edificies

Quando scrivi così tante parole, ti ghettizzi e ti rinchiudi in un mondo fatto di codici e di stringhe che devi continuamente scomporre per arrivare alla sorgente. Ricorda, solo una buona chiave di lettura ti consentirà di uscire da quegli edifici concettuali.
-“Ti farò del male. ”
-“Impossibile. ”
-“Certo che è possibile, sai cos'è la dinamite?”
-“Si ma…cosa c'entra? ”
-“bene,la dinamite era stata inventata per aiutare i minatori a fare grandi fori in breve tempo, l'inventore ricevette anche il premio Nobel per questa invenzione”
-“non ti seguo…”
-“la gente, dopo aver conosciuto la dinamite per gli scavi la usò per assaltare carri, diligenze e edifici l'inventore, saputo ciò, si impiccò perché non poteva accettare di aver inventato una cosa cosi cattiva, mortale…il punto è che io, come la dinamite, sono buono, ma per via della gente posso essere anche mortale, per questo tendo a fidarmi poco della gente, non voglio ‘esplodere’ e lasciare un buco che non si riempirà mai più…”
—  {Il-ragazzo-perso-nella-sua-mente} citazione inventata da me, si prega di non togliere la fonte.

“Stavo camminando sul marciapiede, ero di corsa. Pioveva a dirotto e il mio ombrello non avrebbe retto per molto tempo ancora.
Non mi aspettavo di vedere una ragazza. Era seduta sul marciapiede su cui stavo correndo.
Non aveva l'ombrello e guardava in lontananza, oltre le case e gli edifici.
-Signorina.
Non so perché, ma mi fermai.
Lei mi ignorò.
-Signorina, tutto bene?
-Lui non arriverà.
Una frase dolorosa, eppure nessuna lacrima.
-Sta aspettando qualcuno, signorina?
-No. Non più ormai.
-Perché non va a casa? Fa freddo qui.
Non mi rispose.
-Posso portarla a casa, signorina? Non voglio che se ne stia qui sotto la pioggia.
-Non si preoccupi. Non dovrebbe essere lei a farlo.
-Sta aspettando il suo ragazzo?
Alzò le spalle.
-Non sto aspettando nessuno.
-Si prenderà un accidente così.
Finalmente mi sorrise. Un sorriso debole e dolcissimo. Quel genere di sorriso che va protetto. Chi aveva osato toglierglielo lasciandola lì, sola, su una strada buia di una triste città?
-Diceva di amarmi. Ma ho perso il conto delle sue bugie.
-Non c'è speranza che torni?
-Non più.
Mi sentii sollevato dalla notizia, ma non seppi spiegarmi il perché.
-Le verrà la febbre, qui fuori.
-Lo sa- mi disse, regalandomi un sorriso: -lui sprecava belle parole e poi mi ha lasciato. Lei nemmeno mi conosce ma è qui ad ascoltarmi e a proteggermi dalla pioggia con il suo ombrello.
Le sorrisi anche io.
-Non è un granché, il mio ombrello.
-Ma il suo gesto sì.
Rimanemmo in silenzio per un po’, a guardarci.
Poi glielo chiesi di nuovo.
-Posso accompagnarla a casa, signorina?
-No, grazie. Però può offrirmi un caffè.
E ancora oggi ringrazio quella pioggia che mi ha fatto incontrare il suo sorriso.”

flickr

Barcelona - Ferran 007 e by Arnim Schulz
Via Flickr:
Botiga “Embotits Marnet” Architect: Ramon Llardent