, che lo studente universitario medio si porta sempre dietro. Considerando che molto spesso tra le varie lezioni - che vanno di due ore in due ore - ci sono altrettante ore buche, c’è la possibilità di dover stare in zona università tutto il giorno. Quindi ecco quello che generalmente si porta:

  • L’agenda, diario, bullet journal, quadernetto per i disegni e quant’altro.

  • L’astuccio (o gli astucci, se siete amanti di pennarelli ed evidenziatori).

  • Il THERMOS di caffè, thè, latte e vaniglia o qualsiasi cosa uno studente possa aver voglia di bere. Anche i bricchi di succo di frutta come alle elementari, sì, non importa se abbiamo vent’anni. 

  • Fazzoletti di carta. Sempre. Anche se non siete raffreddati. 

  • Acqua. E’ importante bere il giusto.

  • Cestino del pranzo. Se non volete passare la vostra vita nella mensa dell’università o nei vari bar/paninerie dei dintorni, conviene sempre il classico contenitore del pranzo.

  • Un libro. Nei tempi morti, nei viaggi e durante le lezioni noiose è sempre comodo avere dietro un libro.
  • Tutto quello che vi può servire per la cura personale. Medicine (un oki/aspirina/cerotti vanno per la maggiore) piuttosto che specchietto/ kit di make up per la sopravvivenza/assorbenti.

    Gli esami

  • Sono divisi per parziali (scritti) e totali (generalmente orali), si possono dare nell’arco di un anno solare dalla fine del corso e quindi dal primo esame disponibile. Esempio: se un corso dura un semestre, lo studente avrà un anno di tempo dalla fine di quel semestre. Se il corso termina in Dicembre, quindi, l’esame potrà essere dato fino al Dicembre successivo, poi sarà necessario ripetere il corso per ridare l’esame. 

  • Le sessioni: cosa sono? Periodi di tempo stabiliti per dare gli esami. La sessione invernale va dalla fine dei corsi del primo semestre in Dicembre all’inizio del secondo semestre in Febbraio. E’ un tempo che comprende le vacanze di Natale -breve periodo di festività in cui le università rimangono chiuse- e vale principalmente per il mese di Gennaio. La sessione estiva invece inizia con la fine del secondo semestre tra fine Maggio/Giugno e dura per tutta l’estate fino a fine Settembre. Di conseguenza, gli esami sono a Giugno, Luglio -Agosto di vacanza- e Settembre. 


    (via how-to-get-away-with-study)