edificies

Abbattete pure tutta la Grecia a una profondità di 100 metri.
Svuotate i musei di tutto il mondo.
Abbattete qualsiasi cosa che sia greca, ovunque nel mondo.
Dopo, eliminate la lingua greca dappertutto.
-Dalla vostra medicina e dalla vostra farmacia.
-Dalla vostra matematica (geometria, algebra).
-Dalla vostra fisica e chimica.
-Dalla vostra astronomia.
-Dalla vostra politica.
-Dalla vostra vita quotidiana.

Eliminate la matematica, eliminate ogni forma, trasformate il triangolo in ottagono, la retta in curva.
Eliminate la geometria dai vostri edifici, dalle vostre strade, dai vostri giochi, dalle vostre macchine.
Eliminate il nome di ogni malattia e di ogni cura, sopprimete la democrazia e la politica.
Rimuovete la forza di gravità, spostate l’alto in basso, cambiate i satelliti in modo che abbiano un’orbita quadrata!
Cancellate dalla vostra vita quotidiana anche ogni parola greca
Cambiate tutti i vostri libri
Cambiate i Vangeli, cambiate il nome di Cristo: Deriva dal greco e significa colui che ha l’unzione! Modificate la forma di ogni tempio (perché non abbia geometria greca).
Eliminate Alessandro Magno, tutti gli eroi del mito e della storia, cambiate l’istruzione, il nome della storia, i nomi delle università, cancellate la filosofia, cambiate il vostro modo di scrivere, utilizzate l’alfabeto arabo, cancellate, cancellate, cancellate…
Direte “Non si può fare”.
Giusto, non è possibile, perché dopo non potrete neppure costruire una frase!
È impossibile cancellare la Grecia, i greci e il loro contributo a questo pianeta…
La sfida, tuttavia, è stata lanciata…

–Jean Richepin, 1849-1926

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In occasione della sentenza storica, decisa dalla Corte Suprema, che ha reso ieri legale il matrimonio gay in tutti i paesi degli Stati Uniti, abbiamo raccolto le immagini di alcuni importanti edifici che sono stati illuminati in occasione delle ultime sfilate in onore dell'orgoglio LGBT.

“The lighting of public buildings to celebrate annual Gay Pride activities is becoming popular. Not only is the lighting beautiful to look at - it also sends a message that the city is inclusive”.
> Fonte: https://es.pinterest.com/brandonwolf/


#LoveWins

Sono seduta fuori dal portone di casa quando potrei benissimo rientrare e andarmene a dormire; eppure preferisco stare qua, a guardare edifici su cui dipingo volti di uomini tristi e ad ascoltare i gattini del quartiere che miagolano o che fanno la lotta tra di loro. A volte passano anche delle persone, ma disturbano l’ equilibrio che sto creando esclusivamente per me in una fresca notte di giugno. Amo la solitudine di questi momenti, la sento avvolgermi e cullarmi, mi sento a mio agio senza nessuno attorno e vorrei quasi che tutto rimanesse così pacato e quieto per sempre

21:35

Aspettando un amico (il solito che arriva ritardatario) mi guardo attorno in una piazza che rappresenta, ora come una volta, il luogo di ritrovo quando usciamo fra noi “vecchietti” classe ‘80 o giù di lì. È cambiato, il mio paese, sono cambiate le strade, gli edifici. I pochi negozi presenti quando ero bambino sono rimasti ma hanno subito diversi lifting. Sono cambiato anche io, per quanto non lo possa notare allo specchio, avendo ancora un viso discretamente giovane. Qui ci sono cresciuto. Ovunque io sia destinato ad arrivare, è da qui che sono partito, da questo posto ora cambiato. Chi invece non cambia mai è l'amico che sto aspettando. Sempre in ritardo…

Abbattete pure tutta la Grecia a una profondità di 100 metri.
Svuotate i musei di tutto il mondo.
Abbattete qualsiasi cosa che sia greca, ovunque nel mondo.
Dopo, eliminate la lingua greca dappertutto.
-Dalla vostra medicina e dalla vostra farmacia.
-Dalla vostra matematica (geometria, algebra).
-Dalla vostra fisica e chimica.
-Dalla vostra astronomia.
-Dalla vostra politica.
-Dalla vostra vita quotidiana.


Eliminate la matematica, eliminate ogni forma, trasformate il triangolo in ottagono, la retta in curva.
Eliminate la geometria dai vostri edifici, dalle vostre strade, dai vostri giochi, dalle vostre macchine.
Eliminate il nome di ogni malattia e di ogni cura, sopprimete la democrazia e la politica.
Rimuovete la forza di gravità, spostate l’alto in basso, cambiate i satelliti in modo che abbiano un’orbita quadrata!
Cancellate dalla vostra vita quotidiana anche ogni parola greca
Cambiate tutti i vostri libri
Cambiate i Vangeli, cambiate il nome di Cristo: Deriva dal greco e significa colui che ha l’unzione! Modificate la forma di ogni tempio (perché non abbia geometria greca).
Eliminate Alessandro Magno, tutti gli eroi del mito e della storia, cambiate l’istruzione, il nome della storia, i nomi delle università, cancellate la filosofia, cambiate il vostro modo di scrivere, utilizzate l’alfabeto arabo, cancellate, cancellate, cancellate…
Direte “Non si può fare”.
Giusto, non è possibile, perché dopo non potrete neppure costruire una frase!
È impossibile cancellare la Grecia, i greci e il loro contributo a questo pianeta…
La sfida, tuttavia, è stata lanciata…

—  Jean Richepin
È paradossale: sono nel mezzo della bolgia eppure sono solo. Credo sia colpa della mia incapacità di conoscere le persone. Colpa del costante terrore, e certezza, di rappresentare un problema per qualsiasi forma di vita voglia rendermi amica.
Ho visto tanti tramonti. Il tramonto del paese in cui vivo, dal quale provengo. Il tramonto di Bibione, in compagnia di mia cugina, a fumare di nascosto all’ombra della pineta. Il tramonto di Lignano, con la ragazza che credevo mi amasse. Il tramonto di Milano, con i disegni delle silhouette del duomo, i grattaceli e i vari edifici. Il tramonto di Praga, da ponte San Carlo, con in sottofondo il violista, lì da tutto il giorno per pagarsi una cena e una bottiglia di whisky per sopportare i suoi problemi. Il tramonto di New York, dalla cima dell’Empire State Building, con i miei vecchi amici, ora sconosciuti. E un sacco di altri tramonti. Ma sostanzialmente - ed è strano accorgermene - li ho visti tutti da solo. Tutti tranne uno.
Quello è stato il mio primo viaggio in assoluto, se prendiamo per vere le parole di Alexandra David-Néel «Chi viaggia senza incontrare l’altro, si è solo spostato». Tutto è successo l’inverno scorso. Per 19 anni mi sono solo spostato.
Molte altre persone, con culture ben più forti ed estese delle mie, hanno detto, o dicono, che il Viaggiatore è un Osservatore. Ecco. In quest’ottica io ho viaggiato molto. Io viaggio ogni giorno. Posso dire dire di essere un Osservatore, sono talmente bravo in questo che si può dire che più che vivere io osservo. Osservavo quando la mia cara amica, scossa, stava per piangere. Osservavo quando chi amavo mi faceva a pezzi. Osservavo quando le poche persone vicine mi dicevano di non commettere lo sbaglio. Osservavo, mentre la persona a cui avrei dovuto dichiarare i miei sentimenti era seduta al mio stesso tavolo.
Osservavo… Osservavo. Osservavo, Osservavo!
Non ho mai fatto altro. Non ho mai preso una decisione. Non ho mai «incontrato l’altro». Ecco forse qual è il mio problema. Che ora, pure qui, tra migliaia di persone, mi rende solo.
—  non-vorresti-mai-me

La parola che mi descrive è fallimento. Non è che io sia un fallimento, ne collezione parecchi. Quando predo troppe medicine. Quando decido di non prenderle. Quando cerco di farmi accettare nel gruppo di Lisbona di mia cugina. Fallimento. Quando cerco di contribuire alla risoluzione del problema mentale di mia madre. Fallimento. Sono quasi le 2 e ho scritto un messaggio prima diretto: “domani non vengo” (con lei bisogna fare così) poi patetico : “ti prego cerca di capire…” le ho spiegato, credo, non lo so, volevo dormire e far tacere la mia testa malvagia, così ho preso pillole e Tavernello ahahha dio FALLIMENTO. Almeno prendessi pillole e qualche vino decente o un superalcolico. Il Tavernello toglie drammaticità al mio atto idiota. Scherzi a parte, io so quando ci sono cose che farò, non importa cosa, e cose che non farò, non importa cosa. Andare da quella dottoressa domani è nei NO. Gli edifici del CDI sono deprimenti, ma brutti brutti, ed ora io mi sento una merda. Gliel'ho provato a spiegare a mia sorella: nella mia vita non c'è una che sia una cosa bella, non ce la faccio a fare questa . cosa di laurearmi e far internare mia madre e poi olè cos'altro? Non sto scherzando, sono sola e va bene, ma dolori e responsabilità troppo grandi ci stanno fino a un certo punto. Io voglio vivere. Mia madre pazza basta, avevamo un legamo troppo forte che io in qualche modo sono riuscita a spezzare, ma se si dovesse riallacciare e io dovessi vedere il suo dolore, immediatamente quello diventerebbe il mio dolore. Io e la mamma avevamo l'imprinting ne sono certa. Sono un fallimento a chiedere in modo patetico a mia sorella di avere pietà e andare lei. A 30 anni ed è. In una situazione diversa dalla mia: ha un buon fidanzato e un altro.surrogato di famiglia. Io barcollo. Letteralmente, sono strafatta per la vergogna del non andare e il.dolore che mi darebbe andarci. Piango. Piango all infinito. E a volte.penso amcora a quei capelli rossi, ma li trasformo in una nuvola. Io non ce la faccio. A volte proprio non ce la faccio. Non chiedete a me di curare mia madre: mi ha fatto troppo male, posso acconsentire ma non essere coinvolta attivamente. Gira tutto. Sono passate tre ore: dormirò.
Inoltre, prima di coricarmi, ho avuto un diverbio con la nonna, offesa perché ho usato un tono di voce alto (=cattivo x lei) per dirle che avevo puntato la sveglia. Il problema è che lei non ci sente a volte e devo urlare, ma poi ecco che puf ci sente e sono io la nipote degenere. Questa sera all inizio non ci sentiva, ‘poi ci sentiva.
Fallimento. Sono um cumulo di fallimenti.vorrei solo una vita normale, con le cose che fanno le persone normali. vaffanculo. Non si può sperare di esser morta a '25 anni. Si è addormentata la mano sinistra. Che cosa strana. Ciao

Piazza Unità d'Italia è la piazza principale di Trieste. Si trova ai piedi del colle di San Giusto, tra il Borgo Teresiano e Borgo Giuseppino.

Di pianta rettangolare, la piazza si apre da un lato sul Golfo di Trieste ed è circondata da numerosi palazzi ed edifici pubblici. Affacciate sulla piazza si trovano le sedi di diversi enti: il municipio di Trieste, il palazzo della Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia e la prefettura del capoluogo.

La piazza ha un'area totale di 12.280 m².[2] by lgeninatti http://500px.com/photo/112246299

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FotoStoria in bianco e nero [65° invio]

Cosa troverete: i capezzoli di Jayne Mansfield che “stanno per finire sul piatto di Sophia Loren” (citaz.), Michael Jackson in piena fase di sbiancamento, le prime carretto-ambulanze a pedali, Tupac imbottito di pallottole e imbarellato che fa il dito medio a un fotografo, esimi architetti travestiti dai loro stessi edifici al ballo annuale dell’Accademia, Elvis e quel mezzo metro di capelli di Priscilla, uno scimpanzè melenso che dà il biberon a un cucciolo di leopardo, John F. Kennedy e Jacqueline che giocano a tennis, Marilyn Monroe con uno scoppiettante Sammy Davis Jr., lo sguardo serio del Presidente Roosevelt e via discorrendo.

Clicca per vedere la gallery:
http://barbarapicci.com/2015/06/21/fotostoria-65/

No és la selva amazònica, ni tan sols un bosc del Pirineu o del Montseny. És el #jardí de l'Edifici Històric de la #UB, al centre de #Barcelona.

#Catalunya #Catalonia #jardins #jardín #garden #jardines #gardens #natura #naturalshapes #naturaleza #naturalbeauty #natureshots #na #Uniture ##natureseekerstree #naturelovers #nature_perfection #natur #arbre #arbres #tree #trees #árbol #árboles #flora #UniversitatdeBarcelona by neusnogue http://ift.tt/1GWDICm

Città di carta

E se dopotutto Margo avesse ragione? “Tutto è più brutto visto da vicino”
Lo è davvero? Pensandoci bene visto dall'alto tutte queste città sembrano allegre, accese, piene di vita. Ma viste da vicino cosa sono? Un cumulo di carta. Un cumulo indistinto di carta. Tutte le città, gli edifici, i monumenti sono fatti di carta. Carta incolore, piatta, priva di vita o emozioni e le persone dopotutto sono questo: carta.
Però ripensandoci bene, non tutto è più brutto visto da vicino. Insomma c'è e ci sarà sempre qualcuno o qualcosa che non è fatto di carta incolore, ma che magari in mezzo a quel foglio bianco appare una chiazza; una chiazza colorata, di un colore qualsiasi, che può essere quello più brutto o quello più bello, quello più scuro o quello più chiaro, ma pur sempre un colore. Un colore che farà la differenza, come Margo per Quentin.
Vediamola in questo modo, il loro amore è un po’, come dire, malato? O forse insensato? Ma a pensarci bene non c'è un vero e proprio modo per amare qualcuno. Insomma Quentin si è innamorato di quella bambina che indagava su un uomo che si è sparato e che, crescendo, è diventata un palloncino che si è staccato dal proprio filo che lo teneva qui, a terra, in questo luogo fatto di carta.
Io ho ricavato tutte queste sensazioni (se possiamo chiamarle così), e molte altre, leggendo solo la prima parte del libro. Un libro che non è poi così tanto diverso dalla realtà.
John Green in uno strano e forse anche malato modo, mi ha fatto comprendere la verità su molte cose. Tipo sul mondo in cui viviamo. Mi ha fatto vedere da una prospettiva diversa il mondo che mi circonda. E sinceramente risponderò “lo è” quando mi domanderanno se John Green è o non è un bravo scrittore. Che poi dire “bravo” è un po’ superficiale. Perché la bravura è ben diversa dal “aver compreso cosa cazzo ti circonda”.

Gigantografie di volti campeggiano sui muri di alcune città. Visi di persone più o meno note ritratti sulle facciate degli edifici che ad un primo sguardo potrebbero sembrare dipinte. Niente affatto, perché in realtà sono dei veri e propri #bassorilievi realizzati a colpi di scalpello. Questo è il marchio di fabbrica del giovane artista portoghese #Vhils, al secolo #AlexandreFarto, che da qualche anno è riuscito a ritagliarsi un posto di rilievo nel sempre più affollato mondo della #streetart. Classe 1987, #Vhils ha studiato alla University of the Arts di Londra città dalla quale ha cominciato a farsi conoscere. Il talento ha fatto il resto e dalla capitale britannica – dove nel 2008 ha scolpito un volto accanto a un’opera di Banksy – ha spiccato il volo lasciando la sua impronta in giro per il mondo: Lisbona (sua città natale), Parigi, Las Vegas, Rio De Janeiro e, da qualche giorno, #Torino. Lo street artist portoghese è infatti sbarcato nel capoluogo sabaudo nell’ambito del progetto #NizzArt (organizzato dall’associazione #URBE) per il quale ha realizzato una gigantografia sulla facciata laterale di un condominio in #ViaNizza, al civico 50.

L’opera d’arte ha richiesto due giorni di lavoro e rappresenta «Una delle tante persone qualunque incontrate e fotografate durante un viaggio in Messico». Dopo aver utilizzato una base di vernice bianca per delineare i lineamenti del viso, Vhils ha preso in mano lo scalpello tratteggiando accuratamente le ombre e le rughe del volto raffigurato. Un lavoro complesso, dispendioso e dal valore inestimabile.

“#ScratchingTheSurface”, così è denominata la tecnica utilizzata da Vhils che nel corso della sua (giovane) carriera ha saputo creare un proprio tratto distintivo che gli ha permesso di essere accostato ai più grandi street artist del mondo. (presso Via Nizza 51)

repubblica.it
Germania, il fascino delle scale abbandonate
Classe 1979, cresciuto nella Germania Est (Repubblica Democratica Tedesca), il fotografo Christian Richter negli anni ha sviluppato una grande passione per gli edifici abbandonati. Dopo la caduta del muro di Berlino e soprattutto prima di diventare fotografo nel 2011, Richter ha esplorato tanti

Classe 1979, cresciuto nella Germania Est (Repubblica Democratica Tedesca), il fotografo Christian Richter negli anni ha sviluppato una grande passione per gli edifici abbandonati. Dopo la caduta del muro di Berlino e soprattutto prima di diventare fotografo nel 2011, Richter ha esplorato tanti